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Lo “ZUMPO” che donò a Lucoli un’opera d’arte: Il Paliotto della Chiesa di San Michele.

by Amministratore 14 Dicembre 2017
Soprannominato lo Zumpo perchè irruente e litigioso, “insofferente ai freni”, Francesco Antonio Saverio Grue, agli appassionati della ceramica piuttosto noto come “il dottore”, rappresenta il primo e forse unico caso di pittore di maioliche realmente laureatosi in Filosofia e Teologia: peraltro dopo appena un anno di corso presso un’università di notevole rilevanza storica, quale quella di Urbino. Conseguì il diploma di laurea il 5 ottobre 1706, ed oggi conservato presso il museo delle ceramiche di Castelli, proveniente dalla raccolta di Gaetano Bindi. Questo titolo di studio è l’ulteriore prova che Francesco Antonio Saverio fu personalità eclettica, incline a ricercare sempre nuove esperienze e con impennate improvvise nell’intero arco dell’esistenza. Figura centrale della maiolica italiana del Settecento, ma anche incisore di qualche rilevanza e compositore di poemetti e versi satirici dai contenuti sferzanti: nacque a Castelli il 7 marzo 1686, primogenito di Carlo Antonio Grue e Ippolita Pompei.

Il giovane Grue era stato destinato al sacerdozio, perchè “maggior lustro ne venisse alla sua famiglia”, quindi per una questione di prestigio.

Dal 22 aprile 1713 il magnifico Francesco Antonio Grue terre Castellorum visse e lavorò a Bussi, dove rivestiva la carica di governatore. La sua attività di pittore di maioliche in quel centro fu del tutto sporadica, e non certo motivata dalla volontà di procurare qualche positiva ricaduta alla locale economia, ma piuttosto dall’esigenza di ingraziarsi questo o quel protettore, che magari lo aiutava ad ottenere qualche privilegio o piuttosto a superare le conseguenze delle sue continue malefatte.

A ciò fa pensare innanzitutto il suo intervento più eclatante: l’altare in maiolica già situato nella chiesa di San Michele a Lucoli, interamente rivestito di formelle con storie e sonetti inneggianti alla Vergine e a San Francesco Saverio.

Parliamo del “Paliotto di Lucoli” oggi parzialmente conservato nei depositi del Museo Nazionale d’Abruzzo (Le Ceramiche di Castelli Museo Nazionale d’Abruzzo, catalogo a cura di C. Tropea e E. Amorosi, Paleani Roma 1986, pp 50-63). Quest’insieme comprende una mattonella interamente occupata d auna lunga dedica: Franc.s Ant. s Xav. S Gruel Phil.ae, et Sacrae Theol.ae Doctor/inventor, et Pinxis in Oppido Buxi/An° D.i 1713/Procurante pro hac Vener.li Ecc.a/Rev. Do Admodum/Domino Domno/Angelo Petricone/ Luculensis.


Priva di allusioni all’incarico governativo, forse non ancora ratificato al momento dell’esecuzione nel 1713, tale scritta può essere quindi interpretata in chiave politica, nell’accompagnare il nome del reverendo Angelo Petricone di Lucoli con tanti aggettivi e il proprio dalla precisazione della laurea in Filosofia e Sacra Teologia, nonché nella rivendicazione dei modelli originali da lui dipinti sulle diverse piastrelle.

Il Paliotto di Lucoli costituiva una sorta di viatico o, se si preferisce, di un ex-voto al suo santo patrono Francesco Saverio per grazia ricevuta, per lo scampato pericolo di andare in carcere ovvero pe rla conquista di un incarico di potere, quale appunto quello di governatore. Il Paliotto era noto agli studi sin dalla metà dell’Ottocento, già Angelo Leosini nel 1848 cita il primo altare a sinistra (A. Leosini, Monumenti storici artistici della città di Aquila e suoi contorni con le notizie di pittori, scultori, architetti ed artefici che rifiorirono, Aquila Perchiazzi, 1848, p. 262) mentre Vincenzo Balzano parla di un “quadro di mattonelle” (V. Balzano, l’Arte abruzzese, Bergamo 1910, p. 131), quando si trovava ancora nella Chiesa di San Michele. Il Paliotto attualmente si compone di trentatre elementi sciolti, al momento custoditi in casse, oltre a diversi elementi che compongono una cornice nuova tutt’ora murata in una sala del Museo Nazionale d’Abruzzo.

La sua configurazione originaria nella Chiesa di San Michele prevedeva certo molte altre tessere perdute, indispensabili per completare un mosaico che quanto resta oggi non permette di ricomporre. La vita del Santo gesuita è limitata a soli tre episodi: la predica di San Francesco Saverio in India; l’unione dell’India alla Chiesa Cattolica e la Morte del Santo sull’isola di Sancian.
Il depauperamento del gruppo ceramico, si può ipotizzare, cominciò durante il disastroso terremoto del 1915 a seguito del quale la chiesa andò distrutta.
Successivamente iniziarono le vicissitudini per i pezzi recuperati: dapprima trasferiti all’Aquila e subirono nei decenni successivi vari spostamenti: perché dalla Congregazione della Carità furono poi affidati al Museo Diocesano.
Esposti nel 1986 nel Museo delle Ceramiche di Castelli in occasione di una mostra (fu stampato un catalogo poi ritirato dal commercio), oggi, gli elementi superstiti sono conservati presso il Museo Nazionale dell’Aquila.
La nostra Associazione ha fatto riprodurre una tessera in maiolica del Paliotto e l’ha donata alla Chiesa di San Michele, ove è stata inserita nell’intonaco, volendo far simbolicamente “tornare” quest’opera d’arte al territorio anche perché non se ne perda la memoria.
frammento riprodotto per la Chiesa di San Michele di Lucoli
Cenni storici tratti dal libro scritto dalla Soprintendente Luciana Arbace dal titolo: “Francesco Antonio Saverio Grue (1686-1746). L’attività del Dottore maiolicaro da Castelli a Napoli”. Andromeda Editrice.

