NOI X LUCOLI
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DONIAMO IL NOSTRO TEMPO PER RALLENTARE LE LANCETTE DELLA VITA

by Noi x lucoli 17 Marzo 2026

I nostri soci sono “anziani” figli degli anni ’50. Anziani che si dedicano agli altri, ai beni comuni per ingannare il tempo?

Una ricerca testimonia che il volontariato è un concreto “biohacker”, un potente anti-ageing capace di contrastare l’invecchiamento nelle persone mature. A dirlo non sono i consueti questionari somministrati a chi pratica questo tipo di attività, da cui generalmente emergono numerosi benefici percepiti e dati di salute interessanti, ma l’analisi della metilazione del Dna, in altre parole di quel meccanismo epigenetico che regola l’espressione genica e agisce come un orologio biologico, influenzato da fattori ambientali che accelerano o rallentano l’invecchiamento cellulare. Ebbene, il volontariato rallenta i biomarcatori molecolari dell’invecchiamento, con effetti diversi tra chi è ancora attivo nel mercato del lavoro e chi è già in pensione. Lo mostra uno studio intitolato “Il volontariato riduce l’accelerazione epigenetica dell’invecchiamento tra gli anziani in pensione e quelli che lavorano?” (“Does volunteering reduce epigenetic age acceleration among retired and working older adults?”), pubblicato recentemente su Social Science & Medicine, che analizza come il volontariato influenzi l’invecchiamento biologico misurato tramite cinque diversi orologi epigenetici per misurare l’usura cellulare.

Da una prospettiva sociologica, i benefici del volontariato sono accessibili a tutti. Infatti, nonostante si possa pensare che dedicarvisi sia molto più facile se non si deve preoccuparsi di guadagnare in età avanzata, uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine ha scoperto che i volontari più anziani nella fascia di ricchezza più bassa hanno riportato maggiori guadagni dal volontariato rispetto a quelli più benestanti.

Infine, questa ricerca è solo l’ultima di una serie di studi secondo cui le persone di ogni età possono migliorare la propria salute concentrandosi non su di sé ma sugli altri; inoltre, una crescente numero di evidenze conferma che gli anziani che fanno volontariato hanno un rischio inferiore di infarto, una pressione sanguigna più bassa, meno sintomi di depressione e una maggiore soddisfazione di vita.

E quindi eccoci, attivi anche per il 2026 con iniziative volte alla socializzazione e all’ambiente.

Abbiamo ripreso l’attività del Giardino della Memoria che, con il suo orologio biologico, chiede cure stagionali.

Abbiamo ripreso gli incontri di “Cultura sotto gli alberi” spaziando su temi molto diversi tra loro: non vogliamo organizzare lezioni magistrali ma esplorare temi di interesse comune stimolando la partecipazione delle persone con domande e testimonianze.

Venerdì 20 marzo realizzeremo un nuovo incontro dal titolo “Il Cinema e l’Aquila”. Quando si pensa ai luoghi del cinema italiano, vengono subito in mente la Roma felliniana, la Sicilia del Gattopardo, la Napoli di Gomorra, il paesaggio padano di Antonioni. Accanto a queste geografie ormai canoniche esistono però territori la cui presenza sul grande schermo è stata intensa ma meno citata. L’Abruzzo è uno di questi. La regione ha ospitato produzioni per oltre un secolo: Campo Imperatore è diventato Far West, Tibet e perfino pianeta alieno; Rocca Calascio si è trasformata in un castello medievale fantastico; i borghi dell’entroterra hanno fatto da sfondo a commedie, drammi, storie d’amore, anche Campo Felice ha avuto il suo ruolo. L’argomento più importante che spesso è stato rappresentato è il senso della comunità: in Abruzzo esiste una comunità con una propria identità. Quella stessa comunità che vogliamo risvegliare e “frequentare” con le nostre iniziative alle quali invitiamo tutti a partecipare.

17 Marzo 2026 0 comment
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ComunitàTerritorio

«La cura della memoria è necessaria quanto il nutrimento per il corpo»

by Noi x lucoli 29 Gennaio 2026

Questa affermazione, attribuita a Marco Tullio Cicerone più di duemila anni fa, non appare affatto superata. Al contrario, sembra parlare con sorprendente chiarezza anche al presente. Politico, filosofo e strenuo difensore della Repubblica romana, Cicerone fu una delle figure centrali della vita pubblica del suo tempo e rifletté a lungo sul ruolo della memoria nell’esistenza umana. Per lui ricordare non era un semplice processo mentale, ma una pratica morale, un esercizio di consapevolezza e uno strumento essenziale di formazione interiore. Ricordare il passato — le scelte compiute, gli errori, i successi, le gioie e le perdite — permette, secondo Cicerone, di orientarsi meglio nel presente. Senza memoria non esiste apprendimento, e senza apprendimento non può esserci vera saggezza. La memoria diventa così uno strumento etico: ciò che è stato vissuto continua a influenzare ciò che siamo e le decisioni che prendiamo.

La nostra Associazione è nata sulla spinta della memoria e molte delle sua attività ripercorrono, in modo convinto, questa finalità.

