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Il Giardino della Memoria

Il Giardino della Memoria

Ci sono antiche tradizioni che legano la potatura con le fasi lunari, infatti, un vecchio contadino dice: “stai in campana, se tagli con la luna nuova il ramo piange”

by Noi x lucoli 27 Marzo 2024
Anche quest’anno abbiamo realizzato la potatura degli alberi da frutto del Giardino della Memoria di Lucoli

Con luna crescente. Ma il proverbio è vero? E la luna quanto influenza le attività agricole?

Sicuramente l’opinione generale è che le attività di potatura, che vengono effettuate durante la luna crescente e piena, hanno un forte potere rinvigorente sulla pianta e un aumento dell’attività linfatica.

Osservare il calendario lunare è una delle azioni più frequenti quando si parla di agricoltura: fin dall’antichità c’è l’antica credenza che esista una stretta correlazione tra una corretta potatura e fasi lunari.

Ovviamente, questa teoria non è provata scientificamente, anzi: dobbiamo ricordarci che è un’insieme di fattori che determina l’efficacia di un’operazione colturale. Questi ad esempio:

  • Umidità: se il clima è eccessivamente umido non favorisce la cicatrizzazione né l’efficacia di paste protettive.
  • Attività vegetativa: non dobbiamo potare né troppo presto né troppo tardi, per evitare dispersioni di linfa.
  • Temperatura: evitiamo di potare con temperature troppo rigide.
  • Caratteristiche della specie: alcune piante non tollerano potature invernali, ad esempio.
  • Età della pianta: una pianta giovane non va potata con le stesse tecniche e nello stesso periodo di una pianta adulta o vecchia.

Le antiche tradizioni, che ancora oggi, vengono seguite, ci insegnano di potare in inverno per aspettare che la linfa si sposti dalle foglie per andare ad immagazzinarsi nelle radici delle piante.

Molti dei nostri soci non sono mai stati agricoltori ma si uniformano alla tradizione e alle indicazioni dei vivaisti che ci guidano e così venerdì 22 marzo abbiamo potato gli alberi del Giardino anche per contenerne le chiome: non siamo interessati al raccolto ma alla conservazione delle specie oltre che a preservare il panorama intorno all’Abbazia di San Giovanni Battista.

Questo per NoiXLucoi è stato il secondo lavoro sul campo del 2024 e l’incontro con i soci dopo l’inverno.

 

Inevitabilmente dopo il lavoro la degustazione dei prodotti tipici.

27 Marzo 2024 0 comment
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Il Giardino della Memoria

PER RICORDARE IL 6 APRILE DEL 2009 realizziamo migliorie nel Giardino della Memoria del Sisma

by Noi x lucoli 18 Marzo 2024

La legge del tempo è molto semplice, quasi banale, nel dimostrarci continuamente che ciò che è passato finisce nell’oblio e che l’unico modo che conosciamo di perpetrare qualcosa è raccontarla, trasformarla in arte o in bellezza, ovvero in rappresentazione. Ci sono due modi per tentare di ricordare un evento. Il primo è dedicargli monumenti, il secondo è trasformarli in narrazione, raccontarli. I primi vivono una veloce decadenza: prima ci abituiamo e ai nostri occhi diventano arredo urbano; poi si anneriscono di smog. I secondi, se sono fatti con l’urgenza e la passione di chi sa raccontare le storie, resistono molto meglio. La nostra Associazione riguardo al Sisma del 2009 ha provato tutte e due le soluzioni: è stato realizzato un “monumento verde” che è il Giardino della Memoria di Lucoli e dal 2010, ogni anno, inventiamo una narrazione, pratica, di progetto nel progetto, per arricchire questo luogo.

L’anniversario del terremoto del 2009 si allontana, il ricordo delle vittime è divenuto un fatto familiare, la vita è andata avanti. Ma nel Giardino della Memoria di Lucoli, che con le sue piante vive e migliora, la memoria è “frequentata” ed è condita dalla bellezza della natura, dai cicli stagionali oltre che dal lavoro quotidiano per la coltivazione che non ammette dimenticanze.

Il frutteto coltivato nel Giardino è molto bello e ogni anno si arricchisce di qualche varietà nuova segnalataci da vivaisti appassionati. Passeggiare tra gli alberi solo per leggere i nomi delle piante derivati dalla tradizione contadina è un’attività culturale che ai più anziani ricorda i frutti perduti dell’infanzia.

