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LA COLOMBA BIANCA DEL PARROCO DELL’ABBAZIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

by Amministratore 26 Dicembre 2011
Colombe: miniatura del bestiario medioevale intitolato “Fisiologo”

La colomba del Parroco – foto di Gianni Soldati

Le colombe inizialmente erano due: una non c’è più vittima di possibili predatori, animali ed umani (visto che a Lucoli la caccia è un’attività molto praticata).
Il senso biblico della colomba che forse il Parroco dell’Abbazia di San Giovanni Battista voleva evocare ci arriva comunque alla mente anche con uno solo di questi animali.
La colomba bianca è il simbolo di San Giovanni Battista, il precursore di Cristo, del quale egli stesso dice “in Verità vi dico, fra quanti sono nati di donna, non è mai esistito nessuno più grande di Giovanni Battista” (Lc. 16, 16).
C’è un testo antichissimo: il  “Fisiologo” che codifica i significati degli animali. In esso sono raccontate tutte le nature degli animali, che l’uomo deve conoscere affinché ne possa trarre esempi di religione e di fede. Dalla versione più antica di questo testo, scritta in greco nel II-III secolo dC, ne deriveranno diverse e successive in latino. Da questo testo riportiamo alcuni spunti sulle colombe.  Isidoro di Siviglia (VII sec. dC) nel suo Ethymologiae, fa derivare il nome di questo uccello dal suo collo, che cambia colore ogni volta che gira. Lo descrive come un uccello mansueto, che frequenta le case degli uomini. Gli antichi le chiamavano “uccelli di Venere”, perché frequentano assiduamente il nido e stimolano l’amore coi baci, ma sono anche caste, perché si accoppiano una volta sola. A proposito delle colombe è raccontata un’altra storia: c’è un albero in India il cui frutto è dolcissimo e gradevole. Le colombe amano riposarsi su questo albero e nutrirsi dei suoi frutti. Ma in questa storia c’è anche un drago, che è tanto temuto dalle colombe quanto questi teme l’albero, al punto che non osa avvicinarsi nemmeno alla sua ombra. Così, per insidiare le colombe, osserva l’albero: se proietta la sua ombra a destra, lui si sposta a sinistra e viceversa. Così le colombe, che temono il drago e conoscono la sua paura, stanno protette fra i suoi rami, sempre nella parte in ombra. A volte capita che qualcuna si sposti, solo allora il drago approfitta e la divora. L’albero è il Signore ed i fedeli sono le colombe, l’ombra dell’albero è lo Spirito santo, infatti l’arcangelo Gabriele dice alla Vergine: “ lo Spirito  Santo verrà sopra di te e la potenza dell’altissimo ti coprirà della sua ombra” (Lc. 1, 35). Il messaggio morale contenuto nella storia è rivolto dunque al cristiano che deve perseverare nella fede di Dio e nella Chiesa e deve fare attenzione a non essere sorpreso fuori dall’albero (non cadere in tentazioni, non peccare), altrimenti il drago (diavolo) subito lo divorerà, come successe a Giuda.
Le nostre vite fatte di mille incombenze che scaturiscono da necessità materiali che ci affannano e ci lasciano poco tempo per pensare ed osservare, non si giovano spesso di riflessioni sul significato religioso di una colomba e sul senso della sua bellezza su di un terreno innevato o su di un albero scheletrico, spogliato dal freddo inverno.
La vita dei sacerdoti, invece è fatta anche di studio, necessità che nasce dal silenzio, di cui è come una prosecuzione. Molta gente penserà che non è necessario studiare quando non ci sono più esami da dare, traguardi da raggiungere, quando premono attività e necessità, quando le comunità pastorali esigono tempo. Lo studio e la meditazione possono sembrare un’assenza di carità, che sottrae i sacerdoti alle ferite urgenti delle persone. Lo studio, invece, per un sacerdote è un lavoro che permette di assimilare quella scienza di Cristo e quella scienza dell’uomo che costituiscono il livello più alto e più interessante della conoscenza.
E’ per questo sapere  ecclesiastico che le colombe  sono arrivate a Lucoli e volavano sul cielo dell’Abbazia, differenziandosi con stupore dell’osservatore dal nero delle molte cornacchie, perchè traducevano con la loro vita ciò che le scritture avevano stabilito, per dare anche un messaggio ai frettolosi contemporanei.
E’ Natale e la colomba del Parroco, immortalata dalla macchina fotografica in una giornata invernale, ci ha donato il suo messaggio di morale cristiana oltre ad una sensazione di pura bellezza visiva per tutti i non credenti.
La colomba con alle spalle il campanile della Chiesa della Beata Cristina
26 Dicembre 2011 0 comment
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NUOVE E BELLE TRADIZIONI CHE NASCONO A LUCOLI. IL PRESEPE DI CASAVECCHIA.

by Amministratore 24 Dicembre 2011
E’ qualche anno che nel piccolo giardino di Casavecchia viene realizzato da adulti e bambini un bel presepe, attività corale comunitaria di rara manifestazione a Lucoli: protagonisti gli “Amici del presepe di Casavecchia”.
Il presepe allieta gli abitanti della Frazione ma anche tutti i passanti che trovano nel locale di Macondo un riferimento di ristoro nel paese e costituisce una manifestazione religiosa ed artistica originale.
Il presepe di Casavecchia realizzato dagli “Amici del presepe di Casavecchia”
La tradizione del presepe: il presepio come lo vediamo rappresentare ancor oggi nasce secondo la tradizione dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme coinvolgendo il popolo nella rievocazione che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223, episodio rappresentato poi magistralmente da Giotto nell’affresco della Basilica Superiore di Assisi. Primo esempio di presepe inanimato è invece quello che Arnolfo di Carnbio scolpirà nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma. Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti producono statue di legno o terracotta che sistemano davanti a una pittura riproducente un paesaggio come sfondo alla scena della Natività, il tutto collocato all’interno delle chiese. Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di Borbone e nel resto degli Stati italiani.
Sono belle le parole del Papa Benedetto XVI sul presepe: “Costruire il Presepe in casa può rivelarsi un modo semplice, ma efficace di presentare la fede per trasmetterla ai propri figli. Il Presepe ci aiuta a contemplare il mistero dell’amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme. San Francesco d’Assisi fu così preso dal mistero dell’Incarnazione che volle riproporlo a Greccio nel Presepe vivente, divenendo il tal modo iniziatore di una lunga tradizione popolare che ancor oggi conserva il suo valore per l’evangelizzazione. Il Presepe può infatti aiutarci a capire il segreto del vero Natale, perché parla dell’umiltà e della bontà misericordiosa di Cristo, il quale “da ricco che era, si è fatto povero” (2 Cor 8,9) per noi. La sua povertà arricchisce chi la abbraccia e il Natale reca gioia e pace a coloro che, come i pastori a Betlemme, accolgono le parole dell’angelo: “Questo per voi il segno: un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,12). Questo rimane il segno, anche per noi, uomini e donne del Duemila. Non c’è altro Natale“.
Con queste bellissime parole ringraziamo gli “Amici del presepe di Casavecchia” per ciò che hanno fatto anche per noi, riscaldandoci il cuore ricordandoci il senso della pace tra gli uomini.
24 Dicembre 2011 0 comment
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GATTI TERREMOTATI E…… GATTI NATALIZI……