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Un nuovo scandire del tempo per Vado Lucoli e Lucoli Alto: l’orologio del campanile è riparato. Promessa mantenuta.

by Amministratore 5 Dicembre 2017
Il vecchio orologio, rimasto in silenzio da qualche tempo, perché i meccanismi sono stati colpiti da un fulmine, è tornato a scandire il passare del tempo e a indicare l’ora a chi è vicino alla chiesetta di San Michele Arcangelo.

In questa Italia i luoghi con tutti gli “strumenti” della loro vita stanno sparendo, spariscono letteralmente sotto i nostri occhi. 
Molti si ricordano Lucoli com’era trent’anni fa. Impressiona la lacerazione dei legami. Come scrive un poeta: “Ognuno di noi è come se avesse subito un pestaggio e fosse poi stato abbandonato per strada. Siamo infelici non tanto per le nostre vicende personali, ma per il contesto in cui viviamo. Il paese non riesce a trattenerti nel suo pugno, è una mano morta su cui puoi vagare come una formica in cerca dello zucchero di una comunità finita. Fra cinquant’anni questa mano sarà nuova e di plastica, le case antiche saranno ricostruite, torneranno i vicoli e le scale, torneranno le piazze e le panchine, ma solo per mettere in scena per qualche giorno all’anno una vita a cui abbiamo smesso di credere, quella che consiste nel piacere di incontrarsi, parlarsi, passeggiare, passare il tempo senza assaltarlo” (F. Arminio). 
L’orologio del campanile è un orologio pubblico (anche se appartenente alla Curia) ed ha rappresentato per molti anni l’unico indicatore del tempo, scandendo i ritmi religiosi, sociali ed economici delle comunità e dei loro insediamenti. 
La sua importanza era indiscussa: si trattava di un servizio essenziale a favore della vita sociale ed economica, in una parola della “vita pubblica”. Occorre ricordare che prima dell’invenzione dell’orologio l’uomo misurava il tempo solo attraverso il sole. Si aveva un concetto di ciclicità del tempo dovuto allo succedersi delle stagioni, delle fiere, dei mercati, delle feste, delle cadenze del lavoro agricolo, delle tasse e dei tributi da pagare ed il calcolo del tempo era prevalentemente preoccupazione degli ecclesiastici, i quali lo scandivano secondo il calendario liturgico: l’Avvento, la Quaresima, la Pasqua, la Pentecoste, l’Ascensione, Ognissanti. Il calendario era pertanto quello della vita liturgica e della vita contadina: la giornata lavorativa dipendeva dal sole: lunga d’estate, breve d’inverno ed il rintocco delle campane – ogni tre ore – scandiva il trascorrere del giorno. 
La concezione simbolica del mondo iniziò a cambiare sotto l’azione dei cambiamenti che avvenivano nelle condizioni materiali di vita, nell’organizzazione del lavoro, nella struttura sociale, nonché da una maggiore conoscenza dello spazio terrestre, grazie ai viaggi e alle esperienze dei mercanti. Le modificazioni intervenute nel rapporto dell’uomo con l’ambiente hanno interagito e modificato il suo senso del tempo e dello spazio: si avvertì la necessità di una misurazione esatta del tempo e di un uso più preciso del numero applicato a cose concrete. L’attenzione al tempo ed alla sua misura ha perso così i connotati religiosi e cominciò ad assumere una impronta laica e prettamente legata alla civiltà urbana. 
L’orologio di San Michele ha lavorato parecchio per la sua piccola comunità.
Gli Amici di San Michele Onlus hanno portato avanti una grande idea: la riparazione dell’orologio della Chiesa di San Michele. Hanno lavorato per informare la gente di Lucoli per costruire quella sottile catena della “colletta”. Hanno risvegliato un sentimento collettivo, un ardore comune e hanno seppellito quella “guerra di solitudine” tra la gente, che non crede più a niente e che ci lascia senza amici e senza nemici, ci lascia soli, disperatamente soli anche nei momenti in cui una volta ci sentivamo insieme: tutto per l’orologio di San Michele!
Grande lavoro e tante risposte dai lucolani, che hanno risposto e hanno partecipato, questo va detto a tutti.
Si è finalmente arrivati alla riparazione: sono stati valutati tanti preventivi, esaminati i capitolati, scelto il fornitore e oggi l’orologio è stato riparato. 
L’obiettivo è stato anche quello di celebrare il “tempo” del Natale, che riporta alla tradizione, alla comunità, alla famiglia, alla festa religiosa e che quest’anno sarà un “nuovo tempo” di speranza e di vita quotidiana: di resilienza!

Questa volta si sono messi insieme il cuore e l’impegno civile, i “manovali del rancore”, gli “scoraggiatori militanti”, i “luminari del disincanto”, i “piromani dell’entusiasmo” si sono convertiti ed hanno partecipato anche loro. 

C’è chi resiste e non si da alla fuga da Lucoli, da questo piccolo presidio dove la vita si sforza di manifestarsi e conservare un suo battito. 
Ringraziamo tutto il gruppo dei soci degli Amici di San Michele per il progetto realizzato.

Alcuni momenti della riparazione

Il nuovo meccanismo posto in opera – Foto A. Carbone
E non dimentichiamo la generosità dei lucolani ricordata con un’apposita targa.

