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UN NUOVO EVENTO DI CULTURA SOTTO GLI ALBERI

ComunitàTerritorio

UN NUOVO EVENTO DI CULTURA SOTTO GLI ALBERI

by Noi x lucoli 6 Ottobre 2026
La cultura non è soltanto conservazione del passato, ma una leva contemporanea di welfare comunitario: un ambito in cui le persone, attraverso la partecipazione, costruiscono appartenenza. Da due anni proviamo a praticare la filosofia dell'attenzione, del contatto umano e della cultura locale, per riscoprire, apprendere e ascoltarsi. Questo concetto, vuole promuovere la sacralità dell'ascolto: nei piccoli paesi l'incontro non è mai frettoloso. Ci si ferma ad ascoltare la storia dell'altro, riconoscendo il valore della memoria e del silenzio è su questo valore che sono nati gli incontri di "cultura sotto gli alberi" all'ombra del Giardino della Memoria di Lucoli.

Con l’incontro sui “Mistici di Lucoli” il Dott. De Nicola entrerà nella storia della terra abruzzese e di Lucoli, facendoci riscoprire due mistici che hanno vissuto intensamente la vita per amore di qualcuno: Cristo. La Chiesa li chiama “santi” o, a seconda di alcune circostanze, più semplicemente “beati”: persone riuscite che non hanno sprecato la loro esistenza, che hanno amato Cristo più di ogni altra cosa, che in forza di questo amore hanno servito il mondo. La Chiesa mette sull’altare queste persone perché, da madre amorevole, è come se volesse dire a tutti: ecco, guardate loro, fate come loro e la vostra vita sarà piena, feconda, riuscita.

Attorno a tanti di questi nomi nel corso dei secoli sono sorti luoghi dove l’incontro con il Divino risulta come “facilitato”: santuari, chiese, monasteri, abbazie, eremi, edicole e cappelle, l’Abruzzo è costellato da mille segni sacri, che tratteggiano ancora oggi straordinari itinerari di fede dal fascino intenso, che solo una visione riduttiva e consumistica può declinare come “turistici”. San Franco di Assergi visse per venti anni nell’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli e la Beata Cristina fino a venticinque anni nella sua casa di Colle di Lucoli, oggi in vendita e da recuperare dopo il sisma del 2009. L’Abruzzo, soprattutto nel Medioevo ha dato “il meglio di sé”: la sua conformazione morfologica, infatti, ha favorito l’insediamento di un gran numero di monasteri e luoghi di culto rupestri ideali per la contemplazione e l’eremitaggio. Tutti più o meno conoscono la vicenda terrena di San Franco da Assergi eremita. Nato a Roio (Aq) tra il 1154 e il 1159, questo personaggio scelse di vivere in una stretta cella in una grotta tra le rocce, praticando il digiuno e la preghiera: ora i resti del suo corpo sono chiusi in un’urna nella chiesa di Santa Maria Assunta ad Assergi, però a Lucoli in pochi lo ricordano.

Parlare oggi degli eremiti del Medioevo non è un semplice esercizio di nostalgia medievale, ma risponde a profonde esigenze contemporanee. I mistici vissero in epoche di radicale transizione: la nascita dei comuni, lo sviluppo dei mercati finanziari, l’urbanizzazione caotica e la forte crisi istituzionale della Chiesa.

In quel contesto di profondo rumore e materialismo, la scelta eremitica di figure come Pietro del Morrone (futuro Papa Celestino V) nacque come una protesta silenziosa e radicale per ritrovare l’essenziale. Oggi, in una società iperconnessa e dominata da stimoli costanti, queste esperienze storiche offrono chiavi di lettura straordinariamente attuali.

Parlando di San Franco di Assergi ci conquista, a noi votati alla natura, il suo approccio all’ecologia e alla decrescita. La scelta dei monaci medievali di rifugiarsi in valli impervie e foreste si basava su un rapporto di rispetto, sussistenza e armonia con l’ambiente naturale. In un’epoca segnata dal cambiamento climatico e dal consumismo sfrenato, la loro “regola” di vita minimalista parla direttamente ai moderni movimenti di decrescita felice, transizione ecologica e autosufficienza energetica o alimentare. Paradossalmente, l’eremitismo non è scomparso: secondo le stime pastorali riportate da quotidiani come Avvenire o approfondite in inchieste di Aleteia, in Italia ci sono centinaia di eremiti contemporanei. A questi si aggiunge il fenomeno sociologico dei “nuovi eremiti urbani” o dei giovani che soffrono di isolamento sociale forzato. Studiare gli eremiti storici aiuta a distinguere l’isolamento distruttivo (la solitudine subita) dalla solitudine scelta come spazio di crescita, offrendo spunti terapeutici importanti per la salute mentale moderna.

