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Il Giardino della Memoria

Il Giardino della Memoria

GLI ODORI DELLE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA ESISTE UNA MACCHINA PER FOTOGRAFARLI

by Amministratore 12 Novembre 2014
La lavanda del Giardino della Memoria
La ricercatrice Radcliffe

Dal punto di vista sensoriale, l’olfatto è uno dei più potenti strumenti di conoscenza che l’uomo abbia per decifrare il mondo che lo circonda. Gli odori possono stimolare la fame, repellerci, metterci in allerta, rivestono un ruolo importantissimo nello sviluppo dell’attrazione sessuale e, come Proust ha brillantemente illustrato, sono il modo più semplice (e doloroso) per viaggiare indietro nel tempo. Eppure, dei nostri cinque sensi, l’olfatto (insieme al gusto) è il meno sfruttato in ambito tecnologico. Al giorno d’oggi abbiamo le tasche piene di dispositivi che ci consentono di immortalare una quantità smodata di suoni, immagini, immagini in movimento, dispositivi con cui ci interfacciamo principalmente attraverso il tatto. 

Ma c’è qualcuno che si è messo in testa di colmare questa lacuna tecnologico-sensoriale. Quel qualcuno si chiama Amy Radcliffe ed ha sviluppato il primo prototipo di un dispositivo chiamato Madeleine (il riferimento a Proust è fin troppo evidente) che nelle intenzioni della sua inventrice dovrebbe essere l’equivalente olfattivo di una fotocamera.

Ci piace trattare questa notizia pensando alle molte specie odorose presenti nel Giardino della Memoria di Lucoli.

La macchina Madeleine

A prima vista, Madeleine ha l’aspetto di un marchingegno senza tempo, che potrebbe appartenere a un’era pre-industriale come a un futuro steampunk. Per “fotografare” un determinato odore, il dispositivo della Radcliffe sfrutta una tecnica chiamata spazio di testa che consiste nel sigillare ermeticamente la fonte della fragranza da intrappolare per poi far passare gas inerti nel contenitore sigillato. Durante questa fase di esposizione il gas cattura microscopiche particelle dell’oggetto da “fotografare”, questo consente in una seconda fase di recuperare il gas marcato e sequestrare le particelle odorose in una speciale “trappola olfattiva” composta da una piccolo pezzo di Tenax , un materiale polimerico poroso in grado di catturare le particelle odorose. Una volta concluso questo processo, il fotografo olfattivo dovrà inviare il campione a un laboratorio dove sarà sottoposto a una gascromatografia-spettrometria di massa, così da poter isolare le particelle che producono l’odore desiderato.

Insomma, il processo non è esattamente immediato quanto scattare una fotografia. Non bastesse, un fotocamera olfattiva come Madeleine (da alcuni chiamata scentography camera) richiede tempi di esposizione assai dilatati. Qualche minuto nel caso di un oggetto piccolo e contenibile (ad esempio una pesca), intere giornate nel caso di una fragranza dispersa nell’aria (come l’odore del pane appena sfornato).

Quello della Radcliffe non è un vero e proprio traguardo, dal momento che la tecnica “spazio di testa” esiste almeno dagli anni ottanta e già altri hanno tentato di sviluppare dispositivi simili a Madeleine. La soluzione ideata dalla designer inglese però ha un approccio amatoriale unico, che ricorda un po’ i tempi in cui per scattare e sviluppare una fotografia erano necessarie diverse fasi e tempi di lavorazione non indifferenti. 
In un futuro in cui sarà possibile catturare e immortalare un odore con la stessa semplicità con cui si posta una foto su Instagram, probabilmente finiremmo per inflazionare, e quindi togliere valore, a un’esperienza (quella olfattiva) che fino ad oggi è stata grossomodo irriproducibile. 
Normalmente i campioni di interesse sono oggetti odoriferi come piante, fiori e cibo. Inoltre, tecniche simili sono usate anche per analizzare le fragranze di luoghi e ambienti come negozi di tè e segherie: dopo che i dati sono stati analizzati, le fragranze possono quindi essere ricreate da un profumiere.

