NOI X LUCOLI
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SI AVVIA IL PROGETTO ASSAPORA.

Agricoltori custodiI frutti antichiIl Giardino della Memoria

SI AVVIA IL PROGETTO ASSAPORA.

by Noi x lucoli 13 Febbraio 2024

CREA - Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria - LGCA

Un’importante attività per NoiXLucoli e il Giardino della Memoria: la partecipazione al progetto ASSAPORA (del quale il CREA è capofila) per la CONSERVAZIONE DELLE RISORSE GENETICHE AUTOCTONE E TUTELA DELLA BIODIVERSITA’.
L’acronimo “ASSAPORA” significa: Analisi e Strategie per la Salvaguardia di Pomacee Autoctone della Regione Abruzzo, l’attività è svolta nell’ambito del PSR 2014 2020 Regione Abruzzo Tipologia di Intervento 10.2.1,  è volta a contribuire alla salvaguardia e alla valorizzazione della biodiversità frutticola della Regione Abruzzo, attraverso il reperimento e la caratterizzazione su base morfo-fisiologica, agronomica, genetica e chimico-nutrizionale di varietà autoctone di melo a rischio di erosione genetica ed estinzione.
Saremo coinvolti nello studio di quattro varietà di mele autoctone: mela zitella, mela limoncella, mela gelata, mela renetta ruggine, coltivate nel Giardino della Memoria di Lucoli.
Il progetto della durata di diciotto mesi si propone di far convergere, nelle azioni programmate, competenze in quattro campi: agronomia, genetica, nutrizione e comunicazione.

Queste le attività di studio che saranno realizzate:

1. Caratterizzazione agronomica e morfo-fisiologica delle varietà di pomacee oggetto di studio (Azione mirata 1 e 2).
2. Caratterizzazione chimico-nutrizionale delle varietà di pomacee oggetto di studio (Azione mirata 3).
3. Caratterizzazione genetico-molecolare delle varietà di pomacee oggetto di studio (Azione mirata 4).
4. Divulgazione (Azione di accompagnamento 1 e 2).

La mela renetta ruggine che sarà studiata con il progetto ASSAPORA

Le azioni di accompagnamento previste per questo progetto di studio prevedono attività rivolte alla comunità ed ai portatori d’interesse quali:

  1. Seminari, incontri tecnici e convegni diretti all’informazione e alla diffusione degli argomenti oggetto delle azioni mirate;
  2. Attività di preparazione di rapporti tecnici a supporto della documentazione storico-tecnico-scientifica necessaria per l’iscrizione di una o più RGV ai registri anagrafici delle risorse genetiche autoctone;
  3. Azioni di consulenza nell’ambito delle tecniche di coltivazione, trasformazione delle produzioni tipiche.

Con l’attività di divulgazione a livello locale vogliamo sviluppare consapevolezza sulla variabilità genetica che porta benefici alla salute umana e all’ambiente. Questo nostro sforzo vuole contribuire a diffondere una maggiore conoscenza dei piccoli tesori di Lucoli e magari favorire una nuova sensibilità che orienti le azioni dei giovani.

Questo progetto per i nostri soci rappresenta un risultato di anni di appassionato lavoro, di ricerca di nuove varietà di frutta antica da agricoltori e vivaisti, di coltivazione e apprendimento di tecniche, di custodia della memoria agricola dell’Appennino nel ricordo delle vittime del sisma.

Non saremo soli nel condurre questa attività che sarà svolta dall’Università della Tuscia: con noi tre aziende agricole abruzzesi.

Senz’altro un risultato per Lucoli il cui nome sarà citato a livello regionale e nazionale e ci auguriamo che il Giardino venga visitato da molti tecnici e studenti coinvolti nello studio.

La mela limoncella che sarà studiata con il progetto ASSAPORA

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ComunitàTerritorio

UNO DEI PATRIARCHI DELLA NATURA DI LUCOLI: LA GRANDE QUERCIA SUL PIAZZALE DELL’ABBAZIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

by Noi x lucoli 22 Gennaio 2024

La quercia è probabilmente l’ultimo albero appartenente al Parco della Rimembranza di Lucoli che fu dedicato ai caduti della Grande Guerra.

Dopo la conclusione della prima guerra mondiale si registrò, già nell’immediatezza del ritorno alla normalità, un grande movimento nazionale per la commemorazione delle vittime cadute in guerra. Già al primo anniversario del IV novembre 1919 numerosi furono i comuni che avevano realizzato una lapide commemorativa con l’elenco dei caduti. Alla realizzazione delle lapidi si aggiunsero negli anni a venire, in numerosissimi comuni, i monumenti ai caduti.

Fu nel 1922, su iniziativa dell’On. Dario Lupi, sottosegretario alla Pubblica Istruzione, che venne proposto di creare in tutti i paesi d’Italia un Parco o un Viale della Rimembranza per commemorare i soldati caduti per la patria, attraverso l’impianto di “selve votive”. L’On. Lupi scrive, con lettera circolare del 27 dicembre 1922, a tutti i Provveditori agli studi chiedendo loro che le scolaresche fossero iniziatrici dell’idea nobilissima e pietosa. In ogni centro abitato doveva sorgere un parco o viale nel quale piantare un albero per ogni caduto in guerra.  Il giorno successivo, con altra circolare, venivano dettate le norme per la costituzione dei Parchi e dei Viali della Rimembranza.

Alla data del 15 ottobre 1923 risultano già stati istituiti in Italia 5735 comitati ed inaugurati ben 1048 parchi. L’iniziativa aveva avuto una risposta corale in tutto il territorio della nazione. I giovani fanciulli, ai quali si chiedeva di essere parte attiva nella costituzione dei Parchi e dei Viali, potevano così essere educati all’ombra degli eroi che avevano offerto la loro vita per la grandezza della Patria. Il rito serviva a rinforzare il senso di nazione che la Grande Guerra, nonostante l’immane tragedia, aveva contribuito a formare.

