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UN APPUNTAMENTO DA NON PERDERE SABATO 4 E DOMENICA 5 MARZO 2017

by Amministratore 27 Febbraio 2017
L’Associazione Movimento Zoè organizza la 7a fiera mercato dellaneoruralità; è nata nel 2008, da anni si occupa di educazione attiva, salvaguardia ambientale, turismo sostenibile, agricoltura sociale e promozione di eventi culturali ed artistici attraverso linguaggi creativi e modalità partecipate e innovative.
La mission dell’associazione è quella sostenere la visione neo-rurale affinchè coloro che approcciano adesso alla ruralità possano farlo tenendo conto della salvaguardia delle risorse, del rispetto e valorizzazione dell’ambiente naturale, delle tradizioni e della cultura locale. I suoi membri hanno una formazione peculiare in qualità di “animatori della Rural Social Innovation” in quanto operano alla creazione di un network locale che aderisca ai principi della eco-sostenibilità quale base per lo “sviluppo” delle risorse economiche, sociali e culturali locali. Attualmente Movimento Zoè gestisce il Centro Informazioni del Parco di Sulmona (AQ) ma sta per aprire, in collaborazione con l’Ente Parco, un laboratorio permanente sulla eco-sostenibilità finalizzato a favorire le pratiche eco-sostenibili legate all’autoproduzione, con aule laboratoriali appositamente allestite e a disposizione della comunità locale.
“SULMONA (L’AQUILA) – Oltre 70 artigiani, agricoltori e casari, laboratori didattici per adulti e bambini, dibattiti e tavole rotonde con al centro progetti e concrete esperienze di vita delle montagne e delle aree interne abruzzesi in via di spopolamento, ma che sono ancora miniere di bellezza e ricchezza capaci di futuro, in cui tanti giovani tornano o vogliono restare a vivere.
Questo ed altro propone l’edizione 2017 della “Fiera della NeoRuralità- Scambio Semi”, che si svolgerà sabato 4 e domenica 5 marzo, all’interno dell’Abbazia di Santo Spirito al Morrone di Sulmona (L’Aquila).
Contenuti e obiettivi della Fiera, giunta alla settima edizione, e che l’anno scorso ha visto la partecipazione di oltre 3 mila visitatori, da tutto il bacino del centro Italia, sono stati illustrati in conferenza stampa da Franco Iezzi, presidente del Parco Nazionale della Majella e dagli organizzatori della manifestazione: Ass. Movimento Zoè, Civiltà contadina e il movimento NeoRurale.
Ha subito spiegato Roberta Viggiani: “La Fiera è una Festa ma anche un momento di incontro e confronto tra realtà NeoRurali esistenti che da tempo provano a darsi un’organizzazione per operare un reale cambiamento socio-economico. Sarà infatti questo l’obiettivo delle tavole rotonde e dei lavori del movimento NeoRurale che seguiranno la Fiera”.
NeoRurale è un modo per descrivere, continuano gli organizzatori, chi torna alla terra fondendo tradizione ed innovazione. Chi vede nella NeoRuralità una concreta opportunità per se stessi, le proprie famiglie e le comunità locali. Coraggiosi, onesti, rispettosi…ma anche…determinati, competenti, imprenditori.
Ha aggiunto Massimo Moca: “Per noi la Fiera è uno spazio in cui confrontarsi con un diverso approccio allo sviluppo, che rivolge attenzione verso la salvaguardia e la rivitalizzazione del territorio, ma anche verso l’innovazione. Un luogo fisico e simbolico dove incontrarsi, conoscere e riconoscersi. Un appuntamento ormai fisso per le comunità rurali della regione che ogni anno si afferma sempre di più come contenitore di realtà ed esperienze che dal basso si adoperano per un migliore rapporto tra natura ed essere umano, per un ripopolamento consapevole e moderno delle aree interne”.
Durante la due giorni, sabato dalle 15.00 alle 20.00 e domenica dalle 10.00 alle 20.00, cuore dell’evento saranno come sempre lo scambio dei semi, il mercato contadino ed artigianale, con alimenti di nicchia, tipici e naturali, come solo per citarne alcuni, pecorini a latte crudo, pane di grano solina, aglio rosso, salumi di maiale nero, rare varietà di legumi, farine, patate e ortaggi, prodotti nei territori di confine, che soprattutto nell’agricoltura e nella zootecnia sostenibile possono trovare una rinnovata linfa vitale.
Un mercato che diventa anche un momento di trasmissione della conoscenza della civiltà delle montagne, grazie alle dimostrazioni gratuite da parte degli artigiani del legno, della pietra, della lana, dei segreti dei loro mestieri, antichi di secoli, e tramandati di generazione in generazione.
E poi le tavole rotonde: in programma sabato a partire dalle 15.30 “Primi semi”, dedicata all’educazione dei piccoli, ovvero alle scuole pubbliche, d’ispirazione montessoriana, steineriana e home-schooling. E “Semi di Esperienze”, momento dedicato alla condivisione di realtà e progetti NeoRurali, tra cui le esperienze delle Brigate della Solidarietà attiva, progetti legati alla coltivazione della canapa, altro da scoprire.
Domenica alle 10.30 in programma invece “Semi e Custodi”, tavola rotonda sulla salvaguardia delle semenze autoctone e delle filiere locali in Abruzzo, con la proposta di costituzione di una rete diffusa di Custodi NeoRurali. E “Semi di Cambiamento”, una riflessione condivisa su nuovi modelli di polis, di città di transizione, sulle concrete esperienze delle cooperative di comunità.
Sarà poi possibile partecipare ai laboratori per bambini, e non solo, su espressività e movimento (ContaKids), sull’uso creativo di materiale naturale e di riuso (Storia di uno spaventapasseri) e di tessitura a telaio (Facciamolo insieme).
Saranno presenti stand di editoria locale e associazioni che offrono servizi in campo ambientale, sociale e di turismo sostenibile. Nella giornata di domenica infine, concerti itineranti del Gruppo Incanto, e dei CadiCanPo, con il loro vasto repertorio di tarantelle raccolte lungo i tratturi.
Ancora, visite guidate nelll’antica Abbazia Morronese e ai suoi spazi museali a cura delle guide della Sovrintendenza dell’Aquila e percorsi del gusto e degustazioni a cura delle Guide del Gusto – Aq.”
See more at: http://www.parcomajella.it/sviluppo-sostenibile/educazione-ambientale/associazione-movimento-zoe/?alto_contrasto=1%3Fvideo%3DzYBnYLZxde8%3Fvideo%3DPE_QqIouLdU#sthash.3DyMQfjh.dpuf
http://www.parcomajella.it/?alto_contrasto=1%3Fvideo%3DzYBnYLZxde8%3Fvideo%3DpU8otAzFark
INFORMAZIONI
0864/251863 – 333/4722342 (Roberta Viggiani) – 349/5700857 (Caterina Palmucci) – info@movimentozoe.com
Noi parteciperemo ci vediamo lì…..
 
