


I fiori del ciliegio di Claudia Carosi

Con luna crescente. Ma il proverbio è vero? E la luna quanto influenza le attività agricole?
Sicuramente l’opinione generale è che le attività di potatura, che vengono effettuate durante la luna crescente e piena, hanno un forte potere rinvigorente sulla pianta e un aumento dell’attività linfatica.
Osservare il calendario lunare è una delle azioni più frequenti quando si parla di agricoltura: fin dall’antichità c’è l’antica credenza che esista una stretta correlazione tra una corretta potatura e fasi lunari.
Ovviamente, questa teoria non è provata scientificamente, anzi: dobbiamo ricordarci che è un’insieme di fattori che determina l’efficacia di un’operazione colturale. Questi ad esempio:
Le antiche tradizioni, che ancora oggi, vengono seguite, ci insegnano di potare in inverno per aspettare che la linfa si sposti dalle foglie per andare ad immagazzinarsi nelle radici delle piante.
Molti dei nostri soci non sono mai stati agricoltori ma si uniformano alla tradizione e alle indicazioni dei vivaisti che ci guidano e così venerdì 22 marzo abbiamo potato gli alberi del Giardino anche per contenerne le chiome: non siamo interessati al raccolto ma alla conservazione delle specie oltre che a preservare il panorama intorno all’Abbazia di San Giovanni Battista.
Questo per NoiXLucoi è stato il secondo lavoro sul campo del 2024 e l’incontro con i soci dopo l’inverno.



Inevitabilmente dopo il lavoro la degustazione dei prodotti tipici.

La legge del tempo è molto semplice, quasi banale, nel dimostrarci continuamente che ciò che è passato finisce nell’oblio e che l’unico modo che conosciamo di perpetrare qualcosa è raccontarla, trasformarla in arte o in bellezza, ovvero in rappresentazione. Ci sono due modi per tentare di ricordare un evento. Il primo è dedicargli monumenti, il secondo è trasformarli in narrazione, raccontarli. I primi vivono una veloce decadenza: prima ci abituiamo e ai nostri occhi diventano arredo urbano; poi si anneriscono di smog. I secondi, se sono fatti con l’urgenza e la passione di chi sa raccontare le storie, resistono molto meglio. La nostra Associazione riguardo al Sisma del 2009 ha provato tutte e due le soluzioni: è stato realizzato un “monumento verde” che è il Giardino della Memoria di Lucoli e dal 2010, ogni anno, inventiamo una narrazione, pratica, di progetto nel progetto, per arricchire questo luogo.
L’anniversario del terremoto del 2009 si allontana, il ricordo delle vittime è divenuto un fatto familiare, la vita è andata avanti. Ma nel Giardino della Memoria di Lucoli, che con le sue piante vive e migliora, la memoria è “frequentata” ed è condita dalla bellezza della natura, dai cicli stagionali oltre che dal lavoro quotidiano per la coltivazione che non ammette dimenticanze.
Il frutteto coltivato nel Giardino è molto bello e ogni anno si arricchisce di qualche varietà nuova segnalataci da vivaisti appassionati. Passeggiare tra gli alberi solo per leggere i nomi delle piante derivati dalla tradizione contadina è un’attività culturale che ai più anziani ricorda i frutti perduti dell’infanzia.
Per questo quindicesimo anniversario abbiamo deciso di rendere maggiormente accessibile il Giardino realizzando un piccolo stradello che possa consentire un passaggio meno accidentato soprattutto ai visitatori anziani. Ogni lavoro eseguito è condotto in armonia con il paesaggio e la natura lo stesso stradello sarà a breve seminato ad erba e quindi si manterrà l’aspetto precedente.


