NOI X LUCOLI
  • Home
  • Chi siamo
  • Il Giardino della Memoria
    • Agricoltori custodi
    • I frutti antichi
    • Attività
    • Adozioni
  • territorio
    • Ambiente
    • Comunità
    • Archivio fotografico storico
  • Foto
  • Video
  • Blog
  • Contatti
Category:

Senza categoria

Senza categoria

GLI ALBERI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: IL MELO RENETTA ARANCIATA

by Amministratore 23 Luglio 2012
La Renetta è la regina delle Mele carnose, siccome la Carla lo è delle Mele croccanti. Sono due frutti squisiti, e i soli, nel genere delle Mele, che possano gareggiare colle pere d’inverno, e far di sè bella mostra sulle tavole di lusso, e presso le persone di ottimo gusto.
L’albero della Renetta è grande, ramoso e fronzuto. Il frutto è turbinato, e di una grossezza mediocre. La sua buccia al principio è verdastra e sparsa di un poco di ruggine. Si schiarisce nel maturare e diventa giallognola: è ruvida e punteggiata in tutta la sua superficie di una quantità di stellette irregolari bruno-rossiccie che la caratterizzano.
La polpa è carnosa e acida quando è acerba, ma se giunge alla maturità diventa fina, gentile, butirrosa e saporita, e non conserva del suo acido che quanto le è necessario per darvi un piccante.
La sua maturità botanica si può fissare al finir di Settembre, e allora deesi cogliere, e serbare in dispensa. Ivi essa dura per molti mesi senza cangiare, e non comincia ad acquistare la maturità pomologica che in Gennaio.
È allora che si principia a trovarne qualcheduna nella sua perfezione. Le altre vanno maturando a poco a poco gradatamente, e durano sino alla primavera avanzata, e anche sino alla state.
Quelle che maturano nell’inverno sono liscie al di fuori, e la loro polpa è morbida, butirrosa e gentile, ma consistente. Quelle che maturano nella primavera avvizziscono, e la polpa, che infloscisce, diviene alquanto più zuccherina, e ciò in compenso dell’acido che sparisce quasi del tutto. Le poche, che pervengono fino all’estate, perdono quasi affatto il sapore, e restano pastose e senza piccante.
Nel primo e nel secondo caso esse sono sempre preziose; e non vi è Mela, tranne la Carla, che le pareggi.
Il Renetto si moltiplica coll’innesto. Quantunque in origine egli provenga da un seme come gli altri frutti, pure, per averlo identico, bisogna propagarlo col suddetto mezzo.
La vera è la Renetta bianca, o, per esprimersi con più esattezza, la Renetta gialla.
I Pomologi danno il nome di Renetta a molte razze che la somigliano per la natura della polpa e per il gusto, ma che ne diversificano molto nelle forme e nel colore. così si conta in questa classe la Renetta grigia, la Renetta d’Inghilterra, la Renetta del Canadà, e diverse altre. Nessuna però può stare al confronto della Renetta vera, che i Francesi distinguono col nome di Reinette Franche. Essa conserva il primato fra le sue congeneri, e perciò sopra tutte le Mele carnose, e lo avrebbe anche sulle croccanti se non esistesse la Mela Carla.
I Russi e gli Svedesi vantano una razza di Mele che pretendono sorpassi in bontà qualunque altra, e la quale si conosce sotto i nomi di Mela d’Astrachan, o di Mela trasparente. «Si pretende originaria della China. È un poco più picciola della Renetta e non è così turbinata. Si fonde in bocca come la crema, e si riempie tanto di sugo che si rompe quando la colgono in tempo: guardandola al sole trasparisce fino al punto da poterne numerare i semi». Così è dipinta nei giornali di viaggi, e così l’ho sentita descrivere da molti Signori Russi e Svedesi, che ho conosciuti.
Il Conte di Possen Ciambellano di S. M. il Re di Svezia, con cui ne ho tenuto spesso discorso in Pisa, la preferiva alla Renetta, ma non conosceva la Carla. Se la Mela dei Russi è la stessa che la Mela trasparente che si coltiva nel giardino di Monza, come si pretende, bisogna dire, o che ha degenerato passando in Italia, o che le descrizioni dei viaggiatori sono esagerate. Fra noi è un frutto gentile, di pasta delicata e singolare per una certa diafanità, ma ha poco sapore, e non regge nell’insieme al confronto delle nostre Capispecie.
La Renetta è la Mela dei paesi mediterranei, e non si coltiva in abbondanza che nei climi un poco freddi. In Francia è riguardata come la prima fra le Mele. Pare che sia originaria di quel paese. Ora è introdotta in tutta l’Europa, e gode ovunque il primato che merita.
Non vi è pomologo che non la descriva, nè giardino in cui non si trovi, e sempre conserva lo stesso nome.*
 
*P. Malus Renetto fructu hyemali, medio, turbinato, cortice flavescente, maculisque ocraceis punctato, pulpa subflava, butyrrosa, delicatissima, succo grate-acido suavissimo.Vulgo, Mela Renetta. 
Tratto da: La Pomona Italiana, di Giorgio Gallesio (Finalborgo, 1772 – Firenze, 1839) è la prima e più importante raccolta di immagini e descrizioni di frutta e alberi fruttiferi realizzata in Italia. L’opera, pubblicata in fascicoli tra il 1817 e il 1839, oggi è conservata in pochi esemplari completi, ed è consultabile in formato elettronico ed  ipertestuale (http://www.pomonaitaliana.it/index.htm).