La memoria storica di un territorio, usi, costumi, tradizioni, persone, è su questo filone che realizzeremo ed abbiamo già iniziato a realizzare un programma annuale di conferenze/incontri culturali (che abbiamo denominato “incontri di Cultura sotto agli alberi”) presso il Giardino della Memoria del Sisma. Tutti i temi riguardano Lucoli, da vicino o da lontano, l’esercizio di questa “memoria” vorrebbe essere per noi come una vera e propria forma di vita. Ricordare significa anche rendere onore: ai parenti che non ci sono più e a ciò che hanno costruito, alle persone che ci hanno insegnato qualcosa, agli amici, al Paese di Lucoli tutto che deve resistere.

Nel primo incontro del 2026 si è parlato del brigantaggio, fenomeno che interessò Lucoli.

Lucoli, come altre aree dell’aquilano e dell’Abruzzo interno, fu un territorio che visse il fenomeno del brigantaggio post unitario, con la presenza di bande locali che operavano nelle sue aree montuose. La zona di Lucoli rientrava nell’area d’azione delle cosiddette “Bande del Cicolano-Tornimparte-Lucoli”. Tra le figure legate a questi territori vi fu Giovanni Colaiuda di Barano di Tornimparte, un ex soldato borbonico che divenne un noto capobanda attivo nella resistenza e nel brigantaggio locale. Oggi la memoria del brigantaggio sopravvive nelle tradizioni e nelle leggende locali. Il fenomeno ha lasciato tracce nella cultura popolare, come dimostrano iniziative ed eventi che ne rievocano la storia e il mito.

Abbiamo esplorato la storia del fenomeno ripercorrendo con l’autore il testo “Il Brigantaggio nell’Aquilano”. Tanti gli spunti emersi nel dibattito finale, con nostra soddisfazione: l’uditorio partecipava!
La nostra Associazione realizzerà un incontro di “Cultura sotto gli alberi” ogni mese. Vogliamo con queste attività costruire una rete di resilienza attiva, contrastando l’isolamento attraverso la condivisione di progetti, amore per il territorio e la natura del Giardino della Memoria del Sisma.
29 Gennaio 2026 0 comment
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Particolare del "Paliotto di Lucoli" posizionato nella “fonte dell’amore” (o fonte de Lucusù)
ComunitàTerritorio

UN PROGETTO A NOI CARO: L’ARTE DI LUCOLI SUI MURI DELLE CASE RESTAURATE DOPO IL SISMA

by Noi x lucoli 28 Dicembre 2025

Pensando alle nostre finalità statutarie, oltre a quelle ambientali primarie, da tempo, riflettiamo per l’ideazione delle nostre attività, su due concetti fondamentali: quello di tradizione e quello di innovazione.

Un territorio è ricco di rappresentazioni artistiche che ne connotano la storia. Nel corso della storia artistica gli artisti hanno seguito la strada della tradizione utilizzando materiali, tecniche, iconografia e stili già adoperati in precedenti epoche o culture storiche. La nostra Associazione, pensando anche ad un nuovo paesaggio, caratterizzato dalla bellezza delle case restaurate dopo il sisma, vuole introdurne e sperimentarne dei nuovi. Abbiamo già fatto realizzare delle opere di “innovazione” su ceramica, materiale povero, collocate sui muri della Frazione del Colle per rievocarne in qualche modo la vita che fu e il sentire di chi l’abitò (alla “fonte dell’amore” o fonte de Lucusù, a casa Cordeschi per ricordare Giampietro Sponta, alla Chiesola e a Largo Masciocchi).

L’obiettivo progettuale che ci siamo posti, anche per il 2026, è quello di valorizzare e promuovere i beni storici, artistici e culturali locali quali preziosi elementi che contribuiscono al mantenimento della memoria comunitaria e alla divulgazione del sapere e della cultura e, che allo stesso tempo, rappresentano forme di inclusione sociale e condivisioni di “saperi” per la collettività. Abbiamo voluto rafforzare la nostra attività di offerta culturale lavorando per far fruire il patrimonio storico e artistico del territorio di Lucoli da parte dei turisti, e della comunità tutta con particolare attenzione verso le nuove generazioni attirando in modo diverso l’attenzione.

Purtroppo molte opere d’arte del passato rappresentano ben poco nell’immaginario col­lettivo. Lucoli vantava tesori culturali e artistici d’inestimabile valore, sicuramente poco conosciuti. Il ricchissimo patrimonio pittorico decorava le pareti delle chiese. Abbiamo attinto a questa enorme ricchezza riportandola, su ceramica ingeliva, è questa l’innovazione che riproponiamo. L’idea di innovazione presuppone sempre un atto d’invenzione, di creazione, da cui deriva la cosa nuova. Il potere evocativo degli affreschi viene proiettato nella modernità anche grazie alle qualità di un materiale come il grès porcellanato che risulta resistente agli agenti atmosferici. Nel nuovo anno alcune immagini degli affreschi della Chiesa di Santo Menna saranno collocate nei borghi di Lucoli, sui muri di alcune case private restaurate dopo il sisma.

Le formelle di ceramica con le immagini dell’arte di Lucoli diventeranno l’anello di congiunzione tra passato e presente:  immagini come “pillole” di arte per ricordare ed essere orgogliosi di ciò che non si “frequenta” e forse non si possiede più nella conoscenza. I decori abbelliranno le case ricostruite.

