CAMPO FELICE SI RISVEGLIA DALL’INVERNO. LA NATURA CI PARLA E CI CHIEDE RISPETTO

by Amministratore
Un magnifico esemplare di  Bulbocodium Versicolor e le montagne di Campo Felice.
Foto di E. Mariani
Una famiglia di Bulbocodium Versicolor. Foto di E. Mariani
Campo Felice si è colorata del viola dei crochi.
Il Bulbocodium Vernum che da poco ha cambiato nome e si chiama Bulbocodium Versicolor è un genere di pianta molto antica e rara a Campo Felice. E’ genericamente definito “croco” il termine “kròke” fu dato da Teofrasto per indicare il filamento e i lunghi stimmi che simboleggiavano un legame d’amore.
Nella mitologia greca Kròkos era un giovane innamorato della ninfa Smilax: un amore destinato a finire perchè lui era mortale. Gli dei impietositi decisero di trasformare Smilax in Salsapariglia (Smilax aspera) e Kròkos in un bel fiore. In ricordo di tale amore impossibile il fiore rappresentò il “desiderio d’amore” e venne usato per adornare le tombe dei morti per amore. Anche nella civiltà minoica era un fiore sacro infatti a Cnosso e Festo compare come motivo ornamentale e per produrre una sostanza detta “crocina” usata come tintura.
Arrivando ai giorni nostri il croco è stato citato da tanti poeti tra cui G. Pascoli la cui prima strofa di questa poesia dice:
O pallido croco,
nel vaso d’argilla,
ch’è bello,e non l’ami,
coi petali lilla
tu chiudi gli stami
di fuoco….
Com’è facile calpestare un piccolo croco uccidendolo. L’Altopiano non deve essere calpestato va invece difeso.
Foto di E. Mariani

Natura da rispettare rifiuti di morte tra la neve che si scioglie: cartucce esplose.
Foto di E. Mariani

Natura da rispettare molti i rifiuti non biodegradabili: una sedia di plastica abbandonata nel sito del lago niveo.  Recuperata e gettata nella differenziata!
Foto di E. Mariani

Il lago niveo si sta lentamente formando. Foto di E. Mariani

Nella pseudocultura dominante non c’è comprensione per principi fondamentali come: equilibrio ecologico, sviluppo sostenibile, attività compatibili, sfruttamento durevole delle risorse… In un Paese confuso e destabilizzato, il rilancio dell’agricoltura la defiscalizzazione delle attività di tutela del patrimonio ambientale, la rivalutazione della cultura in ogni sua forma ed espressione (non solo ambientale) potrebbero essere delle valide soluzioni.
Abbiamo pubblicato appelli per l’altopiano di Campofelice ove sembra si stia consumando la solita logica della rapina della natura in nome del massimo guadagno per lo sfruttamento turistico. 
Forse la risposta a questi interrogativi è insita nel nuovo Manifesto per la costituente della cultura, già sottoscritto da numerosi intellettuali: “Noi, analfabeti seduti su un tesoro”. Noi italiani, “brava gente”, sapremo magari leggere e scrivere, ma soffriamo di un male peggiore, noto a livello internazionale come “analfabetismo funzionale” (functional illiteracy): non vediamo né custodiamo per il futuro i nostri beni più preziosi. Anzi, ci affanniamo piuttosto a svenderli e a distruggerli. Eppure è chiaro che continuare su questa strada significherà soltanto andare verso il declino.
Forse è giunto il momento di aprire gli occhi e rimboccarsi le maniche, per avviarsi sulla via della conoscenza e della salvaguardia di uno dei tesori di Lucoli: Campo Felice.
L’articolo 9 della Costituzione «promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Sono temi saldamente intrecciati tra loro.

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