Per questo quindicesimo anniversario abbiamo deciso di rendere maggiormente accessibile il Giardino realizzando un piccolo stradello che possa consentire un passaggio meno accidentato soprattutto ai visitatori anziani. Ogni lavoro eseguito è condotto in armonia con il paesaggio e la natura lo stesso stradello sarà a breve seminato ad erba e quindi si manterrà l’aspetto precedente.

Sono piccole azioni dal grande costo economico per un’Associazione come la nostra che fonda le sue entrate sul 5×1000 e sulle quote dei soci ma che denotano la resilienza di un luogo e la motivazione di un gruppo di persone dai valori umani che non si scalfiscono.

18 Marzo 2024 0 comment
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Agricoltori custodiIl Giardino della Memoria

Agricoltore custode dell’ambiente e del territorio per una legge che riconosce un ruolo agli imprenditori agricoli in generale

by Noi x lucoli 11 Marzo 2024

La commissione Agricoltura del Senato ha approvato in via definitiva il Disegno di legge per l’istituzione della figura dell’agricoltore come custode dell’ambiente e del territorio. Riconosciuto dunque il ruolo sociale dell’agricoltore e la sua funzione in tutela del paesaggio e dell’ambiente. Istituita anche la giornata nazionale dell’agricoltura (seconda domenica di novembre) e il premio al merito “De agri cultura”, conferito agli agricoltori che “si sono distinti per aver prodotto beni di elevata qualità, o per l’impiego di strumenti di innovazione tecnologica in agricoltura, o per l’impiego di tecniche e metodi di coltivazione integrata rispettosa dell’ecosistema”.

Gli obiettivi della norma

La finalità principale della norma (articolo 1) è il riconoscimento della figura dell’agricoltore come custode dell’ambiente e del territorio, che concorre alla protezione del territorio dagli effetti dell’abbandono delle attività agricole, dello svuotamento dei piccoli insediamenti urbani e dei centri rurali e dal rischio idrogeologico. Attraverso questo riconoscimento, lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano tutelano e sostengono la salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 9 della Costituzione.

Modalità di riconoscimento dell’agricoltore custode

Come specificato nell’articolo 2 sono agri­coltori custodi gli imprenditori agricoli, singoli o associati, che esercitano l’attività agricola ai sensi del­ l’articolo 2135 del codice civile, e le società cooperative del settore agricolo e fo­restale, che si occupano delle seguenti attività:

  • Manutenzione del territorio attraverso attività di sistemazione, di salvaguardia del paesaggio agrario, montano e forestale e di pulizia del sottobosco, nonché della cura e del mantenimento dell’assetto idraulico e idrogeologico e della difesa del suolo e della vegetazione da avversità atmosferiche e incendi boschivi.
  • Custodia della biodiversità rurale intesa come conservazione e valorizzazione delle varietà colturali locali.
  • Allevamento di razze animali e della coltivazione di varietà vegetali locali.
  • Conservazione e della tutela di formazioni vegetali e arboree monumentali.
  • Contrasto all’abbandono delle attività agricole, al dissesto idrogeologico e al consumo del suolo.
  • Contrasto alla perdita di biodiversità attraverso la tutela dei prati polifiti, delle siepi, dei boschi, delle api e di altri insetti impollinatori e coltivazione di piante erbacee di varietà a comprovato potenziale nettarifero e pollinifero.

Il riconoscimento della figura dell’agricoltore come custode dell’ambiente e del territorio è perfettamente in linea con i principi che hanno portato WBA nel 2010 (Anno Internazionale della Biodiversità), a proporre al mondo agricolo la Certificazione Biodiversity Friend®. Lo standard Biodiversity Friend®, basato sul decalogo della sostenibilità in agricoltura, è nato dalla collaborazione di naturalisti, agronomi e forestali, uniti da un interesse comune: arrestare le perdite di biodiversità sul territorio, armonizzando produzione e conservazione, unica via per uno sviluppo realmente sostenibile.

Agli agricoltori, quindi, il legislatore riconosce ora una nuova e fondamentale funzione: da semplici produttori sono riconosciuti come custodi del territorio, con un’enorme responsabilità nei confronti delle comunità locali e del futuro del Pianeta.

La nostra Associazione è già stata riconosciuta dalla Regione Abruzzo “agricoltore custode” della biodiversità vegetale per quattro varietà di  mele, questo percorso legislativo rafforza la nostra motivazione alla conservazione della biodiversità del territorio. Per la maggior parte delle attività di volontariato che svolgiamo ci “sentiamo agricoltori” e ci fa piacere essere ulteriormente “pensati” come parte integrante della difesa dell’ambiente.