Sono piccole azioni dal grande costo economico per un’Associazione come la nostra che fonda le sue entrate sul 5×1000 e sulle quote dei soci ma che denotano la resilienza di un luogo e la motivazione di un gruppo di persone dai valori umani che non si scalfiscono.
La commissione Agricoltura del Senato ha approvato in via definitiva il Disegno di legge per l’istituzione della figura dell’agricoltore come custode dell’ambiente e del territorio. Riconosciuto dunque il ruolo sociale dell’agricoltore e la sua funzione in tutela del paesaggio e dell’ambiente. Istituita anche la giornata nazionale dell’agricoltura (seconda domenica di novembre) e il premio al merito “De agri cultura”, conferito agli agricoltori che “si sono distinti per aver prodotto beni di elevata qualità, o per l’impiego di strumenti di innovazione tecnologica in agricoltura, o per l’impiego di tecniche e metodi di coltivazione integrata rispettosa dell’ecosistema”.
La finalità principale della norma (articolo 1) è il riconoscimento della figura dell’agricoltore come custode dell’ambiente e del territorio, che concorre alla protezione del territorio dagli effetti dell’abbandono delle attività agricole, dello svuotamento dei piccoli insediamenti urbani e dei centri rurali e dal rischio idrogeologico. Attraverso questo riconoscimento, lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano tutelano e sostengono la salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 9 della Costituzione.
Come specificato nell’articolo 2 sono agricoltori custodi gli imprenditori agricoli, singoli o associati, che esercitano l’attività agricola ai sensi del l’articolo 2135 del codice civile, e le società cooperative del settore agricolo e forestale, che si occupano delle seguenti attività:
Il riconoscimento della figura dell’agricoltore come custode dell’ambiente e del territorio è perfettamente in linea con i principi che hanno portato WBA nel 2010 (Anno Internazionale della Biodiversità), a proporre al mondo agricolo la Certificazione Biodiversity Friend®. Lo standard Biodiversity Friend®, basato sul decalogo della sostenibilità in agricoltura, è nato dalla collaborazione di naturalisti, agronomi e forestali, uniti da un interesse comune: arrestare le perdite di biodiversità sul territorio, armonizzando produzione e conservazione, unica via per uno sviluppo realmente sostenibile.
Agli agricoltori, quindi, il legislatore riconosce ora una nuova e fondamentale funzione: da semplici produttori sono riconosciuti come custodi del territorio, con un’enorme responsabilità nei confronti delle comunità locali e del futuro del Pianeta.
La nostra Associazione è già stata riconosciuta dalla Regione Abruzzo “agricoltore custode” della biodiversità vegetale per quattro varietà di mele, questo percorso legislativo rafforza la nostra motivazione alla conservazione della biodiversità del territorio. Per la maggior parte delle attività di volontariato che svolgiamo ci “sentiamo agricoltori” e ci fa piacere essere ulteriormente “pensati” come parte integrante della difesa dell’ambiente.

NoiXLucoli è un’Associazione del territorio. Il termine “territorio” va inteso nel senso più ampio e completo, indicando sia lo spazio fisico (delimitazione geografica, orografica, geo-pedologica, climatica), sia lo spazio antropico (elementi tipici delle modalità di insediamento dell’uomo), come pure l’insieme di valori, storia e cultura che lo caratterizzano (dinamica e stratificazione nel tempo della presenza dell’uomo, incluso anche il concetto di “cultura tecnologico-produttiva e agricola”), poiché il recupero e la valorizzazione delle “valenze locali” o “territorio” è possibile solo attraverso una valutazione complessiva di tutti gli aspetti che contribuiscono alla sua definizione. L’attività per il territorio dell’Associazione è prevalentemente concentrata sull’identificazione del materiale genetico frutticolo dell’Appenino a rischio di erosione meritevole di studio e protezione. Il “laboratorio” ideale per questa attività è il Giardino della Memoria del Sisma del 2009 di Lucoli che abbiamo dedicato alle vittime del terremoto. Nel Giardino sono coltivate risorse genetiche autoctone, di ambito locale, con “probabile origine o antica diffusione secondaria”.