L’Abruzzo, che insieme alla Sardegna aveva pagato il più alto tributo di sangue in termini percentuali, parteciperà diffusamente all’iniziativa con 188 comitati istituiti e 25 parchi già inaugurati nel settembre del ’23.

Spicca certamente la provincia dell’Aquila che su 132 comuni presentò ben 127 comitati costituiti con una percentuale del 96% sul totale.

Il Parco della Rimembranza di Lucoli situato in prossimità dell’Abbazia di San Giovanni Battista, era citato nella relazione che l’Onorevole Lupi fece in parlamento nell’ottobre del 1923 era dedicato a 91 caduti in battaglia.

Fu smantellato con delibera del Podestà dell’Aquila degli Abruzzi del 5 luglio 1932.

Dell’impianto originario rimane solo un albero monumentale: un esemplare di quercia.

Crediamo che non proteggere un patriarca arboreo come questo significhi cancellare le radici, la quercia offre una connessione intrinseca tra l’albero ed il senso di appartenenza, di radicamento, che essa può fornire. Metaforicamente gli alberi incarnano la stabilità e la continuità della vita di una comunità. Come radici che si intrecciano con il terreno, gli alberi collegano il presente al passato e fungono da testimoni silenziosi delle esperienze umane.

La quercia ha tutte le caratteristiche previste dalla Legge per essere protetta e la nostra Associazione ne avrà cura, confidiamo negli Enti preposti per l’accoglimento della segnalazione.

 

Foto C. Corrado

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AmbienteAttività

A LUCOLI ESISTONO DEI PATRIARCHI DELLA NATURA

by Noi x lucoli 12 Gennaio 2024

Alberature monumentali: lenti nel proteggerle, veloci nel tagliarle. European Consumers appoggia l’impegno dell’Associazione NoiXLucoli per la tutela di un Gelso e di Querce monumentali.

European Consumers APS favorisce qualsiasi politica d i conservazione delle alberature secolari sia in forma di boschi vetusti che di alberature ornamentali[1] in ambito urbano[2]. Si ritiene quindi opportuna la collaborazione con altre associazioni che perseguono gli stessi fini.

Dalle ricerche condotte da European Consumers Aps[3] emerge il dato certo che gli enti comunali non sembrano in grado di censire adeguatamente le loro alberature monumentali e spesso i catasti appaiono poco più che simbolici. Dei comuni con più di 15.000 abitanti meno di un terzo risulta averle censite. Il rapporto con le superfici forestali o con le superfici a verde pubblico non mostra alcuna correlazione e sembra più che altro conseguenza di arbitri locali nella classificazione. Proprio dove risulta maggiore la densità di popolazione e l’estensione del territorio urbanizzato emerge una scarsa attenzione ai patriarchi arborei.

Per contrastare il degrado[4] conseguente a queste inadempienze locali è necessario un impegno dei cittadini nella segnalazione e nella richiesta di informazioni agli Enti Comunali e, ove necessario, alla denuncia presso i relativi Comandi Stazione dei Carabinieri Forestali.

L’Associazione NoiXLucoli si sta impegnando per preservare esemplari secolari di querce e gelso. European Consumers APS ritiene quindi opportuna la diffusione del seguente comunicato.

NoiXLucoli OdV

Secondo Baudelaire la natura è un tempio e per il nostro ordinamento giuridico alberi che presentano determinate caratteristiche sono monumenti. In tempi di cambiamento climatico molti di quelli che la legge definisce “alberi monumentali” sono andati persi, sradicati dal vento e dalla pioggia, e si è molto parlato di messa in sicurezza del territorio e della vegetazione. Per questi monumenti naturali esistono, tuttavia, regole specifiche in relazione alla loro manutenzione, al fine di preservarli.

Gli alberi monumentali come memoria storica.

Ma che cosa si intende per alberi monumentali da un punto di vista giuridico e qual è la loro particolare disciplina? Il termine “albero monumentale” compare nella legislazione nazionale con la novella apportata al Codice dei beni culturali e del paesaggio nel 2008 [5], a seguito della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione europea del paesaggio (https://bogelso.sinanet.isprambiente.it/temi/paesaggio/convenzione-europea-del-paesaggio).

Il d. lgs. 63/2008[6] ha infatti aggiunto all’art. 136 del Codice dei beni culturali e del paesaggio[7] – che sottopone a “tutela paesaggistica” una serie di beni considerati di “notevole interesse pubblico” – le cose immobili aventi cospicui caratteri di “memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali”. Il riferimento alla memoria storica è coerente con la definizione che il Codice dà di paesaggio, vale a dire “il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni”, che è meritevole di protezione solo “relativamente a quegli aspetti e caratteri che costituiscono rappresentazione materiale e visibile dell’identità nazionale” (art. 131[8]). In altre parole, il Codice tutela il paesaggio non solo e non tanto perché portatore di valori estetici (perché bello), quanto di valori identitari(perché il soggetto ha un determinato rapporto con quel paesaggio).

La tutela degli alberi monumentali

Perché un albero monumentale sia sottoposto alla disciplina del Codice dei beni culturali e del paesaggio è necessario che la Commissione regionale per i beni paesaggistici emani a dichiarazione di notevole interesse pubblico (art. 140 Codice dei beni culturali e del paesaggio [9]). Qualora questa dichiarazione sia resa, l’albero in questione sarà sottoposto a vincolo: con la conseguenza che, ad esempio, non potrà essere tagliato se non previa autorizzazione della Regione (art. 146 Codice dei beni culturali e del paesaggio [10]). Non è invece necessaria l’autorizzazione, tra l’altro, per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria (art. 149 Codice dei beni culturali e del paesaggio [11]), come gli interventi di messa in sicurezza a seguito di una calamità naturale. Oltre che al vincolo paesaggistico, un albero monumentale può sottostare anche a un vincolo ulteriore. Tra il 2013 e il 2014 è stata emanata infatti una legislazione omogenea a livello nazionale relativa agli alberi che presentano il requisito della “monumentalità” definito dal legislatore (Legge n. 10/2013[12] e Decreto ministeriale 23 ottobre 2014[13]).

