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6° CENSIMENTO LUOGHI DEL CUORE FAI: 55° POSIZIONAMENTO (su n° 10.173 luoghi) PER L’ABBAZIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA DI LUCOLI

by Amministratore 15 Febbraio 2013
Sono stati pubblicati ieri i risultati del 6° censimento “Luoghi del Cuore FAI” che chiedeva di segnalare (via web o con una firma) quei luoghi reali che sono stati trasformati dalle comunità come luoghi dello spirito, luoghi in pericolo o da tutelare o semplicemente da non dimenticare, chiedendo un piccolo gesto, una testimonianza diretta per aiutare quel luogo a sopravvivere o, in alcuni casi, a tornare a vivere. 
Risultati delle segnalazioni per L’Abruzzo

Come pubblicato dai giornali la risposta è stata sorprendente e il censimento ha avuto la partecipazione di un milione di persone: 10.173 sono stati i siti culturali segnalati, tra questi l’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli si è posizionata al 55° posto per numero di segnalazioni; al secondo posto tra i siti del cuore dell’intero Abruzzo. 
Le 4.310 segnalazioni ritenute valide per l’Abbazia, raccolte quasi esclusivamente con firme, hanno superato quelle per la Città di l’Aquila ed hanno superato di tre volte la popolazione del Comune di Lucoli.

E’ stato svolto un lavoro intenso con l’unico obiettivo di comunicare e segnalare, a tutti coloro che potranno fare qualcosa per risanare questo bene architettonico di grande valore e bellezza, l’esigenza di intervenire celermente su questo complesso abbaziale danneggiato dal sisma del 2009. 
Ci siamo chiesti se le opere d’arte val­gono più delle perso­ne viventi e quanto vale l’Abbazia di San Giovanni Battista per la gente di Lucoli. 
Quante volte in Abruzzo ci siamo sentiti dire a gran voce, dopo il sisma, che prima bisognava dare priorità al restauro delle case crollate ed ai luoghi di lavoro della gente e poi, semmai, al restauro di una chiesa o di una torre o di un altro monumento. Il concetto di fondo pone due alternative: tra la Bellezza dell’arte e la Vita comune, tra la Grandezza della storia e l’Umanità contemporanea. 
Certo che no, le opere d’arte non valgono più delle persone, non si dovrebbe mai porre questa scelta per salvare un monumento architettonico, eppure gli uomini passano e invece le opere d’arte ed architettoniche, che pure esprimono lo spirito umano, restano. 
Abbazia di San Giovanni Battista – Foto Roberto Soldati

Nella Lucoli di oggi quanta bellezza è condensata nell’architettura dell’Abbazia di San Giovanni Battista, quanto spirito umano dei suoi costruttori e fedeli dell’anno Mille ci è stato tramandato? Questo bene culturale è il bene più prezioso di questo territorio da considerarsi come vertice e sunto della sua gente passata, presente e futura. 

Abbiamo sempre pensato che la bellezza architettonica ed artistica dell’Abbazia di San Giovanni Battista non fosse estranea alla vita della gente, isolata dalla realtà, questo luogo di culto è un luogo vissuto, respirato, toccato, da qualche tempo anche da tanti fedeli  e pellegrini che arrivano per pregare da molti luoghi dell’Abruzzo, del Lazio, del Molise e della Puglia. 
C’è bisogno di bellezza in questo mondo, occorre viverla, conservarla, rivitalizzarla, l’Abbazia è per Lucoli un simbolo, non un oggetto di cultura morto ed un sepolcro dell’arte che contiene. 
L’uomo ed una comunità valgono per le impronte che lasciano: è per questo motivo che la Comunità di Lucoli ha prima condiviso il progetto di segnalare l’Abbazia tra i luoghi del Cuore FAI e successivamente, ha collaborato per raccogliere le firme: negli esercizi commerciali, nelle Frazioni, nei luoghi di lavoro e nella stessa Abbazia. 
E’ con commozione che abbiamo recapitato al FAI tante firme impresse con la mano tremante di molti anziani del territorio, scritture che debordavano dagli spazi riservati per la compilazione, firme donate da mani poco avvezze alla scrittura. 
La gente di Lucoli ha fatto un miracolo. 
Ha creduto in un progetto comune e nella possibilità di contribuire, seppur con una sola firma, alla salvaguardia dell’Abbazia, che rappresenta da sempre il cuore del territorio. 
Quando la gente di questa terra la guarda, sa che in essa è condensata la vita di chi l’ha costruita, frequentata, di chi ci è stato battezzato, coniugato e ci ha fatto un funerale, di chi l’ha semplicemente ammirata, di tutti coloro che con una firma hanno cercato di salvarla dalla rovina del terremoto e dall’incuria più o meno consapevole di coloro che potrebbero sanarla.
Grazie a tutti coloro che ci hanno creduto ed hanno partecipato per raggiungere questo risultato.
In modo particolare e dedicato ringraziamo il giovane Federico, il più piccolo di noi volontari, che da solo ha raccolto decine e decine di firme.