11 Marzo 2024 0 comment
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Agricoltori custodiI frutti antichiIl Giardino della Memoria

SI AVVIA IL PROGETTO ASSAPORA.

by Noi x lucoli 13 Febbraio 2024

CREA - Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria - LGCA

Un’importante attività per NoiXLucoli e il Giardino della Memoria: la partecipazione al progetto ASSAPORA (del quale il CREA è capofila) per la CONSERVAZIONE DELLE RISORSE GENETICHE AUTOCTONE E TUTELA DELLA BIODIVERSITA’.
L’acronimo “ASSAPORA” significa: Analisi e Strategie per la Salvaguardia di Pomacee Autoctone della Regione Abruzzo, l’attività è svolta nell’ambito del PSR 2014 2020 Regione Abruzzo Tipologia di Intervento 10.2.1,  è volta a contribuire alla salvaguardia e alla valorizzazione della biodiversità frutticola della Regione Abruzzo, attraverso il reperimento e la caratterizzazione su base morfo-fisiologica, agronomica, genetica e chimico-nutrizionale di varietà autoctone di melo a rischio di erosione genetica ed estinzione.
Saremo coinvolti nello studio di quattro varietà di mele autoctone: mela zitella, mela limoncella, mela gelata, mela renetta ruggine, coltivate nel Giardino della Memoria di Lucoli.
Il progetto della durata di diciotto mesi si propone di far convergere, nelle azioni programmate, competenze in quattro campi: agronomia, genetica, nutrizione e comunicazione.

Queste le attività di studio che saranno realizzate:

1. Caratterizzazione agronomica e morfo-fisiologica delle varietà di pomacee oggetto di studio (Azione mirata 1 e 2).
2. Caratterizzazione chimico-nutrizionale delle varietà di pomacee oggetto di studio (Azione mirata 3).
3. Caratterizzazione genetico-molecolare delle varietà di pomacee oggetto di studio (Azione mirata 4).
4. Divulgazione (Azione di accompagnamento 1 e 2).

La mela renetta ruggine che sarà studiata con il progetto ASSAPORA

Le azioni di accompagnamento previste per questo progetto di studio prevedono attività rivolte alla comunità ed ai portatori d’interesse quali:

  1. Seminari, incontri tecnici e convegni diretti all’informazione e alla diffusione degli argomenti oggetto delle azioni mirate;
  2. Attività di preparazione di rapporti tecnici a supporto della documentazione storico-tecnico-scientifica necessaria per l’iscrizione di una o più RGV ai registri anagrafici delle risorse genetiche autoctone;
  3. Azioni di consulenza nell’ambito delle tecniche di coltivazione, trasformazione delle produzioni tipiche.

Con l’attività di divulgazione a livello locale vogliamo sviluppare consapevolezza sulla variabilità genetica che porta benefici alla salute umana e all’ambiente. Questo nostro sforzo vuole contribuire a diffondere una maggiore conoscenza dei piccoli tesori di Lucoli e magari favorire una nuova sensibilità che orienti le azioni dei giovani.

Questo progetto per i nostri soci rappresenta un risultato di anni di appassionato lavoro, di ricerca di nuove varietà di frutta antica da agricoltori e vivaisti, di coltivazione e apprendimento di tecniche, di custodia della memoria agricola dell’Appennino nel ricordo delle vittime del sisma.

Non saremo soli nel condurre questa attività che sarà svolta dall’Università della Tuscia: con noi tre aziende agricole abruzzesi.

Senz’altro un risultato per Lucoli il cui nome sarà citato a livello regionale e nazionale e ci auguriamo che il Giardino venga visitato da molti tecnici e studenti coinvolti nello studio.

La mela limoncella che sarà studiata con il progetto ASSAPORA

13 Febbraio 2024 0 comment
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Il Giardino della Memoria

CREDIBILITA’ è un problema a cui nessuno sfugge

by Noi x lucoli 8 Gennaio 2024

CREDIBILITA’ è un problema a cui nessuno sfugge.

Non i politici, non gli analisti, non gli intellettuali, nemmeno i commercianti e anche i volontari che sembrano dover dimostrare in ogni momento che non “ci guadagnano nulla” da ciò che fanno per un territorio.

La credibilità è il problema dei problemi, la questione metodologica di fondo di ogni vita associata, sia questa la società civile, la comunità scientifica, la religione, la comunità o un’associazione di volontari.

Non c’è vera possibilità di conoscenza se non attraverso una comunità che conquista la nostra fiducia. Non solo, lo sviluppo della conoscenza – fattore indispensabile per ogni progresso, ogni crescita, ogni sviluppo (economico, scientifico, tecnologico, medico, morale) si fonda sull’accettazione della testimonianza consegnataci da persone a cui decidiamo di dar credito dopo averne vagliato criticamente la veridicità delle azioni e il valore.