Si parlerà di tanti argomenti: la nostra sfida sarà quella di riscoprire, in un cordiale incontro (che vuole abbatte le barriere tra chi parla e chi ascolta, di condivisione orizzontale, dove il pubblico non è un semplice spettatore passivo, ma parte attiva dello scambio) San Franco di Assergi e la Beata Cristina, non come eroi irraggiungibili, ma come persone normali che hanno vissuto l’amore e il dovere nel caos della vita di tutti i giorni.

 

6 Ottobre 2026 0 comment
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Comunità

I BENI COMUNI CHE VENGONO DANNEGGIATI

by Noi x lucoli 25 Settembre 2026

In economia con “tragedia dei beni comuni” ci si riferisce ad un sistema di risorse condivise in cui gli individui, agendo egoisticamente per il proprio tornaconto personale, esauriscono e deteriorano il bene comune, il nostro esempio: rubare il rame delle scossaline della Cappella all’aperto di Lucoli vicina al Giardino della Memoria.
Accomunati dal bene comune

Gli esseri umani sono tra le specie più complicate e contraddittorie che esistano, lo sappiamo bene impegnandoci nel sociale. Creiamo delle società complesse, con lo scopo di vivere in sintonia sotto le stesse leggi, e poi complottiamo per raggirarle. Un fattore immancabile di una società è il cosiddetto bene comune. Capiamoci: non significa esattamente volersi bene comunemente, anche se sarebbe molto bella come idea. Si riferisce ad una risorsa condivisa e benefica per tutti o per la maggior parte dei membri di una comunità.  Come ad esempio la Cappella all’aperto di Lucoli costruita dai Vigili del Fuoco di Belluno durante il sisma del 2009.

Il fallimento comune

Un comportamento puramente egoistico porta al fallimento della natura stessa di bene comune. E’ bene imparare a riconoscere una figura che, sebbene agisca discretamente, ha un enorme impatto sulla nostra comunità: il cosiddetto free-rider. Difficilmente traducibile in italiano letteralmente, il free-rider è colui che sfrutta e gode del bene comune, anche depredandolo,  senza partecipare al suo mantenimento (quanto può aver fruttato ai ladri il rame tolto dal tetto rompendo tegole ed altro?). Apparentemente innocuo, rappresenta il cancro di intere società. Chiunque non sia un free-rider paga per i free-rider. La tentazione è forte: nel caso del bene comune spesso manca l’incentivo a contribuire (in quanti a Lucoli hanno visto il tetto rotto della piccola Cappella e cosa hanno fatto?). Effettivamente, che io paghi o meno, che io ripari o meno il tetto o che lasci sola la Parrocchia a farlo, l’effetto finale non cambia di troppo. Chi si attiva cerca semplicemente di adottare un comportamento civico solidale.

I nostri soci lo fanno dal 2010 sperando che le buone prassi servano a “seminare” l’esempio.

È la cosiddetta “tragedia dei beni comuni”, che si riferisce ad un sistema di risorse condivise in cui gli individui, agendo egoisticamente per il proprio tornaconto personale, esauriscono e deteriorano il bene comune e i destinatari di tale bene il più delle volte stanno a guardare.

NoixLucoli è anche un’associazione che si occupa di luoghi. Luogo è una parola importante, che richiama nozioni ingombranti per una piccola Associazione del Territorio, come identità, radicamento, comunità.

Per noi, i luoghi rappresentano opportunità per far incontrare, emergere, amalgamare e consolidare energie sociali presenti a Lucoli.
Sono spazi di circolazione, dove persone (iperdiverse) incrociano percorsi e scambiano pratiche, che possono arricchire.

I luoghi sono l’uso che se ne fa, in questo caso una Cappella di legno non è solo un luogo di preghiera, ma mistico qualunque sia il credo del visitatore per questo ci siamo impegnati a ripararla con l’energia e la “maestria” di “giovani sessantenni e più…

Ringraziamo tutti  coloro che hanno collaborato, che ci sono stati, che hanno condiviso la motivazione a risanare: hanno fatto comunità!

