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I frutti antichi

I frutti antichi

GLI ALBERI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: La Pera Moscatella. P. Pyrus sativa.

by Amministratore 3 Agosto 2011


In questo post parliamo del Pero Moscatello chiamato in Abruzzo “Moscarello”.
“Pochi Peri godono di una maggiore celebrità del Pero Moscatello, e pochi presentano la quantità di modificazioni che lo diversificano e lo dividono in molte razze, le une differentissime in forma, in volume, ed in gusto, e le altre così poco distinte nella loro modificazione che appena si possono considerare come varietà. La più conosciuta fra queste ultime, e quella che merita maggiormente di esserlo, è la varietà che si è fatta figurare nel mezzo della tavola annessa, e che si distingue anche nel nome pel diminutivo proprio alla sua piccolezza. Essa si confonde sovente con un’altra razza che vi è inferiore, ma che ha tanti dei suoi caratteri che appena si può distinguere da chi non le gusta insieme: quindi essa riceve da molti il medesimo nome della prima: gl’intelligenti però la distinguono con quello di Giugnolina. Tutte le altre razze di Pere Moscate si distinguono abbastanza fra loro, e da queste due per non dar luogo ad equivoco; perciò noi non ne faremo parola per ora, e ci limiteremo a descrivere la vera Moscatellina, e a dare un cenno della sua compagna. L’albero della Moscatellina prende naturalmente una forma semi-piramidale. I suoi rami non si allargano lateralmente ma si innalzano ritti ed uniti. Essi sono muniti di nodi rari e distinti che rendono il loro fogliame chiaro e diradato. Le gemme fiorifere si aprono ciascuna in un gruppetto di fiori che prosperano nella massima parte ed allegano, sicchè queste pere si vedono quasi sempre a grappoli di tre, di quattro e di sei.Il frutto è picciolissimo e non sorpassa in volume una grossa nocciola; tondeggia alla cima, la quale è coronata da un calice persistente assai pronunziato, ingrossa un poco nel mezzo, e degrada insensibilmente verso il picciuolo all’inserzione, e del quale forma appena un poco di punta, dimodochè presenta una forma quasi orbicolare.La sua buccia è verdastra, coperta in gran parte di un rosso-bruno privo di spicco, e con una superficie liscia e senza lanugine. La polpa è bianca, fina, croccante, quasi priva di torzo, con i semi o mancanti o picciolissimi ed immaturi, e con un sugo dolce: essa esala un aromo grazioso che si sente insieme all’olfato ed al gusto, e che è conosciuto sotto il nome di moscato. Tale è la vera Pera Moscatellina. Essa matura dalla metà alla fine di Giugno, ed è contemporanea delle Pere di S. Giovanni e delle Bianchette, ma le supera tanto in bontà che non vi cade paragone. Tutti i Pomologi parlano della Pera Moscatellina. Si pretende che fosse coltivata dai Romani, e la maggior parte degli Scrittori la rapportano alle Pere superbe di Plinio, che sono descritte come picciolissime e precocissime: il Porta invece la vuole la Myrapia di questo naturalista così chiamata quasi unguentum redolentia“.  Testo scritto da Giorgio GALESIO, Pomona Italiana ossia Trattato degli alberi fruttiferi (Pisa 1817-1839), edizione ipertestuale a cura di Massimo Angelini e Maria Chiara Basadonne, Ist. Marsano, Genova 2004
Testo trascritto da Graziella Picchi (Cagli, Pesaro Urbino). Tratto da http://www.pomonaitaliana.it/
L’illustrazione è tratta dall’esemplare conservato presso l’Ist. Marsano (Genova), vol. I: la tavola originale è intitolata Fiore di Pero Moscatellino (pagina 312) e accompagna l’articolo intitolato Pero Moscatellino (pagine 306-311).

