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Il Giardino della Memoria

Il Giardino della Memoria

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Bosso

by Amministratore 13 Luglio 2011
antica scheda botanica del Bosso

Tipica forma della pianta realizzata nei giardini

BOSSO (Buxus sempervirens) della famiglia delle Buxacee.

Nel Giardino della Memoria è stato posto al lato interno della recinzione, parte inferiore, che delimita il perimetro dell’area.

Caratteristiche morfologiche:
Arbusto di 1 – 5 m, sempreverde.
Rami giovani giallastri, opposti, quadrangolari.

Foglie: opposte, coriacee, piccole (lunghe 20 – 25 mm), ovali, di colore verde scuro e lucente sulla faccia supenore.
Fiori maschili e femminili distinti ma sulla stessa pianta, piccoli e verdastri, in infiorescenze all’ascella delle foglie, quelle maschili a circondare le femminili.

Frutti: capsule sessii, a 3 logge e 3 corni, verdi poi brune; semi neri e lucenti.
CARATTERISTICHE BIOLOGICHE
Longevità: 100- 600 anni.
Fioritura: da mano ad aprile.
Impollinazione entomofila.
Specie di mezzombra, tollera l’ombreggiamento totale.
Specie termofila e xerofila.
Si trova su suoli variabili come tessitura ma superficiali (anche su calcarei compatti e pietrale), anche molto aridi.
USI E PROPRIETA’ DELLA PIANTA

Il legno, duro, compatto e di grana fine si usa in ebanisteria, per strumenti musicali, scatole e pezzi di macchine. Le foglie sono amare per la presenza di un alcaloide (la Bossina) e altri principi ad azione purgativa. Si utilizza anche contro l’epilessia ed ha proprietà emetiche sudorifere ed atifebbrili.

PROPRIETA’ FARMACEUTICHE

Diuretiche, depurative, febbrifughe, sudorifere. (Droga usata: corteccia dei rami e foglie). La pianta è tossica, le foglie in particolare. Principi attivi: buxina, busseina, bussimidina, può provocare dermatite da contatto.

CURIOSITA’

Il bosso (Buxus spp.) è noto, soprattutto, come specie da siepe caratterizzata dalle foglie lucide di colore verde brillante, che si rinnovano costantemente, e che può venire sagomata nei modi più diversi.
E’ una pianta di antichissime origini, deve la sua fama alla sua caratteristica di essere un sempreverde dotato di lentissimo accrescimento e di risultare, quindi, adatto all’impiego nell’ars topiaria (sculture con le piante). In Grecia era sacro ad Ade, che proteggeva in particolar modo le piante sempreverdi, emblemi della Vita che continuava negli “inferi” dell’inverno; per questo motivo simboleggiava la perpetua Riviviscenza della natura e, in senso più ampio, l’Eternità.Oltre che per il suo valore ornamentale nei giardini il bosso è stato utilizzato con molti altri scopi. Il suo impiego per le realizzazioni artigianali è storicamente comprovato ed è dovuto al fatto che si tratta di un legno molto duro e resistente. L’etimologia stessa della parola Buxus ne è la dimostrazione: si tratta, infatti, di un termine latino a sua volta derivante dal vocabolo greco pyksos che si considera affine a pyx, “pugno chiuso”, e a pyknos, “stretto, serrato”, con riferimento al legno durissimo e liscio, con il quale un tempo si fabbricavano le tavolette da scrittura e le pissidi, cioè coppe per la conservazione delle ostie consacrate.
Attualmente sono in corso numerose ricerche per l’estrazione di alcaloidi che potrebbero venire utilizzati nella lotta all’HIV.
Ha una crescita lenta ed è una pianta molto robusta, il suo significato (sapete che ogni fiore o pianta ne ha uno) è legato all’eternità, abbiamo scelto questa pianta, nell’intreccio di significati botanici, storici e di cultura popolare legati alla botanica, perchè ben rappresentava il senso del rispetto duraturo che volevamo diffondere per le vittime del terremoto del 2009.
In parte tratto da: http://www.verdeblog/; www.pollicegree.com
13 Luglio 2011 0 comment
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Il Giardino della Memoria

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: L’Agrifoglio

by Amministratore 10 Luglio 2011
antica scheda botanica

cespuglio di agrifoglio Ilex

L’Agrifoglio: grande arbusto o piccolo albero, alto fino a 8-10 metri, a crescita abbastanza lenta, originario dell’Europa e dell’Asia; ha portamento eretto, e sviluppa una folta chioma di forma ovale o piramidale, a volte anche disordinata. Il fogliame sempreverde è di colore verde brillate e di forma ovale; è cuoioso e ceroso, le giovani foglie hanno margine munito di spine aguzze, mentre le foglie più vecchie hanno margine intero e privo di spine. Si tratta di una pianta dioica, gli esemplari femminili producono piccoli fiori bianchi, a quattro petali, seguiti in estate-autunno, da piccole bacche rosse, che rimangono sulla pianta anche durante tutto l’arco dell’anno. Arbusto molto apprezzato in tutta Europa, viene particolarmente utilizzato per le decorazioni Natalizie. Esistono varietà particolarmente decorative, con fogliame bruno-violaceo, o variegato di bianco o di giallo. La famiglia: Aquifoliacee. Sono295  le specie che lo compongono.
L’origine: America meridionale e altre zone temperate, a esclusione dell’Africa e dell’Australia dove si trovano raramente esemplari di Ilex; in Europa è spontaneo l’I. aequifolium.
I frutti assai decorativi, con forma simile a una bacca e in varie tonalità di rosso; assumono la colorazione rossa verso l’autunno e si mantengono inalterati sulla pianta per quasi tutto l’inverno; si conservano a lungo anche sui rami recisi.
Agrifoglio Ilex
Nel Giardino della Memoria abbiamo piantumato l’Agrifoglio Ilex.
I frutti, drupe di colore rosso rubino, chiamate anche bacche sono presenti solo negli esemplari femminili. I rossi frutti, velenosi per l’uomo, sono cibo ricercato ed appetito dagli uccelli.
Contengono un glicoside e diversi alcaloidi che li rendono pericolosamente purgativi ed emetici.
È quasi superfluo ricordare che sono pericolosi soprattutto per i bambini che vengono inevitabilmente attirati dal colore rosso vivo.
Fioritura: l’agrifoglio fiorisce nella tarda primavera; i suoi fiori profumati sono di colore grigio tenue
UTILIZZO
Il legno viene usato per lavori artigianali
Le foglie servono per preparare tisane che aiutano a combattere l’influenza, il raffreddore e i reumatismi.Contiene saponine, la xantina teobromina e un pigmento giallo, l’ilexantina. Oggigiorno l’agrifoglio viene usato raramente in fitoterapia per via della sua tossicità, ma presenta proprietà diuretiche, febbrifughe e lassative. Ha inoltre un effetto simile a quello della serotonina.
Il decotto delle giovani radici raccolte in autunno è diuretico
Il decotto e il vino medicato della corteccia raccolta in qualunque periodo dell’anno vantano proprietà febbrifughe
L’infuso delle foglie raccolte prima della fioritura e fatte essiccare all’ombra ha proprietà calmanti, febbrifughe e curative dell’itterizia, contiene tra le altre sostanze la ilicina.
I frutti raccolti a maturazione da ottobre a dicembre e fatti essiccare al calore hanno azione purgativa.
Le radici hanno proprietà diuretiche
CURIOSITA’
In antichità l’agrifoglio veniva utilizzata come pianta-amuleto “scacciaguai” che teneva lontano dalla casa gli spiriti maligni, era consigliabile quindi piantarla vicino all’ingresso dell’abitazione. Facendo tesoro di questa antica credenza ed in modo scaramantico …….abbiamo collocato le piante di Agrifoglio nella parte destra del Giardino della Memoria vicino a due delle entrate.
Gli antichi Romani ritenevano i rametti di agrifoglio dei veri e propri talismani e usavano piantare questa pianta spinosa nelle vicinanze delle abitazioni per assicurarsi buona fortuna e prosperità.
Nei paesi a nord delle Alpi ed anche in Gran Bretagna i contadini solevano appendere rametti di agrifoglio in casa ma anche nelle stalle per allontanare la malasorte e per assicurarsi una ricca produzione di bestiame.
In antichità vi era anche la tradizione di proteggere la carne salata dall’attacco dei topi con l’aiuto proprio delle foglie spinose e coriacee dell’agrifoglio che per questo era conosciuto anche con il nome di pungitopo maggiore. Anche l’usanza di decorare la casa con ramoscelli di pungitopo e di agrifoglio è una delle più antiche e gioiose tradizioni natalizie. Si credeva che le foglie acuminate e pungenti come armi di difesa avessero il potere di scacciare gli spiriti maligni. Oggi si tiene volentieri in casa un ramo di agrifoglio; il fatto che sia una pianta sempreverde, é promessa di vita perenne e le sue bacche rosse esprimono gioia ed esultanza. Perciò l’agrifoglio si accompagna bene alla letizia che circonda la nascita di Gesù, alle campane festose, alle risa dei bambini, alle melodie. I rami di agrifoglio hanno una loro storia. I romani usavano regalarlo agli sposi novelli in segno di augurio e di simpatia. Quando invasero la Britannia, essi stupirono di notare che l’agrifoglio era considerato pianta sacra. I Druidi, sacerdoti di quel paese, credevano che l’agrifoglio proteggesse dai disagi dell’inverno e che un grosso ramo di questa pianta, scagliato contro una belva in procinto di assalire l’uomo, avesse il potere di ammansirla, così come aveva il potere di rendere docile un cane rabbioso.
Abbiamo piantumato l’AGRIFOGLIO perchè è una pianta PROTETTA: ne è assolutamente vietata la raccolta. Nel nostro intento di preservare le essenze autoctone in via di estinzione ed anche altre piante rare abbiamo voluto dare uno spazio anche a questo arbusto bellissimo.
PENSANDO ALL’AGRIFOGLIO IN CUCINA MA NON UTILIZZANDOLO….Si tratta di un piatto natalizio decorato con l’immagine dell’Agrifoglio
Ingredienti per decorare/disegnare:
spinaci cotti per fare i contorni
piselli cotti e frullati per colorare le foglie
3 pomodorini pachini per fare le drupe globose rosse
Ingredienti per la ricetta (a piacere):
spaghetti
spinaci
piselli
insalata mista (contenente tra i vari ingredienti, anche il radicchius orribilus o olive nere e verdi
panna
vino bianco
olio
peperoncino
sale
cipolla
Procedimento:
Cuocete gli spinaci. A metà cottura unite i piselli (anche frullati). A parte rosolate la cipolla col peperoncino, e appassite l’insalata mista insieme al vino bianco. Cuocete anche gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolateli ed amalgamateli al composto unendo anche la panna e le olive. Servite caldo con un filo d’olio a crudo.