Nella giornata del 19 settembre abbiamo anche lavorato alla manutenzione degli arredi del Giardino della Memoria e alla cura delle piante.

25 Settembre 2026 0 comment
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Agricoltori custodiIl Giardino della Memoria

Conservazione agrobiodiversità – banche del germoplasma

by Noi x lucoli 24 Agosto 2026

L’avviso riguarda l’intervento SRA16 – ACA16 “Conservazione agrobiodiversità – Banche del germoplasma” del CSR Abruzzo 2023 – 2027. La finalità dell’intervento, in conformità con il Regolamento (UE) 2022/126 articolo 45 e in continuità con la programmazione 2014-2022, è quello di sostenere la conservazione, l’uso sostenibile e lo sviluppo delle risorse genetiche in agricoltura attraverso azioni mirate, concertate e di accompagnamento, finalizzate alla caratterizzazione, raccolta e utilizzo sostenibile delle risorse genetiche autoctone minacciate di erosione genetica e non, allo scopo di conoscerne e valorizzarne l’unicità genetica e le relative potenzialità produttive, in considerazione della loro importanza ai fini scientifici, economici, ecologici, storici e culturali.  Per contrastare, sia l’abbandono di razze animali e varietà vegetali locali, con particolare attenzione a quelle a rischio di estinzione o di erosione genetica, sia la scomparsa della biodiversità delle comunità microbiche che caratterizza l’agroecosistema della filiera agroalimentare, devono essere sostenute azioni per il recupero di know-how in materia di selezione e riproduzione e altre pratiche agronomiche tradizionali e di trasformazione delle materie prime. La conservazione e la valorizzazione delle risorse genetiche locali  necessitano possibilmente di un’attività scientifica sistematica diretta alla genotipizzazione e alla fenotipizzazione delle risorse, anche allo scopo di individuare caratteristiche specifiche di adattamento alle diverse e mutate condizioni pedoclimatiche, e/o per particolari impieghi.

I nostri “soci” in questa attività in partenariato saranno delle cooperative agricole che opereranno in rete per la promozione della biodiversità in agricoltura:

  • Bio Cantina Sociale Orsogna (Capofila ATI);
  • Viticoltori del Mediterraneo, Lunagaia, Brigata Verderame;
  • San Michele Arcangelo, Cantina Sociale Sannitica, Eredi Legonziano;
  • Altre realtà, tra cui Pennaluna, Sant’Angelo, Di Vaira e Biogaia.

24 Agosto 2026 0 comment
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ComunitàTerritorio

IL SESTO APPUNTAMENTO DI CULTURA SOTTO GLI ALBERI

by Noi x lucoli 21 Giugno 2026

La nostra sfida che ci ha visti organizzare cinque incontri culturali nell’inverno di Lucoli prosegue, in estate, con un incontro per noi importante: di grande valore la Docente e molto interessante il tema che tratterà. Siamo convinti e lo ripetiamo che la cultura può contribuire a favorire il benessere di persone, comunità e territori. Che la partecipazione alla vita culturale può innalzare il livello di benessere e quindi come associazione del territorio abbiamo voluto provare a creare valore azionando il processo degli incontri periodici su temi d’interesse per la comunità. I contenuti trattati in modo semplice, non cattedratico, con tratti giornalistici, il nostro sguardo era fisso sul perché realizzavamo gli eventi non tanto sul cosa producevamo, volevamo un prodotto fruibile.

BETI PIOTTO nel corso del suo intervento ci parlerà anche di Trotula de Ruggiero (morta nel 1097), donna medico nel Medioevo a Salerno che è stata una figura importante per la nascita della ginecologia e l’ostetricia dal punto di vista scientifico. Siamo intorno all’anno 1050 e Trotula si occupò intensamente di igiene, di salute, di bellezza e di cosmetica. Utilizzava il miele come base per rimedi cosmetici e dermatologici nei suoi trattati, spesso combinandolo con erbe come la Clematis vitalba che coltivava appositamente nel Giardino della Minerva di Salerno, ancora esistente. Trotula scrisse testi che sono stati best seller allora e, a distanza di 1000 anni, sono ancora oggi presenti in libreria. E’ stata una delle prime donne medico a studiare la fertilità con un approccio scientifico e non moralistico, ha sfidato le teorie medievali che attribuivano l’infertilità esclusivamente alla donna portando avanti apertamente argomenti di impotenza maschile e sterilità di coppia.