Questa varietà è coltivata in tutto il Centro Italia, soprattutto nelle zone di media e alta collina, e qui ancora si può trovare in grandi piante singole. Nei territori oggi italiani è coltivata da lunghissimo tempo; per l’Alto Adige se ne ha notizia, sia per il commercio locale che per l’esportazione, fin dall’inizio dell’800 (Poell, 1831). Nel Congresso Pomologico dell’Esposizione di Treviso del settembre 1888 vennero raccomandate la Moscatellina e la Madama veronese o Moscatella che, scrisse Molon (1901, 1926), erano pere piccole e disomogenee, che comparivano in giugno nei mercati dell’alta Italia (erano le prime pere a comparire sui mercati d’Italia) ed erano quindi ricercate come primizie. Secondo Baldini e Scaramuzzi (1982) i biotipi più importanti erano coltivati in Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Campania.
La Moscatellina, caratterizzata dai frutti di piccole dimensioni (da quella di una nocciola fino a quella di una noce), era diffusa in tutti i paesi in cui si coltiva il pero (Tamaro, 1915). Nonostante il pregio della precocità, i frutti avevano una durata molto limitata, tanto che dovevano essere spedite almeno otto giorni prima della maturazione questo è senz’altro uno dei motivi che ha condotto all’abbandono della coltivazione di questa specie su scala industriale.  La varietà veniva comunque considerata molto produttiva e “di grande commercio” (Tamaro, 1915) ed era ricercatissima dai mercati locali e internazionali sia come primizia che per fabbricare conserve, mostarda, frutta sott’alcool e sidro.
L’albero è molto vigoroso, rustico e a portamento piuttosto espanso, produce in maniera costante e fiorisce precocemente. La sua fioritura è così abbondante che è adatta anche come pianta mellifera di grande pregio. I frutti sono di piccole dimensioni, frequentemente riuniti in mazzetti, piriformi, a peduncolo lungo, senza cavità peduncolare e calicina. La buccia è gialla con sfumature rosso scuro dalla parte del sole e numerose piccole lenticelle La polpa è bianca, molto zuccherina e profumata, con sapore di moscato, con torsolo piccolo. Matura la prima decade di agosto ed è da consumo immediato.Si trova menzionata numerose volte e da tempo immemorabile. Il suo nome viene dall’odore di moscato, ed è così dolce che viene chiamata anche Moscarella (le mosche sono attratte dal suo zucchero). Vengono anche dette ‘superbe’ (forse le stesse che citava Columella) perché pur piccole «vogliono essere le prime a comparire mature sulle tavole».
UTILIZZAZIONE ALIMENTARE
L’utilizzo alimentare di questa varietà di pera è la preparazione di una bevanda alcolica chiamata sidro. Le operazioni principali per la sua preparazione sono il lavaggio dei frutti, la cernita, la trinciatura (taglio a pezzi della frutta) e la pestatura. Il composto viene lasciato macerare per diverse ore e si torchia per ottenere il sidro puro, con il 6-7% di alcool che verra successivamente distillato.
NOTE
La pera da un punto di vista nutrizionale è un armonico complesso di sostanze nutrienti. E’ ricco di zuccheri naturali e semplici, specialmente di fruttosio, ma ideale per la dieta poiché l’apporto calorico è di circa 100 cal. Per questo motivo è consigliato anche ai diabetici o a chi vuole limitare l’apporto di calorie senza rinunciare al sapore dolce del frutto. Sono ricche di fibra (un frutto di dimensione media contiene 2,3 grammi di fibra grezza e 4 grammi di fibra dietetica), un elemento indispensabile nella dieta umana che contribuiscono a limitare il livello di zucchero nel sangue, aiutano il funzionamento dell’ apparato digerente, riducono il rischio di cancro abbassano il livello di colesterolo nel sangue. Altro elemento che troviamo nella pera è il potassio. Ne troviamo circa 210 mg in una pera di medie dimensioni ed è molto importante per la salute umana soprattutto per coloro che praticano sport per facilitare la contrazione muscolare.
Contiene infine la vitamina C, la vitamina antiossidante che regola il metabolismo cellulare e la ricostruzione dei tessuti, previene i danni da radicali liberi, mantiene la pelle giovane e levigata ed aumenta le difese immunitarie contro le più comuni infezioni
CURIOSITA’
Definite dall’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert: “frutti dei benestanti, che per la varietà, le differenti stagioni di maturazione, il ricco e raffinato sapore sono infinitamente superiori alle migliori mele che abbondano nei frutteti della gente comune, le pere si caratterizzano per una ricca e naturale variabilità delle numerose specie selvatiche (circa 20) presenti in Europa e in Asia”.
Già i testi agronomici latini indicano un numero di pere superiore a quello delle mele. Catone ne cita 6, Plinio 35.
La superiorità del pero si mantiene nel Rinascimento.
Bartolomeo Bimbi (1648-1730), pittore naturalista vissuto alla corte di Cosimo III de’ Medici, ne raffigura 115 varietà, suddivise per mese di maturazione: giugno, luglio agosto, settembre, d’inverno.
B. Bimbi 1648 –1730  Pittore– Natura morta con Pere
L’epoca d’oro del frutto è tuttavia successivo quando in Francia e in Belgio si selezionano, coltivano e producono oltre mille varietà differenti.
Qualità unica della pera, alla varietà corrisponde la ricchezza delle forme. Il suo carattere migliore tuttavia è nel gusto e nell’aroma. Esso è particolarmente gradito anche per la difficoltà di gustarlo al meglio, poiché dopo la raccolta imbrunisce e deperisce e allo stesso tempo se raccolto in anticipo non manifesta appieno i suoi caratteri.
L’albero di pere ha un posto privilegiato nei giardini ed è molto presente nella letteratura e nell’arte.
Oggi, nel mercato globale le pere perdono posizione e la superficie dedicata a questi alberi da frutto in Italia negli ultimi venti anni si è ridotta del 40%. Di grande interesse sono i mercati locali con prodotti quali la pera Cocomerina con la polpa rossa, la pera di Monteleone, la pera Moscatella, la mela-pera, che tenta, con un compromesso, di conciliare la rivalità tra i due frutti.
In parte tratto da: http://www.archeologiaarborea.org/; http://www.ars-alimetaria.it/; http://www.eat-ing.net/