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Piccoli Comuni, non solo il Fondo da 100 milioni: anche altri 15 milioni per i territori dell’Abruzzo

by Amministratore 15 Novembre 2017
dopo gli stanziamenti per maltempo e incendi 

In arrivo altri fondi ai Comuni 

Le risorse sono per rischio idrogeologico, bonifiche e servizio idrico 





19 ottobre 2017

L’AQUILA . «Siamo davanti ad un grande cantiere che richiede ora la collaborazione straordinaria dei Comuni interessati». Così il presidente della giunta Luciano D’Alfonso ha commentato gli esiti dell’incontro con il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli per le problematiche relative alle emergenze neve, incendi e rischio idrogeologico. «Sono stati già assegnati 15 milioni di euro di cui 1,5 già trasferiti alla Regione Abruzzo e 31 milioni arriveranno entro metà novembre, dopo un approfondimento tra le strutture della Protezione civile regionale e nazionale per un totale di oltre 46 milioni di euro» ha spiegato il Presidente. Un’altra categoria di interventi riguarda i lavori di prevenzione sotto la competenza di “Italia Sicura” «con cui apriremo una trattativa per ulteriori risorse per la mitigazione del rischio idrogeologico». In aggiunta, il ministero dell’Ambiente ha assegnato oltre 47 per i danni causati da maltempo. Le altre risorse pari a circa 44 milioni di euro (Fondo per lo sviluppo e la coesione FSC 2014/2020) per “interventi per la tutela del territorio e delle acque” interessano: rischio idrogeologico (19 milioni), bonifiche (oltre 7 milioni) e servizio idrico integrato (17 milioni). I Comuni interessati ai finanziamenti per interventi di riduzione del rischio idrogeologico riguardano: Chieti, Vasto, Vacri, Bellante, Castiglione Messer Raimondo, Ripa teatina, Casalincontrada, Casacanditella, Castelguidone, Rooccamontepiano, Roccamorice, Paglieta, Lettomanoppello, Castiglione Messer Marino, Prezza, Montenerodomo, Civitella Messer Raimondo, Rosello, Trasacco, Isola del Gran Sasso d´Italia. Per il miglioramento del servizio idrico integrato: Pescara-San Giovanni Teatino-Spoltore, Rosciano, agglomerato Scoppito-Tornimparte-Lucoli. Gli interventi di bonifica per aree inquinate interessano: Pizzoli, Cepagatti, Ortona dei Marsi, Castellalto, Montorio al Vomano, Mosciano S. Angelo. Per quanto riguarda invece gli incendi si è concordato di procedere nella richiesta ad un immediato ristoro delle spese sostenute per l’emergenza attraverso specifica ordinanza per un importo di circa un milione di euro.
Interessanti i fondi per la bonifiche di ex discariche, Ci chiediamo come mai nessun amministratore di Lucoli abbia pensato di redigere un progetto per la messa in sicurezza permanente delle discariche di Campo Felice visti i sostegni previsti e fruiti da altri Comuni.
https://www.regione.abruzzo.it/content/protezione-civile-dalfonso-arrivo-fondi-grandi-emergenze

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L’ABRUZZO NEI “CAMMINI D’ITALIA”. VIAGGIO NELLA STORIA D’ABRUZZO

by Amministratore 9 Novembre 2017
Il 2016 era l’anno dei Cammini, (tanto che la nostra Associazione si fece promotrice di una tappa dei cammini LTR a Campo Felice).
Il fine era quello di valorizzare il ricco patrimonio composto dalla rete di Cammini storici, naturalistici, culturali, religiosi, che da nord a sud, attraversano il Paese rappresentando una fetta, magari poco conosciuta, ma fondamentale nell’offerta del turismo lento italiano. 
Dal 2016 si è attivato l’impegno del MiBACT per identificare e catalogare una rete di mobilità “SLOW” che potesse dotare il sistema Paese di una vera e propria infrastruttura intermodale di vie verdi, la possibilità di muoversi lungo l’Italia a piedi, promuovendo una nuova dimensione turistica: attenta alla personalizzazione del viaggio che i Cammini o i luoghi attraversati possono offrire. 
Per raggiungere questo scopo il MiBACT si è fatto promotore dell’Atlante digitale dei Cammini d’Italia. Un contenitore di percorsi e vie pensato sulle linee guida indicate dalla direttiva ministeriale e regolamentato, con opportuni criteri, nell’ambito del coordinamento formato da MiBACT, Regioni, Provincie autonome: Comitato Cammini. 
Comitato che tuttora vaglia ulteriori, nuove proposte avanzate da regioni e province autonome.

La raccolta dei Cammini italiani ha permesso, per la prima volta, una nuova visione di insieme, individuando le opportunità presenti in tutto il Paese permettendo, soprattutto, di comprendere le connessioni tra i percorsi con nuove modalità di percorribilità dei territori attraversati.
L’implementazione e lo sviluppo di nuovi modelli di fruizione e gestione sostenibile garantiranno e favoriranno l’integrazione ambientale – paesaggistica, con attività agricole, artigianali e turistico-culturali del sistema Paese così come indicato nel Piano Strategico del Turismo 2017-2022.

L’Abruzzo è rappresentato con cinque percorsi attraverso un ricco patrimonio archeologico, monumentale e naturale in alcuni dei più suggestivi luoghi della Regione.

