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Il Giardino della Memoria

Il Giardino della Memoria

CONDIVIDERE E’ CONSERVARE: Il Giardino della memoria dell’Abbazia di San Giovanni Battista a Lucoli è una stella nel cielo della biodiversità e della consapevolezza

by Amministratore 7 Aprile 2016
Ieri il gruppo dei Volontari della Protezione Civile della Valle d’Aosta ha adottato una pianta di pesco platicarpa che vegeta nel Giardino della Memoria di Lucoli. La pesca “tabacchiera” come viene comunemente chiamata, un frutto antico che abbastanza raramente si trova nei mercati.
Pesca “tabacchiera”

Il Giardino della Memoria di Lucoli è un luogo che da’ pace e la pace è il presupposto per arrivare alla consapevolezza, per capire meglio ciò che abbiamo intorno e ciò che abbiamo dentro di noi. Siamo felici se vengono adottati gli alberi appartenenti alle specie antiche che, con pazienza, abbiamo recuperato dai poderi dismessi dell’aquilano con l’aiuto del vivaista Enzo Sebastiani.
Scrive Beti Piotto*, ricercatrice di origini argentine dell’ISPRA, che è convinta dei benefici, sia spirituali sia materiali, che si possono ricavare da questo Giardino. Lei ha adottato una pianta di pero che la fa sentire attivamente e profondamente “dentro” questa idea.
Proseguiamo con le sue parole: “NoixLucoli Onlus ha pensato ad una collezione viva per ricordare quelli che vivi rimarranno nel nostro pensiero, parlo di quei 309 del terremoto del 2009.  Abbiamo pensato che era delicato e perché no ecologico onorare la vita con vita ed ecco il perché della costituzione di questo giardino-frutteto di antiche varietà. Cari amici, c’era un tempo, non lontanissimo, in cui le varietà locali di frutta erano una risposta adattativa alle condizioni del luogo.  Una varietà era idonea a “quel” sito e non ad altro.  C’era un tempo in cui nell’orto erano presenti varietà diverse di specie diverse che, in successione, assicuravano frutta per un lungo periodo dell’anno e quando finiva la fruttificazione erano materia prima di marmellate e conserve.
Poi arrivò un tempo, detto globalizzazione-con-allegata-grande-distribuzione, in cui la frutta doveva andar bene per tutti: Nord-Sud-Est-Ovest.  La caratteristica fondamentale della frutta da produrre era fondata sull’aspetto (bellezza, colore e pezzatura) e la conservabilità nel trasporto e nelle camere frigorifere. E basta!  Non erano più importanti le proprietà organolettiche come sapore, odore, proprietà nutraceutiche (presenza di vitamine, antociani, ecc.).  Non risultava più indispensabile quell’insieme di qualità che descrive il “frutto buono”.  Questi sentimentalismi non erano e non sono previsti nella globalizzazione perché il fondamento è che oggi poche varietà (peraltro fortemente imparentate dal punto di vista genetico) debbono valere per tutti, per tutto, ovunque, in modo tale da uniformare tecniche di allevamento e di conservazione prima della vendita. 
Vuoi che una mela che non sa di niente divenga più saporita? Gli metti uno sciroppo, un top-dressing, un cioccolato liquido.  I problemi del commerciante finiscono appena ha piazzato il prodotto; da lì in poi sono fatti tuoi.
Oggi però cresce la coscienza: si capisce, ma anche si intuisce, che non è un modello perfetto quello che, uniformando, omologando, banalizzando, ci fa perdere variabilità genetica e ci priva di una parte del nostro “paesaggio gustativo e olfattivo annidato nella memoria”.  E’ così che attualmente numerosi istituti di ricerca e associazioni recuperano e conservano le antiche varietà di frutta ovvero tesori vivi.  Tesori perché la diversità è ricchezza che fornisce geni per affrontare avversità mentre l’omogeneità è confrontabile al deserto biologico (pensiamo solo alla minaccia che viene dal riscaldamento globale, che tutto sta stravolgendo). 
Ricordiamolo, sottolineiamolo, mettiamolo in testa: davanti a qualsiasi minaccia la vita avrà qualche chance solo se ci saranno individui o popolazioni che riescono a convivere col cambiamento, a sopravvivere ed a trasmettere quei geni che hanno consentito l’adattamento.  La diversità della vita, ovvero la biodiversità, è un’assicurazione per tutti noi, è una enorme cassaforte APERTA e ALL’APERTO pronta a offrire quel che serve per affrontare eventuali avversità.  Ricordiamo comunque che ci sono anche casseforti chiuse come le Banche del Seme che svolgono funzioni complementari alla diversità spontanea”.
*La Dott.ssa Beti Piotto, del Dipartimento Difesa della Natura di ISPRA, ha ricevuto il 13 dicembre 2012 la Laurea Honoris Causa da parte della prestigiosa Università Nazionale di Cordoba  per i meriti scientifici acquisiti nel settore della conservazione della biodiversità e della protezione dell’ambiente. Siamo onorati di averla come nostra socia.
7 Aprile 2016 0 comment
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Il Giardino della Memoria