RICETTA PERE MOSCATELLE SCIROPPATE
Ingredienti: 500 gr di pere sbucciate ( peso netto ), 50 gr di zucchero semolato, cannella, chiodi di garofano, scorza di limone.
Preparazione: le pere più indicate per essere sciroppate le pere moscatelle e le pere bergamotte.
Le pere piccole si lasciano intere, le grandi si dividono a metà o in quattro parti, si sbucciano e si mettono a cuocere a fuoco moderato con acqua e zucchero (500 gr di pere pulite, 125 gr di zucchero).
Quando sono tenere ma hanno ancora la loro forma, si levano dal fuoco, si aggiungono al succo 375 gr di zucchero, si “fa bollire un po’, quindi si versa sulle pere messe in una terrina.
Il giorno seguente si cola il succo, si aggiunge un poco di cannella, qualche chiodo di garofano, un po’ di scorza di limone e si mette al fuoco per far condensare, si aggiungono le pere e si fanno cuocere per 10 minuti.Si levano le pere e si dispongono nei vasi; se è necessario si fa condensare ancora un poco lo sciroppo e lo si versa ancora caldo sulle pere.
3 Agosto 2011 1 comment
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I frutti antichi

GLI ALBERI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Melo Gelata – Malus domestica (L.).

by Amministratore 30 Luglio 2011

La mela Gelata è una pianta diffusa nel centro e sud Italia ed è stata citata dai pomologi Gallesio (1817-39), Molon (1901), Tamaro (1929).

Batolomeo Bimbi (1648-1740)i: Natura morta Mele, Villa Medicea di Poggio a Caiano, Prato

Una mela Diacciata, di caratteristiche simili, è raffigurata in un quadro del Bimbi alla fine del XVII° secolo e viene descritta dal Micheli, che ne riporta la caratteristica vitrescenza del frutto: ‘maculis vitreis foris et intus notato’ (Bignami e Rosati). La mela Gelata rappresentava fino al 1964 il 20% della produzione in Abruzzo e Molise ed il 9% di quella siciliana. Probabile sinonimo è anche ‘Iaccia’, denominazione ancora oggi utilizzata in Molise. Oggi essa può definirsi in via di estinzione, perché riscontrabile solo in qualche esemplare sparso o in piccoli frutteti specializzati, presso coltivatori amatori. La mela Gelata con le sue diverse denominazioni locali: Oleata, Diacciata, Cera, è caratterizzata dal presentare la polpa con zone vitrescenti e la buccia cerosa; caratteristiche da cui probabilmente sono derivate le varie denominazioni locali attribuitele. La Gelata è ottima da consumare fresca, per la spiccata fragranza e croccantezza dei frutti appena raccolti, conferitale anche dalla caratteristica “vitrescenza” della polpa. Questa fisiopatia, che di norma è un aspetto negativo su altri frutti, sulla Gelata conferisce una ulteriore caratterizzazione del gusto.