Proprietà curative e benefici della Mela Renetta
Confermando il messaggio che ci lancia il famoso detto “Una mela al giorno leva il medico di torno”, è particolarmente importante sottolineare la necessità di assumerla regolarmente in funzione preventiva riguardo ad una grande quantità di disturbi. Una ricerca italiana svoltasi all’Istituto Tumori di Genova conferma le sue proprietà antitumorali; consumare mele in buona quantità diminuisce del 21% il rischio di sviluppare un tumore. I risultati di tale studio sono stati pubblicati sugli Annals of Oncology e dimostrerebbero appunto ,che le persone che mangiano una o più mele al giorno vedono scendere di circa il 21% il rischi di ammalarsi di tumore. La varietà di mela più efficace nella prevenzione tumorale sarebbe quella renetta seguita dalla Stark Delicious e dalla Granny Smith. Tutto questo è dovuto ad una sostanza antiossidante presente nella mela, denominata procianidina, che riesce a contrastare in modo efficace l’invecchiamento delle cellule e quindi lo svilupparsi dei tumori.

La mela può essere considerata come un farmaco che ci viene fornito dalla natura, un rimedio per molti problemi di salute; da sottolineare la quasi totale assenza di grassi ed un apporto calorico di circa 40 calorie per 100 grammi di mela. Di seguito altri benefici che la mela apporta alla nostra salute: se consumata cruda è un ottimo astringente, contiene fruttosio che viene assorbito dall’organismo umano senza bisogno dell’insulina, di conseguenza viene ben tollerata da chi ha problemi di diabete. La mela contiene la pectina, grazie a questa sostanza riesce a mantenere sotto controllo la glicemia. Abbassa il colesterolo pericoloso (LDL) ed aumenta la produzione di quello buono (HDL) in un tempo relativamente breve. Pare che i suoi benefici apportati alle vie respiratorie siano addirittura superiori a quelli degli agrumi. La mela previene inoltre le malattie cardiache, tra cui l’infarto; il motivo è da ricercarsi nella ricchezza di flavonoidi che come già scritto sopra hanno ottime proprietà antiossidanti. In ultimo, ma non meno importante, la mela contiene delle sostanze denominate fitonutrienti che hanno la proprietà di prevenire l’insorgere di malattie celebrali come l’Alzheimer ed il morbo di Parkinson.
23 Luglio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

L’ACQUA E’ TORNATA ALLA FONTANELLA DELL’ABBAZIA

by Amministratore 21 Luglio 2012

Si ringraziano:  l’Amministrazione Comunale di Lucoli ed i soci di NoiXLucoli Onlus che questa mattina, congiuntamente, hanno eseguito un sopralluogo ed un intervento tecnico alla fontanella del piazzale dell’Abbazia per individuare le cause del disservizio comunicato con il nostro post precedente. 
L’acqua è tornata.

Anche gli animali hanno sete

21 Luglio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

APPELLO AL COMUNE DI LUCOLI: PERCHE’ NON FUORIESCE L’ACQUA DALLA FONTANELLA COMUNALE SUL PIAZZALE DELL’ABBAZIA?

by Amministratore 18 Luglio 2012
Lettera indirizzata all’Amministrazione del Comune di Lucoli,

con questa missiva inoltrata via Blog chiediamo di fare il possibile per far ripristinare (qualsiasi ne sia la motivazione: tecnica, manutentiva, o altra) l’erogazione dell’acqua dalla fontana pubblica situata sul lato laterale del piazzale dell’Abbazia di San Giovanni Battista.
Il rubinetto si era rotto da tempo, causando la fuoriuscita di un rigagnolo d’acqua ed è stato riparato da mani “pietose”, ma ora la fontana, nonostante sia stata riaperta l’acqua, non funziona più. 
Sono oramai due settimane complessive che manca l’acqua, prima per la riparazione  del rubinetto poi, per le attuali cause.
In tempi di arsura e caldo (come quelli di questa estate del 2012) costituisce un problema per tutti coloro che si recano al cimitero, soprattutto gli anziani e per i visitatori e fedeli che si recano all’Abbazia di San Giovanni Battista, il non poter bere l’acqua potabile della fontana pubblica.
L’acqua è vita, e al pari della vita, è sacra. Allo stesso modo, i servizi idrici sono dei servizi comuni pubblici nella misura in cui essi riguardano il diritto umano alla vita (l’accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari) e costituiscono un bene vitale e insostituibile per la sicurezza dell’esistenza collettiva.
Per impedire l’eventuale sperpero dell’acqua delle fontanelle pubbliche sarà buona norma applicare tutte le regole del regolamento comunale e di funzionalità tecnica dei rubinetti delle stesse: che, soggetti a manutenzione, dovranno garantire la chiusura del flusso ad intermittenza. 
La fruizione dell’acqua ad uso potabile è collegata alla qualità della vita, connessa anche all’ambiente ed alla salute della collettività ed allo sviluppo del turismo locale e, questo, anche in momenti di difficoltà come gli attuali, dovuti alla crisi idrica, generalizzata e documentata per l’intero Abruzzo.
Ci auguriamo che l’Amministrazione Comunale possa positivamente agire affinchè il flusso idrico della fontanella dell’Abbazia possa essere ripristinato.
Ringraziamo per l’attenzione.
.
18 Luglio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