Insomma, in ogni campo dell’agire umano, e più in generale nella vita stessa con il problema che essa pone a chi ne è protagonista (perché? A che scopo? Con quale utilità?) c’è un dato che ci viene affidato e che dobbiamo mettere alla prova vagliando la credibilità di chi ce lo porge. Come diceva Goethe: “Ciò che avete ereditato dai vostri antenati, guadagnatevelo, in modo da poterlo possedere”.

La credibilità non si acquista a basso prezzo e mai una volta per tutte. Questo il tema. Per svolgerlo noi soci ci mettiamo a nudo con i risultati conseguiti in tredici anni di volontariato per Lucoli: siamo credibili? Oltre a ciò senz’altro siamo tenaci.

Ogni avvenimento proposto e realizzato porta con sé il suo significato, se non altro nella forma di domanda. Si può raccontarlo in due modi: con una fotografia o con un ritratto d’autore. Il Giardino della Memoria di Lucoli è un ritratto d’autore.

Che significato ha il Giardino voluto per ricordare le vittime del sisma del 2009 per Lucoli e per l’Aquila? Domanda che, a ben pensarci, ci facciamo spesso di fronte a chiunque, comprese le persone che riteniamo di conoscere meglio cioè i nostri soci: cerchiamo conferme, novità, continuità e discontinuità, senz’altro i significati sono molto cambiati in questi lunghi anni. Siamo cambiati anche noi e ci siamo invecchiati. Siamo passati dalle emozioni dolorose post terremoto verso i molti amici perduti (e quindi alla custodia del loro ricordo) alla custodia della biodiversità che scompare, abbiamo aperto uno spiraglio per cui uomini e donne di oggi possano avventurarsi in una conoscenza agronomica che non è solo questione di comprensione sentimentale (anche se capire è più che vedere) ma una questione vitale.

Ci sono eventi che non si possono capire solo leggendone le dinamiche, occorre viverli, la loro comprensione avviene solo dall’interno, ad esempio nei filari del piccolo frutteto di Lucoli dove gli alberi sono catalogati con i nomi della tradizione contadina e dove in autunno i frutti si possono comparare per diversità.

Nel 2024 il Giardino della Memoria non è più una deduzione ma un’esperienza scientifica, di bellezza e sacrificio di tutti coloro che lo curano. Diverse Università sono interessate ai frutti conservati per studiarne le caratterizzazioni.

Pensiamo che la credibilità di NoixLucoli sia evidente e che si sia superato il dubbio sistematico, che porta all’impossibilità della conoscenza, pensiamo che molti lucolani ci accordino la fiducia dei risultati: il Giardino è vivo, curato e risplende di bellezza.

Ci avviamo verso il quattordicesimo anno e abbiamo molti progetti di miglioramento del sito anche per la coltivazione delle piante che realizziamo con metodi biologici.

Ringraziamo tutti coloro che hanno riconosciuto la nostra credibilità donandoci il 5X1000 e rinnoviamo le nostre promesse di impegno.

L’area prima del Giardino della Memoria

Speciale menzione donataci dal Presidente Napolitano per il progetto del Giardino della Memoria

veduta del Giardino della Memoria

8 Gennaio 2024 0 comment
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I frutti antichiIl Giardino della Memoria

LA PASSIONE SPECIALE PER RITROVARE VARIETA’ DI PIANTE CHE RISCHIANO DI SCOMPARIRE

by Noi x lucoli 9 Novembre 2023

Questo è stato un anno fortunato per il Giardino della Memoria i nostri soci hanno una passione speciale per ritrovare alberi da frutto che sembrano spariti, ricercarne il nome e la località di provenienza e trapiantarli nel terreno “archivio” di questo nostro Monumento verde, dove tornano a dare ottimi frutti. Il nostro un lavoro di tredici anni per salvare queste piante dalla loro scomparsa definitiva. Come gli archeologi ricostruiscono una civiltà da un frammento, il Giardino della Memoria dai frutti cerca di portare alla luce mondi e culture di intere comunità locali. Abbiamo cercato dagli agricoltori anziani, parlando, ma soprattutto ascoltando i loro racconti e testimonianze, abbiamo riallacciato il filo della memoria interrotto tra vecchie e nuove generazioni. La ricerca è stata fatta in antichi poderi abbandonati, nei monasteri di suore e gli alberi ritrovati e piantati nel Giardino sono oggi testimoni ormai muti della antica cultura rurale. Il grande realizzatore di questa attività di ricerca: Enzo Sebastiani.