La conservazione in ambiente naturale si presenta piuttosto difficile perché i frutti vanno facilmente incontro a disfacimenti e marciumi. In frigorifero, i frutti di Gelata si conservano bene ed a lungo, ma possono perdere il caratteristico aroma di vaniglia.
La pianta ha un portamento compatto, dotato di media vigoria. E’ ancora presente in provincia di Chieti e Pescara.

UTILIZZAZIONE ALIMENTARE

Il frutto è di pezzatura media, di forma tondeggiante, appiattita e spesso asimmetrica, con peduncolo corto inserito in una cavità mediamente profonda. La buccia è di colore giallo iverde, liscia e fine. La polpa è di colore bianco, leggermente acidula, molto aromatica, succosa e zuccherina.

COLTIVAZIONE
La coltivazione è di tipo tradizionale.
La raccolta vien fatta manualmente in ottobre.
NOTE

Il frutto contiene molta acqua, poche proteine (0,2%) e grassi (0,3%), fibra, diversi zuccheri (11%), fosforo (12 mg), calcio (6 mg), ferro (0,3 mg), è povera di sodio e potassio, apporta vitamine C, PP, B1, B2 e A. Fornisce 45 kcal o 188 kjoul ogni 100 grammi.
Ha azione diuretica e dissetante.
Il cultivar della Mela Gelata rientra nel progetto condotto dal Parco Nazionale della Majella in collaborazione con l’Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo (A.R.S.S.A.) di “conservazione e valorizzazione delle risorse genetiche agricole autoctone del proprio territorio”. Il progetto cofinanziato dalla Direzione Conservazione della Natura del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio si pone l’obiettivo di recuperare, conservare e valorizzare le varietà agricole tradizionalmente coltivate in Abruzzo.
In parte tratto da http://www.ars.alimentaria.it/; http://www.unamelaalgiorno.com/; www.parks.it/parco.nazionale.majella.it
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I frutti antichi

GLI ALBERI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Melo Zitella – Malus communis pumila var. Zitella

by Amministratore 30 Luglio 2011

Cézanne: Mele
IL MELO E’ PROTAGONISTA NEL GIARDINO DELLA MEMORIA CON MOLTE VARIETA’
Nella mitologia Greca Gaia, la Madre Terra, regalò a Zeus ed Hera un albero carico di mele d’oro nel giorno del loro matrimonio. Vigilato da Ladon, il serpente che non dorme mai, l’albero era stato posto nel giardino delle Esperidi, figlie della Stella della Sera. Le Mele d’Oro di quell’albero divennero il centro di tante, famose storie d’amore, tentazione e corruzione, passando dal rapimento di Elena di Troia, fino al racconto della sconfitta e conseguente matrimonio di Atlanta. Per quanto ci è dato sapere i nostri antenati sono sempre stati Innamorati della frutta: infatti è l’unico alimento – a parte il latte ed il miele – che la natura ci regala quanto è nella sua forma migliore e la mela, in tutto questo, ha una sua storia particolare: è da sempre associata a simboli anche estremi tra loro. Se da una parte la troviamo a simboleggiare l’amore, la bellezza, la fortuna e la salute, il conforto, e la saggezza, dall’altra la troviamo testimone di tentazione, sensualità e sessualità, virilità e fertilità. Le mele sono state sempre considerate l’ideale fine pasto: non solo avevano un sapore squisito ed aiutavano la digestione, ma venivano interpretate come potente afrodisiaco che preannunciava i piaceri del dopo pasto. Nessun dubbio quindi riguardo al fatto che le mele venissero considerate il miglior frutto che la terra potesse regalare e per questo assai ricercate: alberi di mele presero sin da allora il posto che gli spettava nei giardini dei potenti e delle personalità di tutto il mondo.
Il melo è una pianta d’origini antichissime proveniente dalle regioni transcaucasiche, diffusa in moltissime parti del mondo. La sottospecie più conosciuta è il malus communis pumila, da cui si sono ottenute gran parte delle varietà di mele presenti sul nostro mercato. Altre specie sono utilizzate per la produzione di piantine da portainnesto. La coltivazione del melo è molto diffusa in Italia e in Abruzzo, infatti, prediligendo i climi umidi e freddi, la maggior concentrazione dei frutteti da produzione si trova in tutto l’arco alpino ed appenninico. Il melo può raggiungere gli 8-10 metri d’altezza, ha foglie di color verde scuro di forma ovale con il margine seghettato, i fiori sono composti da cinque petali di color bianco rosato. Produce frutti di forma tondeggiante le cui dimensioni e colore variano secondo le numerosissime varietà attualmente coltivate. Negli ultimi anni c’è stata una tendenza a suggerire vecchie varietà di melo ormai abbandonate, le quali hanno ottime caratteristiche organolettiche e soprattutto una grandissima resistenza alle più diffuse malattie. Le mele, oltre che per il consumo fresco, sono utilizzate dall’industria per la produzione di marmellate, succhi, gelatine e per l’essiccazione.
In questo post parliamo della MELA ZITELLA O CERINA. La pianta del Giardino della Memoria è stata donata dalla Federazione Abruzzo e Molise delle Banche di Credito Cooperativo, come riportato dalla targa posta ai piedi dell’albero. Molti alberi sono stati “adottati” dai sostenitori dell’iniziativa che hanno offerto contributi in denaro per la realizzazione di questo progetto che voleva coltivare la memoria delle vittime del sisma d’Abruzzo del 2009.