Questa normativa ha anche istituito l’Elenco degli alberi monumentali d’Italia, che è possibile consultare sul sito del Ministero dell’Agricoltura. La definizione di albero monumentale contenuta in queste norme tiene conto degli aspetti naturalistici, paesaggistici e storico-culturali, e stabilisce che sono tali:

  1. a) quelli che costituiscono rari esempi di “maestosità e longevità, per età o dimensioni” o che presentano “particolare pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della specie”, ovvero quelli che recano “un preciso riferimento a eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali”;
  2. b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale;
  3. c) gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi architettonici di importanza storica e culturale (art. 7, Legge 10/2013).

Una delle querce del Bosco di Santa Croce a Lucoli

I criteri di monumentalità secondo la legge

I criteri di monumentalità sono ulteriormente specificati dal decreto ministeriale che stabilisce che è pregio naturalistico quello legato “all’età e alla dimensione”, a “forma e portamento”, “ecologico”, alla “rarità botanica”, all’”architettura vegetale”; pregio paesaggistico quello che considera l’albero come possibile elemento distintivo, punto di riferimento, motivo di toponomastica ed elemento di continuità storica di un luogo; pregio storico-culturale-religioso quello legato alla componente antropologico-culturale, intesa come “senso di appartenenza e riconoscibilità dei luoghi da parte della comunità locale, come valore testimoniale di una cultura, della memoria collettiva, delle tradizioni, degli usi e dei costumi” (art. 5 d.m. 23 ottobre 2014[14]).

Qualora venga riconosciuta la “monumentalità” di un determinato esemplare arboreo, questo sarà sottoposto a un vincolo finalizzato alla sua tutela e salvaguardia: e così “l’abbattimento e le modifiche della chioma e dell’apparato radicale” saranno possibili solo per “casi motivati e improcrastinabili per i quali è accertata l’impossibilità di adottare soluzioni alternative”, e solo previa autorizzazione del Comune nel quale l’albero si trova e parere vincolante del Corpo forestale dello Stato (art. 9 Decreto ministeriale 23 ottobre 2014[15]).

La “cornice” normativa era doverosa per poter raccontare la nostra storia che la riguarda e la tutela di alcuni bellissimi alberi di Lucoli.

La nostra Associazione del territorio è impegnata nel campo ambientale e culturale a livello nazionale e soprattutto per Lucoli, Paese in provincia dell’Aquila.

Nel 2011  iniziammo con l’ex Corpo Forestale dello Stato l’attività di classificazione di alcuni esemplari più che centenari del territorio. Fu un grande impegno quattro risorse del Comando dell’Aquila e noi volontari, misurammo circonferenze, altezze e stato di salute delle querce del Bosco di Santa Croce a Lucoli, della grande quercia e del Morus nigra che vegetano sul piazzale dell’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli. Subito dopo il terremoto ci impegnammo in una faticosa ricerca storica per individuare l’origine e la citazione nei documenti storici di questi esemplari. Producemmo delle relazioni corpose, corredate anche da testimonianze della comunità locale. Le relazioni furono inoltrate al servizio competente del Corpo Forestale dello Stato e ricevemmo delle note di interesse che classificavano tali alberi come monumentali. Espletammo l’iter suggerito inviando il materiale tecnico. Dopo di ciò il nulla.

Sollecitammo in qualità di Associazione e chiedemmo all’Ufficio Regionale di riferimento, ma la pratica era scomparsa e comunque non conforme ai dettami vigenti. Perché nel frattempo cambiarono le modalità operative di segnalazione e quindi riproponemmo il materiale anche per mezzo del Comune di Lucoli che invio segnalazione alla Regione.

Nel 2023, quindi tredici anni dopo, seguendo l’ennesima nuova procedura, abbiamo reinviato la documentazione alla Regione Abruzzo ed al Comune di Lucoli segnalando gli esemplari già individuati.

Ma forse i vincoli di protezione fanno paura: gli alberi non si possono tagliare con un vincolo!

Lucoli ha un territorio ricco di vegetazione e non sarebbero certo questi  magnifici esemplari, memoria della storia locale (la quercia dell’Abbazia unico albero rimasto del Parco della Rimembranza del 1932 dedicato ai caduti della Prima guerra mondiale, il Gelso piantato dai  monaci celestini dell’Abbazia) a privare i proprietari dei terreni di legna da ardere.

Vorremmo, questa volta, finalizzare con successo questa attività di tutela  avendo già l’accordo di almeno uno dei proprietari degli alberi individuati, visto, tra l’altro, che i nostri volontari si fanno già carico della cura di questi preziosi esemplari.

Chiediamo l’aiuto degli Enti preposti e degli studiosi della materia per non essere lasciati soli e magari, anche questa volta, dimenticati.

Ringraziamo European Consumers per il sostegno.

 

 

 

 

Riferimenti

[1] Tutela giuridica degli alberi nei condomini e nelle aree verdi private. https://www.europeanconsumers.it/2019/11/23/4850/

[2] A Cittaducale si fa scempio delle alberature urbane ignorando Strategie e Linee Guida nazionali. https://www.europeanconsumers.it/2023/03/21/a-cittaducale-si-fa-scempio-delle-alberature-urbane-ignorando-strategie-e-linee-guida-nazionali/

[3] Indagine sulla tutela degli alberi monumentali italiani. https://www.europeanconsumers.it/2019/12/29/indagine-sugli-alberi-monumentali-italiani/

[4] A Castelnuovo di Farfa si tagliano alberi sani. https://www.europeanconsumers.it/2019/12/15/a-castelnuovo-si-tagliano-alberi-sani/

[5] Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 Legge 6 luglio 2002, n. 137. http://www.bncrm.beniculturali.it/getFile.php?id=466