Nel processo di crescita e qualificazione dell’attività associativa, dopo quattordici anni, abbiamo voluto capire quali delle specie che coltiviamo appartengano a risorse che sono prettamente locali o comuni a più province limitrofe e addirittura a più regioni. C’è da dire che, mentre è relativamente semplice studiare le varietà moderne e i sistemi sementieri formali, in cui il nome della varietà indica una ben determinata entità con diversità genetica ridotta o nulla, al contrario è più complesso analizzare quanto succede a livello di varietà locali di tipo informale, che generalmente mantengono più elevati livelli di diversità genetica. La loro stessa natura rende di fatto difficile identificare entità discrete, come testimonia il fatto che i nomi locali non sempre riflettono la storia genetica delle varietà, ma ad esempio il luogo di coltivazione. Nomi differenti possono essere attribuiti a genotipi identici o, al contrario, lo stesso nome può essere associato a materiale genetico diverso. Abbiamo deciso di iniziare dalla descrizione dell’aspetto delle piante che rappresenta uno dei più importanti strumenti d’indagine della biodiversità. Tale descrizione, basata sul rilievo di caratteri morfo-“siologici, consente di caratterizzare, distinguere e identi”care le varietà, utilizzando apposite metodologie di confronto. Le schede descrittive che produrremo relative alle diverse specie coltivate sono strumenti che permetteranno di:
Con l’obiettivo di divulgare le nostre esperienze, rendendole fruibili alla Regione Abruzzo ed ai portatori d’interesse nazionali, abbiamo iniziato l’attività di caratterizzazione di 24 delle specie coltivate nel Giardino, che si unisce all’attività di studio avviata con il CREA per altre 4 varietà delle quali NoiXLucoli è Agricoltore Custode. Ci siamo impegnati, investendo nostre risorse economiche, a promuovere un approccio integrato alla ricerca delle risorse fitogenetiche che coltiviamo e il primo passo sarà quello di descrivere in modo specifico alcune cultivar per caratterizzarle in modo esaustivo basandoci sugli indicatori proposti dall’International Union for Protection of New Varieties of Plants (UPOV) al fine di accertarne la Distinguibilità, Uniformità e Stabilità. Sono stati presi in considerazione descrittori morfologici e fenologici concordati e messi a punto a livello nazionale dal Gruppo di Lavoro sulla Biodiversità agricola del Comitato Permanente per le Risorse Genetiche in Agricoltura.
Il progetto, della durata di diversi mesi, è realizzato dal Dott. Pietro Massimiliano Bianco tecnologo e ricercatore dell’ISPRA e dal Dott. Marco Tiberti agronomo forestale.

Domenica 25 febbraio è iniziata la prima fase di acquisizione dei dati riguardante i diversi organi e parti degli alberi. Le osservazioni dovevano essere realizzate durante il periodo di riposo vegetativo.
Seguirà a breve l’osservazione dei fiori e delle foglie. Successivamente, durante la fine dell’estate sarà realizzata l’osservazione dei frutti.
Tutte le rilevazioni saranno corredate da immagini fotografiche. I risultati dello studio saranno pubblicati sul Sito Web di NoiXLucoli e anche resi fruibili tramite QRCode sugli alberi stessi.

Questa attività è volta anche a connotare Lucoli come luogo di studio della biodiversità vegetale di interesse agricolo. Le varietà locali si sono mantenute fino ad oggi grazie all’azione moltiplicatrice/conservatrice degli agricoltori e allo scambio tra di loro di seme e/o altro materiale di moltiplicazione vegetativa. Questo scambio di materiali, accompagnato anche da quello delle informazioni su usi e tradizioni (la memoria storica), non ha mai avuto una veste formale e non è mai stato regolamentato da norme scritte e ora rischia di andare perduto.
L’obiettivo delle leggi regionali è quello della tutela e valorizzazione del patrimonio delle risorse genetiche autoctone, in particolare quelle a più elevato rischio di erosione. Questo passaggio semantico sembra finalizzato ad una visione più organica delle risorse genetiche, dove la valenza economica del termine “risorsa” si unisce agli aspetti ecologici, agronomici, culturali e storici che legano il concetto di “territorio” a quello di “varietà”. Le risorse agricole connotano anche l’identità di un territorio è su questi aspetti di “riscoperta” che siamo concentrati con le nostre finalità associative anche nel voler condividere i nostri sforzi con gli obiettivi regionali, considerandoci uno strumento e un laboratorio.
E’ innegabile che queste esperienze sono opportunità di crescita per i nostri soci e per il territorio, le attività che realizziamo sono pubbliche e coinvolgiamo chiunque voglia assistere al lavoro dei ricercatori.