Il 2026 sarà per noi l’anno di Saturnino Gatti che ha donato a Lucoli un affresco meraviglioso custodito nella Chiesa di Santo Menna. L’opera è quasi nascosta dalla colonna cilindrica che divide gli ambienti, una grande Crocifissione che incanta il visitatore che a vario titolo si trova a incrociare la sua esistenza con la storia di questo luogo. La grandezza del pensiero rinascimentale, nella rappresentazione dell’idea di equilibrio misurato, tra l’armonia delle forme dell’uomo con quelle universali di Dio, trova piena realizzazione in quest’affresco dai colori straordinari e dalla notevole perizia plastica, tanto da richiamare gli esempi coevi della scuola umbro-toscana. La composizione è complessa, articolata: il Cristo, forte, nella resa dei volumi del corpo nudo, si impone al centro della scena. La Maddalena, aggrappata alla Croce e le Marie che sorreggono la Madonna sono in primo piano, avvolte in vesti dai voluminosi panneggi. L’emozione compare sui loro volti, tradotta in modo misurato ma coinvolgente. Sulla sinistra un gruppo di gendarmi, minuziosamente descritti nelle loro armature loricate, assiste alla scena: alle loro spalle cavalieri armati di alabarde delimitano l’orizzonte e la folla degli astanti. Ai volti bellissimi, ma quasi di genere, dei personaggi secondari si contrappone la drammaticità del gruppo centrale. L’opera ha una potenza espressiva e una capacità narrativa che incanta. I personaggi sono abbigliati secondo la moda quattrocentesca ed è, infatti, al 1486 che viene fatta risalire la sua realizzazione.

Alcuni particolari dell’affresco, riprodotti su formelle incorniciate da ferro battuto, andranno nelle Frazioni del Peschiolo e del Colle. Queste realizzazioni sono condizionate dalla nostra disponibilità economica (sono costose perché realizzate da un artigiano ed è inoltre necessaria la disponibilità dei singoli per collocarle nelle loro proprietà situate solo in luoghi come i centri storici, di passaggio, per consentire la loro massima fruizione: vorremmo arrivare dal semplice vedere al “sentire”).

Nel 2025 abbiamo fatto realizzare l’antico Stemma dell’Università di Lucoli oggi visibile nel fregio ligneo dell’organo dell’Abbazia di San Giovanni Battista. Lucoli era storicamente l’“Università di Lucoli” (o Universitas Castri Lucoli) dal 1532 al 1807, un’entità amministrativa feudale che includeva il centro principale e diverse frazioni, il termine “università” era utilizzato storicamente, in alcune zone dell’Italia centrale e meridionale, per denotare l’amministrazione civica o la corporazione degli abitanti di un luogo (spesso una frazione o un castello) che detenevano diritti collettivi su determinate risorse, come ad esempio le terre a uso civico.

Ringraziamo i nostri soci che contribuiscono alla ricerca dei fondi per questa attività e, uno in particolare, per la sapiente posa in opera di questi elaborati ceramici.

28 Dicembre 2025 0 comment
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ALBERI DI NATALE PER RICORDARCI UN FUTURO

by Noi x lucoli 17 Dicembre 2024
https://www.noixlucoli.it/wp-content/uploads/2024/12/VID-20241202-WA0012.mp4
Dietro una semplice azione, come quella di costruire un albero di Natale ecologico, si sono unite anche le maglie di un piccolo tessuto sociale che ha condiviso, sentito un medesimo scopo, quello di lottare contro il vuoto dei borghi a Natale condividendo anche un messaggio ambientalista.
Abbiamo voluto rianimare un protagonismo della dimensione locale, un senso del vivere collettivo tra i “restanti” di una piccola Frazione di Lucoli qual’é quella del Colle.
Siamo divenuti ricercatori di pallet, gentilmente richiesti ai vari commercianti di l’Aquila e poi via di sega e martello per trasformarli in alberi tutti diversi tra loro.

alla Chiesola

 

al Giardino della Memoria

Abbiamo ritrovato un senso di appartenenza e i commenti stupiti di chi ha osservato gli alberi accesi dal tramonto ci hanno ricordato che le singole azioni hanno un valore all’interno di una comunità assopita.
17 Dicembre 2024 0 comment
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PER LA FESTA DI OGNISSANTI UNA RIFLESSIONE SULL’IMPORTANZA DI CHI NON C’E’ PIU’

by Noi x lucoli 27 Ottobre 2024

La fine della stagione agricola, con gli ultimi raccolti dell’anno, si accompagnava in molte culture ai riti dedicati ai defunti. Così nella tradizione cristiana il 1 e il 2 di novembre si festeggiano i morti, così in molte altre religioni e tradizioni pagane la fine delle vitalità della natura coincide con il momento della commemorazione degli antenati.

In generale nelle case si accendevano candele che venivano, e in alcuni casi lo sono ancora, poste sui davanzali delle finestre. La luce fioca delle candele serve, seconde le credenze, a illuminare la strada alle anime dei defunti che nella notte tra il 1 e il 2 novembre percorrono in processione le vie dei paesi. Il percorso dai cimiteri sarebbe diretto verso una chiesa dove un prete, di spalle, celebrerebbe una messa in presenza delle anime dei defunti. E’ assolutamente da evitare di entrare in chiesa in questo frangente perchè le anime dei morti porterebbero con sè anche i vivi che, per curiosità o per devozione, dovessero assistere alla messa insieme ai morti.

