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OBIETTIVO SUPERAMENTO EMERGENZA DETERMINATA DAL SISMA MA C’E’ LA VARIABILE SICUREZZA NEL TERRITORIO…….

by Amministratore 15 Gennaio 2014
In tanti documenti programmatici amministrativi si legge oramai da quasi cinque anni che occorre superare l’emergenza determinata dall’evento sismico dell’aprile 2009 attraverso la ripresa socio economica e produttiva nei territori colpiti mediante il ripristino delle attività economiche e sociali.
Non è un mistero che al momento, le attività produttive localizzate su un’ampia parte del territorio regionale risultano fortemente penalizzate da diseconomie evidenziate nelle analisi del contesto ed amplificate dal recente evento calamitoso. Tali diseconomie provocano pesanti ripercussioni anche sul piano occupazionale e sociale ed enfatizzano il processo di contrazione demografica già in atto nei comuni delle aree interne e montane, ancor più se del cratere.
Il sisma ha prodotto delle flessioni economiche e produttive in certi settori, ulteriormente aggravati in una fase economica congiunturale generale contrassegnata da indici con segno negativo (crisi economica – finanziaria).
Tutto questo vale anche per Lucoli la cui ricchezza prioritaria è rappresentata dall’offerta turistica, offerta di destinazione, di un sistema territoriale sul quale poter intrecciare percorsi ed itinerari tematici, di intersezioni e complementarità fra settori e filiere, di risorse fruibili, di servizi ricettivi e complementari diffusi su un territorio percepito e fruito dal turista al di la dei confini strettamente amministrativi, un sistema di accoglienza complessivo, di accessibilità, di mobilità, di integrazione fra offerte di prodotti e di linee commerciali riconducibili anche alla cosiddetta “marca” Abruzzo.
La Frazione di Colle di Lucoli come Pompei
Dopo il sisma, infatti, il collasso dell’economia turistica, inevitabilmente connesso con i danni strutturali al patrimonio abitativo di residenti e villeggianti, ha scompaginato questa economia. Il danno commerciale, di immagine, di posizionamento, di appeal turistico, è stato enorme, le difficoltà connesse alla ricostruzione lo hanno amplificato.
I piccoli borghi giacciono, con poche eccezioni, congelati nella loro rovina strutturale, abbandonati dagli uomini.E’ qui che si innesta un’altra e più subdola emergenza quella della sicurezza dei beni, anche artistici ed architettonici, oltre che privati, presenti negli immobili lesionati ed inagibili di Lucoli.
Uno dei dipinti trafugati, ad agosto 2012, nella Chiesa di S. Maria delle Grazie della Frazione Spogna: “Visione della Beata Cristina“. Beata Cristina da Lucoli, Cristo, suore, angeli, cherubini, inginocchiatoio. Stato di conservazione: discreto. Soggetto: visione della Beata Cristina da Lucoli. Estensione: 140 x 100. Materia e tecnica: tela/ pittura a olio. Data di creazione: 1700.

 

Tale emergenza è diffusa su tutto il territorio ed è esplosa dopo il sisma. L’impegno della forze dell’ordine è encomiabile, ma forse serve un potenziamento degli organici. I sindaci dei Comuni dell’Aquilano, alle prese con il dilagante fenomeno della microcriminalità, hanno bocciato l’idea di turni di vigilanza organizzati dai cittadini, per potenziare i controlli e prevenire atti criminosi. Ed hanno più volte richiesto l’aumento del numero di agenti in servizio nel cratere.
Le abitudini, dopo il terremoto, sono cambiate e di questo i cittadini devono essere consapevoli, dovrebbero avere anche un ruolo più attivo, segnalando alle forze dell’ordine movimenti sospetti.
Tutti sanno che a Lucoli sono avvenuti molti episodi di microcriminalità come i furti di rame, sempre più numerosi, messi a segno di notte, persino nei cimiteri.
La prospettiva è ancora più preoccupante, infatti con l’apertura dei cantieri legati alla ricostruzione pesante arriverà altra manodopera e i problemi di controllo del territorio aumenteranno. Anche Emilio Nusca, ex sindaco di Rocca di Mezzo e coordinatore dei sindaci del cratere, affermò in una intervista che «occorre un aumento delle forze dell’ordine in servizio nell’aquilano, in particolare nei piccoli centri e nelle zone periferiche. La rapida diffusione della microcriminalità è un dato incontrovertibile, ma il controllo spetta alle istituzioni».
E’ degli ultimissimi giorni di dicembre la notizia dei controlli richiesti sul territorio di Lucoli, alle forze del Nucleo Prevenzione Crimini, da parte del Sindaco di Lucoli Valter Chiappini, controlli giunti un momento di “pieno turistico” ma sempre emblematici ed in grado di fornire chiari messaggi.
Apprezziamo questa iniziativa dell’Amministrazione Comunale di
Lucoli che vuole rappresentare un tentativo di salvaguardia dei nostri beni sui quali incombono minacce concrete di violazione e ruberia, perché posti nell’impossibilità di essere ricostruiti, tutt’ora inagibili e quindi forzosamente privati della presenza umana dei proprietari.
Siamo convinti che sia importante svolgere un lavoro complesso e armonioso di raccolta di memoria, di tessitura, di conoscenza della Comunità, di consapevolezza delle ricchezze artistiche esistenti sul territorio, di dialogo e interazione continua tra Istituzioni e cittadini perché permette a chi di dovere (Istituzioni e forze di pubblica sicurezza) di adeguare i suoi strumenti per meglio intervenire nella tutela del territorio e delle sue ricchezze materiali, artistiche, naturali (siano esse pubbliche o private). Questo lavoro di integrazione va svolto anche dai privati cittadini, che, come più volte sollecitato da queste pagine debbono sentirsi motivati ad una cittadinanza attiva, sia collaborando con le Istituzioni, sia monitorando i loro beni per non lasciarli troppo a lungo incustoditi.
 
