NOI X LUCOLI
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AUGURI DI BUONA PASQUA 2019 A TUTTI I NOSTRI LETTORI

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AUGURI DI BUONA PASQUA 2019 A TUTTI I NOSTRI LETTORI

by Amministratore 19 Aprile 2019


La Pasqua è la tradizionale festa del risveglio della natura e i suoi simboli.

Dopo la lunga pausa invernale, le corte e fredde giornate, in primavera la Natura si risveglia e in tutto l’emisfero boreale si celebra in vari modi il ritorno della vita, osservata attraverso la lente empirica, antica e popolare, dei fenomeni legati alla flora e alla fauna, e al loro ciclo naturale.

In primavera infatti dalla terra spuntano nuove tenere piante, sui rami degli alberi tornano gemme e boccioli, poi foglie e fiori, preludio di frutti eduli. Nascono nuove vite in seno agli animali domestici dell’uomo: pecore, capre, galline: agnelli, capretti e pulcini sono l’emblema del rinnovato accordo armonico tra la Natura e gli uomini.

Così tra i simboli delle feste primaverili, pagane e religiose, non mancano mai motivi floreali, ornitomorfi, zoomorfi, ritenuti bene auguranti.

Un altro simbolo caratterizza le feste a cavallo tra marzo e maggio: l’uovo.

Basta pensare all’importanza dell’uovo pasquale per i Cristiani, all’usanza antica di colorare e donare uova sode, e più recentemente di cioccolato, o di preparare pietanze pasquali con le uova come immancabile ingrediente.

In alcune regioni europee meridionali i giovani girano per le case facendo la “questua delle uova”: i doni ottenuti sono considerati fausti. Nei paesi germanici e anglosassoni vi è classica “caccia al tesoro con le uova” in cui vengono coinvolti i bambini; in quei paesi è il Coniglio pasquale, figura mitologica di origine germanica, animale fertile e prolifico, quindi portafortuna, a portare in dono le uova.

L’uovo in molte civiltà simboleggia l’eternità, e la continuità della vita oltre la morte.
NoiXLucoli ha il Giardino della Memoria e dei frutti antichi, le piante sono in fiore e ci ricordano sempre a chi sono state dedicate. Se la stagione sarà clemente anche quest’anno avremo tanti frutti da condividere con gli amici che ne faranno richiesta e con le persone che hanno adottato gli alberi permettendoci di curarli.
Auguriamo Buona Pasqua a tutti i nostri lettori.

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6 APRILE 2019 LE NOSTRE FOTO PER RICORDARE UNA COMMEMORAZIONE PIENA DI VITA E DI SIGNIFICATI

by Amministratore 9 Aprile 2019
Il fuoco delle fiammelle sotto i nomi delle vittime nella notte del 5 aprile 
La commemorazione del decennale del sisma dei soci di NoiXLucoli Onlus è stata dedicata alla bellezza ed alla speranza. 
Quella che esprime la musica eseguita da un violino del 1700, quella della natura con gli alberi dei “frutti antichi” che si vanno perdendo alla nostra conoscenza, quella dell’arte nelle forme della scultura e della poesia. Al centro del nostro stare vicini per un anniversario abbiamo messo la civiltà contadina con il nostro progetto del Giardino della Memoria che è una specie di “arca di noè” di piante antiche, che abbiamo voluto regalare ai presenti affinché non morissero nelle tradizioni culturali agricole di questi luoghi. 
Il Giardino dei Frutti Antichi di Lucoli è un progetto di speranza.
Con le foto ripercorriamo le tappe del nostro evento.

Il maestro Marcello Canci Professore nell’Accademia di Santa Cecilia a Roma ha eseguito un pezzo di J.S. Bach in Abbazia per celebrare l’anniversario. 
Canci è un musicista di livello internazionale si è esibito in importanti sale tra cui Salle Gaveau(Parigi); Wigmore Hall (Londra); Rundfunk (Berlino); RAI (Roma – Torino); Accademia Filarmonica Romana (Roma); Salle du Conservatoire (Ginevra); Coliseum (Buenos Aires); Music Halle (Amburgo). La sua discografia comprende musiche di Mozart, Beethoven, Franck, Paganini, Kreisler, Gragnani e Vella, alcune delle quali in prima esecuzione discografica. Ha composto musiche per violino solo e per due violini, tra le quali 9 duetti è membro di Giuria in Concorsi Nazionali ed Internazionali. Siamo onorati che abbia creduto in noi ed abbia voluto partecipare a questo nostro evento. Il suo violino un Pietro Guarneri del 1701 ha un suono che a tratti può ricordare quello della voce umana, il suono dell’anima, è uno strumento che emoziona con la sua potenza.
Nel Giardino della Memoria del Sisma di Lucoli c’è una pianta di Pesco dedicata ai volontari della Valle d’Aosta, questa foto illustra la reciproca gratitudine e quanto la piantagione di un albero possa racchiudere significati simbolici.

