La cultura non è soltanto conservazione del passato, ma una leva contemporanea di welfare comunitario: un ambito in cui le persone, attraverso la partecipazione, costruiscono appartenenza. Da due anni proviamo a praticare la filosofia dell'attenzione, del contatto umano e della cultura locale, per riscoprire, apprendere e ascoltarsi. Questo concetto, vuole promuovere la sacralità dell'ascolto: nei piccoli paesi l'incontro non è mai frettoloso. Ci si ferma ad ascoltare la storia dell'altro, riconoscendo il valore della memoria e del silenzio è su questo valore che sono nati gli incontri di "cultura sotto gli alberi" all'ombra del Giardino della Memoria di Lucoli.
Con l’incontro sui “Mistici di Lucoli” il Dott. De Nicola entrerà nella storia della terra abruzzese e di Lucoli, facendoci riscoprire due mistici che hanno vissuto intensamente la vita per amore di qualcuno: Cristo. La Chiesa li chiama “santi” o, a seconda di alcune circostanze, più semplicemente “beati”: persone riuscite che non hanno sprecato la loro esistenza, che hanno amato Cristo più di ogni altra cosa, che in forza di questo amore hanno servito il mondo. La Chiesa mette sull’altare queste persone perché, da madre amorevole, è come se volesse dire a tutti: ecco, guardate loro, fate come loro e la vostra vita sarà piena, feconda, riuscita.
Attorno a tanti di questi nomi nel corso dei secoli sono sorti luoghi dove l’incontro con il Divino risulta come “facilitato”: santuari, chiese, monasteri, abbazie, eremi, edicole e cappelle, l’Abruzzo è costellato da mille segni sacri, che tratteggiano ancora oggi straordinari itinerari di fede dal fascino intenso, che solo una visione riduttiva e consumistica può declinare come “turistici”. San Franco di Assergi visse per venti anni nell’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli e la Beata Cristina fino a venticinque anni nella sua casa di Colle di Lucoli, oggi in vendita e da recuperare dopo il sisma del 2009. L’Abruzzo, soprattutto nel Medioevo ha dato “il meglio di sé”: la sua conformazione morfologica, infatti, ha favorito l’insediamento di un gran numero di monasteri e luoghi di culto rupestri ideali per la contemplazione e l’eremitaggio. Tutti più o meno conoscono la vicenda terrena di San Franco da Assergi eremita. Nato a Roio (Aq) tra il 1154 e il 1159, questo personaggio scelse di vivere in una stretta cella in una grotta tra le rocce, praticando il digiuno e la preghiera: ora i resti del suo corpo sono chiusi in un’urna nella chiesa di Santa Maria Assunta ad Assergi, però a Lucoli in pochi lo ricordano.
Parlare oggi degli eremiti del Medioevo non è un semplice esercizio di nostalgia medievale, ma risponde a profonde esigenze contemporanee. I mistici vissero in epoche di radicale transizione: la nascita dei comuni, lo sviluppo dei mercati finanziari, l’urbanizzazione caotica e la forte crisi istituzionale della Chiesa.
In quel contesto di profondo rumore e materialismo, la scelta eremitica di figure come Pietro del Morrone (futuro Papa Celestino V) nacque come una protesta silenziosa e radicale per ritrovare l’essenziale. Oggi, in una società iperconnessa e dominata da stimoli costanti, queste esperienze storiche offrono chiavi di lettura straordinariamente attuali.
Parlando di San Franco di Assergi ci conquista, a noi votati alla natura, il suo approccio all’ecologia e alla decrescita. La scelta dei monaci medievali di rifugiarsi in valli impervie e foreste si basava su un rapporto di rispetto, sussistenza e armonia con l’ambiente naturale. In un’epoca segnata dal cambiamento climatico e dal consumismo sfrenato, la loro “regola” di vita minimalista parla direttamente ai moderni movimenti di decrescita felice, transizione ecologica e autosufficienza energetica o alimentare. Paradossalmente, l’eremitismo non è scomparso: secondo le stime pastorali riportate da quotidiani come Avvenire o approfondite in inchieste di Aleteia, in Italia ci sono centinaia di eremiti contemporanei. A questi si aggiunge il fenomeno sociologico dei “nuovi eremiti urbani” o dei giovani che soffrono di isolamento sociale forzato. Studiare gli eremiti storici aiuta a distinguere l’isolamento distruttivo (la solitudine subita) dalla solitudine scelta come spazio di crescita, offrendo spunti terapeutici importanti per la salute mentale moderna.
Si parlerà di tanti argomenti: la nostra sfida sarà quella di riscoprire, in un cordiale incontro (che vuole abbatte le barriere tra chi parla e chi ascolta, di condivisione orizzontale, dove il pubblico non è un semplice spettatore passivo, ma parte attiva dello scambio) San Franco di Assergi e la Beata Cristina, non come eroi irraggiungibili, ma come persone normali che hanno vissuto l’amore e il dovere nel caos della vita di tutti i giorni.



La cultura non è soltanto conservazione del passato, ma una leva contemporanea di welfare comunitario: un ambito in cui le persone, attraverso la partecipazione, costruiscono appartenenza. Da due anni proviamo a praticare la filosofia dell'attenzione, del contatto umano e della cultura locale, per riscoprire, apprendere e ascoltarsi. Questo concetto, vuole promuovere la sacralità dell'ascolto: nei piccoli paesi l'incontro non è mai frettoloso. Ci si ferma ad ascoltare la storia dell'altro, riconoscendo il valore della memoria e del silenzio è su questo valore che sono nati gli incontri di "cultura sotto gli alberi" all'ombra del Giardino della Memoria di Lucoli.