E’ stato scelto l’Abruzzo interno ricco di straordinarie testimonianze storico/culturali, immerse in uno scenario paesaggistico tra i più suggestivi dell’Appennino. Il progetto “Hera” ha coinvolto quest’area d’Abruzzo con 5 itinerari , interessando ben 40 comuni, con 263 siti di interesse storico/culturale, distribuiti in oltre 330 km. L’itinerario principale, ad anello, abbraccia parte della valle Peligna, dell’Aterno e del Tirino, note per il loro patrimonio archeologico e monumentale. Gli altri 4 itinerari toccano L’Aquila e l’area amiternina, il Gran Sasso con i borghi storici, la Valle Peligna con Sulmona e paesi limitrofi e la Valle del Sagittario fino a Scanno. l percorsi consentono di toccare molteplici centri urbani di età romana e alcune delle necropoli protostoriche più ricche della regione: i “Morroni” di Corfinio e le necropoli di Fossa, Bazzano e Capestrano, da cui proviene il più famoso simbolo dell’Abruzzo antico: “Il Guerriero di Capestrano”. Tra i più caratteristici luoghi di fede della nostra regione ci sono gli Eremi di S. Terenziano a Corfinio, di S.Onofrio al Morrone a Sulmona, di S.Venanzio a Raiano, di S. Domenico a Villalago e di S.Egidio a Scanno. Ma è probabilmente nelle testimonianze medievali che gli itinerari esprimono al meglio le proprie potenzialità con chiese, borghi, castelli, palazzi e fontane di particolare bellezza, mentre la monumentalità dell’architettura romanica abruzzese è testimoniata dalle chiese di S. Pelino a Corfinio, di S. Pietro ad Oratorium e di S. Maria della Valle a Scanno. Sono altrettanto note in Abruzzo interessantissime catacombe cristiane, come quelle di Castelvecchio Subequo, di S. Lorenzo di Beffi e di San Vittorino ad Amiternum.
Altri punti di forza del questo viaggio sono rappresentati dal patrimonio naturalistico-ambientale e da un’inesauribile rappresentazione di biodiversità. 
Parte degli itinerari ricadono, infatti, nei territori del Parco Regionale Sirente-Velino e in quelli dei Parchi Nazionali del Gran Sasso e della Majella, toccando alcuni dei luoghi più suggestivi d’Abruzzo come le Gole di San Venanzio, le grotte di Stiffe, l’altopiano di Navelli, la piana di Campo Imperatore e la Valle del fiume Tirino. Altri luoghi d’interesse sono le Riserve Naturali di Popoli con le famose Sorgenti del Pescara, delle Gole di San Venanzio a Raiano, del Monte Genzana a Pettorano e quelle altrettanto sorprendenti delle Gole del Sagittario e del Lago di San Domenico nella Valle del Sagittario.
Altro elemento caratterizzante di quest’area d’Abruzzo è l’enogastronomia e, in particolare, quei prodotti tipici che nascono da una vocazione agropastorale, come i formaggi della zona del Gran Sasso. 
http://www.unviaggionellastoriadabruzzo.it/
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LA LEGGE SALVA BORGHI

by Amministratore 5 Ottobre 2017


Il Parlamento Italiano,  giovedì 28 settembre ha dato il tanto atteso ok al disegno di legge che sostiene e valorizza i Piccoli Comuni del Belpaese. Con 205 sì e 2 astensioni, il Senato dà così il via libera definitivo al provvedimento ribattezzato “Legge Salva Borghi” che per il 2017 stanzia qualcosa come 10 milioni di euro – e 15 milioni per ciascuno degli anni a venire, dal 2018 al 2023 – per una serie di interventi che “portano in Europa, anche l’Italia minore”.
Un fondo da 100 milioni di euro fino al 2023, misure per il recupero dei centri storici in abbandono o a rischio spopolamento anche per la loro conversione in alberghi diffusi; interventi di manutenzione del territorio con priorità per la tutela dell’ambiente e la prevenzione del rischio idrogeologico; messa in sicurezza di strade e scuole e interventi di efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico; acquisizione e riqualificazione di terreni e edifici in abbandono; possibilità di acquisire case cantoniere da rendere disponibili per attività di protezione civile, volontariato, promozione dei prodotti tipici locali e turismo; realizzazione di itinerari turistico-culturali ed enogastronomici e di mobilità dolce; possibilità di acquisire di binari dismessi e non recuperabili all’esercizio ferroviario, da utilizzare come piste ciclabili. 
Quindi tra i punti di forza del provvedimento c’è anche quello del recupero dei centri storici in abbandono o a rischio spopolamento anche per la loro conversione in alberghi diffusi, con un connubio di tecnologia e green economy. E poi sono previsti interventi di manutenzione del territorio con priorità per la tutela dell’ambiente e la prevenzione del rischio idrogeologico. 
Sono 5.585 i piccoli Comuni in Italia, amministrano più della metà del territorio nazionale e in essi vivono oltre 10 milioni di italiani. 

Ora hanno finalmente una legge che favorisce il loro rilancio, gli amministratori locali dovranno ben utilizzarla. Un provvedimento, arrivato quando ormai sembrava che la legge fosse finita su un binario morto, sul quale però il Parlamento si è mosso in modo corale, a cominciare dal via libera all’unanimità. 

Dopo vari tentativi in quattro legislature diverse, i Comuni con meno di 5mila abitanti hanno dunque un pacchetto di norme concrete che dovrebbe sostenerne la ripresa. 
Questa è una legge che deve essere accolta dall’Abruzzo nel migliore dei modi, dato che solo nella nostra Regione si contano 249 “piccoli comuni” (centri che contano meno di 5000 abitanti), a fronte di 305 comuni totali; più dell’80% quindi, in cui vive il 25% della popolazione abruzzese. 
FONDO DA 100 MILIONI – L’istituzione di un Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni per il finanziamento di investimenti per l’ambiente e i beni culturali; la mitigazione del rischio idrogeologico; la salvaguardia e la riqualificazione urbana dei centri storici; la messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e degli istituti scolastici; lo sviluppo economico e sociale; l’insediamento di nuove attività produttive. Il Fondo viene istituito con una dotazione di 10 milioni di euro per il 2017 e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023. 
Alcuni possibili utilizzi:

CASE CANTONIERE – I fondi potranno essere utilizzati anche dai Comuni per l’acquisizione delle case cantoniere e delle stazioni ferroviarie disabitate per realizzare circuiti turistici e promuovere la vendita di prodotti locali. 

CENTRI STORICI – Recupero e riqualificazione dei centri storici, mediante interventi integrati che prevedano il risanamento, la conservazione e il recupero del patrimonio edilizio, promuovendo la creazione di alberghi diffusi in una logica di efficientamento energetico e di antisismica secondo la metodologia delle “Green Communities”. 
BANDA LARGA – La semplificazione e l’accesso a norme che consentono la diffusione della banda ultra larga nelle aree cosiddette a fallimento di mercato; 
POSTE – la possibilità di realizzare, anche in forma associata e d’intesa con la regione, iniziative per sviluppare l’offerta complessiva dei servizi postali congiuntamente ad altri servizi in specifici ambiti territoriali, attraverso la rete capillare degli uffici postali. 
AGRICOLTURA – Sono previste una serie di norme per facilitare e promuovere la vendita diretta dei prodotti agroalimentari provenienti da filiera corta a chilometro utile, cioè quelli per i quali le aree di produzione e trasformazione sono poste a una distanza non superiore a 50 chilometri di raggio dal luogo di vendita e in assenza di intermediari commerciali. 
TRASPORTI – agevolazioni nella rete dei trasporti delle aree rurali e montane. Per questi territori la proposta di legge predispone un piano per i trasporti con particolare riguardo al miglioramento delle reti infrastrutturali, nonché al coordinamento tra i servizi, pubblici e privati, finalizzati al collegamento tra i comuni delle aree rurali e montane, e con i comuni capoluogo di provincia e regione e un Piano per l’istruzione destinato alle aree rurali e montane, con particolare riguardo al collegamento dei plessi scolastici ubicati nelle aree rurali e montane, all’informatizzazione e alla progressiva digitalizzazione.