[6] Decreto Legislativo 26 marzo 2008, n. 63. Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio. Gazzetta Ufficiale n. 84 del 9 aprile 2008. https://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/08063dl.htm

[7] Articolo 136 Codice dei beni culturali e del paesaggio. (D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). Immobili ed aree di notevole interesse pubblico. https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-terza/titolo-i/capo-ii/art136.html

[8] Articolo 131 Codice dei beni culturali e del paesaggio. (D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). Paesaggio. https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-terza/titolo-i/capo-i/art131.html

[9] Articolo 140 Codice dei beni culturali e del paesaggio. (D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). Dichiarazione di notevole interesse pubblico e relative misure di conoscenza. https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-terza/titolo-i/capo-ii/art140.html

[10] Articolo 146 Codice dei beni culturali e del paesaggio. (D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). Autorizzazione. https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-terza/titolo-i/capo-iv/art146.html

[11] Articolo 149 Codice dei beni culturali e del paesaggio. (D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). Interventi non soggetti ad autorizzazione. https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-terza/titolo-i/capo-iv/art149.html

[12] Legge 14 gennaio 2013, n. 10. Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani. (13G00031). https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2013-01-14;10

[13] Decreto 23 ottobre 2014 Istituzione dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento. (14A08883) (GU Serie Generale n.268 del 18-11-2014). https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/11/18/14A08883/sg

[14] Decreto 23 ottobre 2014. Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.  Istituzione dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento. https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11270

[15] Decreto 23 ottobre 2014. Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.  Istituzione dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento. https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/

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Il Giardino della Memoria

CREDIBILITA’ è un problema a cui nessuno sfugge

by Noi x lucoli 8 Gennaio 2024

CREDIBILITA’ è un problema a cui nessuno sfugge.

Non i politici, non gli analisti, non gli intellettuali, nemmeno i commercianti e anche i volontari che sembrano dover dimostrare in ogni momento che non “ci guadagnano nulla” da ciò che fanno per un territorio.

La credibilità è il problema dei problemi, la questione metodologica di fondo di ogni vita associata, sia questa la società civile, la comunità scientifica, la religione, la comunità o un’associazione di volontari.

Non c’è vera possibilità di conoscenza se non attraverso una comunità che conquista la nostra fiducia. Non solo, lo sviluppo della conoscenza – fattore indispensabile per ogni progresso, ogni crescita, ogni sviluppo (economico, scientifico, tecnologico, medico, morale) si fonda sull’accettazione della testimonianza consegnataci da persone a cui decidiamo di dar credito dopo averne vagliato criticamente la veridicità delle azioni e il valore.

Insomma, in ogni campo dell’agire umano, e più in generale nella vita stessa con il problema che essa pone a chi ne è protagonista (perché? A che scopo? Con quale utilità?) c’è un dato che ci viene affidato e che dobbiamo mettere alla prova vagliando la credibilità di chi ce lo porge. Come diceva Goethe: “Ciò che avete ereditato dai vostri antenati, guadagnatevelo, in modo da poterlo possedere”.

La credibilità non si acquista a basso prezzo e mai una volta per tutte. Questo il tema. Per svolgerlo noi soci ci mettiamo a nudo con i risultati conseguiti in tredici anni di volontariato per Lucoli: siamo credibili? Oltre a ciò senz’altro siamo tenaci.

Ogni avvenimento proposto e realizzato porta con sé il suo significato, se non altro nella forma di domanda. Si può raccontarlo in due modi: con una fotografia o con un ritratto d’autore. Il Giardino della Memoria di Lucoli è un ritratto d’autore.

Che significato ha il Giardino voluto per ricordare le vittime del sisma del 2009 per Lucoli e per l’Aquila? Domanda che, a ben pensarci, ci facciamo spesso di fronte a chiunque, comprese le persone che riteniamo di conoscere meglio cioè i nostri soci: cerchiamo conferme, novità, continuità e discontinuità, senz’altro i significati sono molto cambiati in questi lunghi anni. Siamo cambiati anche noi e ci siamo invecchiati. Siamo passati dalle emozioni dolorose post terremoto verso i molti amici perduti (e quindi alla custodia del loro ricordo) alla custodia della biodiversità che scompare, abbiamo aperto uno spiraglio per cui uomini e donne di oggi possano avventurarsi in una conoscenza agronomica che non è solo questione di comprensione sentimentale (anche se capire è più che vedere) ma una questione vitale.

Ci sono eventi che non si possono capire solo leggendone le dinamiche, occorre viverli, la loro comprensione avviene solo dall’interno, ad esempio nei filari del piccolo frutteto di Lucoli dove gli alberi sono catalogati con i nomi della tradizione contadina e dove in autunno i frutti si possono comparare per diversità.

Nel 2024 il Giardino della Memoria non è più una deduzione ma un’esperienza scientifica, di bellezza e sacrificio di tutti coloro che lo curano. Diverse Università sono interessate ai frutti conservati per studiarne le caratterizzazioni.

Pensiamo che la credibilità di NoixLucoli sia evidente e che si sia superato il dubbio sistematico, che porta all’impossibilità della conoscenza, pensiamo che molti lucolani ci accordino la fiducia dei risultati: il Giardino è vivo, curato e risplende di bellezza.

Ci avviamo verso il quattordicesimo anno e abbiamo molti progetti di miglioramento del sito anche per la coltivazione delle piante che realizziamo con metodi biologici.

Ringraziamo tutti coloro che hanno riconosciuto la nostra credibilità donandoci il 5X1000 e rinnoviamo le nostre promesse di impegno.

L’area prima del Giardino della Memoria

Speciale menzione donataci dal Presidente Napolitano per il progetto del Giardino della Memoria

veduta del Giardino della Memoria

8 Gennaio 2024 0 comment
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Comunità

UN ANNO TRASCORSO DA VOLONTARI

by Noi x lucoli 19 Dicembre 2023

Si sta per concludere un altro anno che ci ha messi alla prova: molte iniziative aperte e purtroppo in stallo per lungaggini burocratiche a volte incomprensibili. 