In molti paesi d’Abruzzo era usanza appendere calze ai caminetti e lasciare la tavola imbandita nella notte tra il 1 e il 2 novembre, in modo che i parenti defunti potessero mangiare e lasciare dei doni ai bambini di famiglia, riempiendo le calze di frutta secca.

Infine, sempre durante la sera di Ognissanti, tra Pratola Peligna, Pettorano sul Gizio e anche a Serramonacesca i bambini solevano impiastricciarsi il viso di cenere e farina e recarsi di casa in casa a ricevere “il bene”, un’offerta a nome delle anime dei morti, dei quali imitavano le fattezze con i loro visi camuffati. Tra le formule utilizzate per farsi aprire, alla domanda “Chi è?” i bambini rispondevano “l’aneme de le morte”. La porta veniva aperta e si donava ai bimbi frutta secca e biscotti, in un rito scaramantico che voleva soddisfare le richieste dei defunti nel timore di maledizioni. Infatti la notte dei morti sarebbe frequentata non solo dagli spiriti dei cari di famiglia, ma anche da streghe che vagano tra i quartieri per rinnovare incantesimi e fatture.

Nel nostro voler “fare rete” collaborando con Associazioni dell’Abruzzo abbiamo accettato di organizzare un momento di riflessione a tutto campo su Lucoli e la sua Comunità passata e presente nell’Abbazia di San Giovanni Battista. Guidati dalla maestria dell’Associazione Musicale Deltensemble che eseguirà brani musicali contemporanei legati alla profondità e libertà dello spirito, leggeremo anche pensieri immaginari di figure religiose del passato legate a Lucoli, che ci osservano dall’altro di una montagna. Una trama originale che vedrà San Franco, San Giovanni e la Beata Cristina esprimersi sulla vita quotidiana della gente del territorio, a tutto campo.

Siamo consapevoli che non si può resistere alla desertificazione dei paesi e anche dei valori tradizionali senza la  consapevolezza e il ricordo delle radici e proveremo a coinvolgere i fedeli in questo percorso, un poco surreale, di parole e musiche e non mancheranno le luci delle candele come da antica tradizione.

Sono molti coloro che non ci sono più da ricordare, la gente di Lucoli che ha vissuto nei paesi deserti e non ultime le vittime del terremoto del 2009 che “vivono” simbolicamente nel ricordo del Giardino della Memoria.

Ringraziamo i “Deltensemble” autori ed esecutori sopraffini di melodie emblematiche scelte su tema e che doneranno a Lucoli questa originale esperienza.

Partecipate a questa rappresentazione corale ideata con rispetto e profondo amore per chi non c’è più.

 

27 Ottobre 2024 0 comment
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Il Giardino della MemoriaTerritorio

SERATA DI RACCONTO A VOCE E IN MUSICA con Raffaello Angelini, musicista della Zampogna

by Noi x lucoli 14 Luglio 2024

Da qualche tempo a questa parte, l’uso dell’espressione “fare rete” ha cominciato a diffondersi anche nell’universo del volontariato, per indicare una strategia di lavoro comune tra entità diverse, volta a “unire le forze” per lavorare su progetti che singolarmente ognuna di quelle organizzazioni non sarebbe in grado di raggiungere. “Fare rete” ha anche un significato in più: quello dell’abbraccio solidale (che motiva) tra persone generose che donano i loro entusiasmi e che vivono le stesse difficoltà e alle volte hanno bisogno di aiuto.

Lo sappiamo bene perché viviamo una fase della nostra vita associativa in cui siamo “abbracciati” dalla rete delle altre Associazioni, più grandi di noi e di grande reputazione nazionale: l’iter di approvazione del Decreto Giardino della Memoria – Monumento Naturale Regionale ha visto il sostegno di Associazioni come “Salviamo l’Orso”, “Touring Club Pescara”, “Pronatura l’Aquila” e non le ringrazieremo mai abbastanza.

Questo sostegno ci motiva a resistere, in un contesto ove il fattore culturale condiziona la scarsa propensione al “lavorare insieme”, in un territorio locale ove vive, inoltre, un retaggio di competizione e diffidenza verso le organizzazioni non storiche. Queste sono tutte dinamiche che producono, purtroppo, disconferma e negazione dei risultati del volontariato anche se questi sono sotto gli occhi di tutti come nel caso del Giardino della Memoria.
I nostri soci continuano a credere nella “rete” che implica un certo dispendio di energie psicologiche, relazionali e l’investimento di tempo e risorse, ma soprattutto un’apertura di credito in termini di fiducia verso gli altri membri della rete e la disponibilità a condividere e talvolta ad ampliare i propri orizzonti valoriali ed operativi, andando anche al di là dei confini circoscritti, per quanto importanti, dell’identità delle singole organizzazioni.

La “rete” si è di nuovo mobilitata attraverso “L’Aquila Incontra”” per celebrare insieme a noi, in modo semplice ma profondo e colto, il Monumento Naturale Regionale di Lucoli.

L’Associazione L‘Aquila Incontra è una “Comunità Culturale” che si propone come scopo quello di favorire un consapevole accrescimento della partecipazione in termini di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo l’inclusione e il pieno sviluppo della persona, tutto ciò senza scopo di lucro. “L’Aquila incontra” ha organizzato una SERATA DI RACCONTO A VOCE E IN MUSICA per far scoprire l’importanza delle radici culturali e delle tradizioni, le stesse che NoiXLucoli difende con impegno e sacrificio attraverso il Giardino della Memoria. Uno degli animatori della serata sarà Raffaello Angelini, musicista di formazione colta (violoncellista, compositore) che da circa 25 anni si dedica alla zampogna, strumento con cui si è esibito in Italia e all’estero.