QUESTA NOTTE PER IL 7° ANNIVERSARIO IL GIARDINO DELLA MEMORIA SARA’ ILLUMINATO DALLA LUCE DELLE CANDELE

by Amministratore 5 Aprile 2016

 Il monumento del Giardino della Memoria con i nomi delle 309 vittime del terremoto


Tante commemorazioni ed eventi nella ricorrenza del sisma del 6 aprile 2009.

NoiXLucoli Onlus lascerà alle fiammelle delle candele accese, durante la notte del 5 aprile, l’onore della testimonianza.
In modo semplice e rispettoso del dolore ricorderemo simbolicamente chi non c’è più. In modo tangibile e molto “terreno”, legato ai cicli della natura ed alla fatica di chi si improvvisa contadino nel tempo libero, teniamo in vita, da sei anni, i 65 alberi catalogati tra i “frutti dimenticati in via di estinzione” che popolano il Giardino della Memoria del Sisma (che abbiamo dedicato alle 309 vittime del terremoto d’Abruzzo del 2009). Le piante “raccontano” e gratificano la comunità con il loro vegetare e hanno regalato frutti deliziosi a molti visitatori: perché il Giardino è di libero accesso e luogo riconosciuto di spiritualità. Una testimonianza scritta vogliamo però proporla, è uno scritto del poeta Franco Arminio, che fu dedicato al terremoto dell’Emilia Romagna, parole durissime che potrebbero, però, valere anche per quello d’Abruzzo……..

Contadini del sacro di Franco Arminio
giugno 1, 2012
Non hanno detto o non ho sentito neppure un nome dei morti, conta solo il numero. E tutte le parole che dicono alla fine tengono lontano il dolore, il dolore del padre che aveva rimproverato il figlio perché non studia o perché si ritira tardi, il dolore di vedere un corpo tumefatto, dentro la tasca il telefonino intatto, la camicia bianca piena di polvere, il pantalone grigio con una macchia di sangue che pare un bicchiere, il dolore del funerale, il corpo dentro il legno, basta un corpo, uno solo che non parla più, mentre un diluvio di parole cade da ogni parte. Dopo il terremoto ci vuole un poco di silenzio o, se si vuole parlare, allora bisogna parlare dei morti.
Forse vedere un corpo appena è tirato via da un capannone sarebbe uno squarcio alla retorica che nebulizza ormai ogni evento, ne fa un altro cartone da imballaggio per intrattenere i consumatori della notizia. Se non si vuole far vedere un piede, un occhio, se non si vuol far vedere una mano rotta, la macchina che aveva quel tizio, la borsetta dell’operaia, il quadro alla parete, i profumi dentro il bagno, se non si vuol far vedere la vita allora è meglio oscurare il video, togliere l’audio, mandare in onda solo una scritta con le notizie, solo la parola nuda, se davvero si vuole essere la prossima volta un poco più pronti.
Invece il terremoto è uno spettacolo, perfetto per la pista facile delle polemiche, per dare la parola agli esperti, per mischiare scienza e paure spicciole e poi dire degli aiuti e dei provvedimenti del governo. Le parole, le scene sono sempre quelle. Si dice di un paese distrutto, non si da alcuna notizie dei gatti morti, per esempio. Nelle case che cadono spesso abitano anche i gatti. Andiamo a raccogliere un libro tra le macerie, andiamo a salutare qualcuno con un sorriso molto sincero, molto affettuoso. Pensiamoci veramente al vedovo, alla vedova, alla madre che ha perso il figlio, al figlio che ha perso la madre. Consideriamoci quel che siamo, animali che possono farsi gentilezze. Dobbiamo essere contadini del sacro, piuttosto che spacciatori di disincanto. E dobbiamo mettere i pali di una democrazia profonda, chiudere nei cassonetti la scartoffie dei banchieri, gli intrallazzi dei calciatori, le compassate viltà dei cardinali. C’è da pensare intensamente a quei capannoni crollati, pensare che il capitalismo ha sempre più un cuore macabro e mangiare alle sue mense può sfamare ma non rende felici. Una democrazia degli scontenti non serve a niente, non serve a niente crescere, uscire dalla crisi, se non ci prendiamo veramente cura di chi soffre, se non sentiamo il dovere di onorare veramente i morti.
Sarebbe stato bello se il Presidente della Repubblica avesse ordinato di fermare la sfilata del due giugno o di annullare l’acquisto di bombardieri. Il Presidente auspica, i partiti studiano come conservare i privilegi senza darlo troppo a vedere. Non accade altro nei palazzi della politica. Il bello e il brutto sono giù nel mondo.