Classifiche dei siti abbaziali a livello nazionale
Risultati a livello nazionale
Articolo del giornale il Centro su Lucoli e l’Abbazia di San Giovanni Battista
15 Febbraio 2013 1 comment
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LUIGI PERETTI IL PASTORE DI LUCOLI: UNA VITA VISSUTA “ASCOLTANDO L’ARIA”

by Amministratore 13 Febbraio 2013
Luigi Peretti in una foto del 2005
Vogliamo raccontarvi la storia di Luigi Peretti, classe 1934, che ha vissuto gran parte della sua vita “ascoltando l’aria” e il suono dei campanacci del gregge. Quando era giovane e fino al 1975, anche il crepitio del fuoco negli stazzi e il tamburellare ritmico della pioggia visto che viveva molto all’aperto. 
“Ascoltava l’aria” ed i suoni che accompagnano le giornate di un pastore, condivisi con la solitudine. Ma ci si abitua alla solitudine, si impara ad osservare e pensare. E poi le bestie sono amiche. 
Quella del pastore è una vita fatta di fatica fisica, caldo, freddo, silenzio e osservazione di tutto ciò che è intorno, per questo Luigi sembra possedere in mano il vero senso della vita. Appoggiato al suo bastone sembra davvero un re. La natura, l’alternarsi sempre uguale e sempre diverso delle stagioni sono il suo regno. E in questo regno Luigi Peretti si muove con umiltà e rispetto. 
Parla il dialetto lucolano e anche questo gli fa acquisire un piglio antico che talvolta lo fa duro e resistente come una roccia, anche perchè le idee le ha chiare su tutto ed è difficile abbindolarlo.
Sorride spesso Luigi, soprattutto quando arriva il sole e sente l’aria tiepida che gli tocca il viso, gli sembra un miracolo dopo il lungo inverno lucolano, fatto di nebbia, freddo e neve. In primavera è tutto diverso quando il sole lo riscalda e mitiga gli acciacchi dell’età e di una vita passata alle intemperie.
La vita di Peretti è stata centrata sul sapere antico del lavoro fisico, che richiede tenacia, costanza, pazienza e spirito di adattamento. Per lui la prospettiva è ancora oggi quella di altri tempi: di media e lunga gittata, incompatibile con la velocità del consumismo. Il suo lavoro si svolge con gli animali e gli “elementi” della natura, è un’attività che pesca all’indietro nella storia a distanze siderali e sfida la contemporaneità promuovendo con le sue attività quotidiane un pensiero economico minimo ma sensato, a misura di persona. 
Pecore alla fonte – Foto di Valentina Tirelli
Ci sembra un poeta contemporaneo perché solletica in profondità il nostro ancestrale bisogno di natura e di contatto con la materia viva dell’esistenza; ci ispira molte riflessioni sul concetto puro della libertà, la radice del nostro essere, sulla nostra ricerca esistenziale. Luigi Peretti è una ricchezza di Lucoli, una persona da ascoltare ed osservare attentamente, di quelle rare che hanno tanto da insegnare. Un uomo come lui, sempre attivo nel suo lavoro, ci fa riscoprire la magia e gli antichi saperi del mondo rurale e pastorale di Lucoli. Imparò da suo padre Valentino il modo di fare il formaggio. 
Peretti nella sua stalla – Foto di Gianni Soldati

Nel dopoguerra il formaggio artigianale era personale non vi era commercio, ogni famiglia con un gregge lo produceva e lo consumava in casa. Luigi già nel 1947 lavorava e seguiva suo padre a Roma nella transumanza che iniziava da ottobre e durava fino a giugno, la meta era la zona di Cesano Romano dove le pecore pascolavano e lì in un casolare facevano il formaggio. Con la primavera riportavano il gregge nel lucolano. 

Dal 1972 si è stabilito definitivamente a Lucoli, ove si vede spesso per le strade con il suo gregge di quasi 200 pecore.
Il suo formaggio è una leccornia completamente fatto a mano!
Inizia la preparazione del formaggio
La mescola del latte per farlo addensare
Il formaggio si addensa
Il formaggio si è consolidato e viene tagliato con una sottile corda di cotone
Tanti pezzi  di formaggio da porre negli stampi
Le mani sapienti, con i segni della fatica del lungo lavoro, modellano il formaggio nelle forme
Gli stampi per far scolare il formaggio
A seguire un giorno nell’acqua salata. Che ci fa un uovo nell’acqua?
Indica il grado di salatura della stessa: quando galleggia il dosaggio è giusto.
A ciclo ultimato il formaggio inizia la stagionatura
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LA SALVAGUARDIA DEI PATRIARCHI VERDI: UNA NUOVA LEGGE A TUTELA DEGLI ALBERI MONUMENTALI