 

Ringraziamo per questa grande occasione che ci viene donata e invitiamo i lucolani che vorranno ascoltare brani del “diario di uno zampognaro – tra fantasia e realtà” ad unirsi a noi come in un salotto letterario ubicato in un luogo di grande bellezza e circondato dagli alberi del Giardino della Memoria.

«Ci sono luoghi, luci, colori, odori, immagini e suoni che rimangono impressi nella memoria e inaspettatamente riemergono dando la sensazione di vivere ora, ciò che si è vissuto precedentemente, in un altro luogo in un altro momento. Tra queste immagini remote, una in particolare è rimasta nella mia mente come avvolta in uno strato di nebbia, per poi riaffiorare ciclicamente e di nuovo svanire». Queste sono alcune delle parole delle prime pagine del libro “Il diario di uno zampognaro- tra fantasia e realtà” di Raffaello Angelini, un racconto, un diario intimo, a tratti quasi musicale che regala momenti di delicata narrazione, talvolta anche poetica. Naturalmente ascolteremo anche i suoni della zampogna.

Il Monumento Naturale Regionale alla sua prima ricorrenza di un mese (decreto del 19 giugno u.s.) non poteva essere celebrato in modo migliore!

14 Luglio 2024 0 comment
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ComunitàTerritorio

L’amicizia costruita dalla nostra Associazione con Nick Young e il San Martino Trust.

by Noi x lucoli 3 Giugno 2024

Sono passati sette anni da quando Nicholas Young venne a Lucoli e affisse volantini in molti luoghi per ringraziare la comunità locale per aver ospitato una notte suo padre che fuggiva da un campo di concentramento e ricercando nello stesso tempo la famiglia che lo fece. Gli rispondemmo, lo aiutammo, trovammo la famiglia e li mettemmo in contatto. Dedicammo un albero di mele del Giardino della Memoria al Maggiore Leslie Young suo padre.  Lo scorso anno abbiamo ripercorso in jeep, insieme a Sir Nick Young,  la via di fuga del padre, da Lucoli a Corvaro, sulle carrarecce di montagna. Abbiamo conosciuto un uomo di grandi valori, un giusto, una persona che dedica la sua vita a ricordare e ringraziare chi salvò il padre e gli permise quindi di nascere. Siamo migliorati dopo averlo conosciuto per l’umanità che esprime.

Nick Young è il Presidente dell’opera benefica del Monte San Martino Trust che vuole essere un ricordo permanente del grande coraggio, generosità e umanità dimostrati dal popolo italiano nell’aiutare i prigionieri di guerra evasi e i profughi politici e razziali dal 1943 al 1945.

Keith Killby, il fondatore del Trust, fuggì dal campo di Servigliano nelle Marche.

Il suo nome deriva da un villaggio nelle Marche, nel nord Italia, una delle tante regioni in cui si trovavano i campi che ospitavano gli 80.000 prigionieri alleati catturati durante le campagne nel Mediterraneo e nel Nord Africa durante la Seconda Guerra Mondiale.

La Croce Rossa Internazionale ha riferito che in Italia esistevano 52 campi principali, serviti da 18 ospedali, e numerosi campi di lavoro. Nonostante il trasferimento di molti prigionieri in Germania in occasione dell’armistizio italiano dell’8 settembre 1943, fino a 50.000 uomini partirono per raggiungere la libertà: a nord verso la Svizzera o a centinaia di chilometri a sud verso le truppe  alleate.
I cittadini italiani diedero agli uomini in fuga cibo, vestiti e riparo e li guidarono attraverso le linee verso la salvezza.

Quando Keith Killby fondò il Monte San Martino Trust nel 1989, lo fece con l’intenzione di “restituire qualcosa” agli italiani per il loro coraggio ed i sacrifici sostenuti per proteggere i prigionieri di guerra in fuga nelle campagne italiane.

Keith Killby, poi, insignito del titolo di Cavaliere Ufficiale dal Presidente della Repubblica Italiana, è riuscito nel suo intento: ogni anno circa 25 giovani italiani trascorrono un mese in Gran Bretagna con queste borse di studio.

NoiXLucoli ha riportato alla storia contemporanea il coraggio di una famiglia lucolana, che nascose due fuggitivi, un britannico e un neozelandese e così anche il territorio di Lucoli ha potuto segnalare giovani per le borse di studio in Gran Bretagna, la nostra Associazione si è occupata delle formalità.

Quest’anno abbiamo segnalato la giovane Michela di Casamaina, appena laureata in farmacia con il massimo dei voti. La sua contentezza è la nostra, anche per aver offerto un’opportunità ad una ragazza meritevole.

 

La foto di fine corso

Il Trust è gestito interamente da volontari per minimizzare i costi. Quando il programma studenti iniziò ogni borsa costava al Trust 1.000 sterline, da spendere per un corso di studio in una scuola di lingua e l’alloggio presso una famiglia della zona. I costi si sono alzati negli anni, arrivando ad oggi a circa 2.500 sterline per borsa di studio. Tutti i fondi sono sempre stati reperiti tramite donazioni.