Beti Piotto fa parte dell’Associazione Italiana di Apitrapia  che intende divulgare la conoscenza e l’uso dell’apiterapia in Italia.  Il suo obiettivo è quello di creare un gruppo di medici, apicoltori, ricercatori, operatori del benessere e altre persone interessate allo sviluppo dell’apiterapia, che sinergicamente contribuiscano a far crescere il sapere su questa antica pratica, recentemente riscoperta anche in Italia.

Beti Piotto è socia onoraria di NoiXLucoli e dal momento della nascita della nostra Associazione è sempre stata un riferimento competente per molte delle nostre scelte. Agronoma nata a Villa Diego (Santa Fe, Argentina). Si occupa di biodiversità vegetale, specie spontanee e propagazione per seme di alberi e arbusti. È autrice di oltre 200 lavori pubblicati. Ha lavorato in Argentina presso l’Università Nazionale di Rosario, in Honduras per la FAO e in Libano per il Ministero dell’Ambiente libanese. In Italia ha lavorato per l’Ente Nazionale Cellulosa e Carta, il Ministero dell’Ambiente e per l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Numerosi i riconoscimenti ricevuti a livello internazionale, tra i quali: Diploma d’Onore al merito scientifico dalla Presidenza della Repubblica Argentina (1996); Premio “Donne in Campo” della Confederazione Italiana Agricoltori (2011); Laurea Honoris Causa dell’Università Nazionale di Córdoba (2012); Premio Raíces del Ministerio de Ciencia, Tecnología e Innovación Productiva dell’Argentina (2016). Nel 2018 è stata nominata membro dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali.

 

 

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Agricoltori custodiIl Giardino della Memoria

GIORNATA NAZIONALE DELLA BIODIVERSITA’ DI INTERESSE AGRICOLO E ALIMENTARE

by Noi x lucoli 16 Maggio 2026

Si è tenuta ieri, venerdì 15 maggio, a l’Aquila la celebrazione della Giornata Nazionale della Biodiversità di Interesse Agricolo e Alimentare della Regione Abruzzo, istituita con Legge n. 194/2015.

E’ stata un’occasione per discutere sui valori universali della biodiversità agricola, sulle modalità di tutela e di conservazione delle risorse genetiche vegetali e del patrimonio culturale ad esso collegato. Si è parlato dl progetto EBAP (Educazione, biodiversità agraria, il Parco) che ci ha visto protagonisti insieme agli altri “agricoltori Custodi” della Regione e agli studenti degli Istituti Scolastici.

Durante la visita degli studenti al Giardino della Memoria di Lucoli ci eravamo prefissi di trasmettere, attraverso l’ascolto della nostra esperienza, i valori della cittadinanza attiva, illustrando il frutteto di piante antiche che coltiviamo e che unisce studio ed esperienza sul campo. La nostra realtà, che non è un’azienda agricola, ha fornito ai ragazzi un contatto con un ente del terzo settore e gli ha fatto toccare con mano il valore e la fatica del dono e dell’inclusione in una piccola comunità (che fa grande tesoro dell’esperienza degli anziani).

Convinti del valore educativo dell’esempio continueremo a rivolgerci alle scuole per coltivare, insieme alle piante del Giardino, il futuro dei nostri figli.

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I frutti antichiIl Giardino della Memoria

PROGETTO EDUCAZIONE, BIODIVERSITA’ AGRARIA – EPAB

by Noi x lucoli 14 Maggio 2026

 

NoiXLucoli ha partecipato alle attività del progetto “EDUCAZIONE, BIODIVERSITA’ AGRARIA”. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento Agricoltura, Servizio Promozione delle Filiere e Biodiversità Agraria della Regione Abruzzo – ed il Parco Nazionale della Maiella. Il progetto ha l’obiettivo di promuovere la tutela e la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo ed alimentare, con particolare riferimento alle risorse genetiche locali minacciate da erosione genetica. Il Giardino della Memoria di Lucoli è popolato da varietà antiche in via di estinzione e gli studenti dell’Istituto professionale per l’agricoltura L. da Vinci – G. Colecchi dell’Aquila hanno partecipato ad una mattinata di studio sulla variabilità genetica di questo luogo.