I nomi delle vittime illuminati dalle fiamelle – Foto G. Soldati

 

5 Aprile 2016 0 comment
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Il Giardino della Memoria

I colori dell’autunno nel Giardino della Memoria di Lucoli

by Amministratore 5 Ottobre 2015
Cotoneaster o Cotonastro (C. dammeri – a forma ricadente) del Giardino della Memoria di Lucoli

Molti credono che l’autunno sia una stagione un po’ malinconica perché ci si lascia dietro le spalle l’estate, il sole, le vacanze. 
Venite al Giardino della Memoria di Lucoli, in Abruzzo e capirete che non è così! 
Perché l’autunno è una girandola di colori che ci conquista con il suo splendore. E’ sufficiente fare una passeggiata nel Giardino per essere circondati da mille sfumature di rosso, di viola e dai colori dei frutti dei quali gli alberi sono pieni. 
Tra pochi giorni lo prepareremo per la ricorrenza dei defunti cambiando i fiori sotto al monumento con i nomi delle vittime del sisma.
Anche le chiazze marroni, indicatrici dell’avvicinarsi dell’inverno, sono in armonia con gli altri colori più vivaci. 

Sulle rocce si inizia a vedere il muschio che ravviva ancor più l’ambiente e che subito ci fa quasi pensare al nostro prossimo presepe. 

Vite americana (Parthenocissus quinquefolia) del Giardino della Memoria di Lucoli
Autunne
A calate de sera
nu fuoche a arde a na campagna stese
fine alla finitore de lu munne.
E quille grille, mpunte d’angunie,
a chiamà da nu funne
de liette pe sta vìe.
Nu file, appene, de fiate: cri, cri:
a quanne a quanne.
Ma chi l’ô sentì?
S’ha finate lu munne, a luna scite.


da Canzune de tutte tiempe, 1970 di Vittorio Clemente (nato a Bugnara (AQ), il 12 aprile 1895 – morto a Roma nel 1975).

Campo Felice in autunno – Foto Roberto Soldati

5 Ottobre 2015 0 comment
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Il Giardino della Memoria

GARDENS AND AVENUES OF REMEMBRANCE. A RESEARCH IN ABRUZZO. IN LUCOLI THERE WAS ONE

by Amministratore 28 Maggio 2015

The most famous Italian Memory Park is located right in the heart of Trieste, Memory Park (Parco della Rimembranza) lies on the slopes of Colle di San Giusto since May 1926. In the middle of a green area crossed by Via Capitolina, the road leading to the hilltop, you can walk through this green area dotted by a number of karstic memorial stones bearing the names of all Trieste native soldiers who fell in war as well as their Divisions.

Several memory parks were created in Italy during the early years of the fascist regime, promoted by Dario Lupi, undersecretary at the Ministry of Education at that time. Inspired by the Freedom Tree, one of the symbols of the French revolution, Lupi invited all schools to dedicate a “sacred area” to those who had fought in the Great War. Therefore, plenty of such spaces popped up for worship purposes and also to exert a control over the memories related to the 1915-1918 conflict.
Trieste Memory Park is divided into 26 sectors, where the memorial stones stand. The stones dedicated to WW I are found between sectors 16 and 25, although here you can also see stones commemorating other battles, such as the Spanish Civil War, African wars and WW II.
Our Group is working to partially restore the Lucoli Park.