I fiori di Elicriso del Giardino della Memoria
Le specie odorose presenti nel giardino della memoria di Lucoli sono:

Lavanda Lavandula L. è un genere di piante appartenenti alla famiglia della Lamiaceae che comprende circa 40 specie,

Elicriso Helichrysum italicum – Asteraceae;

Timo (Thymus L., 1753) è un genere di piante appartenente alla famiglia delle Lamiaceae;

Menta (genere Mentha) appartiene alla famiglia delle Labiate (Lamiaceae);

Salvia Salvia officinalis (la salvia in senso stretto);
Rosmarino (Rosmarinus officinalis, L., 1753) arbusto appartenente alla famiglia delle Lamiaceae;

Maggiorana (Origanum majorana),

Origano (Origanum spp.).

Per saperne di più:
1. ^ Kaiser, Roman (1997). Environmental Scents at the Ligurian Coast. Perfumer & Flavorist 22: 7–18.

2. ^ Knudsen, Jette T. (1993). Floral scents—a checklist of volatile compounds isolated by head-space techniques. Phytochemistry 33: 253–280.
3. ^ Sell Charles (Ed.); Karen Jenner, Chapter 14. The Search for Fragrance Ingredients in The Chemistry of Fragrances, 2nd, Royal Society of Chemistry Publishing, 2005, 254–293. ISBN 978-0-85404-824-3
4. ^ Sell Charles (Ed.); Robin Clery, Chapter 12. Natural Product Analysis in the Fragrance Industry in The Chemistry of Fragrances, 2nd, Royal Society of Chemistry Publishing, 2005, 214–228. ISBN 978-0-85404-824-3

12 Novembre 2014 0 comment
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Il Giardino della Memoria

SENZA PACE. NUOVO ATTO AI DANNI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI

by Amministratore 6 Agosto 2014
Il monumento come si presenta oggi: 5 agosto 2014 privo del tetto di metallo
Carissimi vandali,
(anche un ladro che depreda un luogo dal valore simbolico lo è)
il nostro primo rammarico è quello di non potervi chiamare per nome perché, per il gesto che avete compiuto, avete scelto l’anonimato.
E così siete scappati anche da voi stessi; fuggiti come chi, in fondo, sa di aver sbagliato ma non trova altra via se non quella della fuga.


L’altra notte, rubando il tetto di rame del monumento che riporta i nomi delle 309 vittime del sisma del 2009, avete offeso sentimenti, valori e convinzioni di tante persone: dei parenti, dei morti stessi e delle persone di buona volontà che si sono incontrate per rendere omaggio alla memoria di chi non c’è più edificando con le loro mani il monumento danneggiato.

Viene da chiedersi: qual’è il perché di un tale comportamento? Solo l’interesse di un ladro? 

C’è un collegamento con i danneggiamenti precedenti? 

Ci facciamo queste domande visto che il Giardino Botanico della Memoria di Lucoli (AQ) è vittima di vandalismi da quando è stato donato al territorio dalla nostra Associazione (l’ultimo denunciato a dicembre 2012). 
Ci piacerebbe capire il motivo di questa rabbia distillata in diversi episodi, concepita forse in un disegno, verso quest’opera di volontariato: è frutto della noia, del risentimento, del desiderio d’apparire in modo così sbagliato oppure questa volta solo dell’avidità di un ladro? 
Se ci fosse un malanimo ci piacerebbe anche ascoltare, dalla bocca di chi ne avesse il coraggio, quello che ancora non siamo riusciti a capire e, che, con tali atti differenziati e ripetuti, forse, qualcuno vorrebbe farci capire.
La nostra percezione del bene è nettamente distinta da quella del male e il responsabile/i ha/hanno compiuto un ennesimo, pessimo, atto vandalico, magari questa volta sarà identificato e catalogato come un mero “furto di rame” ma l’oggetto del danno è sempre lo stesso.
Andremo avanti per la nostra strada e come al solito ripristineremo, denunciando alle Autorità Competenti il danno subito.

Questa potrebbe essere l’occasione per fruire dell’aiuto degli strumenti di video sorveglianza installati dal Comune di Lucoli nei punti di accesso al Comune. Potrebbero fornire informazioni per rintracciare gli autori di questo atto? Un furgone di passaggio di notte con targa non locale potrebbe essere stato rilevato?
Abbiamo fiducia negli Enti preposti.

Ringraziamo le tante persone della Città dell’Aquila che ci hanno scritto delle cose bellissime per sostenerci.