by Amministratore 22 Dicembre 2011
Colle di Lucoli subito dopo il sisma del 2009: un gatto sbigottito
http://www.cartoline.it/pics/natalea012.swf

Nella Frazione di Colle di Lucoli oltre alla Famiglia Giardini che vi risiede, sono rimasti solo i gatti, che fuggono impauriti allo sfrecciare delle macchine, perchè Corso Visconti è come se fosse un’autostrada…….(ci chiediamo se non fosse zona rossa in qualche sua parte).
I Gatti del Colle vivono, abbastanza affamati, infreddoliti ed inselvatichiti, aspettando il fine settimana e qualcuno premuroso che gli porti del cibo.
Sono i più fedeli abitanti di questa Frazione e forse ancora non capiscono perchè in giro non si veda più nessuno, magari i padroni o i nemici di un tempo (veniva infatti praticato un controllo delle nascite, ahinoi, delle vite già mature….. di tipo “nazista”).
Continuiamo a dispensare auguri natalizi inconsueti a chi non li ha mai avuti e regaliamo un pensiero affettuoso (e croccantini natalizi) a questi animali inconsapevolmente colpiti dal terremoto.
Dedichiamo un Buon Natale felino anche a loro: cliccate sul link!
22 Dicembre 2011 0 comment
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Some Lucoli’s memories by Alan Turner – New York.

by Amministratore 12 Dicembre 2011
Colle di Lucoli una finestra dedicata alla Madonna – Foto di Alan Turner
Our first trip to Lucoli was on New Year’s Day 2008, my memory was of a beautiful and rugged landscape.  It later snowed and we feared getting stuck  in Lucoli and so drove back to Rome in a beautiful gentle snow storm.  I vividly remember returning to Lucoli after the earthquake, in 2010.  We drove around with Fabrizio and Tony. The devastation was  overwhelming. Towns and villages were reduced to rubble but the  landscape was still ruggedly beautiful. I felt that the resilience of  Lucoli and the surrounding area would enable it to survive, and to  prosper. I felt that resilience in the good nature of the people  whom I met.
In 2011 I returned again and saw the ruins of the magnificent Abby which I am sure will be restored. I saw as well the memory garden  which Fabrizio and Emanuela constructed in many instances with their
own hands. Resilient Lucoli will survive and prosper. How could it not?
Alan Turner currently lives and works in New York City. A Bronx native and graduate of the University of California, Berkeley, Turner has exhibited in the United States and internationally at galleries in New York and Europe. His work is also in such major museums as The Metropolitan Museum of Art, MoMA, The Whitney Museum of American Art, and the Museum of Fine Art in Boston, Massachusetts.
Le opere di Alan Turner sono esposte: 
Addison Museum of American Art, Andover, MA. ARCO Center for the Visual Arts , Atlantic Richfield, Los Angeles, CA. Australian National Bank, Canberra, Australia. Bank of America, San Francisco, CA. Centerre Bank and Trust Co., St. Louis, MO. Cigna Corporation, Hartford, CT. Continental Bank of Chicago, Chicago, IL. Denver Art Museum, Denver, CO. Fried, Frank, Harris, Schriver & Jacobson, New York, NY. Goldman-Sachs, New York, NY. Green Point Corp., New York, NY. Hayden Gallery, Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, MA. Hebrew Home for the Aged, Riverdale, NY. JP Morgan Chase Bank, New York, NY. Minneapolis Institute of Art, Minneapolis, MN. Museum of Fine Art, Boston. A. Museum of Fine Arts, Houston, Texas. Museum of Modern Art, New York, NY. Neuberger and Berman, New York, NY. New York Public Library, New York, NY. Ohio University, Athens, OH. Prudential Insurance Co., Newark, NJ. Southeast Banking Corp., Miami, FL. Third National Bank & Trust Co., Dayton, OH. Wertheim & Co., New York, NY. Whitney Museum of American Art, New York, NY. Hood Museum of Art at Dartmouth College
Metropolitan Museum of Art, NY. Southeast Banking Corp., Miami, FL.
Alan Turner è un pittore americano che ha imparato ad amare Lucoli e che ha sostenuto il Giardino della Memoria adottando un albero. Ci ha regalato alcune sue impressioni di viaggio ed una bella foto da lui scattata a Colle.
Un acquarello di Alan Turner
Turner sarà di nuovo in Italia nel prossimo mese di gennaio 2012, senz’altro vorrà ritrovare i paesaggi di Lucoli, che osserva sempre in modo attentissimo, cogliendo, come solo un artista sa fare, la bellezza di particolari che sfuggono ai più.
Alan Turner è stato uno dei primi a credere nel Memoriale già dal 2010
12 Dicembre 2011 0 comment
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Ma il lupo fotografato a Campofelice lo saprà tutto quello che si dice di lui?

by Amministratore 8 Dicembre 2011
Un esemplare di lupo dall’aria spaventata fotografato a Campofelice
foto di Edoardo Di Carlo

Il Lupo italiano era stato in passato ascritto alla sottospecie italicus, ma recenti indagini genetiche hanno smentito la validità di tale sottospecie. Lupo e cane (Canis lupus familiaris) appartengono alla stessa specie polimorfica e sono quindi tra loro interfecondi.
Distribuzione Geografica del Lupo in Italia sugli AppenniniDistribuzione geografica del Lupo in Italia.