In parte tratto da: http://www.botanicaonline.it/

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Il Giardino della Memoria

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: L’Origano

by Amministratore 10 Luglio 2011
fiore
differenti varietà di origano
foglie

L’origano è una pianta è erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, genere Originum, cresce spontanea fino ad un’altitudine di 2000 metri circa; la parola origano trae la sua origine da due parole greche: “oros” il cui significato letterale è montagna e “ganos” che invece significa splendore. Deduciamo quindi che la parola origano può essere tradotta con “splendore della montagna“, pensando anche al decoro che questa pianta porta con i suoi fiori colorati all’aspetto delle zone montagnose. Per crescere bene e dare il meglio di se, questa pianta ha bisogno di svilupparsi in zone soleggiate, calde e areate; se coltivato in zone ombreggiate e fresche si avrà una diminuzione della quantità e delle proprietà dell’olio essenziale. E’ risaputo che il miglior origano è quello che cresce in prossimità delle zone marine.
Erba delle Labiate, con fusti eretti, fiori piccoli di colore roseo, foglie ovate, frutto ad achenio (frutto che, giunto a maturità, non si apre da sé per lasciare uscire l’unico seme che contiene). Cresce nei luoghi selvatici, fiorisce in estate, viene usata come condimento di cibi.
Oggi le parti più utilizzate dalla medicina naturale sono sia le infiorescenze raccolte in estate che le foglie.
L’olio essenziale di origano, dal profumo penetrante, contiene timolo e carvacrolo dall’azione sedativa, antispastica e carminativa; flavonoidi e acido ursolico dalle proprietà antireumatiche. L’origano è anche un potente antisettico: evita la proliferazione batterica e conserva meglio i cibi.

L’origano presenta diverse proprietà terapeutiche tra le quali, le più significative sono quelle analgesiche, antisettiche, coadiuvanti nel processo digestivo, calmante per la tosse, attenuante per i dolori intestinali.

E’ recente la notizia, stando a studi condotti da ricercatori svizzeri e tedeschi, che una sostanza contenuta nell’origano, il beta-cariofillene, ha la capacità di curare le infiammazioni. L’olio essenziale di origano si ricava dalle foglie della pianta e rappresenta una buona alternativa al trattamento medicinale nei confronti di alcune infezioni batteriche; ricercatori americani hanno dimostrato che l’olio essenziale è in grado di ridurre le infezioni allo stesso modo degli antibiotici. Allo stesso tempo è confermata la sua attività benefica nei confronti dei parassiti intestinali e anche del fungo Candida albicans. Significativa la sua azione calmante nei confronti degli attacchi di tosse con conseguente eliminazione del catarro. Usato per via interna, l’origano combatte la cattiva digestione di origine nervosa, spasmi o coliche dell’apparato digerente, elimina i gas intestinali; per uso esterno (inalazioni o impacchi) calma la tosse secca e la laringite. In caso di reumatismi qualche goccia di essenza pura versata in un olio naturale allevia la parte dolente semplicemente massaggiando.
La pianta dell’origano può raggiungere i 70/80 centimetri di altezza, ha foglie ovali leggermente dentellate e i suoi fiori sono raggruppati in pannocchie di un gradevole colore bianco rosa; il suo frutto invece si presenta sotto forma di una capsula di colore scuro.
Le principali sostanze che compongono l’origano sono rappresentate da: grassi, carboidrati, fibre zuccheri, proteine, acqua; tra i minerali presenti nell’origano troviamo il potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, ferro e zinco.
L’origano può rappresentare un efficace rimedio per il torcicollo; se si applica un mazzetto di fiori appena colto e riscaldato sulla parte dolorante del collo si noteranno i primi benefici entro breve tempo.
A differenza di quanto accade per altre piante come ad esempio l’aglio, il prezzemolo il timo etc., l’origano, con l’essiccazione, aumenta il proprio aroma caratteristico.
In natura ne esistono circa 50 specie, quella piantumata nel Giardino della Memoria è quella dell’ Origanum Vulgare. Nel Giardino è piantato sulla muraglia nella parte sinistra subito dopo il Timo.

CURIOSITA’

L’origano costituisce anche un buon metodo per tenere le formiche alla larga; basta cospargerlo nei luoghi frequentati e ricordarsi di sostituirlo spesso. Oltre alle formiche risulta sgradito a numerosi altri parassiti per cui potrebbe essere coltivato assieme ad altre piante che viceversa sono molto più sensibili.
E’ anche chiamato “erba acciuga” o “acciughero” in quanto è molto usato per aromatizzare le acciughe

Nell’antica Grecia si era soliti “agghindare” gli sposi con corone di origano a testimonianza del fatto che esso era ritenuto simbolo di prosperità e felicità.

Secondo una antica leggenda la scoperta delle proprietà terapeutiche di questa spezia si deve alla cicogna che usava cibarsene dopo aver ingerito cibi tossici.

L’ORIGANO IN CUCINA

torta salata all’origano con ricotta e mozzarella

1.Pasta: sciogliete il lievito in una tazza di acqua tiepida con 1 cucchiaino di zucchero e tre cucchiai di farina 0. Coprite la tazza e lasciate riposare per 20 minuti.

2.Preparate la pasta con le farine e il lievito sciolto aggiungendo acqua fino ad ottenere un impasto molto morbido. Salate alla fine della lavorazione. Lavorate la pasta a lungo e lasciatela lievitare coperta fino al raddoppio del volume (60/80 minuti circa).
3.Farcia: lavorate a crema la ricotta con la panna. Salate e aromatizzate con tre giri di Pepe nero.
4.Trascorso il tempo della lievitazione, rilavorate la pasta aggiungendo due cucchiaini di Origano.
5.Stendete la metà della pasta e rivestite una teglia unta. Allargate sulla pasta il prosciutto crudo, poi spalmate la ricotta dopo aver aggiunto la mozzarella a cubetti.
6.Ricoprite ancora con il crudo rimasto.
7.Stendete la pasta all’origano rimasta e ricoprite la focaccia, sigillando i bordi.
8.Lasciatela riposare in luogo caldo per 30 minuti prima di infornare a 190° per 60 minuti. Una volta pronta aggiungervi una spolverata di Origano per servire.

