NOI X LUCOLI
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ALBERI DI NATALE PER RICORDARCI UN FUTURO

by Noi x lucoli 17 Dicembre 2024
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Dietro una semplice azione, come quella di costruire un albero di Natale ecologico, si sono unite anche le maglie di un piccolo tessuto sociale che ha condiviso, sentito un medesimo scopo, quello di lottare contro il vuoto dei borghi a Natale condividendo anche un messaggio ambientalista.
Abbiamo voluto rianimare un protagonismo della dimensione locale, un senso del vivere collettivo tra i “restanti” di una piccola Frazione di Lucoli qual’é quella del Colle.
Siamo divenuti ricercatori di pallet, gentilmente richiesti ai vari commercianti di l’Aquila e poi via di sega e martello per trasformarli in alberi tutti diversi tra loro.

alla Chiesola

 

al Giardino della Memoria

Abbiamo ritrovato un senso di appartenenza e i commenti stupiti di chi ha osservato gli alberi accesi dal tramonto ci hanno ricordato che le singole azioni hanno un valore all’interno di una comunità assopita.
17 Dicembre 2024 0 comment
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PER LA FESTA DI OGNISSANTI UNA RIFLESSIONE SULL’IMPORTANZA DI CHI NON C’E’ PIU’

by Noi x lucoli 27 Ottobre 2024

La fine della stagione agricola, con gli ultimi raccolti dell’anno, si accompagnava in molte culture ai riti dedicati ai defunti. Così nella tradizione cristiana il 1 e il 2 di novembre si festeggiano i morti, così in molte altre religioni e tradizioni pagane la fine delle vitalità della natura coincide con il momento della commemorazione degli antenati.

In generale nelle case si accendevano candele che venivano, e in alcuni casi lo sono ancora, poste sui davanzali delle finestre. La luce fioca delle candele serve, seconde le credenze, a illuminare la strada alle anime dei defunti che nella notte tra il 1 e il 2 novembre percorrono in processione le vie dei paesi. Il percorso dai cimiteri sarebbe diretto verso una chiesa dove un prete, di spalle, celebrerebbe una messa in presenza delle anime dei defunti. E’ assolutamente da evitare di entrare in chiesa in questo frangente perchè le anime dei morti porterebbero con sè anche i vivi che, per curiosità o per devozione, dovessero assistere alla messa insieme ai morti.

In molti paesi d’Abruzzo era usanza appendere calze ai caminetti e lasciare la tavola imbandita nella notte tra il 1 e il 2 novembre, in modo che i parenti defunti potessero mangiare e lasciare dei doni ai bambini di famiglia, riempiendo le calze di frutta secca.

Infine, sempre durante la sera di Ognissanti, tra Pratola Peligna, Pettorano sul Gizio e anche a Serramonacesca i bambini solevano impiastricciarsi il viso di cenere e farina e recarsi di casa in casa a ricevere “il bene”, un’offerta a nome delle anime dei morti, dei quali imitavano le fattezze con i loro visi camuffati. Tra le formule utilizzate per farsi aprire, alla domanda “Chi è?” i bambini rispondevano “l’aneme de le morte”. La porta veniva aperta e si donava ai bimbi frutta secca e biscotti, in un rito scaramantico che voleva soddisfare le richieste dei defunti nel timore di maledizioni. Infatti la notte dei morti sarebbe frequentata non solo dagli spiriti dei cari di famiglia, ma anche da streghe che vagano tra i quartieri per rinnovare incantesimi e fatture.

Nel nostro voler “fare rete” collaborando con Associazioni dell’Abruzzo abbiamo accettato di organizzare un momento di riflessione a tutto campo su Lucoli e la sua Comunità passata e presente nell’Abbazia di San Giovanni Battista. Guidati dalla maestria dell’Associazione Musicale Deltensemble che eseguirà brani musicali contemporanei legati alla profondità e libertà dello spirito, leggeremo anche pensieri immaginari di figure religiose del passato legate a Lucoli, che ci osservano dall’altro di una montagna. Una trama originale che vedrà San Franco, San Giovanni e la Beata Cristina esprimersi sulla vita quotidiana della gente del territorio, a tutto campo.

Siamo consapevoli che non si può resistere alla desertificazione dei paesi e anche dei valori tradizionali senza la  consapevolezza e il ricordo delle radici e proveremo a coinvolgere i fedeli in questo percorso, un poco surreale, di parole e musiche e non mancheranno le luci delle candele come da antica tradizione.

Sono molti coloro che non ci sono più da ricordare, la gente di Lucoli che ha vissuto nei paesi deserti e non ultime le vittime del terremoto del 2009 che “vivono” simbolicamente nel ricordo del Giardino della Memoria.

Ringraziamo i “Deltensemble” autori ed esecutori sopraffini di melodie emblematiche scelte su tema e che doneranno a Lucoli questa originale esperienza.