VOTE OUR ABBEY IS THE PLACE WE LOVE MOST

by Amministratore 17 Luglio 2012
Lucoli, St. John the Baptist Abbey
Dear foreign friends who read our website please help us save by the Italian Environment Fund our Abbey of San Giovanni Battista in Lucoli (AQ). Enter this website link FAI, register yourself with personal data and rated the Abbey as a place of heart. 
We need 30,000 preference to hope for a real involvement and to repair the damage that the earthquake of 2009 caused the Abbey. 
Thanks.

Fresco of the Abbey: the Annunciation
17 Luglio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

L’ESTATE DI NOIXLUCOLI ONLUS: CONDIVIDIAMOLA….

by Amministratore 13 Luglio 2012
La foto fantastica della nostra estate 2012
Realizzata da Roberto Soldati è costituita da immagini del lago niveo di Campofelice, del campanile dell’Abbazia di San Giovanni Battista, della ricostruzione in 3D dell’antico castello di Collimento. Lo stemma Abbaziale di San Giovanni pone il suo sigillo.
“Non giudicare ciascun giorno in base al raccolto che hai ottenuto, ma dai semi che hai piantato” 
“Don’t judge each day by the harvest you reap but by the seeds that you plant” 
Robert Louis Stevenson
A noi piace seminare, crediamo nella bontà di questa terra. Vi presentiamo le nostre proposte da vivere insieme questa estate.
Il pensiero dei soci di NoiXLucoli Onlus è scritto, su questo blog, nella sezione CHI SIAMO. Siamo nati all’indomani del sisma del 2009 sull’onda della solidarietà, abbiamo voluto trasformare il nostro slancio, energie e competenze in azioni sostenibili e sono nate così diverse iniziative per la valorizzazione del territorio. Amiamo profondamente Lucoli, vorremmo custodire per i nostri figli questa terra, in modo che non sia peggiore di quella che i nostri padri ci hanno lasciato, terra che oggi è segnata da preoccupazioni per il proprio futuro: da quelle per la ricostruzione, dalle minacce ambientali, dallo sfilacciamento della Comunità che, persi i borghi stenta ad incontrarsi. 
Pensiamo che il futuro sia di chi lo fa ed è per questo che dedichiamo la nostra estate all’incontrarci, allo stare insieme, per ritrovarci e rinsaldare i legami, organizzando tre iniziative tematiche, originali. Ognuna con le sue caratteristiche e possibile target di persone interessate. 
L’ultima, quella del 16 agosto: CENA-SPETTACOLO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE, è idealmente rivolta alla Comunità di Colle di Lucoli visto che sarà realizzata nel giorno della ricorrenza della Beata Cristina. 
Rispetto a quest’attività, per la quale lavoriamo da diversi mesi, spendiamo due parole di approfondimento in più. 
Nella serata sarà proiettato un VIDEO-MUSICAL denominato SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE, liberamente ispirato all’omonima commedia di Shakespeare. 
La musica che ascolteremo è quella dell’opera di Mendelsshon, da intendersi come un catalizzatore in grado di poter materializzare, anche per un istante, le creature della nostra fantasia che da sempre popolano i racconti e le fiabe sui boschi lucolani. Verranno evocate nel filmato entità silvane che si rivelano sotto forma di lupo, gufo, serpe o topo, o che talvolta ci sembra d’intravedere, quasi come in un sogno, nella particolare forma dei tronchi secolari degli alberi di Lucoli, oppure come ectoplasmi che aleggiano tra le stanze del castello fantasma di Collimento (come potremmo immaginare che possa essere stato) o rivelino la loro angosciosa presenza dietro le finestre, ora illuminate ora vuote e nere, delle case ferite dal sisma. 
La storia Shakesperiana è ambientata in Grecia, più precisamente in un bosco incantato. I fatti narrati avvengono la notte precedente al matrimonio tra Teseo, duca d’Atene e Ippolita, la regina delle Amazzoni. Tra i protagonisti troviamo in fuga Ermia, una bella fanciulla promessa sposa dal padre Egeo a Demetrio un uomo che lei non ama, e Lisandro, l’uomo che in realtà lei ama ma che il padre non accetta come futuro genero. In questa notte di mezza estate i giovani si ritroveranno a rincorrersi, ad amarsi, odiarsi senza sapere che dietro a tutto questo caos che vede confondere e cambiare i loro sentimenti, c’è un perfido e scaltro folletto di nome Puck, a cui è stato affidato da Oberon, il re delle fate, il compito di punire la moglie Titania per uno sgarbo subito, bagnandole le palpebre con una pozione magica in grado di far innamorare la vittima del sortilegio del primo essere che si trovi davanti al suo risveglio. E sarà appunto questa pozione a cambiare la situazione tra i giovani portandoli ad un susseguirsi d’equivoci e di confusione.
Il film interamente girato a Lucoli vuole essere una ricollocazione storico-fantastica tra Shakespeare e Lucoli con i suoi borghi di Collimento, Lucoli Alto, l’Abbazia di San Giovanni Battista e la sua fantastica natura. 
E’ insomma una bella favola, piena di colpi di scena, che vogliamo dedicare a tutti, soprattutto a quegli anziani che riusciranno ad unirsi a noi.
Durante lo spettacolo sarà servita una cena offerta dall’Associazione NoiXLucoli Onlus, arricchita dal Parmigiano Reggiano acquistato per beneficenza dalle aziende terremotate di Modena.