I nostri soci hanno richiamato l’attenzione sul carattere di volontarietà dell’attività connessa al sito di Lucoli, coltivato senza alcuno scopo di lucro, con il solo fine di portare avanti, con grande senso di responsabilità, la conservazione della natura. Persone di buona volontà che si prodigano per scongiurare la perdita di varietà che non saranno più citate o consumate e semplicemente scompariranno. Un volontariato al sevizio dell’ecosistema che lotta per fornire un beneficio alla collettività.  La visita ha fornito agli studenti un valore aggiunto in più: il senso del dono nel volontariato, spesso interpretato come offrire tempo e competenze senza aspettarsi nulla in cambio, un concetto che oggi potrebbe incontrare nuove forme di interpretazione tra i giovani anche quella della socializzazione.

L’incontro didattico ha esplorato la cultura alimentare tradizionale, la ricerca delle radici agricole locali, la biodiversità recuperata, tutti aspetti profondamente interconnessi. Proteggere la biodiversità in un piccolo “scrigno” qual è il “Giardino della Memoria del Sisma” di Lucoli, già Monumento Naturale Regionale,  significa proteggere il nostro futuro, ambientale e culturale.

A ricordo della giornata gli studenti hanno piantato un nuovo ciliegio nel Giardino con la speranza che ricordino questa pianta visitando questo luogo che necessita del calore e della considerazione delle persone.

14 Maggio 2026 0 comment
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AttivitàTerritorio

DONIAMO IL NOSTRO TEMPO PER RALLENTARE LE LANCETTE DELLA VITA

by Noi x lucoli 17 Marzo 2026

I nostri soci sono “anziani” figli degli anni ’50. Anziani che si dedicano agli altri, ai beni comuni per ingannare il tempo?

Una ricerca testimonia che il volontariato è un concreto “biohacker”, un potente anti-ageing capace di contrastare l’invecchiamento nelle persone mature. A dirlo non sono i consueti questionari somministrati a chi pratica questo tipo di attività, da cui generalmente emergono numerosi benefici percepiti e dati di salute interessanti, ma l’analisi della metilazione del Dna, in altre parole di quel meccanismo epigenetico che regola l’espressione genica e agisce come un orologio biologico, influenzato da fattori ambientali che accelerano o rallentano l’invecchiamento cellulare. Ebbene, il volontariato rallenta i biomarcatori molecolari dell’invecchiamento, con effetti diversi tra chi è ancora attivo nel mercato del lavoro e chi è già in pensione. Lo mostra uno studio intitolato “Il volontariato riduce l’accelerazione epigenetica dell’invecchiamento tra gli anziani in pensione e quelli che lavorano?” (“Does volunteering reduce epigenetic age acceleration among retired and working older adults?”), pubblicato recentemente su Social Science & Medicine, che analizza come il volontariato influenzi l’invecchiamento biologico misurato tramite cinque diversi orologi epigenetici per misurare l’usura cellulare.

Da una prospettiva sociologica, i benefici del volontariato sono accessibili a tutti. Infatti, nonostante si possa pensare che dedicarvisi sia molto più facile se non si deve preoccuparsi di guadagnare in età avanzata, uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine ha scoperto che i volontari più anziani nella fascia di ricchezza più bassa hanno riportato maggiori guadagni dal volontariato rispetto a quelli più benestanti.

Infine, questa ricerca è solo l’ultima di una serie di studi secondo cui le persone di ogni età possono migliorare la propria salute concentrandosi non su di sé ma sugli altri; inoltre, una crescente numero di evidenze conferma che gli anziani che fanno volontariato hanno un rischio inferiore di infarto, una pressione sanguigna più bassa, meno sintomi di depressione e una maggiore soddisfazione di vita.

E quindi eccoci, attivi anche per il 2026 con iniziative volte alla socializzazione e all’ambiente.

Abbiamo ripreso l’attività del Giardino della Memoria che, con il suo orologio biologico, chiede cure stagionali.

Abbiamo ripreso gli incontri di “Cultura sotto gli alberi” spaziando su temi molto diversi tra loro: non vogliamo organizzare lezioni magistrali ma esplorare temi di interesse comune stimolando la partecipazione delle persone con domande e testimonianze.

