Questa affermazione, attribuita a Marco Tullio Cicerone più di duemila anni fa, non appare affatto superata. Al contrario, sembra parlare con sorprendente chiarezza anche al presente. Politico, filosofo e strenuo difensore della Repubblica romana, Cicerone fu una delle figure centrali della vita pubblica del suo tempo e rifletté a lungo sul ruolo della memoria nell’esistenza umana. Per lui ricordare non era un semplice processo mentale, ma una pratica morale, un esercizio di consapevolezza e uno strumento essenziale di formazione interiore. Ricordare il passato — le scelte compiute, gli errori, i successi, le gioie e le perdite — permette, secondo Cicerone, di orientarsi meglio nel presente. Senza memoria non esiste apprendimento, e senza apprendimento non può esserci vera saggezza. La memoria diventa così uno strumento etico: ciò che è stato vissuto continua a influenzare ciò che siamo e le decisioni che prendiamo.
La nostra Associazione è nata sulla spinta della memoria e molte delle sua attività ripercorrono, in modo convinto, questa finalità.
La memoria storica di un territorio, usi, costumi, tradizioni, persone, è su questo filone che realizzeremo ed abbiamo già iniziato a realizzare un programma annuale di conferenze/incontri culturali (che abbiamo denominato “incontri di Cultura sotto agli alberi”) presso il Giardino della Memoria del Sisma. Tutti i temi riguardano Lucoli, da vicino o da lontano, l’esercizio di questa “memoria” vorrebbe essere per noi come una vera e propria forma di vita. Ricordare significa anche rendere onore: ai parenti che non ci sono più e a ciò che hanno costruito, alle persone che ci hanno insegnato qualcosa, agli amici, al Paese di Lucoli tutto che deve resistere.


Nel primo incontro del 2026 si è parlato del brigantaggio, fenomeno che interessò Lucoli.
Lucoli, come altre aree dell’aquilano e dell’Abruzzo interno, fu un territorio che visse il fenomeno del brigantaggio post unitario, con la presenza di bande locali che operavano nelle sue aree montuose. La zona di Lucoli rientrava nell’area d’azione delle cosiddette “Bande del Cicolano-Tornimparte-Lucoli”. Tra le figure legate a questi territori vi fu Giovanni Colaiuda di Barano di Tornimparte, un ex soldato borbonico che divenne un noto capobanda attivo nella resistenza e nel brigantaggio locale. Oggi la memoria del brigantaggio sopravvive nelle tradizioni e nelle leggende locali. Il fenomeno ha lasciato tracce nella cultura popolare, come dimostrano iniziative ed eventi che ne rievocano la storia e il mito.























