NOI X LUCOLI
  • Home
  • Chi siamo
  • Il Giardino della Memoria
    • Agricoltori custodi
    • I frutti antichi
    • Attività
    • Adozioni
  • territorio
    • Ambiente
    • Comunità
    • Archivio fotografico storico
  • Foto
  • Video
  • Blog
  • Contatti
Category:

Senza categoria

Senza categoria

PROCESSO INDAGATIVO SUGLI AVVENIMENTI OCCORSI IN AQUILA NEL GIORNO E NOTTE DELL’8 SETTEMBRE 1841. ANGELO MARIA PALUMBO ED ALTRI DI LUCOLI

by Amministratore 10 Febbraio 2012
Processo indagativo sugli avvenimenti occorsi in Aquila nel giorno e notte dell’8 settembre 1841
Lucoli con il suo territorio e la sua Comunità parcellizzata in tante Frazioni riescono a sorprenderci se li rileggiamo con gli occhi della storia, riusciamo a scoprire qualcosa di veramente nuovo che non ci aspettiamo.
Con il lavoro di questo blog, curiosiamo ed approfondiamo con metodo di studio, fruendo del lavoro concessoci da molti studiosi (che non riusciremo mai a ringraziare pienamente) ed ecco che si aprono percorsi e storie affascinanti che ci svelano uno spaccato di società lucolana, in questo caso di soli 170 anni fa. Il nostro spirito è quello dei ricercatori che vogliono parlare della gente di Lucoli riportando a notizia nomi e fatti di un passato storico che le terze e quarte generazioni, a loro riconducibili, non conoscono.
Questa volta parleremo dei Moti Aquilani dell’8 settembre 1841 grazie all’aiuto di Fernando Rossi di Paganica (AQ) che ha realizzato un lavoro enciclopedico, organico, preciso, che ci ha consentito di trovare i nomi di molte persone di Lucoli coinvolte, che hanno avuto un ruolo sia come imputati che come testimoni e siamo convinti che molti lettori del blog potranno ritrovare dei loro antenati.
Fernando Rossi ha prodotto una mole di materiale biblica catalogando tutti gli atti processuali e riportandone i contenuti anche in un sito internet, chi volesse approfondire quei fatti che coinvolsero la Città dell’Aquila, in cui Pietro Marrelli di Colle di Lucoli ebbe un ruolo di primo piano, può collegarsi al sito internet, http://www.paganica.it/1841.php, cliccare sull’”Aquila 1841” e trovare la trascrizione di oltre mille pagine di documenti processuali sintetizzati come fatti di attualità.
Ci stiamo muovendo nel Risorgimento, periodo preparatorio della costituzione dello Stato Unitario Italiano. I moti aquilani del 1841, successivi a quelli di Amatrice del 1831 e a quelli di Penne del 1837, ci fanno scoprire una città tenace che guidata dai mazziniani Angelo Pellegrini e Pietro Marrelli, in contatto con altri centri di sovversione fuori regione, inizialmente lottò essenzialmente per la diminuzione del prezzo del sale e contro una pressione fiscale iniqua. Quando la lotta scoppiò le motivazioni della gente comune si fusero con quelle più “alte”, con le ragioni politiche e sociali che fervevano ovunque. Il bilancio dei moti del ’41 all’Aquila fu di 192 arrestati, 90 condannati e 3 giustiziati.
I fatti descritti negli atti processuali ci illustrano una società cambiata, in cui i realisti (fedeli ai Borboni) e i “sobillatori” che chiedono la Repubblica vengono allo scontro in maniera quasi naturale e dove le ruggini e i rancori fra le famiglie “importanti” da sempre finiscono per assumere anche una connotazione politica. Ne viene fuori uno spaccato di società dove gli interessi personali e quelli politico-ideologici si intrecciano ed a volte hanno coinciso. La nostra lettura di posteri ci dimostra che non tutte le speranze trovarono delle risposte nella storia. Molto spesso le condizioni materiali delle popolazioni non ne ebbero un giovamento, per molto tempo.
Non parleremo di Pietro Marrelli, cittadino illustre e riconosciuto, che tutti a Lucoli conoscono, volutamente accenderemo la fiamma del ricordo su altri: un imputato e tanti testimoni.
Vogliamo ricordare Angelo Maria Palumbo, di Collimento (questo è il luogo dove gli furono notificati tutti i documenti legali, mentre viene indicato come originario di Lucoli Alto), figlio di Giovanni eLucia Colafigli, condannato all’ergastolo il 4 agosto del 1842 in contumacia. Fu arrestato nello Stato Pontificio nel 1844 e condannato a morte nel 1845, condanna poi commutata in 30 anni di prigione. Palumbo fu interrogato il 16 agosto1844, il 24 ottobre 1844, il 26 novembre 1844, il 7 dicembre 1844.
Si dichiarò sempre innocente.
Questi i misfatti dei quali la generalità degli imputati coinvolti nei moti dell’Aquila vennero accusati, per Palumbo le accuse sono riportate in seguito, nello spazio dedicato al suo interrogatorio: 
  1. Associazione illecita organizzata sotto vincolo di segreto, che costituisce la Settadenominata Giovane Italia, avendo per oggetto il rovescio, od il cambiamento dell’attuale felicissimo Governo, senza numero fisso de’ suoi componenti, senza luogo, ne giorno determinato per le riunioni, che astatamente si comunicavano in ambolanza di Capi, Direttori e Graduati – art. 9 e 14 della legge de’ 28 Settembre 1822;
  2. Conservazione ed uso di Coccardetricolorate, e Bandiera emplematica de’ medesimi colori, non che fabbricazione, e deposito di armi, e munizioni inservienti alla Setta, con uso, e concessione de’ locali all’oggetto – art. 10 e 11 citata legge;
  3. Omicidi premeditati dietro concerto settario, e per causa di Setta, accompagnati con violenza pubblica in persona di D. Gennaro Tanfano Comandante le armi nella provincia, e il Sergente di Ordinanza Antonio Scannella Gendarme Reale di Prima Classe munito di Placca con Stemma Reale, avvenuti con sedizione per facilitare altri reati in strada pubblica nell’abitato di Aquila, ed in tempo di giorno degli 8 Settembre 1841 – art. 352 n° 4 e 6, 149 e 154 – LL.PP. – art. 8 legge de’ 12 Ottobre 1827 – e Reale Ordinanza per la Gendarmeria de’ 30 Agosto 1827;
  4. Riunione sediziosa, ed attacco, e resistenza con violenza, e per via di fatto accompagnato da violenza pubblica contro gli agenti della forza pubblica, da cui è seguito omicidio in persona di D. Onofrio Nobilione, e ferite gravi, e lievi in persona de’ Cacciatori di Linea Nicola Androsano, Prospero Pancardi, Savino De Meo, e Giuseppe Di Benedetto, commesse con arme da fuoco. – art. 123, 134, 355, 361, 147 e 154 LL.PP. – art. 8 legge de’12 Ottobre 1827 – art. 14 legge de’ 28 Settembre 1822;
  5. Usurpazioni di titoli, e funzioni, ed uso privato de’ mezzi della pubblica autorità;
  6. Banda armata; ingresso nella Campagna, ed invasione di più alloggi abitati accompagnati da violenza pubblica;
  7. Intercettazione di corrispondenza ufficiale, e sequestro di corriere e furto qualificato di armi, e mancato furto di cassa pubblica con sequestro di persona.
  8. Insurrezione in altrui domicilio, esercitando atti di pubblica autorità, avendo per oggetto di distruggere, o cambiare il Governo, e postane devastazione, strugge, e saccheggio di denaro, ed effetti pubblici, e privati della città di Aquila.

Art. 164, 169, 147, 154, 133, 134, 130, 127, 123, 407 n°1, 408 n°1, 2, 3 e 69 LL.PP. citata legge de’28 Settembre 1822.Art. 4 del Real Decreto de’30 Agosto 1821.

In nome del Re Ferdinando II di Borbone

L’interrogatorio di ANGELO MARIA PALUMBO di Lucoli

L’Aquila, 16 Agosto 1844

D – Quali sono le vostre qualità personali?

R – Mi chiamo Angelo Maria Palumbo fu Giovanni, dell’età di anni 43, nato, e domiciliato in Lucoli, di condizione Vetturale.

D – Per qual causa vi trovate in arresto?

R – Mi è stato detto che sono stato arrestato come imputato degli avvenimenti degli 8 Settembre 1841 avvenuti in Aquila.

D – Giacché sapete il motivo del vostro arresto, ditemi tutto ciò che conoscete a tal riguardo, dove siete stato arrestato, ed in qual’epoca?