La biodiversità, anche quella ritenuta perduta, è tra i patrimoni più preziosi da tutelare in ogni modo possibile, anche perché in quei sapori e saperi c’è un pezzo della nostra salute e della nostra economia futura. I frutti antichi, per la consuetudine comunitaria di tramandarli sono noti con almeno un nome proprio riconosciuto e usato dalla gente.  Spesso comprendono il periodo di maturazione che viene scandito dalle numerose denominazioni dialettali di natura “temporale”.  Pensiamo alla “Mela rossa d’Estate” alla “Pera Spadona Invernale” alla “Mela Zitella” che rimane sola perché matura per ultima.

La nostra Associazione ha fatto degli investimenti inserendo nel Giardino sei nuove cultivar, compresa la “Mela Campanina” ritrovata ad Acciano di cui alleghiamo una foto di repertorio. Viene raccolta all’inizio del mese di Ottobre ed era un frutto che veniva consumato a pranzo, a merenda e a cena per tutto l’inverno fino a primavera inoltrata. Una mela che si conservava benissimo per lunghissimi periodi anche senza frigoriferi. Già citata in documenti del XIX secolo, la mela campanina spesso veniva cotta al forno, per la delizia dei bambini e degli anziani. Nel modenese è la mela con la quale si facevano le mostarde. Nel dopoguerra la coltivazione di questa mela venne quasi del tutto abbandonata, perché il mercato richiedeva mele più dolci, più grandi e più economicamente vantaggiose.  E’ anche chiamata “la mela della nonna” per sottolineare i suoi legami con il mondo antico, ma è anche nota con il nome di “modenese” che sancisce in pieno l’appartenenza al territorio di origine eppure è arrivata anche in Abruzzo. L’appellativo “campanina” pare invece derivi dalla caratteristica di avere due frutti per corimbo, che assomigliano a una coppia di campanelli.

L’origine non è nota, ma potrebbe trattarsi di un semenzale individuato nel Modenese, come fa supporre l’appellativo “pomo di Modena” col quale veniva denominata nel 1815 dal pomologo Giorgio Gallesio (1772-1839).

La mela campanina - cavoloverde.it

Mela Campanina

Non ci resta che attendere che le nuove varietà attecchiscano e fruttifichino.

Quattro varietà sono già state adottate: una da nostri soci americani Nevers.

 

 

9 Novembre 2023 0 comment
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Archivio fotografico storicoIl Giardino della Memoria

La ricerca dell’identità di un territorio da parte dei soci di NoiXLucoli anche attraverso il Giardino della Memoria

by Noi x lucoli 5 Novembre 2023

Gente di Lucoli

Ll’identità è un bisogno radicale dell’animo umano. Un bisogno naturale e culturale, personale e comunitario, su cui si fonda il riconoscimento di sé e il rispetto dell’altro; vale anche l’inverso. Non c’è dialogo che non avvenga tra identità differenti; chi pretende di dialogare mettendo da parte se non addirittura cancellando le identità, rende inutile e impossibile il dialogo; non può esistere infatti un dialogo tra nientità neutre, intercambiabili.

L’epoca che stiamo vivendo è invece protesa a deprimere e vanificare le identità, a considerarle d’ostacolo alla pace e all’inclusione, alla collaborazione, residui tossici e contundenti di una chiusura al mondo. È un bombardamento dell’identità così vasto, costante e capillare; dall’alto, dall’interno e dal basso. Una cappa di obblighi, emergenze e disposizioni calata dall’alto, un’infiltrazione continua di modelli d’influenza ostili attraverso i media e le istituzioni.

Larga parte dei conflitti e del malessere che attraversano le società deriva dall’identità in pericolo, dal mancato riconoscimento e rispetto di ciò che siamo, dalla desertificazione delle differenze, dalla vertigine del mondo globale e spaesato. Anche nel microcosmo di Lucoli ci sono conflitti di identità. Anche per le piante, una delle nostre esperienze, vale lo stesso discorso, noi la voriamo per ricercare e riaffermare l’identità della biodiversità locale, piantando a Lucoli alberi che rischiano di scomparire.

L’identità entra nella storia, ed è comunque un essere nel divenire; il fluire dell’identità si chiama tradizione, che è un trasmettere in cui persistenza e duttilità cercano un punto di equilibrio. L’identità non presuppone un mondo immobile ma una società che sa mutare, ricordare, far tesoro dell’esperienza e del patrimonio ereditato ma anche affrontare le sfide del futuro. La tradizione non è immobilità o culto del passato ma continuità, procedere e tornare; e, mutatis mutandis, salvare quel che non merita di perire. Come i nostri alberi: la mela Zitella, la mela Gelata, la mela Limoncella, la mela Rosa Romana e tante altre.