La mela renetta ruggine che sarà studiata con il progetto ASSAPORA
Le azioni di accompagnamento previste per questo progetto di studio prevedono attività rivolte alla comunità ed ai portatori d’interesse quali:
Con l’attività di divulgazione a livello locale vogliamo sviluppare consapevolezza sulla variabilità genetica che porta benefici alla salute umana e all’ambiente. Questo nostro sforzo vuole contribuire a diffondere una maggiore conoscenza dei piccoli tesori di Lucoli e magari favorire una nuova sensibilità che orienti le azioni dei giovani.
Questo progetto per i nostri soci rappresenta un risultato di anni di appassionato lavoro, di ricerca di nuove varietà di frutta antica da agricoltori e vivaisti, di coltivazione e apprendimento di tecniche, di custodia della memoria agricola dell’Appennino nel ricordo delle vittime del sisma.
Non saremo soli nel condurre questa attività che sarà svolta dall’Università della Tuscia: con noi tre aziende agricole abruzzesi.
Senz’altro un risultato per Lucoli il cui nome sarà citato a livello regionale e nazionale e ci auguriamo che il Giardino venga visitato da molti tecnici e studenti coinvolti nello studio.

La mela limoncella che sarà studiata con il progetto ASSAPORA


La quercia è probabilmente l’ultimo albero appartenente al Parco della Rimembranza di Lucoli che fu dedicato ai caduti della Grande Guerra.
Dopo la conclusione della prima guerra mondiale si registrò, già nell’immediatezza del ritorno alla normalità, un grande movimento nazionale per la commemorazione delle vittime cadute in guerra. Già al primo anniversario del IV novembre 1919 numerosi furono i comuni che avevano realizzato una lapide commemorativa con l’elenco dei caduti. Alla realizzazione delle lapidi si aggiunsero negli anni a venire, in numerosissimi comuni, i monumenti ai caduti.
Fu nel 1922, su iniziativa dell’On. Dario Lupi, sottosegretario alla Pubblica Istruzione, che venne proposto di creare in tutti i paesi d’Italia un Parco o un Viale della Rimembranza per commemorare i soldati caduti per la patria, attraverso l’impianto di “selve votive”. L’On. Lupi scrive, con lettera circolare del 27 dicembre 1922, a tutti i Provveditori agli studi chiedendo loro che le scolaresche fossero iniziatrici dell’idea nobilissima e pietosa. In ogni centro abitato doveva sorgere un parco o viale nel quale piantare un albero per ogni caduto in guerra. Il giorno successivo, con altra circolare, venivano dettate le norme per la costituzione dei Parchi e dei Viali della Rimembranza.
Alla data del 15 ottobre 1923 risultano già stati istituiti in Italia 5735 comitati ed inaugurati ben 1048 parchi. L’iniziativa aveva avuto una risposta corale in tutto il territorio della nazione. I giovani fanciulli, ai quali si chiedeva di essere parte attiva nella costituzione dei Parchi e dei Viali, potevano così essere educati all’ombra degli eroi che avevano offerto la loro vita per la grandezza della Patria. Il rito serviva a rinforzare il senso di nazione che la Grande Guerra, nonostante l’immane tragedia, aveva contribuito a formare.
L’Abruzzo, che insieme alla Sardegna aveva pagato il più alto tributo di sangue in termini percentuali, parteciperà diffusamente all’iniziativa con 188 comitati istituiti e 25 parchi già inaugurati nel settembre del ’23.
Spicca certamente la provincia dell’Aquila che su 132 comuni presentò ben 127 comitati costituiti con una percentuale del 96% sul totale.
Il Parco della Rimembranza di Lucoli situato in prossimità dell’Abbazia di San Giovanni Battista, era citato nella relazione che l’Onorevole Lupi fece in parlamento nell’ottobre del 1923 era dedicato a 91 caduti in battaglia.
Fu smantellato con delibera del Podestà dell’Aquila degli Abruzzi del 5 luglio 1932.

Dell’impianto originario rimane solo un albero monumentale: un esemplare di quercia.
Crediamo che non proteggere un patriarca arboreo come questo significhi cancellare le radici, la quercia offre una connessione intrinseca tra l’albero ed il senso di appartenenza, di radicamento, che essa può fornire. Metaforicamente gli alberi incarnano la stabilità e la continuità della vita di una comunità. Come radici che si intrecciano con il terreno, gli alberi collegano il presente al passato e fungono da testimoni silenziosi delle esperienze umane.
La quercia ha tutte le caratteristiche previste dalla Legge per essere protetta e la nostra Associazione ne avrà cura, confidiamo negli Enti preposti per l’accoglimento della segnalazione.