R – Tutto ciò che voi mi domandate, eccomi pronto a farvene la relazione. In quanto agli avvenimenti degli 8 Settembre 1841 inAquila, devo dirvi, che io non vi ho avuto mai parte alcuna, a motivo che io in quell’epoca se ero in Aquila, mi trovavo a dovervi essere per affari di negozio, e più per assistere ad una mia sorella per nome Berardina maritata in questa Città col fu Michelangelo Arcelli, quale sorella era inferma e propriamente quasi dementata, locché fu circa li 24 del mese di Agosto 1841, con essermi trattenuto fino a tutto il giorno 8 Settembre detto anno. Mentre mi trattenevo ad assistere la cennata mia sorella, rammento, che nella sera degli 8 Settembre circa mezz’ora di notte, essendomi imbattuto col Sig. Barone Ciampella per la strada Dritta, ove sono li due Caffè, esso Sig. Barone mi domandò se tenevo tuttavia quella Giumenta che lui amava di acquistare, e che in quanto al prezzo ci saressimo combinati, e così parlando esso mi si portò seco lui con essere venuto appresso di lui D. Luigi Falconi, intanto parlando parlando mi condussero in una casa, che in seguito seppi appartenere all’Armiere Romualdo Palesse: entrati in detta casa, io rimasi a capo le scale della prima camera, e come che viddi colà una gran quantità di gente armata, ed altra che si disponeva ad armarsi, vidi pure, che tanto il Sindaco Ciampella, che D. Luigi Falconi andiedero a parlare con alcune persone di quelle armate, senza che io avessi potuto sentire il discorso, e come che avevo inteso antecedentemente che era stato ucciso il Colonnello Comandante della Provincia, così supposi che il Sindaco armava quella gente per l’arresto degli uccisori del Colonnello. Dopo questo breve trattenimento, riusciti tutti e tre da quella casa, il Barone Ciampella, mi disse buona sera ci rivediamo domani, ed io me ne andiedi, ma attraversando Piazza Grande, avendo udito un rumore, ed avendo veduto di camminare molte persone armate, essendomi io messo a paura, invece di andarmene alla casa di mia sorella, e benché zoppo al piede dritto, credetti bene di buttarmi per le mura che cingono l’Aquila, e quindi me ne tornai nella mia casa a Lucoli, ove giunsi verso le ore 14 del giorno 9 Settembre, bene inteso, che strada facendo, circa le ore 3 di quella notte mentre camminavo in una parte della strada chiamata Monte Luco, e quivi mi riposava per pochi momenti, udii più scariche di schioppettate, che capii essere state tirate entro la Città.

Dopo essermi trattenuto a Lucoli mia patria per circa tre mesi me ne partii per Amatrice; colà mi trattenni circa un mese e mezzo, e poscia nel mese di Gennajo 1842 me ne andiedi a Roma giusto il solito.

Nel mese di Giugno dello stesso anno 1842, tornandomene a Lucoli mia patria seppi per istrada che io ero stato condannato alla Galea per anni 25, senza sapere da quale Tribunale, e che la condanna fu per effetto di accusa come complice degli avvenimenti sediziosi successi in Aquila: tale notizia mi fece molta meraviglia, a motivo, che sebbene in tale epoca io mi trovava in Aquila, pur tutta volta non avevo avuta parte alcuna in que’ sediziosi eccessi, per la qual cosa io ho continuato fino al momento del mi arresto a trafficare tra la mia patria e Roma per affari di mia Famiglia. Riguardo poi all’arresto, questo avvenne ai 17 Giugno di questo anno nello Stato Pontificio in Campagna nel locale denominato Castel Porziano, tenuta del barone Sig. Grazioli, che dista da Roma circa Miglia 12, e dove io mi trovava a faticare con le vetture, e tale arresto avvenne nella notte che si successe al giorno 17 detto mese di Giugno, e lo eseguirono due individui del Corpo chiamato Guardia Ciurma, li quali sono addetti alla custodia de’ forzati, quali due individui ottennero l’intento del mio arresto mediante le premure e la richiesta fatta ai medesimi dal mio finto amico e paesano Benedetto Cialenti, il quale ebbe l’industria di farmi sorprendere mentre dormivo. D. Il fatto che voi ci avete narrato, è del tutto effimero, e diverso dalle imputazioni ch’esistono in processo sul vostro conto, per la qual cosa voi foste condannato in contumacia dalla Commissione Militare alla pena dell’Ergastolo, ed ecco le imputazioni che vi riguardano.  Queste le accuse nei suoi soli confronti: 

  1. Voi siete imputato di associazione settaria nella così detta setta de’ Carbonari, ed in essa graduato delle funzioni di 2° assistente;

  2. Che voi animato dalla scienza della rivoluzione che doveva aver luogo nel dì 8 Settembre 1841 in questa Città, per tal motivo in quel giorno stesso vi partissivo dalla vostra patria, e venistivo in Aquila per unirvi ai rivoltosi di questa Città; 

  3. Che nelle prime ore della sera del giorno 8 Settembre 1841 voi unitamente al Sindaco Barone D. Vittorio Ciampella, nonché al condannato Luigi Falconi, e ad altri faziosi, dopo aver girato per le strade di questa Città, e riunita che avessivo delle persone, vi recastivo tutti uniti in casa Palesse, punto centrale della riunione de’ faziosi; 

  4. Che alle ore 9 d’Italia dell’indicata notte che seguì al giorno 8 Settembre, voi facessivo ritorno in casa Palesse, ed avendo colà osservato lo scoraggiamento in tutti que’ rivoluzionarj, e che cercavano di sbandarsi, voi gli eccitassimo a stare coraggiosi, facendogli credere un vicino sussidio di altri rivoltosi forastieri prossimi a giungere in Aquila per consumare la rivoluzione; 

  5. Siete in ultimo imputato di cospirazione con attentato per rovesciare l’attuale Governo e sostituirne un altro.      

      D – Su di tuttociò che per mio dovere vi prevengo, che mi rispondete?

R – Tutte le imputazioni che voi mi cennate di esistere in processo, devo dirvi, che di tali imputazioni io non ne sono affatto colpevole, e mi vedo del tutto innocente a quanto sul mio conto si sarà creduto. 