by Amministratore 8 Febbraio 2013

CFS - Newsletter

Alberi centenari di Lucoli
Da oggi le piante monumentali d’Italia sono tutelate da una nuova legge che riporta in primo piano il ruolo del Corpo forestale dello Stato. La legge n. 10 del 14 gennaio 2013, che entrerà in vigore il prossimo 16 febbraio, oltre a dettare regole per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, va anche a potenziare il preesistente quadro normativo sulla tutela dei patriarchi verdi, patrimonio paesaggistico e ambientale di grande pregio del nostro Paese. Al fine di dare omogeneità alla differenziata legislazione regionale avente come obiettivo la tutela e la valorizzazione di tali esemplari, la legge statale fornisce una definizione giuridica di albero monumentale univoca che dovrà essere recepita da ogni regione entro un anno dalla sua entrata in vigore.
Con essa viene stabilita l’obbligatorietà per ogni comune di censire i propri alberi monumentali. I risultati di tali censimenti verranno raccolti in elenchi regionali, che costantemente aggiornati, alimenteranno l’elenco degli alberi monumentali d’Italia alla cui gestione provvede il Corpo forestale dello Stato. Tale elenco sarà messo, tramite internet, a disposizione delle amministrazioni pubbliche e della collettività. 
Onde garantire la massima tutela agli esemplari monumentali, la legge stabilisce che chi provoca ne il danneggiamento o addirittura provveda all’abbattimento, salvo il fatto che quest’atto costituisca reato, andrà incontro a sanzioni amministrative comprese tra i 5.000 e i 100.000 euro. Non comporteranno l’applicazione di sanzioni gli abbattimenti, le modifiche della chioma e dell’apparato radicale effettuati per casi motivati e improcrastinabili, dietro specifica autorizzazione comunale, previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo forestale dello Stato. Non comporteranno l’applicazione di sanzioni gli abbattimenti, le modifiche della chioma e dell’apparato radicale effettuati per casi motivati e improcrastinabili, dietro specifica autorizzazione comunale, previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo forestale dello Stato.

LA GIORNATA NAZIONALE DEGLI ALBERI

La legge ridefinisce a livello nazionale anche la “Giornata nazionale degli alberi”, celebrata il 21 novembre in tutta Italia all’insegna della valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, in linea con l’attuazione del protocollo di Kyoto.

Un documento del 1920 che celebra la festa degli alberi – documento gentilmente concesso da  Fernando Rossi

Nella “Giornata nazionale degli alberi” il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, realizzerà nelle scuole di ogni ordine e grado, negli istituti di istruzione superiore e nelle università tutte quelle iniziative atte a promuovere la conoscenza dell’ecosistema boschivo, il rispetto delle specie arboree, l’educazione civica ed ambientale sulla legislazione vigente, nonché a stimolare un comportamento quotidiano sostenibile al fine della conservazione delle biodiversità.
Ogni anno la Giornata sarà ispirata ed intitolata ad uno specifico tema di rilevante valore etico, culturale e sociale.
In occasione della celebrazione della Giornata le istituzioni scolastiche cureranno, in collaborazione con i comuni, le regioni e con il Corpo forestale dello Stato, la messa a dimora in aree pubbliche di piantine di specie autoctone secondo modalità che dovranno essere stabilite con apposito decreto. 


Con questa nuova legge le normative fino ad ora emanate risultano numerose e varie e la materia appare comunque controversa. Infatti, i provvedimenti di attuazione delle stesse da parte delle Autorità Statali e Regionali competenti risultano non adeguati. Solo pochissime Regioni hanno adempiuto ad elaborare gli elenchi previsti dalla legge entro il termine previsto, mentre in nessun caso il Ministero competente ha provveduto in via sostitutiva. Quindi, paradossalmente, la protezione degli alberi monumentali è oggi meno effettiva di quella esistente prima dell’emanazione del D.Lgs. 63/2008. Infatti, in assenza degli elenchi approvati dalle Autorità competenti, neppure l’art. 734 del Codice Penale può essere oggi invocato per sanzionare comportamenti dannosi per i beni tutelati.
Dopo più di tre anni di inadempienza da parte di quasi tutte le Autorità competenti, il Parlamento ha ora approvato, nel dicembre scorso, il disegno di legge “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, che è divenuto finalmente legge, con la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 27 del 01/02/2013. E’ la Legge n. 10/2013 (di cui parliamo) e che entrerà in vigore il 16/02/2013, essa pur essendo di ottima qualità, presenta però parecchi problemi, tra i quali:

  • si sovrappone a quella del Codice del paesaggio, innovata appena 4 anni fa, creando due procedure parallele per il riconoscimento formale degli alberi monumentali;
  • stabilisce una lunga e complessa procedura per tale riconoscimento, delegando il censimento ai Comuni, la raccolta dei dati alle Regioni e il definitivo inserimento in un Elenco nazionale gestito dal Corpo Forestale dello Stato. Mente la procedura non prevede alcun termine per il censimento affidato ai Comuni, le Regioni sono obbligate a trasmettere i relativi elenchi al Corpo Forestale entro un anno. L’eventuale inottemperanza da parte delle Regioni comporta la diffida e l’attivazione dei poteri sostitutivi da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Se già la procedura, più snella, delineata dal Codice del paesaggio è quasi completamente inattuata da più di tre anni, si può ben immaginare quanto questa nuova e più farraginosa procedura potrà esserlo.
Di fronte a tutto ciò, Regioni avanzate in campo ambientale come l’Abruzzo hanno recentemente approvato (con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 72 del 14/09/2012) un elenco ufficiale di 370 alberi monumentali, dichiarati “monumenti naturali protetti” ai sensi della Legge Regionale quadro sulle aree protette n. 38/1996, tutti censiti, documentati e georeferenziati in un volume a colori di 500 pagine appena pubblicato dalla Regione stessa (Artese, Di Fabrizio, Di Giulio & Petriccione, Cogecstre Edizioni, 2012). Peccato però che né la Legge Regionale in questione, né il recente Decreto, prevedano alcuna sanzione per chi li danneggi, non potendosi neppure applicare le sanzioni previste dal Codice del paesaggio, in quanto nel Decreto non vi si fa riferimento alcuno e l’elenco non è stato neppure approvato con la procedura da questo prevista. 
Su suggerisce l’approfondimento della tematica sul sito di Gaianews leggendo l’articolo del Dott. Bruno Petriccione, (biologo e dottore di ricerca in ecologia). 
http://gaianews.it/ambiente/estinzione-ambiente/decine-di-leggi-e-decreti-regionali-e-due-leggi-nazionali-ma-gli-alberi-monumentali-sono-davvero-tutelati-35465.html

