| Il Melo Romanella del Giardino della Memoria ha già fruttificato lo scorso anno |
Di motivi ce ne sono tanti, ma uno è particolarmente evidente e cioè le nuove varietà ibride hanno reso di più: garantiscono una produzione maggiore, meno imperfetta. Ma la coltivazione della terra e la cultura delle tradizioni che ne deriva non può essere alimentata solo da motivazioni di massimizzazione economica, occorrerebbe dare una nuova funzione economica a vecchie varietà poco produttive ma dalla qualità spesso eccellente. Le piante fanno parte della nostra storia così come i monumenti, le opere d’arte: rappresentano una parte delle nostre tradizioni, della nostra cultura: rientrano nel novero dei “beni comuni”, verso la cui salvaguardia protende la nostra attività associativa.
Nel chiuso delle valli montane o nell’intimità della campagna piena, i contadini hanno tramandato da una generazione all’altra una serie di semi, di piante e di animali. Quando ci si sposava, della dote spesso facevano parte le marze di fruttiferi o semi di cereali, legumi e ortaggi. Insomma, il materiale genetico o germoplasma, veniva scambiato tra i contadini come un dono, una promessa di buoni sapori.
Il Melo Romanella piantumato al Giardino della Memoria viene da un ceppo ritrovato a Scoppito (AQ).
Si tratta di una qualità simile alla Mela Rosa (chiamata anche: pianella, rosetta, durella, appietta). Una varietà-popolazione il cui biotipo tradizionale si è individuato per lo più nell’area pre-appeninica dei monti Sibillini.
Il frutto è medio-piccolo, irregolare, di forma appiattita asimmetrica, buccia liscia di medio spessore od anche spessa, di colore verde intenso soffuso o striato di colore rosso-vinoso (comunemente detto rosa). Il frutto ha un peduncolo molto corto e presenta una rugginosità localizzata nella zona peduncolare. Polpa di colore bianco traslucido, soda, croccante, di sapore zuccherino acidulo e profumata, molto serbevole. Le piante della Mela Romanella presentano un’ottima resistenza al freddo ed i frutti manifestano una buona resistenza alla ticchiolatura ed alle più comuni avversità biotiche. Per tale motivo le piante risultano idonee per una coltivazione a basso impatto ambientale.
Oltre al consumo fresco, i frutti venivano utilizzati anche per cottura sotto brace o al forno o per confezionare vari tipi di dolci. Già dal tempo dei romani la Mela Rosa, poi chiamata Romanella, era conosciuta e molto ricercata, come affermato anche nelle satire oraziane di Quinto Orazio Flacco nel 65 a.C., grazie alla sua polpa acidula e zuccherina con un profumo intenso ed aromatico che permane in bocca.
Calendario di produzione: Il consumo avviene preferibilmente a cominciare dal tardo autunno ed anche dopo lunga conservazione, fino ad inizio primavera dell’anno successivo.