27 Febbraio 2017 0 comment
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LUCOLI A RESCUE HELICOPTER CRASHED

by Amministratore 26 Gennaio 2017
Lucoli – Campo Felice the crashed helicopter
A rescue helicopter crashed in a mountainous region of central Italy on Tuesday, killing all six people on board, according to published reports.

Investigators “found the bodies of the six deceased in the snow,” a police spokesman told the AFP news agency.The chopper was transporting an injured skier to a hospital in L’Aquila, the capital of the Abruzzo province, when it sent out an emergency signal and then plunged from the sky near the Campo Felice ski resort, the BBC reported.

Witnesses reported hearing a massive explosion after the helicopter went down.

Authorities said they were in the preliminary stages of probing the cause of the crash.

“The area where it came down is hard to access at the best of times, and thick fog is making it even more difficult. Several teams are trying to get there,” a police spokesman told the BBC.

Last Tuesday, an avalanche hit another ski resort on the other side of the mountains, killing at least 29.

The avalanche was triggered by a powerful earthquake, burying the victims under piles of snowfall and rubble. Fifteen people have been declared dead, and 14 more are still missing.
http://nypost.com/2017/01/24/rescue-helicopter-crashes-near-avalanche-site-in-italy/
https://www.nytimes.com/2017/01/24/world/europe/helicopter-crash-italy-abruzzo.html?_r=0
26 Gennaio 2017 0 comment
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La vita cambia in fretta. La vita cambia in un istante. Si muore anche così: cercando di salvare gli altri.

by Amministratore 25 Gennaio 2017
“Le persone che hanno perso qualcuno da poco hanno sul viso una certa espressione, forse riconoscibile solo da coloro che hanno visto quell’espressione sul proprio. Io l’ho notata sul mio e ora la noto sugli altri. È un’espressione di estrema vulnerabilità, nudità, trasparenza.

Il dolore è diverso. Il dolore non tiene le distanze. Il dolore arriva a ondate, parossismi, ansie improvvise che ti tagliano le gambe e ti accecano e cancellano la quotidianità della vita“.

Joan Didion
L’anno del pensiero magico

Joan Didion dice che il pensiero magico è un’espressione che ha imparato studiando antropologia, che il pensiero lo usavano le culture primitive, e che funziona se collochi un Se all’inizio di ogni proposito. «Se sacrifichiamo una vergine, la pioggia tornerà». Lei dice che nessuno pensa che possa capitare, che noi non pensiamo ci possa mai capitare. Quando successe quello che successe — che è una cosa che lei non pronuncia mai, che non può permettersi di dire, ché le parole giuste spariscono dal vocabolario —, quando successe, pensò: «Se avessi tenuto le scarpe, lui sarebbe tornato». Se fosse tornato, avrebbe avuto bisogno di scarpe.

Una donna che interroga la tragedia, che ripercorre attimo dopo attimo, a cercare l’errore, così da provare a porre rimedio all’inevitabile. L’ospedale sbagliato, il dottore sbagliato, l’ora sbagliata nel giorno sbagliato di un anno sbagliato. Quando la vita cambia, e cambia in un istante, aggrapparsi a un precario perché sembra l’unica soluzione, disperata e necessaria. Se avesse trovato una spiegazione, il dolore, forse, sarebbe andato via. 

Qualcuno pensò che fosse diventata pazza per la perdita del marito. 
Dice che lo è stata, ma che ora non lo è più.

«Dovevi sentire che cambiava, la marea. E dovevi abbandonarti al cambiamento».

Non ci sono commenti per la disgrazia che è accaduta ieri a Campo Felice siamo attoniti ed addolorati, non ci si “abbandona al cambiamento” determinato dalla perdita della vita di una persona che abbiamo amato o conosciuto. 
Si muore anche così: cercando di salvare gli altri.

Esprimiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle sei vittime.

25 Gennaio 2017 0 comment
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Sulla piana di Campo Felice c’è da gestire in questi giorni l’annoso problema del pascolo abusivo.

by Amministratore 24 Gennaio 2017

AGGIORNAMENTO AL 25 GENNAIO 2017

Il 24 u.s. si è verificato a Campo Felice il tragico incidente dell’elicottero dei soccorritori del 118, testimoni muti anche i poveri cavalli affamati. Le foto del 25 gennaio mostrano i cavalli seguire la scia della neve smossa dai soccorritori per ricercare erba sotto la neve.

La drammatica vista dell’elicottero – Foto R. Soldati

I cavalli salgono verso il relitto seguendo la neve smossa



I cavalli presenti sul vastissimo territorio del Comune di Lucoli, sono nella quasi totalità, abusivi. Provenienti dal Comune di L’Aquila, dall’Altopiano delle Rocche, da Rosciolo, da Corvaro. Sui nostri pascoli in alcune occasioni hanno gravitato anche 300 capi. Essi creano problemi alle colture, al manto erboso dell’area protetta SIC di Campo Felice, alla viabilità e anche dissapori rilevanti all’interno del territorio: ci sono allevatori in regola con le imposte ed i permessi che si vedono tolti i pascoli. 

Al momento non c’è un’idea precisa di quanti capi potrebbero trovarsi prigionieri della neve. Ricordiamo che tutti i capi al pascolo, secondo normativa, avrebbero dovuto essere ritirati entro il 30 novembre 2016. Potrebbero essere circa 60 in almeno tre branchi separati sopra a Cefalone, Altopiano di Campo Felice  e Monte Orsello. 

Nel territorio il problema delle mandrie vaganti continua ad essere preoccupante. Alcuni allevatori non rispettano la normativa e creano una concorrenza sleale per le imprese agricole locali e regolari e un rischio per la salute pubblica, poiché gli animali non risultano sottoposti alla prevista profilassi veterinaria e causano danni anche all’integrità dei terreni e dei pascoli in cui gli animali si stabiliscono senza alcun controllo. Tale fenomeno è proibito dalla legge 320 del 1954 ed è perseguibile in base al dettato dell’articolo 636 del Codice penale, che vieta l’introduzione e l’abbandono di animali su terreni altrui e la pratica del pascolo abusivo. 