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NOIXLUCOLI ONLUS E’ ADERENTE ALLA FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA

by Amministratore 7 Febbraio 2013


NoiXLucoli Onlus dal mese di gennaio è entrata a far parte della rete federata nazionale di Pro Natura.
“L’alba dell’ambientalismo in Italia sorgeva nel giugno del 1948. In Valle d’Aosta, per volontà di alcuni naturalisti direttamente impegnati nella salvaguardia dell’ambiente, riuniti intorno a Paolo e Renzo Videsott, quest’ultimo allora direttore del Parco Nazionale Gran Paradiso, veniva fondato il Movimento Italiano Protezione della Natura (oggi Federazione Pro Natura), mentre con il Congresso Internazionale di Fontainebleau, a ottobre, vedeva la luce l’IUCN, di cui Pro Natura è stato socio fondatore.
In quello stesso momento storico la Costituzione Repubblicana balbettava ancora di natura e di paesaggio intesi come quadri soggettivi di una non meglio precisata “bellezza”, con l’art. 9 della Costituzione e con la precedente legge n. 1497 del 1939.
I gruppi attenti alle componenti naturali del pianeta, operanti sino ad allora, erano indirizzati più allo studio scientifico e agli aspetti culturali che a un vero e proprio indirizzo politico verso un impegno a tutela dell’ecosistema. La caratterizzazione di Pro Natura, rispetto alle associazioni sino ad allora operanti, fu data proprio dalla presa di coscienza delle implicazioni sociali e politiche che l’impegno in difesa della natura e delle sue varie componenti comportava”.

Le finalità della “Federazione Nazionale Pro Natura”, nelle quali i soci di NoiXLucoli Onlus si riconoscono, sono:

  1. Diffondere e favorire la conoscenza e il rispetto della natura e dei suoi equilibri;
  2. Adoperarsi per una tutela dell’ambiente che tenga conto delle esigenze biologiche e culturali dell’uomo;
  3. Ottenere la valorizzazione ed un’adeguata protezione delle zone d’interesse naturalistico e/o culturale e delle specie viventi, nonché una seria programmazione di ogni intervento sull’ambiente;
  4. Difendere la biodiversità nelle sue varie forme quale valore naturale oltre che economico, sociale e culturale.

La Federazione Nazionale Pro Natura rappresenta ufficialmente tutte le Organizzazioni Associate sul piano nazionale e internazionale.

Insieme alla rete delle associazioni federate anche i nostri soci potranno lavorare, nell’ambito del territorio di Lucoli, pensando a tutti quei temi ambientali che rappresentano una possibile speranza per il futuro del territorio e dell’Italia intera: 
  • Biodiversità: quale ricchezza della nazione; 
  • Patrimonio costituito dai beni culturali; 
  • Consumo di suolo e Governo del territorio; 
  • Difesa del suolo e adattamento ai cambiamenti climatici; 
  • Contenuti verdi della filiera agroalimentare; 
  • Turismo: sostenere le vocazioni del territorio; 
  • Governo dell’ambiente. 
  • Diritto all’ambiente: tutela costituzionale e penale; 
Difendiamo l’ambiente di Lucoli – Campo Felice lago niveo – Foto Fabrizio Soldati
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IL TUBIFEX TUBIFEX ROSSANENSIS SCOPERTO A VALLE SETT’ACQUE A LUCOLI

by Amministratore 3 Febbraio 2013
Tubifex tubifex – CLICCARE SULLA FOTO PER VEDERE IL FILMATO
Il Tubifex tubifex