Fatta la Legge…..ora occorre renderla fruibile…… come suggerisce Roberto Pella, vice presidente vicario dell’Anci, “se davvero vogliamo rendere concreto il principio che sancisce la specificità dei piccoli centri dobbiamo ora proseguire senza tentennamenti sul percorso intrapreso, a partire da due ineludibili misure: l’aumento del fondo di 100 milioni messo a disposizione dalla legge e l’avvio di una concreta riforma per la semplificazione amministrativa rivolta ai Comuni di minori dimensioni, che troppo spesso si ritrovano a dover adempiere alle stesse innumerevoli scadenze delle grandi città, potendo però contare su un numero di dipendenti marcatamente inferiore“. Ancora più strategica, soprattutto per Lucoli, questa ulteriore considerazione: “…sarà importante lavorare perché anche nell’agenda dei programmi elettorali delle prossime elezioni politiche trovi spazio questo tema, alla luce dei confortanti dati positivi sulla crescita e sull’andamento dell’economia nazionale che dovranno consentire un fattore moltiplicativo rispetto agli attuali stanziamenti. L’obiettivo primario è rendere i piccoli Comuni luoghi attrattivi per i cittadini, con un’alta qualità di vita garantita da servizi sicuri e quasi ‘personalizzati’, luoghi il cui sviluppo darà forza all’economia locale e valorizzerà i beni artistici, il patrimonio storico-culturale e naturalistico che li caratterizzano come unici”.
Siamo convinti che tutta questa legislazione non possa prescindere dal rilancio del concetto di comunità, riabbracciando la qualità della vita delle piccole comunità, riattualizzando il concetto di solidarietà tra le persone per tenere insieme aree interne e grandi città.  Le piccole realtà potrebbero essere una grande risorsa ma occorre coesione, lungimiranza e qualità di amministrazione locale.
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VIAGGIO IN ITALIA. Testo di Franco Arminio

by Amministratore 20 Settembre 2017

viaggio in italia

di Arminio

Si potrebbe pensare che l’immiserimento della natura abbia riflessi anche sull’immiserimento della lingua. Oggi le immagini, le parole, i ritmi non sono più suggeriti dalla Natura, ma dalla Rete. E così abbiamo una lingua e una politica che sa di chiuso. Bello sfuggire alla tentazione dello sguardo apocalittico sull’Italia di oggi. Bello cercare i luoghi che non sono stati riempiti, i luoghi che non interessavano a nessuno, quelli poveri, impervi, fuori mano. In questi luoghi l’Italia si dà ancora. E allora ti puoi stupire guardando il muso delle vacche nel bosco di Accettura, guardando un vecchio in un orto del Salento o un contadino che ara in un pomeriggio sardo. Il viaggio in Italia va fatto senza ansie di compiacimento o di denuncia. Andare in giro, guardare come cambiano città e paesi, Torino oggi è molto diversa da come era negli anni settanta, l’Aquila è una città doppia: la città dei monumenti e quella delle rovine. E doppia è anche Taranto, città di mare circondata dalla città dell’acciaio. Nel guardare l’Italia tenere insieme l’occhio di Leopardi e quello di Pasolini, il Pasolini che teneva insieme Casarsa e Caravaggio, quello che scrisse nel 1959 La lunga strada di sabbia, un viaggio costiero da Ventimiglia a Trieste, un atto di amore verso un’Italia dalle cento province non ancora devastata dal “genocidio culturale” che ha prodotto il paesaggio italiano che attraversiamo adesso.