Le testimonianze a discarico di Angelo Maria Palumbo

Letizia Nociola. Moglie di Gregorio Zingotti.
Analogamente domandata a’ risposto di sapere che l’accusato Palumbo abbia una sorella di nome Bernardina, la quale da tanto tempo a’ sofferto di Mattia, che per questo il di lui fratello vi si recava spesso, e rimaneva ad assisterla, essendo che costei abitava in Aquila vicino la casa di essa testimone, che non avea che due ragazze che poca assistenza potevano portarle. Ignora però, ne può precisare le epoche in cui l Palumbo vi si recava ad assisterla, dappoiché è molto tempo che più non lo vede. A’ detto inoltre che l’Angelo maria Palumbo una delle volte che si era recato ad assistere la sorella era zoppo: e ciò lo sa per relazione fattale dalle due figlie della Bernardina. E ricorda che ciò avvenne in un mese di Settembre, a motivo che ricorda bene che questa notizia le venne recata dalle dette ragazze nello stato di convalescenza di essa testimone, che ricorda benissimo di essere stata malata in Agosto, possibilmente però l’anno a cui hanno relazione le cose sopra esposte sarà quello di tre anni addietro. Però a’ spiegato di non ricordare l’epoca, e l’anno de’ trambusti avvenuti in Aquila.
Antonio Ranieri, fu Romualdo. Di anni 46, negoziante di l’Aquila.
Domandato ha risposto, che per esser figlio di un Lucolano ebbe sempre occasione di conoscere gli abitanti di quel paese. Conosceva di fatti D. Angelo Maria Palumbo, ed avendo avuto pochi giorni prima degli 8 Settembre 1841, occasione di vederlo passare dalla sua bottega seppe da lui che stasse in Aquila per assistere una propria sorella, che in allora era pazza, e per quanto sa è pazza ancora ed è collocata nello stabilimento di Aversa. A’ detto pure che l’Angelo Maria Palumbo in quell’epoca camminava zoppo a causa che un cavallo gli avea pesto un piede. Ha detto ancora d’ignorare se il Palumbo avesse animali cavallini a vendere, e se trattasse vendita con alcuno. Sa però che egli aveva un cavallo, giustacché in quella occasione assicurava.
 Leonardo Sponta, di Muzio. Di anni 40 vetturale di Lucoli.  
A’ detto sapere che Angelo Maria Palumbo 3 o 4 anni addietro soleva specolare in compra di qualche animale cavallino per rivenderlo; che ne aveva uno di manto bianco, pel quale secondocché Palumbo gi diceva gli erano stati offerti 60 Ducati ma nol volle cedere.
Che tra le persone che attendessero alla compra di quel cavallo il Palumbo diceva di esservi un tal Ciampella di Aquila, e che finalmente questo discorso gli veniva fatto poco più o poco meno degli 8 Settembre 1841, ed in quella occasione il Palumbo si mostrava zoppo in un piede, e diceva di averglielo pesto un cavallo. A’ detto ancora che nel giorno 9 Settembre 1841 verso le ore 13 o 14 ebbe a vedere in Lucoli l’accusato Palumbo, che si stava a sedere avanti ad un pagliaio, e postosi tra di loro a discorrere il Palumbo gli diceva di provenire dall’Aquila d’onde per la uccisione del Comandante della provincia gli parve prudenza fuggirsene, uscendo di notte verso le 2 o 3 ore dalla Città, e scavalcando le mura. Gli disse ancora che fuggendo dalla Città si era recato a Monteluco, d’onde avea inteso le scoppiettate che si paravano lungo la notte in Aquila. Analogamente domandato a’ risposto, che in quella occasione ebbe a vedere che il Palumbo zoppicasse anche più di quanto non zoppicava lui in 7 giorni prima quando lo avea veduto nel proprio paese in Lucoli. A richiesta del difensore Cortelli a’ risposto, che il Palumbo gli disse ancora, che nel ritornare da Aquila era stato a trattenersi alquanto nella casa del parente Giambattista Palumbo. Analogamente domandato a’ risposto, che Lucoli dista da Aquila da 5 a8 Miglia, e che a piedi si suole impiegare ben 4 ore di tempo per la cattiva strada.   
Luigi Masciocchi fu Ignazio. Di anni 35 di professione scribente di Lucoli.  
Ha dichiarato che poco tempo prima degli 8 Settembre ebbe occasione di vedere il suo conoscente Angelo Maria Palumbo condurre al fonte un cavallo di manto bianco, e diceva voler vendere, ed in questa occasione lo vide che zoppicasse, ma non ne domandò la ragione. Ha detto ancora, che all’alba del giorno 9 esso testimone essendosi allontanato di Aquila pel trambusto in cui era, ed avviandosi per Lucoli propria patria ebbe a vedere Angelo Maria Palumbo che alla pedone, e zoppicando alquantino si avviava tutto solo per la volta di Rojo per recarsi in casa di un suo parente di nome D. Giambattista Palumbo, finalmente che la distanza che si frappone tra Aquila ed il luogo dove sopraggiunse il Palumbo è tale che si percorre meno di un ora.
Giambattista Palumbo, fu Michele. Di anni 49 proprietario di Rojo.
Ha dichiarato, che la mattina del giorno 9 Settembre, e quando ancora non faceva alba essendosi picchiata ripetutamente la porta di sua casa, la fece aprire, e s’introdusse il suo parente Angelo Maria Palumbo, a cui domandato del perché vi si recasse così per tempo, gli rispose, che proveniva da Aquila d’onde era fuggito, scavalcando il muro della Città; e ciò perché essendo stato ucciso il Comandante della provincia egli per timore pensato avea di lasciare Aquila. Soggiungendo che presa avea la direzione di Monticchio, dove si era fermato per circa un ora e mezzo, e quindi preso avea la volta di Rojo per andare a riscaldarsi come fece in casa di esso deponente. In quella occasione non gli disse a che ora fosse sortito da Aquila, ne esso testimone avvertì se fosse stato sano di gambe, o zoppo. A’ soggiunto, che dopo essere andato via da casa sua il detto Palumbo un tal Domenico Ciccozzi domandò ad esso deponente se perché colà si portasse lo accusato, ed a costui esso deponente riferì le cose sopra descritte.
 Domenico Ciccozzi, fu Lorenzo. Di anni 45 proprietario di Rojo.
A’ detto che nel giorno 9 Settembe 1841, essendosi per caso recato in casa di Giambattista Palumbo, costui gli disse, che in Aquila il giorno avanti era stato ucciso il Comandante della Provincia; onde domandatolo, come ciò sapesse gli rispose di essere stato in casa sua prima giorno il proprio parente Angelo Maria Palumbo, che secondo gli disse era zoppo, e dalla bocca di costui avea saputo quella notizia. Richiamato in udienza Giambattista Palumbo, e sotto la santità del giuramento, messo in contraddizione col testimone Ciccozzi relativamente alla zoppia del Palumbo, ciascuno è rimasto fermo ne’ suoi detti.
Loreto Fanti, fu Mario. Di anni 56 professione contadino di Lucoli.
Analogamente domandato a’ risposto, che nel giorno 9 Settembre 1841, passando davanti la casa sua verso le ore 14 vide che vi stasse a sedere Angelo Maria Palumbo, con cui però non ebbe a cambiare nessuna parola. Ignora affatto se il Palumbo a quell’epoca fosse stato zoppo. Analogamente domandato a’ risposto, che Lucoli dista da Aquila 5 o 6 Miglia: che col somaro egli suole impiegare più che 3 ore per andarci. Un pedone però non impiegherebbe che un ora e mezza in più, e che la strada per la sua ripidezza è più difficile alle vetture che all’uomo.
Angelo Sollecchia di Cassiodoro. Di 29 anni di professione sarto di Lucoli.
Ha detto che nel giorno 9 Settembre 1841 nel recarsi che faceva esso testimone sulle ore 14 da Lucoli a Colle s’incontrò a mezzo miglio distante da Lucoli con l’accusato Angelo Maria Palumbo, il quale zoppicando faceva ritorno da Aquila per come gli disse, e fu allora che domandatolo il Palumbo gli rispose, che appunto ritornava da Aquila d’onde era fuggito la notte per essere quivi avvenuto una zuffa, che non gli spiegò in che consistesse.
Il testo della condanna 13 gennaio 1845
***
alla unanimità
Condanna Emidio Marini e Angelo Maria Palumbo alla pena di morte col terzo grado di pubblico esempio.
Li condanna inoltre solidalmente con gli altri precedenti condannati alle spese del giudizio in favore del Real Tesoro, liquidate giusto le specifiche in ducati trecentonovantaquattro e grana venticinque.
Esecuzione dell’atto di condanna: Aquila, 28 Febbraio 1845
I condannati Emidio Marini e Angelo Maria Palumbo, partono per il luoghi di espiazione della pena. Noi Girolamo Resta Capitano Commissario del Re presso la Commissione Militare in Aquila. Richiediamo Al Sig. Capitano Comandante la Gendarmeria Real di far rilevare dalle prigioni di questo Real Forte, e trasportare con sicura scorta in Napoli i qui sotto notati condannati, e farli presentare a quelle autorità cui saranno diretti da questo Sig. Intendente. Farò pervenire alle suddette Autorità per mezzo del Capo della scorta il piego che gli sarà diretto dal Sig. Intendente,contenente la stato de’ condannati, e gli estratti della decisione, colla menzione del Decreto di Grazia. Farà ritirare dal Ricevitore del registro e bollo la somma occorrente nel viaggio ai suddetti condannati, alla ragione di Grana 20 al giorno per ciascuno, e dal Fornitore Bernardino Taranta le Scarpe, Cappelli, e Cordelle, avendosi già gli ordini corrispondenti. Darà ordine al Capo della scorta, che andrà a destinare, che richiegga in nome della Legge qualunque forza armata, di cui si trovasse aver bisogno nel viaggio, e nella permanenza delle tappe detinate. Finalmente ordinerà al Capo suddetto la dovuta vigilanza, onde evitarsi la fughe de’ condannati, della quale ne saranno strettamente risponsabili […] ne fosse in colpa. La presente ritornerà a noi colla corrispondente ricevuta.

I condannati sono:

1. Emidio Marini di Aquila da condursi all’ergastolo.
2. Angelo Maria Palumbo di Lucoli da condursi nel Bagno, per espiarvi la pena di anni 30 di ferri. 
L’isola di Santo Stefano e la vista dall’alto del carcere
Il carcere di Santo Stefano ora in disuso

I grafiti nelle celle del carcere fatti dai detenuti politici
La firma di Palumbo su tutti i documenti processuali

Palumbo fu portato nel carcere dell’isola di Santo Stefano (vicino a quella di Ventotene) si presuppone che fu liberato con l’indulto del gennaio 1848, quindi tre anni dopo. Non abbiamo notizie sulla sua vita da quel momento in poi, potrebbe essere l’oggetto di una nuova ricerca.

10 Febbraio 2012 2 comments
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

We talk to our foreign friends of Lucoli

by Amministratore 7 Febbraio 2012
A bit of History: the origin
From the diminutive Luculus used by Horace and Svetonius to signify the end grove. Comes the name Lucoli. So it is the peculiarity of the forested land that inspired the name. The foundation of the monastery of St. John the Baptist, certainly the most significant cultural heritage of the area goes back to 1077. Among the properties of St. John are mentioned the various churches in the district, many of which still exist
Lucoli  was one of the villages who participated to the founding of L’Aquila city. Lucoli belonged to the quarter called S.Giovanni  that now is known as S.Marciano.
A beautiful setting with ancient towns – The belfry of the Church of the Blessed Cristina (1590)  – photo by Gianni Soldati


Painting of the Holy Trinity (Giulio Cesare Bedeschini -1560) Abbey of St. John the Baptist kept in the right aisle 


Immersed into wild nature

From the geological point of view, most of the territory is made up of limestone and reflects the characteristics of the Gran Sasso chain, Sirente Velino. Many sinkholes are visible of small and medium size.
A special mention must be made of the plateau of Campo Felice. It is an ancient lake bed located at 1,550 m above sea level, and the last remnants of aquifers date back about 500 years. There are several opportunities in the territory. The unique nature in these unspoilt part is certainly the first resource: forests, a vast plateau in Campo Felice, valleys, several unique habitats and forms enjoyable in every season.

Hiking, walking, cycling, horse riding or skiing, are all possible in this unique place, just one hour from Rome.


Campo Felice the snow lake

The sunset in the mountains from Sebastiani refuge

The summer dawn view from Sebastiani refuge
Rare flora
The flora is very rich in  Lucoli. 1050 species have been recorded and many are still to be determined. Some species in the area are of great botanical interest. Some of these are very vulnerable and at risk of extinction. Many species, including the Lily and the Turk’s cap lily, are rare. Orchids. In Abruzzo there are recorded 70 species and 38 are those are in Lucoli.

(for info www.lucoli.it/floradilucoli)
 Villages of Lucoli
Collimento, Casamaina, Lucoli Alto, Vado Lucoli, Spogna, Spognetta, Colle, Casavecchia, Piaggia, Prata, Peschiolo, Santa Croce, Francolisco, San Menna, Sant’Andrea, Prato Lonaro
The earthquake of of 2009 April 6th has severely affected the area. A process of reconstruction aimed the recovery of urban heritage has starded. The villages has unfortunately threatened by the real possibility of being abandoned becomes very complex and costly reconstruction.
The Church of the Blessed Cristina in the Colle di Lucoli Villa– photo by Roberto Soldati


We look forward to Lucoli, who among our readers wanted information about the territory please write us we will respond with pleasure.

7 Febbraio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

“IL SEME SOTTO LA NEVE” DI LUCOLI. RILEGGIAMO SILONE.

by Amministratore 5 Febbraio 2012
La neve del 4 febbraio 2012 ha veramente congelato il Colle: è un paese morto. Foto di Gianni Soldati
Eppure qualcuno c’è “sopra” la neve a Casavecchia. Foto di Gianni Soldati

Colle la fonte de Lucusu’ – “Revaio spissu spissu a lla fondana quanno la sera càla a gliu paese no-n’è ccagnatu gnendi, cosa strana pecchè ju tembo passa, mese mese” – versi da: La fonde de lucusù di Francesco di Gregorio.
Foto di Gianni Soldati
La grande nevicata di questi giorni ha coperto Lucoli, rendendo agli abitanti tutto ancora più difficile. Il muoversi, l’avere una vita normale.
Per non parlare del chiodo fisso della ricostruzione delle vecchie case di famiglia, amate e lesionate dal sisma del 2009, ad esse non può non andare il pensiero. Quali possibili ulteriori danni saprà fare tanta neve, le coperture provvisorie dei tetti in alcuni casi sono state danneggiate dal vento, sicuro che erano state fatte con coscienza? Danni? Cosa normale dopo tre anni di attesa. Come si ammaloreranno, di più e ancora, gli intonaci, i solai, i muri, con la neve ed il gelo?
Ci sarà un seme sotto la neve anche per Lucoli? Come quello evocato da Ignazio Silone nel suo bellissimo romanzo?