Gli alberi propagati dai “frutti antichi” del Giardino della Memoria in attesa di essere donati ai presenti.

Gli alpini del Gruppo Salvatore Tosone di Coppito  che hanno partecipato alla commemorazione e che ci sono da sempre vicini.

Il momento dell’estrazione degli alberi da donare ai convenuti. L’estrazione è stato un metodo inevitabile in quanto le piante che siamo riusciti a innestare erano solo poco più di cinquanta. Visto il gradimento dell’iniziativa ci impegneremo per il futuro a riproporla. 
La nostra Associazione ha donato un albero di Mandorlo che è stato piantato in segno di amicizia con il Comune di Valpelline dal nostro Presidente e dai due Sindaci.

Un altro momento simbolico della giornata ha riguardato l’adozione di una pianta di melo da parte della scrittrice americana Kathleen Fraser. Il Giardino della Memoria è pieno di storie: quelle delle cultivar antiche, ma anche quelle delle persone che, credendo nella nostra Associazione, hanno deciso di adottare un albero per aiutarci. Ci sono molte persone di grande cultura e la poetessa americana Kathlen Fraser è una di queste. Ha fondato l’American Poetry Archives, ha diretto il Poetry Center e insegnato all’Università statale di San Francisco dal 1972 al 1992.Dal 1983 al 1991 ha pubblicato e curato la rivista HOW (sempre), incentrata sulla scrittura innovativa di donne contemporanee. Coltiveremo il suo albero di Melo.

In ultima, ma non per importanza, mostriamo la scultura donata per il Giardino della Memoria dallo Scultore Giuseppe Palombo. 

In questa scultura l’artista ha cercato di immortalare plasticamente tre sequenze in rapida successione: ci sono infatti gli stipiti di una finestra negli attimi del crollo, tre volti di un bambino nel momento del sonno, del brusco risveglio e del dramma. E’ anche raffigurato l’urlo della madre, consapevole della tragedia che si sta consumando. Sono raffigurati elementi lignei spezzati, presenti nel centro storico di l’Aquila insieme a particolari decorativi medievali.

Il Giardino si arricchisce di arte, di testimonianze che non intendono sovrastare l’ambiente naturale ma cercano un equilibrio che esprima la massima suggestione di spiritualità.
Le parole per ringraziare Palombo possono apparire scontate ma tutti noi gli siamo enormemente grati perché contribuirà a rendere il Giardino sempre più ricco ed unico a Lucoli.
Ringraziamo tutti i partecipanti all’evento del pomeriggio del 6 aprile u.s., tutti coloro che hanno risposto al nostro invito, che ci hanno donato parole di incoraggiamento, che hanno commentato i nostri sforzi e la bellezza degli alberi del Giardino: i volontari hanno bisogno principalmente di questo.

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DECIMO ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO D’ABRUZZO AL GIARDINO DELLA MEMORIA DEL SISMA DI LUCOLI

by Amministratore 28 Marzo 2019
IL GIARDINO DI LUCOLI, POPOLATO DI “FRUTTI ANTICHI”, E’ STATO IL PRIMO MEMORIALE DEDICATO ALLE VITTIME DEL TERREMOTO DEL 2009.

I soci di NoiXLucoli Onlus volevano testimoniare, creando un frutteto, sentimenti e valori.

Piantare un albero, del resto, è sempre un gran gesto, carico di significato. È una metafora della vita, che ha il suo ciclo, le sue ragioni, le sue infinite sfumature. 

Pensammo, nove anni fa, che a qualcuno non sarebbe dispiaciuto, in futuro, passeggiare in un frutteto in cui gli alberi, qua e là, sono anche dei nomi, delle storie, dei momenti. Con discrezione, come gli alberi insegnano.
Dopo il lungo letargo invernale, la Primavera è il momento in cui tutto ricomincia: il sole torna a scaldare, la natura fiorisce attorno a noi e gli alberi da frutto si riempiono di colori e profumi. 
Il ritorno della Primavera è molto simile al momento in cui, dopo la morte di una persona amata, ci rendiamo conto che, sia pur nel dolore, sia pur nella voragine che la perdita ha aperto dentro di noi, ci sentiamo di nuovo pronti a riaprirci alla vita e all’amore. 
Andare avanti con le nostre vite non significa però dimenticare coloro che non ci sono più. Anzi, significa trovare nuovi modi per ricordare, così da interiorizzare la loro assenza e renderla parte della nostra vita e di quello che diventiamo. 
Il Giardino della Memoria di Lucoli ha voluto rappresentare un nuovo spazio per il ricordo. 
Gli alberi del frutteto hanno i nomi di un passato lontano, di un mondo contadino che sbiadisce: il Melo Zitella, il Melo Striata Inverno, il Melo Poggio Santa Maria, il Melo Gelata d’Abruzzo, il Melo Limoncella, il Melo Cipolla, il Pero Bianco del frate, il Pero Coscia, l’Albicocco di Rocca Calascio, ecc. 

