Tavola rotonda: Strategie di Conservazione dell’Orso bruno marsicano. Roma, 4 marzo 2014

by Amministratore

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“E’ innegabilmente il simbolo dell’integrità, della pace, libertà e bellezza delle nostre montagne.
Al di là delle leggi nazionali ed internazionali che lo tutelano l’Orso bruno, ed in particolare la popolazione di Orso bruno marsicano dell’Appennino centrale è per tutti gli italiani che amano la natura l’animale da salvare.
Protetto e scelto a simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, l’Ursus arctos marsicanus viene studiato e monitorato da anni da valenti ricercatori dell’Università di Roma, che hanno analizzato lo status e la salute della popolazione dal punto di vista genetico e formulato le necessarie raccomandazioni per la sua conservazione a lungo termine, che hanno trovato spazio, sotto l’egida del Ministero dell’Ambiente, nella stesura di un Piano di Azione nazionale per la Tutela dell’Orso bruno marsicano, che oggi conta circa 40 esemplari allo stato libero.
Questo impegno ha visto la fondamentale partecipazione, tra gli altri, degli esperti dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale, del Servizio Scientifico del Parco Nazionale d’Abruzzo, del Corpo Forestale dello Stato e, non ultimo, del WWF Italia, che da anni sostiene con le sue campagne di sensibilizzazione la salvaguardia di questi animali.
Malgrado questi sforzi, l’Orso bruno marsicano è a tutt’oggi ad alto rischio di estinzione. Anche di recente, alcuni soggetti sono stati trovati uccisi, vittime dell’ignoranza e della barbarie umana; il territorio in cui questi animali possono vivere in libertà e sicurezza è limitato; l’eventualità di epidemie o di altri imprevedibili eventi crea motivate ragioni di preoccupazione per la sopravvivenza di una popolazione, in fondo così limitata numericamente. In questo quadro, negli ultimi mesi sono state avanzate ipotesi di intervento con tecniche di conservazione ex situ – captive breeding e/o crioconservazione del seme – da parte della Società di Storia della Fauna “G. Altobello”, che hanno suscitato reazioni più o meno positive fra gli scienziati e gli appassionati della materia.
Nella consapevolezza che la conservazione delle specie minacciate può essere perseguita con successo solo unendo le forze di tutti coloro che intendono sostenerla e di quanto sia importante lanciare messaggi chiari ed univoci, ma soprattutto validi sul piano scientifico, sia al grande pubblico che alle Istituzioni, il Museo Civico di Zoologia di Roma ha organizzato una Tavola Rotonda, in cui tutte le parti interessate potranno avere l’opportunità di confrontarsi.
L’evento ha trovato ispirazione ed incoraggiamento non solo da parte dello stesso Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ma anche dell’Unione Italiana Zoo ed Acquari, che da anni sostiene attraverso attività di educazione e di raccolta fondi la conservazione di questo fantastico mammifero e che coopera con il Progetto Europeo di Conservazione dell’Orso bruno, i cui coordinatori parteciperanno al dibattito con l’apporto della loro preziosa esperienza.

Interverranno (in ordine alfabetico):
Luigi Boitani (Università di Roma “La Sapienza” e Comitato Direttivo SSC/IUCN)
Massimo Capula (Museo Civico di Zoologia e Comitato Scientifico WWF Italia)
Paolo Cavicchio (Giardino Zoologico “Città di Pistoia” e European Association of Zoo and Wildlife Veterinarians)
Paolo Ciucci (Università di Roma “La Sapienza” e Comitato Direttivo Progetto Life ARCTOS)
Eugenio Duprè (Ministero Ambiente, Comitato Tecnico Scientifico Network Nazionale per la Biodiversità)
Dario Febbo (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise)
Barbara Franzetti (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
Leonardo Gentile (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise)
Spartaco Gippoliti (Primate Specialist Group della SSC/IUCN)
Corradino Guacci (Società di Storia della Fauna “Giuseppe Altobello”)
José Kok (Fondazione Alertis, Amsterdam; Studbook dell’Orso Bruno Europeo; EAZA Bear TAG e Bear International)
Lydia Kolter (Università di Colonia e Giardino Zoologico di Colonia; EAZA Bear TAG; Studbook dell’Orso Bruno dagli occhiali; Bear Specialist Group SSC/IUCN)
Anna Loy (Università degli Studi del Molise)
Marco Panella (Ufficio Biodiversità del Corpo Forestale dello Stato)
Massimiliano Rocco (WWF, Progetto Life ARCTOS)
Cesare Avesani Zaborra (Parco Natura Viva e Unione Italiana Zoo ed Acquari)”.