“Il seme sotto la neve”, scritto da Silone, è ambientato nella Marsica, zona molto povera, abitata da “cafoni” del sud.

Il personaggio principale è quello di Pietro Spina, che sulla scia di Berardo Viola, trovato in “Fontamara”, rappresenta l’uomo che cerca di conquistare il sacro diritto alla libertà. Pietro è la figura dell’uomo in fuga, perseguitato perché marxista e ribelle. Dopo aver pellegrinato per lungo tempo, Pietro decide di tornare nei suoi luoghi, dove é accolto dalla nonna donna Maria Vincenza.
Prima di giungere a casa della nonna, Pietro ha vissuto in una stalla putrida, sperduta nella vasta campagna. E’ proprio lì che è venuto a contatto con la terra, con la vera zolla, nella quale scoprirà un seme in germoglio. Egli curerà quel seme coprendolo con la terra e con la neve per recargli la giusta umidità. Pietro capisce che la sua vita è analoga a quella del seme: la stessa precarietà, gli stessi pericoli, la stessa naturalezza di esistenza: è da questo che prende il nome l’opera di Silone.
Altri tempi quelli descritti nel 1939 da Silone  rispetto ai nostri, però, forse, condividiamo una stessa società immersa in un letargo dello spirito civile che è da lui riassunta con un paesaggio ricoperto dalla neve, come quello del borgo di Colle di Lucoli che abbiamo fotografato oggi.
Il seme sotto la neve germinerà tanto da consentire di ricostruire, civilmente, onestamente, i borghi che amiamo?

http://www.silone.it/node/94

Il Giardino della Memoria e l’Abbazia
5 Febbraio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

TEOFILO PATINI UN INTERESSANTE INCONTRO A ROMA: 16 FEBBRAIO ORE 18.30

by Amministratore 3 Febbraio 2012

Anno di fondazione: 25-4-1886  Ente Morale con D.L.12.4.1946
Fondatore e primo presidente Silvio Spaventa: patriota, politico, statista dell’Italia Unita

Invitiamo gli amici ed i soci di NoiXLucoli Onlus alla conferenza:   

Teofilo Patini (1840-1906) Artista e garibaldino

Che si terrà giovedì 16 febbraio p.v. ore 18.30
(anzichè il 9 causa condizioni metereologiche avverse)
Presso l’Associazione Abruzzese di Roma,
Piazza Cavour, 3 – Roma

Programma
Introduzione di Walter Capezzali,
“Un garibaldino tra ideali unitari ed impegno sociale”
Relazione di Luigi Tallarico
“Un artista al seguito di Garibaldi”,
Intervento di Silvia Casale
“La Scuola d’Arti e Mestieri de l’Aquila diretta da Teofilo Patini”.

INGRESSO LIBERO
__________________________________________________
E’ previsto un buffet con specialità abruzzesi (€ 18,00) solo con prenotazione:
Segreteria 06 68804734 – Fax: 06 68218853; Cell.ri 327 148 6070 – 333 947 1321
Per  i soci in regola con la quota di iscrizione è prevista una riduzione (€ 15,00)
I Relatori:
Walter Capezzali – Presidente della Deputazione Abruzzese di storia patria
Luigi Tallarico – storico e critico d’arte
Silvia Casale –  esperta di storia dell’arte  –  studiosa di Patini

Associazione Abruzzese di Roma, Piazza Cavour, 3 – 00193 Roma, 
Tel. 06 68804734 – Fax: 06 68218853; 
e-mail: segreteria@associazioneabruzzese.it
www.associazioneabruzzese.it

L’erede, Galleria Naz. Arte Moderna, Roma

 Bestie da soma – Provincia dell’Aquila

L’opera “bestie da soma” è di proprietà della Provincia dell’Aquila, rientra nella cosiddetta “trilogia patiniana” costituita da L’erede e da Vanga e latte cioè dalle opere più rappresentative dell’artista originario di Castel di Sangro, che nei suoi quadri ha espresso, documentando in maniera esplicita e con provocazione sociale, la povertà, il sudore e il duro lavoro del proletariato rurale dell’Abruzzo.
3 Febbraio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

UN “TESORO” CHIAMATO CAMPO FELICE

by Amministratore 27 Gennaio 2012
Questa volta abbiamo voluto parlare, con il nostro stile, un po’ da ricercatori  un po’ da cronisti, di Campo Felice un vero “TESORO” del territorio di Lucoli.
Tratteremo l’argomento con dei flash tematici rendendolo fruibile su questo strumento sintetico che è il Blog. La prima cosa a cui Campo Felice ci fa pensare è quella della meditazione, le montagne che circondano l’Altipiano hanno molto da insegnare, quale archetipi significativi in tutte le culture. Le montagne sono luoghi sacri e l’umanità vi ha sempre cercato guida spirituale e rinnovamento. La montagna è il simbolo dell”asse originario della Terra (Monte Meru), la sede degli dèi (Monte Olimpo), il luogo in cui il capo spirituale incontra Dio e ne riceve i Comandamenti (Monte Sinai). Le montagne comunicano un senso di sacralità e personificano timore e armonia, asprezza e maestà. Elevate sopra il resto del mondo, la loro stessa presenza attira e incombe. La loro natura è primigenia. Dura come la roccia, solida come la roccia. Le montagne sono luoghi di visioni, dove è possibile commisurare la scala panoramica del mondo naturale e la sua commistione con le fragili ma tenaci radici della vita. Nella storia e preistoria dell’umanità hanno svolto funzioni chiave. Fra i popoli tradizionali erano e sono ancora madre, padre, guardiano, protettore, alleato. Il gruppo di montagne che circondano l’Altopiano è stato un nostro riferimento “morale” dopo il sisma del 2009, davanti allo sconcerto mediatico di fatti e misfatti, di sentimenti ed azioni originati dall’umano agitarsi, le montagne erano le uniche a restare ferme. Il sole in quasi tre anni dal sisma ha compiuto il suo percorso nel cielo, i monti semplicemente sono restati fermi, anche se la luce, le ombre ed i colori sono mutati virtualmente ogni momento nella loro adamantina immobilità. Mentre la luce cambia, la notte segue il giorno e viceversa, le montagne restano immote, limitandosi ad essere loro stesse. Cosi rimangono mentre ciascuna stagione sfocia nella successiva e il tempo meteorologico varia da un momento all’altro, da un giorno all’altro. Un’immobilità che contiene tutti i cambiamenti.  Sono rimaste ferme di fronte alle problematiche della ricostruzione, ai piani di recupero, ai soldi che ci sono o non ci sono, alle regole per ricostruire che fermano o facilitano.
Campo Felice è un luogo di pace che risintonizza con la natura e con il Creato.
Ma vogliamo anche fornire qualche piccola informazione da manuale geografico.

Inquadramento Geologico Strutturale

L’altopiano di Campo Felice è collocato nell’Appennino laziale–abruzzese, che costituisce la porzione centrale della catena appenninica e si inquadra nell’ampio processo geodinamico che caratterizza il bacino del Mediterraneo. L’altopiano appenninico è caratterizzato da una intensa attività sismica sia storica che strumentale, con terremoti anche di forte intensità, e da una estensione prevalente orientata nord est – sud ovest ortogonale alla direzione dei principali sistemi di faglie sismogenetici.
Cerchiamo di approfondire (semplificando il più possibile i termini tecnici) il suo assetto geologico, strutturale e le caratteristiche sismologiche di quest’area, ponendo anche una particolare attenzione alle studio dei principali sistemi di faglie sismogenetiche.

La Piana di Campo Felice è situata in gran parte nel territorio di Lucoli e separa il gruppo del Monte Velino, a sud ovest, da quello del Monte Ocre a nord est.
La Piana, allungata in direzione nord ovest – sud est per 8 km circa, è posta a quote comprese tra 1524 e 1600 m s.l.m., ed è bordata a nord est dal M. Orsello, a nord est dal M. Cefalone ad est da M. Rotondo, a sud ovest dal rilievo del M. Puzzillo ed ad ovest dal Momte Cornacchia.
L’area posta a sud ovest dell’Aquila e compresa tra Tornimparte, il M. Ocre ed il M. Velino appartiene al margine nord-orientale della piattaforma carbonatica laziale-abruzzese, nella zona di transizione verso il bacino umbro-marchigiano.
Tutta l’area è interessata dalla tettonica distensiva giurassica, cui fanno seguito durante il Cretacico e il Paleocene nuovi movimenti verticali, ai quali sono associati gli inarcamenti a largo raggio dei blocchi di piattaforma, con emersione e deposizione di bauxiti nelle parti più interne e rilevate. 
Sistema di Faglie ed il sisma del 2009

L’orientazione delle principali faglie normali segue la direttrice appenninica, tali faglie sono responsabili dell’andamento attuale del paesaggio tipicamente costituito da horst e graben e della formazione dell’altopiano di Campo Felice, depressione di origine tettonico – carsica. Il sistema di faglie di Campo Felice–Colle Cerasitto borda l’omonima piana ed è in rapporto en-echelon destro con la faglia di Ovindoli–Pezza che ne costituisce il suo prolungamento a sud. Essa pone in contatto il bedrock carbonatico con i depositi del Pleistocene Superiore. L’attività recente è testimoniata dalla presenza di un’evidente scarpata di faglia e da una valle sospesa al footwall della faglia. Considerazioni geologiche e geomorfologiche hanno permesso la correlazione fra la valle sospesa al footwall della faglia e i depositi continentali intercettati da perforazioni effettuate all’interno della piana. Galadini [2006] individua nell’Appennino abruzzese sette tipologie di DGPV*, diverse sia per tipo che innesco, che interessano l’area. La tipologia individuata nella zona di Campo Felice-M. Cefalone e nella zona di M. Rotella, vede la presenza di due porzioni di faglia parallele presenti nel versante come responsabili dell’evoluzione del movimento gravitativo. La prima è localizzata nella porzione alta del versante, l’altra nella zona pedemontana. La faglia localizzata nella parte pedemontana è responsabile della subsidenza del bacino e causa l’incremento dello stress topografico del versante, mentre quella nella zona alta ha un ruolo passivo, coincidendo con piani di scivolamento del versante, e ne guida il movimento. La differenza fra i due tipi consiste nel fatto che, nel caso di Campo Felice, il versante taglia la faglia a valle mentre nel caso di M. Rotella la faglia è ancora collegata alle porzioni sub superficiali di faglia e disloca in tempi recenti lo scorrimento (fig. seguente).