Venerdì 20 marzo realizzeremo un nuovo incontro dal titolo “Il Cinema e l’Aquila”. Quando si pensa ai luoghi del cinema italiano, vengono subito in mente la Roma felliniana, la Sicilia del Gattopardo, la Napoli di Gomorra, il paesaggio padano di Antonioni. Accanto a queste geografie ormai canoniche esistono però territori la cui presenza sul grande schermo è stata intensa ma meno citata. L’Abruzzo è uno di questi. La regione ha ospitato produzioni per oltre un secolo: Campo Imperatore è diventato Far West, Tibet e perfino pianeta alieno; Rocca Calascio si è trasformata in un castello medievale fantastico; i borghi dell’entroterra hanno fatto da sfondo a commedie, drammi, storie d’amore, anche Campo Felice ha avuto il suo ruolo. L’argomento più importante che spesso è stato rappresentato è il senso della comunità: in Abruzzo esiste una comunità con una propria identità. Quella stessa comunità che vogliamo risvegliare e “frequentare” con le nostre iniziative alle quali invitiamo tutti a partecipare.

17 Marzo 2026 0 comment
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Agricoltori custodiIl Giardino della Memoria

Un’associazione locale non deve smettere di presidiare il territorio, specialmente in ambiti sensibili come quello ambientale, dove la legittimazione a ricorrere è garantita se l’ente dimostra una continuità d’azione

by Noi x lucoli 4 Marzo 2026

La potatura nel frutteto durante l’inverno, spesso definita “potatura secca” o a riposo, assume un significato umano profondo, andando oltre la semplice tecnica agricola. È un gesto che rappresenta un patto tra uomo e natura, simboleggiando la cura, la lungimiranza e la capacità di lasciare andare per rinnovarsi. Il nostro atto d’amore verso le piante: potare è un gesto di dedizione verso la pianta. Rimuovendo i rami secchi o malati, si agisce come un “medico”, garantendo alla pianta la salute e la forza necessarie per affrontare la stagione successiva.

Abbiamo iniziato con il nostro agire di rinascita e speranza (tagliare per crescere): si pota durante il riposo vegetativo per preparare la rinascita primaverile. Il taglio non è distruzione, ma un atto di pulizia che stimola la nuova vegetazione e migliora la fruttificazione.

Ci ritroviamo in questi momenti importanti della vita del Giardino della Memoria, che si fa conoscere in Abruzzo, ci sono state richieste la marze di alcune varietà, che abbiamo fornito, etichettate e selezionate.

Si è aggiunta una nuova varietà locale, piantata ieri, a quelle già coltivate nel Giardino: la mela “Roscetta del Gran Sasso” già selezionata e studiata dal Parco della Maiella. Fu menzionata, nel 2006, dal maggior quotidiano economico americano, The Wall Street Journal, quale eccellenza italiana a dimostrazione dell’importanza che prodotti tipici e varietà colturali di qualità possono avere come segno concreto del recupero e della riscoperta di un territorio ricco di storia e tradizioni. La mela Roscetta rappresentava la garanzia di disponibilità della frutta fino alla primavera successiva.

Con questo inizio di attività nel Giardino la nostra Associazione, come sempre, coltiva la speranza e la lungimiranza: cerchiamo di “vedere” il frutto prima ancora che appaia, agendo con pazienza e fiducia nella stagione che verrà. Una stagione di raccolto non solo agricolo, ma anche di altra natura quello dell’impegno gratuito, noi ci concentriamo non sul guadagno economico, ma sulla crescita personale, sociale e relazionale dei soci e della Comunità che magari ci apprezza. I nostri “frutti umani” rappresentano il valore intangibile generato dalle azioni di solidarietà, che arricchisce sia chi riceve l’aiuto sia chi lo offre.

4 Marzo 2026 0 comment
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ComunitàTerritorio

«La cura della memoria è necessaria quanto il nutrimento per il corpo»

by Noi x lucoli 29 Gennaio 2026

Questa affermazione, attribuita a Marco Tullio Cicerone più di duemila anni fa, non appare affatto superata. Al contrario, sembra parlare con sorprendente chiarezza anche al presente. Politico, filosofo e strenuo difensore della Repubblica romana, Cicerone fu una delle figure centrali della vita pubblica del suo tempo e rifletté a lungo sul ruolo della memoria nell’esistenza umana. Per lui ricordare non era un semplice processo mentale, ma una pratica morale, un esercizio di consapevolezza e uno strumento essenziale di formazione interiore. Ricordare il passato — le scelte compiute, gli errori, i successi, le gioie e le perdite — permette, secondo Cicerone, di orientarsi meglio nel presente. Senza memoria non esiste apprendimento, e senza apprendimento non può esserci vera saggezza. La memoria diventa così uno strumento etico: ciò che è stato vissuto continua a influenzare ciò che siamo e le decisioni che prendiamo.