Il nostro pensiero, in questi ultimi giorni del 2023, non è però solo di riflessione ma anche di ringraziamento.

Vogliamo ringraziare tutti i nostri volontari che con impegno hanno continuato a contribuire alle tante iniziative. E grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto da lontano e da vicino. Grazie a coloro che ci hanno donato il 5X1000, segno di fiducia che cerchiamo di meritare con onestà e buona volontà.

Il Giardino della Memoria di Lucoli è stato curato con soluzioni biologiche volte a contrastare le fitopatologie, sperimentandone di nuove, i frutti sono stati destinati allo studio della biodiversità dell’Abruzzo. Siamo contenti di aver concretizzato questo nostro obiettivo di salvaguardia della biodiversità.

La nostra piccola comunità si è arricchita di nuovi soci, i nostri legami si sono stretti.

Noi abbiamo mai dimenticato il territorio, la sua gente e le sue tradizioni. Abbiamo sempre coltivato le “radici” .

Rivolgiamo un sentito augurio di buon Natale e buon anno a tutti i nostri volontari che sanno immaginare in modo positivo il futuro e a tutte le persone che collaborano con noi in tanti percorsi e in tanti luoghi.

 

19 Dicembre 2023 0 comment
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I frutti antichi

CONSERVARE LA NATURA

by Noi x lucoli 3 Dicembre 2023

Conservare è preservare.

C’è tanta natura a Lucoli, libera, incolta, perché in pochissimi oramai coltivano la terra e le montagne la proteggono, tant’è che sembra non avere senso la parola “conservare” con la cura dell’uomo.

Come quando piantammo gli alberi del Giardino della Memoria, volendo costruire un “Monumento verde”, qualcuno disse che a Lucoli ce n’erano già tanti ed era un progetto inutile.

Eppure dopo tredici anni dalla nascita della nostra Associazione, piccola e senza “santi in Paradiso” ci sentiamo responsabili della custodia e salvezza dei nostri “frutti antichi”, dopo che ci siamo posti l’obbligo di non distruggere, ma di incrementare il “tesoro” frutticolo che vincola le generazioni.

Siamo convinti che nulla ci appartiene, tanto meno le risorse naturali, in eterno. Quel di cui godiamo e che ci rende responsabili della preservazione, oltre che del soddisfacimento naturale con l’obbligo di non distruggere, ma di incrementare, è quello che abbiamo definito “tesoro” che vincola le generazioni. Crediamo che l’uomo possa essere al centro di un ecologismo che non consideri gli esseri umani una minaccia per l’ambiente, bensì una risorsa per conservarlo e tutelarlo. Il nostro è un ambientalismo che nasce dal basso, dalle comunità, piuttosto che da imposizioni dello Stato, o, peggio ancora, di entità sovranazionali che intervengono modificando la vita dei cittadini, senza tenere in considerazione usi e costumi della gente, delle tradizioni locali. In poche parole, un ambientalismo globalista che ci vorrebbe tutti uguali dimenticando le identità locali fatte di particolarismi e di differenze.

Qualche lettore penserà che NoiXLucoli conduce delle battaglie perse, può darsi, ma nel nostro piccolo conserviamo 80 piante in via di erosione genetica. Noi facciamo questa battaglia, siamo tornati al passato per riconquistare il presente ed immaginare, non velleitariamente, un possibile futuro.

Alcuni dei nostri “frutti antichi” che vegetano nel Giardino della Memoria di Lucoli: Melo Gelata, Melo zitella, Mero renetta ruggine, Melo cipolla, Melo limoncella, Melo renetta aranciata, Melo romanella, Melo abbondanza, Melo campanina, Melo della Madonna, Melo striato inverno Poggio Santa Maria, Melo rosa di Campotosto, Melo rosso d’estate…

Pero d’agosto

Melo cipolla

3 Dicembre 2023 0 comment
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I frutti antichiIl Giardino della Memoria

LA PASSIONE SPECIALE PER RITROVARE VARIETA’ DI PIANTE CHE RISCHIANO DI SCOMPARIRE

by Noi x lucoli 9 Novembre 2023

Questo è stato un anno fortunato per il Giardino della Memoria i nostri soci hanno una passione speciale per ritrovare alberi da frutto che sembrano spariti, ricercarne il nome e la località di provenienza e trapiantarli nel terreno “archivio” di questo nostro Monumento verde, dove tornano a dare ottimi frutti. Il nostro un lavoro di tredici anni per salvare queste piante dalla loro scomparsa definitiva. Come gli archeologi ricostruiscono una civiltà da un frammento, il Giardino della Memoria dai frutti cerca di portare alla luce mondi e culture di intere comunità locali. Abbiamo cercato dagli agricoltori anziani, parlando, ma soprattutto ascoltando i loro racconti e testimonianze, abbiamo riallacciato il filo della memoria interrotto tra vecchie e nuove generazioni. La ricerca è stata fatta in antichi poderi abbandonati, nei monasteri di suore e gli alberi ritrovati e piantati nel Giardino sono oggi testimoni ormai muti della antica cultura rurale. Il grande realizzatore di questa attività di ricerca: Enzo Sebastiani.

La biodiversità, anche quella ritenuta perduta, è tra i patrimoni più preziosi da tutelare in ogni modo possibile, anche perché in quei sapori e saperi c’è un pezzo della nostra salute e della nostra economia futura. I frutti antichi, per la consuetudine comunitaria di tramandarli sono noti con almeno un nome proprio riconosciuto e usato dalla gente.  Spesso comprendono il periodo di maturazione che viene scandito dalle numerose denominazioni dialettali di natura “temporale”.  Pensiamo alla “Mela rossa d’Estate” alla “Pera Spadona Invernale” alla “Mela Zitella” che rimane sola perché matura per ultima.