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Forestale del Comando di Lucoli salva a Campo Felice due appassionati di sleddog e i loro 12 cani.

by Amministratore 8 Gennaio 2014
Leggiamo dalla stampa locale di ieri.

(ASCA) – L’Aquila, 7 gennaio 2014 – Solo un grande spavento: grazie al tempestivo intervento della Forestale sono rimasti illesi due fratelli cinquantenni aquilani, impegnati nella pratica dello sleddog, precipitati in un lago nella piana di Campo Felice, mentre ne percorrevano la superficie ghiacciata.
Lo spessore del ghiaccio, assottigliatosi per il repentino rialzo termico, ha ceduto al passaggio dei due conduttori e della slitta trainata da 12 husky. I due uomini sono caduti nel lago rimanendo sommersi dall’acqua fino al bacino, mentre i cani, legati tra loro, non riuscivano a guadagnare la riva. Partita la richiesta d’aiuto sono intervenuti sul posto i Forestali del soccorso e vigilanza sulle piste da sci che operano a Campo Felice e quelli del Comando Stazione Forestale di Lucoli.
Il tempestivo intervento ha permesso di salvare gli animali dall’assideramento e di riportare a riva i due fratelli. Grande lo spavento per i due appassionati dello sleddog, completamente illesi, mentre i 12 husky hanno riportato solo un lieve principio di assideramento, in attesa di essere visitati da un veterinario che ne accerti definitivamente lo stato di salute.
Da qualche anno a questa parte anche in Italia va crescendo la popolarità delle corse con cani da slitta, note anche come sleddog. Questo sport – se così vogliamo chiamarlo – inizia a diffondersi nella nostra penisola alla fine degli anni Ottanta, sull’onda del successo riscosso a quell’epoca dai cani di razza Siberian Husky.

***

Oggi questa pratica conta numerosi club, centri e scuole sparsi in tutta Italia, con gare e manifestazioni promozionali organizzate ogni anno e una federazione nazionale attiva dal 2003. Il 4 febbraio 2011 si è svolto a Campo Felice il Campionato Europeo di Sleddog. Le gare di sleddog possono essere praticate su percorsi brevi (6-40 Km) a ritmi molto sostenuti, oppure a tappe su tragitti più lunghi (che possono arrivare anche oltre i 1500 Km) e a ritmi più lenti ma mantenuti più a lungo.
Se è vero che i cani sono buoni corridori e ottimi marciatori, non si può sostenere che queste competizioni siano naturali.

I cani usati in queste gare, contrariamente alle apparenze, non trovano niente di entusiasmante nel trainare pesanti slitte a ritmo di corsa o in marce esasperate della durata di diverse ore.
Ciò è in evidente contrasto con la natura dell’animale, infatti in natura un lupo – progenitore del cane – si impegna in una corsa solo in caso di necessità (per caccia o fuga) oppure per gioco, mentre le lunghe perlustrazioni per gli estesi territori di caccia consistono in lente e tranquille passeggiate. Inoltre chiunque può facilmente osservare come un cane lasciato libero viva immerso nei suoi sensi, fermandosi ripetutamente per annusare, scrutare, ascoltare, mentre nella rigida disciplina imposta nelle sleddog tutto ciò viene negato all’animale. Infine, questa attività incrementa la nascita di animali per un destino in cattività: e la vita in cattività non è affatto naturale, e ciò vale anche per il cane, benché le abitudini umane possano lasciare apparire la sua costrizione in cattività come qualcosa di accettabile e normale.
Inoltre, a differenza di un atleta, che si dedica a lunghi e faticosi allenamenti e a gare estenuanti in quanto fortemente motivato, un cane da slitta – così come qualsiasi altro animale sfruttato in competizioni simili – non comprende il senso degli intensi sforzi fisici che è costretto a compiere. E l’essere sottoposti ad uno sforzo al limite della propria resistenza fisica senza essere sostenuti da una adeguata motivazione genera inevitabilmente stress e sofferenza psicologica. I cosiddetti premi (qualche bocconcino e qualche carezza), che dovrebbero rientrare in un normale modo di rapportarsi con un cane domestico, non sono tali da poter giustificare allenamenti così intensi e gare così stremanti.

Poiché l’esito di queste gare è determinato unicamente dalle prestazioni fisiche dei cani e non richiede nessuna abilità particolare né del musher (il pilota della slitta) né degli animali, è facile ipotizzare – così come avviene nelle corse con cavalli – il ricorso frequente a sostanze dopanti che ne incrementino le capacità fisiche: l’uso del doping viene infatti scoraggiato dagli stessi regolamenti dell’ISDRA (International Sled Dog Racing Association), che sanzionano «l’uso di qualsiasi sostanza (dagli steroidi all’aspirina) che possa influire sulle prestazioni di un cane».
La somministrazione di queste droghe rappresenta per l’animale un ulteriore elemento di sofferenza psicologica, in quanto l’alterazione artificiale della fisiologia viene percepita dall’animale ma risulta incomprensibile poiché estranea alle sue sensazioni fisiologiche normali.
Oltre a tutto ciò, poiché queste competizioni richiedono l’uso di soli cani sani e giovani, è facile intuire il triste destino che spetta a quei cani che subiscono traumi fisici, che si ammalano, che invecchiano. Si consideri che un musher può possedere anche un “team” di 16 cani, per cui un cane non più idoneo a correre rappresenta solo una spesa supplementare.
Anche durante le pause, i cani sono tenuti a rimanere all’aperto. In molti stati degli USA tenere un cane fuori per 10 giorni con temperature ghiacciate sarebbe considerato un reato di maltrattamento, ma le leggi dell’Alaska esentano le sleddog da queste limitazioni: invece di essere considerato un reato, questo è un requisito dell’Iditarod.
I musher possono partecipare con team da 12 a 16 cani, ma poiché molti cani rimangono feriti o stremati lungo il tragitto, solo chi arriva al traguardo con almeno sei cani può dichiararsi vincitore. Lungo il percorso sono previsti controlli medici per i cani, ma la maggior parte dei veterinari appartengono all’International Sled Dog Veterinary Medical Association, un’associazione che promuove le corse di sleddog, che pertanto ha tutto l’interesse a tenere nascosti gli aspetti più tetri di questa gara.