E’ detta “zitella” per la sua maturazione tardiva e l’elevata serbevolezza. La buccia è di colore giallo citrino con sfumature rosse, abbastanza sottile, liscia, lucente e molto untuosa. Il frutto ha pezzatura media rotondeggiante, schiacciato ai poli con polpa bianco-nivea, molto croccante, semi-succosa, dolce o molto dolce, lievemente profumata. L’albero ha buona vigoria e rusticità. Questa un tempo era una cultivar un tempo largamente diffusa, assieme ad altre varietà tradizionali.  La sua polpa bianca, compatta e croccante, è molto succosa e ha un sapore dolce e aromatico. L’albero ha dei rami corti con portamento compatto, e risulta molto produttivo con tendenza all’alternanza se non viene potato in modo appropriato.

UTILIZZAZIONE ALIMENTARE

Viene consumata fresca o cotta.
COLTIVAZIONE

La coltivazione è di tipo tradizionale. La raccolta avviene manualmente a partire dalla prima decade di ottobre e la conservazione in fruttaia per tutto l’inverno.
NOTE
Ogni 100 grammi di prodotto commestibile mediamente contengono: circa 85 grammi d’acqua, 0,2 grammi di proteine, 0,1 grammi di grassi, 11 grammi di zuccheri di diverso tipo, tra cui fruttosio, glucosio e saccarosio, 2 grammi di fibre, per un totale di circa 45-50 chilo calorie o 11-12 chilojoule, e circa 4 grammi di sali minerali tra cui potassio, zolfo, fosforo, calcio, magnesio, sodio, ferro, oltre a tracce di rame, iodio, zinco manganese, e silicio. La mela è ricca anche di vitamine: C, PP, B1; B2, A e contiene inoltre acido malico (circa 0,6-1,3 grammi).

CURIOSITA’

Si dice che la mela zitella, «bella d’ aspetto, pregevole», nel 1600, venisse svuotata della polpa e riempita di olio di gelsomino, veniva anche usata come candela profumata.
In parte tratto da: http://www.unamelalgiorno.com/; http://www.ars-alimentaria.it/;

NELLA CUCINA
RISOTTO CON LARDO E MELA ZITELLA
Ricetta tratta dalla rivista “Sale&Pepe” del novembre 2009.
Ingredienti:
500g riso vialone nano
1 mela zitella
45g lardo stagionato a fette
15g castagne lesse
40g provolone piccante
rosmarino
burro
liquore nocino
2 dadi
1l acqua
sale

Sciogliere il lardo con il burro ed il rosmarino, unire il riso e far insaporire. Cuocere con acqua e dado; a metà cottura unire la mela, sbucciata e tagliata in piccoli pezzi. Proseguire la cottura e successivamente aggiungere le castagne sbriciolate grossolanamente ed un goccio di liquore. Aggiustare di sale. Mantecare con il provolone a pezzetti e servire.
30 Luglio 2011 0 comment
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I frutti antichi

GLI ANTICHI POMARI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DEL SISMA: I PRIMI FRUTTI.

by Amministratore 25 Luglio 2011

Come più volte scritto il progetto botanico connesso alla relizzazione del Giardino della Memoria del sisma del 2009 dedicato alle vittime del terremoto d’Abruzzo si poneva l’obiettivo fondamentale della CONSERVAZIONE non solo della memoria dei “giusti”, ma della tradizione fruttifera dell’Abruzzo.

