IL RIFUGIO SEBASTIANI AL COLLETTO DI PEZZA e VINCENZO SEBASTIANI CHE GLI HA DATO IL NOME

by Amministratore

Il rifugio Sebastiani al Colletto di Pezza ha avuto una storia travagliata: progetti, nascite, rinascite. 
La prima proposta venne avanzata in un’assemblea della sezione CAI di Roma il 18 maggio 1913, dove si propose la costruzione di un rifugio che facilitasse l’escursione sul Monte Velino. Nel 1914 si riparlò in concreto del rifugio quando i soci Gallina e Sebastiani, incaricati da un’apposita commissione, identificarono in un sopralluogo una posizione adatta vicino al Colle del Bicchero, crocevia di tre diversi sentieri. La grave situazione internazionale, le ostilità nell’estate del 1914 e il terremoto della Marsica nel gennaio 1915 portarono ad un’arresto della vita della sezione. La guerra coinvolse tutti i singoli soci: l’Ing. Vincenzo Sebastiani si distinse nelle azioni al fronte che gli procurarono due medaglie d’argento. Nel 1919 Ettore Sebastiani, padre di Vincenzo Sebastiani, con una generosa donazione riportò l’attenzione sul progetto, che nel frattempo aveva subito dei cambiamenti della posizione per via del difficile accesso nei mesi invernali. La nuova commissione propose il Colletto di Pezza come sito idoneo per la nuova costruzione il 24 giugno 1921. Il 22 ottobre 1922 alla presenza del sindaco di Ovindoli, dei consiglieri, di trenta soci di Roma ebbe luogo l’inaugurazione del rifugio dedicato a Vincenzo Sebastiani.
Ma chi era VINCENZO SEBASTIANI che ha dato il suo nome al rifugio del CAI?
Vincenzo Sebastiani
Vincenzo era nato a Roma il 26 ottobre 1885 da Ettore e Gaetana Manari. Fin da bambino si appassionò a tutti gli esercizi sportivi, preferendoli a qualsiasi altro passatempo, e mettendo fin dal principio in luce le sue doti atletiche. Negli anni dell’Università dimostrò un notevole impegno soprattutto sotto il profilo sportivo e sociale. Fondò “L’unione giovanile per la moralità”, allo scopo di opporsi alla sfrenata licenza giovanile, combattendola con la rivista La Vita, ma principalmente con l’esempio della sua instancabile attività nelle più disparate discipline sportive.  
Fu abilissimo nuotatore della “Società Romana di nuoto”, con la quale prese parte a diverse gare nel Tevere. Fu ciclista, socio della “Audax”, con la quale vinse una corsa di 400 km. Fu motociclista esperto ed utilizzava le ore libere per istruttivi o dilettevoli viaggi in moto, soprattutto verso l’Abruzzo, regione che amava particolarmente per gli ambienti ancora selvaggi, la natura incontaminata e, soprattutto, per le montagne.
Era infatti, la montagna, la sua più grande passione. “Egli soleva dire che sulle alte cime dei monti i pensieri divenivano più puri, più spirituali”. Consigliere del “Club Alpino Italiano”, fu anche primo delegato in Roma del “S.U.C.A.I.”, associazione di studenti universitari aggregati al “C.A.I.” . Con gli studenti del S.U.C.A.I. fu autore di incredibili scalate su alcune delle maggiori cime della catena alpina. Sempre sulle Alpi, in Val d’Aosta, fu autore, insieme ad altri due giovani studenti, di un’altra impresa, riuscendo a recuperare, passando per una via mai esplorata prima, gli oggetti e i reperti personali appartenuti ai giovani fratelli Segato, alpinisti e figli di un generale dell’esercito, precipitati, nel corso di un escursione, dalla cima del Monte Grivola.