Attività già in corso di realizzazione
Serata G’Astronomica – 14 agosto 2012
Cena spettacolo di una notte dimezza estate – 16 agosto 2012
13 Luglio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

CARO, CARISSIMO VANDALISMO

by Amministratore 9 Luglio 2012
Non parlo, non vedo, non sento. Non può essere così abbiamo il dovere civico di rappresentare ciò che accade a Lucoli

EHI!!  BULLO, VANDALO O CHI SARAI…………..
MI RIVOLGO A TE!

Sei uno solo? Siete in tanti?

Avete voglia di “menare” i piedi e le mani? 

Perchè non ci venite ad aiutare a lavorare al Giardino della Memoria per curarlo e mantenerlo…. invece di danneggiarlo?


In questo fine settimana sono stati fatti nuovi danni alla recinzione del Giardino della Memoria: assi spezzate in tre punti differenti ed un vaso di fiori di plastica bruciato. 
Era già accaduto lo scorso anno in agosto e, pazientemente, con l’aiuto di chi ci ha sostenuto nelle spese ed ha lavorato con le sue mani abbiamo ripristinato quanto danneggiato, lo faremo anche questa volta.
Ci piacerebbe vedere in faccia gli autori di questi vandalismi, guardarli negli occhi. Chi sfascia è sfasciato dentro, gli vogliamo dare una mano: venga a ritrovarsi con noi per lavorare insieme, donando se stesso agli altri, costruendo qualcosa che rappresenta una totale remissione personale. Assicuriamo che, poi, ci si sente molto bene: si ritrova la natura umana.

Il sito del Giardino della Memoria è un luogo di spiritualità, un luogo Sacro per chi ha fede, perchè accanircisi contro?

Queste azioni non fermano i volontari, anzi ne attirano degli altri.
AI NOSTRI AMICI VANDALI dedichiamo le parole di Madre Teresa di Calcutta che spesso ricordiamo anche a noi stessi.

Ama la vita così com’è 
Amala pienamente, senza pretese;
amala quando ti amano o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.
Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo nemmeno un pò.
 Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.
Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.
Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.

Non vivere mai senza vita!

9 Luglio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

PER VOLARE COME USIGNUOLI SUL CIELO DI LUCOLI

by Amministratore 3 Luglio 2012
Marc Chagall – Volare
 “I poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignuoli pronti a morire…” sono le parole della poetessa Alda Merini: la frase che più di altre attesta che i poeti devono essere apprezzati per la loro genialità, senza soffermarsi a giudicare il loro operato, espresso senza vincoli e regole. Il loro canto d’usignolo, il più sublime fra gli uccelli del Creato, è simbolo dell’amore e il loro volo deve essere libero nel proprio ambiente naturale, anche se potrebbe essere l’ultimo.
Per sentirci un po’ poeti ed un po’ usignuoli proponiamo ai nostri soci, agli amici ed a tutti quanti vogliano ammirare le bellezze del territorio questa attività estiva sul cielo di Lucoli in collaborazione con l’Aero Eli Servizi dell’Aquila.
E’ indispensabile prenotarsi al numero 32974.22912 inviando un SMS con il proprio numero di telefono per essere richiamati e concordare i termini del volo.
3 Luglio 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

AL CIMITERO DI SAN GIOVANNI A LUCOLI MANCA L’ACQUA…..INVECE DELLE SOLUZIONI SCATTA LA CACCIA AL COLPEVOLE….

by Amministratore 1 Luglio 2012
uno dei cassoni di zinco che viene rifornito da NoiXLucoli Onlus d’Acqua
L’altro cassone

Il cassone mobile che viene caricato con l’acqua della fontana della Beata Cristina e trasportato al Giardino per irrorare gli alberi da frutto.
Le erbe officinali del Giardino della Memoria poste vicino alla Madonnina