Conservazione è un sostantivo al femminile e al femminile è stata per millenni l’opera di difendere e conservare l’albero da frutta, il cibo, la terra, la pace. Ora i ruoli sociali sono meno netti e donne e uomini capiscono, forse con ritardo, che è dovere di tutti conservare. Conservare ciò che esiste in tutte le sue forme perché la sopravvivenza e la naturale evoluzione di tutti noi si basa proprio su questa ricchezza: la grande e misteriosa eterogeneità della vita. Quali sono i frutti che chiamiamo “antichi”? Basta andare indietro di due generazioni e già si può parlare di antichità. Potrà sorprendere ma è così. I frutti antichi sono quelli che, nell’arco di questi ultimi 30-40 anni, hanno conosciuto un lento e, silenzioso abbandono per l’affermazione della frutticoltura moderna ovvero di quella cosiddetta industriale oltre che per l’abbandono delle campagne e delle attività agricole. I frutti antichi sono espressione di un valore che può racchiudersi in un concetto: quello di biodiversità, l’agrobiodiversità, intesa come il risultato del processo evolutivo che ha generato, attraverso la selezione dei contadini, la molteplicità di animali e vegetali addomesticati. Il tema dei frutti antichi è vasto, come abbiamo potuto apprendere nelle attività di approfondimento tecnico connesse alla realizzazione del progetto del Giardino della Memoria, complesso, anche perché non si ha un’idea precisa del numero delle tante varietà che ne fanno parte. In Abruzzo il patrimonio varietale di interesse agrario è decisamente ricco, grazie all’eterogeneità geologica e agroambientale; ciò nonostante sono molte le cultivar andate perdute a causa principalmente dell’agricoltura intensiva. I contadini e gli anziani sono ancora, ma non per molto, custodi di questo straordinario patrimonio genetico, frutto di selezioni millenarie. Nella loro memoria si conservano conoscenze che sono preziose. Il nostro progetto è stato concepito nel 2010 che è stato l’anno internazionale della biodiversità: e vuole anche rappresentare un piccolo contributo locale finalizzato all’aumento della sensibilità collettiva verso il tema della diversità delle forme viventi. La Mela Rosa, la Mela Jelata, la Mela Diecio, la Mela di Maggio, la Mela Peperona e la Mela Bianchina, che sono identificative non solo di diversi sapori ma anche di molteplici momenti di maturazione, sono state via via rimpiazzate dalle poche varietà oggigiorno presenti sui banchi del mercato. Il nome dei frutti antichi è spesso collegato all’epoca di maturazione (Fico d’Agosto) e alla località di provenienza (Pero Marchisciano), mentre altre volte il frutto riporta il nome del contadino (Pero Marcantonio) che lo ha trovato e coltivato. Plinio elencava 39 tipi di pero e parlava di Pere Picentine, Pere Alessandrine, Pere Pompeiane per evidenziarne la provenienza, nonché Pere Cucurbitine, per sottolinearne la pezzatura grossa o globosa. I frutti del passato sono elementi basilari delle agricolture tradizionali e in grado talvolta di sopravvivere grazie al ritrovamento della struttura poderale che li caratterizzava, quali piccoli campi irregolari separati da siepi e muretti a secco. Ogni frutto antico o locale non rispecchia solo i caratteri ambientali a cui è legato, ma risponde anche a precise tecniche agronomiche necessarie a ottimizzare le risorse disponibili, comprese quelle umane. Non si devono dimenticare i limiti che queste agricolture avevano costruite su risorse scarse o poco disponibili e, pertanto, con risposte produttive non sempre sufficienti. Da sole, però, hanno, nella maggioranza dei casi, sfamato intere comunità con un’alimentazione varia e soprattutto sana; la diversità frutticola ha rappresentato infatti una importante fonte alimentare, ricca anche sul piano nutrizionale. Il concetto di agrobiodiversità non è ancora entrato nel linguaggio comune, ma viene utilizzato soprattutto dagli addetti ai lavori. Secondo Büchs (2003) “l’agrobiodiversità è la ricchezza di varietà, razze, forme di vita e genotipi, nonché la presenza di diverse tipologie di habitat, di elementi strutturali (siepi, stagni, rocce, ecc.), di colture agrarie e modalità di gestione del paesaggio.” L’entità della perdita di biodiversità vegetale è