Partecipate a questa rappresentazione corale ideata con rispetto e profondo amore per chi non c’è più.

 

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SERATA DI RACCONTO A VOCE E IN MUSICA con Raffaello Angelini, musicista della Zampogna

by Noi x lucoli 14 Luglio 2024

Da qualche tempo a questa parte, l’uso dell’espressione “fare rete” ha cominciato a diffondersi anche nell’universo del volontariato, per indicare una strategia di lavoro comune tra entità diverse, volta a “unire le forze” per lavorare su progetti che singolarmente ognuna di quelle organizzazioni non sarebbe in grado di raggiungere. “Fare rete” ha anche un significato in più: quello dell’abbraccio solidale (che motiva) tra persone generose che donano i loro entusiasmi e che vivono le stesse difficoltà e alle volte hanno bisogno di aiuto.

Lo sappiamo bene perché viviamo una fase della nostra vita associativa in cui siamo “abbracciati” dalla rete delle altre Associazioni, più grandi di noi e di grande reputazione nazionale: l’iter di approvazione del Decreto Giardino della Memoria – Monumento Naturale Regionale ha visto il sostegno di Associazioni come “Salviamo l’Orso”, “Touring Club Pescara”, “Pronatura l’Aquila” e non le ringrazieremo mai abbastanza.

Questo sostegno ci motiva a resistere, in un contesto ove il fattore culturale condiziona la scarsa propensione al “lavorare insieme”, in un territorio locale ove vive, inoltre, un retaggio di competizione e diffidenza verso le organizzazioni non storiche. Queste sono tutte dinamiche che producono, purtroppo, disconferma e negazione dei risultati del volontariato anche se questi sono sotto gli occhi di tutti come nel caso del Giardino della Memoria.
I nostri soci continuano a credere nella “rete” che implica un certo dispendio di energie psicologiche, relazionali e l’investimento di tempo e risorse, ma soprattutto un’apertura di credito in termini di fiducia verso gli altri membri della rete e la disponibilità a condividere e talvolta ad ampliare i propri orizzonti valoriali ed operativi, andando anche al di là dei confini circoscritti, per quanto importanti, dell’identità delle singole organizzazioni.

La “rete” si è di nuovo mobilitata attraverso “L’Aquila Incontra”” per celebrare insieme a noi, in modo semplice ma profondo e colto, il Monumento Naturale Regionale di Lucoli.

L’Associazione L‘Aquila Incontra è una “Comunità Culturale” che si propone come scopo quello di favorire un consapevole accrescimento della partecipazione in termini di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo l’inclusione e il pieno sviluppo della persona, tutto ciò senza scopo di lucro. “L’Aquila incontra” ha organizzato una SERATA DI RACCONTO A VOCE E IN MUSICA per far scoprire l’importanza delle radici culturali e delle tradizioni, le stesse che NoiXLucoli difende con impegno e sacrificio attraverso il Giardino della Memoria. Uno degli animatori della serata sarà Raffaello Angelini, musicista di formazione colta (violoncellista, compositore) che da circa 25 anni si dedica alla zampogna, strumento con cui si è esibito in Italia e all’estero.

 

Ringraziamo per questa grande occasione che ci viene donata e invitiamo i lucolani che vorranno ascoltare brani del “diario di uno zampognaro – tra fantasia e realtà” ad unirsi a noi come in un salotto letterario ubicato in un luogo di grande bellezza e circondato dagli alberi del Giardino della Memoria.

«Ci sono luoghi, luci, colori, odori, immagini e suoni che rimangono impressi nella memoria e inaspettatamente riemergono dando la sensazione di vivere ora, ciò che si è vissuto precedentemente, in un altro luogo in un altro momento. Tra queste immagini remote, una in particolare è rimasta nella mia mente come avvolta in uno strato di nebbia, per poi riaffiorare ciclicamente e di nuovo svanire». Queste sono alcune delle parole delle prime pagine del libro “Il diario di uno zampognaro- tra fantasia e realtà” di Raffaello Angelini, un racconto, un diario intimo, a tratti quasi musicale che regala momenti di delicata narrazione, talvolta anche poetica. Naturalmente ascolteremo anche i suoni della zampogna.

Il Monumento Naturale Regionale alla sua prima ricorrenza di un mese (decreto del 19 giugno u.s.) non poteva essere celebrato in modo migliore!