Con le attività dei nostri soci, semplici ma faticose e costanti, combattiamo le aggressioni a tutto ciò che costituisce l’habitat naturale e culturale, biologico e storico della nostra cultura: il senso della spiritualità di un luogo dal profondo significato etico, i legami sociali, le appartenenze affettive, il sentire comune delle comunità agricole, i legami tutti.

Tutto questo solo proteggendo e coltivando, sopra ogni avversità, il Giardino della Memoria del Sisma del 2009, voluto per ricordare i tanti amici morti nel terremoto d’Abruzzo.

Coltivando le 80 varietà di piante del Giardino della Memoria salviamo i vasi sanguigni entro cui scorre la vita di un uomo; dalla famiglia alle amicizie, dalla comunità locale alla comunità nazionale, dal lessico corrente ai simboli e alle tradizioni in cui è nato e cresciuto e agli stili di vita che debbono comprendere la memoria del dolore, delle fatiche del vivere e delle tradizioni.

Non abbiamo voluto rimanere “disconnessi” dalle nostre origini culturali come quelle agricole, dalle emozioni del ricordo dei nomi delle persone che non ci sono più e che ci “parlano” attraverso gli alberi che fioriscono e fruttificano.

Ciliegio ferrovia dedicato a Claudia Carosi perita nel terremoto del 2009

Il progetto del Giardino è semplicemente quel che siamo, la nostra realtà di uomini, anima, mente ed esperienze.

Noi non vogliamo essere “fluidi” nel ricordo e fissarci solo sulle date delle ricorrenze, per questo abbiamo piantato gli alberi e li coltiviamo tutto l’anno.

5 Novembre 2023 0 comment
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Il Giardino della MemoriaTerritorio

7 Ottobre 2023 lavoro di manutenzione dei soci nel Giardino della Memoria

by Noi x lucoli 6 Ottobre 2023

Una vecchia panchina costruita dai ragazzi della Comunità Incontro di Don Gelmini ogni anno la restauriamo

Spesso le persone che hanno cura di un bene comune accessibile a tutti, come il terreno dove sorge il Giardino della Memoria vicino all’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli, non lo sanno, ma stanno creando una ricchezza sui loro territori: un “tesoro” che rimane nascosto e invisibile, ma che loro costruiscono giorno dopo giorno. Ma, come tutto il lavoro di cura che ognuno di noi svolge nelle mura delle proprie case, anche quello che è svolto dai volontari per la cura dei beni comuni è scarsamente valutabile in termini monetari, non andando a far parte del PIL, ossia delle attività produttive che muovono i “soldi” sui mercati.

Una croce in legno donata dopo il sisma del 2009: ogni anno la proteggiamo con impregnanti

Ci vedremo sabato per la solita manutenzione del Giardino in preparazione dell'inverno. 
Lavoreremo su attività precise anche nell'area circostante il Giardino.

Con questo post vogliamo fare il punto, un po’ sociologico (e non ce ne vogliate) delle nostre motivazioni e consapevolezze in merito a queste giornate che dedichiamo al territorio e che non sono solo scampagnate o riunioni tra amici perché sono fondate sui valori in cui crediamo.

Siamo convinti che prendersi cura dei beni comuni convenga

Vi sono almeno due effetti di tipo economico che, a livello personale e di comunità, si creano grazie a chi si prende cura dei beni comuni:

1) A livello personale

Chi si prende cura di un bene comune lo fa innanzitutto per aumentare la qualità della propria vita: si sta meglio in un luogo più curato e magari pieno di bellezza del paesaggio, dove ci si dà una mano l’un l’altro, in cui ci si conosce e si sviluppano e mantengono relazioni sociali e attività a cui diamo valore.

Nell’ultimo decennio gli interventi dei cittadini si sono spostati sempre più da un generico interesse per la cura di beni comuni “naturali” (quali l’acqua, aria, ambienti e loro fauna e flora), verso beni in degrado o abbandono, sia in contesti urbani che rurali. Si tratta dei cosiddetti “anticommons”, ossia beni di proprietà di chi, detenendo i diritti su quei beni, li può anche non utilizzare e lasciare allo stato incolto. Ciò che non “rende” non si cura. Ciò può creare un utilizzo “non ottimale”, con conseguente scarsa/nulla “funzione sociale” dei beni da parte di quei proprietari (anche in contraddizione con quanto è riconosciuto dall’art 42 della nostra Costituzione) che talora condannano i loro stessi beni alla dimenticanza: la “tragedia” degli “anticommons” sta proprio nel fatto che scarsi incentivi o rendimenti o investimenti portano progressivamente all’abbandono e degrado di numerosi beni.  Quindi avere beni comuni curati dai volontari, significa anche aumentare il benessere. E questa è certamente una prima “ricchezza” che queste persone creano: una “ricchezza” per loro stessi e per chi vive e usufruisce di quei beni comuni, attraverso ciò che era “sottoutilizzato” o abbandonato, rendendolo fruibile a tutti e quindi “valorizzandolo”.