Tutti gli enti preposti sono a conoscenza che c’è una situazione che genera problemi di vario tipo e di vario livello di gravità, la prima tra tutte: le mandrie stazionano sulle strade frequentate per le località sciistiche, non è raro trovarsele di fronte all’improvviso e causano incidenti. Siamo in un momento di emergenza per le comunità colpite da eventi naturali catastrofici ma non è male pensare anche alla tutela dei diritti degli animali che ora a Campo Felice sono abbandonati, senza cibo e saranno prede dei lupi. 

Gli umani non imparano facilmente cos’è il rispetto della vita. 

Non considerano gli altri animali come compagni con cui convivere, ma come cose da utilizzare e buttare via subito dopo. 

Il cavallo è la specie che più di tutte subisce questa cultura, che ha poco di naturale e molto di antropocentrico. Quasi mai il cavallo è considerato un amico, perché è sempre un “cavallo da”: da trotto, da galoppo, da salto a ostacoli, da dressage, da scuola di equitazione, da carrozza, da circo….da macello: anche la stessa terminologia sottolinea che, nella considerazione media, non esiste come individuo, ma solo in base alla sua utilità. Non ha diritti.

Ci sono sempre tutti gli estremi per intervenire bloccando chi deve essere bloccato anche se molti allevatori operano al limite del lecito e navigano benissimo tra leggi e cavilli. Alcuni di questi allevatori dimostrano, oltre al non rispetto delle leggi in materia, anche scarsissima sensibilità e considerano il loro branco come selvatico. Ovvero, essendo il cavallo, un animale rustico e frugale, viene lasciato al pascolo brado come se fosse un selvatico. La teoria, per dirla in maniera spicciola: quello che vive è un valore, quello che muore va bene lo stesso. Si guadagna in ogni caso con pochissime spese.

C’è da dire che le sanzioni sono irrisorie e difficili da applicare, ora il reato è anche tra quelli depenalizzati. Gli organi di controllo hanno difficoltà ad operare (avvicinare un cavallo non è cosa semplice specialmente a causa delle condizioni in cui si opera ed ora siamo in inverno con diversi centimetri di neve. Nel caso in cui si rileva un animale microchippato e quindi si risale al proprietario, si eleva una sanzione che quasi certamente non verrà pagata o verrà contestata per vari motivi. Anche la denuncia penale per pascolo abusivo e per mancato controllo sanitario non è semplice da spiccare. Molti cavalli non hanno microchip ed in questo caso nessuno pagherà e nessuno verrà denunciato. Ricordiamo che il cavallo privo di microchip diventa proprietà del Comune che ne è responsabile. Il sequestro dei cavalli è soggetto a procedure complesse ed onerose. Gli animali vanno radunati e poi caricati in appositi mezzi per raggiungere la stalla di sosta. Particolarmente delicata è la fase di carico dei cavalli, che essendo inselvatichiti non sono abituati a salire sull’autocarro, occorre professionalità per procedere alle operazioni di carico, soprattutto per rispettare la normativa sul benessere animale. Poi è necessario avere un contratto con una stalla autorizzata per la sosta, cattura e trasporto. Il sequestro va organizzato con il Corpo Forestale e con il personale veterinario e ora sappiamo tutti che il Corpo Forestale non c’è più……..

Si sono verificati in passato episodi di contrasto malavitoso alla vendita dei cavalli sequestrati che debbono essere venduti all’asta: minacce di ritorsioni portano spesso ad aste deserte o alla presentazione di offerte ridicole. Molto spesso i cavalli sono ricomprati dagli stessi allevatori che li avevano abbandonati.

In questo momento sollecitiamo alle Autorità Preposte una ricognizione aerea per individuare i cavalli che sono in difficoltà e per portare loro del cibo. La neve a 2000 metri potrebbe andare via anche ad aprile.

Il Comune di Lucoli dovrebbe farsi promotore di un tavolo tecnico che coinvolga tutte le Istituzioni. In emergenza maltempo e terremoto e con la difficoltà di essere ascoltati, insieme al Vice Sindaco di Lucoli, abbiamo chiesto aiuto alla nostra rete di associazioni animaliste ed ambientaliste per monitorare i cavalli e dargli assistenza e cibo…perchè noi siamo dalla parte dei cavalli!

COSA FA LA HORSE PROTECTION ONLUS              
 (cliccare sul link del testo)

Ci è venuta in aiuto IHP – L’Italian Horse Protection Onlus che è un’Associazione di Firenze nata per tentare di favorire un cambiamento e per scuotere le coscienze della gente: svolge il suo solenne impegno per gli equini, che, con la loro delicatezza, la loro profondità e la loro fierezza fanno diventare persone migliori. 

Ringraziamo il Presidente Sonny Richini per il suo efficace interessamento e lo invitiamo sin da ora a Lucoli a vedere il nostro bel territorio. http://www.horseprotection.it/
Ringraziamo l’amica giornalista Maria Trozzi infaticabile difensore dell’ambiente dalle pagine del suo blog: REPORT-AGE.COM.
https://report-age.com/2017/01/21/decine-di-cavalli-prigionieri-della-neve-senza-cibo-da-settimane-a-campo-felice/

24 Gennaio 2017 4 comments
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IL 2017 È L’ANNO NAZIONALE DEI BORGHI ITALIANI

by Amministratore 12 Gennaio 2017
E’ ufficiale. Il 2017 sarà l’Anno Nazionale dei Borghi Italiani. L’Italia è un Paese davvero meraviglioso dal punto di vista storico, culturale e naturalistico. E’ necessario valorizzarlo a partire dai borghi che rischiano di essere dimenticati nonostante la loro bellezza insuperabile.

I borghi d’Italia sono un patrimonio molto importante che va conservato sia a favore della popolazione locale che di viaggiatori e turisti. Vanno tutelate le bellezze naturali, artistiche, storiche e culturali che fanno parte dei borghi italiani e che li rendono inimitabili.