QUALCHE NOTIZIA SULLE SCUOLE FREQUENTATE DAI RAGAZZI

Il Trust manda i suoi studenti presso due eccellenti scuole di lingua con le quali ha da tempo stabilito ottime relazioni. Queste scuole sono la Central School (1 Tottenham Court Road, Londra), e CES Oxford House nel paese di Wheatley, a cinque miglia da Oxford. Michela ha frequentato la scuola di Oxford.

La diversa posizione delle due scuole – una nel cuore della capitale e l’altra in un bel villaggio di campagna ma comunque vicino alle attrattive di Oxford – consente una scelta. In entrambi i casi, un ottimo livello d’istruzione,  a questo si aggiunge la compagnia di studenti provenienti da ogni parte del mondo, come si vede dalle foto inviateci da Michela. Entrambe le scuole credono nell’etica del Monte San Martino Trust. Il programma di studio nelle due scuole è di circa 25 ore a settimana e si conclude con il rilascio di un attestato: Michela ha conseguito un diploma di livello avanzato.

 

Il libro tratto dal diario di Leslie Young in cui si parla anche di Lucoli

3 Giugno 2024 0 comment
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ComunitàTerritorio

UNO DEI PATRIARCHI DELLA NATURA DI LUCOLI: LA GRANDE QUERCIA SUL PIAZZALE DELL’ABBAZIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

by Noi x lucoli 22 Gennaio 2024

La quercia è probabilmente l’ultimo albero appartenente al Parco della Rimembranza di Lucoli che fu dedicato ai caduti della Grande Guerra.

Dopo la conclusione della prima guerra mondiale si registrò, già nell’immediatezza del ritorno alla normalità, un grande movimento nazionale per la commemorazione delle vittime cadute in guerra. Già al primo anniversario del IV novembre 1919 numerosi furono i comuni che avevano realizzato una lapide commemorativa con l’elenco dei caduti. Alla realizzazione delle lapidi si aggiunsero negli anni a venire, in numerosissimi comuni, i monumenti ai caduti.

Fu nel 1922, su iniziativa dell’On. Dario Lupi, sottosegretario alla Pubblica Istruzione, che venne proposto di creare in tutti i paesi d’Italia un Parco o un Viale della Rimembranza per commemorare i soldati caduti per la patria, attraverso l’impianto di “selve votive”. L’On. Lupi scrive, con lettera circolare del 27 dicembre 1922, a tutti i Provveditori agli studi chiedendo loro che le scolaresche fossero iniziatrici dell’idea nobilissima e pietosa. In ogni centro abitato doveva sorgere un parco o viale nel quale piantare un albero per ogni caduto in guerra.  Il giorno successivo, con altra circolare, venivano dettate le norme per la costituzione dei Parchi e dei Viali della Rimembranza.

Alla data del 15 ottobre 1923 risultano già stati istituiti in Italia 5735 comitati ed inaugurati ben 1048 parchi. L’iniziativa aveva avuto una risposta corale in tutto il territorio della nazione. I giovani fanciulli, ai quali si chiedeva di essere parte attiva nella costituzione dei Parchi e dei Viali, potevano così essere educati all’ombra degli eroi che avevano offerto la loro vita per la grandezza della Patria. Il rito serviva a rinforzare il senso di nazione che la Grande Guerra, nonostante l’immane tragedia, aveva contribuito a formare.

L’Abruzzo, che insieme alla Sardegna aveva pagato il più alto tributo di sangue in termini percentuali, parteciperà diffusamente all’iniziativa con 188 comitati istituiti e 25 parchi già inaugurati nel settembre del ’23.

Spicca certamente la provincia dell’Aquila che su 132 comuni presentò ben 127 comitati costituiti con una percentuale del 96% sul totale.

Il Parco della Rimembranza di Lucoli situato in prossimità dell’Abbazia di San Giovanni Battista, era citato nella relazione che l’Onorevole Lupi fece in parlamento nell’ottobre del 1923 era dedicato a 91 caduti in battaglia.

Fu smantellato con delibera del Podestà dell’Aquila degli Abruzzi del 5 luglio 1932.

Dell’impianto originario rimane solo un albero monumentale: un esemplare di quercia.

Crediamo che non proteggere un patriarca arboreo come questo significhi cancellare le radici, la quercia offre una connessione intrinseca tra l’albero ed il senso di appartenenza, di radicamento, che essa può fornire. Metaforicamente gli alberi incarnano la stabilità e la continuità della vita di una comunità. Come radici che si intrecciano con il terreno, gli alberi collegano il presente al passato e fungono da testimoni silenziosi delle esperienze umane.

La quercia ha tutte le caratteristiche previste dalla Legge per essere protetta e la nostra Associazione ne avrà cura, confidiamo negli Enti preposti per l’accoglimento della segnalazione.

 

Foto C. Corrado

22 Gennaio 2024 0 comment
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Il Giardino della MemoriaTerritorio

7 Ottobre 2023 lavoro di manutenzione dei soci nel Giardino della Memoria

by Noi x lucoli 6 Ottobre 2023

Una vecchia panchina costruita dai ragazzi della Comunità Incontro di Don Gelmini ogni anno la restauriamo

Spesso le persone che hanno cura di un bene comune accessibile a tutti, come il terreno dove sorge il Giardino della Memoria vicino all’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli, non lo sanno, ma stanno creando una ricchezza sui loro territori: un “tesoro” che rimane nascosto e invisibile, ma che loro costruiscono giorno dopo giorno. Ma, come tutto il lavoro di cura che ognuno di noi svolge nelle mura delle proprie case, anche quello che è svolto dai volontari per la cura dei beni comuni è scarsamente valutabile in termini monetari, non andando a far parte del PIL, ossia delle attività produttive che muovono i “soldi” sui mercati.