Tutto cominciò per capire come mai alcune sorgenti di alta quota a Lucoli avevano una colorazione rosso brillante. Si pensò ad alghe e batteri descritti in alcuni laghetti di montagna, si temette la presenza di qualche inquinante, ma nessuno avrebbe potuto immaginare che, alla vicinanza, quella colorazione brillante si sarebbe improvvisamente ritratta scomparendo, per poi riapparire, quasi danzando, dopo qualche secondo.
Si trattava di una colonia di Tubifex tubifex, un piccolo innocuo vermicello di pochi millimetri, che vive in sedimenti acquosi. Il suo colore rosso è dovuto ad una sostanza simile alla nostra emoglobina, che utilizza per catturare ossigeno e respirare.
L’attenzione appassionata che a Lucoli viene prestata da attenti ambientalisti verso la fauna e la flora locale porta al voler approfondire gli aspetti naturalistici, geologici ed ambientali, che generalmente restano  materia di studio di cattedratici, è così che si è iniziato a studiare il Tubifex tubifex varietà rossanensis.
La nostra Associazione si spende per promuovere la conoscenza della ricchezza dell’ambiente di Lucoli che risulta elemento indispensabile per promuoverne la valorizzazione e tutela consapevole ed è per questo che pubblichiamo questo articolo sul “vermetto dei fanghi”, di cui, quello scoperto a Lucoli potrebbe costituire una nuova varietà mai studiata prima.
L’anellide Tubifex tubifex vive nei fondali fangosi dei corsi d’acqua, è normalmente considerato un indicatore biologico della qualità delle acque dolci. Questi vermi possono sopravvivere con poco ossigeno agitando le estremità, ricche di emoglobina, sfruttando tutto l’ossigeno disponibile. Essi possono sopravvivere in aree così pesantemente inquinate da materia organica che quasi nessun’altra specie potrebbe sopportare. La sua presenza nelle acque sorgive della valle di Sett’acque consentirà di fare particolari considerazioni sugli ecosistemi a ridottissima presenza umana, ma, ad esempio, soggetti a forte pascolamento  inquinante.
Il verme rossastro fu classificato per la prima volta nel 1774 dal naturalista danese Otto Friedrich Muller (1730-1784).
La valle di Sett’acque ed aree simili rappresentano dei veri e propri laboratori ambientali, dove conoscere ed imparare a proteggere la natura e l’ambiente. Sett’acque è una vallata atipica, a circa 1900 m s.l.m. ed è formata da un substrato arenaceo contornata da calcare. L’arenaria forma uno strato impermeabile e permette la formazione di piccoli scorrimenti e pozzanghere che a causa dell’eccessivo carico del bestiame che vi pascola sono sempre fangose e comunque generano un habitat atipico rispetto ai dintorni. 
Anche il mondo di un piccolo vermetto come il Tubifex, ha rivelato una più grande ed elegante complessità e rappresenta un valido esempio di ricerca interdisciplinare che abbraccia tematiche ecologiche di impatto sulla qualità dell’ambiente in cui viviamo e, anche sull’economia locale e la qualità della vita delle persone.
Per saperne di più:
Tubifex tubifex pubblicazione realizzata a cura del costituendo gruppo di  lavoro Centro Ricerche di Lucoli – febbraio 2011. 
Il presente articolo è liberamente tratto dalla pubblicazione citata. 
3 Febbraio 2013 0 comment
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ARMANDO TRESCA UN GRANDE AMORE PER LUCOLI

by Amministratore 27 Gennaio 2013
Una vecchia foto mi ha riportato in memoria una giornata particolare della mia fanciullezza vissuta con zio Armando.
Armando Tresca era nato a Lucoli Alto verso la fine dell’800 ma il lavoro lo aveva portato a vivere a Roma.
Armando Tresca
A Roma lavorava come custode in Via Fratelli Ruspoli, in quella che fu l’abitazione romana dei coniugi Maria e Goffredo Bellonci. Due intellettuali di grande spessore nel nostro panorama letterario. Nella loro casa aveva sede il salotto letterario “Amici della Domenica” ed Armando assaporava l’aria di cultura che queste frequentazioni emanavano. 
Subito dopo la guerra, gli «Amici della Domenica» si ritrovavano nel salotto di casa Bellonci. Erano un gruppo nutrito di letterati, un tempo indice degli umori dell’ambiente culturale e politico del paese e forza capace di indirizzare i gusti dell’establishment intellettuale. Tra i partecipanti alle riunioni c’erano Carlo Emilio Gadda, Roberto Longhi, Ennio Flaiano, solo per citarne alcuni. 
Di recente la Fondazione Bellonci era stata sfrattata dal proprietario dell’immobile, ma un mese fa il Comune di Roma lo ha acquistato, dopo una lunga trattativa, e riassegnato, in comodato agli «eredi» del salotto letterario degli «Amici della Domenica». 
Armando era un appassionato ciclista e periodicamente percorreva con la sua bicicletta il tratto Roma- Lucoli, con sosta a L’Aquila per salutare la sorella Ersilia.
Tornava a Lucoli Alto, come era solito dire, “per rivedere il paradiso”; la Chiesetta di San Michele lo faceva sentire “più vicino al cielo”.
Armando Tresca
Ero piccolo e non ricordo se mi ero mai allontanato dal paese. Ho fatto comunque salti di gioia quando un pomeriggio, appena giunto da Roma, zio Armando ha proposto ai miei di portarmi per una gita a Campo Felice.
Il mattino successivo, con il pulman che trasportava i minatori alla cava di bauxite, siamo giunti alla piana di Campo Felice per poi proseguire a piedi verso quello che era il nostro obiettivo: una fontana da cui sgorgava acqua fresca e purissima. Non ricordo come veniva chiamata quella fontana. Qualcuno mi ha suggerito il nome di “Fonte del Campo”. Il percorso era un incanto della natura; non sentivo stanchezza, ero estasiato dallo stupendo paesaggio che stavamo attraversando. Un gregge al pascolo ci ha incuriosito; mi è rimasto impresso il movimento dei cani che cercavano di tenere unito il gregge. Il pastore ci ha offerto del formaggio che ha reso ancora più ghiotto il pasto consumato nei pressi della fontana. Il pomeriggio, al punto d’incontro prestabilito, siamo risaliti sul pulman per ritornare a Lucoli Alto; una giornata che vorrei rivivere.
Campo Felice il lago niveo
Campo Felice cartolina d’epoca
Testimonianza di Domenico Tresca
27 Gennaio 2013 0 comment
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GLI ANIMALI E L’INVERNO

