La montagna e Lucoli

LE STRATEGIE SCIENTIFICHE E POLITICHE EUROPEE MA IL VISSUTO LOCALE QUAL'E'?

by Noi x lucoli

il pesco platicarpa

L’Unesco ci dice che le montagne ospitano circa la metà della biodiversità presente oggi in natura e oltre la metà degli abitanti della Terra utilizza acqua proveniente dalle montagne, esse coprono circa il 27% del nostro pianeta. La loro conservazione è fondamentale per garantire la vita e lo sviluppo del pianeta e rientra nell’Obiettivo 15 dell’Agenda ONU 2030, dedicato alla “vita sulla terra”.
E’ STATO IDEATO UN GRANDE PROGETTO il “”MountResilience” che ha molteplici obiettivi, quanto è vasto e diversificato l’orizzonte d’applicazione.

Mira a sfruttare le diversità territoriali per integrare una vasta gamma di prospettive, conoscenze ed esperienze. Sono coinvolte 47 organizzazioni partner provenienti da 12 Paesi europei: Austria, Bulgaria, Croazia, Finlandia, Francia, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna, Romania, Spagna, Svizzera. L’approccio multidisciplinare è fondamentale per generare un portfolio variegato di proposte e strumenti di adattamento ai cambiamenti climatici, e massimizza il suo potenziale di replicabilità in Paesi e contesti diversi. Le aree montuose della Finlandia e quelle della Romania hanno evidenze e sfide ben diverse tra loro, la prima è proprio quella di fare sistema di esperienze e dati disomogenei.
La risorsa idrica e la gestione del turismo rappresentano i focus critici più immediati ed evidenti. Due elementi strettamente interconnessi.

La gestione dell’acqua comprende l’agricoltura, la zootecnia, ma anche il turismo legato alla neve e al ghiaccio, così come la produzione di energia idroelettrica nonché la fornitura di acqua potabile.

Grazie all’utilizzo di Big Data e di algoritmi di machine learning è possibile effettuare un’analisi climatica dello storico, precipitazioni comprese, ed elaborare modelli di proiezione delle prossime stagioni.

Sistemi di sensori monitorano invece lo stato delle risorse idriche superficiali e sotterranee, evidenziando trend e disponibilità di acqua per prevedere quando e se è necessario intervenire.

Lo sci su piste con innevamento artificiale è diventato, ormai da decenni, pratica comune del turismo invernale, ma solleva preoccupazioni riguardo all’inquinamento ambientale e al consumo di risorse. Per mantenere le piste innevate, vengono utilizzati enormi quantità di acqua ed energia.
Secondo CIPRA – Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, durante una stagione invernale vengono consumati circa 95 mln di m3 d’acqua e spesi 600 gigawattora di energia, con un costo economico significativo. La neve artificiale ha inoltre un peso maggiore e una minore capacità isolante rispetto alla neve naturale e può causare il congelamento del suolo e l’asfissia delle piante. Una conseguenza evidente è il ritardo che spesso si evidenzia nell’attività vegetativa nelle zone con innevamento artificiale.

Temperature e biodiversità sono destinate a continuare a modificarsi: gli allevamenti di renne in Finlandia stanno subendo grossi contraccolpi e di questa carne il popolo si nutre da secoli. Anche la Romania, che basa buona parte della propria economia sulla zootecnia, vede modificarsi la composizione dei pascoli, poiché molti pastori si avventurano più in alto, altri abbandonano l’attività.

E se lo sci non sarà più uno sport facilmente praticabile al di sotto dei 2000 metri, le comunità locali dovranno trovare il modo per transitare verso una trasformazione del modello economico, fornendo servizi diversi che permettano alle persone di trascorrere del tempo piacevole in montagna. Il nostro compito è anche quello di supportare la conversione dei modelli economici dove le stazioni sciistiche non hanno un futuro: promuovere un adattamento intelligente seguendo il benessere generale, trascurando, a volte, interessi contingenti e particolari.

Uno scenario risolutorio perfetto se funzionasse nelle applicazioni e fosse interiorizzato dalle comunità locali, sempre più residue, che vivono le montagne. Certo se ne può parlare ma nella pratica come si vive la montagna? Cosa si fa anche a livello di amministratori locali per salvarla? Non abbiamo risposte degne di nota.

Noi amiamo la montagna, la ammiriamo, ci rigenera, ci rifugiamo in essa per sfuggire a tanti pensieri e azioni comuni che minacciano l’umanità stessa e ci snaturano. Abbiamo deciso di lavorare per la montagna, regalando il nostro tempo (risorsa non rigenerabile) e le nostre fatiche. Ma se dovessimo dire che siamo capiti nei nostri sogni e valori dovremmo affermare che abbiamo dei dubbi: nel giudizio collettivo lo facciamo perché abbiamo senz’altro un tornaconto, la gente granitica della montagna (un fuoco una famiglia e in trincea contro tutti) non fa nulla per nulla e giudica con sospetto chi non rispetta questo schema.

Confidiamo nella forza della montagna che da sempre e lì e ci ispira resilienza e fermezza e intanto cerchiamo di salvare la biodiversità che la popolava, che ci ha donato per secoli  e che gli uomini hanno dimenticato o cancellato perché reputata inutile o inadeguata agli interessi economici.

Tante volte ci sentiamo come il bambino che versava l’acqua del mare con una conchiglia, interrogato da Sant’Agostino gli rispose: «Voglio travasare il mare in questa mia buca». Sorridendo Agostino spiegò pazientemente che una cosa del genere era semplicemente impossibile. Il bambino, allora, diventò serio, e replicò: «Non è forse impossibile anche a te capire con la tua piccola mente l’immensità del Mistero della Trinità? Forse anche i nostri soci vivono in un mistero quello di come poter salvare la montagna e le sue ricchezze, tra queste anche l’acqua.

Anche in questa stagione combatteremo per l’assenza di acqua e irroreremo a mano (facendo catene umane) le giovani piante che abbiamo recuperato lo scorso anno: loro ci ringraziano ne siamo consapevoli! L’acqua sorgiva che utilizziamo proveniente dalla località “la cunetta” e per il cui utilizzo abbiamo chiesto i permessi alla Regione Abruzzo, in estate da certe ore in poi “scompare” e siamo costretti ad utilizzare serbatoi approvvigionati altrove.

L’acqua della sorgente

Finché avremo forza continueremo di noi si può dire se non altro che credevamo di poter essere utili.

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