Non mi piace l’Italia costruita negli ultimi decenni, quella delle città, ma anche quella dei paesi. Mi irrita vedere tante case sparse nelle campagne. E non mi piacciono neppure i paesi imbellettati, quelli con le pietre finte, quelli che non sono paesi, ma trappole per turisti.
L’Italia che cerco è quella che sa di Italia e di altrove. Penso ad Aliano, ai suoi calanchi che mi fanno pensare all’oriente. Mi piace molto l’Italia ionica. Mi piacciono i paesi che hanno un residuo arcaico, un nodo che non si è fatto rovistare dalla modernità incivile.
Sto male negli aereoporti, tutta quella gente che crede di andare chissà dove, non mi piacciono neppure i silenziosi viaggiatori della freccia rossa, l’Italia che fila dritta e ignora il canto, ignora che la vita prende spazio quando sbaglia, quando s’incaglia.
Mi piace incontrare i vecchi dei paesi. Sto bene quando li ascolto. Non credo di avere più strada e più di futuro di loro. Il mio secondo è sempre in bilico, nessun attimo in me ha una fiducia assoluta, è come se dovessi ogni giorno patteggiare col tempo un altro poco di tempo. Nel mio girare per l’Italia non perdo mai di vista il corpo. È il corpo che guarda, è il corpo che prende avvilimenti ed euforie, è il corpo che incontra gli altri o li sfugge.
Mi piacerebbe vivere in un’Italia in cui la maggioranza sia fatta di percettivi e non di opinionisti. Non mi piace l’Italia che si è seduta sui divani, quella che guarda la televisione, che va in pizzeria, che tiene il bicchiere in mano davanti al bar, l’Italia dei giovani che prendono la notte a branchi, i giovani che mettono in posa compagnie che non hanno, vicinanze che non ci sono.
Gli Italiani che amo sono quelli che mettono assieme poesia e impegno civile, malinconia e ardore, indugio e frenesia. Abbiamo bisogno di creature rivoluzionarie, non di manovali del rancore. Non mi piacciono gli scoraggiatori militanti, i luminari del disincanto, i piromani dell’entusiasmo. Mi fa schifo il sentire stitico, il rimanere rigidi perfino nel calarsi.
Non credo al centro, non credo ai potenti, ai famosi. Credo che il successo sia una forma di sventura, che rovina la pace e la lingua. Mi interessano i paesi e le persone arrese. La resa che non sa di rassegnazione, ma qualcosa che somiglia alla disperazione senza sgomento di cui parla Giorgio Caproni.
Abbiamo bisogno di un’Italia attenta alle cose che coltiva, attenta a quello che accade nelle scuole, negli ospedali. Un’Italia che sa ammirare e sa essere devota, alta e libera, e non laida e meschina.
Credo che non dobbiamo aspettare niente, non dobbiamo aspettarci niente. Nessuno ce la regala l’Italia che vogliamo. Bisogna andare avanti in quello che c’è, sentire la terra sotto i piedi, sapere che ovunque c’è aria e ci sono gli alberi, e c’è tanto da guardare.
A me più di tutto danno fiducia questi due gesti: guardare e camminare. Mi pare che possiamo accedere a una qualche forma di grazia fino a quando possiamo guardare e camminare.
Abbiamo bisogno di immettere un po’ di sacralità nella nostra immiserita compagine civile. Non si può andare avanti col gioco del consumare e del produrre. La letizia può arrivare solo dall’amore e dall’immaginazione, viene quando non esci ai caselli stabiliti, ma ti apri all’impensato, sfuggi anche ai tuoi progetti, alle tue mire. Essere umani in un tempo autistico e vorticoso è un mestiere molto difficile. Non ci sono rotte definite, te le devi costruire attimo per attimo, devi cucire e strappare nello stesso tempo, devi capire che stiamo guarendo e stiamo morendo, stanno accadendo le due cose assieme.
Abbiamo bisogno di stare in ginocchio, di pregare, abbiamo bisogno di pensare a Dio, alla morte, alla poesia. Non sono pensieri da poeti, sono pensieri utili per essere buoni cittadini, semplici essere umani che passano il tempo dentro il tempo, che filano la vita per fare un vestito che indosseranno altri.
Cimitero di San Giovanni a Lucoli subito dopo il terremoto del 2009

Ringraziamo Franco Arminio per aver potuto utilizzare questo suo testo.

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COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DEL SOCCORSO A CAMPO FELICE. RINGRAZIAMO IL COMUNE DI LUCOLI.

by Amministratore 26 Giugno 2017

“Con l’intento di ricordare gli amici e colleghi scomparsi nel tragico incidente di Campo Felice del 24 Gennaio u.s. il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo ha organizzato per il giorno 24 Giugno 2017, a partire dalle ore 11.00, una cerimonia commemorativa in località Campo Felice, ai piedi del pendio teatro dell’incidente”, scrivono dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino.

Il 24 gennaio 2017 persero la vita, durante un’operazione di soccorso, sei persone a bordo di un elicottero del 118, che si schiantò nella zona di Campo Felice. 

E’ stata celebrata una S. Messa di suffragio, è stata anche effettuata una passeggiata fino alla sorgente dove è stato realizzato un fontanile dedicato all’intero equipaggio.


RINGRAZIAMO IL COMUNE DI LUCOLI perché la nostra Associazione del territorio, insieme a quella “Amici di San Michele Onlus”, aveva concepito da tempo un progetto di apposizione di una semplice pietra locale a ricordo, a valle del luogo dell’impatto. Avevamo iniziato a prendere contatti con il 118 e ci apprestavamo a richiedere anche i necessari NULLA OSTA al Parco Velino Sirente. Si voleva “lasciare un segno” alla memoria, un segno della partecipazione locale. 

Si voleva prendere una iniziativa in questo territorio dove si trascura l’importanza del fare qualcosa, dell’agire affinché rimanga un segno, un qualcosa che possa valere la pena di essere ricordato, apprezzato, condiviso o semplicemente per la soddisfazione personale di averlo fatto. Questo è un desiderio che appartiene a tutti gli uomini, siano grandi, giovani e o anziani, celebri e non, e che tutti dovrebbe accomunare.

Abbiamo scritto formalmente al Comune di Lucoli il 3 maggio u.s. una lettera, protocollata, esponendo le nostre intenzioni, ma il Comune non ha risposto, e non ha manifestato alcun interesse.

Dimenticavamo: tutto sarebbe stato a spese delle due Associazioni.

Ieri abbiamo incontrato il Presidente del CAI che ci ha chiesto di non duplicare sforzi: è bene che esista un unico punto di memoria, raffigurato nella foto sottostante.

Non recriminiamo con i volontari del CAI, che ringraziamo: è stata una bellissima cerimonia (meno ci è piaciuta la fontana per i nostri gusti, la nostra pietra sarebbe stata solo tale, niente impatto contemporaneo). 
Abbiamo tributato commossi il nostro cordoglio: eravamo a Campo Felice insieme a tutti, ma avremmo potuto e volevamo fare di più. 

Con rammarico ci viene da pensare che il Comune di Lucoli forse non sappia che farsene del volontariato.

Un’altra occasione persa per Lucoli per poter dimostrare che qualcosa è vivo……sul suo territorio.

Questo testo è scritto dalla redazione di NoiXLucoli Onlus, ce ne assumiamo la soggettività delle idee, quanto esposto non è condiviso con l’altra Associazione.

26 Giugno 2017 0 comment
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Territorio

ROVINE ………ANCHE LA POLITICA E’ IN VIA DI ABBANDONO

by Amministratore 10 Giugno 2017
Scriviamo queste riflessioni, con preoccupazione, prendendo spunto dalla recente notizia delle annunciate dimissioni del Vice Sindaco del Comune di Lucoli.

Vogliamo parlare di rovine? Che cosa rimane, quando ogni cosa svanisce nonostante ogni dichiarata buona intenzione? 