2) La cura di ciò che è collettivo incrementa il valore dell’area in cui si vive o che si ama.

Ma così facendo, i volontari che operano insieme sui territori creano una ricchezza che non è più quindi solo quella personale. Bensì collettiva, della comunità. Ed è proprio in ciò che sta un altro tipo di ricchezza che si crea sui territori. Il bene comune rigenerato, rivitalizzato, mantenuto, acquista indubbiamente un valore maggiore. Un’area in cui si cura l’ambiente acquista anche un valore maggiore per tutti. Si creano quelle che gli economisti chiamano “esternalità positive” dei beni comuni. Le esternalità positive dei beni comuni sono “immateriali” come la fiducia reciproca, il senso di “sicurezza” dei luoghi in cui si vive, l’inclusività: ma questi aspetti creano un valore maggiore anche dei beni “materiali” (spazi verdi, la cura del paesaggio e dei beni storici di un luogo) perché attraverso la cura dei beni comuni, tendono ad acquisire maggiore “valore” quei luoghi, non solo per chi ci vive (valore d’uso) ma anche per gli altri ad esempio i turisti (valore di scambio). Quei luoghi, in sintesi, “valgono” di più perché sono “grumi” di relazioni sociali positive. E’ ciò che crea capitale sociale e benessere delle comunità. E questi aspetti non sono quasi mai resi “visibili” e sono difficilmente “quantificati”. Ma è proprio l’insieme di queste esternalità positive che costituisce il “seme” di un nuovo tipo di sviluppo locale di quei territori: sviluppo sociale ed economico tra loro strettamente connessi. Anzi: uno sviluppo sociale connesso ai beni comuni che, con le sue “esternalità positive”, crea anche un nuovo tipo di sviluppo economico locale.

Ci siamo chiesti tante volte, dal 2009, come l’esperienza di volontariato del Giardino della Memoria potesse aiutare a sviluppare un nuovo modello locale: la testimonianza di buone pratiche, la capacità di tenuta, la coerenza delle idee e dei valori, in un tempo in cui purtroppo si abbandona tutto. Abbiamo segnali positivi, tangibili, dai turisti che visitano l’area, dagli addetti ai lavori interessati alle specie botaniche dei frutti antichi che coltiviamo, dalle Istituzioni regionali che vorrebbero addirittura che si ampliasse l’area, eppure fatichiamo immensamente: riceviamo molte pacche sulle spalle, lusinghiere, ma spesso ci sentiamo soli e se pensiamo al futuro non vediamo il passaggio del testimone. Siamo anche consapevoli che su queste dinamiche dovrebbe giocare un ruolo strategico la capacità abilitante delle istituzioni, come è emerso da una recente ricerca riferita ad uno specifico territorio della Toscana in cui si è approfondita l’analisi. Quando i volontari che si occupano di cura dei beni comuni riescono a coordinare o integrare le loro attività con le istituzioni locali, con continuità in “spazi” specifici che possiamo chiamare “laboratori” territoriali, ci si può accorgere che emerge quel fenomeno che abbiamo chiamato “coscienza dei luoghi”. Le persone, cioè, sono interpreti dell’ambiente in cui vivono, sviluppando cooperazione, collaborazione reciproca, in cui gli aspetti produttivi e di vita sociale sui territori s’intrecciano indissolubilmente in un comune modo d’intendere, vivere e progettare i luoghi stessi da parte dei cittadini e istituzioni insieme. Ciò può avere un duplice effetto:

1) si crea un “vantaggio competitivo localizzato”, una “cultura” locale dei beni comuni che rigenera e rimette in circolo risorse nascoste delle comunità e dei territori, specifiche di quei luoghi. Sono gli stessi “vantaggi” individuati in numerosi studi e ricerche posti già alla base dei distretti industriali e dei network di imprese, in cui si evidenzia come si viene a creare una sorta di comunità sociale tra i produttori dell’intera catena del valore territoriale, capace di risolvere i problemi che si pongono nell’attività ordinaria di queste organizzazioni, sviluppando collaborazione e coordinamento sui territori e sinergie con i consumatori (G. Becattini, Ritorno al territorio, il Mulino 2009).