Ma l’attività alpinistica di Vincenzo Sebastiani volgeva verso nuove mete. Nel 1906 aveva infatti ricevuto in dono gli allora quasi sconosciuti “Ski”.  Iniziò così, insieme ad un gruppo di amici universitari, ad esercitarsi in questa nuova disciplina sportiva, presso i campi di neve dell’Abruzzo. Divenuto ormai “skiatore” provetto, partecipò nel 1912 a Cappadocia (AQ) alle gare di “Ski” indette in occasione del “Congresso delle Società Abruzzesi”, e a Roccaraso (AQ) in quelle promosse dallo “Ski-Club”, dove vinse varie gare di velocità e di salto. Nel 1913 fondò il “Gruppo Romano Skiatori”, di cui fu eletto vice-presidente, e stabilì ad Ovindoli (AQ) la sede del gruppo.
Nel frattempo, già dal 1910, Sebastiani si era laureato in Ingegneria Civile nella “Regia Scuola di Applicazione di Roma”. Da ingegnere, altrettanto attivo che come sportivo, condusse diversi lavori, tra i quali: la costruzione della conduttura d’acqua potabile di Amatrice, il risanamento igienico della città di Leonessa, la costruzione, sempre in questa città, della centrale elettrica che illuminò la località e i suoi dintorni. Diresse alcuni lavori anche a Roma.
Il 5 agosto del 1914 venne assunto, con la qualifica di sottocomandante, al Corpo dei Vigili del Fuoco di Roma.
Il 13 gennaio 1915 una fortissima scossa di terremoto distrusse Avezzano e molti paesi della Marsica. Sebastiani, quel giorno, si trovava a Leonessa, e intuì che da Roma sarebbero state inviate delle squadre per coordinare e partecipare ai soccorsi. Cercò fin da subito di rientrare in Roma, ma la situazione dei trasporti, fu subito molto precaria e non riuscì a partire.
Sebastiani non si perdette d’animo, e anche in questo caso, per raggiungere la stazione ferroviaria più vicina, indossò le sue scarpe da alpino, le armò degli “ski”, e giù di corsa “skiando” per le pendici del Terminillo, fino ad arrivare nei pressi della ferrovia dove riuscì a salire su un treno tra Cittaducale e Rieti, e raggiunse Roma.
Vincenzo Sebastiani, riuscì a tornare ad Avezzano con una squadra di vigili del fuoco.
Il Comune di Roma, il Governo del Re e la Fondazione Carnegie conferirono al Sebastiani la medaglia d’argento per gli atti eroici e i salvataggi compiuti.
Il 19 agosto del 1917, mentre era intento a coordinare le squadre di soccorso impegnate a spegnere un grave incendio sviluppatosi in un palazzo a seguito di un bombardamento, lo scoppio di una granata gli provocò delle gravissime ferite.




La salma di Sebastiani

Morì il 20 agosto, all’età di trentadue anni.

La targa in memoria di Vincenzo Sebastiani pressola caserma dei pompieri di Via Genova

Oggi la gestione del rifugio Sebastiani è di Eleonora Saggioro che è presidente della cooperativa Equorifugio. 

Eleonora gestisce da 13 anni il rifugio e recentemente ha contattato altri 49 “colleghi”, da nord a sud, per racchiudere in un libro le loro storie e i loro segreti gastronomici. E’ nato così il libro “50 Ricette/50 Rifugi. 

Fatto di “pensieri mentre l’acqua non bolle” edito da Il Lupo, una guida che racchiude in 120 pagine l’amore per la montagna e la passione per la sana cucina. 

Come scrive Eleonora, “Il rifugio non è solo un ristorante sui monti”, ma un modo di accogliere e di vivere in alta quota. Vero, dannatamente vero…..

Di seguito alleghiamo il programma del rifugio Sebastiani per questa estate.

Per saperne di più:
info@rifugiovincenzosebastiani.it
http://gruppostoricovvf.netsons.org/web/?p=457
http://www.anvvf.com/roma/pages/memoria-storica/sede-centrale/i-personaggi-storici/vincenzo-sebastiani.php

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