We thank architects authors of the article published: Aldo Giorgio Pezzi, Patrizia Luciana Tomassetti dei Beni Culturali.

28 Maggio 2015 0 comment
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Il Giardino della Memoria

GLI ODORI DELLE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA ESISTE UNA MACCHINA PER FOTOGRAFARLI

by Amministratore 12 Novembre 2014
La lavanda del Giardino della Memoria
La ricercatrice Radcliffe

Dal punto di vista sensoriale, l’olfatto è uno dei più potenti strumenti di conoscenza che l’uomo abbia per decifrare il mondo che lo circonda. Gli odori possono stimolare la fame, repellerci, metterci in allerta, rivestono un ruolo importantissimo nello sviluppo dell’attrazione sessuale e, come Proust ha brillantemente illustrato, sono il modo più semplice (e doloroso) per viaggiare indietro nel tempo. Eppure, dei nostri cinque sensi, l’olfatto (insieme al gusto) è il meno sfruttato in ambito tecnologico. Al giorno d’oggi abbiamo le tasche piene di dispositivi che ci consentono di immortalare una quantità smodata di suoni, immagini, immagini in movimento, dispositivi con cui ci interfacciamo principalmente attraverso il tatto. 

Ma c’è qualcuno che si è messo in testa di colmare questa lacuna tecnologico-sensoriale. Quel qualcuno si chiama Amy Radcliffe ed ha sviluppato il primo prototipo di un dispositivo chiamato Madeleine (il riferimento a Proust è fin troppo evidente) che nelle intenzioni della sua inventrice dovrebbe essere l’equivalente olfattivo di una fotocamera.

Ci piace trattare questa notizia pensando alle molte specie odorose presenti nel Giardino della Memoria di Lucoli.

La macchina Madeleine

A prima vista, Madeleine ha l’aspetto di un marchingegno senza tempo, che potrebbe appartenere a un’era pre-industriale come a un futuro steampunk. Per “fotografare” un determinato odore, il dispositivo della Radcliffe sfrutta una tecnica chiamata spazio di testa che consiste nel sigillare ermeticamente la fonte della fragranza da intrappolare per poi far passare gas inerti nel contenitore sigillato. Durante questa fase di esposizione il gas cattura microscopiche particelle dell’oggetto da “fotografare”, questo consente in una seconda fase di recuperare il gas marcato e sequestrare le particelle odorose in una speciale “trappola olfattiva” composta da una piccolo pezzo di Tenax , un materiale polimerico poroso in grado di catturare le particelle odorose. Una volta concluso questo processo, il fotografo olfattivo dovrà inviare il campione a un laboratorio dove sarà sottoposto a una gascromatografia-spettrometria di massa, così da poter isolare le particelle che producono l’odore desiderato.

Insomma, il processo non è esattamente immediato quanto scattare una fotografia. Non bastesse, un fotocamera olfattiva come Madeleine (da alcuni chiamata scentography camera) richiede tempi di esposizione assai dilatati. Qualche minuto nel caso di un oggetto piccolo e contenibile (ad esempio una pesca), intere giornate nel caso di una fragranza dispersa nell’aria (come l’odore del pane appena sfornato).

Quello della Radcliffe non è un vero e proprio traguardo, dal momento che la tecnica “spazio di testa” esiste almeno dagli anni ottanta e già altri hanno tentato di sviluppare dispositivi simili a Madeleine. La soluzione ideata dalla designer inglese però ha un approccio amatoriale unico, che ricorda un po’ i tempi in cui per scattare e sviluppare una fotografia erano necessarie diverse fasi e tempi di lavorazione non indifferenti. 
In un futuro in cui sarà possibile catturare e immortalare un odore con la stessa semplicità con cui si posta una foto su Instagram, probabilmente finiremmo per inflazionare, e quindi togliere valore, a un’esperienza (quella olfattiva) che fino ad oggi è stata grossomodo irriproducibile. 
Normalmente i campioni di interesse sono oggetti odoriferi come piante, fiori e cibo. Inoltre, tecniche simili sono usate anche per analizzare le fragranze di luoghi e ambienti come negozi di tè e segherie: dopo che i dati sono stati analizzati, le fragranze possono quindi essere ricreate da un profumiere.