14 Luglio 2024 0 comment
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ComunitàTerritorio

L’amicizia costruita dalla nostra Associazione con Nick Young e il San Martino Trust.

by Noi x lucoli 3 Giugno 2024

Sono passati sette anni da quando Nicholas Young venne a Lucoli e affisse volantini in molti luoghi per ringraziare la comunità locale per aver ospitato una notte suo padre che fuggiva da un campo di concentramento e ricercando nello stesso tempo la famiglia che lo fece. Gli rispondemmo, lo aiutammo, trovammo la famiglia e li mettemmo in contatto. Dedicammo un albero di mele del Giardino della Memoria al Maggiore Leslie Young suo padre.  Lo scorso anno abbiamo ripercorso in jeep, insieme a Sir Nick Young,  la via di fuga del padre, da Lucoli a Corvaro, sulle carrarecce di montagna. Abbiamo conosciuto un uomo di grandi valori, un giusto, una persona che dedica la sua vita a ricordare e ringraziare chi salvò il padre e gli permise quindi di nascere. Siamo migliorati dopo averlo conosciuto per l’umanità che esprime.

Nick Young è il Presidente dell’opera benefica del Monte San Martino Trust che vuole essere un ricordo permanente del grande coraggio, generosità e umanità dimostrati dal popolo italiano nell’aiutare i prigionieri di guerra evasi e i profughi politici e razziali dal 1943 al 1945.

Keith Killby, il fondatore del Trust, fuggì dal campo di Servigliano nelle Marche.

Il suo nome deriva da un villaggio nelle Marche, nel nord Italia, una delle tante regioni in cui si trovavano i campi che ospitavano gli 80.000 prigionieri alleati catturati durante le campagne nel Mediterraneo e nel Nord Africa durante la Seconda Guerra Mondiale.

La Croce Rossa Internazionale ha riferito che in Italia esistevano 52 campi principali, serviti da 18 ospedali, e numerosi campi di lavoro. Nonostante il trasferimento di molti prigionieri in Germania in occasione dell’armistizio italiano dell’8 settembre 1943, fino a 50.000 uomini partirono per raggiungere la libertà: a nord verso la Svizzera o a centinaia di chilometri a sud verso le truppe  alleate.
I cittadini italiani diedero agli uomini in fuga cibo, vestiti e riparo e li guidarono attraverso le linee verso la salvezza.

Quando Keith Killby fondò il Monte San Martino Trust nel 1989, lo fece con l’intenzione di “restituire qualcosa” agli italiani per il loro coraggio ed i sacrifici sostenuti per proteggere i prigionieri di guerra in fuga nelle campagne italiane.

Keith Killby, poi, insignito del titolo di Cavaliere Ufficiale dal Presidente della Repubblica Italiana, è riuscito nel suo intento: ogni anno circa 25 giovani italiani trascorrono un mese in Gran Bretagna con queste borse di studio.

NoiXLucoli ha riportato alla storia contemporanea il coraggio di una famiglia lucolana, che nascose due fuggitivi, un britannico e un neozelandese e così anche il territorio di Lucoli ha potuto segnalare giovani per le borse di studio in Gran Bretagna, la nostra Associazione si è occupata delle formalità.

Quest’anno abbiamo segnalato la giovane Michela di Casamaina, appena laureata in farmacia con il massimo dei voti. La sua contentezza è la nostra, anche per aver offerto un’opportunità ad una ragazza meritevole.

 

La foto di fine corso

Il Trust è gestito interamente da volontari per minimizzare i costi. Quando il programma studenti iniziò ogni borsa costava al Trust 1.000 sterline, da spendere per un corso di studio in una scuola di lingua e l’alloggio presso una famiglia della zona. I costi si sono alzati negli anni, arrivando ad oggi a circa 2.500 sterline per borsa di studio. Tutti i fondi sono sempre stati reperiti tramite donazioni.

QUALCHE NOTIZIA SULLE SCUOLE FREQUENTATE DAI RAGAZZI

Il Trust manda i suoi studenti presso due eccellenti scuole di lingua con le quali ha da tempo stabilito ottime relazioni. Queste scuole sono la Central School (1 Tottenham Court Road, Londra), e CES Oxford House nel paese di Wheatley, a cinque miglia da Oxford. Michela ha frequentato la scuola di Oxford.

La diversa posizione delle due scuole – una nel cuore della capitale e l’altra in un bel villaggio di campagna ma comunque vicino alle attrattive di Oxford – consente una scelta. In entrambi i casi, un ottimo livello d’istruzione,  a questo si aggiunge la compagnia di studenti provenienti da ogni parte del mondo, come si vede dalle foto inviateci da Michela. Entrambe le scuole credono nell’etica del Monte San Martino Trust. Il programma di studio nelle due scuole è di circa 25 ore a settimana e si conclude con il rilascio di un attestato: Michela ha conseguito un diploma di livello avanzato.

 

Il libro tratto dal diario di Leslie Young in cui si parla anche di Lucoli

3 Giugno 2024 0 comment
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ComunitàTerritorio

UNO DEI PATRIARCHI DELLA NATURA DI LUCOLI: LA GRANDE QUERCIA SUL PIAZZALE DELL’ABBAZIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

by Noi x lucoli 22 Gennaio 2024

La quercia è probabilmente l’ultimo albero appartenente al Parco della Rimembranza di Lucoli che fu dedicato ai caduti della Grande Guerra.