La nostra Associazione ha fatto degli investimenti inserendo nel Giardino sei nuove cultivar, compresa la “Mela Campanina” ritrovata ad Acciano di cui alleghiamo una foto di repertorio. Viene raccolta all’inizio del mese di Ottobre ed era un frutto che veniva consumato a pranzo, a merenda e a cena per tutto l’inverno fino a primavera inoltrata. Una mela che si conservava benissimo per lunghissimi periodi anche senza frigoriferi. Già citata in documenti del XIX secolo, la mela campanina spesso veniva cotta al forno, per la delizia dei bambini e degli anziani. Nel modenese è la mela con la quale si facevano le mostarde. Nel dopoguerra la coltivazione di questa mela venne quasi del tutto abbandonata, perché il mercato richiedeva mele più dolci, più grandi e più economicamente vantaggiose.  E’ anche chiamata “la mela della nonna” per sottolineare i suoi legami con il mondo antico, ma è anche nota con il nome di “modenese” che sancisce in pieno l’appartenenza al territorio di origine eppure è arrivata anche in Abruzzo. L’appellativo “campanina” pare invece derivi dalla caratteristica di avere due frutti per corimbo, che assomigliano a una coppia di campanelli.

L’origine non è nota, ma potrebbe trattarsi di un semenzale individuato nel Modenese, come fa supporre l’appellativo “pomo di Modena” col quale veniva denominata nel 1815 dal pomologo Giorgio Gallesio (1772-1839).

La mela campanina - cavoloverde.it

Mela Campanina

Non ci resta che attendere che le nuove varietà attecchiscano e fruttifichino.

Quattro varietà sono già state adottate: una da nostri soci americani Nevers.

 

 

9 Novembre 2023 0 comment
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Archivio fotografico storicoIl Giardino della Memoria

La ricerca dell’identità di un territorio da parte dei soci di NoiXLucoli anche attraverso il Giardino della Memoria

by Noi x lucoli 5 Novembre 2023

Gente di Lucoli

Ll’identità è un bisogno radicale dell’animo umano. Un bisogno naturale e culturale, personale e comunitario, su cui si fonda il riconoscimento di sé e il rispetto dell’altro; vale anche l’inverso. Non c’è dialogo che non avvenga tra identità differenti; chi pretende di dialogare mettendo da parte se non addirittura cancellando le identità, rende inutile e impossibile il dialogo; non può esistere infatti un dialogo tra nientità neutre, intercambiabili.

L’epoca che stiamo vivendo è invece protesa a deprimere e vanificare le identità, a considerarle d’ostacolo alla pace e all’inclusione, alla collaborazione, residui tossici e contundenti di una chiusura al mondo. È un bombardamento dell’identità così vasto, costante e capillare; dall’alto, dall’interno e dal basso. Una cappa di obblighi, emergenze e disposizioni calata dall’alto, un’infiltrazione continua di modelli d’influenza ostili attraverso i media e le istituzioni.

Larga parte dei conflitti e del malessere che attraversano le società deriva dall’identità in pericolo, dal mancato riconoscimento e rispetto di ciò che siamo, dalla desertificazione delle differenze, dalla vertigine del mondo globale e spaesato. Anche nel microcosmo di Lucoli ci sono conflitti di identità. Anche per le piante, una delle nostre esperienze, vale lo stesso discorso, noi la voriamo per ricercare e riaffermare l’identità della biodiversità locale, piantando a Lucoli alberi che rischiano di scomparire.

L’identità entra nella storia, ed è comunque un essere nel divenire; il fluire dell’identità si chiama tradizione, che è un trasmettere in cui persistenza e duttilità cercano un punto di equilibrio. L’identità non presuppone un mondo immobile ma una società che sa mutare, ricordare, far tesoro dell’esperienza e del patrimonio ereditato ma anche affrontare le sfide del futuro. La tradizione non è immobilità o culto del passato ma continuità, procedere e tornare; e, mutatis mutandis, salvare quel che non merita di perire. Come i nostri alberi: la mela Zitella, la mela Gelata, la mela Limoncella, la mela Rosa Romana e tante altre.

Con le attività dei nostri soci, semplici ma faticose e costanti, combattiamo le aggressioni a tutto ciò che costituisce l’habitat naturale e culturale, biologico e storico della nostra cultura: il senso della spiritualità di un luogo dal profondo significato etico, i legami sociali, le appartenenze affettive, il sentire comune delle comunità agricole, i legami tutti.

Tutto questo solo proteggendo e coltivando, sopra ogni avversità, il Giardino della Memoria del Sisma del 2009, voluto per ricordare i tanti amici morti nel terremoto d’Abruzzo.

Coltivando le 80 varietà di piante del Giardino della Memoria salviamo i vasi sanguigni entro cui scorre la vita di un uomo; dalla famiglia alle amicizie, dalla comunità locale alla comunità nazionale, dal lessico corrente ai simboli e alle tradizioni in cui è nato e cresciuto e agli stili di vita che debbono comprendere la memoria del dolore, delle fatiche del vivere e delle tradizioni.

Non abbiamo voluto rimanere “disconnessi” dalle nostre origini culturali come quelle agricole, dalle emozioni del ricordo dei nomi delle persone che non ci sono più e che ci “parlano” attraverso gli alberi che fioriscono e fruttificano.

Ciliegio ferrovia dedicato a Claudia Carosi perita nel terremoto del 2009

Il progetto del Giardino è semplicemente quel che siamo, la nostra realtà di uomini, anima, mente ed esperienze.

Noi non vogliamo essere “fluidi” nel ricordo e fissarci solo sulle date delle ricorrenze, per questo abbiamo piantato gli alberi e li coltiviamo tutto l’anno.

5 Novembre 2023 0 comment
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Agricoltori custodi

A Lucoli la memoria della biodiversità fruttifera

by Noi x lucoli 2 Novembre 2023

Ricercare piante da frutto antiche per coltivarle e tutelarle in un fazzoletto di terra di Lucoli questa la nostra esperienza.