Evidenza di una delle  Faglie di Campo Felice – foto Fabrizio Soldati


Ubicazione dei DGPV* in area abruzzese (da Galadini, 2006 modificato). MVeF
Faglia di Mt. Vettore; PF Faglia di Preci; NFS Faglia di Norcia; OF Faglia di Ocricchio;
LAGMF Faglie della Laga; CAPF Faglia di Capitignano; MMF Faglia di Mt. Marine; MPF
Faglia di Mt. Pettino; AF2 Faglia di Assergi;CIF Faglia di Campo Imperatore; MSVF Faglia
di Mt. S. Vito; MCAF Faglia di Mt. Cappucciata;MAVF Faglie della media valle
dell’Aterno; LF Faglia di Lucoli; CFF Faglia di Campo Felice; TVF Faglia della Valle del
Tevere; MF Faglia Marsicana; SBGF Faglia S. Benedetto – Gioia dei Marsi; LVF Faglia
della valle del Liri; LMF Faglia di Luco dei Marsi; VF Faglia di Vallelonga; PF Faglia di
Pescasseroli; OPF Faglia di Opi; AF Faglia di Alvagnano; OAT Thrust Olevano – Antrodoco.

In questo contesto l’attività paleosismica e sismica è associabile non tanto alle singole faglie quanto a fasce di deformazione interconnesse in una crosta molto fratturata e scollata a diversi livelli strutturali, dove le più elevate componenti di sollevamento differenziale sono localizzate lungo una fascia interposta tra i settori più interni già ampiamente assottigliati e distesi della zona peritirrenica e quelli più esterni, inspessiti ed ancora soggetti a compressione della zona periadriatica, poco o nulla raggiunti dalla distensione. I terremoti di più elevata magnitudo. Lo sciame sismico culminato con la principale scossa di terremoto del 6 Aprile 2009 nell’Abruzzo aquilano (Ml5.8; Mw6.2) è per molti versi tipico ed esemplificativo dello stile sismico in questa regione centro-Appenninica (EMERGEO Working Group, 2009). Purtroppo i dati sismici indicano che le faglie attive della Regione hanno generato nel recente passato e sono in grado di generare in futuro terremoti molto più energetici (fino a M7). L’attuale stato di conoscenze sull’evoluzione tettonica dell’Appennino in relazione ai processi geodinamici a grande scala suggerisce che la fascia di più intensa sismicità presente ed attuale si collochi in corrispondenza dei settori topograficamente più elevati della catena Appenninica, con rottura di faglie normali a penetrazione crostale di 10-15 km. Relativamente al sisma del 2009, la Faglia di Paganica è considerata da molti la principale indiziata come responsabile diretta del terremoto, sia perché lungo di essa è stata osservata fratturazione e dislocazione centimetrica associata alla scossa del 6 aprile, sia perché essa cade sul prolungamento in superficie della struttura evidenziata dai dati sismometrici e SAR, questa faglia era considerata sorgente nascosta, cioè un elemento di superficie più prossimo al prolungamento verso la superficie del piano di rottura profondo,  che negli anni passati aveva ricevuto meno attenzione da parte della comunità dei geologi del terremoto. 
Tute le informazioni geologiche sopra riportate andrebbero in futuro coniugate con nuove strategie di osservazione e di difesa dai terremoti. Ambiti disciplinari ed elaborazioni, vincoli, oggi patrimonio di settori distinti e talora non contigui, dovrebbero poter dialogare meglio, nel nome di una Geologia più moderna e maggiormente utile.

* DGPV =Deformazioni Gravitative Profonde di Versante sono state messe in evidenza già dalla prima metà del secolo scorso e individuate come movimenti di massa di grandi dimensioni che interessano principalmente lunghi pendii modellati in rocce lapidee disposte in giacitura sub-orizzontale o poco inclinata, poggianti su un sottostante livello duttile.
In parte tratto da: http://www.geoitalia.org/upload/home_page/geoitalia/n28.pdf.

Morfologia

La morfologia di quest’area risulta caratterizzata dall’alternanza di aree pianeggianti e sub-pianeggianti formate dai sedimenti lacustri e dai conoidi, zone terrazzate dovute alla presenza di terrazzi lacustri ed infine da basse colline formate dai corpi morenici. Il drenaggio della piana è di tipo endoreico, come evidenziato da Giraudi (1998) l’idrografia della piana è caratterizzata dalle presenza di tre piccoli bacini, separati tra loro da spartiacque, visibili chiaramente solo in occasione di eventi metereologici eccezionali e dalla presenza di inghiottitoi carsici che permettono, insieme alla porosità dei sedimenti che compongono la piana, il deflusso dell’acqua meteorica e di quella dovuta allo scioglimento delle nevi invernali.

Non tutti gli inghiottitoi risultano visibili, in quanto coperti dai sedimenti dei conoidi o dagli inerti scaricati durante la costruzione del parcheggio al di sotto delle sciovie di M. Rotondo. Dai lavori di Giraudi (1998, 2001) gli inghiottitoi principali risultano localizzati al margine meridionale della piana al contatto tra la base del versante carbonatico ed i depositi lacustri, nella zona del Laghetto di Campo Felice, ed in località l’Inghiottitoio.
Lago niveo foto Fabrizio Soldati
L’evoluzione geomorfologica della Piana di Campo Felice risulta influenzata da diversi agenti morfogenetici quali l’azione delle acque meteoriche, del vento, dei ghiacciai, della neve, della gravità e, recentemente, anche dell’uomo. Non tutte le forme cartografate risultano ancora attive in quanto le condizioni climatiche sono notevolmente cambiate dal Pleistocene ad oggi.
Bibliografia geografica:
Bigi S., Capotorti F., Centamore E. e Fumanti F. (1995) – Caratteri geologico – strutturali dell’area compresa tra Tornimparte ed i Monti d’Ocre (Appennino centrale, Italia). Studi Geol. Camerti, Vol. Spec. 1995/2, pp. 87-94. Bosi C. e Manfredini M. (1967) – Osservazioni geologiche sulla zona di Campo Felice. Mem. Soc. Geol. It., 6, pp. 245-267. Cassoli A., Corda L., Lodoli C., Malatesta A., Molarono M. V. e Ruggeri A. (1986) – Il glacialismo quaternario del gruppo Velino-Ocre-Sirente. Mem. Soc. Geol. It., 35, pp. 855-867, 5 ff. Castiglioni G.B. (2004) – Geomorfologia. Seconda edizione. Utet Chiocchini M., Mancinelli A. e Romano A. (1989) – The gaps in the Middle – Upper Cretaceous carbonate serirs of the Southern Appennines, Abruzzi and Campania Regions, Italy. Geobios, mem. spec. 11, pp. 133.149. Chiocchini M., Farinacei A., Mancinelli A., Molinari V. e Potetti M. (1994) – Biostratigrafia a foraminiferi, dasicladali e calpionelle delle successioni carbonatiche mesozoiche dell’Appennino centrale (Italia). Studi Geol. Camerti, Vol. Spec., 1994, “Biostratigrafia dell’Italia centrale” pp. 9-128. Colacicchi R. e Bigozzi A. (1994) – Stratigrafia ad eventi e rapporti tra piattaforme e bacini. Geologia delle aree di avampaese. Riassunti del 77° Congresso Nazionale S.G.I. Cruden D.M. & Varnes D.J. (1996) – Landslides Types and Processes. Landslides: Investigation and Mitigation. In Turner A.K. & Schuster R.L. (Eds.) Transportation Research Board Special Report 247. National Academy Press, WA, 36-75. Galandini F. e Giraudi C. (1989) – La zona di Ovindoli – Piano di Pezza. In “Elementi di tettonica Pliocenico – Quaternaria ed indizi di sismicità olocenica nell’appennino laziale – abruzzese” , Guida all’escursione, Roma 31/5 – 2/6/1989. Giraudi C. (1998) – The late Quaternari geologic evolution of Campo Felice (Abruzzo, central Italy). Giornale di Geologia, serie 3, vol. 60, pp. 67-82. Giraudi C. (2001) – Nuovi dati sull’evoluzione tardo-pleistocenica ed olocenica di Campo Felice (l’Aquila – Abruzzo). Il Quaternario, Italian Journal of Quaternari Sciences, 14(1), pp. 47-54.