accertata nei cereali, mentre è poco noto quanto la stessa abbia colpito l’arboricoltura (Bevilacqua, 2003): sono quasi scomparse dalla tavola e dalla coltura tante specie di cosiddetti frutti minori quali a esempio i gelsi neri, i corbezzoli, le carrube, i sorbi, gli azzeruoli, i cornioli e il fico, elemento quest’ultimo tipico della frutticoltura del Sud. Il cambiamento ha interessato principalmente specie a ciclo breve come pesco, susino e ciliegio, e ha influito meno su specie più longeve quali l’olivo. Per il pero, le statistiche ufficiali, almeno agli inizi degli anni Novanta del ‘900, elencavano circa 30 varietà, ma nei mercati oggi ne troviamo al massimo sei, che costituiscono circa l’80% di tutta la produzione. Esse hanno nomi curiosi, come Abate Fetel, William, Conference, Kaiser, Decana del Comizio e Passa Crassana, perché molte di loro non sono italiche. Per il melo, la situazione è ancora più drastica poiché l’80% dei frutti che mangiamo e coltiviamo sono riconducibili principalmente a tre sole varietà. Le antiche varietà e, in particolare, i grandi patriarchi da frutto (pensate al grande Gelso che vegeta davanti all’Abbazia di San Giovanni) che sono sopravvissuti e si sono adattati alle avversità dell’ambiente, mostrano caratteristiche che li rendono, in generale, più plastici; per questo motivo sarebbe più opportuno parlare non di frutti del passato bensì di un futuro in cui l’agricoltura dovrebbe essere necessariamente sostenibile e non potrà fare a meno di piante rustiche e a scarso apporto energetico. L’agricoltura è l’unica attività umana che utilizza energia pulita attraverso il processo della fotosintesi ed è per questo che l’agricoltura sostenibile può essere totalmente rinnovabile. Inoltre, l’agricoltura è produttrice di cultura perché sono cultura tutte quelle attività che ruotano intorno a ogni varietà tradizionale, quali le modalità di coltivazione, di raccolta, di conservazione e di impiego nella preparazione dei cibi. Chi consuma questi prodotti tradizionali, fortemente legati al territorio e al cosiddetto “chilometro zero”, dovrebbe tenere ben presente che, così facendo, contribuisce al mantenimento delle aziende agricole tradizionali, spesso ubicate in aree marginali, dove l’uomo ha un ruolo fondamentale nel presidio del territorio stesso.
I FRUTTI ANTICHI ED IL PAESAGGIO.
Il paesaggio agrario è un elemento tipico del territorio italiano e spesso sono proprio le coltivazioni che caratterizzano i luoghi e ne fanno percepire la storia. Le microunità collinari del paesaggio sono ancora abbastanza presenti, mentre in pianura ormai regna l’uniformità. Il Giardino della Memoria è stato impiantato in un bellissima collina, in cima alla quale domina l’Abbazia di San Giovanni Battista, circondata da aree boschive, siepi, prati e pascoli, era quindi il luogo ideale per porre le piante dai frutti dimenticati. La collina già da ora suscita suggestione e bellezza, come piccolo testimone di una vita rurale e religiosa che fu. In questo paesaggio che abbiamo voluto riproporre possiamo comprendere le relazioni naturalistiche, biologiche, agronomiche, sociologiche e paesaggistiche che concorrono a definire l’identità territoriale di Lucoli. Queste identità organizzative e spaziali sono definite dall’Unesco “paesaggi viventi”, dove si conserva ancora la cultura antica dell’uomo e delle sue attività. Piantare alberi ha in Italia radici millenarie: “semina alberi che torneranno utili alle prossime generazioni” scriveva Cecilio Stazio (Commedia, II sec. a.C.); nella cultura contadina il nonno faceva l’oliveto per i nipoti, il padre, invece, la vigna per i figli.
LE PIANTE ANTICHE CI STANNO FACENDO DONO DEI LORO FRUTTI.
E’ con gioia e con la soddisfazione di chi, con umiltà, ma seriamente, approccia anche tecnicamente un mestiere non proprio, che osserviamo le piante vegetare ed i frutti ingrossarsi. Un’altra soddisfazione ci viene dal coinvolgimento di qualche anziano di Lucoli che ci dispensa consigli ed aiuto….li ringraziamo di cuore.

Spunti tratti dalla pubblicazione: “Frutti dimenticati e biodiversità recuperata” – Quaderno Natura e Biodiversità 2010 – ISPRA.
25 Luglio 2011 0 comment
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