Il Lupo è uno dei mammiferi selvatici con la distribuzione geografica più estesa. L’areale originario, infatti, interessava gran parte dell’emisfero settentrionale e comprendeva l’intero continente nord-americano ed eurasiatico. In seguito alla persecuzione operata dall’uomo, ha progressivamente ridotto il suo areale, fino a risultare estinto, nel secolo scorso, da tutta l’Europa centrale e settentrionale.
Un quadro articolato e completo della evoluzione del popolamento di lupo in Italia è quello presentato nella relazione introduttiva “Evoluzione della popolazione di lupo in Italia dal 1900 ad oggi” al Convegno di Sanremo (30 novembre 2000, “Grandi carnivori e attività umane: come gestire i conflitti”).

Status e Conservazione del Lupo in Italia.

Nonostante il numero di lupi in Italia abbia mostrato negli ultimi decenni un costante e progressivo aumento, la specie resta minacciata per la limitata consistenza complessiva della popolazione presente nelle montagne dell’ Italia, che è stimata in 400-500 individui. Il principale fattore di minaccia è rappresentato dalla persecuzione diretta operata dall’uomo. Attualmente si stima che 50-70 lupi vengano uccisi illegalmente ogni anno, con un impatto sulla popolazione superiore al 10%.

Ecologica e etologia del Lupo.

L’adattabilità del Lupo è anche legata al carattere opportunistico della sua dieta; questo carnivoro infatti, oltre a predare mammiferi selvatici e domestici di dimensioni molto variabili, si ciba di carcasse, rifiuti, e limitate quantità di frutta. Questo predatore è caratterizzato da bassissime densità, determinate dall’organizzazione sociale: vive in piccoli gruppi familiari, di solito formati da una coppia di adulti con la prole, all’interno di un territorio che viene difeso dai conspecifici. Le limitate dimensioni dei gruppi (2-7 individui) e le amplissime dimensioni dei territori determinano densità medie di 1-3,5 individui/100 Km2.
Il lupo è protetto da tempo anche dal progetto “Life Wolfnet”: esso è promosso da Parco Nazionale della Majella, Parco Nazionale del Pollino, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi – Monte Falterona e Campigna, Provincia dell’Aquila, Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Tosca, Legambiente, insieme hanno proprio il compito di combattere quei fattori che possono essere rischiosi per il lupo, attraverso dei programmi che migliorino anche il contesto in cui l’animale vive e limitando i danni che possano essergli arrecati.
Il lupo nei tempi: cosa pensavano di lui …..
Benché il significato simbolico di tale animale sia generalmente legato al male, alla distruzione e all’ingordigia, le sue qualità di fierezza possono anche assumere un carattere protettivo e quindi procuragli una forma di venerazione. Nel suo aspetto maligno è associato con gli dei delle morte e può rappresentare la morte stessa; nelle civiltà primitive, i lupi e i corvi rappresentano spesso i “familiari” delle divinità dei morti.
Secondo una leggenda diffusa nel medio ed alto Sangro la tradizione popolare vuole che i lupi accompagnino, una carrozza nera con i vetri oscurati, trainata da cavalli infernali, che trasporta le anime delle persone trapassate attraverso un sentiero che porta ai luoghi dove sono tumulati gli avi.
Come incarnazione di tutti i poteri del lato oscuro e distruttivo della natura, il lupo, se adorato diviene una delle divinità terribili. Il dio egizio Upuat, o Ap – Uat, può essere ritratto sottoforma di lupo, o anche soltanto con la testa di lupo o di sciacallo; egli è anche Kenti Amenti, “Colui che apre la via”, ed era uno psicopompo cioè una delle creature che avevano il compito di condurre le anime dei defunti oltre la porte che essi dovevano superare, e di governarle; inoltre, guidava l’imbarcazione del sole e il suo stendardo precedeva il re nel trionfo.
Viceversa il lupo appare sotto una luce generalmente favorevole nella mitologia celtica e irlandese. Una tribù irlandese sosteneva di discendere da un lupo e Cornac, re d’Irlanda era stato allattato dai lupi, come Romolo e Remo, e sovente si faceva accompagnare da loro.
Fino all’età moderna questo predatore è stato considerato, in Europa centrale, molto pericoloso. Non meraviglia che nelle favole esso costituisca la minaccia maggiore per gli uomini, che assumono la figura del nemico in forma di animale e che i lupi vengano ritenuti esseri umani sanguinari, che hanno subito una trasformazione come i Lupi Mannari. A tal proposito esistono nella zona pedemontana e montana della Majella Orientale, delle leggende nella quali si narra che di canidi molto feroci e di branchi di lupi famelici capeggiati da strani esseri, che la fantasia popolare identifica con demoni. Si dice che lungo l’antico braccio tratturale che da Torricella Peligna porta a Bomba, si incontra una strana figura che somiglia a un grande lupo che si muove velocemente e a volte prende la postura eretta come quella di un essere umano!! Spesso si avventa contro sprovveduti viandanti che all’imbrunire di notti stellate scelgono di passare per quel sentiero!!
Durante la Prima Guerra Mondiale molti soldati abruzzesi, per andare nel molisano, dovevano attraversare il valico chiamato “Colle del Soldato” dalle parti di Agnone. Questa zona pare che fosse infestata da lupi; una sera particolarmente rigida e nevosa alcuni soldati attraverso il valico, ma mentre lo oltrepassavano gli si parò davanti una oscura ed enorme figura che sbarrò loro il cammino una nebbia fredda e gelida avvolse questi uomini che furono circondati da miglia di lupi con gli occhi di fiamme. Il giorno dopo, quando un altro gruppo di militi passò di qui videro solo alcune paia di scarpe buttate sul giglio del sentiero. Presso i romani, la comparsa di un lupo prima della battaglia poteva significare vittoria poiché esso apparteneva alla sfera culturale del dio guerriero Marte.
Al contrario, gli Spartani temevano la sconfitta prima delle battaglia di Leuttra (371 a.C.) allorché alcuni lupi assalirono le proprie greggi. Benché il lupo, dato che vede “di notte”, possa essere considerato un simbolo del Sole mattutino (Apollo Linceo), riguardo a esso prevale il significato negativo di immagine delle potenze selvagge e sataniche.
In contrasto di quanto detto sinora, ci sono leggende in cui lupe allattano e crescono bambini come il succitato Romolo e Remo, in cui il temuto animale diventa protettore di creature indifese anche se in ogni caso prevale sempre la paura del lupo.
Nell’iconografia cristiana il lupo compare in primo luogo come simbolo del nemico diabolico, che minaccia il gregge dei fedeli. Solo ai Santi è concesso il potere di trasformare in devozione, con la loro amorosa forza di persuadere il carattere selvaggio di questo animale da preda, così, per esempio San Francesco d’Assisi, San Franco da Assergi, Guglielmo da Vercelli, che sellò un lupo solo per citarne alcuni. Tra queste leggende di canidi ammansiti vi è da annoverare quella del lupo di Pretoro; la leggenda vuole che tanti e tanti secoli fa una famiglia di boscaioli, che vivevano al limitare del bosco, fu aggredita da un lupo che rapì il loro piccolo. I genitori si disperarono e in special modo l’uomo che era assente durante incursione del predatore. Il boscaiolo rimproverò aspramente la moglie e mentre faceva ciò gli apparve San Domenico,che impietosito dalla situazione, opera il miracolo di ammansire il lupo, che riportò il bambino rapito alla famiglia. In ricordo di tale episodio si celebra una festa popolare, la prima domenica di Maggio, in onore di San Domenico che secondo la tradizione ammansì un lupo ed è anche signore dei serpenti, poiché Egli è protegge dal morso delle serpi e si invoca in presenza di rettili. Si dice, inoltre, che tutte le donne di Pretoro abbiano qualità divinatorie come le streghe e conoscano perfettamente le proprietà medicinali delle piante della Majella.
Il lupo è visto come simbolo di perfidia e slealtà è presente nelle favole come colui che fa la morale agli agnelli o in quella del “lupo e la gru” che una volta salvato dal volatile il canide la uccide; la più famosa in assoluto è senza dubbio quella di Cappuccetto Rosso in cui il lupo sotto mentite spoglie si presenta alla fanciulla che nella versione di Perrault soccombe, venendo divorata dal lupo. La favola termina con la morale che le bambine dovrebbero stare lontano dai lupi che in questo caso simboleggiano inganni sessuali perpetrati a danni di fanciulle sprovvedute.
In vero, il lupo è un animale molto intelligente, timido e fiero, relegato in una nicchia a causa dell’assoluta mancanza di prede selvagge e costretto a vivere in spazi molto angusti dei parchi o delle riserve, nutrendosi, a volte, di rifiuti.
Nelle società agro-pastorali, come l’Abruzzo, questo animale, ha sempre goduto di un fama sinistra, ma presso i Lapponi e gli Esquimesi, esso è venerato come una divinità apportatrice di vita e di morte, del sole e delle oscurità e per il suo straordinario potere sulla luce.
Questa immagine deleteria e perniciosa si è stratificata nei secoli diventando una valida scusante per lo sterminio indistinto di queste povere bestie che nel 1982 sono diventate una specie protetta.
La tradizione del lupo come simbolo della malvagità, è nata, quindi, da un pericolo reale connesso al mondo agreste della pastorizia, nelle zone montane, pedemontane e nelle pianure ove il lupo aggrediva le greggi sterminandoli e negli inverni più rigidi si spingevano fino alle porte di molti paesini di montagna facendo temere per l’incolumità dei loro abitanti.
Fonti