Dopo la conclusione della prima guerra mondiale si registrò, già nell’immediatezza del ritorno alla normalità, un grande movimento nazionale per la commemorazione delle vittime cadute in guerra. Già al primo anniversario del IV novembre 1919 numerosi furono i comuni che avevano realizzato una lapide commemorativa con l’elenco dei caduti. Alla realizzazione delle lapidi si aggiunsero negli anni a venire, in numerosissimi comuni, i monumenti ai caduti.

Fu nel 1922, su iniziativa dell’On. Dario Lupi, sottosegretario alla Pubblica Istruzione, che venne proposto di creare in tutti i paesi d’Italia un Parco o un Viale della Rimembranza per commemorare i soldati caduti per la patria, attraverso l’impianto di “selve votive”. L’On. Lupi scrive, con lettera circolare del 27 dicembre 1922, a tutti i Provveditori agli studi chiedendo loro che le scolaresche fossero iniziatrici dell’idea nobilissima e pietosa. In ogni centro abitato doveva sorgere un parco o viale nel quale piantare un albero per ogni caduto in guerra.  Il giorno successivo, con altra circolare, venivano dettate le norme per la costituzione dei Parchi e dei Viali della Rimembranza.

Alla data del 15 ottobre 1923 risultano già stati istituiti in Italia 5735 comitati ed inaugurati ben 1048 parchi. L’iniziativa aveva avuto una risposta corale in tutto il territorio della nazione. I giovani fanciulli, ai quali si chiedeva di essere parte attiva nella costituzione dei Parchi e dei Viali, potevano così essere educati all’ombra degli eroi che avevano offerto la loro vita per la grandezza della Patria. Il rito serviva a rinforzare il senso di nazione che la Grande Guerra, nonostante l’immane tragedia, aveva contribuito a formare.

L’Abruzzo, che insieme alla Sardegna aveva pagato il più alto tributo di sangue in termini percentuali, parteciperà diffusamente all’iniziativa con 188 comitati istituiti e 25 parchi già inaugurati nel settembre del ’23.

Spicca certamente la provincia dell’Aquila che su 132 comuni presentò ben 127 comitati costituiti con una percentuale del 96% sul totale.

Il Parco della Rimembranza di Lucoli situato in prossimità dell’Abbazia di San Giovanni Battista, era citato nella relazione che l’Onorevole Lupi fece in parlamento nell’ottobre del 1923 era dedicato a 91 caduti in battaglia.

Fu smantellato con delibera del Podestà dell’Aquila degli Abruzzi del 5 luglio 1932.

Dell’impianto originario rimane solo un albero monumentale: un esemplare di quercia.

Crediamo che non proteggere un patriarca arboreo come questo significhi cancellare le radici, la quercia offre una connessione intrinseca tra l’albero ed il senso di appartenenza, di radicamento, che essa può fornire. Metaforicamente gli alberi incarnano la stabilità e la continuità della vita di una comunità. Come radici che si intrecciano con il terreno, gli alberi collegano il presente al passato e fungono da testimoni silenziosi delle esperienze umane.

La quercia ha tutte le caratteristiche previste dalla Legge per essere protetta e la nostra Associazione ne avrà cura, confidiamo negli Enti preposti per l’accoglimento della segnalazione.

 

Foto C. Corrado

22 Gennaio 2024 0 comment
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Il Giardino della MemoriaTerritorio

7 Ottobre 2023 lavoro di manutenzione dei soci nel Giardino della Memoria

by Noi x lucoli 6 Ottobre 2023

Una vecchia panchina costruita dai ragazzi della Comunità Incontro di Don Gelmini ogni anno la restauriamo

Spesso le persone che hanno cura di un bene comune accessibile a tutti, come il terreno dove sorge il Giardino della Memoria vicino all’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli, non lo sanno, ma stanno creando una ricchezza sui loro territori: un “tesoro” che rimane nascosto e invisibile, ma che loro costruiscono giorno dopo giorno. Ma, come tutto il lavoro di cura che ognuno di noi svolge nelle mura delle proprie case, anche quello che è svolto dai volontari per la cura dei beni comuni è scarsamente valutabile in termini monetari, non andando a far parte del PIL, ossia delle attività produttive che muovono i “soldi” sui mercati.

Una croce in legno donata dopo il sisma del 2009: ogni anno la proteggiamo con impregnanti

Ci vedremo sabato per la solita manutenzione del Giardino in preparazione dell'inverno. 
Lavoreremo su attività precise anche nell'area circostante il Giardino.

Con questo post vogliamo fare il punto, un po’ sociologico (e non ce ne vogliate) delle nostre motivazioni e consapevolezze in merito a queste giornate che dedichiamo al territorio e che non sono solo scampagnate o riunioni tra amici perché sono fondate sui valori in cui crediamo.