Una croce in legno donata dopo il sisma del 2009: ogni anno la proteggiamo con impregnanti

Ci vedremo sabato per la solita manutenzione del Giardino in preparazione dell'inverno. 
Lavoreremo su attività precise anche nell'area circostante il Giardino.

Con questo post vogliamo fare il punto, un po’ sociologico (e non ce ne vogliate) delle nostre motivazioni e consapevolezze in merito a queste giornate che dedichiamo al territorio e che non sono solo scampagnate o riunioni tra amici perché sono fondate sui valori in cui crediamo.

Siamo convinti che prendersi cura dei beni comuni convenga

Vi sono almeno due effetti di tipo economico che, a livello personale e di comunità, si creano grazie a chi si prende cura dei beni comuni:

1) A livello personale

Chi si prende cura di un bene comune lo fa innanzitutto per aumentare la qualità della propria vita: si sta meglio in un luogo più curato e magari pieno di bellezza del paesaggio, dove ci si dà una mano l’un l’altro, in cui ci si conosce e si sviluppano e mantengono relazioni sociali e attività a cui diamo valore.

Nell’ultimo decennio gli interventi dei cittadini si sono spostati sempre più da un generico interesse per la cura di beni comuni “naturali” (quali l’acqua, aria, ambienti e loro fauna e flora), verso beni in degrado o abbandono, sia in contesti urbani che rurali. Si tratta dei cosiddetti “anticommons”, ossia beni di proprietà di chi, detenendo i diritti su quei beni, li può anche non utilizzare e lasciare allo stato incolto. Ciò che non “rende” non si cura. Ciò può creare un utilizzo “non ottimale”, con conseguente scarsa/nulla “funzione sociale” dei beni da parte di quei proprietari (anche in contraddizione con quanto è riconosciuto dall’art 42 della nostra Costituzione) che talora condannano i loro stessi beni alla dimenticanza: la “tragedia” degli “anticommons” sta proprio nel fatto che scarsi incentivi o rendimenti o investimenti portano progressivamente all’abbandono e degrado di numerosi beni.  Quindi avere beni comuni curati dai volontari, significa anche aumentare il benessere. E questa è certamente una prima “ricchezza” che queste persone creano: una “ricchezza” per loro stessi e per chi vive e usufruisce di quei beni comuni, attraverso ciò che era “sottoutilizzato” o abbandonato, rendendolo fruibile a tutti e quindi “valorizzandolo”.

2) La cura di ciò che è collettivo incrementa il valore dell’area in cui si vive o che si ama.

Ma così facendo, i volontari che operano insieme sui territori creano una ricchezza che non è più quindi solo quella personale. Bensì collettiva, della comunità. Ed è proprio in ciò che sta un altro tipo di ricchezza che si crea sui territori. Il bene comune rigenerato, rivitalizzato, mantenuto, acquista indubbiamente un valore maggiore. Un’area in cui si cura l’ambiente acquista anche un valore maggiore per tutti. Si creano quelle che gli economisti chiamano “esternalità positive” dei beni comuni. Le esternalità positive dei beni comuni sono “immateriali” come la fiducia reciproca, il senso di “sicurezza” dei luoghi in cui si vive, l’inclusività: ma questi aspetti creano un valore maggiore anche dei beni “materiali” (spazi verdi, la cura del paesaggio e dei beni storici di un luogo) perché attraverso la cura dei beni comuni, tendono ad acquisire maggiore “valore” quei luoghi, non solo per chi ci vive (valore d’uso) ma anche per gli altri ad esempio i turisti (valore di scambio). Quei luoghi, in sintesi, “valgono” di più perché sono “grumi” di relazioni sociali positive. E’ ciò che crea capitale sociale e benessere delle comunità. E questi aspetti non sono quasi mai resi “visibili” e sono difficilmente “quantificati”. Ma è proprio l’insieme di queste esternalità positive che costituisce il “seme” di un nuovo tipo di sviluppo locale di quei territori: sviluppo sociale ed economico tra loro strettamente connessi. Anzi: uno sviluppo sociale connesso ai beni comuni che, con le sue “esternalità positive”, crea anche un nuovo tipo di sviluppo economico locale.