6 Agosto 2014 2 comments
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Il Giardino della Memoria

IL BENE NELLE COSE COMUNI: IL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI

by Amministratore 20 Maggio 2014
Ci sono cose che ridanno alla parola “progetto” lo spessore che si merita. 
Come il progetto del Giardino Botanico della Memoria, una iniziativa che contribuisce ad elevare e diffondere la cultura del governo del paesaggio, sottolineando il lavoro intellettuale e manuale necessario per modificare positivamente i luoghi (ricordate com’era brulla quell’area ove ora vegetano le piante?).

Qualche tempo fa, un gruppo di uomini e donne che si sono trovati dopo il sisma del 2009 hanno deciso di percorrere la strada della memoria dedicando alle vittime del terremoto un giardino popolato da piante da frutto in via di estinzione. Non solo, quindi, cercando la trama della memoria, ma soprattutto cercando di costruire nuove relazioni tra le persone (gente di Lucoli, di Roma e tanti stranieri) rinnovando il legame necessario per fare insieme, per costruire e mantenere un bene della collettività. 
“Mantenere” forse è il verbo più difficile da praticare ai giorni nostri, non abbandonare, non lasciare ammalorare ciò che si è ricevuto o originato e donato, anche se tale azione nel tempo, produce sforzo e difficoltà. 
Quante cose donate al paese di Lucoli dalla generosità sociale post sisma sono oggi abbandonate?

Il “perseverare” non è stato per noi soci un lavoro facile, ma il credere nel “bene delle cose” ci ha aiutati. 

Il territorio di montagna è da sempre un luogo “geloso” dove una semplice parola può colpire emozioni mai sopite, gelosie, produrre schermature, resistenze ed infiniti sospetti. 
Eppure molte persone hanno voluto partecipare a questo progetto etico che resiste e va avanti, nonostante i nostri errori di frutticoltori improvvisati: la scorsa estate abbiamo avuto la prima frutta. 
Ci sono piccole cose che racchiudono un mondo: abbiamo la speranza di lavorare insieme per costruire un “monumento verde” che è un simbolo, un memento per ognuno di noi.
Non ci sono muri per chi ha davvero voglia di fare insieme e le foto che pubblichiamo ne sono la testimonianza: è maggio e le piante del Giardino sono state accudite e sono tutte in fiore, già si intravedono i frutti.
Il nostro lavoro è donato a tutti quanti lo vogliano apprezzare.


Nel Giardino ha attecchito il Morus nigra innestato dal vivaista Tullio Rosa: è il gemello (e non il figlio, ma le parole sono di Rosa e le abbiamo scritte nella targa) dell’albero monumentale che vegeta di fronte all’Abbazia di San Giovanni Battista,  che ha più di cento anni, si spera che cresca forte e vigoroso come il patriarca. 
Per questo e tanti altri  motivi si può considerare il Giardino della Memoria come una vera e propria “banca del germoplasma” degli alberi da frutto più significativi dell’intero Abruzzo.

20 Maggio 2014 0 comment
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Il Giardino della Memoria

6 APRILE 2014: NEL QUINTO ANNIVERSARIO

by Amministratore 7 Aprile 2014
Giardino botanico della Memoria di Lucoli (AQ) i nomi delle vittime del sisma del 2009

Eravamo convinti che gli alberi potessero costruire rapporti indissolubili e importanti.
L’albero è un segno di vita e raccoglie in sé il concetto di crescita. 
E’ per questo motivo che abbiamo realizzato un Memoriale alberato popolato da specie appartenenti agli antichi pomari dedicato alle vittime del sisma del 2009. 
NoiXLucoli Onlus nel 2010 ha inaugurato il Giardino credendo nella simbolicità di un Memoriale, concetto delicato che, in assenza di una iconografia accademico-convenzionale, si prestava a facili errori interpretativi e critiche.
Lo abbiamo ideato come un luogo utilizzabile con sue funzioni ecologico-ambientali, sociali-turistiche (come un servizio curato per la collettività) e culturali-didattiche (vi sono coltivati alberi in via di estinzione). 
Siamo orgogliosi del nostro lavoro. 
Molti annunci su possibili realizzazioni di “boschi”, “parchi”, “giardini” dedicati alle vittime del sisma sono stati “lanciati” nei mesi successivi al terremoto dalla vicina Città dell’Aquila, ma solo a Lucoli è stata concretamente realizzata, con il solo autofinanziamento dei soci, questa progettualità.
Il giardino Botanico della Memoria è un perimetro in cui muoversi. Un monumento contemporaneo verde, un oggetto rurale, serio e non lacrimoso, è un esempio multiplo e semplice di come fare un’opera contemporanea. Un mix di agricoltura, paesaggio ed architettura sito nel contesto di un manufatto dell’anno Mille: L’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli.
Le piante vegetano da quattro anni e dimostrano uno spirito benevolo nella capacità positiva di aver attecchito e fruttificato, molte di queste sono state “adottate” da sostenitori dell’iniziativa, tutte vengono curate dai nostri volontari.

