LA GENTE DI LUCOLI: MARIO SEMPLICE DETTO “STICCHIAZZO”

by Amministratore
Con le pagine di questo blog ci spendiamo per annotare le testimonianze e le preziose memorie di tante persone al fine di dipingere i ritratti della gente vissuta a Lucoli, per restituire ai contemporanei un loro ricordo, per riportarli “agli occhi della mente”.

Scriviamo le storie dei “personaggi” e delle “personalità” che hanno saputo a loro modo valorizzare il territorio e la sua storia recente. Per coloro che sono scomparsi ne ricostruiamo la figura intervistando le famiglie e i conoscenti. Siamo dei cronisti dilettanti, però entusiasti.
Nei racconti e nei caratteri dei lucolani che siamo riusciti, nel tempo, a ricostruire sono di fatto condensate e riassunte alcune delle principali caratteristiche comuni agli abitanti del territorio, caratterizzate da storie millenarie di forza e rispettosa lotta con la rigida natura di una terra incuneata tra le montagne, avara di terreni da coltivare e da strapparsi e contendersi con le unghie e i denti all’incedere dei sassi e dei boschi….. 
Sono storie di gente che ha radici solide “verticali” (monofamiliari, si registra poca cooperazione allargata al paese) come i grandi alberi, grande resistenza alle avversità, ma anche storie di persone spigolose poco inclini all’amicizia. Un vecchio proverbio umbro recita “Gente di montagna, chi la perdeassai guadagna”: Gente di montagna, chi la perde molto guadagna. 

Con l’aiuto di Anna Rita Semplice oggi scriviamo di suo padre: Mario Semplice soprannominato “Sticchiazzo”, un uomo che ha pensato anche alla sua comunità.

Mario Semplice a Milano
Il taglio della legna a Collimento

Mario, che costruì la sua vita e quella della sua famiglia dal nulla, nacque nel 1934 e fino all’età di quattordici anni crebbe con la madre e con i due fratelli, infatti, conobbe il padre Alfonso, al ritorno di questi dalla prigionia dopo la guerra d’Etiopia (iniziata nel 1935 ma terminata formalmente il 10 febbraio 1947). Gli abruzzesi in questa guerra si distinsero per eroismo gratificato con la concessione di 19 medaglie d’Oro, 231 medaglie d’Argento, 550 medaglie di Bronzo e 881 Croci di Guerra. Accanto ai militari, operarono anche alcune legioni di lavoratori impegnate nell’apertura di strade e nella realizzazione di opere pubbliche che garantirono il facile ed immediato rifornimento alle nostre prime linee. Una curiosità terribile su questa guerra riguarda una accise sulla benzina: paghiamo ancora oggi 0,00103 euro al litro per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935-1936 (chissà se Alfonso Semplice lo sapesse, dopo aver impegnato i migliori anni della sua vita in questo evento, cosa direbbe visto che anche i nipoti e pronipoti condividono questa sua “croce”, ancora oggi….. nel 2015).  