La nostra Associazione è nata sulla spinta della memoria e molte delle sua attività ripercorrono, in modo convinto, questa finalità.

La memoria storica di un territorio, usi, costumi, tradizioni, persone, è su questo filone che realizzeremo ed abbiamo già iniziato a realizzare un programma annuale di conferenze/incontri culturali (che abbiamo denominato “incontri di Cultura sotto agli alberi”) presso il Giardino della Memoria del Sisma. Tutti i temi riguardano Lucoli, da vicino o da lontano, l’esercizio di questa “memoria” vorrebbe essere per noi come una vera e propria forma di vita. Ricordare significa anche rendere onore: ai parenti che non ci sono più e a ciò che hanno costruito, alle persone che ci hanno insegnato qualcosa, agli amici, al Paese di Lucoli tutto che deve resistere.

Nel primo incontro del 2026 si è parlato del brigantaggio, fenomeno che interessò Lucoli.

Lucoli, come altre aree dell’aquilano e dell’Abruzzo interno, fu un territorio che visse il fenomeno del brigantaggio post unitario, con la presenza di bande locali che operavano nelle sue aree montuose. La zona di Lucoli rientrava nell’area d’azione delle cosiddette “Bande del Cicolano-Tornimparte-Lucoli”. Tra le figure legate a questi territori vi fu Giovanni Colaiuda di Barano di Tornimparte, un ex soldato borbonico che divenne un noto capobanda attivo nella resistenza e nel brigantaggio locale. Oggi la memoria del brigantaggio sopravvive nelle tradizioni e nelle leggende locali. Il fenomeno ha lasciato tracce nella cultura popolare, come dimostrano iniziative ed eventi che ne rievocano la storia e il mito.

Abbiamo esplorato la storia del fenomeno ripercorrendo con l’autore il testo “Il Brigantaggio nell’Aquilano”. Tanti gli spunti emersi nel dibattito finale, con nostra soddisfazione: l’uditorio partecipava!
La nostra Associazione realizzerà un incontro di “Cultura sotto gli alberi” ogni mese. Vogliamo con queste attività costruire una rete di resilienza attiva, contrastando l’isolamento attraverso la condivisione di progetti, amore per il territorio e la natura del Giardino della Memoria del Sisma.
29 Gennaio 2026 0 comment
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Particolare del "Paliotto di Lucoli" posizionato nella “fonte dell’amore” (o fonte de Lucusù)
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UN PROGETTO A NOI CARO: L’ARTE DI LUCOLI SUI MURI DELLE CASE RESTAURATE DOPO IL SISMA

by Noi x lucoli 28 Dicembre 2025

Pensando alle nostre finalità statutarie, oltre a quelle ambientali primarie, da tempo, riflettiamo per l’ideazione delle nostre attività, su due concetti fondamentali: quello di tradizione e quello di innovazione.

Un territorio è ricco di rappresentazioni artistiche che ne connotano la storia. Nel corso della storia artistica gli artisti hanno seguito la strada della tradizione utilizzando materiali, tecniche, iconografia e stili già adoperati in precedenti epoche o culture storiche. La nostra Associazione, pensando anche ad un nuovo paesaggio, caratterizzato dalla bellezza delle case restaurate dopo il sisma, vuole introdurne e sperimentarne dei nuovi. Abbiamo già fatto realizzare delle opere di “innovazione” su ceramica, materiale povero, collocate sui muri della Frazione del Colle per rievocarne in qualche modo la vita che fu e il sentire di chi l’abitò (alla “fonte dell’amore” o fonte de Lucusù, a casa Cordeschi per ricordare Giampietro Sponta, alla Chiesola e a Largo Masciocchi).

L’obiettivo progettuale che ci siamo posti, anche per il 2026, è quello di valorizzare e promuovere i beni storici, artistici e culturali locali quali preziosi elementi che contribuiscono al mantenimento della memoria comunitaria e alla divulgazione del sapere e della cultura e, che allo stesso tempo, rappresentano forme di inclusione sociale e condivisioni di “saperi” per la collettività. Abbiamo voluto rafforzare la nostra attività di offerta culturale lavorando per far fruire il patrimonio storico e artistico del territorio di Lucoli da parte dei turisti, e della comunità tutta con particolare attenzione verso le nuove generazioni attirando in modo diverso l’attenzione.