Tratto in parte dal sito http://www.elicriso.it
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Il Giardino della Memoria

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: La Salvia

by Amministratore 10 Luglio 2011

SALVIA OFFICINALIS

Pianta suffruticosa perenne, alta fino a 70 cm, con fusto ramoso; le foglie sono grigio-tomentose, bislunghe-lanceolate e persistenti in inverno. I fiori, blu-violacei, sono riuniti in verticillastri apicali.
Descrizione botanica: Piccola pianta sempreverde arbustiva alta circa 50-60 cm, con fusto legnoso alla base ed erbaceo alla sommità. Le foglie, dal profumo caratteristico, sono allungate, ispessite e ricoperte da una fitta peluria. I fiori, dalla corolla blu-violacea, sono disposti in spighe.
Habitat:Originaria dell’area mediterranea, soprattutto delle regioni adriatiche, la Salvia viene coltivata in tutto il mondo.
Parti Utilizzate: Foglie.
Componenti Principali: Le foglie di Salvia contengono principalmente tannini (3-7%), flavonoidi (1-3%), triterpeni, sostanze amare (picrosalvina) ed un olio essenziale (1-2,5%) composto soprattutto da tujone (30-60%), cineolo ed altri mono- e sesquiterpeni.

IMPIEGO COSMETICO

L’antico uso popolare delle foglie di Salvia per l’igiene dei denti e della bocca è soprattutto giustificato dalle loro proprietà antibatteriche e deodoranti. Gli estratti di Salvia possiedono infatti spiccate attività antisettiche, nonchè purificanti, sebonormalizzanti e stimolanti e tonificanti del microcircolo subepidermico. Riguardo all’impiego cosmetico, l’azione tonico-stimolante degli estratti di Salvia viene sfruttata soprattutto nei prodotti cosmetici destinati all’attivazione della microcircolazione periferica, quali lozioni e shampoo per il cuoio capelluto atonico e con tendenza alla perdita di capelli. Per gli stessi motivi, gli estratti di Salvia entrano nella composizione di bagnoschiuma e geli tonificanti per la pelle del corpo. Le proprietà sebonormalizzanti, purificanti ed antisettiche sono invece molto utili nel trattamento di pelli grasse e tendenzialmente acneiche, come anche nel trattamento di capelli e cuoio capelluto con tendenza alla seborrea. Per la loro azione rinfrescante, deodorante ed igienizzante, gli estratti di Salvia rientrano infine nella formulazione di collutori e dentifrici come anche di deodoranti ascellari e prodotti per l’igiene intima

CURIOSITA’

Salvia in latino significa “salvare”, le proprietà benefiche attribuite alla pianta, sono così numerose che i Greci, i latini e più recentemente la scuola medica di Salerno la consideravano la panacea universale. Nelle foglie di salvia è possibile isolare due categorie di composti chimici: la componente fissa (flavonoidi, fenoli, acidi ossitriterpenici, diterpeni, tannini catechici, ecc.) e la componente volatile (alfa e beta-pinene, canfene, beta-mircene, alfa-terpinene, limonene, eucaliptolo, gammaterpinene, linalolo, ecc.). L’utilizzo più specifico della salvia è correlato alla sua proprietà antisudorifera. Tale attività è dovuta al tuione, un componente della frazione volatile, che paralizza le terminazioni nervose periferiche delle ghiandole sudorifere ed inibisce la sudorazione, qualsiasi sia la sua origine. La salvia presenta attività antispastica, può favorire la secrezione della bile, è ipoglicemizzante ed antibatterica.

PREPARAZIONI

Infuso: 20 g di foglie secche in un litro d’acqua bollente, coprire, lasciare in posa per 10 minuti, filtrare e bere.
Decotto: bollire per qualche minuto in una tazza di latte un cucchiaio di foglie secche sminuzzate, filtrare e bere.
Vino: macerare per 10 giorni 60 g di foglie in un litro di Marsala secco, meglio se vecchio, filtrare e conservare in bottiglia scura e luogo fresco.
Tintura, olio essenziale: si trovano in erboristeria o nelle farmacie con reparto erboristico. L’olio essenziale va usato con parsimonia: non superare mai le 3 gocce sciolte in un cucchiaino di miele, di tintura non più di 20 gocce tre volte al giorno.

In aromaterapia è usato maggiormente l’olio di salvia sclarea, poiché non è presente l’alta percentuale di tujone che è sostanza tossica.
SALUTE

Asma, laringiti, infezioni della bocca (gengiviti), stomatiti ed afte: usare l’infuso di salvia freddo per fare sciacqui. L’operazione va ripetuta più volte al giorno.
Dermatiti, ulcere, eczemi, piaghe in genere: applicare sulle parti interessate compresse preparate con il decotto.
Influenza e disturbi della gola, raffreddori, apparato respiratorio: una tazza di decotto due o tre volte al giorno dolcificato con un poco di miele.

Regolarizzazione del ciclo mestruale: una o due tazze d’infuso due o tre volte al giorno.

Irrigazioni vaginali: in caso di leucorrea fare sciacqui con un decotto composto da un pugno di fiori e foglie di salvia essiccate per litro d’acqua. Filtrare e usare tiepido.
Eccessiva sudorazione: una tazza d’infuso una volta al giorno. Nel caso di sudorazioni e vampate da menopausa, bere due bicchierini d’infuso in due ore, quotidianamente.
Per stimolare la digestione e calmare la diarrea: dopo un ricco pasto prendere una tazza d’infuso o bere un bicchierino di vino alla salvia. In caso di diarrea bere una tazza di decotto.
BELLEZZA
Tonico astringente: 4 cucchiai di salvia essiccata in 4 cucchiai di alcol etilico a 45°, o vodka, macerare per 2 settimane. Filtrare, sciogliere un quarto di cucchiaio di borace in 3 cucchiai di amamelis, unire 10 gocce di glicerina, l’alcol alla salvia e travasare in bottiglia con tappo sottovuoto. Agitare prima dell’uso. È adatto a tutti i tipi di pelle.
Maschera di bellezza per pelli grasse: frullare due manciate di foglie fresche e tre cucchiai di foglie secche con un po’ d’acqua minerale. Per rendere più solida la maschera aggiungere un po’ di farina di mandorle o argilla. Applicare e tenere per 20 minuti, sciacquare con acqua tiepida.
Normalizzare i capelli secchi: dopo l’ultimo risciacquo, versare sui capelli un decotto ottenuto con 3 cucchiai di salvia essiccata per un litro d’acqua, filtrare e aggiungere un bicchiere di aceto di mele. È consigliato per chi ha capelli scuri.
Tintura per capelli scuri: versare sui capelli un decotto ottenuto con 50 g di foglie essiccate per litro d’acqua e bollito per 20 minuti. L’effetto di scurire i capelli si ottiene con la frequenza delle applicazioni.
Pulizia dei denti: una foglia di salvia passata sui denti li pulisce, li sbianca rendendoli brillanti.

ALTRI USI

in cucina è un aromatizzante per carni grasse, selvaggina, per zuppe, verdure, formaggi, burro, aceto, per farcire polli e tacchini, per le cipolle, con la zucca, frittate, pane, pizze. Le foglie di salvia passate nella pastella e fritte sono una leccornia.

È usata anche per tenere lontane le tarme dagli armadi e proteggere i tessuti.
LINGUAGGIO DEI FIORI

è considerata la pianta dell’immortalità, poiché le si riconoscevano poteri per confrire la longevità.