Foto C. Corrado

European Consumers APS favorisce qualsiasi politica d i conservazione delle alberature secolari sia in forma di boschi vetusti che di alberature ornamentali[1] in ambito urbano[2]. Si ritiene quindi opportuna la collaborazione con altre associazioni che perseguono gli stessi fini.
Dalle ricerche condotte da European Consumers Aps[3] emerge il dato certo che gli enti comunali non sembrano in grado di censire adeguatamente le loro alberature monumentali e spesso i catasti appaiono poco più che simbolici. Dei comuni con più di 15.000 abitanti meno di un terzo risulta averle censite. Il rapporto con le superfici forestali o con le superfici a verde pubblico non mostra alcuna correlazione e sembra più che altro conseguenza di arbitri locali nella classificazione. Proprio dove risulta maggiore la densità di popolazione e l’estensione del territorio urbanizzato emerge una scarsa attenzione ai patriarchi arborei.
Per contrastare il degrado[4] conseguente a queste inadempienze locali è necessario un impegno dei cittadini nella segnalazione e nella richiesta di informazioni agli Enti Comunali e, ove necessario, alla denuncia presso i relativi Comandi Stazione dei Carabinieri Forestali.
L’Associazione NoiXLucoli si sta impegnando per preservare esemplari secolari di querce e gelso. European Consumers APS ritiene quindi opportuna la diffusione del seguente comunicato.
Secondo Baudelaire la natura è un tempio e per il nostro ordinamento giuridico alberi che presentano determinate caratteristiche sono monumenti. In tempi di cambiamento climatico molti di quelli che la legge definisce “alberi monumentali” sono andati persi, sradicati dal vento e dalla pioggia, e si è molto parlato di messa in sicurezza del territorio e della vegetazione. Per questi monumenti naturali esistono, tuttavia, regole specifiche in relazione alla loro manutenzione, al fine di preservarli.
Gli alberi monumentali come memoria storica.
Ma che cosa si intende per alberi monumentali da un punto di vista giuridico e qual è la loro particolare disciplina? Il termine “albero monumentale” compare nella legislazione nazionale con la novella apportata al Codice dei beni culturali e del paesaggio nel 2008 [5], a seguito della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione europea del paesaggio (https://bogelso.sinanet.isprambiente.it/temi/paesaggio/convenzione-europea-del-paesaggio).
Il d. lgs. 63/2008[6] ha infatti aggiunto all’art. 136 del Codice dei beni culturali e del paesaggio[7] – che sottopone a “tutela paesaggistica” una serie di beni considerati di “notevole interesse pubblico” – le cose immobili aventi cospicui caratteri di “memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali”. Il riferimento alla memoria storica è coerente con la definizione che il Codice dà di paesaggio, vale a dire “il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni”, che è meritevole di protezione solo “relativamente a quegli aspetti e caratteri che costituiscono rappresentazione materiale e visibile dell’identità nazionale” (art. 131[8]). In altre parole, il Codice tutela il paesaggio non solo e non tanto perché portatore di valori estetici (perché bello), quanto di valori identitari(perché il soggetto ha un determinato rapporto con quel paesaggio).
La tutela degli alberi monumentali
Perché un albero monumentale sia sottoposto alla disciplina del Codice dei beni culturali e del paesaggio è necessario che la Commissione regionale per i beni paesaggistici emani a dichiarazione di notevole interesse pubblico (art. 140 Codice dei beni culturali e del paesaggio [9]). Qualora questa dichiarazione sia resa, l’albero in questione sarà sottoposto a vincolo: con la conseguenza che, ad esempio, non potrà essere tagliato se non previa autorizzazione della Regione (art. 146 Codice dei beni culturali e del paesaggio [10]). Non è invece necessaria l’autorizzazione, tra l’altro, per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria (art. 149 Codice dei beni culturali e del paesaggio [11]), come gli interventi di messa in sicurezza a seguito di una calamità naturale. Oltre che al vincolo paesaggistico, un albero monumentale può sottostare anche a un vincolo ulteriore. Tra il 2013 e il 2014 è stata emanata infatti una legislazione omogenea a livello nazionale relativa agli alberi che presentano il requisito della “monumentalità” definito dal legislatore (Legge n. 10/2013[12] e Decreto ministeriale 23 ottobre 2014[13]).
Questa normativa ha anche istituito l’Elenco degli alberi monumentali d’Italia, che è possibile consultare sul sito del Ministero dell’Agricoltura. La definizione di albero monumentale contenuta in queste norme tiene conto degli aspetti naturalistici, paesaggistici e storico-culturali, e stabilisce che sono tali:

Una delle querce del Bosco di Santa Croce a Lucoli
I criteri di monumentalità secondo la legge
I criteri di monumentalità sono ulteriormente specificati dal decreto ministeriale che stabilisce che è pregio naturalistico quello legato “all’età e alla dimensione”, a “forma e portamento”, “ecologico”, alla “rarità botanica”, all’”architettura vegetale”; pregio paesaggistico quello che considera l’albero come possibile elemento distintivo, punto di riferimento, motivo di toponomastica ed elemento di continuità storica di un luogo; pregio storico-culturale-religioso quello legato alla componente antropologico-culturale, intesa come “senso di appartenenza e riconoscibilità dei luoghi da parte della comunità locale, come valore testimoniale di una cultura, della memoria collettiva, delle tradizioni, degli usi e dei costumi” (art. 5 d.m. 23 ottobre 2014[14]).
Qualora venga riconosciuta la “monumentalità” di un determinato esemplare arboreo, questo sarà sottoposto a un vincolo finalizzato alla sua tutela e salvaguardia: e così “l’abbattimento e le modifiche della chioma e dell’apparato radicale” saranno possibili solo per “casi motivati e improcrastinabili per i quali è accertata l’impossibilità di adottare soluzioni alternative”, e solo previa autorizzazione del Comune nel quale l’albero si trova e parere vincolante del Corpo forestale dello Stato (art. 9 Decreto ministeriale 23 ottobre 2014[15]).
La “cornice” normativa era doverosa per poter raccontare la nostra storia che la riguarda e la tutela di alcuni bellissimi alberi di Lucoli.
La nostra Associazione del territorio è impegnata nel campo ambientale e culturale a livello nazionale e soprattutto per Lucoli, Paese in provincia dell’Aquila.
Nel 2011 iniziammo con l’ex Corpo Forestale dello Stato l’attività di classificazione di alcuni esemplari più che centenari del territorio. Fu un grande impegno quattro risorse del Comando dell’Aquila e noi volontari, misurammo circonferenze, altezze e stato di salute delle querce del Bosco di Santa Croce a Lucoli, della grande quercia e del Morus nigra che vegetano sul piazzale dell’Abbazia di San Giovanni Battista di Lucoli. Subito dopo il terremoto ci impegnammo in una faticosa ricerca storica per individuare l’origine e la citazione nei documenti storici di questi esemplari. Producemmo delle relazioni corpose, corredate anche da testimonianze della comunità locale. Le relazioni furono inoltrate al servizio competente del Corpo Forestale dello Stato e ricevemmo delle note di interesse che classificavano tali alberi come monumentali. Espletammo l’iter suggerito inviando il materiale tecnico. Dopo di ciò il nulla.
Sollecitammo in qualità di Associazione e chiedemmo all’Ufficio Regionale di riferimento, ma la pratica era scomparsa e comunque non conforme ai dettami vigenti. Perché nel frattempo cambiarono le modalità operative di segnalazione e quindi riproponemmo il materiale anche per mezzo del Comune di Lucoli che invio segnalazione alla Regione.
Nel 2023, quindi tredici anni dopo, seguendo l’ennesima nuova procedura, abbiamo reinviato la documentazione alla Regione Abruzzo ed al Comune di Lucoli segnalando gli esemplari già individuati.
Ma forse i vincoli di protezione fanno paura: gli alberi non si possono tagliare con un vincolo!
Lucoli ha un territorio ricco di vegetazione e non sarebbero certo questi magnifici esemplari, memoria della storia locale (la quercia dell’Abbazia unico albero rimasto del Parco della Rimembranza del 1932 dedicato ai caduti della Prima guerra mondiale, il Gelso piantato dai monaci celestini dell’Abbazia) a privare i proprietari dei terreni di legna da ardere.
Vorremmo, questa volta, finalizzare con successo questa attività di tutela avendo già l’accordo di almeno uno dei proprietari degli alberi individuati, visto, tra l’altro, che i nostri volontari si fanno già carico della cura di questi preziosi esemplari.
Chiediamo l’aiuto degli Enti preposti e degli studiosi della materia per non essere lasciati soli e magari, anche questa volta, dimenticati.
Ringraziamo European Consumers per il sostegno.