La chiesetta con la Madonnina con le piante fiorite
AL CIMITERO DI SAN GIOVANNI MANCA L’ACQUA…..
E’ colpa di chi annaffia, è colpa delle mezze stagioni che non ci sono più, è colpa di bolle d’aria che dispettosamente impediscono l’arrivo dell’acqua al cimitero, è colpa della neve che impunitamente ha scelto di sciogliersi troppo velocemente.
“So qquisti ji discurzi che sse sindu mo che è gliu tempo della fargiatura”(1).
Siamo al 1° luglio, all’inizio dell’estate vera e la filastrocca è sempre la stessa, comunque sia andato in Abruzzo ed a Lucoli l’inverno: quando arriva il caldo, e nonostante la scarsità di presenze turistiche, dato molto rilevante quest’anno, ovunque manca l’acqua e, quel che è peggio, mancherà. Si sente dire persino che del problema soffrirà l’area aquilana, dove l’erogazione potrebbe venir meno “anche per giorni”. Incredibile: nell’Aquilano non c’è un turista, la popolazione è sicuramente diminuita dal 2009 ad oggi, pare addirittura che il capoluogo abbia perso qualcosa come 15.000 abitanti. Nelle migliaia di seconde case che esistono in tutti i centri di montagna, nemmeno una ospita i proprietari. Da anni, ormai, non esiste più l’abitudine di tornare magari dalle calure romane per starsene al fresco in qualcuno dei paesini aquilani. I grandi rientri estivi di emigrati all’estero o a Roma sono svaniti, specie dopo il terremoto.
Ma manca l’acqua. 
Eppure durante l’invernata sono caduti metri di neve, e tutti se lo ricordano bene. C’è chi dice, sorprendendo tutti, che in autunno è piovuto poco e le sorgenti non si sono ripasciute e tutta la neve caduta non è servita “perchè si è sciolta troppo presto” e la pioggia “buona”, quella che “ricarica” le sorgenti, è risultata scarsa.
Gli esperti, o almeno quelli che vengono definiti tali, una spiegazione la trovano sempre: ci mancherebbe. Le loro parole sono vangelo, e tutti debbono credere in ciò che dicono.
Non serviranno a nulla le solite ordinanze tardive o distratte dei sindaci che vietano l’uso smodato e lo spreco dell’acqua. Non servirà a nulla esortare la gente a non adoperare troppa acqua. E’ noto da sempre che dalle reti idriche antiquate, frantumate, perforate, si spreca nel sottosuolo oltre il 50% di tale pregiata risorsa! Sicuramente, questo è un problema che si potrebbe affrontare. Per la siccità, invece, potremmo far ricorso a sciamani ed alla danza della pioggia. Ma di fronte alle soluzioni concrete spesso la risposta è la totale inerzia di tutti gli organi e le istituzioni preposte. E’ più facile filosofeggiare sui presunti responsabili di abusi o colpe.
Il caso della vicinissima L’Aquila è emblematico per tutti: la rete idrica (oggi disastrata anche dal terremoto) è in condizioni pietose da almeno due decenni, da quando cioè, aumentati i consumi d’acqua, ci si è accorti che il flusso era insufficiente, come ogni estate immancabilmente viene ripetuto. Ad occuparsi del problema fu molti anni fa l’allora assessore regionale Giorgio De Matteis. Alle parole non seguirono i fatti, in pratica non avvenne nulla. Oggi il progetto per il rifacimento delle reti, ma anche di altri sistemi del sottosuolo, è scomparso pare a Roma, nei cassetti di qualche Ministero. Insieme con quello riguardante reti elettriche, gas, telefonia. E, all’arrivo della calura, sentiamo le solite voci e gli annunci di emergenza. Accantonate, per ora, le diatribe sulla manutenzione di corsi d’acqua, torrenti e fiumi, perchè di quelle torneremo a parlare in autunno: sentiremo le stesse cose, le proteste, gli allarmi, i comitati civici, i tecnici e gli esperti, gli ambientalisti e i sindaci. Corsi e ricorsi storici? No, eterna incapacità di questo Paese e di questa Regione di fronte all’ordinario, perchè, alla fine, l’emergenza conviene e soprattutto conviene spargere insinuazioni verso gli “untori” che prosciugano l’acqua. Questo è un “valore aggiunto” esclusivo di Lucoli.
Informiamo i soci di NoiXLucoli Onlus, gli amici e gli “untori” di calunnie, che le piante da frutto del Giardino della Memoria sono irrorate con l’acqua che prendiamo con un cassone mobile (nella foto) alla fontana della Beata Cristina la cui sorgente ancora è prodiga di flusso. Le poche piante da fiore situate nella parte superiore dov’è la chiesetta con la Madonnina sono irrorate con pochi secchi d’acqua presi dalla fontana del piazzale.
Durante l’estate i nostri soci lavorano con grande impegno per mantenere vive le piante giovani di questo “bene comune” di tutti, a dispetto della carenza d’acqua, delle loro vacanze e del meritato riposo di chi come tutti deve lavorare per “campare” e non usa il suo tempo solo per dedicarsi al volontariato. Ancora una volta ci tornano indietro velate insinuazioni e presunte responsabilità per la mancanza d’acqua al cimitero, naturalmente agganciate al progetto del Giardino della Memoria. 
Non crediamo che con le chiacchere si possano ottenere risultati fattivi.
I nostri soci consapevoli delle difficoltà subite soprattutto dagli anziani che si recano al cimitero e che debbono portare con se l’acqua, hanno ricaricato, il 1° ed il 3 luglio,  con 1.000 lt (il serbatoio zincato verticale)  e con 300 lt  (quello cubico zincato) di acqua. l’acqua è stata presa dalla fontana della Beata Cristina e trasportata in loco e travasata. 
NoiXLucoli Onlus ha preso l’iniziativa e svolgerà, fino alla risoluzione del problema, quest’attività di volontariato per la Comunità locale, naturalmente, a totale titolo gratuito.
Ci auguriamo che i prossimi lavori di manutenzione e miglioria dei siti cimiteriali, i cui fondi sono stati stanziati dalla Regione Abruzzo e che non appena sbloccati saranno fruibili dall’Amministrazione Comunale di Lucoli, possano risolvere tecnicamente il problema idrico del Cimitero di San Giovanni, collegando le fontane sia all’acqua erogata dalla GSA (a pagamento per il Comune e da dotarsi di opportuni rubinetti che ne regolino il consumo: non è etico sprecare l’acqua nè pagarla in più), sia a quella della sorgente (non a pagamento) che puntualmente, in estate, cala di livello piezometrico e non arriva alla quota più alta del cimitero (trattasi di una semplice regola idraulica). 
Solo così i disservizi saranno efficacemente eliminati.
Le operazioni di travaso dei 1.300 lt di acqua