Siamo convinti che prendersi cura dei beni comuni convenga

Vi sono almeno due effetti di tipo economico che, a livello personale e di comunità, si creano grazie a chi si prende cura dei beni comuni:

1) A livello personale

Chi si prende cura di un bene comune lo fa innanzitutto per aumentare la qualità della propria vita: si sta meglio in un luogo più curato e magari pieno di bellezza del paesaggio, dove ci si dà una mano l’un l’altro, in cui ci si conosce e si sviluppano e mantengono relazioni sociali e attività a cui diamo valore.

Nell’ultimo decennio gli interventi dei cittadini si sono spostati sempre più da un generico interesse per la cura di beni comuni “naturali” (quali l’acqua, aria, ambienti e loro fauna e flora), verso beni in degrado o abbandono, sia in contesti urbani che rurali. Si tratta dei cosiddetti “anticommons”, ossia beni di proprietà di chi, detenendo i diritti su quei beni, li può anche non utilizzare e lasciare allo stato incolto. Ciò che non “rende” non si cura. Ciò può creare un utilizzo “non ottimale”, con conseguente scarsa/nulla “funzione sociale” dei beni da parte di quei proprietari (anche in contraddizione con quanto è riconosciuto dall’art 42 della nostra Costituzione) che talora condannano i loro stessi beni alla dimenticanza: la “tragedia” degli “anticommons” sta proprio nel fatto che scarsi incentivi o rendimenti o investimenti portano progressivamente all’abbandono e degrado di numerosi beni.  Quindi avere beni comuni curati dai volontari, significa anche aumentare il benessere. E questa è certamente una prima “ricchezza” che queste persone creano: una “ricchezza” per loro stessi e per chi vive e usufruisce di quei beni comuni, attraverso ciò che era “sottoutilizzato” o abbandonato, rendendolo fruibile a tutti e quindi “valorizzandolo”.

2) La cura di ciò che è collettivo incrementa il valore dell’area in cui si vive o che si ama.

Ma così facendo, i volontari che operano insieme sui territori creano una ricchezza che non è più quindi solo quella personale. Bensì collettiva, della comunità. Ed è proprio in ciò che sta un altro tipo di ricchezza che si crea sui territori. Il bene comune rigenerato, rivitalizzato, mantenuto, acquista indubbiamente un valore maggiore. Un’area in cui si cura l’ambiente acquista anche un valore maggiore per tutti. Si creano quelle che gli economisti chiamano “esternalità positive” dei beni comuni. Le esternalità positive dei beni comuni sono “immateriali” come la fiducia reciproca, il senso di “sicurezza” dei luoghi in cui si vive, l’inclusività: ma questi aspetti creano un valore maggiore anche dei beni “materiali” (spazi verdi, la cura del paesaggio e dei beni storici di un luogo) perché attraverso la cura dei beni comuni, tendono ad acquisire maggiore “valore” quei luoghi, non solo per chi ci vive (valore d’uso) ma anche per gli altri ad esempio i turisti (valore di scambio). Quei luoghi, in sintesi, “valgono” di più perché sono “grumi” di relazioni sociali positive. E’ ciò che crea capitale sociale e benessere delle comunità. E questi aspetti non sono quasi mai resi “visibili” e sono difficilmente “quantificati”. Ma è proprio l’insieme di queste esternalità positive che costituisce il “seme” di un nuovo tipo di sviluppo locale di quei territori: sviluppo sociale ed economico tra loro strettamente connessi. Anzi: uno sviluppo sociale connesso ai beni comuni che, con le sue “esternalità positive”, crea anche un nuovo tipo di sviluppo economico locale.

Ci siamo chiesti tante volte, dal 2009, come l’esperienza di volontariato del Giardino della Memoria potesse aiutare a sviluppare un nuovo modello locale: la testimonianza di buone pratiche, la capacità di tenuta, la coerenza delle idee e dei valori, in un tempo in cui purtroppo si abbandona tutto. Abbiamo segnali positivi, tangibili, dai turisti che visitano l’area, dagli addetti ai lavori interessati alle specie botaniche dei frutti antichi che coltiviamo, dalle Istituzioni regionali che vorrebbero addirittura che si ampliasse l’area, eppure fatichiamo immensamente: riceviamo molte pacche sulle spalle, lusinghiere, ma spesso ci sentiamo soli e se pensiamo al futuro non vediamo il passaggio del testimone. Siamo anche consapevoli che su queste dinamiche dovrebbe giocare un ruolo strategico la capacità abilitante delle istituzioni, come è emerso da una recente ricerca riferita ad uno specifico territorio della Toscana in cui si è approfondita l’analisi. Quando i volontari che si occupano di cura dei beni comuni riescono a coordinare o integrare le loro attività con le istituzioni locali, con continuità in “spazi” specifici che possiamo chiamare “laboratori” territoriali, ci si può accorgere che emerge quel fenomeno che abbiamo chiamato “coscienza dei luoghi”. Le persone, cioè, sono interpreti dell’ambiente in cui vivono, sviluppando cooperazione, collaborazione reciproca, in cui gli aspetti produttivi e di vita sociale sui territori s’intrecciano indissolubilmente in un comune modo d’intendere, vivere e progettare i luoghi stessi da parte dei cittadini e istituzioni insieme. Ciò può avere un duplice effetto:

1) si crea un “vantaggio competitivo localizzato”, una “cultura” locale dei beni comuni che rigenera e rimette in circolo risorse nascoste delle comunità e dei territori, specifiche di quei luoghi. Sono gli stessi “vantaggi” individuati in numerosi studi e ricerche posti già alla base dei distretti industriali e dei network di imprese, in cui si evidenzia come si viene a creare una sorta di comunità sociale tra i produttori dell’intera catena del valore territoriale, capace di risolvere i problemi che si pongono nell’attività ordinaria di queste organizzazioni, sviluppando collaborazione e coordinamento sui territori e sinergie con i consumatori (G. Becattini, Ritorno al territorio, il Mulino 2009).

2) Si creano così, per tale via, anche “economie circolari”. Favorire la crescita di una comunità che cura ciò che è sottoutilizzato o abbandonato significa infatti anche attivare cicli rigenerativi di spazi e abitazioni/immobili, cibo e terre, ma anche persone con le loro competenze e saperi.

Todd Cambio e la sua famiglia hanno apprezzato durante la loro visita a Lucoli la nostra attività e il nostro essere solidali

Dinamiche, pensieri e forse sarà solo filosofia … quella della “coscienza dei luoghi“,.. intanto domani in modo concreto ci daremo da fare, ci ritroveremo con le nostre storie ed esperienze e le nostre mani per faticare.

Lo spirito di servizio delle azioni ci farà sentire stanchi ma contenti.

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6 Ottobre 2023 0 comment
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I MAGGIOCIONDOLI DEL PARCO DELLA RIMEMBRANZA DI LUCOLI

by Noi x lucoli 16 Aprile 2023

Quando NoiXLucoli ripristinò, nel 2015, il Parco della Rimembranza di Lucoli, in occasione dei 100 anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale, si decise di piantare, a ricordo delle 91 vittime di Lucoli, degli alberi di maggiociondolo. Non c’era spazio per 91 alberi  (due sembravano essere rimasti dall’originario impianto: la grande quercia sul piazzale dell’Abbazia ed il cipresso che le è vicino) e così si piantarono nove maggiociondoli ognuno a simboleggiare il ricordo di dieci caduti.

Dopo otto anni gli alberi vegetano bene e soltanto due esemplari sono stati dovuti sostituire.

Queste splendide piante fanno da cornice alla scultura realizzata da Valter Di Carlo dal titolo “elevazione” che deve riportare al sacrificio dei soldati: le guerre passano, dopo cento anni le famiglie non ci sono più e dei soldati nessuno tiene più il ricordo.

Maggio si avvicina è il mese delle rose e delle spose. E, anche, del maggiociondolo, piccolo albero caducifoglio che può raggiungere un’altezza variabile dai 4 ai 6 metri. E’ anche chiamato laburno, il maggiociondolo ha una corteccia liscia e rami verde scuro, dai quali pendono piccoli ramoscelli. I suoi fiori, molto profumati, sono di colore giallo oro e adornano grappoli penduli che possono raggiungere i 25 centimetri di lunghezza.

Osservare questi alberi vicino al campanile dell’Abbazia di San Giovanni Battista è indubbiamente un piacere per la vista, con le loro macchie colorate che spiccano a contrasto delle retrostanti piante di querce.

Non tutti sanno che questo bellissimo arbusto è velenoso in ogni sua parte, sono però principalmente i semi contenuti nei baccelli, in particolar modo quando non sono ancora maturi, ad essere carichi di sostanze velenose.

Con l’ingestione anche di un solo seme si manifesta l’intossicazione, stranamente invece alcuni animali selvatici (come lepri, conigli e cervi) possono nutrirsi di questi semi senza alcuna conseguenza: per questo, in alcune regioni esso viene considerato una pianta magica.

Si narra anche che le streghe lo utilizzassero per preparare pozioni e bevande, e durante i sabba cavalcassero un bastone realizzato con il legno di questa pianta bella e misteriosa.

I maggiociondoli arricchiscono il paesaggio attorno al bene storico architettonico più importante di Lucoli: l’Abbazia di San Giovanni Battista e i nostri soci si prendono cura anche di questi testimoni vivi di una memoria che vale la pena di coltivare: quella dei tanti giovani del territorio che non fecero più ritorno a casa. Torna un altro maggio e noi ricorderemo questi ragazzi curando il Parco.