Riferimenti
[1] Tutela giuridica degli alberi nei condomini e nelle aree verdi private. https://www.europeanconsumers.it/2019/11/23/4850/
[2] A Cittaducale si fa scempio delle alberature urbane ignorando Strategie e Linee Guida nazionali. https://www.europeanconsumers.it/2023/03/21/a-cittaducale-si-fa-scempio-delle-alberature-urbane-ignorando-strategie-e-linee-guida-nazionali/
[3] Indagine sulla tutela degli alberi monumentali italiani. https://www.europeanconsumers.it/2019/12/29/indagine-sugli-alberi-monumentali-italiani/
[4] A Castelnuovo di Farfa si tagliano alberi sani. https://www.europeanconsumers.it/2019/12/15/a-castelnuovo-si-tagliano-alberi-sani/
[5] Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 Legge 6 luglio 2002, n. 137. http://www.bncrm.beniculturali.it/getFile.php?id=466
[6] Decreto Legislativo 26 marzo 2008, n. 63. Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio. Gazzetta Ufficiale n. 84 del 9 aprile 2008. https://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/08063dl.htm
[7] Articolo 136 Codice dei beni culturali e del paesaggio. (D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). Immobili ed aree di notevole interesse pubblico. https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-terza/titolo-i/capo-ii/art136.html
[8] Articolo 131 Codice dei beni culturali e del paesaggio. (D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). Paesaggio. https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-terza/titolo-i/capo-i/art131.html
[9] Articolo 140 Codice dei beni culturali e del paesaggio. (D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). Dichiarazione di notevole interesse pubblico e relative misure di conoscenza. https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-terza/titolo-i/capo-ii/art140.html
[10] Articolo 146 Codice dei beni culturali e del paesaggio. (D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). Autorizzazione. https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-terza/titolo-i/capo-iv/art146.html
[11] Articolo 149 Codice dei beni culturali e del paesaggio. (D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). Interventi non soggetti ad autorizzazione. https://www.brocardi.it/codice-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio/parte-terza/titolo-i/capo-iv/art149.html
[12] Legge 14 gennaio 2013, n. 10. Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani. (13G00031). https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2013-01-14;10
[13] Decreto 23 ottobre 2014 Istituzione dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento. (14A08883) (GU Serie Generale n.268 del 18-11-2014). https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/11/18/14A08883/sg
[14] Decreto 23 ottobre 2014. Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Istituzione dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento. https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11270
[15] Decreto 23 ottobre 2014. Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Istituzione dell’elenco degli alberi monumentali d’Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento. https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/
CREDIBILITA’ è un problema a cui nessuno sfugge.
Non i politici, non gli analisti, non gli intellettuali, nemmeno i commercianti e anche i volontari che sembrano dover dimostrare in ogni momento che non “ci guadagnano nulla” da ciò che fanno per un territorio.
La credibilità è il problema dei problemi, la questione metodologica di fondo di ogni vita associata, sia questa la società civile, la comunità scientifica, la religione, la comunità o un’associazione di volontari.
Non c’è vera possibilità di conoscenza se non attraverso una comunità che conquista la nostra fiducia. Non solo, lo sviluppo della conoscenza – fattore indispensabile per ogni progresso, ogni crescita, ogni sviluppo (economico, scientifico, tecnologico, medico, morale) si fonda sull’accettazione della testimonianza consegnataci da persone a cui decidiamo di dar credito dopo averne vagliato criticamente la veridicità delle azioni e il valore.
Insomma, in ogni campo dell’agire umano, e più in generale nella vita stessa con il problema che essa pone a chi ne è protagonista (perché? A che scopo? Con quale utilità?) c’è un dato che ci viene affidato e che dobbiamo mettere alla prova vagliando la credibilità di chi ce lo porge. Come diceva Goethe: “Ciò che avete ereditato dai vostri antenati, guadagnatevelo, in modo da poterlo possedere”.
La credibilità non si acquista a basso prezzo e mai una volta per tutte. Questo il tema. Per svolgerlo noi soci ci mettiamo a nudo con i risultati conseguiti in tredici anni di volontariato per Lucoli: siamo credibili? Oltre a ciò senz’altro siamo tenaci.
Ogni avvenimento proposto e realizzato porta con sé il suo significato, se non altro nella forma di domanda. Si può raccontarlo in due modi: con una fotografia o con un ritratto d’autore. Il Giardino della Memoria di Lucoli è un ritratto d’autore.
Che significato ha il Giardino voluto per ricordare le vittime del sisma del 2009 per Lucoli e per l’Aquila? Domanda che, a ben pensarci, ci facciamo spesso di fronte a chiunque, comprese le persone che riteniamo di conoscere meglio cioè i nostri soci: cerchiamo conferme, novità, continuità e discontinuità, senz’altro i significati sono molto cambiati in questi lunghi anni. Siamo cambiati anche noi e ci siamo invecchiati. Siamo passati dalle emozioni dolorose post terremoto verso i molti amici perduti (e quindi alla custodia del loro ricordo) alla custodia della biodiversità che scompare, abbiamo aperto uno spiraglio per cui uomini e donne di oggi possano avventurarsi in una conoscenza agronomica che non è solo questione di comprensione sentimentale (anche se capire è più che vedere) ma una questione vitale.
Ci sono eventi che non si possono capire solo leggendone le dinamiche, occorre viverli, la loro comprensione avviene solo dall’interno, ad esempio nei filari del piccolo frutteto di Lucoli dove gli alberi sono catalogati con i nomi della tradizione contadina e dove in autunno i frutti si possono comparare per diversità.
Nel 2024 il Giardino della Memoria non è più una deduzione ma un’esperienza scientifica, di bellezza e sacrificio di tutti coloro che lo curano. Diverse Università sono interessate ai frutti conservati per studiarne le caratterizzazioni.
Pensiamo che la credibilità di NoixLucoli sia evidente e che si sia superato il dubbio sistematico, che porta all’impossibilità della conoscenza, pensiamo che molti lucolani ci accordino la fiducia dei risultati: il Giardino è vivo, curato e risplende di bellezza.
Ci avviamo verso il quattordicesimo anno e abbiamo molti progetti di miglioramento del sito anche per la coltivazione delle piante che realizziamo con metodi biologici.
Ringraziamo tutti coloro che hanno riconosciuto la nostra credibilità donandoci il 5X1000 e rinnoviamo le nostre promesse di impegno.