Secondo stime dello Sled Dog Action Coalition, almeno 142 cani sono morti nelle varie edizioni. Un musher viene sospeso se il cane muore per maltrattamenti, ma non viene squalificato se «la causa di morte è dovuta a circostanza, natura del sentiero o forza al di là del controllo del musher. Questo comprende i rischi del viaggio in terre selvagge. […] La morte di un cane è un evento spiacevole, ma ci sono casi in cui ciò può essere considerato inevitabile».

In qualità di animalisti ed ambientalisti non consideriamo favorevolmente questa pseudo attività sportiva.

Per saperne di più:
http://wwwhttp://www.corriere.it/animali/12_marzo_06/sleddog-maltratta-cani-durante-gara-musher-italiano-sospeso_eacb0690-6795-11e1-894d-3b3e16fcb429.shtml.animalstation.it/slitte-di-sofferenza-e-morte/
http://www.sos-gaia.org/news/45-il-triste-caso-dei-cani-del-moncenisio.html
http://www.geapress.org/m/cani-da-slitta-gli-husky-uccisi-in-canada-e-i-maltrattamenti-sugli-sleddogs-foto/11587

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RIFIUTI: LUCOLI HA SIGLATO UN ACCORDO PER UNA GESTIONE UNICA CON I COMUNI DELL’ALTOPIANO DELLE ROCCHE

by Amministratore 1 Gennaio 2014
Leggiamo dalla stampa locale del 13 novembre u.s.
“L’accordo per un unico servizio di igiene urbana è stato stipulato tra i Comuni di Ovindoli, Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio e Lucoli.
I sindaci del comprensorio dell’Altopiano delle Rocche hanno siglant la convenzione che consente l’avvio della procedura di gara per l’affidamento del servizio di igiene urbana in modo unitario per tutti i Comuni interessati. Un documento sottoscritto dal primo cittadino di Ovindoli (L’Aquila), Pino Angelosante, insieme ai colleghi Mauro Di Ciccio, sindaco di Rocca di Mezzo, Gennarino Di Stefano (Rocca di Cambio) e Valter Chiappini (Lucoli). A partire dalla prossima primavera è previsto l’avvio del nuovo servizio di raccolta dei rifiuti con l’obiettivo di garantire elevati livelli di differenziata.
«In qualità di assessore all’Ambiente del Comune di Ovindoli ho avuto incarico di predisporre la raccolta porta a porta nei quattro comuni firmatari», spiega il vicesindaco Marco Iacutone.
«Sono soddisfatto del traguardo raggiunto, nonostante le grandi difficoltà». I comuni di Ovindoli, Rocca di Mezzo e Rocca di Cambio stanno lavorando, inoltre, per attivare la gestione associata di tutte le funzioni comunali previste dalla legge.”

La gestione dei rifiuti è un argomento strategico per i territori che potrebbero ricavare risorse dall’indotto turistico e lo è anche per Associazioni come la nostra interessate all’Ambiente.
Il quadro di riferimento è ancora molto frammentato nel servizio di raccolta di materiali riciclabili, che invece è importante, la disponibilità impiantistica, inoltre, risulta ancora distribuita in modo non omogeneo nelle diverse province abruzzesi. Parte dell’impiantistica di TMB (trattamento meccanico-biologico) esistente in regione risulta non operativa, per fermi impianto legati a criticità gestionali e/o societarie. Quella attiva risulta principalmente vocata alla successiva collocazione a discarica del rifiuto trattato: oltre il 70% dei flussi di rifiuti in uscita dagli impianti TMB abruzzesi nel 2012 risulta essere stato destinato a impianti fuori regione. La Regione ed i Comuni sono consapevoli che occorre accelerare le sinergie verso uno scenario di gestione “integrata”, che assuma a riferimento il bacino regionale, l’accordo dei Comuni dell’Altopiano delle Rocche è un primo passo. Tutti dovrebbero contribuire per costruire un nuovo scenario, che potrà favorire da un lato l’ottimizzazione della gestione del pubblico, e dall’altro lo sviluppo della filiera industriale del riciclo e del recupero di materia nell’ottica della Green Economy. Tutto ciò potrebbe aprire a nuovi mercati, che porteranno gli investimenti privati fuori dalla cultura della discarica.

Campo Felice una discarica in disuso del Comune di Lucoli ove la nostra Associazione ha lavorato a giugno 2013.

A livello di territorio locale, a nostro parere, vanno rafforzati gli obiettivi: di prevenzione, di riduzione della produzione, dell’avvio al riutilizzo, massimizzando il riciclaggio e le politiche di prevenzione per fare in modo che, prima di tutto, si possa ridurre e riciclare. Siamo convinti che sia anche necessario, infine, promuovere serie politiche di prevenzione con il principio del “chi inquina paga”.