E’ questo il pensiero che i nostri volontari vogliono dedicare ai familiari delle vittime del terremoto del 2009: pensiamo costantemente a chi non c’è più realizzando azioni umili, faticose,  spesso complicate (si pensi che non abbiamo risorse idriche dirette) lavorando come contadini per mantenere vivo il ricordo racchiudendolo nella bellezza di un frutteto.

7 Aprile 2014 0 comment
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Il Giardino della Memoria

IL GIARDINO DELLA MEMORIA HA COMPIUTO TRE ANNI E CI DONA I PRIMI RACCOLTI

by Amministratore 20 Settembre 2013
I primi frutti del Giardino Botanico della Memoria

La nostra Associazione continua ad occuparsi del recupero e della valorizzazione della frutta antica legata al paesaggio agreste tradizionale. 
Nel Giardino della Memoria vegetano alberi fruttiferi antichi, provenienti da diverse parti dell’Abruzzo e che ancora sopravvivono a testimonianza di passate attività agricole.
Dopo tre anni dalla messa a dimora queste piante ci hanno donato i primi frutti.
Mele varietà “romanella”

 

 

Sorbi

 

Mele renette
Pesche varietà ” Platycarpa”
Mele varietà “gelata”
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Il Giardino della Memoria

Toyoshige Sekiguchi e la sua preghiera per le vittime del sisma e per la pace al Giardino Botanico della Memoria di Lucoli

by Amministratore 29 Maggio 2013

Toyoshige Sekiguchi, monaco buddista giapponese, ambasciatore del movimento mondiale Mayors for Peace (Sindaci per la Pace) che ha l’obiettivo primario di promuovere la solidarietà fra i popoli anche attraverso l’abolizione delle armi nucleari – è arrivato il 27 maggio all’Aquila.
Sekiguchi si è fermato nel capoluogo abruzzese per tre giorni e oggi, mercoledì, ha presentato al Sindaco Massimo Cialente la petizione mondiale per l’abolizione delle armi nucleari a partire dal 2020, promossa dai Sindaci per la Pace di tutto il mondo.
Ha consegnato il documento, oggi alle ore 12.00, nella sede comunale di Villa Gioia. Oggi stesso è ripartito per la “Marcia per la Pace”: dall’Aquila verso Enniskillen in Irlanda.

Siamo orgogliosi di averlo ospitato ieri, 28 maggio, al Giardino Botanico della Memoria, ove ha pregato, coinvolgendo tutti i presenti in un momento di spiritualità profonda. Toyoshige ha voluto visitare il cimitero di Lucoli ed ha poi partecipato alla Santa Messa cantata in Abbazia.
 
Il prossimo G8 si terrà a giugno ad Enniskillen, e Toyoshige sottoporrà la stessa lettera al sindaco della cittadina che ospiterà il summit: Mr. Kevin Marriott.
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GLI ALBERI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA E L’ACQUA…SAN FRANCO DA ASSERGI PENSACI TU!

by Amministratore 28 Agosto 2011
Le temperature elevate del mese di agosto e i maggiori consumi d’acqua dovuti alla presenza di molti turisti a Lucoli (molti in fuga dal caldo romano) pongono il consueto problema annuale della carenza d’acqua e dei suoi usi.
L’amministrazione comunale richiama gli utenti a non sprecare l’acqua e ad utilizzarla solo per fini igienico-sanitari e alimentari e cosa succede agli alberi del Giardino della Memoria che hanno bisogno di essere irrigati? Alberi giovani, alcuni piantati a radice nuda, che debbono radicare e che in questo periodo sono assetati più che mai.
I nostri soci sono stati messi alla prova sia con i turni di irrigazione settimanali (nonostante il periodo di vacanze) sia con il reperimento dell’acqua dalle fontane che scorrono aperte sul territorio, acqua che viene poi trasportata con strumenti ingegnosi.