Maria Concetta Nicolai, “Calendario abruzzese” ed. Menabo Pescara 1996
Ireneo Bellotta, Emiliano Giangristofaro, “Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità dell’Abruzzo” ed Newton & Comptons Roma 1999
Giovanni Pansa “ Miti, leggende e superstizioni dell’Abruzzo” Arnaldo Forni Editore Teramo Ristampa del 1924.
Nicoletta Travaglini in Mystero la rivista del Possibile
Nicoletta Travaglini in Park News
Jean Chevalier, Alain Gheerbrand “Dizionario dei Simboli” Biblioteca Universale Rizzoli 2001
Nicoletta Travaglini “ Il Miracolo Eucaristico di Lanciano” in Graal Rivista Bimestrale Anno I n. 3 Maggio-Giugno 2003
In parte tratto da: http://cultura.inabruzzo.it/00840_il-lupo

8 Dicembre 2011 2 comments
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GLI AUGURI PER UN SANTO NATALE. LA NATIVITA’ DI GIOVANNI ANTONIO DA LUCOLI (1491).

by Amministratore 6 Dicembre 2011
Con grande piacere continuiamo questa linea editoriale di riscoperta dei grandi uomini originari di Lucoli e di ogni forma artistica nata, nei tempi, in questo territorio.

Un blog si presta agilmente alla divulgazione di notizie storiche e culturali, disponibili nei musei o nei libri e ben salde nella conoscenza dei cultori della materia, noi vogliamo riportarle all’attenzione della Comunità in modo semplice. E’ per questo che le ricerchiamo con pazienza per pubblicarle, in qualche caso, interpretandole con gli occhi dei contemporanei abitanti degli stessi luoghi. Ci è sembrato bellissimo poter fare gli auguri per il Natale 2011 pubblicando l’immagine del dipinto sulla Natività di un pittore del ‘600 senz’altro nato a Lucoli.





La Natività

http://www.museonazionaleabruzzo.beniculturali.it/index.php?it/74/autori/58/giovanni-antonio-da-lucoli


Giovanni Antonio (Giannantonio) da Lucoli (Giovanni Antonio Aquilano) nacque con ogni probabilità nel 1491 da Gregorio di Cola di Taiano da Lucoli, non è certo se a L’Aquila o a Lucoli stesso.