 
Con una gestione integrata forse non vedremo più queste immagini che deturpano l’altopiano di Campo Felice. La foto riguarda un luogo del territorio di Rocca di Cambio compreso nel Parco Velino Sirente.

Quindi qualcosa si muove in Abruzzo in tale materia, ne è trstimonianza anche il workshop “Riciclabruzzo”, organizzato da Legambiente e Regione Abruzzo per parlare del percorso verso il nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti, di raccolta e di selezione per il massimo riciclo di materia, e di gestione dei rifiuti verso la tariffazione puntuale.
Nel rapporto 2013 sui rifiuti, il dato di raccolta differenziata medio dell’Abruzzo dell’anno 2012 è ancora sotto di circa 30 punti percentuale rispetto alla soglia di Legge, con prestazioni medie al di sopra del 46% (conseguite nei territori delle province di Chieti e Teramo) o inferiori al 30% (nei territori delle province di Pescara e L’Aquila). Si evidenziano, tuttavia, margini tecnici ed economici di miglioramento, anche grazie agli incentivi messi in campo dalla Regione Abruzzo. L’obiettivo del 65% di raccolta differenziata è stato conseguito dall’11,48% dei 305 Comuni abruzzesi.
Sono stati 35 i Comuni migliori: Goriano Sicoli (con l’82,92% della raccolta differenziata), Massa D’Albe, Fara San Martino, Turrivalignani, Torre de’ Passeri, Secinaro, Molina Aterno, Giuliano Teatino, Torrevecchia Teatina, Pratola Peligna, Torano Nuovo, Castel Di Ieri, Canzano, Cansano, Civitella Roveto, Pettorano sul Gizio, Orsogna, Balsorano, S. Egidio Alla Vibrata, Raiano, Crecchio, Pacentro, Acciano, Cocullo, Manoppello, Prezza, Tossicia, Montefino, S. Omero, Corfinio, Gagliano Aterno, Cepagatti, San Valentino in A.C., Castelvecchio Subequo ed Anversa degli Abruzzi (65,38%).

http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2013/11/14/news/comuni-uniti-per-la-raccolta-rifiuti-1.8116077

http://www.abruzzoweb.it/contenuti/premiati-i-16-comuni-ricicloni-dabruzzo-secondo-legambiente/535351-352/
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ABRUZZO, APPROVATA A MAGGIORANZA LA LEGGE CONTRO IL RANDAGISMO

by Amministratore 5 Dicembre 2013
Nel tardo pomeriggio di ieri il Consiglio regionale dell’Abruzzo ha approvato a maggioranza (con l’astensione di alcuni consiglieri di centrodestra) la nuova legge “Norme sul controllo del randagismo, anagrafe canina e protezione degli animali da affezione“, che sostituisce quella del 1999.
Il testo licenziato tiene conto di importanti emendamenti migliorativi proposti dalle associazioni animaliste, che hanno così evitato l’emanazione di una legge incostituzionale e inefficace, sia in termini di prevenzione del randagismo che di corretta gestione del fenomeno. Tra gli aspetti più rilevanti che hanno permesso miglioramenti sostanziali alla legge l’eliminazione dei contestati articoli che prevedevano l’uccisione, da parte del veterinario, del cane o gatto su richiesta del proprietario, e la possibilità di abbattimento dei cani “inselvatichiti”. Introdotte, invece, alcune fondamentali norme richieste dalle associazioni, come l’istituzione di uno sportello per i diritti animali in ogni comune, la presenza obbligatoria delle associazioni di volontariato nei canili, l’obbligo di annotare nel registro di carico e scarico dei canili anche il decesso degli animali, e il divieto di offrire animali in premio o omaggio. “Grazie agli emendamenti da noi proposti, e approvati, sarà molto difficile lucrare sul fenomeno del randagismo: a parità di condizioni la gestione delle strutture pubbliche dovrà essere data alle associazioni e il numero di animali presenti canili rifugio non potrà superare i 250 soggetti”, dichiarano LAV, Lega Nazionale Difesa del Cane e Enpa.“Plaudiamo – proseguono – anche alla scelta di responsabilità del Consiglio regionale, che ha voluto introdurre la possibilità di consentire l’ingresso degli animali nelle strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate dal Sistema Sanitario Regionale, e il divieto di detenzione del cane a catena. La legge può e deve comunque essere migliorata. Sono infatti rimasti esclusi tre emendamenti di fondamentale importanza che avevamo richiesto: il pronto soccorso esteso anche ai gatti, la sterilizzazione obbligatoria per tutti i randagi e l’obbligo di emanare il Regolamento applicativo della nuova legge.” A tal proposito quindi le associazioni chiedono al Consiglio di mantenere fede all’impegno di ieri in aula di introdurre le tre norme nella legge di bilancio che si appresta ad approvare. “Ringraziamo infine – concludono Lav, Lega nazionale difesa del cane ed Enpa – i 5550 cittadini italiani che si sono uniti alla nostra protesta, scrivendo ai consiglieri regionali per manifestare il loro dissenso una proposta di legge che avrebbe costituito un enorme passo indietro nella prevenzione del randagismo”. Soddisfazione è stata espressa anche dal consigliere regionale abruzzese Walter Caporale, presidente dell’associazione Animalisti italiani onlus: “La nuova legge sul randagismo ha innanzitutto abolito l’anacronistica norma del 1999 che consentiva in Abruzzo, fino ad oggi, “la soppressione eutanasica degli animali da affezione su richiesta del proprietario e per fondati motivi di ordine sanitario e/o sociale, ad opera di un medico veterinario”. Non sarà dunque mai più consentita, in Abruzzo, la soppressione degli animali da affezione né su richiesta del proprietario, né per motivi di ordine sanitario e/o sociale, ma “solo se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità, con il consenso del proprietario e ad opera di un medico veterinario. Ma soprattutto – prosegue Caporale – la nuova Legge introduce alcuni elementi innovativi ed importanti: il divieto di utilizzo della catena, salvo per ragioni sanitarie (siamo la seconda regione in Italia!); la possibilità di consentire l’accesso degli animali negli ospedali (con regolamento da emanare entro 180 giorni); il divieto di offrire animali in premio, vincita o omaggio nei luna park, nelle lotterie, nelle fiere, nei mercati, nelle mostre; il diritto di prelazione per le associazioni animaliste nella richiesta di gestione dei canili, che permetterà di bloccare i canili lager e le truffe ad opera di privati senza scrupoli; la presenza delle associazioni animaliste e della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo nelle varie fasi di applicazione della legge. Inoltre, non potranno esistere rifugi con più di 250 cani (la legge attuale ne consentiva fino a 500, creando i presupposti per la nascita di veri e propri canili-lager)”.
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IL PIANORO DI CAMPOLI E LE “CASE MICHETTI” STORIE DI PASTORIZIA E DI QUEL CHE RESTA