La fontana della Beata Cristina e la piccola cisterna su carrello utilizzata per trasportare l’acqua a San Giovanni
Molti villeggianti di Pratolonaro hanno partecipato a queste corvèe, ci hanno aiutato, con grande sensibilità ed amore, li ringraziamo di cuore.
Nella speranza di poter approvvigionare d’acqua, in modo meno estemporaneo, le piante del giardino …ci siamo rivolti anche a San Franco da Assergi l’eremita.
Lui era esperto delle questioni di Lucoli….l’ha frequentata per oltre venti anni e poi se ne è andato nei boschi…….per finire i suoi giorni ad Assergi.
Nato a Roio, tra il 1154 e il 1159, San Franco entrò nel monastero benedettino di San Giovanni Battista a Lucoli, dove rimase venti anni.
Ma perchè abbiamo chiesto l’intercessione proprio di San Franco per avere l’acqua per le piante da frutto del Giardino?
Fece l’eremita per gran parte della sua vita, cibandosi di quello che la terra offriva nei boschi presso Lucoli. In seguito cominciò a errare sulla catena centrale dell’Appennino abruzzese. Infine, visse sui monti di Assergi. In questo luogo fece miracolosamente scaturire l’acqua da una roccia e qui esiste ancora una fonte detta “l’acqua di san Franco”, che i devoti bevono.
San Franco (come esperto) potrebbe aiutarci a trovare una soluzione per reperire l’acqua che necessita per il Giardino, visto che conosceva il luogo e senz’altro lo amava come noi.
San Franco di Assergi

La festa di questo Santo si celebra ad Assergi il 5 giugno: in questa data i devoti del luogo usano compiere pellegrinaggi fino al monte che prende il nome dal Santo. Essi ascendono in canto fino al luogo dove sgorga l'”acqua di San Franco” che secondo la tradizione locale ha virtù terapeutiche.
Per chi volesse saperne di più si consiglia il libro di Giustino Parisse, Giovanni Paolo II e l’Abruzzo. Documenti e testimonianze, Centro Stampa Graphitype, 2005.
Tra notizie storiche, di  culto, programmatiche e cercando di sdrammatizzare i problemi reali…speriamo che in modo più semplice e veloce il meteo ci aiuti dando tregua ai poveri alberi da frutto, in attesa che possa essere trovata una soluzione  tecnica, formale e definitiva per poter irrigare il Giardino della Memoria.

La Provincia dell’Aquila, Settore Ambiente ed Urbanistica ha elaborato un Piano di Azione Locale denominato: “L’uso della Risorsa Idrica nel territorio provinciale nell’ambito delle Politche energetiche, che scaturisce da un gruppo di lavoro a sua volta indicato con il nome di “Agenda 21″. Il processo di Agenda 21, che coinvolge le Amministrazioni e le Autorità locali, attribuisce alle stesse un ruolo fondamentale nel passaggio ad un modello sostenibile di gestione delle risorse idriche locali. L’Amministrazione Provinciale dell’Aquila ha recepito il  Piano di Azione Locale prodotto ed imposterà ed attuerà progetti che integrino criteri di tutela, valorizzazione e riqualificazione della risorsa idrica, questo varrà anche per la macroarea “Valle dell’Aterno”, il cui centro principale è il Comune dell’Aquila e nella quale rientra anche Lucoli. Sono state elaborate delle schede-proposta a fronte di alcune criticità rilevate sul teritorio relativamente alla rete idrica, consultabili sul sito della Provincia dell’Aquila.
http://www.provincia.laquila.it/Inside.aspx?PageID=393

28 Agosto 2011 0 comment
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Il Giardino della Memoria

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Viburno

by Amministratore 24 Luglio 2011
Il genere Viburnum appartiene alla Famiglia delle Caprifoliaceae e comprende circa 200 specie di arbusti sempreverdi o decidui (che perdono cioè le foglie in inverno) originari di Asia ed Europa. I viburni sono usati per formare delle siepi ed è stato anche il nostro caso: ne Giardino della Memoria è stato collocato dietro alla rete di recinzione.
Le specie a foglia caduca infatti fioriscono in primavera, mentre la gran parte delle specie sempreverdi fioriscono sia in primavera che in autunno-inverno.  I viburni, di forma arrotondata o eretta, hanno foglie ovali o lanceolate e quasi tutti producono bacche e fiori riuniti ad ombrella.
Sono specie coltivate sia per il fogliame che per i fiori, belli e molto abbondanti, solitamente bianchi e profumati, riuniti in grappoli o in grossi corimbi talvolta appiattiti. Nel nostro paese crescono spontanei nei boschi di querce il Viburnum opulus (palla di neve) e il Viburnum tinus. Nel Giardino è stato piantumato il Viburnum tinus. La pianta è molto rustica, non richiede potature e difficilmente si ammala. Oltre al gradire la mezzombra, sopporta bene anche l’ombra, e sotto gli alberi di querce dove è stata posta ce n’è molta, dove vive benissimo magari fiorendo un po’ meno. Il suo portamento è morbido, espanso e se non si interviene con le potature, regala fioriture che si ricordano per la profusione e per la grazia dei fiori che, in primis, sono boccioli rosa scuro e man mano si aprono diventano piccoli merletti bianco avorio.

