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| Semi della tradizione agricola d’Abruzzo |
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| La patata “Turchesa” sarà oggetto di scambio tra i nostri soci nel 2017 |
| I nostri semi: albero denominato “susina Goccia d’Oro” cresce nel Giardino della Memoria |
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| Semi della tradizione agricola d’Abruzzo |
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| La patata “Turchesa” sarà oggetto di scambio tra i nostri soci nel 2017 |
| I nostri semi: albero denominato “susina Goccia d’Oro” cresce nel Giardino della Memoria |
Quei muri li riconosci anche al buio, di notte, li sfiori con le mani e li senti, ruvidi, di pietra grezza, che stringono i vicoli e vanno su in salita.
Ogni passo sembra un incanto e spesso ti perdi in quelle case vuote, di gente che non c’è più, di figli ormai vecchi che tornano solo d’estate, quattro giorni ad agosto, magari per la festa del patrono, per ricordare infanzie tradite, per sognare un ritorno. Sono case dove non vivi, con luci non consumate, con i tetti da rifare e lavori di manutenzione che ti riprometti di cominciare, ma poi passa il tempo e non trovi la voglia o soprattutto i soldi. Sono seconde case su cui pagare le tasse, che ti viene la rabbia di venderle, ma ci sei nato e cresciuto e allora dici: aspettiamo ancora un po’. Sono case di paesi dove ogni volta che torna l’inverno ci si conta e si è sempre di meno. Gli italiani di paese si riconoscono tutti, a pelle, e si portano dietro questa malinconia, come chi danza sulla tragedia e cerca ogni giorno di ritrovare quel posto sicuro che chiamano Itaca, che poi tanto sicuro non è. E questo capitale umano lo portano a spasso nel mondo, come raccontava Pavese. «Che cos’è questa valle per una famiglia che venga dal mare, che non sappia niente della luna e dei falò? Bisogna averci fatto le ossa, averla nelle ossa come il vino e la polenta, allora la conosci senza bisogno di parlarne».
I paesi dell’Appennino hanno più o meno lo stesso odore, le stesse mani, gli stessi occhi, la stessa nostalgia. Sono la spina dorsale dell’Italia. Ti fanno sentire a casa. Quando guardi il cielo ti sembra che le stelle stiano lassù solo per te. Quei cieli li vedi solo qui e non li dimentichi. Solo che sono stelle morenti e tanta bellezza si porta sulla pelle un’incosciente fragilità. A chi tocca, stavolta? Accumoli, Posta, Arquata e alla piccola frazione di Pescara del Tronto, a Catelluccio o Mogliano, ad Amatrice, spogliata e spaccata in due, con il sindaco Sergio Pirozzi, sanguigno e verace, che questa notte ha pianto, urlando al mondo: «Il paese non c’è più». Amatrice dove d’estate tornano tutti quelli che sono andati via, orgogliosi di quel nome e di quella ricetta, del guanciale e del pecorino, contro tutte le varianti metropolitane e di falsi chef. Amatrice che adesso non smette di contare i morti e tra queste macerie fatica a riconoscersi.
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| Chiesa della Beata Cristina Colle di Lucoli – Foto R. Soldati |
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| 2010 – disegno di Alessandro Scaramella esposto alla “Scuola in Festa” Roma |
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/quei-borghi-fragili-dei-nostri-nonni-dove-bellezza-gioca-1299083.html
https://www.galileonet.it/2016/06/contro-il-bracconaggio-serve-un-piano-di-azione-nazionale/
Roberto Soldati
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| Il lago in una foto del sito WWF |
Abbiamo iniziato con la Riserva naturale “Oasi WWF Cratere degli Astroni” che si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria (SIC IT8030007) nei Comuni di Pozzuoli e Napoli. (e’ inoltre una Zona di protezione Speciale (ZPS IT8030007). Il Cratere degli Astroni è un vulcano spento che fa parte del più complesso cratere di Agnano, inserito nella area vulcanica dei Campi Flegrei. Di questi è il più giovane dei crateri, con i suoi 3600 anni e si estende per 247 ettari.
| L’Oasi del WWF |
| La discesa verso il Cratere dell’Oasi |
| Il lago nel Cratere degli Astroni |
| La quercia vecchia di 500 anni |
| Il bosco abitato anche da due vecchie cavalle |
| Un bosco interessantissimo |
| La fumante Caldera flegrea |
| Vista della Caldera |
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| Temperatura a più di 200° |
| Il Museo Reggia di Capodimonte |
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| Una citazione alla nuova metropolitana di Napoli veramente bella |
| Pinacoteca di Capodimonte – La flagellazione del Cristo di Caravaggio |
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| Giardini della Reggia di Capodimonte il centenario albero di Canforo (Cinnamomum camphora (L.) J. Presl, 1825) |
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| E per finire le Terme di Agnano nella foto l’acqua sulfurea che riflette la vegetazione |
| Il pannello ideato per il sesto anniversario del sisma che illustra il progetto botanico del Giardino della Memoria |
| La struttura in ferro per contenere il pannello ceramico ideata dal Fabbro |
| “ju ferraru” Giuseppe Aliucci |
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| Peppe Aliucci nella sua officina a Pagliare di Sassa (foto di Fabrizio Soldati) |
| Panorama di Campotosto – Foto E. Mariani |
Campotosto riscopre la filiera del lino: dalla semina, al filato, al prodotto finito (abiti, lenzuola e tanto altro). E questo grazie ad Assunta Perilli (artigiana) e Romina Laurito (archeologa) che lavorano in collaborazione con l’antropologa Flavia Carraro.
| Zia Laurina la tesoriera dei semi di lino |
| Nonna Idea ha insegnato ad Assunta tutto ciò che sa |
| Il lino da tessere |
| La bottega di Assunta – Foto E. Mariani |