by Amministratore 22 Gennaio 2013
IL VOLO DEL CINGHIALE
In località Secinaro è stato girato questo filmato che evidenzia le difficoltà degli animali alle prese con un inverno duro e con la neve.
Un cinghiale vola sulle rocce per 30 metri, sembra morto e invece poi….riparte.
Cliccate sul titolo “IL VOLO DEL CINGHIALE” per vedere il filmato.
Per gli animali, lupi, volpi, cinghiale, cervi e camosci, spingersi a valle dalle montagne per cercare del cibo, raggiungendo zone abitate dall’uomo è una necessità, ma è anche la normalità perché spesso ci si dimentica che è stato l’uomo ad avvicinarsi alla montagna sempre con più disinvoltura piuttosto che gli animali selvatici ad avvicinarsi a all’uomo. E oggi è diventato un fenomeno sempre più frequente che trova risposta in un ambiente incontaminato spesso messo in pericolo dall’uomo e dalla sua ingerente presenza. Per questo non è più impossibile vedere volpi che mangiano davanti ai ristoranti gli scarti della cucina, oppure i lupi che sbranano – oche provano a farlo – le pecore nelle stalle, o i camosci che attraversano l’autostrada per raggiungere luoghi meno selvaggi e più adatti agli erbivori.
Tutti hanno un destino comune perché sono spinti a quote più basse dalle condizioni climatiche avverse. Per questo si spostano verso aree territoriali più facili da percorrere o dove possono trovare cibo. Le segnalazioni e gli avvistamenti sono sempre di più ma ci sono sempre stati. Solo quando la neve sparirà, il lupo sarà più elusivo e tornerà nei boschi, i cervi torneranno sui monti del parco nazionale d’Abruzzo o sul Monte Velino, e i camosci riprenderanno a mangiare nel loro habitat ideale. E così si grida “al lupo al lupo” e con l’arrivo della neve, nelle aree rurali della Marsica, della Valle Peligna e nelle zone esterne ai parchi abruzzesi, ci sono sempre più casi di avvistamenti di animali selvatici.
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LE FESTE TRADIZIONALI DI LUCOLI SUL CALENDARIO DELLA SBAE ABRUZZO

by Amministratore 19 Gennaio 2013

La Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell’Abruzzo esercita il proprio compito istituzionale con obiettivi fondamentali quali la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. Per tutela si intende l’esercizio di funzioni e attività tese ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione; la valorizzazione consiste invece nell’esercizio di funzioni e attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurarne le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica, anche da parte delle persone diversamente abili, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura. In tema di valorizzazione, la Soprintendenza si occupa inoltre, di programmare, organizzare e coordinare manifestazioni, mostre, convegni e seminari, con finalità scientifiche e divulgative.
In tale ottica ogni anno redige anche un calendario di eventi programmati nella Regione: feste religiose, feste laiche, eventi legati alle tradizioni locali.
Festa di San Giovanni Battista  Patrono di Lucoli- 24 giugno
Da questo anno sul sito della Soprintendenza vengono riportati anche alcuni degli eventi più importanti e legati alla tradizione che si realizzeranno a Lucoli, è la prima volta che il lavoro degli operatori culturali e religiosi locali viene “censito” e pubblicizzato dall’Ente sommo per la valorizzazione etnoantropologica e culturale dei territori abruzzesi.
Ne siamo molto contenti, il lavoro di paziente ricerca dei tecnici della Soprintendenza e di comunicazione allargata attraverso gli strumenti del web raggiungerà chi fosse interessato ad un turismo culturale o di tematica religiosa a Lucoli e ciò aiuterà il territorio.
Cliccare sull’immagine per l’elenco degli eventi etnoantropologici

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UNA VITA RICAMATA QUELLA DI DALMA CHIAPPINI DI VADO LUCOLI (AQ)

by Amministratore 16 Gennaio 2013

Il ricamo entra nel mondo delle donne coinvolgendo l’idea stessa di famiglia. 