Il suo nome Viburnum, è di derivazione latina “viere” che significa intrecciare, in riferimento all’estrema flessibilità e tenacia dei suoi rami, tanto che quelli del Viburnum opulus erano utilizzati come scudisci.
CURIOSITA’
medicina: V. tinus L. contiene viburnina, saponina, tannini e salicilati, è usato per la cura di dolori mestruali, mal di testa e mal di denti, stati febbrili, è comunque una pianta tossica, l’utilizzo dev’essere sotto l’osservanza del farmacista. Nelle allergie la fitoterapia consiglia le sue gemme che regolano i meccanismi dello spasmo bronchiale e normalizzano la funzione respiratoria.
NELLA STORIA
Sia “viburnum” che “tinus” indicavano per i Romani delle piante: nei dizionari la prima indica dei generici viburni, la seconda il nome volgare con il quale è identificata questa pianta: la lentaggine, le fonti conosciute, sono di Virgilio. Nelle Georgiche (IV,112) usa il termine “tinos” e invita a piantare queste piante vicino agli alveari. Nelle Bucoliche (I,25) scrive “Questa città … di tanto ha innalzato il capo tra le altre, di quanto sono soliti (innalzarsi) i cipressi fra i flessuosi viburni.” Come appare evidente, in queste citazioni non c’è nulla che possa determinare con chiarezza la specie in questione, ma forse Linneo aveva anche altre fonti.
Si può citare un uso curioso del nome francese della pianta.
Nel calendario rivoluzionario francese, elaborato da una commissione scientifica e utilizzato in Francia dal 24 ottobre 1793 al 1° gennaio 1806 e poi durante la Comune di Parigi nel 1871 ogni nome di mese richiama un aspetto del clima o di momenti della vita contadina. I giorni di ciascun mese sono chiamati con il nome di piante, di animali o di attrezzi contadini, inerenti a quel periodo dell’anno.
Così nel mese “pluviose” (piovoso), che corrispondeva al periodo che va da circa il 20 di gennaio al 20 di febbraio, il sesto giorno era chiamato Laurier Thym, che non è altro che il Viburno.
Gli antichi arcieri usavano frecce realizzate con legno di viburno (viburnum lantana), legno adatto a tale scopo per leggerezza e dirittura.NELLA LETTERATURA

“Sulla cima d’un colle verde d’erba tenera,
giunse Orfeo, e toccò le corde della cetra:
e subito d’intorno nacque l’ombra. E apparve la quercia
e l’albero delle Eliadi, e l’ischio dalle alte fronde,
il tiglio delicato, il faggio, il vergine lauro,
il fragile nocciòlo, il frassino utile per l’aste,
l’abete senza nodi, il leccio curvato dalle ghiande,
il platano felice, l’acero di vari colori,
il salice che vive lungo i fiumi e il loto delle acque,
il bosso sempre verde e l’umile tamerice,
 il mìrto di due colori e il viburno dalle bacche cerule.
da “Cyparissus” di Salvatore Quasimodo
ORNITOLOGIA
In un interessante articolo apparso sul sito web “Galileo” si spiega che dei ricercatori americani avrebbero osservato su alcuni uccelli migratori che compiono lunghi viaggi nella migrazione stagionale che questi selezionano e mangiano grandi quantità di bacche scure, modificando le loro abitudini alimentari. Questa strategia sembra dettata dal fatto che questi frutti scuri siano ricchi di antiossidanti che facilitano il superamento dello stress che gli uccelli subiscono in quella delicata fase della loro esistenza. Questo indica che si cibano, tra le altre, di grandi quantità di bacche di Viburno.
Tratto in parte da: http://www.giardinaggio.it/