ANEDDOTI E CREDENZE

si dice che la salvia sia una delle piante preferite dalle api, che sia a torto non riconosciuta come pianta ornamentale. Nel Medioevo le levatrici la usavano per favorire le contrazioni uterine durante i parti laboriosi. Proprio per questa sua caratteristica, non è consigliata alle donne in gravidanza. Sempre secondo le tradizioni, era utile contro i morsi di serpente. Alcuni detti popolari vogliono che nelle case dove la salvia cresce bella e forte sia la moglie a spadroneggiare, mentre se la pianta di salvia che si ha in giardino muore, gli affari andranno male.
Si pensa che, come il rosmarino, stimoli la memoria e sia utile per il cervello in genere, un tempo era usata per alleviare le emicranie croniche.
Un trattato che si data nel medioevo recita che “Il desiderio della Salvia è di rendere l’uomo immortale”

arte:questa essenza è usata anche per tenere lontane le tarme dagli armadi e protegge i tessuti.
Amata dai Cinesi che la ritenevano capace di donare la longevità, nel 1600 un cesto di foglie di salvia veniva scambiata dai mercanti olandesi con tre cesti di Tè.
USO IN CUCINA

Le foglie di salvia vengono molto usate in cucina, per aromatizzare i cibi e facilitarne la digestione.
Vengono comunemente impiegate per condire pasta e gnocchi al burro, per preparare sughi, carni arrosto e in umido, pesci, legumi, oli e aceti aromatici. Le foglie possono essere fritte in pastella.

Ricetta per stuzzichini di salvia
Ingredienti ricetta
30 Foglie Salvia
1 Uovo
Farina (o Pangrattato)
Formaggio Provolone Dolce
Olio D’oliva
Sale

Lavate le foglie di salvia. Asciugatele. Sbattete l’uovo con il sale e immergetevi le foglie per 2 minuti. Sgocciolatele bene, passatele nel pangrattato finissimo. In una padella scaldate abbondante olio, immergetevi le foglie di salvia e friggetele. Quando sono dorate asciugatele su carta da cucina e servitele per aperitivo con il provolone tagliato a dadini. Vini di accompagnamento: Barbera Del Monferrato ‘Frizzante’ DOC, Rosso Conero DOC, Lamezia DOC.

Contenuti in parte tratti dal sito http://www.elicriso.it/ 

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Il Giardino della Memoria

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Rosmarino

by Amministratore 10 Luglio 2011
fiore del rosmarino

fiore e foglie

Rosmarino prostrato

La pianta di Rosmarino non poteva mancare nel nostro “Orto dei Semplici”, abbiamo piantumato la varietà di Rosmarinus officinalis prostratus. E una particolare specie di Rosmarino, caratterizzata dall’aspetto ricadente. Fa parte della famiglia delle Labiate ed è originario del bacino del Mediterraneo, dove cresce spontaneo sia lungo la costa a quote molto basse che nelle zone interne collinari. Si tratta di una pianta caratterizzata da fusti alti poco più di 20 centimetri, con dimensioni molto più contenute, dunque, rispetto al Rosmarino classico.
Il Rosmarino, il cui nome botanico è Rosmarinus officinalis, è un arbusto che appartiene alla famiglia delle Lamiaceae, originario dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia, ma ormai diffuso prevalentemente nelle zone litoranee dell’area mediterranea. In Italia è noto con il nome volgare di ramerino, anche se la denominazione ufficiale deriva dalle parole latine ros, cioè rugiada, e maris, mare. E’ una pianta aromatica le cui foglie, essendo molto profumate, vengono abbondantemente utilizzate in cucina; è una pianta arbustiva che può raggiungere altezze che vanno dai 50 ai 300 centimetri, con profonde radici molto resistenti. Le foglie sono lunghe circa 2 o 3 centimetri, addensate sui rametti, ricche di ghiandole oleifere e di colore verde cupo.
USO DEL ROSMARINO NEL CAMPO COSMETICO
Tintura rinforzante per capelli e anti-forfora.
Lasciate 20 gr di polvere di foglie di rosmarino a macerare per 6 gg in 100 gr di alcool a 90°, agitando la soluzione una volta al giorno, quindi filtrate. Sempre per uso esterno, la tintura è efficace anche contro i reumatismi e la gotta e come antiparassitario. Secondo recenti ricerche, l’uso regolare del rosmarino mantiene giovani e migliora la circolazione sanguigna, aiutando soprattutto chi si sente privo di forze e debilitato, magari a causa di cali di pressione. Grazie ai suoi potenti antiossidanti il rosmarino svolge un ruolo protettivo dei riguardi del fegato, organo che risente più di tutti gli effetti dello stress.
CURIOSITA’
Già nell’epoca romana il rosmarino veniva utilizzato per uso curativo al fine di lenire il mal di denti o slogature e torcicollo; oggi lo si usa per curare la colite o la nausea, come rimedio ai dolori reumatici, le fitte cardiache o i problemi di digestione.
Nel simbolismo dei fiori, questa pianta sempreverde esprime il messaggio “sono felice quando ti vedo”: la tradizione popolare racconta infatti che portare sul cuore un ramoscello fiorito doni una grande felicità interiore.
Legate al rosmarino esistono originali credenze e leggende: già i greci e i romani credevano che fosse in grado di rinforzare la memoria e per questo diventò simbolo di fedeltà per gli innamorati e venne utilizzato come ornamento per le corone delle spose durante le cerimonie nunziali.
Ovidio, nelle Metamorfosi, racconta la storia della principessa Leucotoe, figlia del re di Persia, che sedotta da Apollo dovette subire l’ira del padre, che la uccise per la sua debolezza. La principessa si trasformò in una pianta dalla fragranza intensa, dalle esili foglie e dai fiori viola-azzurro pallido. Da questa leggenda deriva l’usanza degli antichi Greci e Romani di coltivare il rosmarino come simbolo d’immortalità dell’anima: i rami venivano adagiati fra le mani dei defunti e bruciati come incenso durante i riti funebri.
Un’altra leggenda narra che un arbusto di rosmarino offrì riparo alla Madonna durante la fuga in Egitto, e poiché appese alla pianta il proprio mantello, i fiorellini divennero del classico colore azzurro.
Anche Shakespeare accenna alla relazione fra il rosmarino e la memoria. Nel dialogo tra Ofelia e Amleto scrive: “Ecco laggiù il rosmarino, la pianta del ricordo” e poi ancora “C’è il rosmarino, per la rimembranza. Ti prego, amore, ricorda”.
Ancora oggi, in alcuni paesi del Mediterraneo, è consuetudine lasciare asciugare il bucato sul Rosmarino. Lo sopo è permettere al sole di estrapolarne l’aroma che ha proprietà antitarme e sulla biancheria può essere molto gradevole.
IL ROSMARINO IN CUCINA
E’ l´aroma tipico degli arrosti: già nel passato la carne veniva cosparsa con questa essenza perché si conservasse più a lungo. Ma il rosmarino si accompagna assai bene anche con ogni sorta di intingoli, ottimo per aromatizzare oli e aceti. Bene si sposa anche con alcuni dolci.
Castagnaccio:
ingredienti; 300 gr di farina di castagne, 50 gr di uvetta, 30 gr di pinoli, 4 cucchiai d´olio, 2 rametti di rosmarino, sale.
Fate ammorbidire l´uvetta. Impastate in una terrina la farina con tanta acqua quanto basta per ottenere un impasto morbido e omogeneo. Aggiungete i pinoli, l´uvetta, un pizzico di sale e il rosmarino, di cui terrete da parte 1/2 rametto. Amalgamate il tutto con 3 cucchiai d´olio e versate in una teglia leggermente unta. Aggiungete sulla superficie dell´altro rosmarino.
Polpettine al rosmarino:
Ingredienti:
400 gr di carne macinata (io ho usato quella di maiale),
4 fette di pan carrè,
1/2 bicchiere di latte,
1/2 bicchiere di vino bianco,
1 uovo ,
20 gr di parmigiano,
2 rametti di rosmarino,
sale, pepe, olio e pangrattato q.b.
Procedimento:
Iniziare col fare il normale impasto per le polpette.Ammorbidire le fette di pan carrè nel latte. Mettete in una terrina la carne macinata, il parmigiano grattugiato, l’uovo, il sale, il pepe e le fette di pancarrè strizzate del latte e ridotte a mollichine. Mescolare fino ad ottenere un composto ben amalgamato e aggiungete il rosmarino.Formare da questo composto delle polpettine grandi quanto una noce aiutandovi con le mani un pò umide e passatele nel pangrattato. Far scaldare un pò d’olio in una padellina antiaderente, distribuitevi quindi le polpettine al rosmarino e cuocete per 5 minuti. Sgocciolate l’olio, sfumate con il vino bianco e far cuocere le polpettine per altri 5 minuti. A fine cottura, trasferire le polpettine al rosmarino su un piatto da portata, irroratele con il loro sugo e guarnire con il rosmarino rimasto.
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Il Giardino della Memoria