2) Si creano così, per tale via, anche “economie circolari”. Favorire la crescita di una comunità che cura ciò che è sottoutilizzato o abbandonato significa infatti anche attivare cicli rigenerativi di spazi e abitazioni/immobili, cibo e terre, ma anche persone con le loro competenze e saperi.

Todd Cambio e la sua famiglia hanno apprezzato durante la loro visita a Lucoli la nostra attività e il nostro essere solidali

Dinamiche, pensieri e forse sarà solo filosofia … quella della “coscienza dei luoghi“,.. intanto domani in modo concreto ci daremo da fare, ci ritroveremo con le nostre storie ed esperienze e le nostre mani per faticare.

Lo spirito di servizio delle azioni ci farà sentire stanchi ma contenti.

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6 Ottobre 2023 0 comment
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Il Giardino della Memoria

Le rose “Peace” del roseto

by Noi x lucoli 1 Ottobre 2023
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1 Ottobre 2023 0 comment
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Il Giardino della Memoria

Le Piante e i fiori raccontano le identità del territorio il nostro nuovo progetto di lavoro

by Noi x lucoli 20 Settembre 2023
La nostra Associazione sta lavorando ad una iniziativa di informazione e divulgazione di conoscenze del settore agronomico dei “frutti antichi”.
Con questa attività si intende sottolineare l’importanza che la coltivazione dei “frutti antichi”, realizzata nel Giardino della Memoria del Sisma del 2009, assume anche nella valorizzazione delle identità paesaggistiche del territorio dell’aquilano, infatti le varietà del Giardino vengono da molti luoghi dell’Abruzzo.  L’iniziativa, molto articolata in attività di studio, documentazione filmica e strumenti divulgativi, vuole anche costituire un viaggio ideale attraverso alcuni luoghi dove sono state recuperate alcune varietà botaniche presenti nel Giardino: Capitignano, Montereale, Ville di Fano, San Felice d’Ocre, Navelli.
L’obiettivo è quello di far conoscere le rare varietà da frutto coltivate nel Giardino della Memoria di Lucoli, monumento naturale, che si fa architettura, giardino, frutteto e paesaggio: una composizione dove al linguaggio simbolico della memoria rappresentato dai nomi delle vittime del sisma del 2009 corrisponde a quello delle pietre, delle specie botaniche inserite in una cornice di paesaggio montano di grande bellezza.
Il Giardino è “Agricoltore custode” per il tramite del Ministero dell’Ambiente che assicura la protezione di tutte le specie vegetali lavorando in costante contatto con le Regioni e Province Autonome, con i Parchi Nazionali e le Associazioni come NoiXLucoli chiamati a un impegnativo lavoro quotidiano di attivazione di misure di conservazione e tutela delle emergenze presenti nel Paese.
Ma proteggere richiede una adeguata conoscenza e, anche se negli ultimi anni sono stati fatti molti passi in avanti per censire le specie presenti nel Paese, molto resta ancora da fare. Monitorare non vuol dire solo sapere quali specie sono presenti, e come stanno, ma anche ottenere una periodica valutazione di come cambia il loro stato di conservazione, i trend e le prospettive future, anche per permettere di capire se gli interventi di tutela attuati sono stati efficaci o se occorrono cambi di rotta e adeguamenti agli sforzi fatti. Per questo c’è bisogno di dati robusti e affidabili, requisito essenziale per definire le priorità di azione del Paese, identificare le criticità e valutare se si stanno raggiungendo i target previsti nel quadro della Strategia Nazionale e della Strategia Europea per la Biodiversità. Il Giardino della Memoria di Lucoli è una laboratorio di studio della Regione Abruzzo per quattro varietà di meli protetti ma occorre ampliare il raggio e la portata delle conoscenze da divulgare attraverso strumenti nuovi come quelli legati alla multimedialità.
Con i limitati mezzi della nostra Associazione renderemo a breve fruibili i dati caratteriologici delle varietà allevate nel Giardino, dopo che agronomi di indiscussa fama nazionale avranno eseguito le caratterizzazioni. Le schede varietali delle piante saranno fruibili, insieme alla documentazione fotografica di riferimento, in una apposita sezione del nostro sito.

Ai visitatori “virtuali” cercheremo di descrivere la tradizione agricola del passato con immagini e dati scientifici ma non potranno certo assaporare i frutti introvabili e sentire i profumi dimenticati dei fiori e dei frutti. Per questo rinnoviamo l’invito ai nostri lettori di visitare il Giardino.

 

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