Nel “libro de’ fuochi” – un registro comunale delle famiglie residenti all’Aquila – del 1508 relativo al quartiere di Santa Giusta, alla data del 7 giugno, si legge che Giannantonio aveva diciassette anni e che era figlio di Gregorio di Lucoli, morto durante la peste del 1503 (Chini, p. 118). Se nel 1508 L‘Aquila risulta essere il luogo di residenza dell’artista, nulla lascia intendere che sia stato anche quello di nascita; la famiglia poteva infatti essersi lì trasferita successivamente, e nei documenti Giannantonio è spesso citato come “de Luculo” (ibid., pp. 119 s.). È comunque certo che mantenne rapporti con il vicino borgo paterno, secondo quanto testimonia una voce del “libro dei conti” del Comune aquilano del 1529, nella quale Giannantonio risulta debitore della tassa su una “partita” proveniente dal castello di Lucoli.
La prima opera certa di questo grande artista del ‘600 è la statua in pioppo policromato del santuario della Madonna della Misericordia a Petriolo (presso Macerata) raffigurante la Madonna con Bambino, sulla quale solo nel 1984 è comparsa, sotto alcuni strati di pittura, l’iscrizione apposta nel 1525 dall’artista, che si dichiarava “magister” e “aquilanus”, a riconoscimento del luogo della propria attività: ciò va anche a conferma di una tradizione locale, fondata su un episodio considerato miracoloso, che voleva la statua proveniente dall’Aquila (Crocetti).
Nel giugno del 1527 stipulò un contratto con la Confraternita del Ss. Sacramento, impegnandosi a ornare la cappella di sua pertinenza nella cattedrale aquilana di S. Massimo con figure a rilievo in terracotta (Antinori). Deve risalire a questa commissione l’esecuzione delle grandi statue dei quattro protettori della città, ritenute tra le più belle opere d’arte locale, che purtroppo andarono distrutte nel terremoto del 1703.
Madonna con Bambino
Chiesa Confraternitale del Santuario della Madonna della Misericordia
Arcidiocesi di Fermo
http://www.confraternitamuseopetriolo.com/storia.html
Per gli anni compresi tra il 1529 e il 1532 rimangono alcuni documenti che, se attestano la presenza all’Aquila di Giannantonio nulla dicono riguardo alla sua attività artistica.
L’artista torna a essere ricordato in qualità di scultore nel luglio 1534: a quella data si impegnava con un tal Marino di Giovan Paolo di Sulmona a eseguire una Madonna con il Bambino in terracotta, che potrebbe essere quella che ancora oggi si trova nella chiesa sulmonese di S. Maria della Tomba (Crocetti, p. 23).
È del 28 maggio 1537 l‘unico documento relativo a un’opera di pittura del pittore in questo giorno, infatti, il pittore, scultore e architetto Cola dell’Amatrice (Nicola Filotesio) fu eletto arbitro dalla Confraternita aquilana del Ss. Sacramento e da Giannantonio affinché valutasse un suo dipinto. Cola mostrò di apprezzare molto l’opera al punto da stimarla 560 ducati. La critica è concorde nell’individuare questo dipinto nella Natività (sopra raffigurata) ora conservata al Museo nazionale d’Abruzzo all’Aquila.
Se, come sembra ormai accertato, la Natività dell’Aquila è riconducibile a Giannantonio, prende maggior corpo l’importanza già attribuita all’artista – a lungo, ma erroneamente, considerato allievo di Pietro Vannucci, detto il Perugino (Leosini, p. 139) – di mediatore, e finanche di attento importatore in terra d’Abruzzo della cultura figurativa fiorentina della fine del XV secolo, anche se attualmente non si può che supporre un suo viaggio a Firenze.
Tra le opere più belle di Giovanni Antonio c’è la Madonna con Bambino custodita nella Chiesa di San Domenico a Teramo.


   
Madonna con bambino particolare del volto

La preziosa scultura in terracotta, policroma e dorata, è attualmente collocata in Cornu Evangeli nella chiesa ma proviene da altro sito non individuato. L’attuale sistemazione, risalente forse ai primi decenni del ‘900 ha comportato un montaggio assolutamente improprio che ne ha addirittura alterato le dimensioni e la postura e stuccato le mancanze e coperto le cromie più antiche con malte di gesso e colate di cera pigmentata. Il restauro del 1997, dopo lo smontaggio dalla sede, ha ricomposto tutte le parti sostenendole con un traliccio inox interno, consolidato la terracotta, rimosso le ridipinture e recuperata la delicatissima cromia dei carnati e le preziose dorature.

All’avo lucolano sembrano poter essere attribuite molte altre opere scultoree lignee ed in terracotta esistenti nell’Abruzzo e nelle Marche.

6 Dicembre 2011 0 comment
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“Laudate Eum in Chordis et Organo”. A proposito dell’Organo dell’Abbazia di San Giovanni Battista.

by Amministratore 25 Novembre 2011
Come possiamo definire la musica in genere ed in special modo quella eseguita con un organo?
L’organo di Giovanni Farina

Due sono le definizioni filosofiche fondamentali che sono state date alla musica. La prima è quella che la considera come la rivelazione all’uomo di una realtà privilegiata e divina: rivelazione che può assumere o la forma della conoscenza, o quella del sentimento. La seconda è quella che la considera come una tecnica o un insieme di tecniche espressive, che concernono la sintassi dei suoni.
La dottrina della musica come scienza dell’armonia e dell’armonia come ordine divino del cosmo è nata coi Pitagorici i quali affermavano che la musica è armonia dei contrari e accordo dei discordanti. La funzione e i caratteri dell’armonia musicale sono gli stessi dell’armonia cosmica: la musica perciò è il mezzo attraverso il quale ci si eleva alla conoscenza di tale armonia. Platone pertanto includeva la musica al quarto posto fra le scienze propedeutiche (dopo l’aritmetica, la geometria e l’astronomia) e la considerava la più vicina alla dialettica e la più filosofica.
Nel Medioevo la musica fu inclusa nel novero delle arti liberali ritenute fondamentali, in questo periodo. Sant’Agostino espone il passaggio della musica dalla fase della sensibilità (in cui essa si occupa dei suoni) alla fase della ragione in cui diventa contemplazione dell’armonia divina. Anche oggi si fa frequentemente ricorso alla definizione della musica come espressione del sentimento o almeno la si presuppone come cosa ovvia e sicura. In Italia ha contribuito a rafforzarla la dottrina dell’arte di Croce, come espressione del sentimento; ma ovviamente, questa dottrina non è che la generalizzazione a tutto il dominio dell’arte della definizione romantica della musica.
L’invenzione dell’organo è frutto della scienza dei greci; esso trova ragion di vita ad Alessandria d’Egitto durante l’età ellenistica. Alla fine del III secolo a.C., tra gli uomini dotti di Alessandria, figurava un certo Ctesibio, meccanico di professione, individuabile oggi come ingegnere idraulico, motivato dallo spirito d’avventura tipico del suo tempo. Da ragazzo, garzone barbiere nella bottega paterna, inventò un apparecchio pneumatico per sollevare, abbassare e tenere inclinati gli specchi secondo le esigenze dell’arte della rasatura e dell’acconciatura. Questo meccanismo gli aprì le porte agli studi scientifici prima, e ad ulteriori scoperte poi, scoperte che lo resero fondatore della pneumatica. Le sue indagini sull’elasticità dell’aria e dell’acqua, che partono dal principio aristotelico che l’inspirazione dell’aria è trazione e l’espirazione è spinta l’illuminarono a costruire il prototipo della classica pompa aspirante-premente, che da duemila anni è modello d’infinite applicazioni meccaniche e tecniche e che, nella sua forma primordiale (tubo, cilindro, pistone a stantuffo, leva a mano), sopravvive tuttora per estrarre l’acqua dai pozzi di campagna.
I suoi primi tentativi pratici verso questa direzione lo portarono alla costruzione di un “albero sonoro” collocato nel tempio votivo dedicato alla regina Arsinoe, presso il delta del Nilo a Zefiron. Di questo strumento automatico si sa che emetteva modulanti suoni di tromba e cinguettio di uccelli a intervalli regolari, mediante un getto d’acqua che comprimeva l’aria racchiusa in un contenitore. Dall’automa sonoro all’organo, il passo fu assai breve: Ctesibio, con una riserva d’aria il cui flusso era alimentato da una pompa aspirante-premente e la cui pressione veniva equilibrata dal peso dell’acqua spostata in un’ingegnosa combinazione di vasi comunicanti, riuscì a far suonare un sistema di aulòi (gli antenati dell’oboe), superando le limitazioni del fiato umano. Di comune accordo si considera il 245 a.C. come la data di invenzione dell’organo anche se, per ovvi motivi, non può esser stabilita con certezza.