La decisione di rendere il 2017 un anno dedicato ai borghi autentici d’Italia arriva direttamente dal Ministero dei Beni Culturali (MIBACT).
Il nuovo Piano Strategico per il Turismo pensato per il nostro Paese riguarderà anche i nostri borghi nella loro unicità e autenticità.
Per valorizzare i borghi italiani il Ministero punterà su sostenibilità, accessibilità e innovazione. I borghi autentici d’Italia verranno riconosciuti ancora di più come luoghi dei cammini, del turismo lento, del’autenticità e della qualità della vita.
La direttiva del Ministero vuole favorire l’organizzazione di un Forum Nazionale sui borghi turistici italiani, al di sotto dei 5000 abitanti, per individuare le buone pratiche utili per la loro valorizzazione.
A questo importante tema viene dedicata la prima settimana del Piano Editoriale comune tra i social team di Enit e delle Regioni. Con l’hashtag #ItalianVillages è infatti iniziato il racconto collettivo della bellezza di quell’Italia meno conosciuta ma autentica ed affascinante. Tutti possono partecipare con foto, racconti, video o segnalazioni sui principali social media.
L’iniziativa è la prima di una serie di azioni frutto della progettualità di quel Laboratorio Social delle Regioni voluto da Enit per dare continuità ed efficacia a iniziative di comunicazione partecipate.
I contenuti saranno tradotti e rilanciati in varie lingue dalle Sedi Estere di Enit. I Borghi, secondo la direttiva del ministro Dario Franceschini, saranno protagonisti quest’anno di un grande progetto per la promozione e valorizzazione del nostro patrimonio storico ed artistico più antico. Compito dell’Enit quello di stimolare nuovi flussi turistici, anche internazionali, alla scoperta di esperienze di vita reale e di interazione diretta con i luoghi in un contesto umano, sociale e culturale sinonimo del buon vivere, di un saper fare creativo che si apre all’esterno e diviene comunità ospitale.
L’Italia dei Borghi rientra fra le priorità del Piano Strategico Triennale di Enit che già lo scorso anno aveva firmato una Convenzione con l’Associazione “I Borghi Più Belli d’Italia” per sottolinearne il ruolo e l’importanza come chiave di crescita e sviluppo delle aree interne.
Ci vogliamo provare a descrivere Lucoli?
La Chiesa della Beata Cristina – Foto di Roberto Soldati


12 Gennaio 2017 0 comment
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LA REGIONE ABRUZZO DIFFIDATA AD ADOTTARE IL PIANO DEL P.R. SIRENTE VELINO

by Amministratore 5 Gennaio 2017
Riportiamo il comunicato stampa dell’Associazione Appennino Ecosistema della quale facciamo parte.

dicembre 22, 2016

Comunicato stampa Notizie

Mentre il Consiglio Regionale si appresta a porre la pietra tombale sul mai decollato ed unico Parco Regionale abruzzese, gli ecologisti chiedono che sia rispettata la legge con l’approvazione del Piano del Parco.

L’Aquila, 22/12/2016. Le Associazioni Appennino Ecosistema, Mountain Wilderness, Salviamo l’orso e LIPU hanno inviato stamattina al Presidente della Giunta Regionale Abruzzese una formale diffida ad adottare il Piano del Parco Regionale Sirente Velino.

La Regione è stata diffidata, in forza del D.lgs. n. 198/2009, art. 3 (norme sull’efficienza delle Pubbliche Amministrazioni), a provvedere all’avvio del procedimento amministrativo finalizzato all’adozione del Piano del Parco Regionale Sirente Velino, esercitando i poteri sostitutivi nei confronti dell’Ente del Parco, inerte da oltre sei anni, in base a quanto previsto dall’art. 4, comma 1, della L.R. n. 42/2011 (Nuova disciplina del Parco Regionale). La Regione è stata anche diffidata a provvedere alla nomina di tutti i membri del Consiglio Direttivo e della Comunità del Parco non ancora nominati o designati, anche esercitando i poteri sostitutivi in base a quanto previsto dall’art. 11, comma 7, della L.R. n. 38/1996 (Legge quadro sulle aree protette della Regione Abruzzo).