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: La Menta

by Amministratore 9 Luglio 2011

Menta Piperita

Mentastro verde
Mentuccia

Nell'”orto dei semplici” del Giardino della Memoria abbiamo piantato quattro tipi diversi di essenze di Menta
1) Menta selvatica.
La menta selvatica è una pianta erbacea perenne fornita di un rizoma da cui si originano gli stoloni che possono essere sia sotterranei che superficiali. I fusti, alti fino a 80 cm, sono semplici e ramificati solo in alto. Le foglie sono molto variabili sia nella forma che nelle dimensioni: vanno da ovali a lanceolate e sono lunghe da pochi centimetri fino a una decina; sono normalmente sessili o hanno un piccolissimo picciolo. Il loro margine è dentato con denti acuti; sulla pagina inferiore sono ben visibili la nervatura principale e quelle secondarie più o meno parallele fra loro. Le foglie sono abbondantemente pelose e bianco tomentose inferiormente nella varietà tipica; alcune varietà sono scarsamente pelose o quasi glabre. I fiori della menta selvatica, riuniti all’apice del fusto e dei rami, formano una specie di spiga più o meno conica; il calice, di forma campanulata, è terminato da cinque denti acuti; la corolla, normalmente rosa, è tubulare e divisa alla fauce in quattro lobi, il superiore dei quali è a sua volta più o meno bilobato.
PROPRIETA’ DELLA MENTA SELVATICA
La menta selvatica presenta proprietà farmaceutiche tra cui la principale è quella digestiva; inoltre, grazie al mentolo in essa contenuto, è molto utile contro le infiammazioni della bocca. Il suo infuso, infine, è calmante della tosse, aperitivo preso prima dei pasti ha proprietà digestive preso dopo, antifermentative e antispasmodiche.
2) la Mentha longifolia, conosciuta come mentone o mentastro.
Cresce diffusamente in pianura, di preferenza lungo i fossi o in terreni molto umidi, oppure in collina e in montagna, anche in posti asciutti. Ha le foglie molto lunghe e appuntite, per lo più pallide o anche biancastre per la fitta peluria che le ricopre in abbondanza. I mentastri, cioè le mente selvatiche. Si usano soprattutto per scopi terapeutici.
PROPRIETA’ DEI MENTASTRI
Il mentastro verde possiede proprietà anestetiche, antisettiche, antispasmodiche, digestive, calmanti, antifermentative, dissetanti, rinfrescanti, stomachiche, vermifughe e carminative. La menta romana è utile nella prevenzione dei parassiti di cani e gatti e delle piante, si utilizza per preparare dentifrici, saponi e candele profumate. In cucina si impiega per la preparazione di salse utilizzate per aromatizzare gli arrosti, per insaporire verdure, the (utilizzando foglie intere), insalate miste e frittate. Nell’industria dolciaria è utilizzata per la preparazione di gelati, liquori, bevande, caramelle e gelatine.
3) Menta Piperita.La Menta piperita (Mentha piperita) è un ibrido fra la Mentha acquatica e la Mentha miridis, entrambe piante erbacee perenni originarie dell’Asia e dell’Europa; anche la menta piperita è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae e al genere Mentha. Le sue origini risalgono al Seicento quando venne scoperta nelle zone limitrofe alle coltivazioni di menta verde: allora venne chiamata “peppermint” e si caratterizzava per essere una pianta sterile diffusa soprattutto in quei Paesi dal clima temperato. In Italia la menta piperita si trova facilmente in Piemonte, all’estero è un rinomato centro di produzione di questa pianta la zona intorno alla capitale britannica ma ad ogni modo la sua coltivazione è estesa a livello mondiale; del resto il successo della menta piperita è giustificato dal fatto di poter permettere l’estrazione del mentolo, quella sostanza dal sapore forte e intenso che trova largo impiego in profumeria, in liquoreria e in svariati altri settori, basti pensare alle caramelle al mentolo.
4) Mentuccia.
Pianta perenne molto aromatica, munita di rizoma strisciante e di stoloni. I fusti, quadrangolari e pelosi sugli angoli, sono prima sdraiati poi eretti, ramosi in alto, e possono raggiungere i 70 cm di altezza. Le foglie sono opposte, ovate, pelose, con apice subacuto e margine revoluto debolmente dentato. I fiori sono riuniti a 3-9 su un peduncolo all’ascella delle foglie superiori e formano nel loro insieme un’infiorescenza composta. Il calice è tubuloso, peloso alla fauce, con cinque denti apicali; la corolla è rosea o violacea. Il frutto è un tetrachenio, racchiuso dal calice persistente.
POSSIBILI UTILIZZI
BAGNO AROMATICO
versare in due litri di acqua calda 50 g di foglie di menta e 30 g di foglie di rosmarino. Far bollire per 10 minuti. Filtrare e versare nell’acqua della vasca.
CONTRO L’INFIAMMAZIONE GENGIVALE
in mezzo litro di acqua calda versare 3 cucchiai di foglie e far bollire per 3 minuti. Filtrare e fare ripetuti sciacqui durante la giornata, finché il fastidioso disturbo non sarà stato debellato del tutto.
LATTE PER LA PULIZIA DEL VISO
in un quarto di litro di latte caldo versare 2 cucchiai di foglie e far bollire lentamente per 5 minuti. Filtrare e usare mattina e sera per pulire a fondo la pelle. Si consiglia di conservare in frigorifero.
CONTRO LA STANCHEZZA AI PIEDI
versare in un litro di acqua calda 20 g di foglie di menta e far bollire per 5 minuti. Filtrare e fare un pediluvio alla sera poco prima di andare a letto.
UNA MASCHERA PER PELLI CON ACNE
tritare finemente alcune foglie di menta (circa 30 g), ricoprirle d’acqua e farle cuocere, sino a che avranno assorbito quasi interamente l’acqua. Unire 2 cucchiai di yogurt e uno di miele. Stendere su una garza e applicare sul viso, togliendo dopo 20 minuti.

USO IN CUCINA

riso alla menta
Prendete un porro molto tenero, togliete la foglia esterna e tritate solo la parte bianca, sminuzzate anche otto foglioline di menta.
Condite il tutto con un po’ d’olio e succo di limone filtrato al colino, regolate sale e pepe.
In una pentola lessate il riso con abbondante acqua salata.
Scolatelo bene, conditelo con questa fresca salsa alla menta.
Il fresco sapore della menta non favorisce abbinamenti con il vino.
Ingredienti
8 Foglioline Menta
1 Porro
350 G Riso
1 Limone
Olio D’oliva
Pepe
Sale
In generale le foglie molto aromatiche della menta in genere vengono impiegate per dare sapore a insalate, frittate, dolci, salse, gelati e macedonie. Molto usate anche nella preparazione di liquori e sciroppi.
CURIOSITA’ NELLA STORIA IN MERITO ALLA PIANTA DI MENTA
■ L’uso terapeutico della menta può essere fatto risalire agli egizi, infatti è già presente nel papiro di Ebers (XVII sec. a.C.) ed è sacr a TOTH dio della medicina.
■ In tutto l’islam è un pegno d’amore tra giovani innamorati.
■ nell’antica Grecia era simbolo dell’amore ed era dedicata ad Afrodite, di conseguenza era anche considerata afrodisiaca e la si assumeva prima di un incontro amoroso.
■ presso i greci però era anche dedicata al dio della guerra Ares e ne bruciavano mazzetti sulle pire funebri dei soldati caduti in battaglia.
■ i romani la consideravano rilassante e sedativa. Secondo Seneca i soldati non dovevano mangiarla perchè gli avrebbe tolto vigore e forze.
■ ancora, presso i romani era molto in voga un vino aromatizzato alla menta che piaceva molto alle matrone. Le donne la usavano spesso mescolata al miele per coprire l’odore di vino che avevano inevitabilmente addosso, quando andavano via al termine di un banchetto.
■ in antichità era d’uso metterne foglie nei giacigli per tenere lontani pulci e pidocchi, poichè è molto efficace nel tenere lontani i parassiti.
■ alle olimpiadi gli atleti facevo bagni in cui mettevano nell’acqua foglie di menta per rinforzare il fisico.
■ Carlo Magno la richiese personalmente nell’elenco delle erbe da coltivare poichè la riteneva utile e medicinale.
■ sin dai tempi dei samurai in giappone c’era l’usanza di mettrne foglie tra le lenzuola perchè la si considerava afrodisiaca.
Secondo altri libri sulle erbe: Un’antica usanza prevedeva di concludere i banchetti con un rametto di menta per sistemare lo stomaco. La scienza ha poi confermato l’efficacia di questo come di tanti altri impieghi tradizionali di questa pianta. Molto usata in fitoterapia. La menta Romana o Gentile fu la prima menta medicinale, la menta Piperita apparve solo in un secondo tempo, ma ha sempre ottenuto grande approvazione, poichè pur avendo effetti simili alla Romana, ha sapore più intenso e azione più potente. La menta era menzionata coma calmante dello stomaco nel Papiro Ebers, il più antico testo medico che sia mai pervenuto.
Sia la menta Romana che la Piperita devono le proprietà terapeutiche ai loro oli aromatici. L’olio essenziale di menta piperita è composta prevalentemente da mentolo, mentre l’olio essenziale di menta romana contiene un costituente chimico analogo, il carvone. Questi costituenti hanno proprietà simili, ma, come ritenevano anche gli antichi erboristi, il mentolo è più potente, infatti è molto più utilizzato del carvone in campo fitoterapico.
Curiosità: In Palestina la usavano come forma di pagamento delle tasse. Gesù rimprovera i Farisei: “Guai a voi farisei perchè date la decima della menta e della ruta…” (Luca 11:42)