Le antiche cultivar che sono state impiantate nel Giardino oggi costituiscono una piccola collezione del germoplasma frutticolo di Lucoli e dintorni. Il progetto, infatti, vuole salvaguardare le risorse genetiche vegetali locali sia perché si è consapevoli della loro importanza ecologica sia per conservare e condividere questo prezioso materiale genetico. 
Sentimenti, valori, ma anche una finalità culturale alla base della realizzazione del Giardino che intende ricreare paesaggi ricchi di agro-biodiversità attraverso il recupero di sapori ed emozioni perdute.


Il tempo è passato e siamo arrivati a commemorare i dieci anni dal sisma del 2009, lo faremo presso il Giardino della Memoria in un modo semplice ma profondo: sarà celebrata dal Parroco una Santa Messa alle ore 15:00 del 6 aprile p.v., proprio vicino agli alberi, i nostri “testimoni” silenti della memoria.
Vorremmo simbolicamente “passare” gli alberi, come “testimoni” vivi del nostro progetto, quasi pensando ad una staffetta. In otto anni dall’inaugurazione del Giardino siamo riusciti a propagare cinquanta nuovi alberi da quelli originali piantati: li doneremo ai presenti, fino ad esaurimento, affinché il loro significato giunga nel privato e si diffonda. 
Gli alberi saranno estratti a sorte tra coloro che manifesteranno interesse, vista la definita disponibilità numerica.
Invitiamo i nostri lettori a partecipare alla commemorazione il 6 aprile p.v. alle ore 15:00.
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Comunità

E’ SCOMPARSO “ARPANORE DEL GAUDIO” a Lucoli molti lo conoscevano anche con questo pseudonimo. Lo scelse per suscitare gioia.

by Amministratore 5 Marzo 2019
L’AQUILA – Il mondo della cultura e dell’editoria aquilana è in lutto per la scomparsa, all’età di 95 anni di Leandro Ugo Iapadre.

Originario di Vado Lucoli, Storico libraio del centro storico, romanziere, editore e poeta, era molto conosciuto in città, la sua libreria in Corso Federico II, portata avanti per quasi una vita era diventata per gli aquilani di lunga memoria, una delle case della cultura più frequentate.

Nel 2013 aveva avuto un premio dall’Associazione “Volta la carta”, come “Pioniere dell’editoria aquilana”. “Ci ha lasciati uno dei protagonisti della diffusione cultura e della conoscenza in questa città – ha queste scritto in una nota il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi – Una figura poliedrica, che ha contribuito alla crescita intellettuale e artistica della nostra comunità. Ai famigliari giungano le più sentite condoglianze personali e della municipalità aquilana”.

“La libreria di Iapadre, sotto i portici de ‘La Madonnina’, era un posto speciale. Quando chiuse, fu una perdita. Oggi pensare che Leandro Ugo Iapadre non ci sia più, mi mette addosso un vuoto profondo, purtroppo incolmabile. Mi ritengo fortunata per averlo conosciuto, per averlo ascoltato, per aver coltivato su suo suggerimento iniziative per valorizzare il libro antico ed il testo colto e la Biblioteca provinciale. Alcuni suoi libri e testi universitari sono pezzi unici, che hanno fatto la storia dell’editoria. Era un uomo coltissimo ed avevo con lui un rapporto bellissimo, lo consideravo un padre culturale ed amavo molto fermarmi davanti alla vetrina della sua libreria dove i libri venivano esposti con garbo, quasi per forza, non era una vetrina in realtà, ma uno scaffale di una immensa e visionaria biblioteca” ha dichiarato la Deputata Dem Stefania Pezzopane alla notizia della morte dello scrittore, poeta ed editore.


Articolo AbruzzoWeb: cultura aquilana in lutto per la morte dell’editore Leandro Ugo Iapadre

Vogliamo anche noi rendere omaggio a questa grande personalità di Lucoli, lo avevamo intervistato, recentemente, per ricevere da lui quelle testimonianze di un passato remoto che ci piace da sempre riscoprire e documentare.
   
Leandro Ugo Iapadre – Arpanore del Gaudio 

La nostra Associazione ha iniziato a catalogare le sue testimonianze riguardanti il mondo dei pastori con la finalità di scriverne un compendio di antichi saperi del territorio.