Oggi, discutendo sulle prime motivazioni e sui processi che fecero dell’organo lo strumento ufficiale della Chiesa di Roma, subito si direbbe che è apparso in concomitanza e a servizio della Liturgia, Maestra e Docente del divino.  Di fatto l’organo iniziò ad apparire in Chiesa quando nacque la “musica da chiesa”.
Per tutto il Medioevo, l’organo trovò nella quiete dei monasteri, le condizioni ambientali e culturali favorevoli al suo sviluppo. Così facendo si assistette al progressivo ingresso dell’organo, all’interno dell’ambiente mistico dell’epoca, dove trovò ampio spazio per una futura e grandiosa crescita. Aveva principalmente una funzione di tipo segnaletico, ossia era utilizzato all’inizio o alla fine di un rito solenne, all’ostensione di reliquie, all’ingresso di  un’autorità importante, al termine di una processione, ecc. In qualsiasi circostanza solenne che ne richiedeva la presenza musicale.

Nel Quattrocento l’organo comincia a svolgere compiti più appropriati e particolari quali la risposta al canto piano (il gregoriano), agli Inni, ai Salmi durante la recita della Liturgia delle Ore e nella prassi dell’alternatim ossia l’alternanza fra il canto e il suono stesso dello strumento.
Nel Rinascimento l’organo è nel suo splendore: svolge sia la funzione segnaletica all’interno di qualsiasi celebrazione sacra solenne, sia partecipa attivamente alle funzioni religiose come risposta alla salmodia, al Magnificat principalmente nella recita dei Vespri, nella Messa e nelle sue parti fisse (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei); la prassi dell’alternatim si svolse anche nella polifonia, mettendo in musica o i versi dispari o quelli pari, e le parti mancanti venivano suonate al’organo.
E’ proprio il 2 giugno del 1569 che Giovanni Farina da Guardiagrele, firmava l’atto di costruzione dell’Organo dell’Abbazia di San Giovanni Battista.
L’organo di San Giovanni risulta essere il più antico ancora esistente nella Regione Abruzzo, come certificato dall’Ispettore onorario per la tutela e la vigilanza degli organi antichi dell’Abruzzo, carica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
E’ per valorizzare e recuperare questo prezioso strumento che la nostra Associazione, la Soprintendenza e la Curia dell’Aquila si sono coinvolte.
Le foto realizzate durante l’ispezione dello strumento

Il Prof. Alberto Mammarella Ispettore della Soprintendenza

Le foto e lo studio durante l’ispezione dello strumento

Tutti ad ammirare l’organo….anche la Beata Cristina!
Nella Foto la Dottoressa Di Matteo in rappresentanza della Curia, la Dottoressa Stinziani della Soprintendenza, il Prof. Alberto Mammarella Ispettore Onorario in rappresentanza della Soprintendenza, Luca Peretti organista dell’Abbazia
Il testo dell’articolo è stato scritto da Luca Peretti e fa parte di uno studio prodotto per l’Università dell’Aquila, Facoltà di  Filosofia.
25 Novembre 2011 3 comments
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IL PALIOTTO DELLA CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO. L’arte ceramica di Castelli annovera un manufatto artistico di eccellenza anche a Lucoli.