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Il Giardino della Memoria

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: Il Cotoneaster

by Amministratore 19 Luglio 2011

CARATTERISTICHE

Cotonastro -Cotoneaster Salicifolius “Repens”. Il nome del genere deriva dal latino ed ha significato di “Falso cotogno”, in realtà i frutti sono più simili a quelli del Biancospino che a quelli del Melo cotogno; il nome potrebbe anche essere riferito alle foglie cotonose inferiormente.
Questo genere di pianta, di grande effetto decorativo, annovera molti arbusti utilizzati a scopo ornamentale nei giardini. Il genere Cotoneaster (conosciuto anche con il nome volgare di cotognastro) comprende arbusti della famiglia delle Rosacee, con piccoli frutti simili a mele.
Il genere Cotoneaster è spontaneo in Europa, Asia e Nordafrica, con forte diversificazione di specie soprattutto in Cina e nella regione dell’Himalaia. La Cina è il loro regno. Così hanno voluto gli imperscrutabili disegni della natura, che però si è dimostrata generosa con la Cina, facendola diventare il vero regno di queste piante. Sotto il profilo scientifico, la denominazione Cotoneaster nacque nella seconda metà del Settecento, ma fu solo con il botanico e farmacista svizzero-tedesco Friedrich Ehrhart (1742-75), discepolo di Linneo, che essa venne definitivamente assegnata alle nostre piante. Il significato del nome latino con ogni probabilità si riferisce alla somiglianza che molte di queste specie hanno con il melo cotogno – il cotoneum di Plinio. Il Pyracantha è spesso associato al Cotoneaster, dai meno esperti: per differenziare i due generi è sufficiente osservare che il primo è dotato sempre di spine, mentre il secondo ne è del tutto privo.
Il genere Cotoneaster è inserito nella famiglia delle Rosacee. Comprende, secondo gli autori, da 70 a 300 specie. Esistono varietà decidue e specie sempreverdi dal portamento eretto, ricadente o strisciante. I fusti esili e semilegnosi sono ricoperti da piccole foglie di colore verde brillante che in alcune varietà, in autunno, virano verso il rosso. I fiori, bianchi o rosati, che sbocciano copiosi dalla tarda primavera fino all’ estate vengono sostituiti in autunno da piccole bacche rosse di forma ovoidale.
VARIETA’
Cotoneaster Salicifolia: un arbusto sempreverde con fiori bianchi e bacche rosse, ideale per siepi.
Cotoneaster Bullatus: arbusto a foglie caduche di colore verde scuro, fiori rosati e bacche rosso vivo.
Cotoneaster Horizzontalis: arbusto a foglie caduche con fiori rosa, foglie di colore di colore rosso in autunno e bacche rosse, ideale per giardini rocciosi e per tappezzare muretti. Quest’ultima specie è stata piantumata nel Giardino ai margini della bordura di recinzione. In primavera i cotoneaster si ricoprono di fiori bianchi molto visitati dalle api e ricchi di nettare, che in autunno si trasformano in piccoli pomi rossi o aranciati, molto decorativi e appetiti dagli uccelli durante la stagione fredda. I frutti del cotoneaster e della pyracantha sono minuscole mele, da sapore dolciastro, che un tempo venivano utilizzati per l’alimentazione umana; rimangono sulla pianta per tutto l’inverno, donando al giardino un tocco di colore.
La pianta contiene, nei frutti o nei semi, un principio attivo tossico la amigdalina, che per azione enziamtica nel tubo digerente libera  l’acido cianidrico. L’amigdalina è presente nella parte carnosa dei frutti dei Cotoneaster ssp. e nei semi, ad esempio, dei generi Prunus e Sorbus. L’amigdalina, D(-)-mandelonitrile-beta-D-gentiobioside, altrimenti nota come vitamina B17, è un glicoside contenuto nei semi di diverse Rosacee, in gran quantità nelle mandorle amare, In particolar modo, l’amigdalina è un glucoside cianogenico, ovvero capace di liberare acido cianidrico. L’amigdalina viene commercializzata sotto il nome improprio di vitamina B17, pur non essendo una vitamina. La carenza di questa sostanza non causa infatti alcun quadro patologico.
Questa pianta è stata inserita nel giardino secondo le logiche del birdgarden che è la pratica di organizzare il giardino in modo da favorire la biodiversità. Si inseriscono piante e si realizzano ambienti diversi in modo da favorire di conseguenza la diversità di animali. La ricchezza di biodiversità è tipica di un ambiente sano, favorisce l’equilibrio dell’ ecosistema. Il Giardino della Memoria è stato concepito per essere accogliente per gli uccelli  questo criterio si fonda su due cose fondamentali: il rispetto per tutti gli esseri viventi considerando anche la piu’ piccola forma di vita come un piccolo miracolo che merita massima considerazione e sull’idea di favorire al massimo la biodiversità degli animali e delle piante cercando di creare piu’ varietà di ambienti possibili cosi’ che ogni eventuale intervento per la difesa del Giardino dalle malattie e dai parassiti sia ridotto al minimo indispensabile e solo con metodi naturali.
Per favorire la presenza degli uccelli e godere della loro presenza abbiamo inserito i cibi naturali disponibili ovvero abbiamo piantato arbusti che producono bacche e alberi da frutta in modo che ci potesse essere sempre qualcosa a disposizione per alimentarsi. Per gli uccelli insettivori le muraglie dei terrazzamenti del Giardino della Memoria, piene di fessure, sono una ricchezza nella ricerca degli insetti anche sotto la corteccia delle Querce che delimitano l’area (tra le specie: rampichino e picchio muratore).
Picchio
Ingrandimento delle bacche
Ci auguriamo che i numerosi cacciatori lucolani dimostrino sensibilità verso questo luogo della Memoria dedicato alle vittime del sisma del 2009 soprattutto non uccidendo i possibili visitatori alati che vi trovano ristoro.
In parte tratto da: www.giardini.biz; www.giardinaggio.it
19 Luglio 2011 0 comment
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Il Giardino della Memoria