Nel documento, elaborato dai giuristi delle Associazioni, si lamenta che:
  • il Piano del Parco è stato predisposto nel 2010 dall’Ente Parco (presso la sede del quale è depositato), ma non è mai stato approvato dal suo Consiglio Direttivo, che manca ancora di alcuni dei suoi componenti e che non ha ancora attivato la procedura prevista dall’art. 14 della L.R. n. 38/1996;
  • l’adozione del predetto Piano da parte della Regione Abruzzo sarebbe invece dovuta avvenire al termine del predetto procedimento amministrativo, mai compiutamente avviato dall’Ente Parco;
  • la mancata approvazione del Piano del Parco Regionale Sirente Velino ha provocato gravi danni, che si protraggono fin dall’anno 1990 (entro il quale, in base all’art. 11 della L.R. n. 54/1989 di istituzione del Parco, la Regione avrebbe dovuto approvare la zonazione ed il Regolamento del Parco); si è trattato di danni all’economia delle comunità dei Comuni compresi nel territorio del Parco, di ingiustificate limitazioni ai diritti soggettivi ed agli interessi legittimi dei residenti e dei turisti generalizzate al tutto il territorio del Parco, nonché di obiettive limitazioni ai doverosi interventi di conservazione attiva degli ecosistemi e delle specie da effettuarsi particolarmente nelle zone A e B del Parco, mai compiutamente delimitate. Infatti, fino all’approvazione del Piano del Parco vigono su tutto il suo territorio, in modo generalizzato, i divieti previsti dalle “Norme transitorie di salvaguardia”, in base all’art. 8 della L.R. n. 38/1996, e quelli previsti dalle “Misure di salvaguardia”, in base agli artt. 6 e 11 della L. n. 394/1991 (che si applicano anche alle aree naturali protette regionali, con le relative sanzioni previste dall’art. 34, c. 3 della L.R. n. 38/1996);
  • nonostante l’inerzia dell’Ente Parco relativamente all’adozione del Piano, la Giunta regionale non ha utilizzato i poteri sostitutivi, ex art. 4, comma 1, della L.R. n. 42/2011;
  • nonostante l’inerzia nella designazione o nomina dei membri del Consiglio direttivo del Parco, la Giunta regionale non ha provveduto alle nomine sostitutive, ex art. 11, comma 7, della L.R. n. 38/1996.
In base alla diffida inviata, la Regione ha ora 30 giorni per rispondere alle Associazioni, pena la violazione dell’art. 328, comma 2, del codice penale (rifiuto di atti d’ufficio). Altri 60 giorni sono concessi alla Regione dalla legge per provvedere a quanto richiesto dalle normative regionali, con l’adozione del Piano del Parco. In caso di mancato adempimento, le Associazioni ricorreranno al T.A.R., al quale chiederanno di accertare l’omissione e di condannare la Regione ad adottare il Piano.
A fronte dell’attuale situazione di crisi, malfunzionamento e malcontento generalizzato nei confronti del Parco Regionale Sirente Velino, dovuta alla cronica mancata applicazione delle leggi regionali, la Regione sta per approvare una completa revisione della legge istitutiva del Parco, che comprende la riduzione dei suoi confini, in particolare nella Valle Subequana, senza alcuna base scientifica e per puri motivi localistici, con una perdita secca di quasi tutto il versante sinistro orografico della Valle dell’Aterno e di una superficie di circa 5-10.000 ettari, pari al 10-20% dell’intera superficie protetta, in zone caratterizzate da habitat e specie prioritarie a livello europeo, destinate secondo il (mai approvato) Piano del Parco a divenire zone “B” di Riserva Generale.
Si punta insomma ad avviare lo smantellamento del Parco, senza pensare che la Legge regionale prevede che l’adozione formale del Piano del Parco sarebbe già dovuta avvenire da oltre vent’anni, secondo le procedure previste dalle tre precedenti leggi, mai attuate, che ne prevedevano l’entrata in vigore entro 6 mesi (nel 1989), entro 18 mesi (nel 2000) ed entro 18 mesi (nel 2011), nonché la possibilità di esercitare i poteri sostitutivi da parte della Giunta Regionale.
Se la Regione non cambiasse rapidamente rotta, l’unica alternativa sarebbe la rinuncia alla tutela regionale e l’istituzione del Parco Nazionale del Velino Sirente, lanciata all’inizio di quest’anno da Appennino Ecosistema, che comprende l’approvazione della zonazione del territorio (secondo la bozza già elaborata dagli esperti di Appennino Ecosistema) fin dal momento dell’istituzione del nuovo Parco Nazionale. La zonazione prevista dal Piano del Parco Regionale avrebbe potuto lanciare una gestione del territorio scientificamente fondata ed adeguata da un lato alle sue qualità ecologiche e dall’altro alle attività umane con queste compatibili. Senza il Piano del Parco, permangono invece in vigore in modo “provvisorio” (da ormai quasi trent’anni!) assurdi ed immotivati divieti di assoluta inalterabilità dei luoghi, su tutto il territorio del Parco, persino nei centri abitati e nelle zone agricole, che fanno degli abitanti di tutti i Comuni compresi nel Parco veri e propri ostaggi della mancata applicazione della legge e dell’assoluta discrezionalità dell’Ente Parco per le autorizzazioni relative a qualsiasi intervento sul territorio.
Sarah Gregg – Direttore di Appennino Ecosistema
Carlo Alberto Pinelli – Presidente di Mountain Wilderness
Stefano Orlandini – Presidente di Salviamo l’orso
Fulvio Mamone Capria – Presidente della Lega Italiana Protezione Uccelli

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IL PITTORE E SCULTORE GIOVANNI ANTONIO DA LUCOLI IN MOSTRA ALL’AUDITORIUM SERICCHI

by Amministratore 6 Dicembre 2016
LA MOSTRA

Memoria e Appartenenza l’arte sacra dell’Aquila

La collezione dell’ex Carispaq in mostra dal 7 dicembre all’Auditorium Sericchi Dal Quattrocento all’Ottocento un percorso nell’identità storica del capoluogo.
03 dicembre 2016
di Giuliano Di Tanna
Un dipinto di Giovanni Antonio da Lucoli
“Memoria e Appartenenza – Arte sacra all’Aquila tra il XV e il XIX secolo” è il titolo della mostra, organizzata dalla Fondazione Carispaq, che sarà inaugurata, il 7 dicembre alle ore 17, nell’Auditorium Sericchi (sede della Bper) in via Pescara, 4 all’Aquila.
Per la prima volta, un’accurata selezione di opere della collezione ex Carispaq viene esposta al pubblico. Si tratta di quattordici opere che compongono un percorso lungo quattro secoli in cui si ripercorre la storia dell’Aquila e del suo territorio. La mostra, curata dalla giornalista e storica dell’arte Angela Ciano, intende «condividere una memoria storica ed artistica privata riuscendo a restituire il senso di appartenenza ed identità al proprio luogo».
Il pubblico potrà visitare l’esposizione dall’8 dicembre al 5 febbraio. La mostra sarà aperta nei giorni feriali dalle 15 alle 18, e nei festivi dalle 10.30 – 12.30 e dalle 15.30 alle 18.
« Questa mostra è la presentazione di un patrimonio privato ad una comunità che si riappropria di una parte delle sua identità», spiega il presidente della Fondazione Carispaq, Marco Fanfani. «La collezione della ex Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila rappresenta l’aspirazione di un istituto bancario, storicamente radicato sul territorio, a lasciare testimonianza e memoria della sua appartenenza. Chiunque avrà la possibilità di visitare questa mostra-presentazione potrà rendersi conto di persona della bellezza e della suggestione delle opere esposte ed immergersi in una storia fatta di splendore e potere ma anche di decadenza e tragedia. Un percorso – viaggio nelle vicende dell’Aquila viste con gli occhi degli artisti che qui hanno operato oppure attraverso il gusto e la sensibilità delle famiglie gentilizie che grazie ad uno spiccato spirito collezionistico hanno fatto conoscere alla città i maggiori artisti italiani».
Nell’anno in cui Papa Francesco ha voluto il Giubileo straordinario della misericordia, la Fondazione Carispaq offre un’occasione per scoprire la storia dell’arte sacra dell’Aquila e del suo territorio.
«Nella selezione di capolavori esposti», si legge nelle note di presentazione della mostra, «si ricompone la vicenda di una città in un percorso cronologico che ricuce fatti e personaggi di una storia lunga e preziosa che attraverso le stesse opere d’arte esposte diventa, di nuovo memoria condivisa e scambio delle proprie personali memorie».
Tra gli artisti presenti in mostra ci sono nomi di primo piano: Saturnino Gatti, Giovanni da Lucoli, Maestro dei Polittici Crivelleschi, Cola dell’Amatrice, tutte personalità che contribuirono alla grande stagione di potere e splendore dell’Aquila. Il periodo tra la seconda metà del Trecento e i primi decenni del Quattrocento fu quello in cui si sviluppò la cosiddetta Scuola aquilana, il momento più alto del Rinascimento abruzzese.
La mostra raccoglie anche opere di artisti come Luca Giordano, Mattia Preti, Francesco Solimena, Francesco De Mura, Vincenzo Damini e Teofilo Patini che, spiegano le note del catalogo, « raccontano un’altra storia fatta di dominazione e impoverimento, di terremoti e rinascite durante la quale le famiglie gentilizie aquilane danno impulso al fenomeno del collezionismo che porterà in città nomi di risonanza internazionale».
La mostra espone anche un bozzetto di Teofilo Patini riguardante la grande pala d’altare che si trovava nella Cattedrale dell’Aquila, San Carlo Borromeo che visita gli appestati. Il terremoto del 2009 ne ha fatto scempio ed essa è uno dei tesori che quell’evento ha cancellato per sempre.
«Ci resta», spiegano le note del catalogo, «questa testimonianza come Memoria e Appartenenza mai persa, come incitamento alla rinascita di questa città e di tutte le altre che hanno vissuto la stessa
dolorosa sorte.