Ci siamo chiesti tante volte, dal 2009, come l’esperienza di volontariato del Giardino della Memoria potesse aiutare a sviluppare un nuovo modello locale: la testimonianza di buone pratiche, la capacità di tenuta, la coerenza delle idee e dei valori, in un tempo in cui purtroppo si abbandona tutto. Abbiamo segnali positivi, tangibili, dai turisti che visitano l’area, dagli addetti ai lavori interessati alle specie botaniche dei frutti antichi che coltiviamo, dalle Istituzioni regionali che vorrebbero addirittura che si ampliasse l’area, eppure fatichiamo immensamente: riceviamo molte pacche sulle spalle, lusinghiere, ma spesso ci sentiamo soli e se pensiamo al futuro non vediamo il passaggio del testimone. Siamo anche consapevoli che su queste dinamiche dovrebbe giocare un ruolo strategico la capacità abilitante delle istituzioni, come è emerso da una recente ricerca riferita ad uno specifico territorio della Toscana in cui si è approfondita l’analisi. Quando i volontari che si occupano di cura dei beni comuni riescono a coordinare o integrare le loro attività con le istituzioni locali, con continuità in “spazi” specifici che possiamo chiamare “laboratori” territoriali, ci si può accorgere che emerge quel fenomeno che abbiamo chiamato “coscienza dei luoghi”. Le persone, cioè, sono interpreti dell’ambiente in cui vivono, sviluppando cooperazione, collaborazione reciproca, in cui gli aspetti produttivi e di vita sociale sui territori s’intrecciano indissolubilmente in un comune modo d’intendere, vivere e progettare i luoghi stessi da parte dei cittadini e istituzioni insieme. Ciò può avere un duplice effetto:

1) si crea un “vantaggio competitivo localizzato”, una “cultura” locale dei beni comuni che rigenera e rimette in circolo risorse nascoste delle comunità e dei territori, specifiche di quei luoghi. Sono gli stessi “vantaggi” individuati in numerosi studi e ricerche posti già alla base dei distretti industriali e dei network di imprese, in cui si evidenzia come si viene a creare una sorta di comunità sociale tra i produttori dell’intera catena del valore territoriale, capace di risolvere i problemi che si pongono nell’attività ordinaria di queste organizzazioni, sviluppando collaborazione e coordinamento sui territori e sinergie con i consumatori (G. Becattini, Ritorno al territorio, il Mulino 2009).

2) Si creano così, per tale via, anche “economie circolari”. Favorire la crescita di una comunità che cura ciò che è sottoutilizzato o abbandonato significa infatti anche attivare cicli rigenerativi di spazi e abitazioni/immobili, cibo e terre, ma anche persone con le loro competenze e saperi.

Todd Cambio e la sua famiglia hanno apprezzato durante la loro visita a Lucoli la nostra attività e il nostro essere solidali

Dinamiche, pensieri e forse sarà solo filosofia … quella della “coscienza dei luoghi“,.. intanto domani in modo concreto ci daremo da fare, ci ritroveremo con le nostre storie ed esperienze e le nostre mani per faticare.

Lo spirito di servizio delle azioni ci farà sentire stanchi ma contenti.

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6 Ottobre 2023 0 comment
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Senza categoriaTerritorio

I MAGGIOCIONDOLI DEL PARCO DELLA RIMEMBRANZA DI LUCOLI

by Noi x lucoli 16 Aprile 2023

Quando NoiXLucoli ripristinò, nel 2015, il Parco della Rimembranza di Lucoli, in occasione dei 100 anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale, si decise di piantare, a ricordo delle 91 vittime di Lucoli, degli alberi di maggiociondolo. Non c’era spazio per 91 alberi  (due sembravano essere rimasti dall’originario impianto: la grande quercia sul piazzale dell’Abbazia ed il cipresso che le è vicino) e così si piantarono nove maggiociondoli ognuno a simboleggiare il ricordo di dieci caduti.

Dopo otto anni gli alberi vegetano bene e soltanto due esemplari sono stati dovuti sostituire.

Queste splendide piante fanno da cornice alla scultura realizzata da Valter Di Carlo dal titolo “elevazione” che deve riportare al sacrificio dei soldati: le guerre passano, dopo cento anni le famiglie non ci sono più e dei soldati nessuno tiene più il ricordo.

Maggio si avvicina è il mese delle rose e delle spose. E, anche, del maggiociondolo, piccolo albero caducifoglio che può raggiungere un’altezza variabile dai 4 ai 6 metri. E’ anche chiamato laburno, il maggiociondolo ha una corteccia liscia e rami verde scuro, dai quali pendono piccoli ramoscelli. I suoi fiori, molto profumati, sono di colore giallo oro e adornano grappoli penduli che possono raggiungere i 25 centimetri di lunghezza.

Osservare questi alberi vicino al campanile dell’Abbazia di San Giovanni Battista è indubbiamente un piacere per la vista, con le loro macchie colorate che spiccano a contrasto delle retrostanti piante di querce.

Non tutti sanno che questo bellissimo arbusto è velenoso in ogni sua parte, sono però principalmente i semi contenuti nei baccelli, in particolar modo quando non sono ancora maturi, ad essere carichi di sostanze velenose.

Con l’ingestione anche di un solo seme si manifesta l’intossicazione, stranamente invece alcuni animali selvatici (come lepri, conigli e cervi) possono nutrirsi di questi semi senza alcuna conseguenza: per questo, in alcune regioni esso viene considerato una pianta magica.

Si narra anche che le streghe lo utilizzassero per preparare pozioni e bevande, e durante i sabba cavalcassero un bastone realizzato con il legno di questa pianta bella e misteriosa.

I maggiociondoli arricchiscono il paesaggio attorno al bene storico architettonico più importante di Lucoli: l’Abbazia di San Giovanni Battista e i nostri soci si prendono cura anche di questi testimoni vivi di una memoria che vale la pena di coltivare: quella dei tanti giovani del territorio che non fecero più ritorno a casa. Torna un altro maggio e noi ricorderemo questi ragazzi curando il Parco.

"Elevazione" una figura umana si libra verso il cielo

16 Aprile 2023 0 comment
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