 

(1) Tratto dalla poesia “Temp’e Fieno” di Francesco di Gregorio

1 Luglio 2012 2 comments
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

PER QUEL FILO SOLIDALE CHE UNISCE LUCOLI A SASSUOLO…..

by Amministratore 27 Giugno 2012
Per quel filo che ci unisce…..


Abbiamo inviato alla Città di Sassuolo il frutto della nostra solidarietà raccolta tra i soci di NoiXLucoli Onlus.
Per tutti coloro che volessero contribuire all’aiuto per i Comuni terremotati attraverso la Città di Sassuolo indichiamo i riferimenti bancari:



UN CONTO CORRENTE PER LE ZONE TERREMOTATE
Aiutaci ad aiutare

Il codice IBAN è: IT27T0200867019000100984467
Intestato a: COMUNE DI SASSUOLO 
Specificare la causale: TERREMOTO 2012


Disegno realizzato Da Sollecchia Michela – Lucoli 2010
27 Giugno 2012 0 comment
0 FacebookTwitterPinterestEmail
Senza categoria

Valorizzazione della presenza di San Franco Eremita (n.1154 o1159) nel monastero di San Giovanni Battista di Lucoli (AQ)

by Amministratore 25 Giugno 2012
Il giorno della festa del Santo patrono di Lucoli è stato inaugurato un manufatto artistico raffigurante San  Franco Eremita donato dalla nostra Associazione all’Abbazia di San Giovanni Battista.
La formella ceramica, realizzata da un maestro maiolicaro con tecniche antiche, è stata posta in opera su di un muro laterale dell’Abbazia di San Giovanni, presso l’entrata del Chiostro.
Il progetto avviato da NoiXLucoli Onlus nel novembre del 2011, in collaborazione con l’Arcidiocesi dell’Aquila, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per l’Abruzzo e con la Soprintendenza per i beni Storico Artistici ed Etnoantropologici per l’Abruzzo, era finalizzato a conservare la memoria del Santo proprio nell’Abbazia che lo aveva ospitato per venti anni e dove non esisteva ricordo visibile della sua permanenza.
Nella formella è raffigurato il Santo con l’Abbazia sulla sinistra, circondata da boschi ed illustra il miracolo della fonte sgorgata dalla roccia. Compaiono nel decoro piante, frutti con bacche selvatiche, delle quali si cibò vivendo nei boschi e fiori, in modo particolare le rose irrorate da angeli, di lussureggiante festosità, tutto ciò alimentato dal “dono” prezioso dell’acqua. Nella realizzazione dell’opera l’autore si è liberamente ispirato ad un affresco del 1945 realizzato dal pittore messicano Fernando Leal per la Cappella del Santuario di Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico. Tale ispirazione è stata suggerita in omaggio al culto Mariano che viene praticato da molti fedeli presso l’Abbazia.
NoiXLucoli Onlus, in stretto raccordo con il Parroco, si è occupata della progettazione del decoro artistico curando tutti i riferimenti storico agiografici, della realizzazione del manufatto ed altresì della richiesta di tutte le autorizzazioni necessarie per la sua posa in opera presso un bene storico-architettonico soggetto al vincolo delle Soprintendenze dell’Abruzzo
.
Il manufatto ceramico raffigurante San Franco l’Eremita
Il momento della benedizione e della scopertura della formella
La formella è stata collocata verso l’entrata del Chiostro ove alloggiavano i monaci
La storia di San Franco Eremita