Scriveva a riguardo dei pastori: “…quello del pastore era il mestiere più diffuso ed idoneo alle pretese degli abitanti, … in genere forniti di … un uncino o una mazza spinosa di ginepro. Comunque essi nel compiere un lavoro così consueto, antico come l’uomo, non esente da rischi e privazioni, godevano di stima e fiducia. Quella gente non s’era mai sottratta ai sacrifici in alpe e pei tratturi, col tempo buono e col cielo inclemente; mai si era arresa al panico, ai disagi della fatica”.

E’ stato per noi un onore e fonte di grande emozione e arricchimento culturale conoscerlo e poter apprezzare la sua curiosità verso la vita, la passione riposta verso le piccole cose del quotidiano, osservate con metodo da scienziato e con mente lucida. 
Il nostro socio che cura il progetto di recupero dei saperi di Lucoli è entrato subito in sintonia con il suo pensiero stabilendo un’affinità e una vicinanza elettive pur non conoscendolo di persona. 
Questo era Leandro Iapadre: un uomo di grande sapere capace di comunicare con un linguaggio universale l’amore per la vita e per la conoscenza nelle sue infinite sfaccettature.

Pubblichiamo alcuni frammenti delle sue interviste.

Il nostro lavoro di riscoperta delle sue testimonianze sarà a breve pronto e con grande gioia potremo di nuovo ricordarlo nel territorio che gli diede i natali: Lucoli.

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Ambiente

Danni permanenti all’Habitat del Parco Maiella, Regione denunciata da Appennino Ecosistema