L’area prima del Giardino della Memoria

Speciale menzione donataci dal Presidente Napolitano per il progetto del Giardino della Memoria

veduta del Giardino della Memoria

Si sta per concludere un altro anno che ci ha messi alla prova: molte iniziative aperte e purtroppo in stallo per lungaggini burocratiche a volte incomprensibili.
Il nostro pensiero, in questi ultimi giorni del 2023, non è però solo di riflessione ma anche di ringraziamento.
Vogliamo ringraziare tutti i nostri volontari che con impegno hanno continuato a contribuire alle tante iniziative. E grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto da lontano e da vicino. Grazie a coloro che ci hanno donato il 5X1000, segno di fiducia che cerchiamo di meritare con onestà e buona volontà.
Il Giardino della Memoria di Lucoli è stato curato con soluzioni biologiche volte a contrastare le fitopatologie, sperimentandone di nuove, i frutti sono stati destinati allo studio della biodiversità dell’Abruzzo. Siamo contenti di aver concretizzato questo nostro obiettivo di salvaguardia della biodiversità.
La nostra piccola comunità si è arricchita di nuovi soci, i nostri legami si sono stretti.
Noi abbiamo mai dimenticato il territorio, la sua gente e le sue tradizioni. Abbiamo sempre coltivato le “radici” .
Rivolgiamo un sentito augurio di buon Natale e buon anno a tutti i nostri volontari che sanno immaginare in modo positivo il futuro e a tutte le persone che collaborano con noi in tanti percorsi e in tanti luoghi.