Siamo un’Associazione consapevole di essere doppiamente interconnessa con la necessaria tutela della biodiversità e che sa di esserne dipendente e contemporaneamente assume il ruolo di custode. Siamo divenuti “agricoltori custodi” di quattro varietà di meli.

Mela Renetta Ruggine varietà iscritta nell’anagrafe della biodiversità della Regione Abruzzo

Pochi grammi di suolo fertile contengono miliardi di batteri, centinaia di chilometri di ife fungine, decine di migliaia di protozoi, migliaia di nematodi, centinaia di insetti, aracnidi, vermi e metri di radici di piante. A questa biodiversità, poi, si aggiunge la cosiddetta “biodiversità associata”, ossia la vasta gamma di organismi che vivono attorno ai sistemi di produzione agricola: si pensi agli insetti impollinatori, alle diverse specie vegetali, agli uccelli, rettili, anfibi e via dicendo che rendono sano un ambiente.

Un patrimonio da tutelare e i nostri soci hanno accettato la sfida e l’onere.

L’intervento umano ha portato alla selezione di varietà vegetali e specie animali, le stesse che oggi rappresentano i prodotti identitari di molte regioni come l’Abruzzo. Una diversità che purtroppo, negli scorsi decenni, abbiamo in parte perduto prediligendo un’agricoltura poco lungimirante. In questo senso, oggi, ad esempio i parchi rappresentano degli straordinari laboratori per sperimentare un cambio di rotta, individuando la migliore integrazione tra agricoltura sostenibile e conservazione ambientale. E così stiamo collaborando con il Parco della Majella per la caratterizzazione di alcuni nostri fruttiferi con lo scopo di redigere un elenco delle varietà di melo abruzzesi.

Nel Parco della Majella sono state censite e recuperate oltre 50 specie arboree, orticole e cerealicole. Nel Giardino della Memoria di Lucoli si coltivano 70 varietà di melo e pero provenienti dall’Appennino.

Il CONAF (Consiglio Ordine Nazionale Dottori Agronomi e Dottori Forestali) ha collaborato alla stesura della Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030 tenendo ben presente che una sola strada è possibile: coniugare scienza, agricoltura ed ecologia. In sintesi, studiando il funzionamento degli agroecosistemi, si dovrà saper integrare conoscenze, tecnologie innovative e pratiche agronomiche e silvo-pastorali per produrre bene e in modo sostenibile, con un approccio sistemico, interdisciplinare e transdisciplinare.

Le varietà che coltiviamo sono a disposizione delle Università e degli agronomi della Regione Abruzzo e dei Parchi per essere studiate e diffuse: questa è la principale finalità associativa di NoiXLucoli.
Punti cruciali saranno la tutela del suolo e la corretta gestione delle risorse idriche (problematica questa, che viviamo in modo drammatico perché in estate l’acqua sorgiva che utilizziamo per irrorare le piante più giovani quasi scompare).

Mela Limoncella varietà iscritta nell’anagrafe della biodiversità della Regione Abruzzo

In molti sono convinti che queste buone pratiche si possono applicare, le nostre attività sono in sintonia: noi coltiviamo il Giardino della Memoria e i fruttiferi (sostenendo dei costi volontari) e consentiamo a professionisti dell’intera filiera agricola che vogliano collaborare con noi di trasferire nel campo innovazioni e conoscenza, abbandonando falsi miti e lo storytelling utile solo alle campagne… di marketing per vendere la frutta più bella e globalizzata.

Sulle pagine di questo sito raccontiamo le nostre esperienze affinché si possano conoscere.

 

 

2 Novembre 2023 0 comment
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Il Giardino della MemoriaTerritorio

7 Ottobre 2023 lavoro di manutenzione dei soci nel Giardino della Memoria

by Noi x lucoli 6 Ottobre 2023

Una vecchia panchina costruita dai ragazzi della Comunità Incontro di Don Gelmini ogni anno la restauriamo

Spesso le persone che hanno cura di un bene comune accessibile a tutti, come il terreno dove sorge il Giardino della Memoria vicino all’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli, non lo sanno, ma stanno creando una ricchezza sui loro territori: un “tesoro” che rimane nascosto e invisibile, ma che loro costruiscono giorno dopo giorno. Ma, come tutto il lavoro di cura che ognuno di noi svolge nelle mura delle proprie case, anche quello che è svolto dai volontari per la cura dei beni comuni è scarsamente valutabile in termini monetari, non andando a far parte del PIL, ossia delle attività produttive che muovono i “soldi” sui mercati.

Una croce in legno donata dopo il sisma del 2009: ogni anno la proteggiamo con impregnanti

Ci vedremo sabato per la solita manutenzione del Giardino in preparazione dell'inverno. 
Lavoreremo su attività precise anche nell'area circostante il Giardino.

Con questo post vogliamo fare il punto, un po’ sociologico (e non ce ne vogliate) delle nostre motivazioni e consapevolezze in merito a queste giornate che dedichiamo al territorio e che non sono solo scampagnate o riunioni tra amici perché sono fondate sui valori in cui crediamo.

Siamo convinti che prendersi cura dei beni comuni convenga

Vi sono almeno due effetti di tipo economico che, a livello personale e di comunità, si creano grazie a chi si prende cura dei beni comuni:

1) A livello personale

Chi si prende cura di un bene comune lo fa innanzitutto per aumentare la qualità della propria vita: si sta meglio in un luogo più curato e magari pieno di bellezza del paesaggio, dove ci si dà una mano l’un l’altro, in cui ci si conosce e si sviluppano e mantengono relazioni sociali e attività a cui diamo valore.