by Amministratore 14 Febbraio 2019

14/02/2019mariatrozzi77

Appennino ecosistema denuncia la Regione alla Commissione Europea per danni permanenti ad habitat prioritario dell’Unione Europea.
A 2 mesi dalla denuncia di Appennino ecosistema, i gravissimi danni alle faggete sono ora formalmente all’attenzione della Commissione europea.
L’Associazione ha inviato stamane una formale denuncia nella quale si contesta alla Regione Abruzzo di aver violato l’art. 6, c. 4, della Direttiva 92/43/Cee habitat, per aver autorizzato il taglio forestale (con Determinazione n. DPD025/169 del 10/09/2018) senza la necessaria dichiarazione d’incidenza non significativa, nonostante la presenza di un habitat prioritario, in area del SIC IT7140203 “Maiella” e della Zona a protezione speciale (Zps) IT7140129 Parco Nazionale della Maiella.
La commissione approfondirà ora la questione, esponendo l’Italia alla possibilità dell’apertura dell’ennesima procedura d’infrazione per violazione delle normative europee in campo ambientale.
La formalizzazione della denuncia era stata richiesta direttamente dalla Commissione europea, dopo l’esposto di Appennino Ecosistema del 27 novembre scorso alla procura della Repubblica di Sulmona, ai Carabinieri e al ministero dell’Ambiente sui gravissimi danni riscontrati all’ecosistema forestale in piena Zona B del Parco nazionale della Maiella. Il 3 dicembre scorso il ministero dell’Ambiente ha poi formalmente chiesto di riscontrare le osservazioni di Appennino ecosistema all’ente parco e ai Carabinieri. Il 18 dicembre il Parco ha fornito la documentazione richiesta sui lavori connessi ad un cantiere forestale di grandi dimensioni per scopi commerciali, in località Fonte Romana/Difesa di Pacentro (Aq), con una relazione del proprio Ufficio forestale che confermava i gravi danni al suolo e all’ecosistema di un’ampia area con superficie pari a circa 12 ettari,qualificandoli come danno permanente all’habitat prioritario. Il ripetuto transito dei trattori utilizzati per l’esbosco del legname sul delicato suolo forestale ha prodotto una devastazione senza precedenti in una delle aree più intatte del Parco nazionale. E tutto ciò a pochi passi dalla Strada Provinciale n. 54 Frentana, sotto gli occhi degli addetti all’Ente Parco e dei Carabinieri Forestali che hanno il compito di controllare il territorio del Parco.
Appennino Ecosistema aveva poi inviato, il 27 dicembre, un seguito al precedente esposto, nel quale evidenziava che la relazione dell’Ente Parco, oltre a confermare la violazione delle numerose norme già citate nell’esposto (codice penale, art. 452-quinquies, art. 733-bis e art. 635, L. n. 394/1991, art. 6, c. 3, art. 11, c. 3 e art. 30, c. 1), apriva la possibilità di contestare all’impresa boschiva la più grave violazione dell’ art. 452-bis del codice penale, uno dei cosiddetti “delitti ambientali” recentemente introdotti nel codice, che punisce con la reclusione fino a 6 anni e con la multa fino a 100 mila euro chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.
Nella stessa nota, Appennino Ecosistema evidenziava come l’autorizzazione rilasciata dalla Regione all’impresa boschiva fosse da ritenersi palesemente illegittima, in quanto non conteneva la necessaria dichiarazione di incidenza ambientale non significativa del progetto di taglio, che spetta alla Regione stessa. I lavori sono stati quindi eseguiti in mancanza della relativa autorizzazione prevista dalla Direttiva habitat dell’Unione Europea e dal DPR n. 120/2013, configurandosi così il reato previsto dal Codice del paesaggio (D.Lgs. n. 42/2004, art. 181 c. 1), con le sanzioni previste dalla legge urbanistica (L. n. 47/1985, art. 20).
Si evidenziava anche che nello stesso “progetto esecutivo di taglio e valutazione di incidenza ambientale”, redatto da un dottore forestale senza alcuna partecipazione di biologi o naturalisti, viene accertata una “limitata criticità per flora e fauna”, dichiarando poi unilateralmente (ed impropriamente) che l’intervento “non inciderà negativamente” sulle aree della Rete Natura 2000. Ragionevolmente, le criticità accertate per la flora e la fauna non potevano quindi far escludere possibili incidenze negative su queste componenti fondamentali dell’ecosistema e quindi sull’habitat prioritario, anche perché l’estensore dello Studio di incidenza ambientale non possedeva la necessaria preparazione scientifica per poter affermare il contrario. Nessuno avrebbe potuto quindi autorizzare l’esecuzione del progetto dichiarandone la sua incidenza ambientale non significativa, senza almeno richiedere un approfondimento dello Studio con la collaborazione di figure professionali qualificate nel settore ecologico, anche perché la procedura autorizzativa prevista dall’art. 6, c. 4 della Dir. 92/43/CEE (e dal relativo art. 5, c. 10 del D.P.R. n. 357/1997, come modificato dal D.P.R. n. 120/2003) nel caso di incidenza significativa su habitat o specie indicati come “prioritari” negli Allegati I e II alla Direttiva UE Habitat è particolarmente aggravata, poiché per autorizzare la realizzazione del progetto possono essere addotte soltanto “considerazioni connesse alla salute dell’uomo ed alla sicurezza pubblica” o anche, ma in questo caso previo parere obbligatorio e vincolante della Commissione Europea, “altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”, situazioni chiaramente al di fuori delle motivazioni dell’intervento in corso.
Nella nota, Appennino Ecosistema evidenziava infine come le prescrizioni fornite dall’Ente del Parco nazionale della Majella e dalla Regione all’impresa boschiva apparissero irragionevoli e contraddittorie: queste imponevano infatti all’impresa boschiva la sospensione dei lavori nel periodo marzo-giugno (Ente Parco 02/07/2018) e in quello ottobre-novembre (Regione 10/09/2018), arco temporale successivamente modificato in luglio-settembre (Regione 20/09/2018). Si consideri che il periodo nel quale si sono verificati i fatti in esame coincide proprio nel mese di novembre, che nel 2018 è stato caratterizzato da precipitazioni frequenti ed intense che hanno reso l’ecosistema ancor più sensibile agli interventi che lo hanno poi irreparabilmente danneggiato.
https://report-age.com/2019/02/14/danni-permanenti-allhabitat-del-parco-maiella-regione-denunciata-da-appennino-ecosistema/

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Comunità

AUGURI DI BUON NATALE 2018 A TUTTI

by Amministratore 20 Dicembre 2018

C’era un tempo in cui si scrivevano le cartoline. 
Come quella scritta da Valente Domenico (o Domenica?) alla famiglia Zelicola di Roma nel 1964, ben cinquantaquattro anni fa.
Le cartoline avevano la peculiarità di fornire immagini belle e di veicolare un pensiero legato ad un ricordo, frasi semplici che suscitavano una strana fascinazione in chi aveva la pazienza di rileggerle e si concedeva un momento di evasione mentale volendo pensare a chi aveva scritto la cartolina. La cartolina che pubblichiamo era in vendita su Ebay.
Oggi non scriviamo più le cartoline né i biglietti di auguri ma solo messaggi usando WhatsApp, Facebook o Instagram,  abbiamo tolto tempo alla nostra umanità, che scrivendo andava più lenta, che ha bisogno dei suoi tempi, di non essere pressata né lasciata a metà, di venire assaporata e levigata secondo i ritmi naturali delle stagioni dell’anima.
Vogliamo porgere ai nostri lettori gli auguri per un Buon Natale 2018 ed un Buon Anno 2019. 

Auguri che vogliono rappresentare una ricetta di vita vera e semplice, che aiuta finalmente a comprendere la bellezza dello “scarto” e del “banale” e del “lento”, senza tuttavia privare la parola della sua peculiare potenza, come tristemente accade nell’era dei WA e degli Instagram poets. 
I nostri auguri vogliono evocare il desiderio di un ritorno alla lentezza contro i ritmi forsennati della vita.