by Amministratore 8 Novembre 2013
La più elevata delle montagne di Roio è la còsta rànne, che si eleva a sudest di Poggio fino ai confini con Lucoli e Bagno. Possiede lo stesso nome che a Lucoli è attribuito al Monte (di Roio). Viceversa, questa montagna a Lucoli non ha un nome definito, perché da quel versante si presenta come una semplice elevazione che fa da contorno alla più elevata Serralunga. La cartografia IGM riporta il toponimo Costa Grande che, si compone della voce costa ‘pendio’, con l’aggettivo grande. 

L’antica via di salita alle quote più elevate della Costa Grande passa per il pianoro di Campoli. Può essere imboccata anche dalla carrareccia della Via del Monte, più o meno all’altezza della località Noce. Da queste parti scende, solcando il ripido costone, il fùssu sfonnàtu. Questo nome vale, letteralmente, ‘fosso senza fondo’, forse per il fatto che l’impluvio è completamente impraticabile, e quindi come se, per gli usi della pastorizia, non avesse fondo. 

Nell’altopiano seminascosto di Campoli tra due catene di montagne, cento anni fa e fino agli anni ’60, durante i mesi estivi, intere famiglie di contadini e pastori di alcune frazioni lucolane seminavano grano e patate mentre le greggi pascolavano ai lati della vallata, e la sera fornivano latte per ottimo formaggio. Renato Giardini del Colle ancora studente delle elementari, di otto anni, ci andava a lavorare la mattina: partiva dal Colle alle 4.30/5 legato sulla groppa di un asino ed impiegava 90 minuti per attivare a Campoli dove lo aspettava il pastore Vittorio (che si chiamava Colangeli di cognome) e lui lo aiutava a tenere ferme le pecore per essere munte e fatto il suo lavoro andava a scuola. 
La paga settimanale era di 20 Lire somma giusta per comprarsi il giornaletto di Capitan Miki. Il pastore “Vettorio” morì negli anni ’70 e da allora in poi sembra che nessuno abbia soggiornato più o meno stabilmente agli stazi delle case “Michetti” in estate.

Vittorio Colangeli uno degli ultimi pastori
Oggi rimangono due serie di costruzioni, una: sul crinale ovest della valle, ridotta ormai a un cumulo di macerie, l’altra costituita da un nucleo abitativo più grande e meglio conservato è situato nella piana vicino ad un pozzo artesiano con annesso abbeveratoio.
E’ un posto “incantato” per amanti dei suoni della montagna e del silenzio, oggi vi pascolano cavalli e mucche, ma tanti sono i ricordi dei lucolani di sprazzi di vita faticosa e gioiosa passati in questo scorcio di natura meraviglioso.
Le case “Michetti” rappresentano un insediamento storico di matrice agricola che costituisce una delle componenti fondamentali di caratterizzazione dei paesaggi rurali tradizionali. Questo patrimonio architettonico e urbanistico rappresenta una testimonianza fondamentale del rapporto armonico tra l’attività umana e l’ambiente che caratterizzava il mondo premoderno e le economie agricole. Ha pertanto un valore inestimabile e insostituibile per la salvaguardia della nostra identità storico-culturale.
Gran parte di questo patrimonio, come le case “Michetti” dislocato in area montana interna, è stato abbandonato dai suoi abitanti e/o utilizzatori in conseguenza del declino delle economie agricole e silvo-pastorali, ed ora versa in condizioni di elevato degrado. Anche a Lucoli questa realtà è ignorata e dimenticata, gli armenti e le ortiche si sono impadroniti delle vecchie mura gli antichi fuochi sono ora abbandonati ad un inevitabile degrado.

Le case “Michetti” veduta dall’alto

Piana di Campoli – Foto E. Mariani
Le pietre e la vecchia porta di ingresso di una delle case ora trasformata in stalla – Foto E. Mariani
Foto E. Mariani

Muri incisi – Foto E. Mariani

I “muri vecchi” incisi o disegnati delle casette “Michetti” hanno un carattere “caldo”, di immediato coinvolgimento emozionale, rappresentano la sovrapposizione delle tracce del vissuto della comunità, i miti generazionali o l’atemporale, bonario turpiloquio dell’immaginario popolare (almeno di quello che fino a 40, 50 anni fa poteva essere definito tale). C’è un sentore di passato, su questi muri, un sapore di “paese” e vengono in mente le notti passate con gli armenti alla luce delle stelle o le feste della mietitura quando si ballava e si scherzava felici al calore dell’estate.