"Elevazione" una figura umana si libra verso il cielo

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Senza categoriaTerritorio

PER RICORDARE UN AMICO DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE E DEL TERRITORIO DI LUCOLI: BRUNO LUDOVICI

by Noi x lucoli 6 Aprile 2023

Abbiamo appreso con tristezza della scomparsa di Bruno Ludovici con il quale abbiamo collaborato su iniziative in memoria di San Franco di Assergi.

Lo abbiamo stimato per la sua gentilezza, cultura e passione per i territori, compreso quello di Lucoli.

E’ stato molto vicino al Giardino della Memoria e ai suoi frutti antichi anche per la sua passione per la cura del patrimonio ambientale e boschivo.

Ci mancheranno la sua positività, motivazione ed esperienza qualità che ci hanno sostenuto non poche volte nel percorso di vita della nostra Associazione.

A Lucoli resta testimone della sua persona l’albero di ciliegio dedicato a San Franco che piantammo insieme in occasione dell’ottocentenario della morte del Santo.

Bruno in escursione con i nostri soci alla Grotta ove visse San Franco a Lucoli dopo aver lasciato l’Abbazia di San Giovanni

Dedichiamo un pensiero affettuoso ad Ivana sua gentile consorte.

La nostra Associazione dedicherà un albero del Giardino della Memoria a Bruno ed Ivana come segno di gratitudine pe r la loro vicinanza a questo progetto e per l’aiuto più volte fornitoci, non ultimo per la passione di Bruno per i frutti antichi e gli innesti.

 

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Territorio

Il Paese di Lucoli nelle “aree interne” dell’Abruzzo

by Noi x lucoli 14 Febbraio 2023

Pubblichiamo alcuni spunti di un interessante studio sull’ Abruzzo realizzato da Openpolis.

Negli ultimi decenni l’Abruzzo ha visto un forte spopolamento delle sue aree interne.

Nonostante in regione viva più o meno lo stesso numero di persone di 70 anni fa, al proprio interno l’Abruzzo è differenziato. Alcuni ricercatori e ricercatrici che si occupano proprio delle aree interne abruzzesi stanno effettuando degli studi per provare a capire le ragioni profonde del fenomeno e immaginare soluzioni praticabili.

L‘Abruzzo ha oggi grosso modo la stessa popolazione del 1951: 1,28 milioni di persone. Ma si tratta di una stabilità solo apparente. In primo luogo perché il numero di abitanti è cambiato nel corso dei decenni. È passato, infatti, da 1,28 milioni del dopoguerra a 1,17 milioni agli inizi degli anni ’70, con una diminuzione di quasi il 9% in appena un ventennio caratterizzato dal boom economico, la crescita dell’industrializzazione e l’abbandono dell’agricoltura.

Negli anni successivi si è registrato invece il trend opposto. I residenti sono tornati sopra la soglia di 1,2 milioni nel 1981, raggiungendo quasi 1,25 milioni nel 1991 e arrivando a 1,3 milioni nel 2011. Nell’ultimo decennio, la tendenza ha nuovamente cambiato segno. Nel 2020 i residenti nella regione sono tornati 1,28 milioni, con un aumento dello 0,3% rispetto a 70 anni prima. Si tratta di una percentuale molto inferiore al dato nazionale (+24,6% nello stesso periodo). Ancora più interessante dettagliare queste tendenze nei territori abruzzesi. Dal 1951 al 2020 la provincia di Pescara ha visto un aumento dei residenti del 30,9%, quella di Teramo del 10,7%. Al contrario, le province di L’Aquila e Chieti hanno registrato un calo rispettivamente del 20% e del 6,2%.

Lucoli appartiene alle aree interne che riguardano tutti i comuni dove lo spopolamento è stato più vistoso.

Colle di Lucoli un deserto – Foto Rita Mikucionyte

Le aree interne sono i comuni italiani più periferici, in termini di accesso ai servizi essenziali (salute, istruzione, mobilità). Per definire quali ricadono nelle aree interne, per prima cosa vengono definiti i comuni “polo”, cioè realtà che offrono contemporaneamente (da soli o insieme ai confinanti):

  1. un’offerta scolastica secondaria superiore articolata (cioè almeno un liceo – scientifico o classico – e almeno uno tra istituto tecnico e professionale);
  2. almeno un ospedale sede di d.e.a. I livello;
  3. una stazione ferroviaria almeno di tipo silver.

Nella precedente classificazione delle aree interne, adottata nel 2014, i comuni che distano meno di 20 minuti dal polo più vicino si definiscono “cintura”; quelli che distano oltre 20 minuti rientrano nelle aree interne. Le aree interne si suddividono a loro volta in 3 categorie, sempre in base alla distanza dal polo: comuni intermedi, comuni periferici, comuni ultraperiferici.