 
***
VANNO BENISSIMO TUTTE LE AZIONI DI SENSIBILIZZAZIONE COME LE TAVOLE ROTONDE MA SI FACCIA CONCRETAMENTE QUALCOSA PER NON VEDERE PIU’ QUESTE SCENE.
Giovane orso di tre anni investito sull’A24 presso lo svincolo di Tornimparte – 25 aprile 2013
 

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3 comments

Anonimo 4 Marzo 2014 - 10:26

Oggi a Roma ci saranno molti dottori, stellette e tricolori a festeggiare la saga dell'orso. Si applaudiranno con forza e convinzione l'un con l'altro. Si racconteranno barzellette e si alterneranno molti illusionisti alla ricerca di SOLDI, di ONOREFICENZE, di medaglie. Di tutto si parlerà men che dell'ORSO. Troveranno altri sistemi per girare attorno all'ostacolo per non parlare dei problemi veri. Metteranno in bilancio altri dollari da sperperare a destra e sinistra ma non ci sarà cibo per l'orso, non ci sarà territorio per l'orso, non si parlerà di strade chiuse ad alta quota e sentieri chiusi in via definitiva
Parleranno signori in giacca e cravatta che non hanno mai visto un orso e non sanno cosa mangia, come dorme e dove vive. Riceveranno applausi da da servi riverenti e porta borse, da associazioni ambientaliste prolisse in cerca di dollari, altri dollari, per sputare futilità e sistemi improbabili, per evitare di affondare il coltello nel cuore.
L'orso ha bisogno di territorio selvaggio e di cibo e se ne frega di voi e dei vostri soldi.
Rossano Soldati

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amministratore 4 Marzo 2014 - 10:30

PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO STAMPA dell'Associazione Italiana per la Wilderness (AIW)
Riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente con Decreto 28 dicembre 2004 – G.U. n. 53 – 5 marzo 2005

ORSO BRUNO MARSICANO
Si studiano… altre ricerche!

15 MILIONI DI EURO non sono stati sufficienti! Li hanno spesi per studiare l’Orso marsicano negli ultimi dieci anni: Corpo Forestale dello Stato, Ministero dell’Ambiente, Regioni Abruzzo e Lazio, Parco Nazionale d’Abruzzo, Università La Sapienza, Unione Europea, WWF ed anche una filantropa cittadina americana. Risultati ai fini della sua protezione? ZERO!
Ora le ricerche sono state chiuse (si dice!). L’orso non lo hanno salvato, ma certamente sono stati creati, almeno di fatto, numerosi posti di lavoro per ricercatori e devoluti lauti stipendi per i coordinatori: un vero affare! Allora bisogna inventarsene altre (di ricerche)!
Il prossimo 4 marzo ci sarà una nuova riunione d’alto livello a Roma, sempre per cercare di trovare soluzione che possano impedire l’estinzione dell’Orso marsicano, ormai ridotto, secondo stime ottimistiche, a meno di 50 esemplari sparsi in tutto il Centro Italia. Obiettivo? Creare una banca del seme (Conservation breeding la chiamano, perché in inglese suona meglio!). L’idea certamente finirà per piacere ai politici, che quando sentono odore di soldi sono sempre disposti a finanziare qualsiasi iniziativa, specie se l’impegno è astruso e poco chiaro a chi dovrebbero andare i soldi. Le ragioni non le diciamo, ma sono intuibili. Intanto urge rimettere in ballo la giostra!
Eppure non si riescono a trovare poche decine di migliaia di euro annui da adibire alla semina di terreni per coltivazioni a perdere a favore dell’Orso. Per non dire del pagamento dei danni di lupi ed orsi almeno nell’area dei Parchi abruzzesi dove la predazione del lupo finisce per aiutare indirettamente anche l’orso. Troppo semplice, troppo banale, troppo ovvio, troppo popolare e troppo rurale e… troppo ragionevole. Vuoi mettere gli studi universitari?! In Trentino hanno addirittura fatto “quattro anni di ricerche e 256 interviste in 400 pagine” per scoprire l’acqua calda (ovvero, che l’orso è timoroso dell’uomo!). Siamo al colmo, se non al ridicolo! E allora avanti con la Conservation breeding. Se non altro avremo un bel po’ di orsi domestici (qualcuno li chiamerà poi “problematici”), certi che per introdurli nell’ambiente e/o risolvere i loro problemi (per questo hanno già creato un team, educato a suon di professori e corsi di studio!) saranno poi stanziati altri soldi.
Noi siamo più semplici, pratici e, crediamo, ragionevoli:

1. Severo controllo turistico, con chiusura assoluta a tutti, di non pochi territori selvaggi da riservare all’orso, senza deroghe di sorta.

2. Coltivazione cospicua di terreni agricoli, oggi praticamente tutti in abbandono, con colture a perdere, da difendersi con la realizzazione di “Recinti Finamore”.

3. Incentivazione della pastorizia ovina, oggi sempre più abbandonata e/o proibita, possibilmente con iniziative di diretta gestione da parte degli apparati pubblici (con pagamento rapido dei danni e rimborso agli allevatori di tutte le perdite dirette e indirette di lupi ed orsi).

4. Controllo severo, con drastica riduzione delle presenze, del cinghiale (ma anche del cervo) nella zona del Parco e nelle sue aree circostanti.

5. Blocco assoluto di ogni progetto di sviluppo urbanistico al di fuori delle zone abitate e abitabili (ovvero zone D del Parco) nell’area di habitat primario dell’orso.

Murialdo, 1 Marzo 2014 Franco Zunino
Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness
già primo studioso sul campo dell’Orso marsicano

Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale (ONLUS) – Codice Fiscale: 90003070662 – Segreteria Generale:
Via Bonetti 71 . 17013 Murialdo (Savona) – Tel/Fax 019.53545 – Cell. 338.4775072 – wilderness.italia@alice.it

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Anonimo 6 Marzo 2014 - 7:41

Bravo Rossano

Marcello

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