Altri nomi e disegni realizzati con carbone di legna – Foto E. Mariani
Foto E. Mariani

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FINANZIAMENTI REGIONALI PER COMUNI DEL CRATERE – NOTIZIA DI STAMPA

by Amministratore 24 Ottobre 2013

L’Aquila: finanziamenti regionali per Comuni e Province del cratere

22 ottobre 2013 |

l'aquila
L’assessore regionale Gianfranco Giuliante comunica che a seguito della delibera di giunta n. 657 del 16 settembre 2013 sono stati assegnati spazi finanziari per 30 milioni di euro ai Comuni e alle Province del cratere ed ai Comuni afferenti ai COM inerenti il patto di stabilità verticale della Regione Abruzzo. Per quel che concerne il nostro territorio:

EE.LL.  richiedenti Spazi finanziari  assegnati
Aielli*
314.000 €
Barisciano
704.000 €
Bugnara
89.000 €
Cagnano Amiterno
35.000 €
Castelvecchio Subequo
111.000 €
Celano*
530.000 €
L’Aquila
5.279.000 €
Lucoli
35.000 €
Montereale
203.000 €
Pizzoli
291.000 €
Rocca Di Mezzo
8.713.000 €
Provincia dell’Aquila
9.502.000 €

*Comuni non ricompresi nel cratere sismico ma afferenti ai COM

«In un momento di difficoltà complessiva – ha affermato Giuliante – che vede i Comuni soggetti al patto di stabilità impossibilitati a far fronte ad interventi necessari e al pagamento di imprese private, la possibilità di utilizzare spazi finanziari per 30 milioni di euro rappresenta una boccata di ossigeno sia per gli Enti locali che per le imprese creditrici. Si tratta di un dato importante soprattutto perché indirizzato a tutti quei soggetti che oltre alle difficoltà economiche generali devono fare i conti con una ricostruzione che procede a stento per mancanza di risorse certe e immediatamente disponibili.

Mentre tutti gli Enti Locali cercano di ottenere dal governo centrale miglioramenti stabili ed efficaci circa il patto di stabilità divenuto ormai insostenibile, la Regione Abruzzo grazie a questo strumento è riuscita a trovare una soluzione accettabile per allentare una morsa che rischia di divenire mortale».
Per saperne di più: http://www.laquilablog.it/laquila-finanziamenti-regionali-per-comuni-e-province-del-cratere/37986-1022/

24 Ottobre 2013 2 comments
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BIOMASSE: ENERGIA PULITA E RINNOVABILE? 24 OTTOBRE CONFERENZA ALL’AQUILA ORGANIZZATA DALL’ASSOCIAZIONE PRO NATURA.

by Amministratore 23 Ottobre 2013
La Centrale a Biomasse dell’Aquila dovrebbe sorgere nella zona industriale tra Monticchio e Bazzano, si tratta di un impianto da 4,996 MWe che verrà realizzato dalla Futuris Aquilana (partecipata da Futuris S.p.A. all’ 86% e al 14% da MA&D Power Engineering). 

Il problema degli impianti a biomasse è nazionale e c’è un lungo elenco di precendenti in cui la realizzazione delle centrali è stata bloccata da pronunciamenti del Tar. Come in Piemonte, dove il tribunale amministrativo con la sentenza 219 del 2011 ha detto no a una centrale in una zona dove la qualità dell’aria è “quasi ai limiti”.

Come affermava recentemente Legambiente in un comunicato stampa: «Le biomasse possono giocare un ruolo importante nel contributo al fabbisogno energetico regionale e italiano, ma perché questa opportunità venga colta al meglio occorre porre attenzione alle risorse presenti nei territori e alla sostenibilità dei processi: nessuna preclusione, pertanto, nei confronti delle biomasse, a condizione che la portata dei progetti sia valutata in ogni suo aspetto».

Molte le questioni da affrontare per informare e rassicurare i cittadini tra queste ad esempio il piano di approvvigionamento delle biomasse. Più volte si è chiesto di rendere pubblici gli accordi che permetteranno di garantire una corretta gestione della filiera territoriale. Risulterebbe, infatti, fondamentale promuovere una filiera agroenergetica di collegamento con le imprese agricole. Altra importante questione riguarda l’inquinamento atmosferico producibile dalla centrale. Uno studio pubblicato da ricercatori dell’Università dell’Aquila sulle emissioni della centrale ha evidenziato discordanze con il quadro emissivo dichiarato dalla Futuris Aquilana in sede di progetto ed ha alimentato dubbi tra i cittadini.

Un’altra questione riguarda il teleriscaldamento, che rappresenta una opportunità per il territorio e anche una condizione rilevante per la sostenibilità complessiva dell’intervento: il calore generato dall’impianto dovrebbe essere recuperato e utilizzato dalle attività presenti nel Nucleo Industriale di Bazzano e nelle frazioni limitrofe. 

Nella conferenza organizzata da Pro Natura l’Aquila si dibatterà intorno a molti aspetti con il contributo di un patologo ambientale, di elementi del Corpo Forestale dello Stato, di un agronomo e di un ingegnere chimico, ognuno con le sue competenze, per offrire nella loro ottiche i tanti tasselli di un mosaico di comprensione complesso.