LE PIANTE DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: La Pyracantha.

by Amministratore 14 Luglio 2011

La PYRACANTHA è uno stupendo arbusto spinoso rustico. Ha un’abbondante fioritura primaverile, ma è soprattutto belissima per i piccoli grappoli di pittoreschi frutti rossi, aranciati o gialli che addobbano la pianta per tutta la stagione invernale. Nel Giardino della Memoria abbiamo piantumato la Pyracantha coccinea, chiamata comunemente agazzino o roveto ardente, con fiori bianchi e bacche di color rosso vivace. L’essenza è collocata a ridosso della recinzione che delimita il terreno. “Non badare alle apparenze“: questo è il significato attribuito alla piracanta. Nella simbologia delle piante del Giardino ci piaceva inserire anche questo messaggio virtuoso.
Tale simbologia è pienamente giustificata dall’aspetto quasi insignificante che queste piante hanno in primavera e in estate, mentre appena giunge l’autunno esplodono in una straordinaria macchia di colore, coprendosi di bacche variopinte.

STORIA

Il nome scientifico Pyracantha deriva dai vocaboli greci “pyr = fuoco” e “àkantha = spina”, col significato di “fiamma spinosa”, in riferimento sia alla forma piramidale della chioma, simile appunto a una fiamma, sia al vivido color rosso delle bacche.
Specie prevalentemente coltivata come ornamentale e per difesa, dato che forma barriere difficilmente valicabili lungo i confinii. Richiama molta avivauna frugivora è chiamata anche la “mensa dei merli”.

DESCRIZIONE
Appartiene alla famiglia delle Rosacee.
Il genere comprende 6 specie.
L’origine: bacino del Mediterraneo, Asia Minore, Cina e Himalaya.
L’aspetto: arbusto sempreverde.

Le foglie sono ovali o rotonde, lucenti, piuttosto coriacee, di color verde vivo I fiori piuttosto piccoli, simili a minuscole roselline, raccolti in ricchi ciuffi; il colore può essere bianco, rosa, arancio o rosso.

La fioritura avviene solitamente in maggio e dura circa 15 giorni.

I frutti sono a forma di piccole bacche rotonde, riunite in gruppi come i fiori; i colori variano dal giallo all’arancio al rosso vivo; raggiungono il momento di maggior valore decorativo in autunno.

L’utilizzazione per siepi, gruppi isolati, pendii, scarpate o roccaglie, oppure per la decorazione del balcone (in cassette profonde 70 cm).

E’ una pianta antica, conosciuta dal Mediterraneo all’Asia Orientale, i Greci e i Romani la chiamavano la pianta spinosa di fuoco.
In tempo di guerra si utilizzivano i semi come surrogato del caffè.
Tratto in parte da: http://www.giardinaggio.it/; http://www.inseparabile.com/
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