La Flora
Sambucus Ebulus L. – Foto realizzata con tecnica macro da Roberto Soldati

Campo Felice  è  un paradiso botanico con tante essenze di grande interesse, molti endemismi e specie molto rare. In primavera è una distesa sterminata di ranuncoli, genziane, viole, crochi, galium, leguminose e  una marea di altre specie che creano effetti cromatici splendidi in successione nel tempo. Alcune specie presenti sul territorio sono di grande interesse botanico. Alcune di queste sono assai vulnerabili e a rischio di estinzione.
Un esemplare di orchidea Dactylorhiza Sambucina (L.) Soò – foto realizzata con tecnica macro da Roberto Soldati
Molte sono le orchidee, bellissime, che fioriscono in certe zone dell’altopiano.Quando si pensa ad una orchidea si pensa sempre a qualche cosa di esotico, invece queste sono alla portata di “occhio”. Delle circa 20.000 specie esistenti quasi tutte sono nei tropici. In Italia ce ne sono circa 120, circa 70 in Abruzzo e 39 quelle determinate a Lucoli. Molte delle orchidee terricole per germinare hanno bisogno di essere micotizzate da funghi o sono simbionti a radici. La riproduzione in vaso di questi fiori, risulta purtroppo infruttuosa e nel massimo rispetto della natura è auspicabile non recidere queste meravigliose piante. Alcune di queste specie, in primavera, riempiono a migliaia interi prati e vallate creando palcoscenici spettacolari policromatici dal giallo al porpora, rosso o rosa con molte sfumature.
In  parte tratto da: http://www.lucoli.it/floradilucoli/Giardino_Botanico.html
Il “Tesoro Campo Felice” ora si chiama anche: 
AREA OMOGENEA DELLA NEVE 
Tanti anni fa, la Piana e le sue montagne non avevano conosciuto la mano dell’uomo, non erano stati costruiti gli impianti di Campo Felice. Il monte Orsello non era sfregiato con il collegamento della Piana all’Autostrada A 24. E soprattutto non si parlava del collegamento tra Campo Felice e l’Altipiano delle Rocche attraverso la costruzione della galleria. Ora la galleria è divenuta quasi realtà. Dopo polemiche, diatribe, interventi delle associazioni ecologiste, la galleria è quasi completata. Milletrecento metri di lunghezza con accessi stradali per duemilacinquecento metri, a breve unirà, due grandi pianure: l’Altipiano delle Rocche e Campo Felice. Costo stimato: venticinque milioni di euro. Nel mese di novembre 2009, ebbe luogo la cerimonia di inizio lavori con la presenza del Presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane e dei Sindaci dell’area. «Un’opera strategica, che la Provincia dell’Aquila ha sempre supportato», venne definita allora, ancora, «la valorizzazione della stazione sciistica di questa zona, credo, che sia una delle priorità per il nostro territorio». E pensare che è stata costruita proprio sotto la faglia, ma in molti hanno detto che non sarebbe stato un problema anche con eventuali terremoti. Addio silenzio, addio aria pulita, addio distese infinite senza, macchine: addio natura integra. Dopo la Galleria si è anche pensato al potenziamento degli impianti. Ma che attività sportiva sarà quella di effettuare con gli sci qualche centinaio di metri di discesa, dopo aver atteso un tempo infinito, in fila, per prendere un impianto di risalita? Attività sportiva da programmare per un innevamento sciabile che dura all’incirca da gennaio a febbraio: due soli mesi!
Ed ancora, proprio per lo scarso “sfruttamento” dell’altipiano nell’ottica sciistica si è cominciato a pensare anche ad un turismo estivo. E’ così che è stato commissionato all’università della Sapienza di Roma il Piano di sviluppo territoriale titolato “Ricostruzione di teritori” per l’Area Omogena della Neve.
Frontespizio della pubblicazione “RICOSTRUZIONE di TERRITORI” scritto dall’Università la Sapienza di Roma, facoltà di Architettura ed i cui testi sono stati prodotti da Lucina Caravaggi e da Cristina Imbroglini.
(Edizioni Alinea Editrice–Firenze).
Tale pubblicazione, si propone di ri-disegnare lo sviluppo futuro dell’area definita “omogenea”, e riguardante i Comuni che gravitano sull’altipiano di Campo Felice, si tratta di una sorta di Piano del territorio volto al rilancio degli interessi turistici dell’area, redatto all’indomani del sisma del 2009. Tra le molte cose trattate una più delle altre ci lascia perplessi: quella enunciata nel capitolo 3°, centrato sui “Conflitti tra conservazione e trasformazione”, un incipit iniziale, stigmatizza la volontà delle Amministrazioni locali di voler superare l’annoso conflitto tra conservazione e trasformazione, tra legittime esigenze di tutela ecologica e altrettanto legittime istanze di miglioramento sociale ed economico di cui sono portavoce i Comuni. Tutto esatto se la metrica di risoluzione del conflitto sarà paritaria.
Il Piano territoriale è stato naturalmente concepito sul cardine del turismo. Cioè di un turismo mordi e fuggi che lascia poco e niente, anzi sporca, inquina, disprezza, visto che non ha il tempo di amare il luogo ove viene svolto. Mancano i soldi per ricostruire i borghi distrutti dal terremoto e per promuovere progetti e attività di servizio sostenibili, che potrebbero far soggiornare più a lungo i turisti. Attività sostenibili che andrebbero soprattutto diffuse ed incoraggiate presso gli operatori economici locali attraverso iniziative formative e di reale “accompagnamento” economico. Invece, si liberalizzano altre progettualità, spesso creative, di mero interesse privato,  perchè non vincolate da Piani di Area, studiati strategicamente a tavolino da esperti nella disciplina e dagli Amministratori locali, che immaginino in modo lungimirante il futuro dei loro territori.
Il “Tesoro” Campo Felice a nostro parere non deve essere oggetto di cupidigia degli operatori economici, e quindi non deve essere “trasformato”, appartiene alla Comunità: a tutti ricordiamo i canoni fissati dalla “Convenzione Europea del Paesaggio”, per la quale “ il territorio va rispettato per come è percepito dalle popolazioni ed il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”, esso è la“componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale, nonché fondamento della loro identità”.
La nostra Associazione del territorio, ben piccola realtà, animata però da persone concrete, libere, non certo velleitarie, ma eticamente ancorate ai principi dei valori ambientali è convinta che si possa sviluppare una cultura tale che consenta di preservare il “Tesoro” Campo Felice dall’interesse speculativo degli imprenditori di turno, volti a massimizzare i guadagni ed a ridurre le azioni “mitigative” degli impatti ambientali ed anche dalla superata cultura di amministratori e politici, convinti che non si possa sviluppare se non si “costruisce” e si cementifica. Ed è per questo che non solo comunichiamo ma ci attiviamo anche su azioni concrete.
L’altopiano ed i rifiuti foto Fabrizio Soldati

L’Altopiano ed i rifiuti foto Fabrizio Soldati
Proseguendo in merito alla trattazione delle responsabilità umane a dispregio del valore ambientale dell’Altopiano, ricordiamo un fatto di cronaca, quello relativo alla discarica abusiva scoperta a ridosso della seggiovia denominata Campo Felice, sotto il pilone nr 3., nella stessa circostanza veniva individuato un altro deposito di materiale inquinante, che si è definito pericoloso per la falda acquifera. Il Sostituto Procuratore Simonetta Ciccarelli, la Polizia Forestale, i Carabinieri, i Vigili del Nucleo biologico chimico radiologico, sono intervenuti per individuare la pericolosità dei materiali sepolti e l’eventuale presenza di altri depositi. I giornali tacciono, al momento, sui risultati dell’inchiesta. E’ chiaro che la discarica è il frutto della costruzione degli impianti e della scarsa coscienza ambientale ed umana di chi li realizzò.
La parola chiave è: COSCIENZA AMBIENTALE
Vogliamo lanciare degli spunti di pensiero in questo piccolo summa “edizione blog”, relativo a Campo Felice.
L’ecologismo del Ventesimo secolo ha avuto il grosso difetto di parlare alla gente per simboli e per paure. Da un lato i simboli non consentivano di ottenere risultati concreti perché spesso, mentre si salvava un albero plurisecolare (di cui, alla stragrande maggioranza della popolazione, importava comunque poco), magari alle proprie spalle veniva distrutta una foresta amazzonica o nostrana (miopia ecologista?); dall’altro le paure avevano un’azione prettamente negativa, di veto, senza che fossero proposte valide alternative, con il risultato che una cospicua parte dell’opinione pubblica, per ragioni varie, non le prendeva assolutamente in considerazione.
Una coscienza ambientale moderna non può che passare attraverso il concetto di antropentropia, una grandezza che può misurare oggettivamente il livello di invasione della natura da parte dell’uomo. Parliamo forse da marziani?  Scopo di una moderna coscienza ambientale sarebbe quindi il controllo dell’antropentropia. Ovviamente non è pensabile che si possa affidare un controllo così importante solo al singolo individuo (che comunque deve fare la sua parte); come per la Legge e la solidarietà, debbono essere coinvolte le Istituzioni: le Amministrazioni locali, direttamente responsabilizzate sulla predisposizione di Piani di Area, il Governo Nazionale ed ogni autorità preposta, ognuno per la sua sfera di competenza dovrà farsi carico di mediare sugli egoismi individuali, cercando quell’equilibrio fra uomo e natura che offra i migliori risultati possibili.
Occorre entrare in una nuova dimensione personale e sociale dove vengano messe in discussione molte scelte che in passato erano ritenute corrette. Occorrerebbe pensare anche ad una “ecologia umana” espressione usata da Giovanni Paolo II, che ne parlò nella Centesimus annus. Non esiste solo l’ecosistema, anche l’uomo ha una sua natura ed anche i rapporti sociali, prima di tutto quelli familiari, hanno una loro natura che va rispettata. La tesi del Pontefice era, che, quando si procurano danni di natura ambientale il motivo ultimo è che si è alterato qualcosa nell’ecologia umana, nel corretto funzionamento dei rapporti sociali. Ogni ferita all’ecologia umana comporta anche un danno per l’ambiente.
Occorre puntare sui giovani del territorio che ne costituiscono il suo futuro e sviluppare in loro l’interesse verso le tematiche ecologiche: è il solo modo che abbiamo per creare una coscienza civile ed ambientale che aiuterà a salvare Lucoli, già attraverso la sensibilità e l’azione di chi lo vive. Gli strumenti per coinvolgerli sono tanti, le iniziative possibili anche. Perciò è importante informarsi, parlarne, come facciamo noi da queste pagine, e capire cosa succede, qual è la realtà, quali sono i cambiamenti, così da poter essere pronti e aperti ad una riforma etico-ambientalista della società in chiave propositiva e sensibile.
Si può anche cominciare da atti formali. Un adeguato PIANO di AREA per singolo territorio e per l’intera “Area Omogenea” volto a preservare e valorizzare, in ottica sostenibile, le risorse ambientali dell’Altipiano. Una MAPPA DEI VALORI condivisi e non solo degli interessi sfruttabili. Non si costruisce sviluppo senza regole e senza una cultura del territorio: il “Far West” di antica memoria americana ci insegna che molte risorse primarie sono state depredate ed estinte.
Tante le soluzioni per i piccoli passi che sviluppano sensibilità e fidelizzano il turista: ad esempio lo studio di una cartellonistica che illustri ai visitatori di Campo Felice l’ambiente in cui si trovano e/o che solleciti comportamenti appropriati e non devastanti. Un altro esempio: l’apposizione di un numero maggiore di cestini per i rifiuti, da mantenere poi, puliti. L’istituzionalizzazione di attività di pulizia e bonifica periodiche dell’area, anche a carattere volontario (in questo caso da intendersi non come  un surrogato di un servizio comunale doveroso); a riguardo non ringrazieremo mai abbastanza colui che lo scorso anno, di sua iniziativa, ripulì gran parte della Piana da residui ferrosi, con il solo supporto di un mezzo comunale per il trasporto degli stessi. 
Ci domandiamo come mai i Comuni dell’Area Omogenea non si attivino per ripulire “omogeneamente” l’Altopiano ciascuno per sua competenza amministrativa.
Potremmo parlare di tanto altro ancora, ma sfiniremmo il nostro lettore, se non lo abbiamo già fatto. Grazie dell’attenzione. Se fossimo riusciti a farvi immaginare e concretamente percepire, nella realtà di quanto trattato, il grande “TESORO” che costituisce l’Altopiano di Campo Felice ed a farvi sentire un poco come suoi difensori ideali, avremmo svolto un buon servizio alla Comunità.
27 Gennaio 2012 2 comments
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