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Territorio

La regione Abruzzo ha presentato il progetto “Il Cammino del Perdono”.

by Amministratore 19 Novembre 2018

L’Aquila. Si è parlato dell’esperienza e dell’opportunità di sviluppo che offre il progetto Il Cammino del Perdono dell’omonima DMC del Movimento Celestiniano dell’Aquila, nel corso dell’incontro svoltosi sabato 17, pomeriggio, all’Aquila a Palazzo dell’Emiciclo, promosso dalla Regione Abruzzo ed aperto in particolare ai Sindaci e agli operatori dei territori coinvolti dal progetto di promozione turistica. Alcuni nostri soci hanno partecipato. Sulle tracce degli antichi avvenimenti storici risalenti al XIII secolo in chiusura dell’epoca medievale, il Movimento Celestiniano ha ricostruito, secondo l’attuale visione geografica ed ambientale, quei percorsi spirituali ed umanistici che hanno caratterizzato quell’epoca tanto intensa quanto ricca di contrasti. Il Cammino del Perdono nasce dal desiderio di riscoprire quegli elementi e quei personaggi che favorirono la riappacificazione tra popoli da secoli in guerra a causa delle famigerate Crociate Cristiane. Tra i luoghi più importanti dell’epoca, e sulla storia e la vita di San Pietro Celestino V e delle altre figure importanti di quel periodo (Federico II, il Sultano ElKamil, San Francesco D’Assisi), nascono cinque stupendi quanto unici percorsi turistici che attraversano mete sconosciute alle masse e garantiscono un viaggio non solo fisico, ma emotivo e trascendentale. Dei cinque rami che il progetto del cammino del Perdono prevede: Sui Passi di Celestino, Sui Passi dei Papi, Sui Passi dei Pastori, Sui Passi di Francesco e sui Passi del Sapere ad oggi i primi tre sono perfettamente fruibili e pronti per ospitare i pellegrini che vorranno percorrerli, quello dedicato a San Francesco è fermo a causa del sisma del 2016 mentre per il quinto: Sui Passi del Sapere è in corso di realizzazione la guida al percorso. “La Regione Abruzzo sta puntando su progetti di promozione turistica come Il cammino del Perdono”, ha spiegato l’assessore regionale Lorenzo Berardinetti, “Io sono da sempre promotore e sostenitore dei cammini e di questo genere di iniziative che consentono, a un pubblico vasto e di tutte le età e provenienze geografiche, di entrare in contatto con le eccellenze del nostro territorio. Attraverso questa idea, infatti, abbiamo la possibilità di conoscere, scoprire e apprezzare zone dalle bellezze culturali, naturalistiche e architettoniche spesso sconosciute e per questo intatte. Il progetto presentato oggi è un fatto assolutamente concreto e questo produce una micro economia particolarmente utile alla nostra Regione e ai nostri comuni. In questi anni la mia attenzione sul tema è sempre stata elevata, ed a testimonianza di ciò vi sono gli sforzi prodotti in campo normativo che hanno fruttato una serie di leggi e regolamenti atti a sviluppare attività analoghe, non ultimo il regolamento che la giunta regionale a giorni prenderà in esame”. 
Il Cammino del Perdono è stato dunque presentato come un’importante opportunità di promozione e sviluppo del territorio “…che crea comunità”, ha spiegato Piero Paolo Giorgi coordinatore del Movimento Celestiniano, “cioè crea le condizioni per una condivisione di sviluppo locale attorno ad un’idea che ha radici molto profonde. Radici che provengono da un assetto socio culturale che secolo Celestino V propose. In termini attuali il progetto risponde alle moderne esigenze di un turismo compatibile, ecosostenibile e socialmente allettante”.
L’idea dei “percorsi del perdono” viene oggi riproposta dopo essere stata presentata con una pubblicazione del Comune dell’Aquila, nel 2012, dal Sindaco Cialente.
La pubblicazione prevedeva anche uno specifico spazio dedicato alle Chiese di Lucoli.