FioreMentastro

Le foglie si colgono nella buona stagione; le sommità fiorite o l’erba intera nel momento della fioritura. Si essiccano le foglie in luogo ventilato, per poi conservarle in sacchi di carta o vasi di vetro.
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Il Giardino della Memoria

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: l’Elicriso

by Amministratore 8 Luglio 2011


Nel giardino della Memoria l’elicriso è piantato sulla muraglia all’altezza delle scale che accedono al giardino.
CARATTERISTICHE GENERALIL’elicriso, nome scientifico Helichrysum Italicum L., appartiene alla famiglia delle Asteraceae (Compositae). E’ una pianta arbustiva originaria dell’Europa meridionale tipica della macchia mediterranea alla quale conferisce il profumo caratteristico. E’ molto utilizzata non solo in profumeria ma anche molto apprezzata per le tante proprietà terapeutiche.
L’Elicriso è una pianta perenne che ha la particolarità di essere completamente ricoperta da una fitta peluria biancastra che emana un aroma caratteristico. I fusti sono alti fino a 30 cm, senza rami. Le foglie sono lineari-lanceolate. I fiori sono piccoli, raccolti in ombrella di colore giallo pallido e fiorisce per tutta l’estate.
PROPRIETA’L’Elicriso contiene olio essenziale, tannino, acido caffeico.
Le proprietà dell’elicriso sono: sedativo, bechico e stimolante della circolazione sanguigna.

PARTI UTILIZZATE DELLA PIANTA

Dell’elicriso si utilizzano le sommità fiorite raccolte all’inizio della fioritura e lasciate essiccare in luoghi ventilati e bui.
Conservano a lungo il colore e l’aroma anche dopo l’essicazione.
COME SI UTILIZZA
L’infuso o il decotto di elicriso sono ottimi nei casi di bronchite e tosse, per i dolori reumatici e le varici.
Gli impacchi per le pelli irritate ed infiammate, i geloni, le emorroidi. Gli impacchi inoltre sono ottimi per riattivare la circolazione sanguigna quindi molto efficaci nel caso di mani e piedi freddi.
L’olio essenziale di elicriso è molto apprezzato in profumeria, rinforza la pelle dagli agenti atmosferici, tonifica e decongestiona.
CURIOSITA’L’elicriso è anche conosciuto come Semprevivo probabilmente dovuto al fatto che conserva il colore dei fiori molto a lungo assieme al suo profumo.
L’ELICRISO IN CUCINA
Riso al cocco, arachidi e elicriso
Ingredienti
Per due persone:
200g riso
100ml crema di cocco
4 cucchiai di burro di arachidi
1 cucchiaini di miele
1 cucchiaio di foglie di elicriso
Preparazione
Cuocere normalmente il riso.
Preparare una salsa con la crema di cocco, il burro di arachidi, il miele, e le foglie di elicriso tritate, ponrla sul fuoco a fiamma bassa per alcuni minuti.
Condire il riso con la salsa di cocco e arachidi.

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Il Giardino della Memoria

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Timo

by Amministratore 8 Luglio 2011



CARATTERISTICHE GENERALI
Il genere Thymus appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, comprende specie originarie delle regioni mediterranee occidentali. Questo genere rappresenta un insieme di piante (comunemente conosciute come Timo) straordinarie che crescono spontanee soprattutto nei terreni aridi e sassosi sia in montagna (fino ad un’altitudine di 1.500 m s.l.m.) che in prossimità del mare. La parola timo deriva dal greco “Thymon” attraverso il latino “Thymum che indica appunto questa pianta. E’ una pianta arbustiva perenne alta fino a 40-50 cm con un fusto legnoso nella parte inferiore e molto ramificato che forma dei cespugli molto compatti.
Le foglie in quasi tutte le specie sono piccole e allungate con una colorazione variabile dal verde più o meno intenso, al verde chiaro, al grigio, all’argento, ricoperte da una fitta peluria in quasi tutte le specie.
I fiori sono di colore bianco – rosato, ermafroditi e crescono all’ascella delle foglie in infiorescenze a spiga e sono ad impollinazione entomofila, soprattutto ad opera delle api. I frutti sono degli acheni contenenti ciascuno quattro semi ricoperti da un guscio di colore marrone.
Nel Giardino della Memoria abbiamo piantumato il THYMUS VULGARIS e si trova nella parte sinistra della muraglia vicino alla strada di accesso all’Abbazia.
Il Thymus vulgaris è una pianta straordinaria che possiede numerose virtù e viene normalmente utilizzata a scopi terapeutici. Le foglie sono lanceolate, strette e sono di colore verde-grigiastro e ricoperte da una fitta peluria nella pagina inferiore. I fiori, di colore bianco – rosati compaiono dalla primavera inoltrata e per tutta l’estate.