Complessivamente le aree più periferiche hanno perso nel periodo quasi 100mila abitanti dal 1951 e 2020, di cui 11mila nell’ultimo decennio.

97.231 gli abitanti persi nei comuni periferici e ultraperiferici abruzzesi tra il 1951 e il 2020.

Come invertire la tendenza allo spopolamento dei territori più tradizionalmente rurali e periferici?

Le possibili soluzioni sono molteplici e complesse come il problema. L’unica certezza è la necessità e l’urgenza di politiche pubbliche decise e coraggiose.

35,9% degli abruzzesi abita in comuni delle aree interne (in Italia è il 22,7%). E qui si arriva al punto: l’importanza dell’intermunicipalità, ossia della costruzione organica di pianificazione delle politiche e di relazioni tra comuni periferici, ma anche tra le stesse aree interne e le zone più urbane. In questi anni, infatti, è emersa l’importanza strategica di un dialogo tra questi due mondi, al fine di disegnare una visione di futuro.Da questi concetti si può partire per la pianificazione di politiche pubbliche funzionali per la lotta allo spopolamento. Da un radicale rafforzamento dei servizi essenziali per la popolazione, allo sviluppo turistico o produttivo, fino alle politiche per la genitorialità e per una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
https://www.openpolis.it/sullo-spopolamento-dellabruzzo-interno-servono-politiche-urgenti/
https://www.openpolis.it/il-piano-di-ripresa-e-resilienza-a-sostegno-dei-crateri-sismici-dabruzzo/
14 Febbraio 2023 0 comment
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Territorio

L’Abruzzo non potrà mai dimenticare l’impegno dei Vigili del Fuoco. A Lucoli ha lavorato nel 2009 Paolo Muneretto, veneto, che ama tornare in questo territorio.

by Amministratore 22 Settembre 2021

Trema la terra in Abruzzo

Notizia del 06 aprile 2009

6 aprile, ore 3.32: la terra trema. Viene registrata una scossa di 5,8 gradi della scala Richter con epicentro a pochi chilometri dal centro del L’Aquila e a circa 5 km di profondità. Il sisma viene avvertito in tutto il centro-sud, dalla Romagna a Napoli.

Oltre L’Aquila, i paesi più colpiti sono Santo Stefano di Sessanio, Castelvecchio Calvisio, San Pio, Villa Sant’Angelo, Fossa, Ocre, San Demetrio Ne’ Vestini e i centri dell’Altopiano delle Rocche. Drammatica è la situazione nel capoluogo e in alcune delle sue frazioni come Onna, rasa quasi completamente al suolo, e Paganica, dove le persone rimaste sotto le macerie si contano a decine.

I comandi dei VVF durante il sisma del 2009

Questa notizia è riportata nell’archivio dei Vigili del Fuoco.

 

A Lucoli lavorarono i Vigili del Fuoco di Venezia tra questi Paolo Muneretto, il secondo nella foto seguente, partendo da sinistra.

 

 

 

Muneretto ha partecipato alla progettazione e realizzazione del monumento della Casa dello Studente dell’Aquila ed ha lavorato al Comando di Pizzoli per circa due mesi.

 

 

L’Abruzzo non potrà mai dimenticare l’impegno dei Vigili del fuoco nelle emergenze quotidiane e ancor di più nel dramma del terremoto del 6 aprile 2009. Uomini impagabili, dal cuore immenso, instancabili. Quella del terremoto è stata un’esperienza umana indimenticabile per tutti.
Sono trascorsi dodici anni e Paolo Muneretto è tornato per ben due volte a Lucoli e con la sua famiglia ha adottato un albero del Giardino della Memoria del Sisma.

 

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E quest’anno Paolo è anche riuscito a cogliere le prime mele: nella  foto seguente è ritratto durante la visita del luglio u.s.
Paolo ed Annamaria Muneretto

 

Paolo ed Annamaria Muneretto con il Sindaco Valter Chiappini

Siamo contenti di questo profondo legame personale che si è instaurato con Lucoli. 

Stimiamo il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e non può che farci piacere anche l’istituzione all’Aquila di una struttura deputata alla formazione dei Vigili del Fuoco. 

La nascita della scuola di formazione dei Vigili del Fuoco non è il frutto di una casualità e vede nel capoluogo d’Abruzzo, con la sua storia e le competenza acquisite negli anni della ricostruzione, un centro nevralgico per la gestione delle emergenze a servizio delle aree interne ed appenniniche dell’intero Paese. I futuri Vigili del Fuoco saranno ospitati nelle strutture del progetto Case, nato per dare una risposta abitativa agli sfollati dopo il sisma 2009 e che sarà quindi valorizzato e riconvertito. Tutto torna e questa volta si è riusciti a tradurre in opportunità ciò che è derivato da un evento tragico e luttuoso come una calamità naturale.

22 Settembre 2021 0 comment
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