L’ingresso alla mostra è gratuito.
http://ilcentro.gelocal.it/tempo-libero/2016/12/03/news/memoria-e-appartenenza-l-arte-sacra-dell-aquila-1.14513033?ref=search
6 Dicembre 2016 0 comment
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Territorio

I piccoli Comuni scompaiono, ma loro cosa fanno per sopravvivere? (di Roberto Mette)

by Amministratore 29 Novembre 2016
Abbiamo trovato questo articolo che ci è sembrato molto interessante e anche calzante nel descrivere alcune dinamiche sociali ed economiche del territorio di Lucoli (pur essendo stato scritto per un’altra realtà). 
Non siamo completamente d’accordo con l’Autore che, ringraziamo e citiamo per aver potuto utilizzare il suo testo, perché riteniamo che la politica non sia esente da colpe, molte sono le difficoltà conclamate se ne deve dare atto, ma forse gli Amministratori dovrebbero essere più consapevoli dell’esigenza di qualificare le loro azioni rendendole concrete e, soprattutto, dovrebbero sviluppare sinergie di squadra e non soggettive, perché volenti o nolenti, per il ruolo che ricoprono, costituiscono un esempio.
Buona lettura.
Lucoli campanile della chiesa della Beata Cristina – Foto R. Soldati
“I piccoli comuni si spopolano e molti di essi tendono a scomparire. Per reazione si tende troppo spesso a scaricare tutte le responsabilità sulla politica, in particolare su quella regionale, incapace secondo alcuni di trovare soluzioni e altresì svogliata nell’intervenire.

Io, volendo uscire dal coro, non mi rivolgo alla politica e al contrario mi chiedo: quanto stanno facendo i piccoli comuni per sopravvivere?

E in tal maniera vorrei interrogare sia i coraggiosi amministratori locali sia – e soprattutto – i cittadini dei piccoli comuni, senza necessariamente buttare la croce sulla politica.

I sistemi economici ottimali si conservano e crescono anche senza bisogno della politica. Per contro, sistemi economici imperfetti sono destinati a morire appunto per questa loro imperfezione, nonostante una politica attenta!

Il sistema economico ottimale è quello dove la ricchezza circola velocemente al suo interno (e quanto più possibile al suo interno!) e i flussi finanziari sono attratti quanto più in entrata e il meno possibile in uscita.

Tutto ciò in una comunità presuppone l’esistenza di una discreta coesione sociale, la consapevolezza dell’importanza vitale del servirsi di fornitori e produttori del luogo, lo stesso dicasi per la forza lavoro, che deve essere reclutata quanto più possibile sotto casa, e inoltre significa coltivare le proprie peculiarità come ricchezze suscettibili di attirare cash-flow dall’esterno.

Un paese dove non esistono individualismo estremo, odio, invidie, piccole faide personali, contrapposizioni per futili motivi, e invece c’è rispetto reciproco, spirito collaborativo e nessun tentativo di sopraffazione verso l’altro, con al contrario la tendenza alla valorizzazione delle caratterizzazioni storiche, linguistiche, tradizionali, enogastronomiche, in una visione di esse come prodotto di nicchia, si avvicina abbastanza al sistema economico ottimale.
Purtroppo tanti nostri paesini vedono al contrario contrapposizioni forti, odio e invidie verso il prossimo a noi più vicino, tutte cose che ovviamente si manifestano anche con scarse interazioni economiche tra i cittadini, che dunque si rivolgono all’esterno, generando deleteri flussi di cassa in uscita, e impedendo nel contempo la circolazione di ricchezza all’interno del sistema.
Situazione spesso accompagnata dal non coltivare le proprie peculiarità, spesso per ignavia o per stupidità, o ancora per una visione distorta della modernità, che significa non generare entrate dall’esterno e dunque il degrado verso un sistema economico fallimentare!
Non si tratta di mere valutazioni sociologiche dilettanti, alcuni anni fa le stesse relazioni economiche del Banco di Sardegna indicarono l’individualismo e l’invidia applicata ai sistemi economici una delle cause del sottosviluppo dell’isola!
Purtroppo spesso i sindaci dei piccoli centri, invece di puntare sul cambiamento da un sistema imperfetto e fallimentare a un sistema ottimale e che crei sviluppo, insistono con le sovvenzioni, l’assistenzialismo, il sostegno pubblico a “essere piccoli”, creando dei palliativi temporanei e incancrenendo il problema. Il peggio è che i cittadini solitamente vedono in tale posizione, l’unica via percorribile e conseguentemente sostengono e votano sindaci del genere!
E così i comuni vivacchiano passivamente, sperando di rallentare la discesa (invece di evitarla), cercando dunque disperatamente di allungare il più possibile la vita del proprio paese, considerato quindi già destinato a morire! La colpa è dunque della disattenta politica regionale? Anche, ma non principalmente!
La responsabilità è fondamentalmente del cittadino comune, che – incapace di fare sistema e di contribuire a creare un sistema economico ottimale – si rassegna alle piccole sovvenzioni e le pretende come panacea del proprio male!
Qualcuno potrebbe eccepire che non è creando 300 piccole autarchie o 300 piccoli sistemi chiusi che si crea un sistema Sardegna efficiente. Non si tratta ovviamente di autarchie o di sistemi chiusi.
I nostri piccoli paesini hanno già di per sé, per loro conformazione e localizzazione, delle bilance commerciali fortemente negative. Si comprende benissimo che al momento di acquistare un’autovettura, un macchinario di lavoro, prodotti iper-tecnologici, i cittadini dei piccoli centri devono necessariamente rivolgersi all’esterno, spesso addirittura fuori dall’isola, come è facilmente intuibile il fatto che al di sotto di un certo numero di abitanti (che io stimo attorno ai 2000) anche le più banali attività manifatturiere e le intraprese commerciali più semplici (abbigliamento, telefonia, e tutti i punti vendita al dettaglio in genere) comportano dei costi fissi che rendono non sostenibile l’iniziativa.
Non si tratta dunque di creare sistemi chiusi, bensì di ridurre il più possibile il segno meno della bilancia commerciale di ogni comunità.
Cambiamo dunque mentalità: un sistema economico funzionante è quello dove esiste collaborazione, mutuo soccorso, atteggiamento positivo verso gli altri, conservazione delle proprie peculiarità e trasformazione delle stesse ricchezze intangibili in plusvalore.
Dove non esiste odio, invidia, contrapposizione sterile e per banalità, cose che purtroppo si ripercuotono negativamente nelle interrelazioni economiche interne e nei flussi finanziari in uscita dal sistema.
I sindaci dei piccoli centri possono ovviamente sollecitare queste esternalità positive: innanzitutto promuovendo un atteggiamento positivo e propositivo ai propri cittadini, smorzando le tensioni e garantendo una politica di giustizia sociale che non metta uno contro l’altro i cittadini in assurde e spesso frequenti “guerre tra poveri”; inoltre si possono porre in essere strumenti atti a fidelizzare il cittadino-cliente verso gli acquisti in loco (centri commerciali naturali, sconti sulle imposte comunali e sui canoni per i servizi comunali per chi acquista da venditori e produttori locali, strumenti che permettano di avere sconti da Tizio se acquisti da Caio, etc) e si devono proporre iniziative anche estemporanee di valorizzazione delle proprie peculiarità che portino periodicamente dei discreti flussi finanziari in entrata.
Ma è fondamentale la mentalità del cittadino comune: se non si fa sistema, il sistema crolla! E la politica poco può fare, se non cambia la testa del singolo abitante!”
ROBERTO METTE