Ci sono luoghi, in Italia, che ogni anno si trasformano in non-luoghi: paesi piccoli e meno piccoli che si vanno «svacantando». 

Si svuotano. Al posto dei paesi case disabitate, finestre alle quali nessuno si affaccia, borghi inutili, porte sempre chiuse, saracinesche abbassate, uffici pubblici smantellati, scuole che chiudono. 
Sono soprattutto le aree interne a spopolarsi: un fenomeno che, secondo un rapporto di Commissione europea e Legambiente, nel 2006 colpiva un comune italiano su due. Succede dal Piemonte alla Campania, dalla Lombardia alla Sicilia. Succede nella Calabria di Vito Teti, professore di Antropologia culturale all’Università della Calabria che di questi paesini è un narratore appassionato: «Il fatto che non ci sia nessuno ad abitarli, o quasi nessuno, non significa che non vi accada niente. O che ci sia poco da raccontare». Così spiega all’inizio del suo libro, “Quel che resta”. L’Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni (Donzelli, pagg. 308, euro 30); e «quel che resta» è appunto il compito da affrontare: «L’assenza e il vuoto sono pieni di segni e di tracce, che vanno decifrati e interpretati caso per caso».
Interessanti queste fenomenologie sociali ed economiche descritte dallo scrittore, ma, se anche la politica non ce la fa, si ingessa, si sgretola, si contrappone, litiga, perde il senso di responsabilità verso la collettività e scava muri insuperabili, chi resta a fronteggiare l’abbandono? Chi resta per costruire il futuro? 
Sempre Teti scrive: «I paesi non hanno bisogno di celebrazione, ma di attenzione, devono essere visti con la loro forza e la loro ombra». Teti parla di riscatto: «Non mi riferisco a una storia di ruderi e di rovine da inserire in itinerari turistici o in parchi archeologici o letterari o da trasformare in case albergo. Non si invoca la restaurazione di un mondo perduto (…), si vuole affermare, oltre che il diritto alla memoria, un diverso modello di sviluppo». Cita le parole di Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri-Gerace e poi di Campobasso-Bojano: «Se la montagna è verde, il mare azzurro»; cioè sono le comunità dell’interno a proteggere boschi e acque, ad assicurare «il destino delle marine, delle pianure, del mare». Sono anche gli Amministratori locali ad avere questa responsabilità.
A Lucoli c’è stato lo spopolamento, il terremoto, i borghi sono da ricostruire, la gente se ne è andata ed i turisti non tornano. Sempre Teti scrive riferendosi ad Amatrice: «Le immagini delle rovine, le visioni dei vuoti, delle assenze, dei luoghi a cui è stata sottratta la vita sono immagini perturbanti di cui abbiamo bisogno». Perché? Perché la melanconia, spiega Teti, non è solo un topos esistenziale del Centro-Sud, è «la condizione dell’uomo moderno»; e «le rovine e il vuoto dei paesi abbandonati sono lo scenario nel quale la condizione melanconica sperimenta un’intensificazione e una forma peculiari». Quelle rovine sono la nostra civiltà, sono «parti costitutive del sentimento e del pensiero occidentale»: non solo il «Mediterraneo dell’interno» è a rischio di estinzione, ma «l’impasse entro cui si aggira e si smarrisce l’Occidente» è proprio quella fra «culto delle rovine del passato e creazione di moderne rovine». 

È il «senso del crollo», che percepiamo dallo “sfascio” della politica locale: nell’incapacità di andare avanti sul bene comune, mediando, collaborando, costruendo e cancellando gli opportunismi. Eppure ogni amministratore nel suo universo singolo ha ideali, principi e si considera giusto, cos’è che fa fallire tutto? 

I paesi-presepi sono finiti. Prima il loro era un mondo perfino «troppo pieno» (tuguri stipati da otto-dieci persone, più gli animali) dove si pativano le malattie, le alluvioni, le epidemie, le frane, la mancanza di acqua e di igiene, le difficoltà nei collegamenti e soprattutto la fame (ricorda Teti che i «prodotti tipici» non erano quelli che i contadini mangiavano, bensì quelli che speravano di mangiare…). Poi, da quel mondo, migliaia e migliaia di emigranti sono partiti verso l’America, per ricostruire i «doppi» dei loro villaggi e ritornare, costruendo rapporti e portando esperienze nuove; oppure verso la costa, per andare ad abitare in un altro «doppio» marino, di solito dopo una catastrofe naturale. Infine, quei paesi e i loro «doppi» sono diventati il mondo dell’abbandono: luoghi che non si riconoscono più, senza punti di riferimento, corpi-paese ormai smembrati. 

Eppure, a Lucoli, la Pro Loco ed alcune associazioni ci provano e scommettono sul territorio, su un suo nuovo futuro e una nuova vocazione; si prova ad organizzare eventi nelle Frazioni, che si vedono all’improvviso ripopolate e, nel silenzio, «riacquistano voce», perché «i luoghi continuano a vivere fino a quando ci sono persone a essi legate, da essi provenienti, fino a quando qualcuno, magari discendente dalle persone nate nei luoghi, ne avrà ricordo». 

Ma i luoghi possono continuare a vivere nonostante la politica si sgretoli e vengano lasciati comunque a se stessi?
Come possiamo sperare in positivo leggendo queste parole lapidarie pubblicate su Facebook ma anche formalizzate in Comune: “in qualità di Vice Sindaco nonché responsabile dell’Assessorato all’Ambiente e Patrimonio, comunico di aver più volte esposto alcune problematiche riguardanti, sia l’andamento politico di questa Amministrazione che le modalità gestionali che non rispecchiano gli impegni assunti in ordine a trasparenza, e per le quali ho più volte lamentato interferenze nella attività dei singoli Assessorati e nelle Commissioni……