PROPRIETA’ AROMATICHE

E’ una pianta dalle innumerevoli virtù e benefici. La composizione in principi attivi è variabile a seconda dell’epoca di raccolta, delle condizioni di coltivazione e di come la pianta viene raccolta e conservata. In linea di principio comunque i principali costituenti responsabili delle innumerevoli virtù del timo sono i fenoli per in particolare: il timolo (per un 30-70%); l’altro è il carvacloro (per un 3-15%). Altri costituenti degli oli essenziali sono: linalolo, cimolo, cimene, timene, apinene, luteolina ed altri. Se il timo viene raccolto durante l’inverno il contenuto in fenoli è basso con predominanza del timolo, se raccolta in estate si ha un’alta concentrazione di fenoli e soprattutto carvacloro.
PROPRIETA’
La composizione in principi attivi del timo è variabile a seconda dell’epoca di raccolta, delle condizioni di coltivazione e di come la pianta viene raccolta e conservata. In linea di principio i principali costituenti responsabili delle loro innumerevoli virtù sono i fenoli ed in particolare: il timolo (per un 30-70%) che è un antisettico, antispasmodico e vermifugo che si usa nella preparazione dei prodotti a base di timo da utilizzare per uso interno ed esterno (viene utilizzato dagli imbalsamatori moderni); l’altro è il carvacloro (per un 3-15%), un antisettico molto utilizzato in profumeria.
Altri costituenti degli oli essenziali di timo sono: linalolo, cimolo, cimene, timene, apinene, luteolina.
Se la pianta viene raccolta durante l’inverno il contenuto in fenoli è basso con predominanza del timolo, se raccolta in estate si ha un’alta concentrazione di fenoli e soprattutto carvacloro.
In virtù dei suoi principi attivi il timo trova largo impiego per la sua azione antisettica, antimicrobica, balsamica ed espettorante.
PARTI UTILIZZATE DELLA PIANTA
Del timo si utilizzano le sommità fiorite che si raccolgono da aprile e per tutta l’estate e le foglie che vanno raccolte con tutto il fusto fin dove non è lignificato e poi messe a seccare in un posto ombreggiato e ventilato.
COME SI UTILIZZA
Per uso interno gli infusi di timo sono molto efficaci come calmanti della tosse e per problemi all’apparato digerente (diarrea e meteorismo), della bronchite, della pertosse e in caso di difficoltà digestive.
Per uso esterno l’infuso può essere usato per gargarismi, efficaci per le laringiti e le tonsilliti, come collutorio per l’igiene del cavo orale e per disinfettare piccole ferite.
Per le proprietà antisettiche del timo è usato nelle paste dentifrice e come calmante per il prurito ed i dolori reumatici.
Per uso cosmetico il timo è ottimo per le pelli grasse ed i suoi oli essenziali sono usati per la preparazione di sciampi, lozioni, deodoranti.
L’Uso del timo in cucina è conosciuto a tutti per il suo deciso potere aromatizzante. E’ utilizzato in numerose pietanze a base di pesce, verdure, carne, secondo le ricette tipiche delle diverse zone, in maniera più o meno abbondante.
CURIOSITA’Gli antichi egizi utilizzavano il timo nei processi di imbalsamazione.
Gli antichi greci lo utilizzavano per la cura del corpo e lo bruciavano come incenso nei templi dedicati ai loro dei, perchè lo consideravano una fonte di coraggio.
Nel Medioevo si credeva che porre sotto i cuscini un ramo di timo facilitasse il sonno e tenesse lontano gli incubi inoltre le dame erano solite donare ai propri cavalieri una sciarpa dove avevano ricamato un’ape che volava intorno ad un ramoscello di timo. Questa credenza è stata colta da Cesare Ripa (perugino vissuto nel XVI secolo, autore di una vasta iconografia) che descrive la virtù della diligenza come una donna che tiene nella mano destra un ramoscello di questa pianta sopra il quale vola un’ape e nella mano sinistra un ramoscello di mandorlo avvolto in uno di gelso e ai suoi piedi c’è un gallo che ruspa. Il suo significato è legato al fatto che il mandorlo, primo albero a fiorire ed il gelso l’ultimo, rappresentano il fatto che la diligenza non si può avere con la fretta ma con la pazienza. Il gallo che ruspa rappresenta di per se la diligenza in quanto fruga, cerca, fino a quando non trova ciò che cerca. L’ape è di per se stessa simbolo dell’instancabile operosità. Per cui, secondo Ripa, la diligenza si ottiene con l’instancabile ricerca e con tanta pazienza.
Nel Rinascimento scrive Castore Durante (ha scritto “Herbario novo”, pubblicato per la prima volta nel 1585, dove parla delle piante medicinali dell’Europa e delle Indie Orientali ed Occidentali) che il timo cotto nel vino veniva utilizzato per gli asmatici e per curare le infezioni alla vescica, eliminare la tenia e guarire dagli avvelenamenti.
IL LINGUAGGIO E LA SIMBOLOGIA DELLA PIANTAIl Timo da sempre rappresenta la diligenza, l’operosità, l’amore duraturo. Questo è legato al fatto che il timo è strettamente legato alla api dalle quali è ricercatissimo come lo stesso Virgilio ricorda nell’Eneide I, 430-435:

“Così all’inizio dell’estate il lavoro
per i campi fioriti affatica le api al sole,
quando guidano fuori i figli adulti della specie
o stipano il liquido miele e ricolmano di dolce nettare
le celle o ricevono il peso dalle venienti, o fatta una schiera
scacciano dalle arnie i fuchi, neghittoso sciame;
ferve l’opera, olezza il fragrante miele di timo”.

USO IN CUCINA

L’uso del timo in cucina è conosciuto a tutti per il suo deciso potere aromatizzante. E’ utilizzato in numerose pietanze a base di pesce, verdure, carne, secondo le ricette tipiche delle diverse zone, in maniera più o meno abbondante. Secco mescolato ad altre erbe entra nella costituzione della famosa “herbes de Provence” una miscela di spezie molto famosa e molto utilizzata nel sud della Francia, nata intorno agli anni ’60, che contiene una miscela, in misura variabile a seconda delle ditta che la produce, di rosmarino, origano, basilico, alloro, lavanda ed il timo che domina sulle altre spezie.
In Giordania è molto famosa la “zahtar” una miscela di erbe molto usate come condimento la cui spezia principale è il timo.
Un altro esempio è la “dukka” in Egitto, anch’essa un miscuglio di erbe dove entra nella sua costituzione assieme al coriandolo, al cumino, al pepe, al sesamo, ecc. molto utilizzata come condimento delle carni e del pane.
Contrariamente a quanto accade ad altre erbe (ad esempio al prezzemolo, all’aglio, basilico, ecc) il timo con l’essicazione mantiene il suo aroma, anzi risulta più forte e concentrato come accade anche nel rosmarino e nell’origano. Questo potrebbe essere spiegato con il fatto che la distruzione dei tessuti vegetali, rende maggiormente disponibili gli oli essenziali non volatili che quindi si diffondono maggiormente negli alimenti.
L’infuso di timo è un ottimo succedaneo del te o del caffè.
Le sue proprietà aromatiche ed antisettiche ne fanno una pianta molto importante per la conservazione degli alimenti.
Ricetta per tagliolini al timo
Ingredienti ricetta
600 G Pasta Tipo Tagliolini Freschi
1 Cucchiaio Timo
Sale
6 Cespi Radicchio Di Treviso
1 Cipolla
60 G Burro
Olio D’oliva
Panna
300 G Passata Di Pomodoro
Pepe
Affettare la cipolla e farla stufare in un tegame con acqua e sale per 10 minuti, unire l’olio e farla dorare. Aggiungere il radicchio lavato e tagliato a striscioline e farlo insaporire per 10 minuti, quindi unire il pomodoro. Proseguire la cottura finché il radicchio sarà tenero. Salare, pepare e aggiungere un pizzico di timo. Cuocere i tagliolini al dente e trasferirli nel tegame con la salsa; unire il burro, la panna, mescolando delicatamente.
Ricetta per quaglie al timo
Ingredienti ricetta
6 Quaglie
6 Fette Sottili Pancetta Affumicata
50 G Burro
1 Mazzetto Timo Fresco
1/2 Bicchiere Vermouth
6 Salsicce Piccole
6 Fette Pane Di Miglio Tostato Al Forno
Sale
Pepe Macinato Grosso
Pulite le quaglie, fiammeggiatele e togliete le interiora. (vedi anche Quaglie All’uva) Lavorate il burro con poco sale, timo e pepe. Riempite le quaglie con questo composto e avvolgetevi attorno le fette di pancetta affumicata. Legatele e disponetele in una pirofila da forno. Ungetele con un filo d’olio extra vergine di oliva e cospargetele di timo. Fate cuocere a 230 gradi per circa 15 minuti. Fate tostare le fette di pane. Aggiungete al sugo di cottura il vermouth. Disponete le quaglie sui crostoni, decoratele con le salsicce e versatevi sopra la salsa.
tagliolini al timo
quaglie al timo
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Il Giardino della Memoria