Queste iniziative pubbliche nascono dall’esigenza di valorizzare e promuovere l’identità del territorio aquilano, ma una rete di operatori del territorio, religiosi e/o turistici, deve però, essere in grado di sviluppare sinergie per realizzare questo tipo di turismo. 
E ciò a Lucoli, dal 2012, non è accaduto. Le presenze di fedeli vengono annoverate per l’Abbazia di San Giovanni Battista, che pur essendo interessata da lavori di restauro e messa in sicurezza, ha sempre ospitato attività di culto, costanti e partecipate, anche da parte di persone provenienti da diverse località dell’Abruzzo. La partecipazione dei fedeli si è anche tradotta in attività di volontariato volte a preservare in pulizia ed ordinata manutenzione il bene storico architettonico e l’area circostante che è una delle più belle di Lucoli.
La Regione ha dato un nuovo impulso occorrerebbe impegnarsi su dei piani concreti per favorire le presenze di fedeli interessati a questo tipo di turismo.
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Attività

PRODUCCION SOSTENIBLE DE FIBRAS, TEJIDOS y TINTES NATURALES

by Amministratore 14 Novembre 2018
Conferencias Facultad de Ciencias Agropecuarias
Universidad Nacional de Córdoba

La Ing. Agr. Doctora Honoris Causa Beti Piotto  efectuará una Jornada de Conferencias el día martes 20 de Noviembre a las 16 horas en el Aula 12 Sur de la FCA-UNC. 

La Dra. Honoris Causa Beti Piotto nos ofrecerá la conferencia: “Hilar, tejer, teñir, crear: historias de sostenibilidad”. Dónde abordará diversos aspectos de la temática desde tecnológicos, históricos hasta artísticos. 

También disertarán docentes- investigadores de la FCA-UNC: 


“Las especies tintóreas para un desarrollo sustentable”. Ing. Agr. Esp. Ana Meehan. 

“Uso sustentable tintóreo de la vegetación de los espacios verdes” Ing. Agr. Esp. Alicia Bobone.
En dichas conferencias se darán a conocer la existencia de:

* producciones logradas en paralelismo (e-book) tanto en Italia como en Argentina con el apoyo del ISPRA y Donne in Campo y 

* de investigaciones realizadas por docentes de la FCA-UNC en esta área de conocimiento.

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Territorio

“LO VISCOVO E LO ABBATE, …..AMBO CON LE MITRE, STAVANO CANTU LATO”.

by Amministratore 19 Ottobre 2018
SAN GIOVANNI BATTISTA DI COLLIMENTO DI LUCOLI DENTRO E FUORI LE MURA DELL’AQUILA: LUOGHI DEL POTERE E MAESTRANZE