I fiori di Elicriso del Giardino della Memoria
Le specie odorose presenti nel giardino della memoria di Lucoli sono:

Lavanda Lavandula L. è un genere di piante appartenenti alla famiglia della Lamiaceae che comprende circa 40 specie,

Elicriso Helichrysum italicum – Asteraceae;

Timo (Thymus L., 1753) è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Lamiaceae;

Menta (genere Mentha) appartiene alla famiglia delle Labiate (Lamiaceae);

Salvia Salvia officinalis (la salvia in senso stretto);
Rosmarino (Rosmarinus officinalis, L., 1753) arbusto appartenente alla famiglia delle Lamiaceae;

Maggiorana (Origanum majorana),

Origano (Origanum spp.).

Per saperne di più:
1. ^ Kaiser, Roman (1997). Environmental Scents at the Ligurian Coast. Perfumer & Flavorist 22: 7–18.

2. ^ Knudsen, Jette T. (1993). Floral scents—a checklist of volatile compounds isolated by head-space techniques. Phytochemistry 33: 253–280.
3. ^ Sell Charles (Ed.); Karen Jenner, Chapter 14. The Search for Fragrance Ingredients in The Chemistry of Fragrances, 2nd, Royal Society of Chemistry Publishing, 2005, 254–293. ISBN 978-0-85404-824-3
4. ^ Sell Charles (Ed.); Robin Clery, Chapter 12. Natural Product Analysis in the Fragrance Industry in The Chemistry of Fragrances, 2nd, Royal Society of Chemistry Publishing, 2005, 214–228. ISBN 978-0-85404-824-3

12 Novembre 2014 0 comment
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Il Giardino della Memoria

SENZA PACE. NUOVO ATTO AI DANNI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI

by Amministratore 6 Agosto 2014
Il monumento come si presenta oggi: 5 agosto 2014 privo del tetto di metallo
Carissimi vandali,
(anche un ladro che depreda un luogo dal valore simbolico lo è)
il nostro primo rammarico è quello di non potervi chiamare per nome perché, per il gesto che avete compiuto, avete scelto l’anonimato.
E così siete scappati anche da voi stessi; fuggiti come chi, in fondo, sa di aver sbagliato ma non trova altra via se non quella della fuga.


L’altra notte, rubando il tetto di rame del monumento che riporta i nomi delle 309 vittime del sisma del 2009, avete offeso sentimenti, valori e convinzioni di tante persone: dei parenti, dei morti stessi e delle persone di buona volontà che si sono incontrate per rendere omaggio alla memoria di chi non c’è più edificando con le loro mani il monumento danneggiato.

Viene da chiedersi: qual’è il perché di un tale comportamento? Solo l’interesse di un ladro? 

C’è un collegamento con i danneggiamenti precedenti? 

Ci facciamo queste domande visto che il Giardino Botanico della Memoria di Lucoli (AQ) è vittima di vandalismi da quando è stato donato al territorio dalla nostra Associazione (l’ultimo denunciato a dicembre 2012). 
Ci piacerebbe capire il motivo di questa rabbia distillata in diversi episodi, concepita forse in un disegno, verso quest’opera di volontariato: è frutto della noia, del risentimento, del desiderio d’apparire in modo così sbagliato oppure questa volta solo dell’avidità di un ladro? 
Se ci fosse un malanimo ci piacerebbe anche ascoltare, dalla bocca di chi ne avesse il coraggio, quello che ancora non siamo riusciti a capire e, che, con tali atti differenziati e ripetuti, forse, qualcuno vorrebbe farci capire.
La nostra percezione del bene è nettamente distinta da quella del male e il responsabile/i ha/hanno compiuto un ennesimo, pessimo, atto vandalico, magari questa volta sarà identificato e catalogato come un mero “furto di rame” ma l’oggetto del danno è sempre lo stesso.
Andremo avanti per la nostra strada e come al solito ripristineremo, denunciando alle Autorità Competenti il danno subito.