…..Al momento, devo purtroppo constatare una situazione stagnante e di grande caos da cui è quasi impossibile uscire fuori.
…..Il sottoscritto, si dissocia dal modus operandi posto in essere da parte della Amministrazione Comunale, anche in relazione a ciò che potrebbe esser causa di rilievi da parte della Corte dei Conti. Ritengo, infatti, di aver agito facendo ogni possibile azione volta a correggere e risanare una situazione pregressa, di mala gestione del patrimonio demaniale.
In tale contesto e’ evidente che, poiché le attività decisionali riferite a questo Assessorato vengono prese senza consultazione e partecipazione dello scrivente, si configura una piena e totale deresponsabilizzazione del sottoscritto nei confronti di futuri ed eventuali danni patrimoniali e rilevanze penali.
Stante tale richiamata situazione, credo che sia di fatto venuta meno la possibilità di mantenere in essere la collaborazione, per altro unidirezionale, con questo apparato amministrativo, che giornalmente si discosta dai presupposti politici elaborati in campagna elettorale. Infatti l’azione tecnico-amministrativa – che dovrebbe trasferire sul territorio gli impegni politici contratti con i cittadini in fase elettorale – e’ di fatto continuamente vanificata da una prassi di rinvii ed incongrue interferenze, che anziché supportare l’azione degli Assessorati ne’ rallenta o dissolve l’efficacia, trasformando le “deleghe” in un mero atto colloquiale, per altro non supportato giuridicamente ed a cui, in mancanza di adeguata fiducia operativa ed articolazione istituzionale, si sostituisce di fatto una antidemocratica concentrazione decisionale, affidata ad un ristretto nucleo operativo e tutto questo agire, si trasforma in un danno erariale al territorio.
Persistendo tale situazione e non avendo ad oggi ricevuto chiarimenti urgenti ed adeguate rassicurazioni, mi vedrò costretto a presentare le mie dimissioni dalle cariche di Assessore e di Vice Sindaco”.

Chi può tranquillizzarci? Perchè le “modalità gestionali” hanno causato questo?
E’ pur vero che se non si tocca il fondo e, ringraziamo chi ha avuto il coraggio di farlo, non si può pensare di cambiare.

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Territorio

COSA FANNO GLI ALTRI…..QUELLI DEI PAESI SPOPOLATI……

by Amministratore 29 Maggio 2017
Loro la spiegano con una battuta: “In paese siamo rimasti in quattro e incrementiamo così il numero dei residenti“. 
Succede a Lottulo, frazione di San Damiano Macra, a pochi chilometri da Dronero, in provincia di Cuneo. 
Gli ultimi quattro abitanti di un pugno di case che un tempo ospitavano 450 residenti hanno deciso di ravvivare un po’ l’ambiente con grandi “pupazzi giardinieri” e fioriere molto ben curate, sistemate lungo il tratto della provinciale sulla quale si affaccia il paese. 
Nessuna polemica, ma soltanto il piacere di rendere un po’ più accogliente il luogo in cui si vive. Insomma, la proposta lanciata da Alessandro Gassmann contro il degrado della capitale (“Romani, rimbocchiamoci le maniche e ripuliamo la città), messa in pratica molto semplicemente da un pensionato e da sua moglie che hanno realizzato pupazzi e fioriere con materiali di recupero e che si prendono cura dei fiori con l’altra famiglia di residenti fissi: una coppia di giovani con una bambina e un altro figlio in arrivo. E naturalmente nel periodo estivo, quando gli abitanti arrivano a essere persino undici tutti collaborano a mantenere in ordine questo piccolo e coloratissimo paese-giardino, dove la sera, sotto casa, si raccontano ancora storie di caccia al cervo e di quella volta – non molto tempo fa – che i lupi presero d’assalto il pollaio del parroco, senza rimediare peraltro nemmeno un pulcino. L’iniziativa egli abitanti di Lottulo è pure contagiosa: anche nel paese che si trova poco dopo, Macra, cui si riferiscono alcune di queste immagini, i residenti hanno realizzato lungo la strada accanto alle loro case piccole scene di vita familiare sempre con pupazzi a grandezza naturale. Una di queste installazioni si trova anche nella piazza del palazzo comunale
(foto e testi di Roberto Orlando)

Troviamo l’idea bella e provocatoria….chissà che non ci venga in mente di realizzarla.
29 Maggio 2017 0 comment
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Territorio

“Lettera ai ragazzi del Sud” di Franco Arminio.

by Amministratore 14 Aprile 2017
I bambini del Colle foto degli anni ’50. I ragazzi di oggi non ci sono………

una poesia da CEDI LA STRADA AGLI ALBERI

di Arminio

Lettera ai ragazzi del Sud
Cari ragazzi,
abitate da poco una terra antica,
dipinta con le tibie di albe greche,
col sangue di chi è morto in Russia, in Albania.
Avete dentro il sangue il freddo delle navi
che andavano in America,
le grigie mattine svizzere dentro le baracche.
Era la terra dei cafoni e dei galantuomini,
coppole e mantelle nere,
era il Sud dell’osso, era un uovo, un pugno di farina,
un pezzo di lardo.
Ora è una scena dissanguata,
ora ognuno è fabbro della sua solitudine
e per stare in compagnia si è costretti a bere
nelle crepe che si sono aperte tra una strada e l’altra,
tra una faccia e l’altra.
Tutto è spaccato, squarciato, separato.
Sentiamo l’indifferenza degli altri
e l’inimicizia di noi stessi.
Uscite, contestate con durezza
i ladri del vostro futuro:
sono qui e a Milano e a Francoforte,
guardateli bene e fategli sentire il vostro disprezzo.
Siate dolci con i deboli, feroci con i potenti.
Uscite e ammirate i vostri paesaggi,
prendetevi le albe, non solo il far tardi.
Vivere è un mestiere difficile a tutte le età,
ma voi siete in un punto del mondo
in cui il dolore più facilmente si fa arte,
e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate.
Non lo fate per darvi arie creative,
fatelo perché siete la prua del mondo:
davanti a voi non c’è nessuno.
Il Sud italiano è un inganno e un prodigio.
Lasciate gli inganni ai mestieranti della vita piccola.
Pensate che la vita è colossale.
Siate i ragazzi e le ragazze del prodigio.

Si ringrazia Franco Arminio per l’utilizzo del suo testo.
14 Aprile 2017 0 comment
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