http://www.anthonymuroni.it/2016/11/24/piccoli-comuni-scompaiono-cosa-fanno-sopravvivere-roberto-mette/

Le frazioni di Lucoli in una vecchia cartolina

29 Novembre 2016 0 comment
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Territorio

IL PROGETTO FLORANET. La salvaguardia delle specie vegetali della Direttiva Habitat 92/43 presenti nei tre Parchi Nazionali d’Abruzzo Appenninico ed anche a Campofelice

by Amministratore 28 Novembre 2016

Venerdì 25 novembre è stata realizzata, presso la sede del Parco Nazionale della Majella, Badia Morronese di Sulmona, la presentazione del progetto FLORANET.

L’incontro ha illustrato nel dettaglio le tematiche che verranno affrontate nello sviluppo del progetto.


Il progetto LIFET15 NAT/IT/000946 denominato FLORANET, è finalizzato alla salvaguardia ed alla valorizzazione delle specie vegetali della Direttiva Habitat (direttiva 92/43/CEE), presenti all’interno dei tre Parchi Nazionali dell’Abruzzo Appenninico, è stato promosso dal Parco Nazionale della Majella, in qualità di beneficiario coordinatore, e dall’Università di Camerino (Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino), Parco Regionale Sirente Velino, Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Legambiente onlus quali beneficiari associati. 

Quindi il finanziamento verrà ripartito su tre parchi ed è mirato alla salvaguardia di 100 specie in Italia di cui 14 in Abruzzo. 

Anche Lucoli, unico territorio fuori parco, è interessato al progetto. Ricordiamo comunque che pur essendo fuori parco, il nostro territorio, in gran parte, rientra nell’unico grande SIC Velino/Sirente N IT7110206. 
Lucoli aderì a questo progetto già dal 2013 con l’amministrazione Chiappini. Il primo progetto fu bocciato dalla Comunità Europea a causa di alcuni vizi. Questo fu perfezionato dall’Università di Camerino (Centro floristico di San Colombo e dallo staff tecnico scientifico) ed il Comune di Lucoli lo ha sottoscritto aderendo nuovamente alla ripresentazione.
La legge prevede la salvaguardia degli habitat prioritari. Il finanziamento è mirato alla salvaguardia e sviluppo di 7 specie in elenco presenti nelle direttive habitat. Sul territorio di Lucoli ne vegetano 3. L’Adonis distorta presente con rarissimi esemplari nell’area di Vena Stellante; L’Iris Marsica con una colonia di ca 300mq presente in una impervia zona rupestre fuori dal SIC ma ben conservata, stabile e fruttificante a periodi alterni che rappresenta l’unica colonia nella conca aquilana. E la Klasea Lycopifolia Presente in ca. 7/10 colonie di piccole dimensioni in area SIC. Su terreno demaniale di torbiera. Queste nostre colonie assumono una grande importanza se teniamo conto che la Klasea è presente in abbondanza sull’altopiano delle Rocche ma tutta in aree private e soggette allo sfalcio e quindi, difficilmente monitorabili dal punto di vista scientifico per quello che riguarda la proliferazione, e conservazione in natura. 

Klasea Lycopifolia

Quindi per riassumere le azioni concrete previste dal progetto saranno: monitoraggio dei popolamenti, raccolta e conservazione del germoplasma, riproduzione vivaistica, conservazione in situ, riduzione dell’impatto turistico e campagna di sensibilizzazione.

La conservazione in situ (“conservare nel proprio ambiente”) comprende, in particolare, la protezione ed il rinforzo delle popolazioni esistenti minacciate dalle attività umane, dall’evoluzione spontanea della vegetazione naturale o dalla sempre crescente abbondanza di animali selvatici. In particolare, si prevede la protezione e l’aumento dei popolamenti delle specie (sia aumentando il numero di individui nelle stazioni esistenti che con la creazione di nuove stazioni) all’interno del Parco Nazionale della Majella, nel Parco Regionale Sirente-Velino e nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, per mezzo di tecniche di ecologia di restauro, con la produzione di propaguli coltivati “ex situ” (in ambiente artificiale).

Saranno effettuate le analisi dei processi di germinazione del germoplasma (i semi) delle specie bersaglio, raccolti nei vari siti inclusi nei parchi della regione Abruzzo e l’ambiente circostante. Per mezzo della banca dei semi, la propagazione in vivaio e la coltivazione nei giardini botanici, saranno rinforzate le popolazioni dei siti dove sono scarse e per crearne delle nuove.

