UN NUOVO PROGETTO DI STUDIO PER LE VARIETA’ DI FRUTTA ANTICA DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI

Studiare e descrivere per capire le caratteristiche delle piante che coltiviamo

by Noi x lucoli

NoiXLucoli è un’Associazione del territorio. Il termine “territorio” va inteso nel senso più ampio e completo, indicando sia lo spazio fisico (delimitazione geografica, orografica, geo-pedologica, climatica), sia lo spazio antropico (elementi tipici delle modalità di insediamento dell’uomo), come pure l’insieme di valori, storia e cultura che lo caratterizzano (dinamica e stratificazione nel tempo della presenza dell’uomo, incluso anche il concetto di “cultura tecnologico-produttiva e agricola”), poiché il recupero e la valorizzazione delle “valenze locali” o “territorio” è possibile solo attraverso una valutazione complessiva di tutti gli aspetti che contribuiscono alla sua definizione. L’attività per il territorio dell’Associazione è prevalentemente concentrata sull’identificazione del materiale genetico frutticolo dell’Appenino a rischio di erosione meritevole di studio e protezione. Il “laboratorio” ideale per questa attività è il Giardino della Memoria del Sisma del 2009 di Lucoli che abbiamo dedicato alle vittime del terremoto. Nel Giardino sono coltivate risorse genetiche autoctone, di ambito locale, con “probabile origine o antica diffusione secondaria”.

Nel processo di crescita e qualificazione dell’attività associativa, dopo quattordici anni, abbiamo voluto capire quali delle specie che coltiviamo appartengano a risorse che sono prettamente locali o comuni a più province limitrofe e addirittura a più regioni.  C’è da dire che, mentre è relativamente semplice studiare le varietà moderne e i sistemi sementieri formali, in cui il nome della varietà indica una ben determinata entità con diversità genetica ridotta o nulla, al contrario è più complesso analizzare quanto succede a livello di varietà locali di tipo informale, che generalmente mantengono più elevati livelli di diversità genetica. La loro stessa natura rende di fatto difficile identificare entità discrete, come testimonia il fatto che i nomi locali non sempre riflettono la storia genetica delle varietà, ma ad esempio il luogo di coltivazione. Nomi differenti possono essere attribuiti a genotipi identici o, al contrario, lo stesso nome può essere associato a materiale genetico diverso. Abbiamo deciso di iniziare dalla descrizione dell’aspetto delle piante che rappresenta uno dei più importanti strumenti d’indagine della biodiversità. Tale descrizione, basata sul rilievo di caratteri morfo-“siologici, consente di caratterizzare, distinguere e identi”care le varietà, utilizzando apposite metodologie di confronto. Le schede descrittive che produrremo relative alle diverse specie coltivate sono strumenti che permetteranno di:

  • uniformare il più possibile i rilievi anche eseguiti da operatori diversi riducendone la discrezionalità;
  • uniformare il sistema descrittivo ad altri sistemi già esistenti per quelle varietà permettendo il confronto con descrizioni di riferimento;
  • predisporre una banca dati delle varietà allevate nel Giardino della Memoria.

Con l’obiettivo di divulgare le nostre esperienze, rendendole fruibili alla Regione Abruzzo ed ai portatori d’interesse nazionali, abbiamo iniziato l’attività di caratterizzazione di 24 delle specie coltivate nel Giardino, che si unisce all’attività di studio avviata con il CREA per altre 4 varietà delle quali NoiXLucoli è Agricoltore Custode.  Ci siamo impegnati, investendo nostre risorse economiche, a promuovere un approccio integrato alla ricerca delle risorse fitogenetiche che coltiviamo e il primo passo sarà quello di descrivere in modo specifico alcune cultivar per caratterizzarle in modo esaustivo basandoci sugli indicatori proposti dall’International Union for Protection of New Varieties of Plants (UPOV) al fine di accertarne la Distinguibilità, Uniformità e Stabilità. Sono stati presi in considerazione descrittori morfologici e fenologici concordati e messi a punto a livello nazionale dal Gruppo di Lavoro sulla Biodiversità agricola del Comitato Permanente per le Risorse Genetiche in Agricoltura.

Il progetto, della durata di diversi mesi, è realizzato dal Dott. Pietro Massimiliano Bianco tecnologo e ricercatore dell’ISPRA e dal Dott. Marco Tiberti agronomo forestale.

Domenica 25 febbraio è iniziata la prima fase di acquisizione dei dati riguardante i diversi organi e parti degli alberi. Le osservazioni dovevano essere realizzate durante il periodo di riposo vegetativo.

Seguirà a breve l’osservazione dei fiori e delle foglie. Successivamente, durante la fine dell’estate sarà realizzata l’osservazione dei frutti.

Tutte le rilevazioni saranno corredate da immagini fotografiche. I risultati dello studio saranno pubblicati sul Sito Web di NoiXLucoli e anche resi fruibili tramite QRCode sugli alberi stessi.

Questa attività è volta anche a connotare Lucoli come luogo di studio della biodiversità vegetale di interesse agricolo. Le varietà locali si sono mantenute fino ad oggi grazie all’azione moltiplicatrice/conservatrice degli agricoltori e allo scambio tra di loro di seme e/o altro materiale di moltiplicazione vegetativa. Questo scambio di materiali, accompagnato anche da quello delle informazioni su usi e tradizioni (la memoria storica), non ha mai avuto una veste formale e non è mai stato regolamentato da norme scritte e ora rischia di andare perduto.

L’obiettivo delle leggi regionali è quello della tutela e valorizzazione del patrimonio delle risorse genetiche autoctone, in particolare quelle a più elevato rischio di erosione. Questo passaggio semantico sembra finalizzato ad una visione più organica delle risorse genetiche, dove la valenza economica del termine “risorsa” si unisce agli aspetti ecologici, agronomici, culturali e storici che legano il concetto di “territorio” a quello di “varietà”. Le risorse agricole connotano anche l’identità di un territorio è su questi aspetti di “riscoperta” che siamo concentrati con le nostre finalità associative anche nel voler condividere i nostri sforzi con gli obiettivi regionali, considerandoci uno strumento e un laboratorio.

E’ innegabile che queste esperienze sono opportunità di crescita per i nostri soci e per il territorio, le attività che realizziamo sono pubbliche e coinvolgiamo chiunque voglia assistere al lavoro dei ricercatori.

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