23 Ottobre 2013 0 comment
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Territorio

RIFORMA DELLA LEGGE SUI PARCHI – Comunicato stampa

by Amministratore 10 Ottobre 2013

IL SENATO FAVORISCA UNA LARGA INTESA STRALCIANDO DAL TESTO I TEMI PIU’ CONTROVERSI
Si stanno svolgendo in questi giorni le audizioni della Commissione Ambiente del Senato sulle proposte di Legge per la modifica della normativa quadro sulle aree naturali protette, la Legge 394 del 1991. Le maggiori Associazioni ambientaliste, CTS, FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pro Natura, Touring Club Italiano e WWF Italia hanno presentato le loro osservazioni critiche alle quattro proposte di legge al momento in esame e rivolto un appello ai Senatori della tredicesima Commissione affinché dal testo che sarà portato in aula siano eliminati i temi per i quali restano forti criticità e che richiedono un necessario approfondimento e dibattito con tutte le parti sociali interessate. Accantonare le criticità e dare la giusta priorità alle parti condivise favorirebbe senz’altro la ricerca di una larga intesa per una utile e condivisa riforma della Legge sui parchi.
Le 8 maggiori Associazioni ambientaliste, nel rispetto dell’autonomia del Parlamento, hanno richiesto alla Commissione Ambiente del Senato di evitare ulteriori forzature e colpi di mano, dopo l’approvazione della dichiarazione d’urgenza ritenuta dalle Associazioni inopportuna, eliminando dal testo unificato che sarà portato in aula per l’approvazione definitiva cinque temi su cui intervengono a vario modo con troppe criticità le proposte di legge in esame:

1. COMPOSIZIONE DEI CONSIGLI DIRETTIVI: Dopo l’approvazione del DPR n.78 del giugno scorso che ha rivisto la composizione dei Consigli direttivi dei Parchi nazionali, portando da 12 a 8 i componenti e modificando i soggetti coinvolti, si ritiene inopportuno intervenire di nuovo con l’inserimento di un rappresentante delle Associazioni di categoria degli agricoltori, senza rivedere la composizione ed il ruolo della Comunità del Parco. Nell’organo di governo dei parchi nazionali devono sempre prevalere gli interessi pubblici generali rispetto a pur legittimi interessi particolari e di settore. In una eventuale revisione della composizione dei Consigli direttivi dovrebbe essere valutato anche l’inserimento di un esperto in temi di tutela paesaggistica e beni culturali. Su questo tema tra l’altro interviene anche il Governo con un articolo presente nella Legge di Stabilità per correggere il DPR n.78 approvato da pochi mesi e non ancora attuato.

2. NOMINA DEL DIRETTORE DEL PARCO: Le 8 Associazioni contestano la nomina diretta da parte del Presidente senza, tra l’altro, una procedura trasparente per una selezione dei possibili candidati all’unica figura di dirigente presente oggi nelle piante organiche dei Parchi. Per le Associazioni ambientaliste la nomina del direttore deve essere a cura del Consiglio direttivo previa selezione attraverso concorso pubblico.

1. FINANZIAMENTO DEI PARCHI ATTRAVERSO ROYALTY: Contestato dalle Associazioni Ambientaliste il meccanismo di pagamento di royalty agli Enti Parco da parte di titolari di attività economiche ad elevato impatto ambientale operanti o possibili all’interno delle aree naturali protette e nelle aree contigue. Il rischio di gravi condizionamenti dell’operato degli Enti Parco è senza dubbio elevato se dovesse essere confermato l’approccio previsto dalle proposte di legge in discussione. Serve piuttosto un necessario approfondimento per introdurre nel nostro ordinamento il tema del pagamento dei servizi ecosistemici per assicurare comunque la prevalenza della tutela della natura su altri particolari interessi economici e, al tempo stesso, il rafforzamento dei divieti nella legge, in modo da porre il Parco più al riparo dalle possibili, e anzi probabili pressioni finalizzate all’ingresso di nuove attività.

2. CONTROLLO DELLA FAUNA SELVATICA NELLE AREE NATURALI PROTETTE: Le Associazioni hanno evidenziato i rischi di pericolosi effetti collaterali delle modifiche proposte alla Legge quadro sui parchi sulla normativa nazionale sulla caccia (la Legge n.157/92), che porterebbero sicuramente all’avvio di una nuova procedura d’infrazione dal parte dell’Unione Europea. Con artifizi giuridici si vuole legittimare l’ingresso dei cacciatori nei parchi per la gestione della fauna selvatica, confermando pratiche che si sono già diffuse in molti parchi senza una soluzione concreta dei problemi dovuti al sovrannumero di alcune specie, come il cinghiale.

3. IL RUOLO DELLA FEDERPARCHI: Le proposte di Legge dei Senatori D’Alì (PDL) e Caleo (PD) attribuirebbero a Federparchi il ruolo esclusivo di rappresentanza degli Enti gestori delle aree naturali protette, sebbene Federparchi sia un’Associazione di categoria che non riunisce tutti i soggetti che hanno oggi la responsabilita’ della gestione delle aree naturali protette. Si costituirebbe per legge una sorta di monopolio della rappresentanza degli Enti gestori dei Parchi e Riserve naturali del nostro Paese che davvero non pare giustificato e corretto.