by Amministratore 5 Novembre 2011
Francesco Antonio Saverio Grue (1686-1746) il “dottore maiolicaro” di Castelli durante il suo soggiono a Bussi (AQ) realizzò per il reverendo Angelo Petricone di Lucoli il rivestimento ceramico dell’altare della Chiesa di San Michele Arcangelo,  parzialmente conservato prima nei depositi del Museo Nazionale d’Abruzzo a l’Aquila ed oggi presso la sede della Soprintendenza per l’Abruzzo di Celano.
Laureatosi ad Urbino in filosofia e teologia, Francesco Antonio Saverio Grue è stato un personaggio di grande personalità sia per gli aspetti del carattere irascibile ed irruento, che lo portarono a capeggiare la rivolta del 1716 contro il Marchese Mendoza e a minacciare con la spada sguainata suo padre Carlo Antonio nella piazza di Castelli, sia per la varieta’ delle esperienze compiute, giacché oltre a dipingere le maioliche con le sue invenzioni sempre molto originali, incise all’acquaforte paesaggi e vedute e compose poemetti e satire. Assai apprezzato dal re di Napoli Carlo di Borbone, l’artista svolse la sua attivita’ nel paese natale, ad Urbino, a Bussi (dove fu governatore) e, per oltre un ventennio, a Roma, contribuendo a diffondere la tradizione pittorica di Castelli. La vita di questo artista è quasi  un romanzo potrebbe essere considerato un Masaniello di paese essendo un individuo anticonformista, dalla forte personalità e buona cultura, che assunse deliberatamente atteggiamenti estremi ed irrequeti.
La vita di questo magnifico artista e le sue opere sono state illustrate dalla Dottoressa Luciana Arbace, Soprintendente per  il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico per l’Abruzzo in un ricchissimo ed interessante libro, del quale presentiamo di seguito la copertina.
Il Paliotto di Lucoli, opera di grandissimo pregio, raffigura la vita di San Francesco Saverio, al quale l’autore era devoto e presenta anche dei sonetti inneggianti alla Vergine e fu eseguito nel 1713. La Dottoressa Arbace lo interpreta quasi come un ex voto al Santo Patrono Francesco Saverio per grazia ricevuta: per lo scampato pericolo di non essere dovuto andare in carcere o per la conquista di un incarico di potere quale fu quello del governatorato di Bussi.
Quest’opera realizzata per la chiesa di San Michele Arcangelo di Lucoli era nota agli storici già dal 1848 ed era collocata sul primo altare a sinistra (Angelo Leosini: Monumenti storici artistici della Città di L’Aquila e suoi contorni con le notizie di pittori, scultori, architetti ed artefici che rifiorirono, Aquila Perchiazzi 1848, p. 262). Il Paliotto attualmente si compone di trentatre elementi sciolti, oltre a diversi elementi che compongono  una cornice tuttora murata in una sala del Museo Nazionale D’Abruzzo. Nella configurazione originale prevedeva molte altre tessere oggi perdute è probabile che il depauperamento di quest’opera sia iniziato con il terremoto del 1915 a seguito del quale la Chiesa di San Michele Arcangelo fu distrutta. Anche i pezzi recuperati subirono molte vicissitudini e spostamenti: dalla Congregazione della Carità furono affidati al Museo Diocesano, poi furono esposti al Museo delle ceramiche di Castelli per tornare al Museo Nazionale dove rimasero custoditi in casse, il terremoto del 2009 li ha visti di nuovo in movimento verso Celano dove sono stati al centro di una mostra terminata a gennaio di quest’anno.
Ci domandiamo quanto la Comunità di Lucoli conosca di quest’opera d’arte che è stata ammirata nelle sue molteplici esposizioni da molti estimatori competenti e che viene reputata una delle opere più originali dell’artista, soprattutto per i fasci di fiori dipinti con particolare naturalismo e per i cartigli con gli inni a Cristo ed a Maria che “le sapienti obreggiature fanno sembrare sospinti dal vento”. Francesco Antonio Saverio Grue aveva la principale capacità di saper rappresentare attraverso i suoi decori le storie in termini di racconto, come lo definisce la Arbace è un “cantastorie della maiolica, autore di composizioni dai mille dettagli e dalle tante sottolineature”.
Sarebbe bello se i lucolani potessero acquisire l’orgoglio della cittadinanza di quest’opera visto che il pannello ceramico per diversi secoli ha fatto parte della tradizione locale sia di culto sia storico artistica.

La predica di San Francesco Saverio in India



Dedica inserita nel Paliotto: Franc.s Ant.s Xav. S Grue Phil.ae, et Sacrae Theol.ae Doctor Inventor, et Pinxit in Oppido Buxi An° D.i 1713 Procurante pro hac Vener.li Ecc.a Rev. Do Asmodum Domino Domno Angelo Petricone Luculensi.
Luciana Arbace, autore del libro dal quale sono state desunte le notizie sul Paliotto di Lucoli, è storico dell’arte già Direttore e Coordinatore presso la soprintendenza BAP – PSAE di Napoli e provincia è ora Soprintendente per l’Abruzzo, tra le sue riconosciute competenze quelle della ricerca nel settore della maiolica.

Tutte le immagini presentate in questo articolo sono state gentilmente concesse dal Ministero per i Beni e le Attività culturali – Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per l’Abruzzo di L’Aquila, si fa divieto di riproduzione con qualsiasi mezzo delle stesse.

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Pascolo abusivo sul territorio di Lucoli. Chi sta dalla parte degli animali?

by Amministratore 20 Ottobre 2011
Periodicamente sui giornali locali si parla di animali vaganti nel territorio di Lucoli  quasi sempre in occasione di situazioni spiacevoli, negative, di incidenti stradali, l’ultimo di due giorni fa.
Gli animali rimangono feriti e nei casi più gravi, per abbaterli si rasenta la farsa attendista: l’iniezione letale ne rovina la carne non più commestibile e quindi è meglio che muoiano senza aiuto, tra enormi sofferenze.
Siamo stati testimoni angosciati qualche tempo fa di un episodio che vedeva colpito un puledro, agonizzante da dodici ore al Valico della Crocetta, e solo le nostre decise proteste hanno portato all’abbattimento dell’animale.
Il pascolo abusivo sull’altopiano di Campo Felice a Lucoli (AQ) è sempre attivo con  nuove introduzioni di equini e bovini la maggior parte di provenienza illegale.
Molte le denuce del Corpo Forestale dello Stato del Comando Provinciale di l’Aquila, che interviene per dare esecuzione all’Ordinanza del Sindaco di Lucoli che dispone la cattura degli animali per i pericoli derivanti alla circolazione stradale.
I Forestali del Comando Stazione di Lucoli, unitamente al reparto a cavallo del CFS di L’Aquila, sono intervenuti ed interverranno generalmente in prossimità della Statale 696 nel tratto che collega Campo Felice allo svincolo autostradale della A24.
Ma chi sta dalla parte degli animali?
Fino a quando potrà durare tutto ciò? Risulta (notizie di settembre) che per i precedenti rastrellamenti nessuna Associazione animalista si è messa in contatto con il Comune di Lucoli per provare a riscattare i poveri animali le cui spese di mantenimento presso la stalla di un privato, si aggiravano intorno ai 120 euro al giorno cadauno, ivi compresi i costi di guardiania. Dei cavalli catturati lo scorso luglio, solo in pochi sono tornati ai padroni. Si trattava degli animali microchippati ed i proprietari  sono stati denunciati per pascolo abusivo.
Al momento tutti i cavalli sono stati collocati o venduti all’asta.
Ai proprietari rintracciati sono state anche contestate le sanzioni amministrative derivanti dalle numerosi violazioni del regolamento di Polizia Veterinaria ed ammontanti a circa 9000 euro per mancata vaccinazione, omessa microcippatura, etc. Ci sono poi le spese di mantenimento.
Tratto da Agenzia “GeaPress” (http://www.geapress.org/allevamenti-2/randagismo-equino-nuova-cattura-di-cavalli-in-abruzzo-fotogallery/18029).
Il pastore-allevatore è quasi un “ladro d’erba” ….dalla notte dei tempi. Nulla di nuovo sotto il sole, nonostante i microchip e le concessioni di pascolo legali, le abitudini sono sempre le stesse, al limite della legalità (se poi ci sono da pagare le tasse dichiarando il possesso degli armenti  microchippati) e la presenza massiccia soprattutto dei cavalli sul territorio lucolano non si è risolta con i due sequestri eseguiti dal Corpo Forestale durante l’estate.
Gli animali sono ancora lasciati per mesi senza alcuna custodia al pascolo libero, i proprietari secondo le notizie della stampa sono soprattutto gli allevatori dell’Aquilano, della Marsica e del Lazio.  Cavalli e bovini, quindi, sono i pratogonisti del pascolo abusivo a basso costo: nessuna microchippatura e, pertanto, totale impossibilità di rintracciare i proprietari. Questi ultimi, nel caso, dovrebbero rispondere del reato di cui all’art. 636 del Codice Penale (introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo).
La morte del cavallo di una “botticella”
(un cavallo di città ma quelli di Campo Felice stanno meglio?)