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: la Lavanda

by Amministratore 7 Luglio 2011

Nell’”orto dei semplici” che abbiamo allestito nel Giardino della Memoria possiamo trovare molte essenze botaniche.
I “semplici”, ossia le piante officinali, furono nei secoli e lo sono ancora oggi, attraverso i loro principi attivi, il fondamento della terapia che è antica quanto l’umanità. Verso la fine del sec. VI il dottissimo Vescovo di Siviglia, Isidoro, consigliava di coltivare le piante medicinali in un “Orto botanico” (botanicum herbarium).
Nel silenzio delle abbazie anche i monaci si dedicarono alla ricerca delle erbe e alla loro coltivazione nei giardini claustrali. Ma gli “orti dei semplici” veri e propri sorsero e si svilupparono nel Rinascimento: secondo alcuni autori, pare che sia stato Nicolò V, per primo, a realizzare la prima collezione di piante rare nei giardini vaticani “in modo da formare un orto dei semplici”. Secondo altri, si deve a Leone X e a Leonardo da Vinci la fondazione dell’orto dei semplici in Vaticano poiché proprio per l’interessamento di Leone X fu istituita a Roma nel 1513 la cattedra di Botanica e, l’anno successivo, vi fu chiamato come Lettore Giuliano da Foligno. Purtroppo, ai giorno d’oggi molte cose sono cambiate; ecco quanto scrive sull’argomento un autore moderno, il Lieutaghi: “il mondo delle erbe non è più quello che conoscevano i nostri nonni, di anno in anno esso si degrada e si uniforma. Gli uomini non hanno compreso l’importanza della natura, senza un pensiero di riconoscenza essi le hanno chiesto il loro cibo, le loro bevande, le medicine, il legname, le vesti, tutto ciò che era necessario per formare una civiltà, in cui la parola natura però non compare che sugli affissi della pubblicità per i club delle vacanze. Da un lato respinta per l’invasione delle città, delle industrie, dall’altro dal deserto che si forma dinanzi ad essa per opera di una agricoltura incosciente, la popolazione delle piante ha il fiato corto. Già diverse dozzine di specie si sono estinte da un secolo a questa parte, e ad ogni giorno che trascorre una minaccia pende su quelle che ancora resistono”.
Ci piace pensare che anche nell’Abbazia di San Giovanni Battista l’interesse per le piante medicinali fosse vivo nei monaci che nei tempi passati l’abitavano. I vari depauperamenti subiti nei secoli dall’Abbazia, purtroppo, hanno distrutto le documentazioni più antiche dell’opera silenziosa e tradizionale dei monaci, oggi, con il beneplacido dei Parroci la nostra Associazione si sta impegnando nella cura di un piccolo “orto dei semplici”. Periodicamente pubblicheremo le schede di alcune piante officinali piantate sulla muraglia del Giardino della Memoria.
LAVANDA: nomi popolari e scientifici:
Spigo, Nardo, Erba di San Giovanni, Lavender, Lavande, Aspic,
(1) Lavandula officinalis Chaix, Lavandula angustifolia Miller; (2) Lavandula latifolia L.

PERIODO BALSAMICO
Primavera
DESCRIZIONE BOTANICA
Arbustopianta perenne più piccola degli alberi-legnosa-ramificata a breve distanza dal terreno o sorgente con più fusti da terra. Piccolo sempreverde alto fino ad 1 mt con foglie lanceolate molto allungate, a forma di lancia e fiorellini violetti.
FITOTERAPIA
Droga utilizzata: fiori o sommità fiorite.
PRINCIPI ATTIVI
Olio essenziale contenente linalolo, acetato di linalile, limonene, cineolo, canfora, α-terpineolo, β-ocimeni; tannini, acido ursolico, flavonoidi, sostanze amare.
PROPRIETÀ:
+++ AROMATIZZANTE
+++ CARMINATIVO – ANTIFERMENTATIVO
+++ COSMETICO
+++ DIURETICO ANTISETTICO ANTIPUTRIDO
+++ IDROCOLAGOGO
+++ IDROCOLERETICO
+++ SEDATIVO O CALMANTE SISTEMA NERVOSO CENTRALE
+++ SPASMOLITICO FEGATO E VIE BILIARI
+++ SPASMOLITICO INTESTINALE
++ ANALGESICO (GASTRICO)
++ ANALGESICO O ANTALGICO
++ BALSAMICO RESPIRATORIO
++ COLAGOGO
++ COLLUTTORIO BATTERIOSTATICO ORO-FARINGEO
++ DERMOPURIFICANTE DERMOPROTETTIVO (USO ESTERNO)
++ DIURETICO
++ SPASMOLITICO ANTISPASMODICO
++ SPASMOLITICO VIE RESPIRATORIE
+ ANTISETTICO
+ BRONCODILATATORE ANTIASMATICO
+ CICATRIZZANTE O VULNERARIO
+ EPATOPROTETTORE ANTIEPATOTOSSICO DEL FEGATO
+ TUSSIFUGO

INDICAZIONI:
+++ ANSIA E AGITAZIONE NERVOSA
+++ COLICHE BILIARI
+++ INFEZIONI (VIE RESPIRATORIE)
+++ INSONNIA
+++ METEORISMO FLATULENZA E FERMENTAZIONI INTESTINALI
+++ SPASMI E DOLORI SPASMODICI DI VARIA NATURA
++ ASMA BRONCHIALE E BRONCOSPASMO
++ CEFALEA O MAL DI TESTA – EMICRANIA
++ COLICHE INTESTINALI
++ DERMATOSI
++ FARINGITE E RINOFARINGITE
++ GASTRALGIA O MAL DI STOMACO
++ INFEZIONI O INFIAMMAZIONI (VIE UROGENITALI)
++ INSUFFICIENZA EPATOBILIARE E INTOSSICAZIONE DEL FEGATO
++ IPERTENSIONE ARTERIOSA (IPOTENSIVO PERIFERICO)
++ PARASSITI DELLA PELLE (INSETTI – ACARI – SCABBIA)
++ PRURITO
+ EPATITE
+ FORUNCOLOSI
+ INAPPETENZA E ANORESSIA
+ LESIONI CUTANEE – PIAGHE FERITE ABRASIONI E SCREPOLATURE (USO TOPICO)
+ NEVRALGIE (+)
+ STEATOSI EPATICA (NON ALCOLICA)
+ TOSSE

ESTRATTI:
Lavanda Olio Essenziale
1-4 gtt al giorno su zolletta di zucchero
Lavanda Tintura Madre
Preparata dalle sommità fiorite fresche. XXX gtt 3 volte al giorno e L gtt la sera
Lavanda Tisana
Uso esterno: 20-100 g per 20 lt di acqua
NOTE DI FITOTERAPIA

L´olio essenziale della Lavanda vera può essere usato come antiinfiammatorio ed antispasmodico del tubo digerente; in aerosol come balsamico ed antispasmodico delle vie respiratorie su prescrizione medica. L’olio essenziale di Lavanda spica, ricco in alcoli ed ossidi ha buone proprietà antibatteriche ed antimicrobiche delle vie respiratorie.

IN CUCINA
Risotto alla Lavanda
Ingredienti per 4 persone
1 litro d’acqua, 1 cipolla grande, 2 carote, sale q.b.
4 spighe di Lavanda in fiore, lavate e asciugate
500 gr di riso Carnaroli
50 gr di burro
150 gr di pecorino
40 gr di parmigiano grattugiato
Procedimento

Preparare il brodo con mezza cipolla, le carote, l’acqua e 2 delle spighe di lavanda, facendo cuocere a fiamma bassa per circa 3 ore. Questo passaggio è importante per far sì che il brodo non diventi troppo amaro. A cottura quasi ultimata, regolare di sale. In una pentola da risotto, far imbiondire l’altra mezza cipolla con il burro, spegnere la fiamma e versare il riso; far insaporire, girando velocemente per 1 minuto. Mettere di nuovo la pentola sul fuoco e versare nel riso 2/3 del brodo; dopo un paio di minuti, abbassare la fiamma e far cuocere per altri 8 minuti, senza girare. A questo punto versare il rimanente brodo e dopo 2 minuti il pecorino fresco tagliato a dadini di un centimetro. Appena il risotto risulta cremoso e denso, toglierlo dal fuoco ed aggiungere i fiori di lavanda delle restanti spighe e il parmigianograttugiato. Mescolare velocemente, in modo che il risotto si ossigeni e rimanga cremoso. Ottimo l’abbinamento con qualche scaglia di tartufo scorzone estivo.
risotto alla lavanda
Contenuti in parte tratti dal sito http://www.elicriso.it/
7 Luglio 2011 0 comment
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Il Giardino della Memoria

Il VELLETRI LAZIO CALCETTO TRA I SOSTENITORI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA

by Amministratore 5 Luglio 2011
I dirigenti della Squadra sono venuti in visita al Giardino della Memoria lo scorso fine giugno, il progetto del Giardino è stato realizzato anche attraverso il loro contribuito solidale.

La Squadra di Calcio a Cinque ha riconfermato la sua presenza sul territorio di Lucoli per il ritiro estivo.
5 Luglio 2011 0 comment
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