Questa potrebbe essere l’occasione per fruire dell’aiuto degli strumenti di video sorveglianza installati dal Comune di Lucoli nei punti di accesso al Comune. Potrebbero fornire informazioni per rintracciare gli autori di questo atto? Un furgone di passaggio di notte con targa non locale potrebbe essere stato rilevato?
Abbiamo fiducia negli Enti preposti.

Ringraziamo le tante persone della Città dell’Aquila che ci hanno scritto delle cose bellissime per sostenerci.

6 Agosto 2014 2 comments
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Il Giardino della Memoria

IL BENE NELLE COSE COMUNI: IL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI

by Amministratore 20 Maggio 2014
Ci sono cose che ridanno alla parola “progetto” lo spessore che si merita. 
Come il progetto del Giardino Botanico della Memoria, una iniziativa che contribuisce ad elevare e diffondere la cultura del governo del paesaggio, sottolineando il lavoro intellettuale e manuale necessario per modificare positivamente i luoghi (ricordate com’era brulla quell’area ove ora vegetano le piante?).

Qualche tempo fa, un gruppo di uomini e donne che si sono trovati dopo il sisma del 2009 hanno deciso di percorrere la strada della memoria dedicando alle vittime del terremoto un giardino popolato da piante da frutto in via di estinzione. Non solo, quindi, cercando la trama della memoria, ma soprattutto cercando di costruire nuove relazioni tra le persone (gente di Lucoli, di Roma e tanti stranieri) rinnovando il legame necessario per fare insieme, per costruire e mantenere un bene della collettività. 
“Mantenere” forse è il verbo più difficile da praticare ai giorni nostri, non abbandonare, non lasciare ammalorare ciò che si è ricevuto o originato e donato, anche se tale azione nel tempo, produce sforzo e difficoltà. 
Quante cose donate al paese di Lucoli dalla generosità sociale post sisma sono oggi abbandonate?

Il “perseverare” non è stato per noi soci un lavoro facile, ma il credere nel “bene delle cose” ci ha aiutati. 

Il territorio di montagna è da sempre un luogo “geloso” dove una semplice parola può colpire emozioni mai sopite, gelosie, produrre schermature, resistenze ed infiniti sospetti. 
Eppure molte persone hanno voluto partecipare a questo progetto etico che resiste e va avanti, nonostante i nostri errori di frutticoltori improvvisati: la scorsa estate abbiamo avuto la prima frutta. 
Ci sono piccole cose che racchiudono un mondo: abbiamo la speranza di lavorare insieme per costruire un “monumento verde” che è un simbolo, un memento per ognuno di noi.
Non ci sono muri per chi ha davvero voglia di fare insieme e le foto che pubblichiamo ne sono la testimonianza: è maggio e le piante del Giardino sono state accudite e sono tutte in fiore, già si intravedono i frutti.
Il nostro lavoro è donato a tutti quanti lo vogliano apprezzare.


Nel Giardino ha attecchito il Morus nigra innestato dal vivaista Tullio Rosa: è il gemello (e non il figlio, ma le parole sono di Rosa e le abbiamo scritte nella targa) dell’albero monumentale che vegeta di fronte all’Abbazia di San Giovanni Battista,  che ha più di cento anni, si spera che cresca forte e vigoroso come il patriarca. 
Per questo e tanti altri  motivi si può considerare il Giardino della Memoria come una vera e propria “banca del germoplasma” degli alberi da frutto più significativi dell’intero Abruzzo.

20 Maggio 2014 0 comment
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Il Giardino della Memoria

6 APRILE 2014: NEL QUINTO ANNIVERSARIO

by Amministratore 7 Aprile 2014
Giardino botanico della Memoria di Lucoli (AQ) i nomi delle vittime del sisma del 2009