Proprio per realizzare questo importante punto del progetto, i partner hanno deciso di iniziare il progetto in piena estate, per sfruttare a pieno la stagione vegetativa e quindi per iniziare ad effettuare la stima delle popolazioni e raccogliere semi e propaguli per le attività di riproduzione ex situ, procedimento importante per effettuare il rinforzo dei popolamenti naturali con nuovi individui, geneticamente affini ai popolamenti che si vogliono potenziare.


Adonis Distorta. Ph. Luciano Di Martino

Il progetto, sarà coordinato dall’Ente Parco Nazionale della Majella e vede partner associati l’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, l’Ente Parco Naturale Regionale Sirente Velino, l’Università di Camerino e Legambiente Onlus. A presentare gli interventi sono stati il presidente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise Antonio Carrara, il presidente Parco nazionale della Majella Franco Iezzi, il commissario Parco regionale Sirente Velino Annabella Pace, il presidente di Legambiente Abruzzo Giuseppe Di Marco, fabio Conti dell’ Università di Camerino, Luciano Di Martino del Parco Nazionale della Majella e Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità Legambiente.

28 Novembre 2016 2 comments
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Senza categoriaTerritorio

COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE APPENNINO ECOSISTEMA

by Amministratore 24 Novembre 2016
PUBBLICHIAMO CON PIACERE IL COMUNICATO STAMPA DI APPENNINO ECOSISTEMA
Sindaci e Regione vogliono distruggere il Parco Regionale Sirente Velino
novembre 24, 2016
Comunicato stampa
Notizie: aree protetteParco Regionale Sirente Velino Regione Abruzzo

Sindaci e Regione vogliono distruggere il Parco Regionale Sirente Velino
Oggi la Commissione Ambiente del Consiglio Regionale riprova a porre la pietra tombale sul mai decollato ed unico Parco Regionale abruzzese. Gli ecologisti chiedono invece che sia rispettata la legge con l’approvazione del Piano del Parco o, in alternativa, la sua trasformazione in Parco nazionale.
L’Aquila, 24/11/2016. A fronte dell’attuale situazione di crisi, malfunzionamento e malcontento generalizzato, il futuro del Parco Regionale Sirente Velino potrebbe ormai essere segnato per sempre. Nella seduta di oggi della 2aCommissione (Ambiente e Territorio) del Consiglio Regionale Abruzzese, infatti, si tenterà di nuovo di celebrare il funerale del Parco, sugellando uno sciagurato accordo tra alcuni agguerriti Sindaci (soprattutto dei paesi della Valle Subequana) e alcuni ambientalisti della zona, ed il tutto con la benedizione del noto “ambientalista” Presidente della Commissione Pierpaolo Pietrucci. In cosa consisterebbe l’accordo faticosamente raggiunto? Ma è alquanto ovvio, nella riperimetrazione dei confini del Parco nella Valle Subequana, senza alcuna base scientifica e per puri motivi localistici, con una perdita secca di quasi tutto il versante sinistro orografico della Valle dell’Aterno e di una superficie di circa 5-10.000 ettari, pari al 10-20% dell’intera superficie protetta, in zone caratterizzate da habitat e specie prioritarie a livello europeo, destinate secondo il (mai approvato) Piano del Parco a divenire zone “B” di Riserva Generale.
Si punta insomma ad avviare lo smantellamento del Parco, senza pensare che la Legge regionale prevede che l’adozione formale del Piano del Parco sarebbe già dovuta avvenire da oltre vent’anni, secondo le procedure previste dalle tre precedenti leggi, mai attuate, che ne prevedevano l’entrata in vigore entro 6 mesi (nel 1989), entro 18 mesi (nel 2000) ed entro 18 mesi (nel 2011), nonché la possibilità di esercitare i poteri sostitutivi da parte della Giunta Regionale.
Le Associazioni ecologiste Appennino Ecosistema, WWF Abruzzo Montano, LIPU Abruzzo, ALTURA Abruzzo e Salviamo l’Orso affermano che, a fronte della ormai conclamata mancanza di volontà di Sindaci e Regione di approvare finalmente il Piano del Parco, rendendolo realmente operativo e rilanciandone così le attività, l’unica soluzione per assicurare un’efficace protezione agli ecosistemi del massiccio del Velino Sirente è rinunciare alla tutela regionale e passare decisamente all’istituzione del progettato Parco Nazionale. Infatti, la mancata gestione del Parco Regionale da parte della Regione in questi 28 anni lo ha reso di fatto un vero e proprio ectoplasma, impedendone il funzionamento e qualsiasi ricaduta positiva sul territorio: non resta quindi che concludere una volta per tutte questa storia di croniche inadempienze, affrancando il Sirente Velino dalla tutela regionale.
La proposta di istituzione del Parco Nazionale del Velino Sirente, lanciata all’inizio di quest’anno da Appennino Ecosistema, comprende infatti l’approvazione della zonazione del territorio (secondo la bozza già elaborata dagli esperti di Appennino Ecosistema) fin dal momento dell’istituzione del nuovo Parco Nazionale. La zonazione prevista dal Piano del Parco Regionale avrebbe potuto lanciare una gestione del territorio scientificamente fondata ed adeguata da un lato alle sue qualità ecologiche e dall’altro alle attività umane con queste compatibili. Senza il Piano del Parco, permangono invece in vigore in modo “provvisorio”(da ormai quasi trent’anni!) assurdi ed immotivati divieti di assoluta inalterabilità dei luoghi, su tutto il territorio del Parco, persino nei centri abitati e nelle zone agricole, che fanno degli abitanti di tutti i Comuni compresi nel Parco veri e propri ostaggi della mancata applicazione della legge e dell’assoluta discrezionalità dell’Ente Parco per le autorizzazioni relative a qualsiasi intervento sul territorio.

La proposta di istituzione del Parco Nazionale aveva trovato il sostegno aperto delle Amministrazioni Comunali di Ocre, San Demetrio ne’ Vestini e Magliano de’ Marsi, il sostegno condizionato di quelle di Lucoli e L’Aquila e l’interesse a vagliare la proposta di molti altri Sindaci, nonché del Presidente della Commissione Territorio e Ambiente della Regione, che sembra ora aver invece imboccato un’altra strada.
24 Novembre 2016 0 comment
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