San Franco nacque a Roio Piano (Aq) durante il pontificato di papa Adriano IV (1154-1159), da una famiglia di contadini benestanti.
Sotto la guida di un sacerdote del paese, Palmerio, fece i primi studi. Dopo aver fatto il pastorello entrò nel monastero benedettino di San Giovanni Battista di Lucoli, dove rimase per vent’anni. L’abate Lucolano l’accolse con religioso affetto e lo destinò alla prosecuzione degli studi. Infatti, lo studio e la pietà furono i primi e grandi ideali a cui consacrò tutta la forza della sua volontà, profondamente consapevole dell’alta missione di servire Dio. Erano tempi terribili per la Chiesa e per l’Italia. Erano i tempi di Federico Barbarossa. Alla morte dell’abate gli venne offerta la carica abbaziale, ma egli rifiutò per dedicarsi alla vita eremitica che lo avrebbe presto condotto alla santità. Egli aspirava alla contemplazione di Dio per mezzo della natura. Per questo, chiese ed ottenne dai suoi superiori il permesso di ritirarsi a vita eremitica in qualche zona dei monti d’Abruzzo. Il primo periodo lo passò nei boschi di Lucoli, cibandosi di miele selvatico, radici di erbe e frutti selvatici. Con l’intensificarsi dell’affluenza di pellegrini che lo visitavano lasciò quel primo rifugio e si stabilì prima in una grotta tra Pizzoli e Montereale e poi in una spelonca del monte Vasto. Da lì passò in una grotta solitaria ed inaccessibile alle falde del Gran Sasso. Qui rimase per quindici anni, fino alla fine della sua vita, vivendo in modo frugale ed in contemplazione, scendendo al vicino paese di Assergi soltanto per ricevere i sacramenti, forse nella chiesa di S. Maria in Silice. È qui che avvenne l’episodio narrato del bambino in fasce salvato dalla bocca di un lupo che lo aveva rapito e miracolosamente restituito alla madre per intercessione del Santo. Quando l’eremita, per la malferma salute, presentì prossima la sua fine, volle ricevere gli ultimi sacramenti, poi fu lasciato solo con le braccia incrociate. L’agiografia del Santo narra che la notte le campane di S. Maria in Silice suonarono da sole prima dell’ora consueta ed i galli del paese cantarono insolitamente. La popolazione si svegliò, immaginò, guardò in direzione della grotta e vide una luce: accorse e trovò l’eremita morto. Con grande venerazione le sue spoglie furono portate al paese e sepolte nella cripta della chiesa del Monastero benedettino di Assergi.
L’eremitismo è un fenomeno che riprese vigore nei secoli centrali el Medioevo, gli eremiti rappresentano una delle caratteristiche fondamentali di questo periodo.
Ciò che ha accomunato gli eremiti fu la ricerca spasmodica della povertà assoluta che costituisce l’aspetto più severo del vasto movimento pauperistico che dopo il Mille cominciò ad animare movimenti riformatori in ambienti popolari, soprattutto come contrasto ai vizi in cui sono caduti gli enti ecclesiastici in seguito al loro inserimento nell’economia curtense e nelle strutture sociali. Inizialmente solo nel monachesimo benedettino era prevista la pratica dell’ascetismo di singoli cenobiti al fine di raggiungere un elevato grado di perfezione spirituale ed individuale. Nei secoli XI e XII si provò così a realizzare una forma di vita ascetica severa, pur permanendo all’interno del cenobio. L’eremitismo solitario, e spesso indipendente da qualunque istituzione, desiderava soltanto l’esperienza mistica del colloquio con Dio e nient’altro. L’eremita voleva rimanere solo ed in costante contatto con Dio, solo nelle intemperie, solo nella fame, solonella lotta contro il demonio. Così ed in nessun altro modo poteva raggiungere la perfezione: tramite la sofferenza, tramite il martirio, quest’ultimo apice del lungo processo di perfezionamento spirituale che passa attraverso il cenobio e l’eremo. In quei tempi si produsse una completa differenziazione tra eremitismo e monachesimo. Il sostantivo eremus assunse una connotazione più precisa. La terra erma si opponeva alla terra culta o culturata: la prima era incolta, non lavorata, completamente abbandonata, addirittura inabitabile, solo successivamente il termine eremus venne utilizzato anche per i siti monastici. Gli eremiti vissuti nel XI e nel XII secolo scieglievano la vita contemplativa ma non escludevano le relazioni umane, venivano cercati e visitati dalla popolazione, infatti, appena si diffondevano le voci sui presunti o reali miracoli avvenuti per loro intercessione, inevitabilmente i pellegrini e popolani intraprendevano il tortuoso percorso per giungere alla loro presenza.
Nel segreto della propria natura l’Abruzzo custodisce quasi cento eremi, un patrimonio che caratterizza maggiormente la sua identità. Una testimonianza così imponente dell’esperienza religiosa eremitica appartiene, in Italia, soltanto all’Abruzzo. Assieme al Tibet, l’Abruzzo è una delle due zone geografiche con la più alta concentrazione al mondo di eremi, le cui origini, si perdono nella Preistoria. Tra gli eremi d’Abruzzo, quelli in cui visse San Franco sono tra i più impervi e difficili da raggiungere.

L’eremo di San Franco ad Assergi

Nel comune di Assergi, nella parte meridionale del monte Gran Sasso, si trova la cappellina dedicata a S. Franco. La cappellina, realizzata con pietra a vista, è stata edificata sopra due cabine nelle quali sgorga la Sorgente di S. Franco; essa presenta un ingresso ad arco e un sedile sulla parete destra. Sopra l’altare si trova una lapide in marmo bianco che ricorda il restauro operato nel 1945, mentre un pannello con 24 maioliche raffigura un miracolo del Santo. La leggenda vuole che S. Franco, percuotendo la roccia con il suo bastone, fece scaturire l’acqua alla quale si attribuiscono qualità taumaturgiche. Molti pellegrini, allora come oggi, si recavano a visitare questa sorgente bevendo e lavandosi con quest’acqua per ottenere la guarigione delle malattie della pelle. Proprio per sfuggire al pellegrinaggio di questi visitatori, il Santo si spostò ben presto recandosi prima a Peschioli e poi nella più impervia grotta sul Cefalone.