Non ricordo da quanto tempo sono qui. Un giorno, forse. O forse è passata solo qualche ora. Ma che importanza ha, ormai? È tutto finito, finalmente. Sono finite le sofferenze, le botte, le iniezioni che mi facevano perché così potevo correre più veloce. Sono finite le frustate, le urla della gente che schiumava dalla rabbia per aver perso una scommessa, sono finiti per sempre gli inseguimenti con i motorini e le auto, che mi facevano da scorta per impedire a chiunque di intromettersi nella corsa.
Non ricordo molto della mia morte. Ricordo che mi hanno portato via da quel luogo sudicio e asfittico in cui mi rinchiudevano dopo avermi fatto correre sulle strade di Palermo per scaricarmi qui sull’asfalto, accanto a un marciapiede, un luogo molto frequentato dalla gente. Mi guardano tutti, alcuni con incredulità, altri con orrore, glielo si vede dipinto negli occhi: bambini col gelato, mamme, innamorati, semplici curiosi. Qualcuno mi ha coperto con un lenzuolo, come testimonia la foto che vedete in pagina, scattata dai ragazzi di GeaPress, l’agenzia di stampa che si batte per l’affermazione dei diritti di tutti gli esseri viventi.
E, pensate, addirittura alcune guardie municipali mi stanno vegliando da diverse ore, in attesa che arrivi qualcuno a prendermi. Ho sentito che parlavano tra di loro, commentando il fatto che sono qui da tanto tempo per questioni burocratiche. Pare, infatti, che l’ufficio dell’assessorato comunale all’igiene, di domenica, sia chiuso, e io sono qui da sabato sera. D’altronde, la ditta a cui è stato affidato l’appalto per la rimozione delle carcasse di animali (anch’io, adesso, sono una carcassa) è stata avvertita con ritardo, in fondo è domenica anche per loro.
Dunque, sono qui da molto tempo, sembra addirittura da venti ore. Non me n’ero accorto.
Il tempo è una cosa strana: passa velocemente quando si è felici, quando si fa qualcosa che ci piace o ci diverte, mentre sembra non passare mai quando si sta male, quando si soffre, quando si aspetta qualcosa di terribile e ineluttabile. Proprio come quando mi tiravano fuori da quella gabbia di lamiere, mi facevano indossare i finimenti, mi attaccavano al sulky e poi, via, la strada, i clacson, la frusta, gli zoccoli che si ferivano sull’asfalto…
Ecco, scusate, ma devo lasciarvi. È arrivato il camion che mi porterà via. Così la gente potrà tornare a passeggiare tranquillamente e a mangiare il gelato, perché un cavallo morto per strada, da queste parti, rovina gli affari.
Tratto da: http://cavallomagazine.quotidiano.net/cavallomagazine/2011/07/21/539445-quel_resta_giorno.shtml





Cavalli a Campo Felice
20 Ottobre 2011 0 comment
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Sabato 17 ottobre 2011. NoiXLucoli – Amici di San Michele: lavoro insieme per valorizzare i beni comuni

by Amministratore 17 Ottobre 2011
I rovi tagliati ed i detriti organici bruciati

Vecchi e pericolosi fili di filo spinato tolti dal terreno

Ribattitura del sentiero

Marcatura del sentiero con pietre più grandi
Si è ormai consolidata nel mondo del volontariato la necessità di sperimentare collaborazioni fra organizzazioni diverse, progettazioni comuni attraverso apporti specifici che, rispettando le identità di ciascuno, riescano a dare quelle risposte complesse di cui la realtà sociale di un territorio ha sempre più bisogno.
Siamo convinti che l’associazionismo rappresenti essenzialmente la presa d’atto, coraggiosa, che uniti si è più forti sia a livello locale (tra volontari che hanno lo stesso ideale di territorio e di solidarietà da perpretare) che a livello di associazioni (che si riuniscono, “coalizzano” per essere più incisive nel portare avanti progetti per le proprie Comunità).
E’ così che sono nati i primi piccoli passi in comune tra NoiXLucoli Onlus e l’Associazione Amici di San Michele.
Sabato 17 ottobre u.s. abbiamo lavorato insieme per la pulizia dello stradello che porta alla Chiesa rupestre di San Michele Arcangelo: bellissima mattinata passata a bonificare parte del vecchio percorso dai rovi, detriti ferrosi e plastiche.
Primo passo per un lavoro più complesso voluto dagli Amici di San Michele.
Ci auguriamo che sia anche un primo passo per collaborazioni più ampie sul territorio che abbiano la stessa finalità di lavorare per la valorizzazione dei beni comuni. Noi, proveremo ad esserci sempre.
17 Ottobre 2011 2 comments
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