Stralciare questi cinque punti dal testo che il Senato dovrà approvare nelle prossime settimane favorirebbe quel sereno confronto sulla riforma della legge che le Associazioni ambientaliste sollecitano da tempo e che ci vedrebbe convintamente partecipi, a fronte di un percorso diverso e mirato al rilancio delle aree protette e della loro missione.
Per questo, le otto Associazioni chiedono al Parlamento di favorire le condizioni per un ampio confronto con tutte le parti interessate sul rilancio del ruolo dei parchi e delle riserve naturali per garantire una efficace conservazione del patrimonio naturale del Paese e si adopereranno nei prossimi giorni per far meglio comprendere al Senato l’importanza di riavvolgere il nastro e far ripartire, anche rapidamente, un percorso diverso.

Roma, 10 ottobre 2013
10 Ottobre 2013 0 comment
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Territorio

1° SETTEMBRE 2013 PREAPERTURA CACCIA IN ABRUZZO

by Amministratore 31 Agosto 2013
foto ANSA
Anche per quest’anno, anticipata l’apertura ordinaria per la caccia in Abruzzo: il Wwf insorge e minaccia l’esposto in Procura. Forti rischi per la tortora: “Colpito il periodo di nidificazione”.
Inizio ordinario al 15 settembre (terza settimana del mese), ma anche quest’anno la stagione venatoria verrà anticipata al primo in 16 regioni, tra queste anche l’Abruzzo.
Coinvolte 13 specie di animali, volatili e non, ma per gli animalisti è la tortora a correre il rischio più forte.
Le norme consentono in casi limitati e specifici e in presenza di condizioni favorevoli, un anticipo rispetto a quanto fissato dalla legge 157/92. “A guardare i calendari venatori delle regioni sembrerebbe che la fauna goda di ottima salute”, critica Dante Caserta, presidente del WWF Italia, “in realtà la cosiddetta preapertura impatta principalmente sulla tortora, che a livello europeo è in stato di conservazione sfavorevole perché in costante declino numerico e che in questo periodo è ancora nella fase di nidificazione”.
Caso particolare, quello della Regione Abruzzo, che aprirà in anticipo pur in assenza dell’obbligatorio Piano Faunistico Venatorio, “E questo”, aggiunge Caserta, “nonostante abbia perso 5 ricorsi al Tar negli ultimi 5 anni, oltre a un ricorso al Consiglio di Stato e a due ricorsi alla Corte Costituzionale.
“In quest’ultimo caso”, sottolinea l’ambientalista, “il Wwf sta valutando un esposto alla Magistratura ordinaria per inottemperanza rispetto a provvedimenti giudiziari, visto che l’ennesimo ricorso al Tar pare ormai senza prospettive di provocare un reale cambiamento”.
L’ultima novità a riguardo è del 28 agosto, “data in cui”, conclude Caserta, “il Consiglio regionale ha approvato una complessa modifica della legge regionale sulla caccia, peraltro già modificata proprio un anno fa in cui si aumentano illegittimamente e senza limiti tempi, luoghi modi di caccia”.
La nostra Associazione aderente alla Federazione Nazionale Pro Natura si associa alle dichiarazioni espresse dal WWF.
Per saperne di più:
http://cacciabruzzo.blogspot.it/
http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/energiaeambiente/2013/08/30/Caccia-domenica-preapertura-16-regioni_9220284.html
31 Agosto 2013 2 comments
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Territorio

Nella SEDUTA DEL 30 LUGLIO 2013 della Regione Abruzzo è all’ordine del giorno il seguente punto: “Progetto di legge n. 38/2009: Modifica alla L.R. 7.3.2000, n. 23 – Parco naturale regionale “Sirente Velino”- Revisione confini e delimitazione zone (Iscritto senza relazione ai sensi dell’art. 70, comma 3 del Regolamento)”.

by Amministratore 30 Luglio 2013
Aggiornamento


Il Presidente del Consiglio Regionale Nazario Pagano ha disposto il rinvio della proposta di legge di ri-perimetrazione del Parco Sirente Velino per approfondirne le questioni procedurali. 30 luglio 2013.

MANCA LA CULTURA PER GESTIRE IL PARCO SIRENTE VELINO LINKARE SULL’INTERVISTA
http://www.abruzzo24ore.tv/news/Franco-Caramanico-Manca-la-cultura-per-gestire-il-Parco-Sirente-Velino/123354.htm



Nella seduta odierna dei lavori della Regione Abruzzo è inserito all’ordine del giorno il punto relativo alla revisione dei confini del Parco Regionale Sirente Velino in un’area confinante con il territorio di Lucoli.
Il Comune di Rocca di Cambio, richiese, infatti, ad inizio legislazione, la riduzione di una quota di circa 4.000 ettari del suo territorio rientranti nella giurisdizione del Parco, ai fini di un ampliamento degli impianti sciistici.
La  nostra Associazione, aderente alla Federazione Nazionale Pro Natura, condivide l’appello veicolato attraverso gli organi di stampa ed indirizzato agli Organi deliberativi Regionali, volto a promuovere la ridefinizione del ruolo dei Parchi regionali iniziando proprio da quello del Sirente Velino, vogliamo inoltre riaffermare il valore naturalistico dell’Altopiano di Campo Felice il cui territorio peculiare va protetto e tenuto al centro di ogni politica attuale e futura del territorio.
Veduta di un’area compresa nella richiesta di svincolo occupata oggi dai parcheggi 

Veduta di un’area compresa nella richiesta di svincolo, foto scattata durante i lavori di costruzione della galleria di Serralunga.
Le scale mobili sono un rifiuto ferroso che stazionano nel luogo da diversi anni e nessuno le smaltisce

Veduta aerea della porzione di territorio interessata dalla richiesta di svincolo (parte a sud dei parcheggi territorio di Rocca di Cambio)

30 Luglio 2013 2 comments
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