Assergi:  Eremo di San Franco. Foto tratta dai siti http://www.sanfranco.valleaterno.it/Storia/index.html e http://blog.abruzzoupndown.com;

L’eremo della Grotta di Peschioli

La grotta di Peschioli è forse quella più legata alla tradizione popolare, probabilmente per il fatto che è più raggiungibile di quella del Cefalone. L’accesso è difficoltoso, ma sappiamo che ciò era usuale e voluto negli habitat rupestri nei quali i passaggi erano attrezzati con strutture lignee mobili quali scale e passerelle. Anche se minimi, sono evidenti i lavori di adattamento che hanno reso più abitabile l’Eremo: due piccoli ripostigli nella parete destra, una soglia appena accennata, una parte di battente, un piccolo pianerottolo sottostante l’ingresso e scalpellature in vari punti, forse per eliminare sporgenze eccessive. Sul fondo, il pavimento presenta un piccolo incavo detto “guanciale di San Franco” ove, secondo la tradizione, il Santo poggiava il capo. Sempre secondo la tradizione usava il proprio ripostiglio per riporvi il breviario.

L’eremo di Pizzo Cefalone

In questo luogo, sotto la vetta del Cefalone (2.533 metri di altitudine), difficilmente accessibile d’estate e inaccessibile d’inverno per la presenza della neve, che San Franco trovò finalmente la pace, vi rimase finché non morì. 


Testo liberamente tratto da:

Audiovisivo didattico, San Franco, eremita del Gran Sasso (2002) realizzato dal Servizio per la ricerca, la documentazione e la produzione audiovisiva del Ministero per i Beni e delle Attività Culturali, formalmente concesso dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell’Abruzzo alla nostra Associazione;

Materiale del Convegno: “San Franco di Assergi: storia di eremitismo e santità alle pendici del Gran Sasso” – Assergi-L’Aquila – 2 giugno, 2012 

Sito Web Santi e Beati: http://www.santiebeati.it/dettaglio/90280;
Sito Enciclopedia Cattolica: http://it.cathopedia.org/wiki/San_Franco_da_Assergi
Sito Regione Abruzzo: http://www.regione.abruzzo.it/xcultura/index.asp?modello=eremoAQ&servizio=xList&stileDiv=monoLeft&template=intIndex&b=menuErem2851&tom=851
Sito Abruzzo Up n’ Down: http://blog.abruzzoupndown.com;

Sito Abbaziaeparrocchiedi Lucoli: http://www.abbaziaeparrocchiedilucoli.it/VITA%20DI%20SAN%20FRANCO.htm
Sito Itinerari del Gran Sasso: http://www.ilgransasso.com/itinerari.html
Altri siti:
http://www.sanfranco.valleaterno.it/Storia/index.html;
http://www.prolocopianadiroiohttp:
//www.noielamontagna.net/eramo-san-franco.html.it/festa_di_san_franco.htm
http://naturagrezza.blogspot.it/2010/06/eremi-di-san-franco-ai-peschioli-e.html
25 Giugno 2012 2 comments
0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • 1
  • …
  • 9
  • 10
  • 11
  • 12
  • 13
  • …
  • 18

Articoli recenti

  • UN NUOVO EVENTO DI CULTURA SOTTO GLI ALBERI
  • I BENI COMUNI CHE VENGONO DANNEGGIATI
  • Conservazione agrobiodiversità – banche del germoplasma
  • IL SESTO APPUNTAMENTO DI CULTURA SOTTO GLI ALBERI
  • GIORNATA NAZIONALE DELLA BIODIVERSITA’ DI INTERESSE AGRICOLO E ALIMENTARE

Commenti recenti

  1. Noi x lucoli su CIELI BLU DOMENICO
  2. Noi x lucoli su “Prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro”: il Giardino della Memoria di Lucoli è questo luogo
  3. fabrizio soldati su NON ESISTONO IL BUONO NE’ IL CATTIVO, SIAMO TUTTI MARTIRI E TUTTI BOIA. E’ L’UMANITA’ CHE E’ FATTA COSI’.
  4. Unknown su GLI ALBERI DEL GIARDINO DELLA MEMORIA: IL MELO A CIPOLLA
  5. amministratore su PER LA RICORRENZA DEL DODICESIMO ANNIVERSARIO DEL SISMA DEL 2009 FESTEGGEREMO CON IL RICONOSCIMENTO DEL GIARDINO DELLA MEMORIA DI LUCOLI COME SITO DI CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITA’ DI INTERESSE AGRICOLO ED ALIMENTARE

Categories

Designed by moidesigner.com


Back To Top
NOI X LUCOLI
  • Home
  • Chi siamo
  • Il Giardino della Memoria
    • Agricoltori custodi
    • I frutti antichi
    • Attività
    • Adozioni
  • territorio
    • Ambiente
    • Comunità
    • Archivio fotografico storico
  • Foto
  • Video
  • Blog
  • Contatti