Infatti i corredi realizzati a mano sono, per chi li possiede, qualcosa di prezioso e di distintivo della propria appartenenza ad una cultura, ad un territorio, ad un progetto di vita insieme e si tramandano da sempre con amore e con orgoglio. Non solo il ricamo ha questo compito di accompagnare unioni familiari e rapporti sociali, ma anche l’uncinetto, la maglia, il filet. 
Il ricamo è anche ricerca, conoscenze tecniche, tradizione, un’eccellenza che affonda profonde radici nella storia, nell’aquilano poi, si arricchisce anche dell’esperienza del merletto a tombolo. Ci sono musei italiani che aprono le porte alla nobiltà di gusto e all’abilità di molte artigiane, in quanto il ricamo è arte creativa e strumento della memoria storica.

Vi sono storie infinite raccontate dai fili, a Lucoli molte donne hanno sostenuto silenziosamente le proprie famiglie realizzando ricami, per corredi di giovani spose del luogo ma anche per le “straniere” delle città.

La Signora Dalma Chiappini

Oggi vogliamo parlare di Dalma Chiappini di Vado Lucoli. Strano nome Dalma, che potrebbe avere la stessa etimologia di Alma, oppure avere origine illiriche, e significare “pecora” (cfr. l’odierno albanese delme), questo nome le fu dato dal papà di ritorno dalla Sardegna ove lavorava con le greggi ed a suo dire non le è mai piaciuto.

Dalma, anche oggi che è anziana, è a nostro parere bellissima, i suoi occhi sono limpidi, sorridenti e rispecchiano la sua anima serena e positiva nonostante gli acciacchi dell’età. Conversa con noi apertamente, è sincera, simpatica, ironica. Ha un carattere allegro.
E’ stata la prima di cinque figli e la scuola la frequentò molto poco per aiutare la famiglia.
Imparò l’arte del ricamo giovanissima da Santina Marotta di Lucoli Alto. 
Sposò suo marito Valentino De Santis a ventuno anni appena lui tornò dalla prigionia in Germania, nel 1945: il 9 settembre. 
Insieme ai ricami che hanno accompagnato tutta la sua vita ha costruito una bella famiglia di tre figli.
Ci racconta di aver ricamato con tanti tipi di punto: il punto piatto, il punto rodi, i retini e tanti altri. 
Ha fatto dei lavori anche per la comunità religiosa di Lucoli si ricorda di una tovaglia fatta per l’altare della Chiesa di San Menna.
Ha scritto poesie con i fili ed i nodi, intrecciando fili di cotone per disegnare immagini e parole col sottile prodigio del filato. Le sue mani con i loro movimenti magici hanno lavorato tanto, mani che portavano sempre il ditale inserito dentro il dito medio della mano destra e nel momento che ne era senza, quel dito sembrava talmente scarno dal suo assiduo lavoro. Quelle “sante” mani: che eseguivano i ricami seguendo un sapere acquisito da bambina, erano addolcite dal bene della pazienza, dalla fertilità dell’umiltà, dalla fantasia, mani che si avversavano alla povertà del tempo, ma che le facevano costruire il futuro.
E’ di questi giorni la notizia che verrà premiata la merlettaia più anziana d’Abruzzo: Maria Concetta Egidio, che all’età di 108 anni, sta per ricevere l’Oscar della tradizione, un premio che il Cata (Centro di antropologia territoriale d’Abruzzo) ha deciso di consegnarle, non sarebbe male premiare anche le ricamatrici di Lucoli.
Adolfina e Dalma Chiappini, nella foto con il marito di Adolfina

Quella di Dalma e della sorella Adolfina, anch’essa ricamatrice, sono esperienze che andrebbero non solo ricordate ma valorizzate cercando di tramandare quest’arte alle giovani generazioni, arte che testimonia il fascino indiscutibile di una tradizione che non dovrebbe morire.

Noi abbiamo voluto dedicarle uno spazio per ricordare il suo lavoro e per dirle che è proprio una bella persona!

16 Gennaio 2013 0 comment
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I PATRIARCHI DELLA NATURA DI LUCOLI, TESTIMONI MUTI DELLA STORIA LOCALE, VANNO TUTELATI E SALVAGUARDATI COME MONUMENTI ARBOREI

by Amministratore 9 Gennaio 2013
A Lucoli vegetano, disseminati sul territorio, molti alberi pluricentenari, è possibile ricostruire delle storie di vita della Comunità ad essi collegate, ciò li fa annoverare tra i  monumenti storici in ottica sia botanica sia antropologica.

Nella foresta reale di Sherwood, cuore storico della Gran Bretagna, il Major Oak sotto le cui chiome leggenda vuole che si nascondesse Robin Hood è ancora saldamente in piedi. Anzi, sulle sue radici. I custodi del parco raccolgono i turisti attorno all’albero millenario e raccontano una storia: «La quercia ci mette 300 anni per crescere, poi riposa 300 anni e per altri 300 declina con grazia». In alcuni casi fortunati, vive anche di più. Com’è successo alla quercia dell’eroe popolare inglese. 