Eravamo convinti che gli alberi potessero costruire rapporti indissolubili e importanti.
L’albero è un segno di vita e raccoglie in sé il concetto di crescita. 
E’ per questo motivo che abbiamo realizzato un Memoriale alberato popolato da specie appartenenti agli antichi pomari dedicato alle vittime del sisma del 2009. 
NoiXLucoli Onlus nel 2010 ha inaugurato il Giardino credendo nella simbolicità di un Memoriale, concetto delicato che, in assenza di una iconografia accademico-convenzionale, si prestava a facili errori interpretativi e critiche.
Lo abbiamo ideato come un luogo utilizzabile con sue funzioni ecologico-ambientali, sociali-turistiche (come un servizio curato per la collettività) e culturali-didattiche (vi sono coltivati alberi in via di estinzione). 
Siamo orgogliosi del nostro lavoro. 
Molti annunci su possibili realizzazioni di “boschi”, “parchi”, “giardini” dedicati alle vittime del sisma sono stati “lanciati” nei mesi successivi al terremoto dalla vicina Città dell’Aquila, ma solo a Lucoli è stata concretamente realizzata, con il solo autofinanziamento dei soci, questa progettualità.
Il giardino Botanico della Memoria è un perimetro in cui muoversi. Un monumento contemporaneo verde, un oggetto rurale, serio e non lacrimoso, è un esempio multiplo e semplice di come fare un’opera contemporanea. Un mix di agricoltura, paesaggio ed architettura sito nel contesto di un manufatto dell’anno Mille: L’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli.
Le piante vegetano da quattro anni e dimostrano uno spirito benevolo nella capacità positiva di aver attecchito e fruttificato, molte di queste sono state “adottate” da sostenitori dell’iniziativa, tutte vengono curate dai nostri volontari.

E’ questo il pensiero che i nostri volontari vogliono dedicare ai familiari delle vittime del terremoto del 2009: pensiamo costantemente a chi non c’è più realizzando azioni umili, faticose,  spesso complicate (si pensi che non abbiamo risorse idriche dirette) lavorando come contadini per mantenere vivo il ricordo racchiudendolo nella bellezza di un frutteto.

7 Aprile 2014 0 comment
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Il Giardino della Memoria

IL GIARDINO DELLA MEMORIA HA COMPIUTO TRE ANNI E CI DONA I PRIMI RACCOLTI

by Amministratore 20 Settembre 2013
I primi frutti del Giardino Botanico della Memoria

La nostra Associazione continua ad occuparsi del recupero e della valorizzazione della frutta antica legata al paesaggio agreste tradizionale. 
Nel Giardino della Memoria vegetano alberi fruttiferi antichi, provenienti da diverse parti dell’Abruzzo e che ancora sopravvivono a testimonianza di passate attività agricole.
Dopo tre anni dalla messa a dimora queste piante ci hanno donato i primi frutti.
Mele varietà “romanella”

 

 

Sorbi

 

Mele renette
Pesche varietà ” Platycarpa”
Mele varietà “gelata”
20 Settembre 2013 3 comments
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Il Giardino della Memoria

Toyoshige Sekiguchi e la sua preghiera per le vittime del sisma e per la pace al Giardino Botanico della Memoria di Lucoli

by Amministratore 29 Maggio 2013

Toyoshige Sekiguchi, monaco buddista giapponese, ambasciatore del movimento mondiale Mayors for Peace (Sindaci per la Pace) che ha l’obiettivo primario di promuovere la solidarietà fra i popoli anche attraverso l’abolizione delle armi nucleari – è arrivato il 27 maggio all’Aquila.
Sekiguchi si è fermato nel capoluogo abruzzese per tre giorni e oggi, mercoledì, ha presentato al Sindaco Massimo Cialente la petizione mondiale per l’abolizione delle armi nucleari a partire dal 2020, promossa dai Sindaci per la Pace di tutto il mondo.
Ha consegnato il documento, oggi alle ore 12.00, nella sede comunale di Villa Gioia. Oggi stesso è ripartito per la “Marcia per la Pace”: dall’Aquila verso Enniskillen in Irlanda.

Siamo orgogliosi di averlo ospitato ieri, 28 maggio, al Giardino Botanico della Memoria, ove ha pregato, coinvolgendo tutti i presenti in un momento di spiritualità profonda. Toyoshige ha voluto visitare il cimitero di Lucoli ed ha poi partecipato alla Santa Messa cantata in Abbazia.
 
Il prossimo G8 si terrà a giugno ad Enniskillen, e Toyoshige sottoporrà la stessa lettera al sindaco della cittadina che ospiterà il summit: Mr. Kevin Marriott.
29 Maggio 2013 0 comment
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