Purtroppo molte opere d’arte del passato rappresentano ben poco nell’immaginario col­lettivo. Lucoli vantava tesori culturali e artistici d’inestimabile valore, sicuramente poco conosciuti. Il ricchissimo patrimonio pittorico decorava le pareti delle chiese. Abbiamo attinto a questa enorme ricchezza riportandola, su ceramica ingeliva, è questa l’innovazione che riproponiamo. L’idea di innovazione presuppone sempre un atto d’invenzione, di creazione, da cui deriva la cosa nuova. Il potere evocativo degli affreschi viene proiettato nella modernità anche grazie alle qualità di un materiale come il grès porcellanato che risulta resistente agli agenti atmosferici. Nel nuovo anno alcune immagini degli affreschi della Chiesa di Santo Menna saranno collocate nei borghi di Lucoli, sui muri di alcune case private restaurate dopo il sisma.

Le formelle di ceramica con le immagini dell’arte di Lucoli diventeranno l’anello di congiunzione tra passato e presente:  immagini come “pillole” di arte per ricordare ed essere orgogliosi di ciò che non si “frequenta” e forse non si possiede più nella conoscenza. I decori abbelliranno le case ricostruite.

Il 2026 sarà per noi l’anno di Saturnino Gatti che ha donato a Lucoli un affresco meraviglioso custodito nella Chiesa di Santo Menna. L’opera è quasi nascosta dalla colonna cilindrica che divide gli ambienti, una grande Crocifissione che incanta il visitatore che a vario titolo si trova a incrociare la sua esistenza con la storia di questo luogo. La grandezza del pensiero rinascimentale, nella rappresentazione dell’idea di equilibrio misurato, tra l’armonia delle forme dell’uomo con quelle universali di Dio, trova piena realizzazione in quest’affresco dai colori straordinari e dalla notevole perizia plastica, tanto da richiamare gli esempi coevi della scuola umbro-toscana. La composizione è complessa, articolata: il Cristo, forte, nella resa dei volumi del corpo nudo, si impone al centro della scena. La Maddalena, aggrappata alla Croce e le Marie che sorreggono la Madonna sono in primo piano, avvolte in vesti dai voluminosi panneggi. L’emozione compare sui loro volti, tradotta in modo misurato ma coinvolgente. Sulla sinistra un gruppo di gendarmi, minuziosamente descritti nelle loro armature loricate, assiste alla scena: alle loro spalle cavalieri armati di alabarde delimitano l’orizzonte e la folla degli astanti. Ai volti bellissimi, ma quasi di genere, dei personaggi secondari si contrappone la drammaticità del gruppo centrale. L’opera ha una potenza espressiva e una capacità narrativa che incanta. I personaggi sono abbigliati secondo la moda quattrocentesca ed è, infatti, al 1486 che viene fatta risalire la sua realizzazione.

Alcuni particolari dell’affresco, riprodotti su formelle incorniciate da ferro battuto, andranno nelle Frazioni del Peschiolo e del Colle. Queste realizzazioni sono condizionate dalla nostra disponibilità economica (sono costose perché realizzate da un artigiano ed è inoltre necessaria la disponibilità dei singoli per collocarle nelle loro proprietà situate solo in luoghi come i centri storici, di passaggio, per consentire la loro massima fruizione: vorremmo arrivare dal semplice vedere al “sentire”).

Nel 2025 abbiamo fatto realizzare l’antico Stemma dell’Università di Lucoli oggi visibile nel fregio ligneo dell’organo dell’Abbazia di San Giovanni Battista. Lucoli era storicamente l’“Università di Lucoli” (o Universitas Castri Lucoli) dal 1532 al 1807, un’entità amministrativa feudale che includeva il centro principale e diverse frazioni, il termine “università” era utilizzato storicamente, in alcune zone dell’Italia centrale e meridionale, per denotare l’amministrazione civica o la corporazione degli abitanti di un luogo (spesso una frazione o un castello) che detenevano diritti collettivi su determinate risorse, come ad esempio le terre a uso civico.

Ringraziamo i nostri soci che contribuiscono alla ricerca dei fondi per questa attività e, uno in particolare, per la sapiente posa in opera di questi elaborati ceramici.

28 Dicembre 2025 0 comment
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