WHY THIS COMMITMENT TO THE RESTORATION OF ORGAN OF THE ABBEY OF ST JOHN THE BAPTIST?

by Amministratore 26 Gennaio 2012
The date of the construction of the organ, 1569 is sufficient to establish the principle that guides our commitment.
If one were to think of the oldest organ in the world, that of the Church of Notre-Dame of Valere in Sion (Switzerland) which was, according to research conducted by Dr. Friedrich Jacob, built between 1400 and 1436, the historical value of this precious art object is immediately evident.
Very few old organs are preserved in Italy. We have the tools made for the Basilica of San Petronio in Bologna (1471-75 Lorenzo da Prato, and Malamini of 1596), a series of Antegnati, all preserved in northern Italy and manufactured in the second half of the sixteenth century, but not one complete organ from the sixteenth century, whose parts are preserved, and which integrate the phonic structure with the mechanics. Among all of these, the organ of Lucoli turns out to be one of the oldest, certainly the oldest in Abruzzo. To these are added other organs built in the seventeenth century (that of the Basilica of Collemaggio in l’Aquila), but in most cases, the tools were significantly compromised and modified by subsequent interventions put in place especially during the eighteenth century.
The instrument of Lucoli, although in poor condition and missing metal and wooden pipes, has not been defaced or altered in a way which has distorted the original structure and its original appearance.
It is very rare to find to find an instrument in this condition. A situation that makes it even more interesting to restore.
the top of the magnificent wooden case with the crest of the University of Lucoli
To the historic and artistic value of the organ you must add a value which is purely scientific. The restoration will gain invaluable information regarding the building of organs in Abruzzo in the fifteen century.
It should also not be forgotten that the original function and purpose of the organ instrument created and placed in the church was to enrich the liturgical ceremonies with its sound to give praise to God. This will be the first of the functions that will be retrieved once the instrument is restored. Proper decorum and proper solemnity will return to the liturgical ceremonies that regularly take place in the Abbey. Of course, the restoration of the instrument will also promote and encourage concert activity. It has, in fact, two purposes. To revitalize the area with the arrival of the public from the neighboring towns and to provide organists, especially young people, with an instrument where they can study and perfect the literature of sixteenth-century Italian organ musics.
The current condition of mechanisms: the wind-chest
Foreign friends who have known and loved the beauty of the Lucoli land, help us in this work of research funds to restore the organ of the St. John the Baptist Abbey, this could be a great opportunity to aggregate youth and for cultural development.
NoiXLucoli Onlus
Legal Representative
Emanuela Mariani
26 Gennaio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

PRESEPE DI PIAGGIA E CASAVECCHIA RUBATE LE STATUINE DI GESU’, GIUSEPPE E MARIA. I SOLITI VANDALI, SEMPRE IGNOTI, IN AZIONE.

by Amministratore 6 Gennaio 2012

Il presepe di Casavecchia
Leggiamo da Abruzzoweb di oggi: “furto di presepe nella frazione Casavecchia del Comune aquilano di Lucoli. I ladri hanno rubato dalla natività le statuine di Gesù, San Giuseppe e Maria. I protagonisti del presepe, grandi circa 30 centimetri, al momento vengono cercate in paese, ma non è escluso che le statuine siano state portate in un’altra zona. Non si sa se si sia trattato di una ragazzata o di un inutile gesto vandalico che ha rovinato la tranquillità del borgo aquilano”.
J’AU REFATTU!
Certo che a Lucoli cominciano a verificarsi diversi “vandalismi”.
Sono state le stesse persone che hanno fatto i danni a Colle di Lucoli il 4 gennaio del 2011?
Oppure quelle che hanno rotto la recinzione del Giardino della Memoria il 18 agosto 2011?
Qual’è il messaggio che i responsabili ci vogliono dare? Dobbiamo capirlo altrimenti è inutile che compiono tali azioni. Di malessere sociale, noia, cattiveria, gusto della bravata, politico, areligioso o che altro?
Eppure sembrerebbe esserci un minimo comun denominatore: i soliti vandali sempre ignoti di Lucoli  si accaniscono contro ciò che è simbolico, etico, religioso, comunitario, semplice, dove solo la gente comune è interessata. Colpiscono ciò che la gente di buona volontà cerca di costruire insieme, tessendo la faticosa tela del convivere sociale seguendo l’ordito dei suoi valori civili.
Non è semplice dopo il terremoto, ritrovarsi e collaborare insieme verso un risultato condiviso concepito per il bene comune, che magari cerca di fare cultura o di costruire una tradizione.

Esprimiamo solidarietà alle Amiche del Presepe di Piaggia e Casavecchia.
Ringraziamo l’autore del filmato sul Presepe, ripreso da Youtube, che riportiamo nell’articolo.
Il Presepe di Casavecchia ha partecipato alla sesta edizione de La Strada dei Presepi di Tornimparte.
Si è qualificato nella graduatoria della sezione esterna al territorio di Tornimparte. Vi riportiamo le note di graduatoria.
Il Presepe più Bello è stato quello di Fontana di S. Lorenzo di Marruci: «Ambientato in un vecchio lavatoio, sceglie con il recupero dei luoghi, con il ricordo delle genti che lo popolarono, il mondo di Greccio, evoca con gli oggetti, con i versi e le parole, i personaggi antichi del presepe. Tutto intorno parla di un uomo, non solo del bambino di Betlem, ma di tutti quegli uomini, pastori e contadini che vissero questa aspra terra e che per primi visitarono quella grotta.
La Migliore Rispondenza Storica è stata quella della Parrocchia di S. Sisto «per aver saputo rivivere e reinterpretare l’intero percorso della natività, attraverso una rilettura dei brani del vangelo ad essa collegati. Il tutto viene riproposto in un presepe brillantemente diviso in 4 scene, ognuna accompagnata da contenuto evangelico e, fatto ancor più importante, nell’ultima scena appare la risposta alle precedenti domande,”il Cristo Salvatore dell’umanità”.
Il più Originale è risultato quello de le Amiche del Presepe Piaggia di Lucoli. «I temi iconografici del Natale, scaldano questo angolo di territorio, i muri e le strade del paese e guidano all’ingresso della natività. Questa, di grande impatto scenografico, sa cogliere l’essenza del paesaggio e della vallata dai forti declivi pedemontani, dalla maestosità delle montagne, al mestiere anticamente preminente dei luoghi. Tutte piccole opere d’arte che condiscono di meravigliosa sorpresa tutta la scena.
La Migliore Realizzazione è quella di Giuseppina Narducci nella Chiesa di Vigliano: «Sviluppa i temi dell’avvento, con scene ispirate ai passi delle scritture, su un paesaggio orientale e mirabile cielo Bizantino. Per la perfetta realizzazione dell’insieme e la grande cura nei particolari sia nella costruzione dei villaggi,  nella colorazione della grotta della Natività e sia per allestimento, la maestosità e la perfezione nella costruzione delle varie parti, da quelle naturali a quelle urbanizzate, della scena».

http://www.ilcapoluogo.it/News/Eventi/Tornimparte-i-vincitori-della-sesta-edizione-de-La-Strada-dei-Presepi-74962

6 Gennaio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

LE TRADIZIONI DI LUCOLI: 31 DICEMBRE A VADO LUCOLI

by Amministratore 1 Gennaio 2012
La Chiesa di San Michele e lo stradello illuminato dalle torce
L’altare delle Chiesa. Il “Paliotto di Lucoli” con le maioliche rimaste e custodite al Museo Nazionale dell’Aquila è simbolicamente tornato sull’altare per il quale fu costruito nel 1713 da Saverio Antonio Grue, ceramista di Castelli.
Le foto sono state gentilmente concesse dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell’Abruzzo