di Chiara Marcotulli

La fondazione dell’Aquila rappresenta un grandioso processo di sinecismo iniziato in epoca federiciana e sostanzialmente definitosi con la “riforma angioina”, sancita dal diploma di Carlo II d’Angiò del 1294, seguito dalla distruzione operata da Manfredi nel 1266.
La civitas nova che ne deriva è topograficamente e fiscalmente organizzata in quattro quarti, a loro volta suddivisi in locali, così come il territorio del suo Comitatus. Tutto il “sistema città-territorio”, come tramandato dalle fonti scritte, ruota attorno allo stretto legame (sociale, giuridico, fiscale) fra castelli, chiese parrocchiali e comunità inurbane, intus ed extra civitatem.
La chiesa di origine, replicata nello spazio urbano, consentiva di testimoniare e mantenere salda l’appartenenza alle singole universitates: le chiese di locale e, ancor di più, le chiese capoquarto furono quindi il vero polo accentratore e organizzativo del nuovo nucleo urbano.
Lo studio dell’edilizia ecclesiastica di un territorio campione, il quarto di San Giovanni intus ed extra civitatem, ha consentito, attraverso il riconoscimento della circolazione delle maestranze, di mettere a fuoco, fra i molti aspetti del processo di inurbamento, il particolare caso del monastero di San Giovanni Battista di Collimento di Lucoli. Le sue vicende costruttive, fra XIII e XIV secolo, lo confermano, infatti, come singolare fenomeno di signoria abbaziale: “defilata” chiesa capoquarto nella civitas nova aquilana, ma vero luogo del potere nel Comitatus.
….
La chiesa di San Giovanni Battista di Lucoli intus
La chiesa capoquarto di S. Giovanni di Lucoli intus venne demolita nel 1898 per lasciare posto alla nuova via XX Settembre e si conserva attualmente solo un bel portale romanico, rimontato sulla facciata della chiesa di S. Francesco di Paola.
Tradizionalmente si ritiene che questa traslazione abbia suggellato un lento declino della chiesa lucolana cominciato già dal XIV secolo: da molti attribuito ai numerosi sismi che colpirono, anche e in particolare, il locale di Lucoli. Infatti, benchè nel 1404 si deliberasse la realizzazione della bandiera del quarto di S. Giovanni, nella pianta urbana di Fonticulano del 1575- Taxatio dei confocolieri – figura come nuova chiesa capoquarto S. Marciano di Roio. Il quartiere, però, continuò a titolarsi a S. Giovanni fino all’elenco dei fuochi del 1712.
Questa dualità fra ruolo di capoquarto e titolazione del quarto stesso, è giustificabile perchè la chiesa di San Giovanni intus, molto probabilmente, non fumai concretamente attiva nel processo di inurbamento, dato che, si è visto, molte delle energie economiche e politiche del monastero di origine erano rivolte al contado. E’ quindi più corretto parlare, relativamente alla sostituzione della parrocchia capo quartiere, dell’affermazione di un dato di fatto che aveva visto la chiesa di S. Marciano, dai primi decenni della fondazione della città, sempre attivamente presente come polo accentratore locale. San Giovanni intus sarebbe stata invece una sorta di propaggine dell’abbazia benedettina extra.
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La tradizione storica locale vuole che il San Giovanni intus sia stato gravemente lesionato, e successivamente abbandonato, già dal XV secolo, a causa dei sismi del 1315 e del 1349, dato che, in quegli anni, non è certa la sua stessa esistenza. Fu invece il grande sisma del 1703 che causò il reale tracollo dell’edificio determinandone una rapida scomparsa dalla topografia cittadina. La pianta del Vandi del 1753 testimonia infatti il tentativo post sisma di arrangiare una piccola chiesetta nel luogo della parrocchiale originaria, tentativo evidentemente fallito se si decide nel XIX secolo di demolirla.
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Conclusioni
Concludendo vale la pena di richiamare altri particolari che concorrono a definire meglio la congiuntura politica che il monastero Collimentano si trovò ad attraversare fra il XIII e XIV secolo. L’abbazia, infatti, che agli inizi del XIII secolo si era trovata al centro di dispute fra ingerenze vescovili e rivendicazioni di autonomia – sempre risolte con una sostanziale posizione bipartisan dell’autorità papale (da cui dipendeva giuridicamente il monastero) – è oggetto verso la fine del Duecento di tentativi forzosi di conversione religiosa. Nel 1291 Niccolò IV, infatti, confermò l’elezione di un monaco cistercense ad abate del monastero Collimentano, che depose l’incarico dopo oli quattro anni. Nel 1294 Celestino V unì San Giovanni Battista al monastero celestiniano di S. Spirito di Sulmona ma, successivamente, Bonifacio VIII revocò la bolla.
Sembra abbastanza significativo che il tentativo di condurre il monastero di San Giovanni Battista di Collimento extra moenia sotto la dipendenza di uno di questi ordini fallisse, per ben due volte, nel volgere di pochi decenni (rimarrà benedettino fino alla sua secolarizzazione), proprio mentre fra XIII e XIV secolo all’Aquila si andava definendo la presenza di vari ordini religiosi: Cistercensi, Francescani, Domenicani e, soprattutto, riformati Celestiniani, questi ultimi così strettamente legati alla propaganda politico-religiosa di Celestino V e Carlo II. 
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Un ruolo, dunque, “controcorrente“, rispetto alla maggior parte della realtà ecclesiale del Comitatus, nel processo di urbanizzazione portato avanti con la “rifondazione Angioina”. Infatti, se in genere furono le collegiate aquilane ad assumere un ruolo predominante rispetto alle “gemelle” nel contado (S. Pietro di Coppito, S. Giusta, S. Biagio – fra le prime inurbatesi), divenendo le sedi esclusive anche delle parrocchie extra, nel caso di San Giovanni gli sfozi di aggiornamento edilizio delle strutture furono dedicati non alla chiesa di locale (anche capo quarto), ma alla chiesa-madre extra. Anzi da alcune fonti più tarde, si apprende che l’abate affiancava il vescovo in compiti di responsabilità e, quasi, compartecipazione amministrativa. Fino al XVI secolo, nonostante la soppressione della vita monastica, San Giovanni continuò a godere di privilegi abbaziali con giurisdizione sia nel Lucolano sia, soprattutto, nella chiesa intus.
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L’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli oggi

Ringraziamo la Professoressa Chiara Marcotulli per averci concesso l’autorizzazione alla pubblicazione di questo estratto del suo articolo.

19 Ottobre 2018 0 comment
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Comunità

LE TORTE CAPOLAVORO DI ANNAROSA FIORENZA E’ PROPRIO UN PECCATO MANGIARLE!

by Amministratore 12 Ottobre 2018


Ogni anno, per la Festa di San Michele a Vado Lucoli, Annarosa prepara delle vere e proprie sculture di delizia e di zucchero, colorate, scolpite, decorate. 
Sono così belle che è persino difficile ricordarsi che sono fatte per essere mangiate… e non solo con gli occhi. Questi dolci capolavori, sono protagonisti della festa di San Michele a settembre per la Comunità di Vado Lucoli e Lucoli Alto.
Annarosa è una vera “Cake Design” come si può vedere da alcune sue creazioni più belle, queste torte rappresentano l’incontro perfetto di arte e pasticceria.
Dovremmo farci dare tutte le ricette.
Bravissima Annarosa! 
12 Ottobre 2018 0 comment
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