Nell’ultimo decennio gli interventi dei cittadini si sono spostati sempre più da un generico interesse per la cura di beni comuni “naturali” (quali l’acqua, aria, ambienti e loro fauna e flora), verso beni in degrado o abbandono, sia in contesti urbani che rurali. Si tratta dei cosiddetti “anticommons”, ossia beni di proprietà di chi, detenendo i diritti su quei beni, li può anche non utilizzare e lasciare allo stato incolto. Ciò che non “rende” non si cura. Ciò può creare un utilizzo “non ottimale”, con conseguente scarsa/nulla “funzione sociale” dei beni da parte di quei proprietari (anche in contraddizione con quanto è riconosciuto dall’art 42 della nostra Costituzione) che talora condannano i loro stessi beni alla dimenticanza: la “tragedia” degli “anticommons” sta proprio nel fatto che scarsi incentivi o rendimenti o investimenti portano progressivamente all’abbandono e degrado di numerosi beni.  Quindi avere beni comuni curati dai volontari, significa anche aumentare il benessere. E questa è certamente una prima “ricchezza” che queste persone creano: una “ricchezza” per loro stessi e per chi vive e usufruisce di quei beni comuni, attraverso ciò che era “sottoutilizzato” o abbandonato, rendendolo fruibile a tutti e quindi “valorizzandolo”.

2) La cura di ciò che è collettivo incrementa il valore dell’area in cui si vive o che si ama.

Ma così facendo, i volontari che operano insieme sui territori creano una ricchezza che non è più quindi solo quella personale. Bensì collettiva, della comunità. Ed è proprio in ciò che sta un altro tipo di ricchezza che si crea sui territori. Il bene comune rigenerato, rivitalizzato, mantenuto, acquista indubbiamente un valore maggiore. Un’area in cui si cura l’ambiente acquista anche un valore maggiore per tutti. Si creano quelle che gli economisti chiamano “esternalità positive” dei beni comuni. Le esternalità positive dei beni comuni sono “immateriali” come la fiducia reciproca, il senso di “sicurezza” dei luoghi in cui si vive, l’inclusività: ma questi aspetti creano un valore maggiore anche dei beni “materiali” (spazi verdi, la cura del paesaggio e dei beni storici di un luogo) perché attraverso la cura dei beni comuni, tendono ad acquisire maggiore “valore” quei luoghi, non solo per chi ci vive (valore d’uso) ma anche per gli altri ad esempio i turisti (valore di scambio). Quei luoghi, in sintesi, “valgono” di più perché sono “grumi” di relazioni sociali positive. E’ ciò che crea capitale sociale e benessere delle comunità. E questi aspetti non sono quasi mai resi “visibili” e sono difficilmente “quantificati”. Ma è proprio l’insieme di queste esternalità positive che costituisce il “seme” di un nuovo tipo di sviluppo locale di quei territori: sviluppo sociale ed economico tra loro strettamente connessi. Anzi: uno sviluppo sociale connesso ai beni comuni che, con le sue “esternalità positive”, crea anche un nuovo tipo di sviluppo economico locale.

Ci siamo chiesti tante volte, dal 2009, come l’esperienza di volontariato del Giardino della Memoria potesse aiutare a sviluppare un nuovo modello locale: la testimonianza di buone pratiche, la capacità di tenuta, la coerenza delle idee e dei valori, in un tempo in cui purtroppo si abbandona tutto. Abbiamo segnali positivi, tangibili, dai turisti che visitano l’area, dagli addetti ai lavori interessati alle specie botaniche dei frutti antichi che coltiviamo, dalle Istituzioni regionali che vorrebbero addirittura che si ampliasse l’area, eppure fatichiamo immensamente: riceviamo molte pacche sulle spalle, lusinghiere, ma spesso ci sentiamo soli e se pensiamo al futuro non vediamo il passaggio del testimone. Siamo anche consapevoli che su queste dinamiche dovrebbe giocare un ruolo strategico la capacità abilitante delle istituzioni, come è emerso da una recente ricerca riferita ad uno specifico territorio della Toscana in cui si è approfondita l’analisi. Quando i volontari che si occupano di cura dei beni comuni riescono a coordinare o integrare le loro attività con le istituzioni locali, con continuità in “spazi” specifici che possiamo chiamare “laboratori” territoriali, ci si può accorgere che emerge quel fenomeno che abbiamo chiamato “coscienza dei luoghi”. Le persone, cioè, sono interpreti dell’ambiente in cui vivono, sviluppando cooperazione, collaborazione reciproca, in cui gli aspetti produttivi e di vita sociale sui territori s’intrecciano indissolubilmente in un comune modo d’intendere, vivere e progettare i luoghi stessi da parte dei cittadini e istituzioni insieme. Ciò può avere un duplice effetto:

1) si crea un “vantaggio competitivo localizzato”, una “cultura” locale dei beni comuni che rigenera e rimette in circolo risorse nascoste delle comunità e dei territori, specifiche di quei luoghi. Sono gli stessi “vantaggi” individuati in numerosi studi e ricerche posti già alla base dei distretti industriali e dei network di imprese, in cui si evidenzia come si viene a creare una sorta di comunità sociale tra i produttori dell’intera catena del valore territoriale, capace di risolvere i problemi che si pongono nell’attività ordinaria di queste organizzazioni, sviluppando collaborazione e coordinamento sui territori e sinergie con i consumatori (G. Becattini, Ritorno al territorio, il Mulino 2009).

2) Si creano così, per tale via, anche “economie circolari”. Favorire la crescita di una comunità che cura ciò che è sottoutilizzato o abbandonato significa infatti anche attivare cicli rigenerativi di spazi e abitazioni/immobili, cibo e terre, ma anche persone con le loro competenze e saperi.

Todd Cambio e la sua famiglia hanno apprezzato durante la loro visita a Lucoli la nostra attività e il nostro essere solidali

Dinamiche, pensieri e forse sarà solo filosofia … quella della “coscienza dei luoghi“,.. intanto domani in modo concreto ci daremo da fare, ci ritroveremo con le nostre storie ed esperienze e le nostre mani per faticare.

Lo spirito di servizio delle azioni ci farà sentire stanchi ma contenti.

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6 Ottobre 2023 0 comment
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