Alcune rappresentazioni pittoriche della guerra d’Etiopia

Mario era bello, astuto, vedeva oltre e coglieva le opportunità. Il suo carattere era gentile. Il suo primo lavoro al Bar Scataglini dell’Aquila. La figlia ci ha raccontato l’aneddoto delle “banane” che Mario doveva cercare in cantina, più volte riferì di non trovarle e si prese anche una “mazziata” ma non disse che non le aveva mai viste e non avrebbe mai potuto riconoscerle, lui le cercava tra le bottiglie. Scataglini gliene regalò un casco intero e lui ne fece indigestione e stette male. Lavorò per venticinque anni al Bar Eden dell’Aquila. Ma di lavori ne faceva tanti, soprattutto quando decise di sposarsi e di comprare un terreno dal Signor Saotta. 
Si costruì la casa anche tagliando la legna in piazza per i paesani e poi pensò di aprire un ristorante sempre per migliorare e costruire il futuro.
E qui arriva il bello, dopo aver costruito le basi per la sua famiglia cominciò a pensare al territorio di Lucoli: fondò e sostenne la prima squadra di calcio, i giocatori avevano la tenuta di colore amaranto. Come scrisse Pasolini “Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro”. (Saggi sulla letteratura e sull’arte, Vol. II, Meridiani Mondadori, Milano 1999).
La squadra come un modo nuovo di concepire lo stare insieme, utile ad una crescita non solo fisica, ma anche etico-educativa ed a Lucoli di questa spinta c’è stato sempre il bisogno. Il calcio come altri sport di squadra favorisce la collaborazione tra i giocatori, non c’è individualismo; se questo messaggio di aggregazione passa tra i giovani di una comunità si formano individui migliori e lo sport aiuta la società perché chi fa sport vuole una vita sana. 
Oggi Lucoli non ha una propria squadra.
Mario fondò a Lucoli la sede dell’Associazione Alpini, questo era un’altro dei suoi amori.
Raccontare la storia di una vita come quella di “Sticchiazzo”, può essere troppo difficile, specialmente se quella storia è nel cuore della sua famiglia, coltivata per una vita, diventa l’obiettivo di un momento di pausa che conceda di trovare la giusta concentrazione e, soprattutto, il tempo per mettere insieme i diversi passaggi, secondo una sequenza logica, affinché possa assumere una sua credibilità. 
Con le pennellate leggere di questo scritto abbiamo voluto aprire una strada che, per molti, come per noi, dovrà fornire uno spiraglio per ritrovarsi dentro il tempo e, nel tempo, dando il giusto peso a certi “figli” di Lucoli che stentano ad essere valorizzati dai loro coetanei e possono risultare sconosciuti alle nuove generazioni. Una comunità ha bisogno di avere ben presenti le sue radici per essere forte.
Il nostro stimolo è quello di voler provare a rimettere in gioco il passato rileggendolo con gli occhi di oggi: riportarlo “agli occhi delle mente”
Mario Semplice è stato un pioniere per la sua famiglia e per ciò che ha saputo costruire a Lucoli soprattutto per gli altri: ce ne sono ancora di persone come lui?
 

Una vita di lavoro

Per sapere di più sull’Abruzzo e la guerra d’Etiopia: http://www.terremarsicane.it/marsica/node/398

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4 comments

Gianni Soldati 8 Settembre 2015 - 6:17

un grande uomo, uno che a Lucoli ha lasciato il segno indelebile del suo passaggio, apparentemente rude, sincero e con una sola faccia da mostrare, la sua, l'unica.

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Anna Rita 8 Settembre 2015 - 6:17

non so se ci saranno ancora persone come lui, ma è quello che spero che i miei figli diventino e per la mia gente. Ringrazio di cuore Emanuela Mariani per aver messo insieme i miei pensieri e data la possibilità di parlare e raccontare di mio Padre.
Un UOMO
U n grande Uomo….ma forse sono di parte..
Grazie ancora.

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amministratore 8 Settembre 2015 - 10:53

Grazie delle risposte.
Mi piace rispondere con un bel testo di Franco Arminio che suggerisco a tutti di leggere.
"Noi siamo nel nostro corpo e anche fuori. Non c'è nessuno che raccoglie il sudore con cui abbiamo aperto la portiera di una macchina in un pomeriggio estivo, non c'è nessuno che conserva lo sguardo con cui abbiamo guardato un cane in un'alba invernale. La nostra vita non ha un dio che la segue e neppure un dio che la precede. Si svolge in disordine, nel disordine delle altre creature. Da qualche parte c'è un albero che potrebbe rimproverarci di avergli staccato una foglia in un momento di distrazione. Abbiamo baciato un seno in un lontano giugno di molti anni fa e non ricordiamo il nome della donna, non ricordiamo il nome di un vecchio che davanti a una fontana riempiva una bottiglia d'acqua. Non c'è un deposito per queste scene."
Eppure, aggiungiamo noi, la memoria va alimentata e custodita come un fuoco sacro, cercando i "segni" lasciati da gente giusta e di buona volontà come Mario Semplice.
Grazie per averci fornito il materiale.

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Roberto Soldati 24 Settembre 2015 - 6:45

Grande Mario! quando venivo a piedi all'alba per la stradina che da San Giovanni porta a Collimento si vedeva il fumo dal comignolo del bar significava che la colazione era assicurata….rob/soldati

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