Finita la Santa Messa si prepara la fiaccolata per la discesa a Vado Lucoli

Neve ghiacciata e percorso accidentato, grande prova, ma miracolosamente tutti sono arrivati salvi a Vado Lucoli

L’anno vecchio viene bruciato e mai più ritornerà

Tutte gli eventi brutti dell’anno bruciano simbolicamente con il fantoccio

Tante le persone presenti

Il fuoco del fantoccio dell’anno vecchio ci ricorda una bellissima poesia di Francesco Di Gregorio: “La Limbarda” che dedichiamo a tutti i lettori di questo blog, affinchè la fiamma del camino riscaldi il cuore di ognuno per il nuovo anno.
La Limbarda (la fiamma del camino)

Vicinu alla limbarda quann’è ssera
gni ttandu me ngucuglio a rescallamme,
me bbasta ‘nu momendo pé scrollamme
de st’aria fredda che gni ddone fera.
Ma nò nte oglio bbene pé stu fattu
fiammella che scupjitti a gliu caminu!
Tu me rescalli ncore ‘nu suspiru
‘nu sogno conzervatu sembre ntattu.
E’ vvero che la mota t’à cassata;
sò stufe d’ogni fforma e de la manera
che scallanu ‘ggi giorno gni ccasata;
ma quanno ch’è dd’inverno e vvè la sera
soio vicinu a tti, limbarda amata,
me ss’arrappiccia ncore poca spera.
Poesia di Francesco Di Gregorio, La Limbarda, versi dialettali 1960-1966. La Bodoniana Tipografica L’Aquila 1970.
1 Gennaio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

LE TRADIZIONI DI LUCOLI: 31 DICEMBRE, TUTTI ALLA CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO A VADO LUCOLI

by Amministratore 29 Dicembre 2011
Bellissimo filmato realizzato nel 2006 da Que Nova News sull’evento

La Chiesa di San Michele Arcangelo di notte

Sono più di dieci anni che l’Associazione Amici di San Michele di Vado Lucoli, insieme al Parroco per gli aspetti religiosi, organizzano questo evento suggestivo, prima la Santa Messa nella piccola Chiesa sulla collina e poi, per la discesa, una fiaccolata. Al ritorno nella Frazione, sulla piazza di Vado Lucoli, verrà bruciato in un falò un fantoccio che rappresenta l’anno passato.
Quest’anno i soci hanno lavorato per ripristinare lo stradello di accesso sulla collina invaso da rovi e pietre ed anche per costruire una staccionata di sicurezza; l’amore per questo luogo di culto e di grande bellezza paesaggistica ha catalizzato molte braccia per questa attività comunitaria, NoiXLucoli Onlus ha partecipato volentieri a qualche fase di lavoro.
La manifestazione è suggestiva e senz’altro ha radici lontane, i partecipanti attivi alla Messa ed alla processione del ritorno, in quei momenti si sentono protagonisti di una vita diversa, si sentono parte di una Comunità come un anello di una catena che li unisce al vecchio e li proietta al nuovo. Questa dimensione sentimentale è ricordata ancora oggi in molti paesi dell’Abruzzo dove, per la forte emigrazione non c’e piu un ricambio generazionale e molti anziani si sentono defraudati del futuro perchè non vedono piu il ripetersi di riti antichi: le fiaccole  nessuno le accende più, anche se sono ben vive nei loro ricordi di gioventù.
La tradizione di questo evento coltivata dagli Amici di San Michele costituisce un bene culturale locale da salvaguardare e da proteggere, poliforme e straordinariamente fragile, trattandosi di un patrimonio non soltanto oggettuale ma largamente spirituale.

L’attività organizzata ogni anno il 31 dicembre alimenta un bene comune che merita di essere partecipato da più persone possibili, proprio per costruire il senso della Comunità locale, minacciata come tante altre, dalla massificazione.
La fiaccolata del ritorno, su di un terreno impervio, ha tante valenze antropologiche arcaiche: il fuoco nelle sue molteplici sfaccettature brucia, scalda, purifica, propizia, trasforma, distrugge, cancella, attira, ricrea, concentra, allontana, consuma, ispira, da energia, feconda, trasmuta, fonde, ma illumina anche il mondo, l’anima e la mente. Il fuoco ha una valenza molto contrastante, è utile ed è devastante, è santo ed e maledetto, illumina ma si disperde nel buio, scende dal cielo e riempie l’inferno. Il fuoco fonde i contrari. Il fuoco è considerato il mediatore tra il divino e l’umano per questo è stato usato in tutti i sacrifici agli dei ed è divenuto il simbolo della presenza divina.
Nell’Aquilano era vivo nella tradizione delle feste natalizie l’uso della “‘ntossa”, è probabile che anche a Lucoli fosse presente e, le fiaccole di oggi, sono le eredi di questa. Ogni famiglia preparava la tradizionale torcia che vieniva ricavata munendosi di una cerquotta, ossia tagliando una piccola quercia ricavandone dal tronco dritto un grosso bastone della lunghezza minima di 150 cm, la cui sommità viniva aperta ad imbuto e inzeppata di altro legno fino a formarne una grossa estremità, che veniva fatta seccare in attesa della vigilia di Natale. Dato fuoco alle `ntosse, le famiglie, guidate dal piu giovane che portava in mano la caratteristica fiaccola, si avviano alla funzione religiosa. Giunti nei pressi della chiesa, le `ntosse venivano ammucchiate tutte in un punto in mezzo alla piazza del paese così da formare un ulteriore falò (tradizione citata per San Giovanni Valleroveto AQ).
Si cita per interessanti approfondimenti l’opera di ricerca di Gabriele Tardio “I fuochi rituali nell’Italia centromeridionale“, in questo studio è anche riportata la tradizione lucolana del 31 dicembre realizzata a Vado Lucoli.
29 Dicembre 2011 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

TRAVEL NOTES ABOUT LUCOLI BY GILLIAN & DAN NEVERS – Memorie di viaggio dal Wisconsin

by Amministratore 28 Dicembre 2011
We first went to Lucoli several years ago to meet our new friends, Fabrizio and Emanuela, for Sunday lunch.  My son drove us out from L’Aquila. The road wound up into the hills and we were, very soon, in a beautiful verdant place.  I was struck by how quiet the world became just a few miles from the city.    After a long and delicious lunch in the Macondo Restaurant, that hugged the side of the road, in one of the small villages that make up Lucoli, we stopped at our friends family home.  There, we climbed down a small incline to pick apples from trees in a little orchard overlooking a beautiful valley.  Across the garden, we heard a dog bark as it kept a group of sheep together. 
We did not return to Lucoli until 2010, a year after the earthquake.  The land was still beautiful, although now achingly so, as it was marked by destruction.  Whole towns lay in rubble, and so many buildings were boarded up and closed to inhabitants.   
On that trip, I visited the Abby of St. John the Baptist and wondered if it would be possible to restore the damage that had been done to it.  There was a mass taking place outside the Abby, and the lovely space where the Garden of Memory now is was filled with hundreds of Abruzzesi  Communion went on for what seemed like forever. Priests were stationed throughout the grounds, and a procession of the faithful moved silently toward them to the sound of otherworldly singing.  I knew then that the Abby, as well as the whole of Lucoli, would some day be restored.  
That night,  Dan and I marveled at how wonderful it was to see so many stars in the black sky.  We fell asleep to the song of a nightingale.  Sometime towards morning, an owl called. 
The meanings of the earthquake illustrated by objects placed on the window of the closed Church of the Blessed Cristina: candles to listen to the prayers, flowers, a safety helmet to protect from the earthquake, rosettes, there is a world of thoughts to be discovered in this place

Gillian e suo marito Dan Nevers sono americani del Wisconsin, hanno adottato un albero degli antichi pomari autoctoni del Giardino della Memoria come testimonianza dei loro sentimenti verso la Comunità abruzzese colpita dal terremoto, ci hanno scritto una bella testimonianza del loro viaggio a Lucoli che pubblichiamo.
Li ringraziamo del loro amore per Lucoli e li aspettiamo di nuovo, la prossima estate, per fargli provare altre indimenticabili esperienze di viaggio in questo territorio bellissimo.
Un tramonto estivo foto di Gillian Nevers
28 Dicembre 2011 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • 1
  • …
  • 13
  • 14
  • 15
  • 16
  • 17
  • 18

Articoli recenti

  • UN NUOVO EVENTO DI CULTURA SOTTO GLI ALBERI
  • I BENI COMUNI CHE VENGONO DANNEGGIATI
  • Conservazione agrobiodiversità – banche del germoplasma
  • IL SESTO APPUNTAMENTO DI CULTURA SOTTO GLI ALBERI
  • GIORNATA NAZIONALE DELLA BIODIVERSITA’ DI INTERESSE AGRICOLO E ALIMENTARE

Commenti recenti

  1. Noi x lucoli su CIELI BLU DOMENICO
  2. Noi x lucoli su “Prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro”: il Giardino della Memoria di Lucoli è questo luogo
  3. fabrizio soldati su NON ESISTONO IL BUONO NE’ IL CATTIVO, SIAMO TUTTI MARTIRI E TUTTI BOIA. E’ L’UMANITA’ CHE E’ FATTA COSI’.
  4. Unknown su GLI ALBERI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: IL MELO A CIPOLLA
  5. amministratore su PER LA RICORRENZA DEL DODICESIMO ANNIVERSARIO DEL SISMA DEL 2009 FESTEGGEREMO CON IL RICONOSCIMENTO DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI COME SITO DI CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITA’ DI INTERESSE AGRICOLO ED ALIMENTARE

Categories

Designed by moidesigner.com


Back To Top
NOI X LUCOLI
  • Home
  • Chi siamo
  • Il Giardino della Memoria
    • Agricoltori custodi
    • I frutti antichi
    • Attività
    • Adozioni
  • territorio
    • Ambiente
    • Comunità
    • Archivio fotografico storico
  • Foto
  • Video
  • Blog
  • Contatti