La morte improvvisa della pianta, in natura, non esiste. Avviene solo quando l’uomo arriva con la motosega o qualcosa di più subdolo e silenzioso.
I pochi alberi che vengono ancora messi a dimora nelle città hanno una durata media di 8 anni, senza grosse differenze tra Roma e New York. Otto anni, un soffio.
Nessuno dei nostri nuovi alberi urbani o dei territori anche extraurbani, probabilmente, arriverà alle venerande età dei Monumentali, piante centenarie, imponenti, che hanno fatto la storia del nostro pianeta e anche delle nostre religioni, più antichi dei santi e di Cristo. Come gli olivastri di Luras, provincia di Sassari, 3.500 anni compiuti, che ancora oggi combattono con i venti della Sardegna, accompagnando il genere umano silenziosi e pazienti. Alberi che raccontano storie da ricordare sotto le loro chiome. “Monumento”, dal latino monere, ricordare. Questo sono gli alberi, testimoni del nostro passato e, si spera, anche del nostro futuro. Eroi sopravvissuti a guerre, carestie, urbanizzazioni e spopolamenti. Opere architettoniche viventi che anche il Corpo Forestale italiano da anni individua e cataloga. Ogni regione e provincia ormai ha avviato il suo inventario, e quasi tutte si sono dotate di un regolamento per la tutela degli «alberi notevoli». Ma ancora non esiste una definizione unica a livello nazionale, e ancor meno internazionale. 
Alcuni alberi centenari presenti sul piazzale dell’Abbazia di San Giovanni Battista
Lucoli ha molti di questi monumenti arborei e la nostra Associazione sta pazientemente lavorando per vederne formalmente riconosciuti alcuni seguendo il Decreto Regionale n. 72. 
Siamo convinti che sia necessaria una nuova cultura dell’albero, c’è sempre posto per un albero, se si vuole trovarlo, ed il suo futuro sarà garantito soltanto se le comunità locali arriveranno a comprendere la sua importanza e il suo valore.
Sono passati trent’anni dal primo censimento nazionale degli alberi monumentali d’Italia, completato dal Corpo Forestale dello Stato nel 1982: secondo i risultati di quell’immane lavoro, esistevano 22.000 alberi “di particolare interesse”, dei quali 2.000 “di grande interesse”, tra i quali solo 150 “di eccezionale valore”. La tutela di quest’enorme patrimonio ecologico, storico e culturale diveniva quindi possibile, essendone note e geo-referenziate le componenti fondamentali. Ma la loro effettiva protezione era ancora affidata alla sensibilità dei proprietari e degli operatori forestali, salvo ricorrere alla contestazione del reato di “distruzione o deturpamento di bellezze naturali”, previsto dall’art. 734 del Codice Penale per “chiunque, mediante ostruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, distrugge o altera le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell’Autorità”. Poiché in moltissimi casi gli alberi monumentali si trovano in aree sottoposte a vincoli speciali (primo fra tutto quello idrogeologico), la contestazione del reato è possibile, anche se è attuata solo in casi di particolare gravità.  
La definizione degli alberi monumentali come “beni di notevole interesse pubblico”, e quindi da tutelare in modo assoluto al pari dei più importanti monumenti e complessi archeologici, entra nella legislazione italiana a pieno titolo con le modifiche al Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 22/01/2004 n. 42) apportate dal D.Lgs. 26/03/2008 n. 63.
Un recentissimo Decreto della Regione Abruzzo pone finalmente sotto la massima tutela, al momento, 370 alberi monumentali censiti e georeferenziati. Con il decreto 72, la Regione Abruzzo ha inteso classificare gli alberi come monumenti naturali, come ha affermato il Presidente della Regione Chiodi come “beni da salvaguardare e valorizzare anche da parte dei sindaci, perché le nostre comunità amano e voglio proteggere queste piante”.
Recentemente, a fine legislatura, inoltre, è stata approvata una Legge contenente norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani che interessa anche i “patriarchi della natura”.

In sintesi quanto prevede la normativa:

1. In base alle modifiche del 2008 al Codice dei beni culturali e del paesaggio, ogni danneggiamento di alberi monumentali dichiarati “beni di notevole interesse pubblico” è punito penalmente, con la reclusione da 1 a 4 anni.

2. Il disegno di legge “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” è divenuto Legge, in data 21/12/2012: la Commissione Ambiente del Senato lo ha approvato in sede deliberante, quindi con i poteri dell’aula.
3. La nuova normativa, pur essendo di ottima qualità, presenta però parecchi problemi:
  • si sovrappone a quella del Codice del paesaggio, innovata appena 4 anni fa, creando due procedure parallele per il riconoscimento formale degli alberi monumentali (senza considerare l’altra procedura della LR dell’Abruzzo);
  • stabilisce una lunga e complessa procedura per tale riconoscimento, delegando il censimento ai Comuni, la raccolta dei dati alle Regioni e il definitivo inserimento in un Elenco nazionale gestito dal CFS;
  • la legge non prevede sanzioni penali, bensì solo amministrative, anche se molto elevate (da 5.000 a 100.000 Euro, quindi 10.000 Euro se il pagamento in misura ridotta avviene immediatamente).
Lucoli faggi pluricentenari presenti ai prati di Cerasolo

Per saperne di più: http://www.patriarchinatura.it/contenuti/it/home/index.php
http://www.progettoconalpa.org/index.php?option=com_content&view=article&id=115&Itemid=132

9 Gennaio 2013 2 comments
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